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I Viaggiatori | Introduzione alla nuova rubrica

La rubrica intitolata Viaggiatori, a cura del Dott. Stefano Padernisi prefigge come scopo il tracciare un ritratto della città attraverso la lettura delle annotazioni presenti nei testi antichi (greci e latini) e nelle opere d’età medievale e modernaMessina infatti è stata spesso oggetto di descrizioni, più o meno accurate, di storici, viaggiatori ed  eruditi (locali e stranieri).

La Città dello Stretto ha sempre destato grande interesse in chiunque vi soggiornasse grazie alla sua strategica collocazione al centro del Mediterraneo, alla fertilità del suo territorio ed alla bellezza dei suoi monumenti. Messina, infatti, ha sempre svolto un ruolo centrale nelle dinamiche militari, politiche, sociali ed economiche del Mare Nostrum, è stata il luogo di varie sperimentazioni artistiche e possiede un territorio ricco e fertile.

Non sarà sempre possibile seguire un filo diacronico nel percorso di questa rubrica in quanto la presenza di una messe documentaria copiosa, non sempre di facile interpretazione, rappresenta uno degli ostacoli maggiori ed impone necessariamente una selezione.

La rubrica avrà cadenza settimanale e sarà online ogni venerdì! 

Buona lettura.

 

 

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Lo sapevi che… | Messina fondatrice: oltre Reggio anche Milazzo e Termini Imerese

Questa settimana soffermeremo la nostra attenzione su altre due colonie greche che hanno avuto origine zanclea, dopo aver trattato la fondazione della città di Rhegion, attuale Reggio Calabria (clicca qui).

Si tratta di Himera (Termini Imerese) e Mylai (Milazzo), nate entrambe per volontà della città dello Stretto. 

Il controllo del traffico del Mediterraneo è appannaggio dunque di Zancle. Per assolvere al meglio a questo compito, fu necessario concentrarsi su quello che veniva definito dai greci come Chersōnesos, ovvero “penisola” (oltre alle già trattate coste calabre). Con questo nome venne indicato un lembo di terra a qualche decina di chilometri di distanza dal centro messinese, successivamente chiamato Mylai dopo la fondazione, avvenuta sempre ad opera di Zancle nel 716-15 a.C.

Himera fu fondata, invece, a metà VII secolo a.C. (649-48) da cittadini di Zancle e una delegazione di esuli espulsi da Siracusa, i Miletidi (che verosimilmente ebbero contatti con il Chersoneso appena citato mutandone il nome in Mylai). Si tratta di una subcolonia greca sul versante tirrenico immersa in un contesto molto particolare. Non è un caso, infatti, che la sua fondazione sia stata voluta esattamente nel cuore di un territorio fortemente influenzato e controllato dai punici per contrapporsi, quindi, alla loro espansione in Sicilia proprio a spese dei territori greci. Il caso più importante è rappresentato da Panormus (Palermo), controllata direttamente dai Cartaginesi e a pochi chilometri di distanza da Himera.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Musti, D., Storia Greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Laterza, Bari 2006.

La Torre, G.F., Sicilia e Magna Grecia. Archeologia della colonizzazione greca d’Occidente, Laterza, Bari 2011.

Gabba, E. – Vallet, G., La Sicilia antica. Indigeni, Fenici-Punici e Greci, 1980.

Musti, D., Strabone e la Magna Grecia: città e popoli dell’Italia antica, Esedra, 1994.

Vassallo, S., Himera città greca. Guida alla storia e ai monumenti, Regione Siciliana, Palermo 2005.

Paderni, S., I sifoni Barratina e Tre Pietre. Aspetti e problemi tecnico-idraulici dell’acquedotto Cornelio di Termini Imerese in Geologia dell’Ambiente n. 3/2017, Roma 2016.

