Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | Alezio (LE), scavo concluso con grandi risultati

Da pochi giorni si sono concluse le operazioni di scavo della prima campagna di ricerche presso la necropoli messapica di Monte d’Elia ad Alezio (LE). Prosegue invece lo studio dei dati di scavo nell’ambito del Laboratorio di Archeologia Classica dell’Università del Salento da parte del team che include ricercatori del CNR – ISPC (soprattutto i Dott. Ivan Ferrari e Francesco Giuri), archeologi professionisti formati presso l’Università del Salento (in particolare i Dott. Patricia Caprino e Francesco Solinas) e studenti tirocinanti del corso di Laurea Magistrale in Archeologia (le Dott.sse Irina Bykova ed Elisa Lauri).

Le indagini sul campo e in laboratorio vengono effettuate in regime di concessione ministeriale MiBACT; in accordo anche con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Sulla base delle conoscenze acquisite quest’anno si potrà quindi programmare una nuova campagna di ricerche a partire dalla prossima primavera.

Nuove scoperte nella necropoli di Alezio (LE)

Alcuni saggi di scavo hanno permesso di recuperare informazioni sulla morfologia dell’area, sull’andamento del rilievo collinare che accoglie la necropoli di Alezio (LE); dalla sommità è possibile osservare sia il mare che l’antico insediamento messapico. Di estrema importanza è poi il dato che concerne l’identificazione di una grande piazza cerimoniale intorno alla quale si concentravano i gruppi di tombe appartenenti a nuclei di famiglie o clan; essa costituiva il punto di arrivo delle processioni che accompagnavano il defunto nell’ultimo viaggio dalla casa al luogo del seppellimento. 

Identificata anche una fossa scavata nel terreno, dotata di pavimento in blocchi di calcare e di cornice in carparo; al suo interno erano accumulati i resti di almeno 12 individui, con alcuni oggetti da corredo: una lucerna, un piatto, una trozzella, due pesi da telaio ed un puntale di giavellotto. Alcuni di questi sono indicatori di genere, ovvero identificativi del sesso del defunto: la trozzella per le donne, le armi per gli uomini. Si tratta in sostanza di un ossario collegato al funzionamento della necropoli e alla prassi del riuso delle strutture funerarie per varie deposizioni. 

Alezio
Ossuario in corso di scavo nella necropoli di Alezio (LE)

Riposa lì anche un bambino

Un altro rinvenimento molto importante è costituito dalla tomba di un bambino, sepolto in un piccolo sarcofago con alcuni oggetti di corredo: un bicchiere per il vino (skyphos, σκύφος), un’anforetta, un sonaglio, un astragalo con funzione di giocattolo e anche uno strigile. Quest’ultimo è elemento che contraddistingue gli atleti e dunque sembra costituire un dono che sottolinea il mancato raggiungimento dell’età adulta.

Intorno alla tomba si dispongono numerose deposizioni secondarie: i resti di inumati precedentemente collocati all’interno di sarcofagi potevano essere rimossi e spostati per accogliere nuove deposizioni. Le ossa e gli oggetti di ornamento personale, come anelli e spille, venivano religiosamente raccolti e ricollocati nelle immediate vicinanze delle tombe. Un dato di straordinario rilievo è rappresentato dal rinvenimento di olive, quali offerte alimentari destinate ad accompagnare il viaggio nell’aldilà.

Alezio
Tomba di bambino e deposizioni secondarie (Alezio, LE)
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NEWS | Atene, il museo dell’Acropoli diventa digitale

Il Museo dell’Acropoli di Atene ha completato un importante programma di digitalizzazione: si rinnova il sito e tutti i reperti ora sono accessibili online.

Il museo dell’Acropoli di Atene ha appena annunciato il completamento di un vasto programma di digitalizzazione. Con un solo click, chiunque da ogni parte del mondo potrà esplorare i reperti archeologici della Sacra Roccia di Atene in modo incredibilmente dettagliato. Il nuovo Digital Acropolis Museum, inaugurato di recente, espone reperti in alta definizione, insieme a una sorprendente serie di applicazioni multimediali, tra cui giochi, video e immagini 3D. È il primo museo in Grecia a diventare completamente digitale, che possibilmente sarà seguito dalle altre istituzioni greche. 

Una istantanea dal sito, dove è possibile con un click entrare all’interno del Museo.

In un mondo colpito dal Coronavirus, Atene approda nel mondo della tecnologia digitale e apre nuovi canali di comunicazione con il pubblico. Le novità offerte ai fruitori sono sviluppate nell’ambito del programma “Creazione del Museo digitale dell’Acropoli“. Ben 23 applicazioni multimediali offrono esperienze uniche e creano un mondo nuovo ed entusiasmante per grandi e piccini. Allo stesso tempo il suo nuovo sito web rende tutte le sue collezioni aperte e accessibili al pubblico da casa.

