Autore: Redazione ArcheoMe

Pubblicabili da revisionare

NEWS | Sicilia, la salvaguardia dei Beni culturali contro la minaccia idrogeologica

In Italia “più di 37.500 siti culturali sono soggetti a fenomeni franosi e circa 30.000 sono a rischio alluvioni”: questo il messaggio d’allarme molto chiaro lanciato da Rosario Santanastasio, presidente dell’organizzazione “Archeoclub Italia”. Una delle principali minacce ai Beni culturali è quella idrogeologica. È necessario porsi come obiettivo fondamentale non solo quello della salvaguardia, ma anche della valorizzazione e promozione dei Beni culturali.

Il Centro di documentazione archeologica “Archeoclub Italia” opera, infatti, su tutto il territorio nazionale, allo scopo di limitare i danni connessi al dissesto idrogeologico, attuando gli approcci di salvaguardia ritenuti più idonei.

Il messinese, zona rossa della Sicilia orientale

Nella terra siciliana, ricca di realtà archeologiche e culturali, l’area del messinese costituirebbe la “zona rossa” della Sicilia orientale.

Il geologo e rappresentante siciliano di Archeoclub, Salvatore Caruso, sottolinea i rischi connessi a questa zona, che è stata soggetta, in passato, a forti alluvioni, di cui quella del 2009 ne costituisce una drammatica prova. In quell’occasione il fango, ricoprendo per oltre 500 metri il comune di Scaletta Zanclea (ME), oltre a distruggere le abitazioni, provocò ingenti danni al Castello Rufo Ruffo, voluto da Federico II di Svevia nel XIII secolo e arroccato sul punto più alto del paese.

Colate di fango e detriti, Tripi (ME)

 

L’area di Tripi e le trasformazioni geologiche

Ad oggi, sono ancora le aree del territorio messinese a essere più a rischio nel sottile equilibrio idrogeologico dell’isola. Non sfuggono, alla triste problematica, quelle dell’entroterra: “L’area di Tripi e le limitrofe sono soggette a trasformazioni metamorfiche d’indebolimento, causate dall’azione dell’acqua nel corso degli anni”, afferma Caruso. Proprio a Tripi, in contrada Cardusa, il sito archeologico maggiormente a rischio è la necropoli monumentale risalente al IV-III secolo a.C., di quella che un tempo era la città di Abakainon

Fondata dai Siculi, forse già nel 1100 a.C., raggiunse l’apice con i Greci. La necropoli, per la bellezza e finezza architettonica dei monumenti funebri – sormontati da una stele epitymbion di forma rettangolare (segnacoli tombali, posizionati sopra le sepolture, in pietra arenaria) – e per la preziosità dei reperti rinvenuti nelle tombe, è stata definita dagli archeologi come il luogo di sepoltura riservato ai cittadini più facoltosi della città. Inoltre, gli studiosi hanno rilevato l’impianto dell’area urbana, delimitata da un muro di terrazzamento, nelle cui vicinanze correva un largo canale per il defluire delle acque. Il muro serviva a delimitare una grande piazza, probabilmente il foro dell’antica Abakainon.

Tripi, necropoli di C/da Cardusa, stele epitymbion e resti di colonne

Il triste “lancio della moneta” per la salvaguardia dei siti archeologici siciliani

A complicare la già infelice situazione delle realtà culturali siciliane, sottoposte ad un alto rischio di dissesto idrogeologico, vi sono le norme che regolano “la scelta” nei confronti dei siti archeologici da salvaguardare. È il rapporto tra grado di rischio del dissesto e la percentuale d’insediamento umano a giocare il ruolo principale in questa partita. La Regione Siciliana destina i fondi necessari per la messa in sicurezza prevalentemente ad aree a rischio elevato, ma che siano densamente abitate (cosiddette R4 come indicate dal P.A.I., il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico). Questo va a scapito di piccoli comuni, come nel caso di Tripi.

Il piccolo centro dell’entroterra tirrenico in provincia di Messina, sebbene conti all’incirca solo 800 abitanti, nasconde evidenze culturali molto importanti. È necessario, dunque, trovare un altro modo per salvaguardare il patrimonio culturale, oltre che naturale e umano, anche di piccole realtà come questa. Il geologo Caruso afferma come costituisca un obbligo da parte di tutte le amministrazioni, che operano in aree a rischio, dimostrarsi “sensibile agli interessi ed alle esigenze territoriali”, come attualmente quella di Tripi sta facendo.