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Repost | Montalbano, il maniero che domina i Nebrodi

Il castello di Montalbano Elicona ( Mons Albus ovvero monti innevati, mentre Elicona deriva probabilmente dal greco Helicon, lo stesso monte delle muse presente in Grecia) nasce come presidio difensivo su un preesistente fortilizio arabo-bizantino, in un territorio attraversato da antiche vie militari e commerciali. Il primo incastellamento con torre di guardia e breve cinta protettiva a dominio dell’abitato, viene attestato dal geografo arabo Idrisi nel “libro di Ruggero” (1154). In epoca sveva il fortilizio sarà potenziato con la costruzione di una torre pentagonale rivolta a nord e un recinto quadrangolare dai lati perfettamente ortogonali a base della rocca. Questa muraglia, che con gli aragonesi diventerà muro di facciata del castello-palazzo,  doveva assicurare la massima protezione con una serrata sequenza di 46 feritorie o saittiere. Sempre sul muro-facciata si apre una serie di grandi finestroni che i più attribuiscono alla fase trecentesca.

Particolare è la cisterna della corte grande sul cui rivestimento idraulico è incisa la data 1270 d.C. Si ritiene che questa sia stata costruita nel periodo angioino, nonostante alcuni documenti diplomatici assegnino la Contea di Montalbano a Bonifacio Anglona (zio materno del Re Manfredi) fino al 1271. Nello stesso anno (1270 d.C.)  furono compiuti i lavori del grande serbatoio, per assicurare all’edificio basso una scorta d’acqua aggiuntiva di  200 metri cubi.  Sempre in età sveva si può pensare a un fabbricato dalle strutture molto semplici, che si sviluppa con l’utilizzo del muro esterno e la costruzione di una nuova cinta interna alla distanza di 6 metri. Su questa si aprono piccole finestre, tutte uguali e indispensabili per l’illuminazione. Poche le suddivisioni degli spazi.

Gli ambienti grandi e spartani sono simili a camerate. Il tutto appare coperto da un tetto a falde e inclinato sulla corte per rifornire d’acqua la cisterna. Con gli Aragonesi il castello diviene un vero e proprio palazzo reale, Federico III infatti ne trasforma la pianta, facendo perdere al fabbricato la sua conformazione difensiva. A ridosso delle mura esterne viene realizzato un vero e proprio palazzo, dotato di un gran numero di accessi alla corte, con una distribuzione organizzata e calcolata al millimetro. L’intervento più importante viene però riservato per ciò che concerne la ricostruzione della Cappella della SS Trinità. In essa si ripete la combinazione costante che distingue i portali trecenteschi, ossia un profilo ogivale verso l’esterno e un arco ribassato verso l’interno. La chiesa ospita al suo interno un sarcofago monolitico, ove secondo alcune indicazioni di fatte da alcuni studiosi, riposano le spoglie del medico catalano Arnaldo da Villanova.

Dopo la morte di Federico III D’Aragona terra e castello di Montalbano Elicona sono oggetto di contese, che si risolvono alla fine del XIV secolo, con l’assegnazione in baronia attraverso un decreto del Re Martino. Montalbano viene cosí assegnato prima ai Cruillas, poi ai Romano e ai Bonnanno fino al 1700. La casa di Federico diventa dunque sede di un immenso feudo e il centro dei servizi di una grande azienda agricola. I cambiamenti strutturali e architettonici del palazzo sono particolarmente evidenti. Nel XVII secolo ad esempio il duca Giacomo Bonanno  mette in comunicazione la cappella reale con la sala delle udienze (ora salone delle armi) e apre un portale a sud-est dell’edificio. Verso la fine del 1700 alla cappella è addossato un corpo rettangolare, crollato e quasi interamente distrutto durante il restauro degli anni ottanta. Nel 1805 quando l’ultimo erede di casa Bonanno cede Montalbano ai Gesuiti, il castello è già in rovina. La perizia redatta nel 1802 dall’Ingegnere camerale Luigi Speranza in aggiunta alla cessione del feudo all’azienda Gesuitica, denuncia il crollo della Torre quadrata e la compromissione di varie parti della struttura, torre pentagonale compresa. Al contempo i Gesuiti adattano il maniero alle esigenze dell’ordine, destinando la parte dei granai all’alloggio dei confratelli con nicchie scavate nella cortina muraria. Dopo essere diventato sede della Guardia Nazionale, dalla seconda metà del ‘900 fino agli anni ’80 il castello di Montalbano Elicona continuerà a subire un lento deterioramento.