 

Un progetto ambizioso: digitalizzazione e 3D

Il progetto di 1,3 milioni di euro comprende lo sviluppo di un sito web completo, disponibile sia in greco che in inglese, con contenuti aggiuntivi in francese, italiano, tedesco e spagnolo. È stato inoltre appositamente progettato per essere accessibile ai visitatori daltonici e ipovedenti.

La scansione di gran parte dei documenti d’archivio delle collezioni museali ha arricchito in modo significativo il deposito digitale.  Questo rende non solo fruibili online gran parte del materiale, ma ne garantisce anche la conservazione e lo studio. In particolare, è stata completata la digitalizzazione di 496 registri di scavo manoscritti, 110.000 fotografie, 18.410 schede e 7.500 rapporti di conservazione di reperti portatili.

Sono ora fruibili, inoltre, numerosissime fotografie digitali ad alta risoluzione di cinquecento reperti, arricchendo notevolmente l’archivio del Museo.  Sono stati scannerizzati sessanta significativi reperti del Museo con l’utilizzo della fotogrammetria digitale. I modelli tridimensionali delle opere antiche arricchiscono notevolmente la documentazione, rendono visibili dettagli e ne promuovono la ricerca.

Un museo a forma di bambino

Il Museo dell’Acropoli ha creato un sito web appositamente per i suoi piccoli amici. “Acropolis Museum Kids”  è il nome del sito stato creato appositamente per i bambini tra i sei e i dodici anni provenienti da tutto il mondo. Il sito invita a conoscere l’affascinante mondo del Museo attraverso il divertimento. Giochi stimolanti, video divertenti e una serie di attività inventive spingono i bambini a pensare, scoprire, giocare, sperimentare e realizzare le proprie creazioni. 

Tra questi, un corso di cucina antica, una visita guidata attraverso la linea del tempo dell’Acropoli e dei suoi monumenti e un gioco di fantascienza per “Save the Ancient Monuments’ Memory (SAMM)” e unire le sculture del Partenone.

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NEWS | Sciascia, grandi eventi per il centenario della nascita

Domani, 8 gennaio 2021, alle ore 17, l’Assessorato alla Cultura e l’Università di Catania, in collaborazione con la Fondazione Leonardo Sciascia, ricorderanno il centenario della nascita dello scrittore siciliano. Sempre domani, alle 21:15, Sky Arte trasmetterà una puntata a lui dedicata.

La tavola rotonda virtuale dell’Università di Catania

L’eredità di Leonardo Sciascia” è il titolo della tavola rotonda virtuale che accoglierà una riflessione sull’attualità dello scrittore, giornalista e politico originario di Racalmuto (AG) e sul valore di un percorso letterario che lo ha visto protagonista dei più accesi dibattiti culturali del Novecento. Alla tavola rotonda interverranno il rettore dell’Università di Catania, il prof. Francesco Priolo, nonché il direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Ateneo, la prof.ssa Marina Paino; ma anche il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore Barbara Mirabella del Comune di Catania, insieme ai docenti Antonio Di Grado (direttore letterario della Fondazione Leonardo Sciascia), Rosario Castelli, Fernando Gioviale e Giuseppe Traina.

Sciascia

Sciascia, lo scrittore alieno sul grande schermo

A distanza di cento anni dalla nascita dello scrittore serviva una lettura che ne riflettesse il carattere e le scelte stilistiche. È quello che vuol fare il documentario su Sky Arte, diviso in quattro sezioni che riassumono il suo mondo biografico, letterario e politicoSicilia, Politica, Religione, Giallo. Attraversa i suoi luoghi e la sua opera, portando in primo piano il suo essere “alieno alle logiche italiche”, il suo essere “una anomalia” e una vera e propria disparità. Dallo Zolfo del grande Sertão siciliano fino a Parigi passando per Palermo e Roma, Sciascia è stato lo scrittore che racconta la mafia e il pensare mafioso; la disossa e indica la strada ai giudici come Costa – “bisogna seguire i soldi” – ed è lo scrittore della grande polemica sull’antimafia, che analizza la comunità scientifica e che usa la Chiesa per raccontare il potere e il Mediterraneo.

