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News | Ritorna l’annuale appuntamento alla Real Cittadella (VIDEO)

Sabato 16 Marzo alle ore 16.30 presso il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca di Messina, in occasione del 158° dell’ultima caduta della Real Cittadella, verra’ presentato il volume La grande beffa di Alessandro Fumia, Marco Grassi, Franz Riccobono e Rodo Santoro.

Il giorno successivo è previsto un omaggio floreale alla Statua di Carlo di Borbone a Piazza Cavallotti, prima di raggiungere la Cittadella per la classica visita guidata e la deposizione di una corona di fiori nel rappresentativo Bastione Santo Stefano.

 

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La visita guidata alla Real Cittadella dello scorso anno
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News | Il testamento culturale di Sebastiano Tusa e il cordoglio della Regione Siciliana (VIDEO)

Il tragico incidente aereo in cui hanno perso la vita 157 passeggeri, tra cui l’assessore Sebastiano Tusa, ha profondamente segnato e sconvolto tutta la Sicilia. 

Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, appresa la notizia, non può esimersi dal commentare l’accaduto per la carica istituzionale che ricopre. 

Ho appena ricevuto la conferma ufficiale dell’Unità di crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: l’assessore Sebastiano Tusa era sull’aereo precipitato in Etiopia. Sono distrutto. È una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito. Perdo un amico, un lavoratore instancabile, un assessore di grande capacità ed equilibrio, che stava andando in Kenya per lavoro. Un uomo onesto e perbene, che amava la Sicilia come pochi. Un indimenticabile protagonista delle migliori politiche culturali dell’Isola. 

Le bandiere a mezz’asta a Palazzo d’Orleans, Palermo

Qualche ora più tardi, la Regione Siciliana decide che saranno disposte bandiere a mezz’asta in tutti gli uffici regionali seguendo la volontà del presidente Nello Musumeci, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa.

Un estratto di un’intervista molto significativa viene pubblicato qualche ora più tardi sempre dalla Regione Siciliana. Il video, di seguito riportato, sottolinea lo spessore culturale, oltre che umano, che caratterizzava Sebastiano Tusa, uomo che avrebbe potuto contribuire in maniera decisiva allo sviluppo economico-culturale della Sicilia. 

https://www.facebook.com/2050353221878553/posts/2262057710708102?sfns=mo

Nel frattempo il Governo regionale è rimasto, anche nella giornata odierna, costantemente in contatto con i funzionari dell’unità di crisi istituita presso il ministero degli Affari esteri. Si attende di conoscere, dalle autorità etiopi, se e quando le famiglie delle vittime dell’incidente aereo potranno raggiungere il luogo teatro della sciagura. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha disposto che, ove necessario, la famiglia dell’assessore Sebastiano Tusa venga accompagnata da una missione regionale, guidata dal dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali.
Da fonti di Palazzo d’Orleans, si apprende che «secondo quando riferito dai funzionari romani le procedure potrebbero richiedere anche alcune settimane».
Il governatore della Sicilia segue personalmente l’evolversi della situazione. Nei prossimi giorni, di concerto con la famiglia, Musumeci valuterà quali iniziative pubbliche potranno essere organizzate.

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Ethiopian Airlines | Conferma ufficiale: 157 deceduti tra cui Tusa. Le prime indagini

Qualche ora dopo il tragico impatto che ha causato il decesso dei 157 passeggeri, tra cui l’Assessore-Archeologo Sebastiano Tusa, comunicato dalla stampa etiope e riportato da ANSA, arriva la conferma ufficiale anche da parte del Ministro ai trasporti del Kenia James Macharia

Non ci sono sopravvissuti – dichiara il Ministro durante l’incontro con le Nazioni Unite. Il nostro pensiero – continua – è rivolto alla famiglia delle vittime di una delle peggiori tragedie a cui abbia assistito in vita mia. Perdono la vita 157 persone di 35 nazionalità diverse. I parenti e gli amici delle vittime hanno chiesto massimo riserbo e stanno aspettando di conoscere ulteriori dettagli.

L’archeologo Sebastiano Tusa, Assessore ai Beni Culturali di Sicilia

Da ieri a Palazzo Belmonte Riso, a Palermo, e negli uffici della Regione Siciliana le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto. La notizia è giunta in Italia come un fulmine a ciel sereno. Ben 8 i passeggeri italiani, tra cui appunto Tusa, che perdono la vita nel tremendo impatto a qualche chilometro di distanza dall’areoporto di Addis Ababa da cui era appena partito il volo. Ancora non sono chiare le cause dell’incidente e la ricerca è appena entrata nel vivo.