Oggi il maniero dichiarato monumento nazionale ha subito ben tre restauri uno negli anni ’80 uno negli anni 2000, con cui sono stati resi funzionali tutti gli ambienti del palatium, delle corti e della cappella reale. Mentre nel luglio 2017 sono iniziati i lavori di ripristino e messa in sicurezza di torri e fortilizio, che con un ottimo lavoro di restauro e ricostruzione vera e propria hanno recentemente restituito alla comunità un fantastico maniero, che torna con il suo antico splendore a dominare i Nebrodi.

 

Foto dell’utente boamundi

Post originale Igers Messina

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LO SAPEVI CHE… | Reggio Calabria, la colonia calcidese fondata per volontà di Messina

«Là nel punto in cui l’Apsias, il più sacro dei fiumi, si getta in mare,
dove troverai una femmina avvinghiata ad un maschio,
il dio ti concede la terra ausonia.»

 

Con queste parole l’oracolo di Delfi, secondo un’antichissima tradizione, ha presagito la fondazione della odierna Reggio Calabria. Anche per questa città, così come per la sua dirimpettaia, le origini si perdono nei tempi più remoti della storia. Ma la sua fondazione ufficiale avvenne soltanto intorno al 730 a.C. ad opera di genti calcidesi. Esattamente come avvenne per Messina qualche anno prima.

D’altronde, le loro storie sono profondamente intrecciate e assolutamente inscindibili. 

Sorta con il nome di Rhegion, è la più antica colonia greca dell’area calabrese, seconda nella Megale Hellas (Magna Grecia) soltanto alle campane Cuma e Pitecussa. 

La sua fondazione ha, però, dei connotati differenti rispetto a quella della città peloritana. Infatti, oltre i già citati calcidesi, partecipano alla spedizione anche genti  dalla Messenia, come testimoniano Tucidide, Diodoro, Pseudo Scimno e, più tardi, anche Solino.

Il primo a fornirci un resoconto dettagliato è Strabone, il quale, a sua volta, utilizza come fonte Antioco di Siracusa
Secondo i due storici, i Calcidesi si recarono dall’oracolo di Delfi per chiedere un consiglio sulla fondazione di una nuova città. Contemporaneamente, una delegazione di Messeni, dopo essere stata costretta a ritirarsi a Macisto dai loro stessi concittadini, si era recata a Delfi per lamentarsi con Apollo ed Artemide della loro sorte.
L’oracolo comunicò il parere delle divinità interpellate e, dunque, gli fu consigliato di unirsi alla delegazione calcidese che aveva già preso parte alla colonizzazione della Sicilia orientale.  

I calcidesi furono a loro volta invitati alla fondazione di questa nuova colonia proprio dai cittadini di Zancle, ai tempi appena fondata, i quali sentivano la necessità di proteggere il tratto dello Stretto che andava, via via, popolandosi sempre di più.

 La stirpe proveniente dalla Messenia, che si salvò dalla successiva caduta ad opera di Sparta, sembra essere la stessa che generò, qualche secolo più tardi, il tiranno reggino Anassila che, all’inizio del V secolo, prenderà il potere a Rhegion e Zancle, mutando il nome di quest’ultima in Messene in onore dei suoi antenati.

Reggio rappresenta, dunque, l’ultima colonia di quel movimento calcidese che si attestò soprattutto nella Sicilia Orientale con Nasso, Leontini, Katane e Zancle, divenendo l’unica colonia di matrice calcidese sul suolo calabro.

Grazie alla volontà di Zancle.

 

Riferimenti bibliografici:

Musti, D., Storia Greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Laterza, Bari 2006.

La Torre, G.F., Sicilia e Magna Grecia. Archeologia della colonizzazione greca d’Occidente, Laterza, Bari 2011.

Gabba, E. – Vallet, G., La Sicilia antica. Indigeni, Fenici-Punici e Greci, 1980.

Tromba, M., La storia di Rhegion ellenica.

