Pubblicabili da revisionare

Pubblicabili da revisionare

News | In fiamme Notre Dame: crollano tetto e guglia

Un impressionante incendio si è sviluppato qualche ora fa nella capitale francese. La Chiesa di Notre Dame, da sempre simbolo della città parigina, insieme all’ottocentesca Tour Eiffel, viene avviluppata dalle fiamme nel tardo pomeriggio di oggi. 

Il terrificante episodio trova origine da un’impalcatura, installata per lavori di consolidamento e restauro, dalla quale inizialmente si sarebbe sollevata una minacciosa colonna di fumo. 

All’improvviso il disastro: intorno alle ore 20 le fiamme si impennano e avanzano verso la guglia, travolgendola completamente. I cittadini e i turisti, che hanno assistito impotenti alla scena, raccontano uno scenario irreale, vissuto davanti ad uno dei monumenti più antichi e preziosi della nostra cultura.

 Secondo una prima stima dei danni, risulterebbe del tutto compromesso il tetto e crollata la guglia, mentre avrebbe trovato scampo la facciata principale della Chiesa con le due torri annesse. Almeno per il momento.

Seguono aggiornamenti

Notre Dame, veduta posteriore con guglia e tetto in fiamme. Foto da Repubblica.it
Pubblicabili da revisionare

Illustri Messinesi | L’amore di Pascoli per la sua poetica Messina

Esordisce così Giovanni Pascoli, appena arrivato a Messina insieme alla sorella Mariù,  in uno scambio epistolare con l’altra sorella, Ida a Santa Giustina: Lo Stretto è bello e l’aria è buona sebbene molto scirocchevole. Però umidità non ce n’è punta.

Prosegue scrivendo: Bella falce adunca, che taglia nell’azzurro il più bel porto del mondo, il bel monte Peloro verde di limoni e Glauco di fichidindia e l’Aspromonte che, agli occasi, si colora d’inesprimibili tinte.

Giunto a Messina nel gennaio del 1898 perché chiamato ad insegnare Letteratura Latina presso l’Università degli Studi della città peloritana.

Nominato professore ordinario senza concorso, tramite decreto, dal ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Codronchi Argeli, come previsto dall’art. 49 della legge Casati, Giovanni Pascoli si innamorò subito della città dello stretto, al primo fatale impatto.

Pascoli nel balcone della sua abitazione a Messina

Il suo primo alloggio messinese fu un appartamento al secondo piano di Via Legnano, al numero civico 66, un’abitazione con gran numero di stanze e diversi fornelli a disposizione. Manca solo il camino, particolare che non sfugge a Mariù che se ne lamenta all’interno della lettera sopra citata, scritta insieme al fratello. Infatti, dopo la prima entusiastica impressione di Messina, la donna muta completamente in negativo la propria opinione, probabilmente condizionata dall’aggravarsi della malattia (il tifo), contratta nel marzo dello stesso anno, si ipotizza mangiando cozze a Ganzirri.

Mariù al balcone

 Io odio Messina e il suo bel cielo, sempre nuvolo…e il suo bel mare che vedo e il suo popolo…paghiamo carissima anche l’aria che puzza di concerie e di gas…bisogna cuocere tutto…

Malattia che colpì anche il Pascoli, ma che dopo la guarigione di entrambi rimase solo un triste ricordo, riconciliando con la città la stessa Mariù, tornata nuovamente di buon umore.

Amava trascorrere le vacanze estive a Castelvecchio di Barga nella sua diletta bicocca, come amava definirla, ritornando a Messina intorno a novembre per l’inizio dell’anno accademico.

Una delle lettere tra Giovanni Pascoli e le sorelle

Lasciata la casa di via Legnano, va ad abitare, dopo meno di un anno (siamo ancora nel 1898), in un appartamento di Palazzo Sturiale in piazza Risorgimento al numero civico 162. La zona è quella di nuova espansione a sud di Messina e l’alloggio, da lui descritto, si presenta moderno, ampio e sicuro, nel rispetto delle norme sismiche dell’epoca. E in effetti la sua valutazione sull’edificio si dimostrò impeccabile, considerando che scampò al sisma del 1908, restando ancora oggi in piedi nonostante il sacco edilizio che ha stravolto la città.