Valorizzazione, salvaguardia, promozione

In Sicilia, la Onlus Archeoclub si è interessata anche di fare il punto sulla delicata questione dei problemi di staticità del Castello Svevo di Augusta, in provincia di Siracusa. Il castello, risalente al XIII secolo, sebbene assurga a simbolo della città, si trova in completo stato di abbandono e da anni ormai è chiuso al pubblico per rischio crolli. Solo nel maggio scorso ha preso il via un bando di gara per il consolidamento e il restauro dell’edificio, nonché per la sua futura fruizione. “Occorre agire in fretta, perché salvaguardare un bene significa renderlo fruibile valorizzandolo”, spiega Santanastasio.

salvaguardia
Il Castello Svevo di Augusta

Inoltre, non vanno dimenticate le parole di Sebastiano Tusa, ex assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, tragicamente scomparso nell’incidente aereo di Bishoftu, in Etiopia, nel marzo 2019, su come “la salvaguardia di un bene prescinde dalla sua valorizzazione, che non può che coincidere con la sua promozione attiva e partecipe di quello che non può, anzi non deve, essere dimenticato”.

 

Archivio

NEWS | ArcheoMe e Associazione S.U.D. nuovamente in “La Sicilia protagonista”

L’Università di Messina, con Associazione S.U.D. (Studenti Universitari Democratici), e ArcheoMe daranno il via al secondo appuntamento de “La Sicilia protagonista”. La prima conferenza ha trattato l’età greca dell’Isola e questo secondo incontro si concentrerà invece sull’età romana. Seguiranno gli incontri del 25 marzo 2021 sul periodo medievaleil 20 aprile 2021 l’appuntamento verterà sull’età moderna dell’isola e il ciclo si concluderà il 15 maggio 2021 con l’età contemporanea.

Tutti gli incontri verranno trasmessi in diretta dalla pagine Facebook di ArcheoMe e dell’Associazione S.U.D. Il modulo Google per iscriversi è online al seguente link.

Il programma

Al secondo appuntamento del ciclo di incontri interverranno: la professoressa Elena Caliri, docente di Storia romana preso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina; il professor Giuseppe Giordano, docente ordinario di Storia della Filosofia, nonché direttore del DiCAM. Concluderà Francesco Tirrito, dottore in Archeologia e direttore editoriale di ArcheoMe, con un intervento sulla Messina romana con particolare attenzione al caso di Palazzo ZancaModererà Kevin Vadalà, studente di Lettere dell’Ateneo, nonché membro dell’Associazione S.U.D.

Archivio

NEWS | Le armi dei Gladiatori. Al via l’anteprima digitale della mostra del MANN

A partire dal 13 gennaio 2020 il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) farà partire sui canali social (Facebook e Instagram) un’anteprima digitale della mostra sui Gladiatori. Questo piccolo “assaggio” accompagnerà lo spettatore attraverso le stesse sezioni ideate per l’esposizione, programmata per il prossimo 8 marzo 2021.    

LA MOSTRA

L’esposizione è il risultato di una collaborazione tra il MANN e l’Antikenmuseum di Basilea, che grazie al contributo del Parco del Colosseo raccoglierà più di 160 opere nel grande Salone della Meridiana. La collezione di 50 esemplari di armi custodita dal MANN, sarà il fulcro della mostra. Le armi dei gladiatori saranno il cardine attorno al quale ruoterà tutta l’esposizione: la forgiatura, il rapporto tra l’oggetto ed il suo proprietario. Particolare enfasi sarà data alla vita dei gladiatori e ai luoghi delle battaglie. 

Il percorso sarà articolato in sei sezioni: dal funerale degli eroi al duello per i defunti; i gladiatori e le loro armi; dalla caccia mitica alle venationes; vita da Gladiatore; gli anfiteatri della Campania; i Gladiatori in casa e sui muri. Percorso organizzato e curato dal direttore del MANN Paolo Giulierini, Valeria Sampaolo e Laura Forte.