Musti, D., Strabone e la Magna Grecia: città e popoli dell’Italia antica, Esedra, 1994.

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Ferdinando II di Borbone, un Re passato alla storia come cattivo

Una  statua eretta e collocata nel 1973 alla Passeggiata a mare di  Messina, raffigurante Ferdinando II di Borbone, ricorda al popolo messinese quel controverso periodo nel quale la città e non solo, fu in mano alla dinastia borbonica. Questo monumento scolpito nel 1839 da Pietro Tenerani, progettato in marmo ma poi realizzato in bronzo a Monaco di Baviera e collocato in origine a piazza Duomo il 30 maggio 1845, celebra una delle figure più importanti della storia messinese e siciliana, un re accolto favorevolmente dalla popolazione che nutriva grandi speranze sul suo operato.

Una figura questa sulla quale si  continua a dibattere fra gli studiosi, della quale probabilmente non tutto si sa, molto forse è ancora da scoprire. Le fonti certe ed incontestabili, ci dicono che Ferdinando Carlo Maria di Borbone, nacque a Palermo il 12 gennaio 1810, figlio di Francesco I e Maria Isabella di Spagna, nel 1827 divenne capitano generale dell’esercito e l’8 novembre 1830 salì al trono (a soli 20 anni), divenendo re del Regno delle Due Sicilie e restandovi sino al 22 maggio 1859. Sotto il suo dominio, questo Regno conobbe una serie di riforme burocratiche e innovazioni in campo tecnologico, fu un re abile e un onesto amministratore, gelosissimo dell’indipendenza del regno.  Inaugurò la ferrovia Napoli-Portici (la prima ferrovia costruita in Italia, 1839), dette grande incremento alla marina mercantile, concluse trattati di commercio con varie potenze (1841-45), promosse l’eversione della feudalità in Sicilia (1841), reprimendo duramente ogni tentativo liberale. 

Il suo innovativo progetto  vacillò pesantemente con i moti rivoluzionari di Palermo del 1848, che segnarono la sua figura e inevitabilmente il suo operato, passato da un breve esperimento costituzionale ad una progressiva stretta assolutista, che lo costrinse prima a concedere la costituzione, ma il 15 maggio successivo, dopo un sanguinoso urto fra liberali e truppe regie, a riprendere il potere assoluto, domando poi alcuni mesi dopo (maggio 1849) l’intera Sicilia.

Di questo periodo controverso, altamente dibattuti da alcuni storici e faziosi, sono gli episodi, che portano forse in maniera troppo semplicistica ad annoverare questo sovrano fra i cattivi della storia, rendendo però altrettanto difficile, celebrarne positivamente la figura. In particolar modo il bombardamento di Messina (nel settembre 1848), che gli varrà l’appellativo di “Re Bomba“, uno degli episodi più cruenti e significativi  di questa rivolta, domata semplicemente da monarca, in maniera ne più ne meno differente da altri monarchi nella storia. Le fasi successive del suo regno contribuiranno e rendere sempre più negativa, forse eccessivamente, la sua figura di questo Re nel firmamento della storia di questa nostra affascinante Nazione.

Il periodo che poi ne seguì infatti, lo portò ad accentrare su di sé il peso dello Stato e ad attuare una politica economica parsimoniosa e paternalista che lasciò il reame, negli ultimi anni, in una fase statica. Alla sua morte, avvenuta a Caserta il 22 maggio del 1859, il Regno delle Due Sicilie passò al figlio Francesco II, che lo perse di li a poco, in seguito alla Spedizione dei Mille e all’intervento piemontese.

Il governo di Ferdinando II di Borbone si può dunque riassumere come una parabola discendente: quando sale al trono, gode di rispetto e ammirazione per le doti di intelligenza e di acume politico e, in quanto sovrano del Regno più potente d’Italia, viene visto come il possibile futuro re della nazione; poi, con il passare del tempo, la sua condotta assolutista e repressiva ne causeranno un calo di rispetto e ammirazione.