L’entusiasmo del poeta per la città e la nuova abitazione emerge in diverse descrizioni fatte dal poeta, in particolar modo in una lettera, nella quale Pascoli invita la sorella  Mariuccina, che dopo le vacanze estive rimase nel suo paesino, a tornare a Messina: E’ pulitissima… bella vista… dalla cucina si vede il forte Gonzaga sui monti… dall’altra finestra il mare, su l’Aspromonte…

Descrivendogli anche lo studio che definisce  stupendo, promettendo alla sorella che con un bell’arredamento diventerà il più bell’alloggio di tutta Messina.

Un amore smisurato quello del poeta per la nostra città che si evince anche da ulteriori racconti dello stesso Pascoli, un affetto rivolto non solo ai luoghi, ma in particolare alle persone che li popolano, come il collega Manara Valgimigli con il quale nei moemtni liberi amava passeggiare (mete preferite, la Palazzata, la Pescheria, la spiaggia di Maregrosso da dove ammira il “Fretum Siculum” e il mare), ed il portiere di Palazzo Sturiale, un certo Giovanni Sgroi a cui il poeta si affeziona, definendolo, in maniera probabilmente ironica: aborto di Polifemo: guercio, zoppo, piccolo.

Pascoli (a sx) con il bastone sulla spiagga di Maregrosso

Una persona con la quale il poeta avrà uno stretto rapporto, che lo spingerà, dopo il terremoto del 1908, a ricordarsi di lui e della sua grande bontà d’animo, inviandogli una grossa somma di denaro ed una lettera con un finale da brividi che recita così: Che la nostra Messina risorga più bella di prima.

La sciagura del 1908 sconvolge pesantemente Pascoli, andato via da Messina nel 1902 insieme naturalmente alla sorella Mariù. Il poeta soffre un dolore autentico, sentito, come quello di un figlio che perde un genitore, portandolo a dedicare le parole più belle a questa sua cara città, come quelle rese pubbliche sulla Gazzetta di Messina e della Calabria nel luglio del 1910, dal poeta all’avvocato Luigi Fulci.

 Io a Messina ci ho passato i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d’armonie della mia vita. Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare.
Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.

Probabilmente la più bella dichiarazione d’amore fatta a questa città, così martoriata nel tempo, così diversa da quell’epoca, nella quale la poesia era di casa.

 

Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | L’ultima tappa parte da Giardini Naxos

Il Giro di Sicilia volge al termine. Nella giornata odierna, infatti, verrà percorso l’ultimo tratto che collega Giardini Naxos al rifugio/arrivo previsto sulle pendici dell’Etna.

Il Giro, che mancava da 42 anni, regala emozioni e spettacolo al pubblico che in massa si è riversato per le strade della Sicilia.

La partenza di oggi è fissata a Naxos, la seconda colonia greca in Sicilia dopo Messina, che fu fondata dal calcidese Teocle (Tucle) nel 734 a.C. secondo Tucidide (737-736 a.C. secondo Eusebio).

Sempre secondo Tucidide, da lì ripartì nel 729 a.C. per poi sbarcare nella piana di Catania, dove combatté contro i Siculi, fondando prima Leontini (Lentini), Tauromenion (Taormina) e infine Katane (Catania). Al culto del mito del grande navigatore colonizzatore è stata dedicata una statua in bronzo dal maestro Turi Azzolina.

Il fondatore calcidese Tucle

Un altro splendido monumento, presente sul lungomare, ci ricorda un altro avvenimento molto importante legato al nome dell’antica Naxos. Il Tempietto Olimpico, infatti, ricorda il passaggio della fiaccola olimpica da Giardini Naxos, in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960.
All’alba del 19 agosto 1960 fu organizzata a Giardini una cerimonia per ricordare Tisandros, un pugile dell’antica Naxos vincitore dal 572 al 560 a.C. di quattro edizioni dei Giochi. Nella trabeazione del tempietto sono incise epigrafi che ricordano Tisandros e le date di fondazione e distruzione di Naxos.

Il Tempietto Olimpico

Il sito archeologico dell’antica Naxos insiste sulla penisola di Schisò, con una superficie di circa 37 ettari. L’insenatura, esistente fra Capo Taormina e Capo Schisò e che forma la baia di Naxos, costituiva un riparo naturale per le piccole e fragili navi di allora. 

Nell’epoca moderna assunse il nome attuale di Giardini, che affiancò il vecchio toponimo Naxos. Ad oggi appartiene all’area metropolitana di Messina ed è, di fatto, la terza località del territorio messinese inserita all’interno di questa XXIV edizione del Giro di Sicilia, dopo Milazzo (arrivo della prima tappa, clicca qui) e Capo d’Orlando (partenza della seconda tappa, clicca qui).

Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | La terza tappa si conclude nel Barocco di Ragusa

La terza tappa di oggi, Caltanissetta – Ragusa, regala un finale mozzafiato: il 21enne Brandon McNulty si inventa un’azione solitaria negli ultimi dieci chilometri, aggiudicandosi tappa e maglia.

Ragusa, che rappresenta la penultima tappa finale di questa XXIV edizione del Giro di Sicilia, è il comune più meridionale di Italia.

L’origine del nome Ragusa è di influenza bizantina e deriva da Ρογος, Rogos ovvero granaio, dovuto alla ricchezza agricola della zona. Durante la dominazione araba, il toponimo subì una variazione e diventò Rakkusa. Latinizzato in Ragusia sotto i Normanni, assume il nome odierno alla fine del XVIII secolo. 

Le prime fasi di vita sono attestate durante la cultura di Castelluccio (XXIV – XVIII secolo a.C.). La città di Ragusa sembra identificarsi con l’antico insediamento di Hybla Heraiama la validità della tesi è tutt’ora da accertare. 

Nel gennaio del 1693 un devastante terremoto  distrusse l’antica città e causò la morte di metà dei suoi abitanti. La città, così come l’intero hinterland, fu interamente ricostruita rispettando lo stile dell’epoca, lo splendido Barocco che caratterizza il Val di Noto. 

Tra le meraviglie architettoniche che Ragusa contiene, spicca la Cattedrale di San Giovanni Battista, una delle più grandi chiese della Sicilia. Curiosità: prima del terremoto sorgeva nella parte ovest, sotto le mura del castello.

 

 

La Cattedrale di San Giovanni Battista
Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | La partenza da Caltanissetta

Prosegue la terza tappa del giro di Sicilia, con partenza da Caltanissetta e arrivo a Ragusa. Tappa che si snoda nellentroterra siculo con finale misto tra discese e salite.

La storia di Caltanissetta affonda le sue radici in un passato lontanissimo, costellato da svariate dominazioni che hanno lasciato la loro impronta in maniera indelebile: greca, romana, araba-normanna, sveva, angioina, aragonese e castigliana.

Petilina era il nome della colonia fondata dai Romani nel 123 a.c.

La colonia corrispondeva alla città di Nissa, nome ritrovato per la prima volta su unepigrafe sicana. Il nome fu ripreso in parte anche sotto la dominazione araba, tramutandolo in Qalat al-nisa(Castello delle donne). Nel XI secolo, con Ruggero I di Sicilia, la città divenne prima Calatanesat e poi Caltanixettum, feudo della famiglia reale.

La feudalità verrà abolita nel 1812, fino ad allora sotto il dominio di Moncada di Paternò. Nel 1816, sotto la dominazione borbonica, Caltanissetta divenne capoluogo di provincia.

Tra il 1848-1849 Caltanissetta aderì ai moti rivoluzionari guidati Ruggero Settimo e nel 1860 divenne parte del Regno DItalia. Da qui in poi e conseguentemente allUnità d’Italia, Caltanissetta visse un periodo di massimo splendore e boom economico, grazie ad unintensa attività mineraria. Non mancarono, però, diversi eventi tragici legati, appunto, alle miniere.

Ricordiamo quello a Trabonella del 1867 con 42 morti, quello di Gessolungo del 1881 con 66 decessi o quello del 1991 a Deliella e Trabonella con 51.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il 9 Luglio del 1943, la città venne interamente bombardata provocando 351 vittime. Il 18 Luglio del 1943, le truppe americane, provenienti da Gela riuscirono a liberare Caltanissetta dalla presenza dei nazisti.

Caltanissetta possiede dei luoghi davvero caratteristici e di profondo interesse, che meritano molta attenzione e che vi invitiamo a visitare.

Duomo di Santa Maria La Nova
Abbazia del Santo Spirito
San Sebastiano
Pubblicabili da revisionare

EATME | “La cuddura cu l’ova”, il dolce pasquale messinese

L’Italia già si prepara ad accogliere il periodo pasquale e tutte le tradizioni che questo evento porta con sé.

Numerosi i dolci tipici, ma a Messina e, in generale, in tutta la Sicilia, uno spicca fra tutti fra tutti: la cuddura cu lova.