Ospite d’onore il Mosaico Pavimentale di Augusta Raurica (sezione “i Gladiatori in casa e sui muri”), per la prima volta esposto fuori dal territorio elvetico dopo il restauro. Il mosaico, datato al II secolo d.C. proviene dal sito di Augusta Raurica (CH) rappresenta una scena di lotta tra gladiatori. 

L’ANTEPRIMA

Per la “mostra digitale” è stata selezionata una rassegna delle opere più incisive e rappresentative di ognuna delle sei sezioni. Verranno mostrati manufatti originali, come la spada con fodero di I secolo d.C. ritrovata nel Portico dei Teatri di Pompei, l’elmo di mirmillione (seconda metà del I secolo d.C.) con il ritratto della personificazione di Roma. Inoltre, il coperchio di una cassetta medicale in bronzo e argento (I secolo d.C.) proveniente da Ercolano, riccamente decorato con la tecnica dell’ageminatura. Quest’ultimo reperto è di particolare effetto, in quanto rende partecipi della realtà quotidiana dei Gladiatori.

Elmo gladiatorio di mirmillione con personificazione di Roma, Barbari, prigionieri, trofei e vittorie (seconda metà del I sec. d.C.).

 

A sorpresa sarà mostrata anche una piccola anteprima della ricostruzione digitale delle pitture che decoravano l’Anfiteatro di Pompei (Progetto di Altair 4 Multimedia). Le pitture a soggetto gladiatorio verranno messe in risalto grazie alle nuove tecnologie. Per questa anteprima saranno presentati alcuni frame della ricostruzione dell’Anfiteatro visibile in mostra.

Ricostruzione dell’Anfiteatro di Pompei (MANN).

Con questa mostra, il MANN prosegue il suo percorso di promozione digitale del patrimonio di inestimabile valore culturale custodito al suo interno.

Archivio

NEWS | Donazione dà nuova vita alla Sala delle Carte Geografiche

Un finanziamento da 500.000 euro per il restauro della preziosa Sala delle Carte Geografiche a Palazzo Vecchio. Dopo quasi vent’anni il progetto di Friends of Florence va in porto.

L’organizzazione no profit Friends of Florence ha disposto una donazione di 500.000 euro, che renderà possibile il restauro della “Sala delle Carte Geografiche”. Il progetto, elaborato dalla direzione Servizi tecnici-Fabbrica di Palazzo Vecchio, è stato approvato dalla Giunta comunale su proposta dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi. La fatidica data di inizio lavori non è stata resa nota, tuttavia, le operazioni dovrebbero essere avviate nella primavera 2021 e avere durata annuale.

Da “Guardaroba Medicea” a “Sala delle Carte Geografiche”

Al terzo piano del Museo di Palazzo Vecchio la “Sala delle Carte Geografiche”, in origine sede della Guardaroba Medicea di Cosimo I (1519-1574) e per questo tecnicamente chiamata “Sala del Guardaroba”, custodiva tutti i beni mobili della corte, che venivano accuratamente depositati all’interno di grandi armadi a muro. Le ante delle armadiature furono abilmente dipinte tra il 1536 e il 1589 da Egnazio Donati e Stefano Buonsignori e destano stupore nei visitatori che abitualmente riempiono la sala. Queste rappresentazioni, dai colori ad olio sgargianti, raffigurano 57 carte geografiche, quattro delle quali, sfortunatamente, sono andate perdute. L’idea iniziale per la decorazione della sala, concepita dal Vasari e poi ceduta al Donati, avrebbe dovuto prevedere anche affreschi dai motivi astronomici sul soffitto e due globi sospesi ad altezze diverse, rappresentanti il globo celeste e il globo terrestre. Il progetto rimase incompiuto e, solo nel 1958, fu trasportato il magnifico mappamondo proveniente dal Museo degli Strumenti Antichi di Firenze. Il famoso globo, che troneggia al centro della sala, misura oltre 2 metri di circonferenza ed è il più antico oggetto di questo tipo che sia mai giunto sino a noi.

Gli interventi previsti dal progetto

Abbiamo l’opportunità di prenderci cura di uno degli ambienti più preziosi del museo di Palazzo Vecchio, così si esprime l’assessore Sacchi riguardo ai lavori di restauro che avranno come fulcro l’urgente consolidamento della pavimentazione sconnessa e il rifacimento degli impianti elettrici. Per quanto riguarda le carte geografiche e il mappamondo, sottoposti a interventi di manutenzione risalenti agli anni ’50 del secolo scorso, verrà effettuata una revisione conservativa con tecniche di restauro moderne, che interesseranno anche gli armadi lignei ai quali sono affisse le tavole.