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Repost | Borgo Musolino, dall’abbandono a Eco-Park

Oggi vi facciamo scoprire un’antica dimora siciliana, in stile liberty, situata nel cuore dei Peloritani, le cui origini risalgono alla metà del 500, quando fu edificata dalla baronia Musolino che ne fece la propria dimora e roccaforte strategica.
Nei secoli varie modifiche furono apportate. In seguito al terremoto del 1908 infatti la casa padronale subí gravi danni e venne abbandonata dalla famiglia, che intorno al 1913 vendette la proprietà all’Ing. Carmelo Salvato.


Nei due anni successivi viene realizzato l’edificio così come appare oggi, dotato dei migliori standard tecnologici dell’epoca. Successivamente, nel 1962 viene venduta alla famiglia Rodriquez che in breve la trasforma in un’azienda agricola dedicata alla produzione di camelie. Oggi, a seguito di un’imponente ristrutturazione, Borgo Musolino risorge divenendo un Country Resort ed Eco-Park unico nel suo genere.

 

Foto utente @nino_teramo.

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Illustri Siciliani | Archimede, il genio siracusano

Considerato come uno dei più grandi scienziati e matematici della storia, Archimede nacque, visse e morì a Siracusa. I pochi dati sulla sua vita si ricavano prevalentemente dagli scritti di Plutarco e attraverso numerosi aneddoti, talvolta di origine incerta. Molti di questi narrano che egli fu ucciso nel 212 a.C., alla fine dell’assedio dei romani alla città di Siracusa, a causa della disobbedienza di un soldato che, non riconoscendolo, trasgredì l’ordine di condurre vivo il geniale “vecchio” che aveva ucciso migliaia di romani con le sue portentose invenzioni belliche.

La data di nascita non è certa: viene di solito accettata quella del 287 a.C., sulla base dell’informazione riferita dall’erudito bizantino Giovanni Tzètzes che asserisce che Archimede fosse morto all’età di settantacinque anni. L’unica notizia certa è quella che vuole il matematico in contatto diretto con l’astronomo Conone di Samo, che potrebbe aver conosciuto in Sicilia, e in contatto epistolare con vari scienziati di Alessandria, tra cui Eratostene.

Nel conflitto tra Roma e Cartagine, Siracusa si alleò con i cartaginesi e per questo i romani posero la città sotto assedio. La leggenda vuole che, durante questo assedio, su richiesta diretta del tiranno Gerone II, di cui era molto amico, Archimede abbia inventato ingegnosissime macchine da guerra per allontanare il nemico e che l’eco della sua inventiva abbia raggiunto le orecchie del console Marcello che avrebbe ordinato che lo scienziato fosse catturato vivo. Un soldato, però, disubbidì agli ordini del console, entrò in casa di Archimede, ormai vecchio, e lo uccise.

Gli studi di Archimede abbracciano vasti campi della scienza: i suoi contributi spaziano dalla geometria all’idrostatica, dall’ottica alla meccanica. Fu in grado di calcolare la superficie e il volume della sfera e intuì le leggi che regolano il galleggiamento dei corpi. In campo ingegneristico, Archimede scoprì e sfruttò i principi di funzionamento delle leve e il suo stesso nome è associato a numerose macchine e dispositivi, come la Vite Idraulica di Archimede, che testimoniano la sua enorme capacità inventiva.

 

Rappresentazione del postulato sull’equilibrio della leva fatto da Archimede

 

La figura della sfera inscritta in un cilindro, che condensa una delle sue più importanti scoperte, venne incisa sulla tomba di Archimede. Il questore di Sicilia e oratore romano Cicerone fu in grado di rintracciare la tomba dello scienziato, sulla quale era ancora visibile l’incisione, e la fece restaurare ma da allora se ne perse ogni traccia.

Archimede godeva di grande stima sia nel suo paese, sia ad Alessandria d’Egitto, sia tra i Romani e la sua figura affascinò i suoi contemporanei al punto che, nel tempo, le vicende biografiche si sono intrecciate alle leggende ed è tuttora difficile distinguere gli elementi di finzione dalla realtà storica.