Il termine cuddura deriva dal greco KOLLOUR che vuol dire corona. I greci, proprio con questo termine, erano soliti indicare il pane che veniva offerto agli dei in cambio di benevolenza, durante i riti religiosi. Questa tradizione si è conservata fino allarrivo del Cristianesimo. Le spose dellepoca, poco prima di sposarsi, preparavano e portavano le cuddure in chiesa, durante la funzione pasquale, per farle benedire e donarle ai loro futuri mariti.

Le forme della cuddura non sono casuali ma rispecchiano dei simboli ben precisi: u campanaru(simbolo delle campane che risuonano al momento della resurrezione di Cristo), u panarieddu(segno di abbondanza), curuna(per indicare la corona di spine di Cristo) ecc.

Questo dolce messinese viene preparato e consumato la domenica di Pasqua ed il Lunedì di Pasquetta durante le scampagnate. Ci sono diverse varianti in Sicilia, ma anche in Italia. Gustose forme di pastafrolla o di pane al burro finemente lavorato. Apparentemente sembra difficile ma vi assicuro che la preparazione di questo dolce è davvero semplice. Pochissimi passaggi per deliziare al meglio il vostro palato.

 

INGREDIENTI

DOSI PER 10 PERSONE

mezzo kg di farina 00
150 g di zucchero
150 g di latte
100 g di strutto
1 bustina di lievito per dolci
2 uova
1 presa di sale
Scorza grattugiata di un limone

 

DECORAZIONI

uova sode
codette di zucchero

 

 

PREPARAZIONE

Le cuddure in fase di preparazione

DIFFICOLTAFACILE

PREPARAZIONE: 15 MINUTI

COTTURA: 40 MINUTI

 

Inserite in una planetaria la farina, lo zucchero, il lievito, lo strutto leggermente ammorbidito e la scorza grattugiata di un limone. Piano piano che modellate limpasto aggiungete le uova, il sale ed il latte.

Quando il composta risulterà ben omogeneo, lasciate riposare per circa unora.

La consistenza dellimpasto non dovrà essere dura, quindi se notate che risulta più morbida, non preoccupatevi.

Appena limpasto avrà riposato per la durata del tempo indicata, iniziate a creare le forme che più vi piacciono.

Ricordatevi di prendere dallimpasto dei bastoncini di pasta che poi saranno importanti per le uova.

Una volta che avrete creato la forma desiderata, mettete luovo sodo e bloccatelo con dei bastoncini di pasta, andando a creare una croce.

Prendete le vostre cuddure, posizionatele su carta forno e spennellatele con uovo sbattuto. Aggiungete le vostre codette di zucchero per decorare al meglio il nostro dolce e infornatelo a 180 gradi per 40 minuti.

Appena raggiunta la doratura, uscitele dal forno e lasciate raffreddare.

Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | L’arrivo a Palermo, capoluogo della Sicilia

La seconda tappa del Giro di Sicilia, che ha avuto inizio presso Capo d’Orlando (clicca qui) si è appena conclusa nella antica città di Palermo, capoluogo della Sicilia. Manuel Belletti ha vinto in volata la seconda tappa davanti a Riccardo Stacchiotti, vincitore della prima tappa di ieri (clicca qui), e al colombiano Juan Molano.

Piazza Pretoria, Palermo.
Immagine dal web

Il centro siciliano, arrivo di prestigio per un giro che mancava da ben 42 anni, possiede una storia gloriosa e millenaria di cui ancora oggi rimane traccia.

Venne fondata dai Fenici, che la chiamarono probabilmente “ziz” (fiore). A partire dal V sec. a.C. subì una forte influenza greca ed infatti furono i naviganti ellenici ad attribuirle il nome antico di Palermo (gr. Πάνορμος, lat. Panormus). Tra il VIII ed il IV sec. a.C. la Sicilia fu teatro di aspre contese tra i Cartaginesi, che risiedevano a Palermo ed in generale nel suo territorio, ed i Greci delle colonie siciliane (Messina, Siracusa, Agrigento, Gela, Catania, Taormina ecc..). A Palermo infatti risiedettero sia l’esercito che le navi cartaginesi protagonisti di alcune violente guerre come come quelle del 480 a.C., del 406a.C. e del 391 a.C..