L’importanza di questo progetto di restauro è indissolubilmente legata al valore storico della sala stessa, che immerge il visitatore nella percezione del mondo conosciuto all’inizio del ‘500 e porta alla luce alcuni aspetti della personalità di Cosimo I, uomo colto interessato alla geografia, alle scienze naturali e ai commerci.

La sala resterà aperta, anche se parzialmente, durante l’intervento di restauro che i visitatori potranno scorgere in corso d’opera.

Archivio

NEWS | Un progetto tutto italiano sull’invenzione della scrittura

Martedì 12 Gennaio parte il workshop sul tema dell’invenzione della scrittura, il primo seminario legato al progetto INSCRIBE dell’Alma Mater Studiorum, l’Università di Bologna.

INSCRIBE è un progetto ERC – finanziato dallo European Research Council, il Consiglio Europeo della Ricerca – della durata di 5 anni (2018 – 2023), incentrato sullo studio dei fattori che hanno reso possibile l’invenzione della scrittura, intesa come creazione originale, in diverse parti del mondo. Per la prima volta, la questione viene affrontata usando un approccio comparativo, che include sistemi di scrittura che sappiamo leggere, ma di cui non conosciamo ancora la lingua. Il progetto è coordinato dalla Prof.ssa Silvia Ferrara, docente di Filologia egea presso l’ateneo bolognese, ed è portato avanti da giovani ricercatori italiani. 

I sistemi indecifrati

Il punto di partenza sono le originali invenzioni prodotte in Mesopotamia, Egitto, Mesoamerica e Cina e altri casi dibattuti, come la scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua e quella della Valle dell’Indo. I ricercatori coinvolti nel progetto tentano di spiegare queste creazioni secondo diverse prospettive: in termini di cognizione visuale (perché i segni hanno questa forma?), contesto archeologico (quali sono le precondizioni che hanno fatto emergere la scrittura, perché accade in quel determinato momento storico e perché solo quattro volte nella storia?), applicazione e uso (quali furono i suoi scopi iniziali?) e, infine, notazione linguistica (quali sono i percorsi per la registrazione del suono?).

Mappa con i tipi di scrittura presi in esame nel progetto INSCRIBE

Il secondo focus di questa ricerca sono le prime scritture europee, a partire da quella egea del II millennio a.C. Le tre scritture egee indecifrate (Geroglifico cretese, Lineare A e Cipro-minoico) sono sottoposte ad analisi attraverso diversi approcci e prospettive. Vengono studiati i rapporti tra le tre e applicata una strategia di decifrazione innovativa. Naturalmente, la tecnologia dà una mano ai ricercatori; l’obiettivo è, infatti, quello di produrre il primo corpus digitale completo delle tre lingue egee ancora non decifrate, corredato da modelli tridimensionali interattivi arricchiti da informazioni relative a: iscrizioni, tipi di oggetti, provenienza, contesti archeologici e funzione.

Un workshop di respiro internazionale ed interdisciplinare

Il workshop sul progetto INSCRIBE, che si terrà online attraverso la piattaforma Zoom dal 12 al 15 Gennaio, riunisce esperti internazionali di diversi ambiti: paleoantropologia, psicologia, linguistica, archeologia, evoluzione cognitiva, semiotica e storia dell’arte. Lo scopo del seminario è, quindi, quello di tentare di rispondere alle domande: Come si è arrivati all’invenzione della scrittura? Quando l’immagine diventa un segno?

Sono previste 4 sessioni, una per ogni tematica affrontata.

Sessione 1, 12 Gennaio: Is Iconography a Springboard for Writing?

Sessione 2, 13 Gennaio: The Dawn of Writing

Sessione 3, 14 Gennaio: More Recent Inventions

Sessione 4, 15 Gennaio: Iconic vs non-Iconic Signs

Per partecipare e iscriversi al Workshop, basta compilare un modulo accessibile a questo link.