 

Busto di Archimede dalla Villa dei Papiri di Ercolano, Museo Archeologico di Napoli

 

 

Immagini dal web

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Lo sapevi che… | Zankle, la più antica Polis di Sicilia

Le prime tracce di frequentazione dell’area dello Stretto di Messina risalgono a migliaia di anni fa. Difatti, insediamenti indigeni sono presenti a Monte Ciccia e Monte Tidora, nonché in zone più pianeggianti come l’odierna Via Cesare Battisti o l’area su cui oggi sorge il Palacultura.

Necropoli del Bronzo Antico (XVIII – XV sec. a.C)
Is. 141 Via Cesare Battisti – Tomba 5
Sepoltura a Enchytrismòs: deposizione del corpo all’interno di grandi vasi contenitori (Pythos, in foto)

Ma fu soltanto con l’intensificarsi delle spedizioni da oriente che lo Stretto acquista un’importanza nevralgica all’interno delle nuove vie di comunicazione. Le popolazioni già presenti sul territorio non rappresentarono, però, un serio problema per chi veniva dalla penisola greca; difatti, le genti provenienti dalla Calcide riuscirono facilmente a insediarsi sul territorio e a fondare la nuova colonia Zancle (italianizzato da Zankle).
Il nome è di origine indigena (Sicula per la precisione), dunque lascia presagire contatti tra le popolazioni che ivi risiedevano e quelle provenienti da oriente. Ma fu soltanto nel 757 a.C. che la colonia iniziò ufficialmente la sua vita. La datazione è proposta dallo storico Eusebio e trova riscontro con i dati archeologici, seppure nel corso degli ultimi anni il dibattito sia ancora tutt’altro che concluso e propone, come antitesi, una datazione leggermente più recente (730 a.C.). Gli studiosi propendono per la datazione più antica in quanto sembrerebbe, secondo la tradizione letteraria, che le più antiche colonie greche d’Italia, quali Pitecussa e Cuma (la cui datazione è di qualche anno antecedente rispetto a quella della colonia siciliana), abbiano partecipato alla fondazione di Zancle insieme ai calcidesi. E in effetti risulta plausibile, considerando che, già dai primi contatti con il mondo miceneo, l’area dello Stretto era il primo stanziamento obbligato per far poi successivamente rotta verso le coste italiane o quelle della Sardegna. All’interno di queste rotte commerciali ricadeva anche Lipari e, più in generale, le isole Eolie, densamente popolate e in grado di influenzare e trasmettere i loro usi e costumi agli abitanti della Sicilia nord-orientale (ad esempio Mylai, Milazzo). Dunque il viaggiatore che dalla Grecia avesse dovuto raggiungere le coste campane non avrebbe potuto esimersi dal far scalo e rifornimenti a Zancle, tenendo conto di quelli che erano i mezzi e le risorse nonché le esigenze dei popoli di allora.


Confermata dunque la datazione al 757 a.C., il confronto con le realtà che sono nate successivamente è molto semplice. Zancle è la più antica colonia della sicilia e una delle più antiche della Magna Grecia, eccezion fatta per le già citate Cuma e Pitecussa a cui va a sommarsi la splendida Metaponto.
Neanche la potente Roma risulta così antica: la storiografia ha datato, infatti, al 21 Aprile 753 a.C. la sua fondazione ufficiale, di 4 anni più recente rispetto alla fondazione dell’odierna Messina.

 


Riferimenti bibliografici

Musti, D., Storia Greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Laterza, Bari 2006.

La Torre, G.F., Sicilia e Magna Grecia. Archeologia della colonizzazione greca d’Occidente, Laterza, Bari 2011.

Carandini, A., La fondazione di Roma raccontata da Andrea Carandini, Laterza, Roma – Bari 2013.