Il documentario racconta questa capacità, che convive con la dolcezza e i silenzi dello Sciascia uomo, dei suoi rapporti con la famiglia, gli amici, il panorama letterario e quello politico italiano degli anni di piombo. Riesce ad essere un estraneo a tutto quello che analizza, pur mettendo radici, rivelando trame, allestendo un lungo elenco di personaggi che ci rivelano verità mancanti alla nostra storia recente. C’è lo Sciascia romanziere, lo Sciascia autorità morale, lo Sciascia difensore dei diritti civili e delle libertà, lo Sciascia politico, lo Sciascia polemista e tutti confluiscono nella tranquillità della provincia siciliana e da lì illuminano il resto della nazione.

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NEWS | “Pompei. La città viva”, al via la serie di podcast sullo straordinario sito archeologico

“Pompei. La città viva” sarà una serie di sei podcast che racconterà il sito archeologico più famoso d’Italia. Si tratta di una produzione Piano P (piattaforma di podcast giornalistici), in collaborazione con la casa editrice Electa. Gli episodi saranno disponibili su tutte le app gratuite per l’ascolto dei podcast.

A partire da domani, venerdì 8 gennaio 2021, andrà in onda un episodio a settima, per un totale di sei. In questi appuntamenti, sotto la conduzione di Carlo Annese, ventisei fra archeologi, accademici, artisti e scrittori parleranno della storia della città. Tra i narratori tornerà anche il Direttore del Parco, Massimo Osanna, dopo il successo del documentario “Pompei ultima scoperta”, facente seguito al recente ritrovamento di un nuovo termopolio.

Nei sei episodi di questo podcast racconteremo la fine, la scoperta e la rinascita di uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Metteremo insieme antico e moderno, mito e cronaca, Virgilio e Robert Harris. Attraverseremo le sue strade immaginandole nel fermento dell’attività quotidiana poco prima della catastrofe che secoli più tardi avrebbe rappresentato un punto di svolta nel pensiero illuminista. Ci interrogheremo sull’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e su come si vive oggi sotto il vulcano. Ripercorreremo quella magnifica storia nella storia che è l’epopea degli scavi nei quasi trecento anni che ci separano dalla sua scoperta. Entreremo nei luoghi proibiti di Pompei e racconteremo sensualità ed erotismo di chi vi abitava. Viaggeremo sulle rotte del Grand Tour e fra le infinite suggestioni che la città e la sua tragica fine hanno suscitato nell’arte e nella cultura. E, soprattutto, racconteremo la definitiva resurrezione del Parco Archeologico di Pompei attraverso le parole dei suoi artefici.

Così si presenta il podcast sul trailer già condiviso dal Parco Archeologico di Pompei sulle sue pagine social.

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NEWS | Dante arriva agli Uffizi, al via la mostra digitale

Gli Uffizi lanciano A riveder le stelle , una mostra virtuale su Dante Alighieri coi disegni della Commedia di Federico Zuccari digitalizzati.

Questo nuovo anno, il 2021, vede Dante come grande protagonista. È infatti il settecentesimo anniversario della scomparsa di Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321) e queste celebrazioni saranno fatte a prova di Covid, in forma virtuale. Dal 1 gennaio 2021 il museo degli Uffizi ha inaugurato una mostra virtuale dedicata alle illustrazioni della Divina Commedia. La mostra online, intitolata A riveder le stelle, include tutti gli ottantotto disegni che l’artista marchigiano Federico Zuccari  eseguì alla fine del Cinquecento per illustrare il poema dantesco. Ecco che gli Uffizi hanno per la prima volta digitalizzato in alta definizione i disegni e  resi accessibili per la prima volta online. La fragilità della carta anche da qui deriva la scelta degli Uffizi di digitalizzare nella sua completezza, rendendo disponibile a tutti questo consistente nucleo di fogli fisicamente fragile e, per sua natura, non adatto a esser consultato regolarmente.

I fogli “danteschi” di Zuccari

I protagonisti  della mostra sono quindi i fogli “danteschi” di Zuccari, che si trovano nelle Gallerie degli Uffizi. Essenziale per la creazione dell’evento è stata Donatella Fratini, curatrice dei disegni dal Cinquecento al Settecento degli Uffizi. La Dott.ssa Fratini ha progettato un percorso a tappe per mostrare al pubblico del web i disegni del ciclo illustrativo della Divina Commedia più importante prima dell’Ottocento. L’artista realizzò il ciclo di disegni tra il 1586 e il 1588, durante un soggiorno in Spagna. Le opere e i suoi fogli entrarono nella raccolta degli Uffizi nel 1738 grazie alla donazione di Anna Maria Luisa de’ Medici. I disegni si trovavano nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, ma raramente esposti al pubblico, protetti in ambienti termoregolati. I disegni di Zuccari sono, soprattutto, noti a un pubblico ristretto di studiosi. 