Per gli studenti: il workshop è propedeutico al Laboratorio di Linguistica (cod. 27928, 6 CFU) sull’invenzione della scrittura, tenuto dalla Prof.ssa Silvia Ferrara, Principal Investigator del progetto e dai ricercatori di INSCRIBE, la Dott.ssa Barbara Montecchi e il Dott. Miguel Valério, a partire da marzo 2021.

Articolo a cura di Giorgia Greco

Archivio

NEWS | Ritrovato antico rilievo egizio a New York

Il consolato egiziano a New York ha ricevuto un rilievo in pietra calcarea del periodo tardo (712-323 a.C.), rubato e portato fuori dall’Egitto nel 2019.

La restituzione

Shaaban Abdel-Gawad, il supervisore generale del Dipartimento per la restituzione delle antichità, ha affermato che il rilievo era stato rubato da uno scavo illegale e poi portato fuori dal paese.

È stato poi messo in mostra in una sala d’aste a New York e poi rintracciato dal Dipartimento per la restituzione delle antichità presso il Ministero delle antichità egiziano attraverso Internet.

Il Dipartimento ha poi presentato all’autorità interessata a New York tutti i documenti legali che dimostrano la proprietà dell’Egitto del rilievo, così come le prove che i documenti di esportazione erano stati falsificati. Il rilievo è stato poi consegnato al consolato egiziano.

Sul rilievo vi è incisa una scena raffigurante un uomo, di nome Padi-Sena, accanto alle due divinità Horus e Hathor del Tardo periodo.

Chi erano Horus e Hathor?
Horus
Horus

Horus nella mitologia egizia è il dio del cielo, della luce e della bontà, solitamente raffigurato in figura di falco (o con testa di falco). Una delle principali divinità egizie, Horus era figlio di Iside, dea della natura, e Osiride, dio del mondo sotterraneo; quando Osiride fu ucciso dal suo malvagio fratello, Seth – dio dell’oscurità e del male – Horus vendicò la morte del padre uccidendo suo zio.

Hathor
Hathor

Hathor è la dea della gioia, dell’amore, della maternità e della bellezza. Per tutta la storia egizia, fu una delle divinità più importanti e venerate; il suo culto, che ha origine in epoca predinastica, si estendeva dalla corte faraonica (era ritenuta, difatti, la madre simbolica dei faraoni) ai ceti più umili. Veniva solitamente raffigurata nelle tombe con l’epiteto di Signora dell’Occidente, cioè Signora dei morti e si credeva che accogliesse le anime nell’aldilà.

Un pizzico di cronologia egiziana

Il Tardo Periodo, comprende le dinastie dalla XXI alla XXXI e termina con l’arrivo di Alessandro il Grande nel 332 a.C. Va dal 1070 a.C. fino al 332 a.C. e comprende anche il periodo della seconda dominazione persiana (detta anche XXXI dinastia) precedente il periodo dei sovrani macedoni.

Il periodo è, a volte, suddiviso in due parti: Terzo Periodo Intermedio (dalla XXI all’inizio della XXV dinastia) e Tardo Regno propriamente detto (dalla XXV alla XXX dinastia). E’ il periodo che porta alla fine della storia egiziana ed è caratterizzato dalla presenza di dinastie straniere (Libica, Nubiana, Persiana) e dall’incontro con la cultura greca.

L’unico sussulto in questo periodo di decadenza è rappresentato dalla XXVI dinastia saitica, con il grande faraone Psammetico I. Sotto il suo regno viene tra l’altro introdotto un nuovo tipo di scrittura, il demotico.

Archivio

NEWS | Biblioteca Palatina, 35 manoscritti greci sono online

La Biblioteca Palatina di Parma ha digitalizzato 35 manoscritti greci realizzati tra il X e il XVIII secolo, da ora fruibili online .

La Biblioteca Palatina di Parma, 35 manoscritti greci realizzati tra il X e il XVIII secolo, alcuni dei quali miniati, sono a disposizione degli studiosi e degli appassionati di tutto il mondo. Dietro la pubblicazione on line – spiegano i responsabili del Complesso della Pilotta – si cela un lavoro scientifico ed un progetto culturale che ha richiesto anni di studi specialistici, interventi tecnici di alto livello e collaborazioni prestigiose, riunendo, accanto alla Palatina e all’Università di Parma, partner del progetto, tre realtà come Chiesi Farmaceutici e Dallara, che hanno garantito i fondi per la digitalizzazione dei manoscritti, mentre Memores si è occupata dei passaggi tecnici per la pubblicazione delle immagini. La pubblicazione è avvenuta in ‘Internet Culturale‘, portale di accesso al patrimonio delle biblioteche pubbliche e di prestigiose istituzioni culturali italiane, curato dall’Istituto centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (Iccu).