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Repost | Nettuno, il Dio del mare

Una delle opere principali del Montorsoli datata 1557, allievo di Michelangelo, fatta a Messina oltre alla Fontana D’Orione (voluta dal senato messinese in onore di Carlo V), rappresenta un’opera del tutto originale, dove la parte statutaria di dimensioni colossali supera l’architettura della fontana. Importante infatti è notare la maestosità delle dimensioni delle statue (Nettuno e Scilla), con le forme che danno quell’effetto di potenza tipico nelle figure rappresentate nella Cappella Sistina da Michelangelo. L’opera rappresenta la protezione del dio Nettuno dai mostri Scilla e Cariddi, evidente allusione alla protezione accordata alla città sotto il dominio asburgico. Inizialmente posta nel punto centrale del porto, davanti alla Real Palazzata, venne spostata nel 1934 in Piazza dell’Unitá d’Italia, venendo ruotata di 180 gradi. Le statue dell’opera originale sono attualmente conservate al Mume di Messina (danneggiate probabilmente dai bombardamenti borbonici), mentre quelle presenti nella fontana sono le copie, che differiscono per dimensioni, risultanti più piccole rispetto alla struttura originale delle vasche della fontana.

 

Rubrica in collaborazione con la pagina social IgersMessina.

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Foto dell’utente bonzil86

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Una Pescarese a Messina – Lo Stretto indispensabile pt. I

“A Messina non c’è nenti!” dicono. “Non è vero,” rispondo io, “c’è lo Stretto!”. “E grazie!” direte voi.

Messina è una città dai mille volti, decisamente particolare: da un lato il mare, dall’altro le montagne, a nord i due laghi, il faro ed il pilone. La morfologia del territorio geografico occupato dal suo comune è unica al mondo.

Quando decisi di partire mi feci guidare dal cuore, pronta a seguire il mio fidanzato per dare una svolta alla nostra relazione “a distanza”. Eravamo intenzionati ad avvicinarci e, tra i due, io ero quella che poteva spostarsi più agevolmente. Almeno io credevo che fosse così.

Non avevo idea di cosa avrei trovato e di come io stessa mi sarei ambientata in una città completamente nuova, senza le persone con cui amavo condividere il mio tempo, ma circondata da volti da conoscere e, più di tutto, immersa in una realtà e in una cultura a me sconosciute.

La cultura è l’aspetto che incide maggiormente in una società, ne determina la scala di valori, la mentalità comune, le abitudini, l’etica di comportamento, le preferenze, lo stile di vita, addirittura le norme civili “implicite”, il dialetto, e fa, della comunità locale, una collettività unita da un senso di appartenenza profondo, radicato, forte.

Tutte cose che io non conoscevo. Certo, è normale per chiunque decida di lasciare la propria terra di origine per spostarsi altrove, all’estero o entro i confini nazionali, ritrovarsi catapultati in tutto questo. Quello che però io, un po’ ingenuamente, non feci e avrei invece dovuto fare, fu di “studiare” più approfonditamente la realtà messinese prima di partire: conoscerne meglio il clima, il costo della vita, i monumenti, la situazione lavorativa, le dimensioni stesse della città, la viabilità, addirittura il modo di salutarsi e l’orario di chiusura degli esercizi commerciali.

Sembreranno cose di poco conto a chi è nato e cresciuto qui, oppure banali per chi è partito e vive lontano da “casa”. E così la pensavo anche io e ingenuamente credevo che non sarebbe cambiato nulla se avessi conosciuto tutte queste cose solo una volta arrivata.

Quello che in realtà accadde ebbe l’effetto di una bomba su di me: proprio perché Messina è una città dai mille volti, trasferirmi qui ebbe un impatto devastante sul mio equilibrio, mentale soprattutto.

Messina, meravigliosa e “amara” al tempo stesso, mi aveva messo sotto scacco!

E non vogliatemene se la definisco “amara”. Mi riferisco a tutte le difficoltà che questa città, anche a causa di amministrazioni incompetenti, presenta ai suoi abitanti quotidianamente. Le ha presentate, TUTTE, anche a me.

A cosa mi riferisco? Lo sapete meglio di me.

Sono qui per raccontare come ho deciso di vivere qui. Non sopravvivere, proprio vivere, e voglio raccontare una Messina meravigliosa, tralasciando le amarezze, perché quelle le conosciamo tutti, voi meglio di me. Voglio raccontare i motivi per cui amare questa città e andarne finalmente e pienamente fieri.