Subito dopo il decollo qualcosa è andato storto: i radar hanno evidenziato una velocità verticale instabile. Il comandante ha prontamente contattato terra e ha ottenenuto l’autorizzazione al rientro. Senza purtroppo riuscirci: alle 8.44 il Boeing si è schiantato al suolo, 60 chilometri a sud-est di Addis Abeba. L’esplosione è stata fortissima e le fiamme si sono propagate con una forza tale che non siamo riusciti ad avvicinarci, ha raccontato un testimone alla Bbc (ilmessaggero). 

I soccorsi

I familiari delle vittime sono stati raggiunti e informati telefonicamente dalla Farnesina. 

Di seguito un estratto dal quotidiano britannico The Guardian con il luogo dell’impatto.

Il luogo dell’impatto e le ricerche, The Guardian
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News | Precipita aereo in Etiopia: tra i 157 passeggeri anche l’Assessore Tusa

L’assessore Sebastiano Tusa è uno dei 157 passeggeri del volo Ethiopian Airlines che stamani si è schiantato alle 8.44 (ora locale), 6 minuti dopo il decollo da Addis Abeba, vicino alla località di Bishoftud, ad una cinquantina di chilometri a sud della capitale etiope.  Sarebbero 8 gli italiani a bordo (ANSA).

L’archeologo Sebastiano Tusa si dirigeva in Kenia per un progetto dell’Unesco, località in cui era già stato nel Natale scorso con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Palazzo Riso a Palermo. L’assessore ai Beni Culturali di Sicilia, figlio dell’archeologo di fama internazionale Vincenzo Tusa, aveva sostituito Vittorio Sgarbi nel suo mandato nell’Aprile scorso. 

Tusa è stato docente alla Facoltà dei Beni Culturali dell’Università di Palermo, dopo una parentesi come professore di Paletnologia all’Università Suor Orsola Benincasa a Napoli e docente a contratto alla Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna.

A dichiare il decesso dei passeggeri è la stampa etiope attraverso un comunicato trasmesso ad ANSA. Tra gli italiani deceduti, identificati tre volontari appartenenti a una onlus di Bergamo,  la cui identità non è ancora stata resa nota ai media.  

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Repost | La Lanterna del Montorsoli

La rubrica #Repost è gestita in collaborazione con gli utenti Instagram e Facebook che utilizzano l’hashtag #ArcheoMe o il tag diretto delle nostre pagine social. Durante la settimana verrà selezionata la fotografia più bella, secondo i nostri criteri, a cui verrà affiancata una breve descrizione da noi realizzata. 

 

Commissionata dal Senato messinese allo scultore toscano Fra Giovannangelo Montorsoli nel 1547, la Lanterna nasceva dall’esigenza di dotare l’imboccatura del porto di una guida per i naviganti e di una postazione di controllo militare.

Possiede spesse mura, volute per resistere ai bombardamenti, da cui spiccano le finestre per cannoni e l’ingresso rialzato. Sulla parte superiore dell’edificio si erge una costruzione di forma ottagonale, rifatta nell’800, che racchiude la Lanterna vera e propria.

Lo scatto di Marco Gemelli

Utente: Marco Gemelli

Scatto: clicca qui

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I Viaggiatori | Ibn al-Athir e l’importanza strategica di Messina

Lo storico arabo Ibn al-Athir, vissuto tra il 1160 ed il 1233, fu uno studioso dai vasti interessi ed autore di una importante storia del mondo, chiamata al-Kāmil l-ta’rīkh, La perfezione nella storia o La storia completa, una sorta di Storia universale scritta con una prospettiva musulmana. Nel testo si ritrovano le più disparate notizie, da quelle riguardanti i Rus (Russi) a quelle concernenti la storia della Sicilia; si sofferma, in particolare, sulle crociate.

Ibn al-Athir mostra con grande evidenza l’importanza strategica di Messina quale base logistica d’eccellenza e piattaforma operativa per intraprendere spedizioni sia verso le aree interne dell’isola che verso la penisola.

Veduta prospettica di una fantasiosa
Messina medievale, Anonimo

L’autore arabo infatti fornisce in particolare interessanti elementi riguardanti la Città dello Stretto perché, nell’analizzare le vicende della conquista musulmana della Sicilia, narra le operazioni militari svoltesi a Messina e menziona alcune fasi di assedio con riferimento alle fortificazioni.