La storia della biblioteca palatina

La Biblioteca Palatina di Parma fu fondata il primo agosto 1761 da don Filippo di Borbone, duca di Parma, Piacenza e Guastalla e possiede importanti fondi antichi manoscritti e a stampa ed ha prevalentemente indirizzo storico umanistico. Attualmente dipende dal Ministero per i beni e le attività culturali e raccoglie e conserva la produzione editoriale italiana nazionale e, attraverso il deposito obbligatorio degli stampati, anche la produzione locale. Tra i suoi fondi più significativi vanno ricordati il Fondo parmense che costituisce indubbiamente l’insieme più cospicuo di raccolte della Biblioteca. Di questo nucleo iniziale non si può non menzionare il fondo spagnolo del Siglo de oro: la raccolta di opere di Lope de Vega e Comedias de diferentes autores. Nel 1828 la sovrana Maria Luigia acquistava dall’incisore e pittore Paolo Toschi, per donarla alla biblioteca, la raccolta Ortalli di stampe e disegni, comprendente 40.000 incisioni a testimonianza dell’arte europea dei secoli XV-XIX . A questo corpus di incisioni si aggiunsero in seguito nove volumi di ritratti francesi raccolti da Pietro Antonio Martini, e i 1067 pezzi della Raccolta Balestra. L’incremento più cospicuo si ebbe poi con l’acquisizione, voluta dal governo italiano nel 1865 del Fondo Palatino, che comprendente 1034 manoscritti, molti dei quali miniati, di provenienza italiana, francese e fiamminga, 349 incunaboli, e circa trentamila volumi dei secoli XVI-XIX. Di notevole interesse è anche la raccolta delle Miscellanee erudite (in folio, in 4°, in 8°), raccolta di opuscoli stampati prevalentemente nel Ducato, dal XVI al XIX secolo. Il Fondo Ferrarini, lascito di Mario Ferrarini musicologo e studioso di letteratura drammatica, il Fondo Mansueto Tarchioni e un terzo Fondo, detto misto, meno conosciuto e meno cospicuo degli altri due, che raccoglie circa quattrocento codici.

manoscritti

Archivio

NEWS | “A scuola con gli Etruschi”, un viaggio nel tempo con il direttore del Museo Nazionale Etrusco

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) propone l’evento online “A scuola con gli Etruschi”, in onda mercoledì 13 gennaio alle ore 11:00 sul canale YouTube Etruschannel. L’iniziativa è stata pensata proprio per gli alunni delle scuole primarie di I e II grado, ma la partecipazione resterà aperta a tutti gli interessati.

L’evento

L’evento sarà coordinato dal direttore del museo Valentino Nizzo, da poco anche direttore del Museo Etrusco di Bugliano, che accompagnerà i giovani interlocutori in un virtuale viaggio nel tempo, spiegando il dove e quando gli Etruschi abitavano la nostra penisola. L’itinerario sarà arricchito con storie di vita quotidiana, racconti e approfondimenti sulla mitologia della civiltà etrusca. Inoltre, sarà dedicato uno spazio speciale all’interazione tra ragazzi e professionisti. Questo scambio potrà avvenire sia tramite chat che in diretta e, di certo, non mancherà l’atteso momento delle domande. Cliccando questo link fornito dal museo è possibile partecipare.

L’importanza dell’iniziativa

In questi mesi, il periodo della didattica a distanza è stato difficile soprattutto per i più piccoli, che hanno dovuto rinunciare a molte delle esperienze fondamentali per i primissimi anni scolastici, come gite fuoriporta o semplici attività condivise in classe. Questa iniziativa del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia si propone proprio come supporto alla scuola e alla didattica, che necessitano di una spinta da parte del mondo della cultura. 