Pubblicabili da revisionare

NEWS | Tutankhamon, una scoperta passata alla storia

Il Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta “J. F. Champollion” di Genova organizza un ciclo di lezioni online su piattaforma “Zoom”, per 4 giovedì a partire dal 7 gennaio 2021 dalle ore 18.00 alle 19.30 su uno dei più noti faraoni della necropoli tebana.

Il direttore del Centro Studi, nonchè membro del Comitato Scientifico della Rivista ArcheoMe, il professor Giacomo Cavillier racconterà la storia della scoperta della sepoltura di Tutankhamon nella Valle dei Re.

Date le numerose richieste di partecipazione, il seminario sarà replicato nei venerdì successivi alle date previste (8, 15, 22, 29 gennaio 2021) per coloro che si iscriveranno dopo il 30 dicembre 2020; basta inviare un’email all’indirizzo della segreteria del Centro: segreteria.centrochampollion@gmail.com.

Archeologia e mito di un faraone

Dopo sei lunghe e deludenti stagioni di scavo, lo sconforto era ormai sovrano nella Valle dei Re. Howard Carter e, soprattutto, il suo “sponsor” George Edward Stanhope Molyneux Herbert, V Conte di Carnarvon, stavano davvero perdendo ogni speranza di trovare qualcosa nella Valle. Il finanziatore inglese aveva ottenuto le concessioni di scavo dall’allora direttore del Servizio delle Antichità, Gaston Maspero, nel 1914 e i risultati erano decisamente al di sotto delle aspettative. Carter stava per dichiararsi sconfitto e, sempre in cerca di fortuna, stava per destinare altrove le sue attenzioni, quando un colpo di zappa cambiò il corso della storia.

L’emozione della scoperta

Il 4 novembre, recandosi alla necropoli, Carter avvertì uno strano silenzio… i lavori erano fermi. Questa cosa insospettì immediatamente l’archeologo che, infatti, fu accolto dai suoi con la notizia che sotto la prima baracca demolita avevano trovato qualcosa: forse un gradino tagliato nella roccia. Possiamo solo immaginare con quanta concitazione ed emozione, nonché stupore, Carter si precipitò di corsa a verificare di persona… con il cuore in gola diceva a sé stesso che sarebbe stato troppo bello se si fosse trattato realmente di un gradino di accesso ad una tomba e che, magari, poteva trattarsi proprio della sepoltura del faraone che tanto desiderava trovare. Gli bastò ripulire un po’ la roccia dai detriti e dalla sabbia, quando si rese immediatamente conto che si trattava proprio di una rampa, scavata nella pietra con una tecnica comune agli altri accessi sepolcrali della Valle. I lavori proseguirono alacremente per tutto il giorno e la mattina seguente; ma soltanto nel pomeriggio del 5 novembre la rampa venne completamente scavata ed apparve il primo vero gradino di una scalinata. Un’emozione quasi febbrile pervase Carter; ormai ciò che stava riportando alla luce era indubbio, gli indizi portavano tutti verso una direzione: avevano trovato una tomba!

Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon
Un dialogo passato alla storia

È il 24 novembre 1922. Siamo nella Valle dei Re, a Tebe Ovest, quindi sulla sponda occidentale del Nilo, davanti a Luxor, sulla riva opposta. Quel breve dialogo, che è passato alla storia dell’archeologia, intercorre tra l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon e sancisce la conferma di una scoperta che avrebbe lasciato il segno non solo negli studi egittologici ma nel costume della società: la tomba del faraone Tutankhamon. Ma solo il successivo 17 febbraio 1923, quando l’anticamera era stata sgombrata, furono ammessi i primi visitatori per assistere all’apertura della tomba: membri del governo e scienziati. E la notizia fece il giro del mondo.

La prima pagina del New York Times del febbraio 1923 con la notizia della scoperta della tomba di Tutankhamon

“Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”

“Potete vedere qualche cosa?”

“Sì, cose meravigliose.”

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NEWS | 700Dante, online il portale dedicato al Sommo Poeta

La città di Firenze celebra i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri con una serie di eventi che ne tracciano un percorso storico, biografico, letterario e politico.

Il Sommo Poeta, simbolo e icona della lingua e della cultura italiana nel mondo, sarà omaggiato per tutto il 2021 attraverso una serie di iniziative organizzate da oltre trenta istituzioni, riunite in un Comitato Organizzatore coordinato dal Comune di Firenze, con il supporto dell’Associazione MUS.E.

Anniversari artistici

Lo scopo del progetto è di raccontare la storia di Dante e della sua Firenze, attraverso eventi virtuali e non: conferenze, giornate di studi, eventi e mostre aperte al grande pubblico, in un programma denso e variegato, consultabile online da oggi sul portale www.700dantefirenze.it e sulla pagina Facebook dedicata.