Dopo la breve occupazione di Pirro nel 276 a.C., il capoluogo venne conquistato, dopo un duro assedio, dai Romani. (254-253a.C.). Vari furono i vani tentativi di riconquista intrapresi dai Cartaginesi come, ad esempio,  quelli guidati da Asdrubale, Amilcare Barca ed Annibale.

Palermo continuò ad essere un centro ricco e florido anche durante la dominazione romana ed infatti la città fu dichiarata prima libera e immune e poi, sotto Augusto, dedotta in colonia.

Centro importante durante il periodo bizantino, fu però dopo la conquista islamica della Sicilia (827 d.C.) che Palermo riprese il suo antico splendore. Con queste parole, il Geografo arabo Idrisila descrive: Bella ed immensa città, il massimo e splendido soggiorno, Palermo ha edifici di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che offre qui l’architettura, lo squisito lavoro, l’ornamento di tanti peregrini trovati dall’arte.

Palermo divenne il centro militare ed amministrativo dell’emirato arabo di Sicilia ed assunse il suo ruolo di Capitale. Questa città fu, a partire dal 1061, il principale obiettivo nelle mire espansionistiche dei Normanni. Questi, guidati da Ruggero I e Roberto il Giuscardo, infatti dopo la presa di Messina (Porta della Sicilia e chiave del Regno), si diressero proprio a Palermo, impadronendosene nel 1072.

Palazzo dei Normanni, immagine dal web

Già fiorente e rigogliosa, Palermo assunse maggior importanza, commerciale, politica e culturale, in particolare nel XIII sec. con Federico II di Hohenstaufen.

Durante il controllo angioino della Sicilia (dal 1266) invece l’asse politico e militare del regno si spostò verso Napoli, la nuova capitale, e la città decadde. Queste scelte politiche del governo francese portarono alla famosa rivolta dei Vespri siciliani (31 marzo 1282), favorendo la conquista del potere in Sicilia da parte degli Aragonesi. Questa fu un epoca di rinascita per la città di Palermo che acquisì indipendenza e piena autonomia amministrativa.

La città però, pur rimanendo il centro burocratico dell’isola nel XV sec., sotto il governo di Ferdinando I, perse nuovamente gran parte della sua prosperità economica. Tale crisi si protrasse durante tutta la dominazione spagnola, ed infatti tra il XVI ed il XVIII sec. riuscì a sopravvivere grazie agli aiuti delle altre cittàsiciliane. Questo è il periodo che vide nascere l’aspra contesa tra le città “gemelle” di Messina e Palermo per il ruolo di capitale. La condizione di Palermo migliorò, seppur senza raggiungere i fasti passati, sia sotto il dominio sabaudo (1711 -1718) sia durante la successiva dominazione austriaca (conclusasi con l’instaurazione della dinastia borbonica nel 1736).

Palermo in una rappresentazione medievale dall’alto

Durante il XIX sec. Palermo divenne il centro propulsivo di movimenti indipendentisti e furono infatti da qui che iniziarono i primi moti rivoluzionari, assumendo, dopo l’unità d’Italia il ruolo di Capoluogo della Regione Sicilia.

Rimangono ancora oggi tracce del suo glorioso passato come ad esempio le necropoli puniche (Caserma Tukory), le abitazioni romane (Pizza della Vittoria – Villa Bonanno), i Qanat di Palermo, ovvero l’Acquedotto arabo (Fondo “La vignicella” – Via G.LaLoggia c/o Ospedale L. Biondo), il Palazzo dei Normanni (antico Palazzo Reale ed odierna sede dell’Assemblea Regionale Siciliana), la Chiesa normanno-bizantina di Monreale, le mura cinquecentesche e molto altro. Palermo inoltre possiede uno dei più importanti musei archeologici d’Italia ovvero il “Museo Archeologico Regionale Salinas”.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

 

– Idrisi, Libro del Re Ruggero, Umebrto Rizziano (trad. a cura di), Flaccovio Editore Palermo, 2008.

– Giuseppe Giarrizzo e Francesco Benigno, Storia della Sicilia, vol. 2, Bari-Roma, Laterza, 1999.

– Salvatore Tramontana, Il Mezzogiorno medievale. Normanni, svevi, angioini, aragonesi nei secoli XI-XV, Roma, Carrocci Editore, 2000.

– Hubert Houben, Normanni tra Nord e Sud. Immigrazione e acculturazione nel Medioevo, Roma, Di Renzo Editore, 2003.

– Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, traduzione di Lucia Biocca Marghieri, 9ª ed., Bari-Roma, Laterza, 2009 [1968].

Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | La partenza della seconda tappa da Capo d’Orlando

La seconda tappa del Giro di Sicilia vede come punto di partenza il porto di Capo d’Orlando e si concluderà nel capoluogo regionale, Palermo.

Capo d’Orlando, detto “U Capu” in siciliano, deve l’origine del suo nome al paladino Orlando, il quale avrebbe sostato in loco durante una crociata in Terra santa in epoca medioevale. Secondo la leggenda sarebbe stata fondata da Agatirso, figlio di Eolo, re dei venti e delle isole Eolie, e risalirebbe addirittura al tempo della guerra di Troia, intorno al 1183 a.C. Da principio il paese avrebbe conservato il nome di Agatirso, “colui che porta lo splendido tirso”, e dunque sarebbe stata in origine una città sacra al culto di Dioniso, simboleggiato appunto dal tirso.

La spiaggia di Capo d’Orlando – San Gregorio

Nove secoli più tardi, nel 210 a.C., secondo le cronache di Tito Livio, Agatirso subì una massiccia deportazione: circa 4.000 persone furono deportate in Calabria dal console Marco Valerio Levino forse proprio per effetto dei culti dionisiaci. È questa l’ultima traccia della storia di Capo d’Orlando prima dei Normanni.

Durante il Vespro siciliano, 4 luglio 1299, Capo d’Orlando torna nelle cronache con una battaglia navale tra Giacomo II e Federico III per la reggenza degli Aragonesi in Sicilia, nel contesto della disputa fra Aragonesi e Angioini per il trono siciliano.

Nel 1398 Capo d’Orlando subisce l’assedio di Bernardo Cabrera, conte di Modica, che insegue Bartolomeo di Aragona, traditore del re Martino I. Questi si rifugia nel Castello ed è in questa occasione che il Castello, utilizzato fino ad allora come roccaforte di guardia contro i pirati, viene distrutto: iniziano così le incursioni piratesche, fino alla realizzazione di una postazione di guardia nel 1645.

Nel 1598 vi è il ritrovamento, vicino al Castello, di una piccola statua della Madonna, riproduzione della Madonna di Trapani, che secondo la leggenda sarebbe stata portata da San Cono Abate, porta la comunità locale a costruire nel 1600 il Santuario di Maria Santissima, tuttora simbolo del paese.

Nei secoli successivi, grazie allo sviluppo economico e commerciale Capo d’Orlando raggiunge una forte indipendenza economica e inizia a crescere demograficamente, anche per effetto del completamento nel 1895 della ferrovia che attraversa il centro e della statale 113 Messina-Palermo.

Sarà proprio questa la strada che percorreranno oggi gli atleti su due ruote per aggiudicarsi il titolo di vincitore della seconda tappa del Giro di Sicilia all’arrivo a Palermo.

 

Le tappe della XXIV edizione del Giro di Sicilia
Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | La resistenza di Milazzo per la difesa della Sicilia. L’arrivo

La grande volata di Stacchiotti, che stacca Belletti e Pacioni, conclude la prima tappa del Giro di Sicilia. La gara, accolta con tanto entusiasmo, si è conclusa a Milazzo, terzo comune in ordine di grandezza della provincia messinese dopo Messina e Barcellona Pozzo di Gotto.

Fondata dai Greci intorno al 716 a.C. e dal 36 a.C. riconosciuta come civitas Romana, la città è stata al centro della storia anche durante la Prima Guerra Punica (260 a.C.).

I Mamertini di Mylae (nome romano di Milazzo) conquistarono Messana nel 270 a.C., consegnando di fatto la rocca milazzese nelle mani dei siracusani di Gerone II, essendo il contingente militare stanziato nel capoluogo e non impiegabile per la difesa di Milazzo.

I Mamertini, rimasti a Messana, si rivolsero prima ai Cartaginesi, chiedendo un loro intervento per far cessare le attività belliche siracusane. Probabilmente per evitare il predominio cartaginese, successivamente chiesero aiuto ai Romani, con i quali stipularono un accordo che avrebbe visto gli isolani impegnarsi a fianco di Roma, a condizione che Roma a sua volta intervenisse in difesa del territorio mamertino.