Fondamentale risulta la testimonianza di Athir per quegli episodi di cui lui stesso fu testimone oculare; militò infatti come soldato, all’età di 28 anni, nell’esercito di Saladino; altrettanto utili i dati offertici sulla scorta delle indicazioni provenienti da fonti importanti quali Ibn al Qalansi ed Imad al-Din.

Le prime notizie su Messina riguardano l’anno 842, in occasione dell’attacco del condottiero ‘Al Fadl, il quale sbarcò con un’armata nel porto di Messina. Interessanti le precisazioni tattiche sull’assedio arabo: combattè fieramente la città di Messina, senza poterla espugnare. Quindi un corpo dell’esercito, facendo un giro dietro il monte che sovrasta alla città, salivvi sopra, e di lì scese in Messina, mentre i cittadini erano tutti intenti a combattere.

Proseguendo racconta che nel 901 una potente armata fu allestita da un altro condottiero, ‘Abu ‘al ‘Abbas e fu condotta da Messina a Reggio, venendo quest’ultima depredata. ‘Abu ‘al ‘Abbas fatto ritorno a Messina abbattè le mura della città; nel cui porto avendo trovate delle navi che venivano da Costantinopoli, ne prese ben trenta e fece ritorno alla capitale.

Da queste brevi indicazioni si può evincere come l’importanza fondamentale di Messina derivava dalla sua posizione di porta della Sicilia e “ponte” verso la penisola. Messina infatti era una base logistica d’eccellenza ed un’importantissima piattaforma operativa per intraprendere spedizioni sia verso la penisola sia verso le aree più interne dell’isola.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Le cronache di Ibn al-Athir, D.S. Richards

 

Amari M., Biblioteca arabo-sicula, 2 voll., Torino 1880, Roma 1881.

Amari M. – Schiapparelli C., L’Italia descritta nel “Libro del re Ruggero” comp. da Edrisi, 1881-1886.

Amari m., Storia dei musulmani in Sicilia, 3 voll., Catania, 1933.  

Rizzitano U., Il Libro di Re Ruggero, Palermo, 1966.

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Illustri Siciliani | L’operato dei fratelli Cafici

I baroni Corrado (1856-1954) e Ippolito (1857-1947) Cafici, vissuti a cavallo tra Ottocento e Novecento, sono stati due importanti studiosi di caratura internazionale che tanto lustro hanno dato alla città di Vizzini, fino ad ora conosciuta per aver dato i natali al padre del verismo Giovanni Verga.

Appartenevano a una delle più illustri famiglie nobili del tempo. Il padre Vincenzo, fervente patriote mazziniano, era un uomo il cui spessore culturale ha portato i figli a crescere in un ambiente in cui la ricerca scientifica in ambito archeologico, geologico, paletnologico e malacologico era curiosità per pochi eletti.  

I giovani Cafici, oltre a preoccuparsi dell’amministrazione dei loro beni come tutti i rampolli delle famiglie nobili, mostrarono precoci interessi scientifici e seppero muoversi nell’intricato mondo accademico. Inizialmente si interessarono alla malacologia (ramo della zoologia che studia i molluschi) e alla paletnologia, per poi dedicarsi allo studio delle dinamiche etno-culturali del paleolitico e del neolitico. Diedero il loro contributo alla stesura di alcune voci per il Reallexikon der Vorgeschichte, una importante enciclopedia di scienze preistoriche, e instaurarono una proficua collaborazione con il Bollettino di Paletnologia Italiana, che diede ai Cafici la possibilità di confrontarsi con i più grandi archeologi europei vissuti a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

Grazie ai loro studi, seppur inizialmente condotti in maniera autodidatta, diventarono un punto di riferimento anche nel campo della tutela del patrimonio archeologico. A dimostrazione di ciò e della grande fiducia che si poteva riporre in questi due personaggi, si narra un curioso episodio in cui l’allora Sovrintendente Paolo Orsi, dopo aver inoltrato formale comunicazione ai Carabinieri di Vizzini riguardo la segnalazione di scavi clandestini, interpellò Ippolito e Corrado affinchè, grazie alla loro posizione sociale, proteggessero il territorio interessato dai suddetti scavi.

I due fratelli Cafici, come era consueto tra gli studiosi del tempo, furono anche dei collezionisti. Durante le loro ricerche per ricostruire la storia della Sicilia dal paleolitico all’era dei metalli, furono in grado di raccogliere numerosi reperti: la loro collezione contava più di 120 pezzi di varia natura e provenienza (crateri, statuette, vetri e bronzi) e un cospicuo numero di conchiglie. I primi furono donati con testamento olografo al Museo Paolo Orsi di Siracusa dallo stesso Ippolito nel 1947, mentre le conchiglie furono donate all’Università di Catania.