La Divina Commedia illumina Firenze, affresco realizzato dal pittore Domenico di Michelino, è l’immagine scelta per rappresentare il settecentenario della morte di Dante Alighieri

Un evento importante per raccontare cosa ha rappresentato e ancora oggi rappresenta la figura di Dante a 360 gradi, come dichiarato dall’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi durante la conferenza stampa di presentazione dell’anno di Dante, tenutasi il 2 ottobre scorso nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze.

La legge che ha istituito i tre grandi anniversari di Leonardo nel 2019, Raffaello nel 2020 e Dante nel 2021 è stata fatta diversi anni fa, consentendo di preparare per tempo le celebrazioni: ciò ha permesso di coinvolgere molti soggetti e preparare iniziative di grande qualità. Il Comitato per le celebrazioni di Dante ha difatti selezionato cento progetti tra gli oltre 400 pervenuti.

Il Museo dantesco

Tra le iniziative che celebreranno la figura del Sommo Poeta, va in questa direzione – ha detto il ministro Dario Franceschini – anche la scelta di creare a Firenze il Museo della lingua italiana, presso l’ex Monastero Nuovo nel Complesso monumentale di Santa Maria Novella. Inserito ad agosto 2020 nel programma Grandi Progetti Beni Culturali varato dal MiBACT, il nuovo Museo costituirà la “casa della lingua italiana”, raccontando il nostro patrimonio linguistico e letterario anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali.

Articolo a cura di Giorgia Greco

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NEWS | L’arco borbonico precipita negli abissi portando con sé un pezzo di Napoli

Negli ultimi giorni una pioggia intensa, a tamburo battente e senza sosta, si è riversata sulla città di Napoli, mettendola a dura prova. Il cielo in tempesta si è tinto di nero. Il maltempo unito al forte vento ha aizzato il mare contro la città: in modo inarrestabile, ha dischiuso le fauci abbattendosi sul lungomare, più e più volte.

Lo stesso mare che, nei giorni sereni, lambisce una delle città più belle d’Italia, non ha lasciato scampo: al suo passaggio ha danneggiato le istallazioni esterne dei locali napoletani, la strada e le auto. I danni, tuttavia, non si sono limitati a ledere la ridente vita cittadina del capoluogo campano, ma soprattutto quella culturale e la sua memoria storica. Dopo l’ennesima mareggiata, l’arco borbonico, tra via Caracciolo e via Partenope, è crollato.

Crolla in mare l’arco borbonico e la sua memoria

Nonostante l’incuria e l’abbandono, e il precario equilibrio sul filo dell’acqua dell’unico masso superstite, il monumento storico era rimasto ancora in piedi. L’arco in pietra aveva lottato contro le vicissitudini tempestose che, negli ultimi giorni, avevano già arrecato ingenti danni a lungomare, ristoranti e al famoso Castel dell’Ovo. Sui diversi social si vedono ancora le foto scattate e pubblicate dai napoletani del monumento tanto amato, che fino a qualche giorno fa, sebbene messo a dura prova, era sopravvissuto alla catastrofe. Sciaguratamente, le ultime ondate di maltempo sono state fatali. Oggi del monumento restano solo le macerie, precipitate in acqua.

Le macerie dell’arco borbonico crollato in mare
L’arco borbonico: evidenza dell’antico molo o del sistema fognario?

Il monumento in pietra viene considerato, forse erroneamente, l’estrema testimonianza del vecchio e pittoresco porticciolo borbonico, ritratto in tanti dipinti della Scuola partenopea. Un’immagine dei primi del ‘900 ha indotto a credere che si trattasse di quel restava di un antico molo borbonico, un approdo realizzato, nel 1700 per le barche dei pescatori, i cosiddetti “luciani”, che abitavano il vicino borgo di Santa Lucia.

Dipinti e fotografie dell’arco borbonico

In realtà, probabilmente, esso costituì fin dalla sua realizzazione nel 1800 una struttura di protezione della parte finale dell’antica cloaca maxima partenopea, ribattezzata dai napoletani “ ‘O Chiavicone”. Durante l’Ottocento, infatti, l’unico tratto a cielo aperto del Chiavicone fu interrato e fu realizzato l’arco a far da frangiflutti. 

L’ultimo “schiaffo” alla storia e alla memoria di Napoli

Erano ormai decenni che lo storico arco era a rischio, sul punto di “cadere in rovina”. Gli appelli da parte della popolazione di mettere in sicurezza questo documento lapideo della storia napoletana non sono stati ascoltati. I forti temporali degli ultimi giorni avevano messo a dura prova il monumento e lasciato, fin da subito, poche speranze nei napoletani, che si aspettavano di vederlo crollare da un momento all’altro. Ecco perché l’iniziale resistenza dell’arco ha generato il giubilo collettivo: “Chiavicone aveva retto, nonostante tutto“.