Ma la richiesta fu lungamente dibattuta dal Senato Romano, il quale aveva appena stipulato un accordo di pace e collaborazione proprio con i Cartaginesi. Il Senato sapeva bene che, se avesse accettato la proposta dei Mamertini, non avrebbe più potuto evitare il conflitto con i punici, che nel frattempo controllavano quasi tutta l’isola (ad eccezione, appunto, di Milazzo, Messina e Siracusa).

Nel 264 a.C. i Romani accettano l’accordo e sbarcano a Messina, località in cui si consuma il primo di una lunga serie di scontri con Siracusani e Cartaginesi, risolti poi con la vittoria di Roma e la famosa vicenda di Carthago Delenda Est.

Passata sotto il controllo bizantino dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la città subisce le incursioni arabe per poi essere successivamente conquistata, nel 1101, da Ruggero d’Altavilla. Sotto i Normanni si avrà il potenziamento del vecchio centro, con il rifacimento delle vecchie mura e del Castello, noto ancora oggi come uno dei più grandi mai realizzati nella storia!

L’ingresso del Castello di Milazzo

Nel luglio 1860, con l’arrivo delle camicie rosse, si consumò la grande Battaglia di Milazzo. Il Castello era l’ultima delle fortezze, insieme alla Real Cittadella di Messina, che ancora resisteva alla conquista garibaldina. Ricevuti i rinforzi dai Borbone stanziati presso la città dello Stretto, la battaglia sembrava volgere al termine in favore dei milazzesi quando l’esercito Borbone, condotto dal generale Giacomo Medici, optò per la ritirata strategica a Napoli, lasciando scoperta la fortezza e la Real Cittadella come ultimo baluardo per la difesa della Sicilia.

La prima tappa dell’antico Giro di Sicilia non poteva che concludersi in una località degna del suo prestigio. 

Pubblicabili da revisionare

Giro di Sicilia | La partenza dalla calcidese Katane (Catania)

Originariamente abitata da Siculi, l’area ai piedi dell’Etna nel 728 a.C. viene occupata da coloni calcidesi provenienti dalla vicina Naxos. Fondata con il nome di Katane, la città si colloca, quindi, tra le più antiche colonizzazioni greche di Sicilia, al quarto posto dopo Messina, Naxos e Siracusa e contemporanea a Leontinoi (l’odierna Lentini).

Le vicende greche di questa città si destreggiano tra il commercio marittimo e l’agricoltura: la posizione a ridosso del mare e la fertile piana entro la quale è nata hanno fatto sì che Catania fiorisse in dimensioni e importanza, tanto da entrare in competizione con la potente Siracusa. Subisce, infatti, diverse conquiste da parte dei tiranni siracusani che distruggono la città e deportano i suoi abitanti. 

Nel 263 a.C. Katane viene conquistata dai romani ed entra a far parte della provincia romana di Sicilia con il nome latino Catina. Sotto il dominio romano la città rifiorisce, vengono costruiti teatri, anfiteatri e terme; ancora oggi resiste il Teatro Romano di Catania, famoso nel mondo per essere uno dei più grandi teatri integri presenti sul globo. Al suo fianco è stato rinvenuto un piccolo Odeon coevo.

Il teatro romano di Catania

Lo smembramento dell’Impero Romano d’Oriente sancisce l’inizio della decadenza anche per Catania che subisce diversi saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche dei Vandali e dei Goti.

Durante il Medioevo Catania si ritrova a essere surclassata dalle più potenti Messina e Palermo e torna alla ribalta come centro commerciale e marittimo solo sotto i Normanni, nell’XI secolo. Nel 1434 viene fondata l’Università di Catania, la più antica università di Sicilia

Catania, in qualità di capoluogo di provincia siciliano, è stata fin da subito inserita nel circuito del Giro di Sicilia; infatti è stata tappa per numerose edizioni, tra cui la prima e la diciannovesima e quest’anno, 42 anni dopo la sua ultima edizione, torna ad esserlo, acquisendo anche il ruolo di luogo di “starter” della gara ciclistica.

Gli atleti partiranno da Piazza Duomo alle 12:15, la piazza dell’elefante simbolo della città di Catania, U Liotru, (realizzato negli ultimi anni del XVIII secolo da Giovanni Battista Vaccarini), e percorreranno un primo tratto simbolico snodandosi per le strade cittadine e il lungomare fino ad Ognina. Il chilometro zero da cui partirà ufficialmente la gara sarà la statale 114 e avrà termine a Milazzo. 

 

“U liotru”, l’elefante simbolo di Catania