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Messina e la Battaglia di Lepanto

La battaglia di Lepanto in breve

La Battaglia di Lepanto fu uno scontro navale, avvenuto il 7 ottobre 1571, tra le flotte musulmane dell’Impero ottomano e quelle cristiane (federate sotto le insegne pontificie). La Lega Santa, formata dalle forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova e di vari Ducati e Granducati della penisola, aveva come obiettivo il dominio del mediterraneo a spese dell’espansione turca.

La partenza

La flotta, radunatasi a Messina il 16 settembre 1571, era composta da circa 230 galee. Sotto il comando di Don Giovanni d’Austria, la Lega Santa ebbe la sua prima storica e clamorosa vittoria contro il potentissimo Impero: 117 galee vennero affondate, 130 catturate.

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I Viaggiatori | Ibn Gubayr e gli adoratori delle croci di Messina

Le annotazioni sulla particolare ricchezza del territorio messinese che, nel corso dei secoli, aveva attirato le mire di molti popoli, sono confermate anche da altri storici storici arabi, come Ibn Gubayr/Jubair. Noto anche come Abū l-Husayn Muhammad ibn Ahmadal-Kinānī, nacque a Valencia nel 1145 e morì ad Alessandria d’Egitto nel 1217. Poeta, erudito e studioso di letteratura e scienze religiose, Gubayr fu un funzionario alla corte di Granada.

Questi, nella sua opera storica, descrive la Sicilia (dove soggiornò due volte, nel 1183 e dal 1184 al 1185) sotto il dominio normanno di Guglielmo II il Buono e narra le vicende della conquista musulmana dell’isola. Nel suo testo l’autore arabo fornisce interessanti elementi riguardanti le operazioni militari svoltesi a Messina e menziona alcuna fasi di assedio con riferimento alle fortificazioni ed al territorio.

Testimone diretto di molti dei fatti che narra, Ibn Jubair sottolinea come Messina: S’appoggia a’ monti le cui falde corron di pari coi fossi della città: ha di faccia il mare dal lato di mezzogiorno. In particolare, l’attenzione si incentra sul porto, di cui viene elogiata la rilevanza economica e strategica; esso era la meta dei legni che solcano il mare venendo da tutte le regioni: comodissimo [soggiorno] pel buon mercato [delle cose]; ed ancora: mirabilissimo poi il suo tra tutti i porti di mare; poiché non è sì grosso legno che non possa avvicinare da toccar quasi la terra: e vi si passa mettendo soltanto un’asse, su la quale salgono i facchini co’ pesi in spalla.

Non viene taciuta poi l’ immensa profondità dello Stretto e la pericolosità del suo attraversamento, ben nota a tutti i naviganti. ‘Ibn Gubayr, come il geografo arabo Idrisi, si sofferma inoltre sulla fertilità del suolo messinese: i monti di Messina paion tanti giardini, abbondanti di mele, castagne, nocciole, susine e altre frutte.

Di particolare interesse è la notizia secondo la quale negli anni 1183-1184 lo stesso Guglielmo II si trovava a Messina ed aveva a disposizione degli alloggi degni della sua importanza: In Messina egli ha un palagio bianco come una colomba, il quale domina la spiaggia. Ibn Jubair inoltre sottolinea la presenza di un arsenale militare, saldo e ben strutturato, capace di accogliere gli eserciti e di ospitare una numerosissima flotta.

 

Descrizione della città di Messina nell’isola di Sicilia, che Iddio la renda [ai Musulmani].

Questa città è l’emporio dei mercanti infedeli; la meta de’ legni che solcano il mare venendo da tutte le regioni: comodissimo [soggiorno] pel buon mercato [delle cose], ma aduggiato dalle tenebre della empietà. Nessun musulmano ha ferma stanza in Messina: zeppa ella è di adoratori delle croci, sì che vi s’affoga; né la città può abbracciare tutta la sua popolazione. Piena di sudiciume e di fetore; schiva e inospitale: pure ha mercati ricchi e frequentati; ha copia di quanto mai si possa desiderare per gli agi della vita. Vi starai sicuro la notte e il dì, quand’anco il tuo viso, la borsa e la lingua ti [svelassero] straniero.