Il monumento prima del crollo

Tuttavia, il sospiro di sollievo esalato inizialmente dal popolo napoletano affezionato a questo pezzo di storia si è tramutato ben presto in grande dolore nel vederlo crollare, nell’ennesimo confronto con il mare in tempesta.

Nel generale dispiacere, gli anni d’indifferenza, negligenza e menefreghismo dell’uomo, unitamente all’azione inesorabile della natura, hanno portato via alla città partenopea l’ennesimo pezzo di cuore.

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NEWS | Recovery Plan, le proposte delle Associazioni dell’Archeologia

Le Associazioni aderenti al Tavolo di coordinamento delle sigle del settore Archeologia – rappresentative della PA, delle professioni e delle imprese – e le Consulte universitarie, dopo la tavola rotonda “Una ripartenza per i Beni Culturali post covid-19”, organizzata dalla Confederazione Italiana Archeologi, hanno elaborato un documento congiunto sulle opportunità e le prospettive aperte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che è stato inviato lo scorso 24 dicembre al MiBACT, MIUR, MISE e MIT.

I firmatari sottolineano come l’Archeologia sia un settore a forte impatto sociale, che permette di ricostruire la memoria storica, le radici culturali della comunità dandole voce, oltre a rappresentare uno dei principali fattori di animazione del mercato turistico, e offrendo lavoro a una vasta rete di imprese specializzate e di professionisti.

Evidenziano anche come gli investimenti nel settore culturale siano generatori di sviluppo per quanto incidono sull’indotto (Impresa Cultura Italia e Confcommercio stimano 2,65 euro di indotto locale per ogni euro investito). Proprio per questo ritengono che i professionisti e le imprese impegnate nella salvaguardia del patrimonio culturale italiano siano in grado, se forniti di strumenti adeguati, di fungere da traino non solo per la valorizzazione di tale risorsa, ma anche per collaborare attivamente alla ripresa economica del paese.

Pertanto, il PNRR rappresenta l’occasione per una nuova partenza sistemica, per definire una nuova politica industriale per il settore dei Beni Culturali con risorse, regole e definizione di percorsi formativi che vedano, tra l’altro, un più stretto rapporto tra istituti di formazione e ricerca, impresa e mondo delle professioni.

Richiedono, quindi, non interventi “a pioggia”, ma interventi mirati e strutturali, accompagnati da un quadro di riforme delle prassi e delle norme che regolano il mercato di riferimento, nella convinzione che, se si investe in un sistema non regolato, che non funziona o che non è capace di immaginare o recepire le nuove potenzialità, sia a rischio l’efficacia degli investimenti.

Valorizzare le professioni e il mercato della cultura

Tra gli interventi di riforma viene sottolineata l’importanza della piena attuazione delle normative che regolano le figure professionali del settore, con la valorizzazione delle specifiche professionalità nell’ambito della progettazione, della direzione dei lavori e nella composizione delle commissioni di gara, oltre al recepimento della fase di studio e di pubblicazione online tra le attività costituenti lo scavo archeologico.

Per un corretto funzionamento del mercato viene, inoltre, sottolineata la necessità di uniformare capitolati e prezziari, superando le numerose diversificazioni territoriali, auspicando anche l’applicazione di criteri di affidamento che tengano conto delle caratteristiche di alta specializzazione del settore, caratterizzato da un’alta incidenza del fattore umano e dalla necessità di garantire alti standard qualitativi, fattori peraltro connessi con l’alto profilo che il dettato costituzionale riserva alla tutela del patrimonio culturale.

Una nuova fiscalità e risorse per la cultura

Si auspicano anche interventi nell’ambito della fiscalità, con la convinzione che ogni indagine archeologica generi un arricchimento per lo Stato, non solo in termini di conoscenza, ma anche per l’incremento di valore economico apportato al patrimonio pubblico attraverso l’immissione al Demanio di nuovi beni, opportunamente schedati, negli inventari patrimoniali dello Stato. Inoltre, le indagini, anche se infruttuose da un punto di vista archeologico, accrescendo il patrimonio di conoscenza, avvantaggiano la progettazione delle opere future. Quindi, l’archeologia non può più essere considerata un problema né un rischio, ma un’opportunità per l’accrescimento del patrimonio nazionale, oltre che del sistema per la fruizione culturale.