Troppo spesso il lato più “oscuro” di questa città ha messo in ombra il lato “splendente” e ha convinto alcuni messinesi a pensare che a Messina non ci sia “nenti”.

Ho deciso che questo mio spazio avrà un ruolo “sovversivo”.

Da marzo, quando arrivai qui l’anno scorso, fino a luglio stetti malissimo. Mi sentivo sola, frustrata e impotente di fronte alle difficoltà e all’assenza di senso civico di alcune persone, non solo alla guida. Non riuscivo a conoscere nessuno, sebbene io abbia un carattere molto socievole, percepivo diffidenza verso la mia persona e non trovavo lavoro. Il mio fidanzato mi consolava e mi aiutava, ma non poteva certo sostituirsi a me. Avevo difficoltà a spostarmi in macchina perché puntualmente Google Maps mi spediva in luoghi a mesconosciuti e in quartieri poco “cordiali”. Oggi rido tantissimo di queste mie avventure su strada. Non so quante volte mi sono persa in macchina, ma ho sempre affrontato la cosa con ironia. Finché ho carburante nel serbatoio e la macchina cammina va tutto bene mi dicevo.

Sorprendentemente ho imparato nuove strade proprio perdendomi.

Ho cominciato a risalire la china proprio a partire dal mio senso di frustrazione. Ho capito di aver toccato il fondo quando, verso luglio, non mi riconoscevo più. Dov’era la mia determinazione? Mi stavo arrendendo e provavo tantissima rabbia, perché non trovavo la soluzione al mio malessere e non riuscivo a reagire. Nella mia vita ho affrontato parecchie sfide e mi sono sempre messa in gioco. Spesso ho nuotato controcorrente. Ho seminato, coltivato e raccolto. E in questo modo mi sono formata e fortificata. La frase che più spesso ripetevo era: “Com’è possibile che una persona della mia struttura si sia fatta mettere sotto scacco da una città?”

La verità, che ho capito solo a distanza di tempo, è che ogni sfida è diversa. E ora posso affermare che questa è stata la più grande che io abbia mai affrontato.

Quando ho toccato il fondo, ho canalizzato la mia rabbia e sono ripartita dalle basi, da me, dal mio centro.

Ho sempre amato l’acqua. Nuotare mi trasporta in un universo parallelo, fatto di pace e silenzio. Sott’acqua il blu mi distende e l’unico suono che percepisco è quello del mio respiro. Posso ascoltarlo isolato da tutti gli altri rumori. Osservo le bollicine che salgono in superficie. Percepisco la mia essenza. E ad ogni bracciata il mio respiro va a ritmo. L’acqua mi fa galleggiare, il mio peso è nullo e posso lasciare andare le mie difese, sicura che mi sosterrà.

A giugno mi iscrissi dunque in piscina, al CUS. Ogni giorno prendevo la macchina e dalla zona sud percorrevo tutta la distanza per poter tuffarmi in vasca. Poi a luglio annunciarono la chiusura estiva: “Le persone se ne vanno al mare”. “A Pescara la piscina è aperta tutto l’anno. Ecco un’altra differenza che non mi piace!” pensai. Di nuovo rabbia, di nuovo mi sentivo privata di qualcosa in cui potevo finalmente riconoscermi.

“Le persone se ne vanno al mare”. Al mare. Il mare. Messina è su un’isola, è circondata dal mare. Ok, sono a Messina e farò anche io come i messinesi, vediamo come va”.

Quando chiedo ai ragazzi delle scuole cosa ha di bello Messina mi rispondono: “Il mare e basta”.

Intanto analizziamolo questo mare. Pescara sorge sulla costa adriatica, io sono cresciuta in una città di mare e non potrei farne a meno. Benché ami la mia città, devo riconoscere che lo spettacolo che ho davanti agli occhi tutti i giorni qui è unico e non ha eguali. Molti messinesi ci sono abituati e alcuni, mi è parso di capire,  non ci fanno più caso.

Qui entro in gioco io, che vedo la città con occhi diversi, perché tutto è sì sconosciuto, ma sconosciuto significa per me da conoscere, e dunque è nuovo.

 

…continua la prossima settimana!