In fin dei conti, chi se non i professionisti della cultura possono trasmettere la passione ai più giovani per una disciplina così affascinante? Attraverso la condivisione di esperienze dirette di archeologi, storici e storici dell’arte, il divario tra passato e presente diminuisce, rendendo più appassionante il contatto con opere e storie così antiche.

 

Archivio

NEWS | “La Sicilia protagonista”, Unime ed ArcheoMe in prima linea

Da domani, lunedì 11 gennaio 2021, dalle ore 16:30, inizierà un ciclo di incontri dal titolo “La Sicilia protagonista: l’identità greca“. Il tutto è stato organizzato dall’Associazione universitaria S.U.D. (Studenti Universitari Democratici) e da ArcheoMe. Si tratta di cinque appuntamenti, ognuno riguarderà un diverso periodo storico dell’isola. Si inizierà, quindi, domani con la storia della Sicilia in età greca; seguiranno gli incontri del: 15 febbraio sull’età romana, 25 marzo sul periodo medievale; il 20 aprile l’appuntamento verterà sull’età moderna dell’isola e il ciclo si concluderà il 15 maggio con l’età contemporanea.

Il modulo Google per iscriversi e seguire la conferenza su Meet è il seguente. Gli incontri verranno comunque trasmessi in diretta dalla pagine Facebook di ArcheoMe e dell’Associazione S.U.D.

Il programma

Domani, al primo appuntamento del ciclo di incontri interverranno: la professoressa Elena Santagati, docente di Storia greca preso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina; il professor Giuseppe Giordano, docente ordinario di Storia della Filosofia, nonché direttore del DiCAM. Infine, interverrà Francesco Tirrito, dottore in Archeologia e direttore editoriale di ArcheoMe. Modererà Fortunato Grillo, studente di Lettere dell’Ateneo, nonché membro dell’Associazione S.U.D.

Sicilia

Archivio

NEWS | I musei veneziani sono solo per i turisti?

I musei veneziani sono solo per i turisti? Parrebbe di sì a sentire le parole del primo cittadino del capoluogo veneto, Luigi Brugnaro. Il caso scoppiato pochi giorni fa si è creato in seguito all’annuncio del sindaco di Venezia di voler tenere i Musei Civici chiusi fino ad aprile, anche nel caso di un’apertura nazionale (per ora fissata al 15 gennaio).

I musei

La Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) comprende undici sedi: Palazzo Ducale, Museo Correr, Torre dell’Orologio, Ca’ Rezzonico Museo del Settecento Veneziano, Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, Casa di Carlo Goldoni, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Palazzo Fortuny, Museo del Vetro di Murano, Museo del Merletto di Burano e Museo di Storia Naturale. Come si legge sul sito, si tratta di un soggetto privato che gestisce un patrimonio pubblico, che fa capo al Consiglio di Amministrazione, e che autofinanzia tutte le proprie attività. In questo quadro, il sindaco di Venezia ricopre la carica di Vice Presidente della Fondazione. 

La vicenda

La mancanza di turisti ha portato alla decisione di un’apertura ritardata ad aprile 2021 dei musei della Fondazione. Questo ha anche causato la conseguente messa in cassa integrazione di circa 400 persone tra dipendenti della Fondazione e delle cooperative. Tale misura ha scatenato le proteste sia dei sindacati che dell’ambiente culturale in generale.

Causa del contendere è l’aspetto economico e quello propriamente culturale. Infatti, seppur la Fondazione sia privata e si autofinanzi, la stessa ha ricevuto 2 milioni di euro di finanziamenti governativi che vanno a rimpinguare un patrimonio così arrivato a 9 milioni di euro. La manovra, anche se lecita, ha infastidito gli addetti ai lavori messi in cassa integrazione al 100%. In questo modo, la Fondazione ha risparmiato 600mila euro nel 2020, a cui se ne aggiungeranno altri 620mila euro nei prossimi tre mesi. Inoltre, per quanto la mossa economica venga considerata vincente dal CdA, all’esterno essa lascia trasparire l’idea che la cultura sia indirizzata solo ai turisti e non ai residenti.

Negli ultimi giorni, il Vice Sindaco di Venezia, Andrea Tomaello, ha proposto una parziale riapertura durante i fine settimana dei musei in questione. Sarà perciò interessante continuare a seguire i futuri sviluppi della vicenda.

MUVE. Fondazione Musei Civici di Venezia.