Da queste considerazioni derivano le proposte di detrazione delle spese culturali, di riduzione dell’IVA al 10%, già applicata per le opere di restauro e la definizione di una fiscalità di vantaggio per i privati, che devono affrontare i costi delle indagini archeologiche in fase preventiva o di assistenza in corso di realizzazione delle opere.

Nell’ambito dei programmi d’investimento del PNRR viene, innanzitutto, evidenziata l’esiguità dello stanziamento previsto (3,1 mld di euro complessivi per cultura e turismo) non all’altezza delle opportunità che i Beni Culturali potrebbero generare per il Paese e anche in considerazione del fatto che i due settori sono tra quelli maggiormente colpiti dagli effetti del COVID-19. Viene richiesta la costituzione di un fondo per l’accessibilità e la fruizione ampliata, con la convinzione che fruire di musei, monumenti, complessi monumentali, aree e parchi archeologici significhi prima di tutto potervi accedere fisicamente e, in secondo luogo, essere messi in grado di poterne comprendere i contenuti storici e culturali. Un ulteriore fondo è ritenuto necessario per supportare i privati che devono affrontare interventi di ricostruzione delle abitazioni danneggiate da un evento sismico, quando i cantieri ricadano in aree di interesse archeologico.

Per una cultura digitale

La digitalizzazione, infine, è uno dei temi centrali del PNRR e il settore dell’archeologia ha una forte necessità di normalizzare e di sistematizzare una notevolissima quantità di dati conservati negli archivi, così come di concludere il processo di elaborazione degli stessi al fine di renderli fruibili. L’acquisizione di un sistema digitalizzato avrebbe immediati effetti positivi nell’ambito dei processi di pianificazione del territorio.

All’interno del vasto ambito della digitalizzazione sono state individuate tre direttrici di intervento finalizzate alla realizzazione di un inventario nazionale dei siti e dei ritrovamenti, alla digitalizzazione dei dati di archivio e alla pubblicazione del materiale inedito storico.

La prima direttrice ha come obiettivo la realizzazione di uno strumento conoscitivo integrale e pubblico, un vero portale nazionale, da integrare agli altri strumenti di catalogazione o di digitalizzazione del MiBACT, di immediata utilità per la tutela, la valorizzazione e la programmazione del territorio, trattandosi di strumento consultabile per la progettazione (Enti territoriali e Professionisti) e utilizzabile dai funzionari della PA per la redazione dei pareri tecnici.

La seconda direttrice propone un vero e generalizzato piano di digitalizzazione del patrimonio informativo sui Beni Culturali, presente negli archivi degli Istituti MiBACT (Soprintendenze, Musei, Biblioteche e Archivi) e delle Università. Proprio l’emergenza sanitaria causata da Covid-19 ha fortemente evidenziato il grave ritardo in tema di accesso alle informazioni e alle tecnologie necessarie a supportare il lavoro anche svolto in forma “agile”. Sarà anche necessario promuovere, per favorire un uso del patrimonio culturale per la valorizzazione e l’accessibilità, l’inclusione di strumenti innovativi di documentazione, quali riprese video da drone, modelli 3D, ecc.

La terza direttrice individua, come ambito d’investimento, quello della pubblicazione su piattaforma digitale del patrimonio documentale, materiale e immateriale pregresso e conservato negli archivi, nei magazzini e sul territorio. Un’enorme mole di dati, spesso inaccessibile, inedito e per questo sottratta alla valorizzazione e alla fruibilità collettiva, che è di assoluta necessità per la conoscenza del territorio, quale elemento necessario per la pianificazione del suo sviluppo e per la messa a valore del proprio patrimonio.

Le Associazioni aderenti al Tavolo:

ANA – Associazione Nazionale Archeologi

API – Archeologi Pubblico Impiego MiBACT

ARCHEOIMPRESE – Associazione delle imprese archeologiche

ASSOTECNICI – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale

CIA – Confederazione Italiana Archeologi

CNA – Confederazione Nazionale Artigianato e p.m.i. – Unione nazionale artistico e tradizionale

Consulta di Topografia Antica

FAP – Federazione Archeologi Professionisti

Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia (Consulte di: Preistoria e Protostoria; Archeologia del mondo classico; Archeologie postclassiche; Numismatica; Studi dell’Asia e dell’Africa)

LEGACOOP Produzione & Servizi

Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali

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NEWS | Udine, una tomba di 4000 anni fa apre al pubblico

L’Università degli Studi di Udine, il Segretariato regionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo per il Friuli Venezia Giulia (MiBACT) e il Comune di Udine hanno siglato la scorsa settimana una convenzione per il recupero del tumulo protostorico di Sant’Osvaldo. Finalmente aprirà ai visitatori la straordinaria tomba di 4000 anni fa. L’accordo, della durata di 5 anni, permetterà la valorizzazione del tumulo funerario situato a Sant’Osvaldo, a Udine. Il protocollo d’intesa è stato firmato dal rettore dell’Università, Roberto Pinton, dal direttore del Segretariato regionale, Roberto Cassanelli, e dal sindaco, Pietro Fontanini.