S’appoggia Messina a’ monti le cui falde corron di pari coi fossi della città: ha di faccia il mare dal lato di mezzogiorno. Mirabilissimo poi il suo tra tutti i porti di mare; poiché non è sì grosso legno che non possa avvicinare da toccar quasi la terra: e vi si passa mettendo soltanto un’ asse, su la quale salgono i facchini co’ pesi in spalla. Né s’adoprano barche per caricare e scaricare le navi, se non quando sorgano all’ancora a poca distanza. Così vedresti le navi attelate lungo la riva, come i destrieri legati a’ pali o in spalla: e ciò per la immensa profondità del mare in questo Stretto che parte da Messina dalla Terraferma [d’Italia] e ch’è largo tre miglia. A rimpetto giace una terra che s’addimanda Reggio ed ha [sotto di sé] una vasta provincia.

Messina sta su la punta [orientale] della Sicilia: isola di grande rinomanza; frequente di città, villaggi e masserie; lunga sette e larga cinque giornate [di cammino]. Quivi il monte del vulcano, da noi già ricordato; il quale, per la sua altezza sterminata, porta, inverno e state, un mantello di nubi e un turbante di neve perenne.

Supera qualsivoglia descrizione la fertilità di quest’isola: basti sapere che la [si può dir] figliuola della Spagna, per estensione del terreno coltivato, per feracità e per abbondanza. Copiosa è la Sicilia d’ogni produzione del suolo; molto feconda di frutte di varie specie e qualità: e pur vi stanziano gli adoratori delle croci; passeggiano su i monti e se la godono nelle pianure, accanto a’ Musulmani, i quali rimangono in possesso di loro beni stabili e di lor masserie. I cristiani con bel modo li hanno adoperati nel maneggio delle faccende e nelle industrie; hanno posta sovr’ essi una prestazione che si paga due volte all’anno: in tal guisa han tolto a Musulmani di vivere agiatamente nella terra ch’essi han trovata [bella e colta]. Possa Iddio, ch’egli si esaltato e magnificato, far prosperar cotesti [Musulmani] e conceder loro un esito felice, con la benignità sua!

I monti di Messina paion tanti giardini, abbondanti di mele, castagne, nocciole, susine e altri frutte. I Musulmani di Messina non son che un pugno di gente di servigio: quindi avvien che il viaggiatore musulmano rimanga qui [tutto solo come] una bestia selvaggia.

 

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

 

Amari M., Biblioteca arabo-sicula, 2 voll., Torino 1880, Roma 1881.

Amari M. – Schiapparelli C., L’Italia descritta nel “Libro del re Ruggero” comp. da Edrisi, 1881-1886.

Amari M., Storia dei musulmani in Sicilia, 3 voll., Catania, 1933.  

Rizzitano U., Il Libro di Re Ruggero, Palermo, 1966.

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Lo sapevi che… | La fondazione dell’Unione Europea nella “Conferenza di Messina”

La conferenza di Messina si svolse nei primi giorni del mese di Giugno 1955 nei locali di Palazzo Zanca, il Municipio di Messina, e a Taormina.

Fu una riunione interministeriale tra i Ministri degli Esteri dei sei stati membri della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Vi parteciparono Gaetano Martino per l’Italia, Jan Willem Beyen per i Paesi Bassi, Antoine Pinay per la Francia, Joseph Bech per il Lussemburgo, Walter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca e Paul-Henri Spaak per il Belgio.

La conferenza, svoltasi a Messina in quanto l’allora Ministro Gaetano Martino optò per la sua città natale, essendo da poco stata ricostruita a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale, proseguì con molte difficoltà nei primi due giorni dei lavori. Difatti, questo incontro seguiva la bocciatura, da parte della Francia, del progetto CED (Comunità Europea di Difesa), che aveva causato non pochi attriti tra le nazioni sedute al tavolo del confronto. Alla conclusione della conferenza, inaspettatamente per i più,  si arrivò alla cosiddetta Risoluzione di Messina, attraverso la quale i sei paesi enunciavano una serie di principi e di intenti volti alla creazione della Comunità europea dell’energia atomica (o Euratom) grazie alla quale si gettarono le basi per la firma dei Trattati di Roma del 1957 che sancì l’inizio del Mercato Europeo Comune (MEC, istituito insieme alla CEE, divenuta in seguito CE e infine UE).

Lo spirito di Messina, che animò la conferenza ed i padri fondatori della Comunità Europea, è ancor oggi chiamato in causa come esempio quando i rapporti tra i Paesi Europei sembrano compromettersi.