La sepoltura di un capo dell’Età del Bronzo

La sepoltura a tumulo di Sant’Osvaldo ha un ruolo fondamentale per la conoscenza del Friuli dell’Età del Bronzo. La tomba si trova alla periferia di Udine, in una zona conosciuta come “Pras de tombe” (Prati delle Tombe), che è stata luogo di sepoltura nel Bronzo Antico. Il tumulo venne costruito in posizione sopraelevata sulla pianura sottostante, così da accrescerne monumentalità e visibilità. I ritrovamenti archeologici della zona attestano che il luogo era frequentato fin dal Neolitico, ma solo nell’età del Bronzo fu usato come necropoli.

Il sepolcro è costituito da ciottoli e blocchi di roccia provenienti da depositi fluviali e ricoperti da oltre un metro di suolo argilloso. Il tumulo ha dimensioni  notevoli con un diametro di circa 26 metri e un’altezza di 4 metri: probabilmente, in origine, era più grande. La tomba, in età tardo-romana, è stata poi riusata come fornace da calce e, nei primi del Novecento, ingrandita per costruirvi un belvedere.

1 Il tumulo di Sant'Osvaldo prima dello scavo-2
Esterno del Tumulo di Sant’Osvaldo
Le ricerche

Tra il 2000 e il 2002, il gruppo di ricerche per la protostoria dell’Università di Udine ha condotto scavi archeologici a S. Osvaldo sotto la direzione della Prof.ssa Paola Cassola.
Nella zona più interna del monumento, sotto un’ampia cupola di ciottoloni, coperta da uno spesso deposito di terreno argilloso, vi era la tomba ad inumazione di un maschio adulto, privo di corredo. La sepoltura era in origine costituita da una cameretta di tavole di legno, orientata in senso nord – ovest e sud – est, coperta da file di ciottoloni. La datazione al Bronzo Antico (intorno al 2000 a.C.), proposta  su basi archeologiche, è stata confermata e precisata dai risultati dell’analisi al Carbonio14.
La presenza in Friuli di questo e di altri tumuli protostorici, permette di collegare strettamente la regione alle culture coeve dell’Europa centro-orientale: erano sepolture monumentali destinate a celebrare figure di capi di piccole comunità.

2 Il tumulo di Sant'Osvaldo in corso di scavo (A)-2
Un’immagine d’epoca degli scavi (da Udine Today)

Il progetto di valorizzazione

Sarà finalmente aperta ai visitatori una straordinari tomba dell’età del Bronzo.

Il restauro del tumulo era terminato tra il 2010 e il 2011, ma non si erano ancora realizzati progetti per la valorizzazione e la fruizione. L’accordo di collaborazione tra Comune di Udine, MIBACT e l’Università di Udine prevede tre tipi di azioni: progetti didattico-divulgativi, rivolti principalmente alle scuole ma anche a un pubblico più vasto e alla cittadinanza; formazione di operatori dedicati ad attività di educazione al patrimonio archeologico; realizzazione di prodotti editoriali divulgativo-didattici per le scuole su temi di carattere archeologico ed ambientale. 

4 Il nucleo della tomba. Lo scheletro,protetto dalla calotta di ciottoli,giace sul fianco sinistro con le gambe flesse e le mani raccolte sotto la testa-2
La camera centrale del tumulo con la sepoltura (da Udine Today)

Nell’ambito delle attività di tutela del sito archeologico di Sant’Osvaldo, l’Università di Udine garantirà l’accesso al pubblico e la manutenzione ordinaria del sito, degli impianti e dell’area circostante. Il Comune, tramite i Musei Civici, fornirà strumenti e risorse per favorire la conoscenza del sito. Infine, il Segretariato regionale del MiBACT fornirà il supporto istituzionale ai progetti e alle iniziative volte alla promozione culturale e turistica. Il Segretariato ha, inoltre, delegato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia gli interventi di manutenzione straordinaria e, se necessario, ulteriori ricerche e restauri. Il gruppo di lavoro che coordinerà le attività previste dal protocollo è formato da: Elisabetta Borgna per l’Università di Udine, Paola Visentini per i Musei Civici, Roberto Cassanelli per il Segretariato MIBACT e Simonetta Bonomi per la Soprintendenza.