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UNICT scopre importanti reperti di Tell Muhammad, II millennio a.C.

Durante le attività di scavo sono stati esposti ampi tratti della cinta muraria monumentale di quasi 6 metri di spessore (tra cui anche la porta monumentale) edificata in mattoni crudi all’epoca di Hammurabi di Babilonia (risalenti al periodo 1792-1750 a.C.).

UNICT protagonista a Baghdad

A Baghdad, ricercatori dell’Università di Catania hanno riportato alla luce reperti del sito di Tell Muhammad del II millennio a.C. La missione archeologica è stata diretta dal prof. Nicola Laneri in collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage dell’Iraq.

La missione e lo State Board of Antiquities and Heritage

La porta monumentale nella cinta muraria, magnifici vasi e due edifici risalenti al II millennio a.C. sono solo alcuni ritrovamenti delle attività di scavo condotti nel sito di Tell Muhammad. Nella periferia meridionale di Baghdad, infatti, ha lavorato la missione archeologica dell’Università di Catania diretta dal prof. Nicola Laneri del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’ateneo catanese denominata “Baghdad Urban Archaeological Project”. Una missione realizzata in collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage dell’Iraq e grazie al supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La scoperta di Tell Muhammad

“La scoperta conferma ciò che nel 1850 Sir Ernst Layard e, successivamente (tra il 1978 e il 1985), gli archeologi dello State Board of Antiquities and Heritage avevano evidenziato grazie al ritrovamento di tavolette e iscrizioni su teste di mazza in bronzo e cioè che Hammurabi, sesto re della I dinastia di Babilonia, aveva rafforzato con avamposti militari il suo confine settentrionale nel corso delle campagne militari che lo portarono a conquistare ampia parte della Mesopotamia”, spiega il prof. Nicola Laneri, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente.

La missione è stata impreziosita dalla visita dell’ambasciatore italiano in Iraq Maurizio Greganti e del Direttore dello SBAH, dott. Laith Hussein, durante la quale è stata definita una possibile strategia per rendere fruibili le aree precedentemente scavate, ovvero l’area sacra sulla sommità del monticolo e il circuito di mura che lo cinge, magnifici vasi e due edifici risalenti al II millennio a.C.

Un momento della visita dell’ambasciatore Maurizio Greganti, del dott. Laith Hussein e il prof. Nicola Laneri

Attraverso un programma di restauro degli edifici in mattoni crudi e di creazione di coperture e pannelli esplicativi, in collaborazione anche coi dipartimenti dell’ateneo catanese e con enti di ricerca internazionale, il sito di Tell Muhammad potrà diventare un prezioso strumento per stimolare la conoscenza di una delle epoche più importanti della storia mondiale, cioè l’Età Paleobabilonese, nel centro della capitale dell’Iraq.

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I protagonisti dell’avventura “Sacred Landscape Sicily”

“Sacred Landscape Sicily”, persone oltre la ricerca

Non è scontato ricordare che la ricerca, sia questa “sul campo” o “da biblioteca”, è fatta da donne e uomini. Professionisti che hanno dedicato la propria vita allo studio, all’analisi delle fonti, alla comprensione del passato. Non parliamo di astratte collezioni di informazioni, ma di osservazioni mirate su contesti molto particolari, ristretti, così profondi che possono essere intravisti solo dopo molti anni di formazione. Vediamo, quindi, chi sono i protagonisti di “Sacred Landscape Sicily” e quale sarà il loro ruolo nella missione.

 

I direttori del progetto

La peculiarità della missione “Sacred Landscape Sicily” è quella di essere un’esplorazione fisica del territorio. La dott.ssa Margherita Riso, dell’Università di Leicester, è la mente del progetto. È lei ad aver individuato la linea scientifica da seguire, coinvolgendo in quest’avventura anche la Society for Church Archaeology. A lei si affiancano, in qualità di co-direttori, il dott. Matteo Randazzo e il dott. Andrea Arena. Il dott. Randazzo, dell’Università di Edimburgo,  si è occupato della ricostruzione del paesaggio antico e medievale in Sicilia Centrale. A lui si deve la datazione dei siti documentati lungo l’itinerario e la definizione dei possibili percorsi da seguire. Il dott. Arena, specializzato in preistoria e protostoria presso l’Università Ca’ Foscari, si è occupato di aspetti logistici cruciali del progetto. I sopralluoghi preliminari del tracciato e ricognizioni di superficie sono stati condotti sotto la sua supervisione.

La dott.ssa Margherita Riso

Collaboratori accademici

Come spesso accade, le missioni archeologiche sono composte da un team eterogeneo. Grazie al confronto tra i vari membri, ognuno specializzato nel proprio settore scientifico, possono essere risolti gli enigmi con cui il passato mette alla prova i ricercatori. In questo caso il gruppo è supportato dal dott. Giambattista Marras, dell’Università di Cambridge. Lui è l’anima tecnologica del progetto, in grado di fornire analisi informatiche del territorio, così da correggere la rotta terrestre che il gruppo on the field dovrà seguire. Il dott. Antonio Alfano, archeologo specializzato presso l’università Sapienza Università di Roma, accompagnerà, invece, il gruppo in qualità di guida Turistica e Ambientale Escursionistica. È direttore del Gruppo Archeologico Valle dello Jato, e da anni  conduce ricerche sul paesaggio rurale nel territorio dello Jato e del Belice destro.

Il dott. Giambattista Marras

 

Supporto e progetti paralleli

Non pensiate che i ricercatori siano topi di biblioteca completamente obliati dalle proprie lucubrazioni. In certi casi è così, ma per fortuna non sempre. Il team di “Sacred Landscape Sicily” si arricchisce di esperti i cui interessi vanno al di là del puro focus accademico. Infatti, uno degli obiettivi del progetto è quello di coinvolgere il territorio, e chi lo vive, non solo analizzarlo in maniera asettica. Il dott. Mikel Herran Subiñas, dell’università di Leicester, impegnato nello studio della trasformazione dello spazio domestico all’interno del mondo islamico, ha scelto di intervenire nel progetto ma in qualità di divulgatore scientifico. Sarà il blogger che seguirà la missione, @PutoMikel, il vero ponte tra l’accademia e l’immenso pubblico social. La dott.ssa Eleonora Trebastoni, laureata  in Televisione, Cinema e New Media, documenterà il viaggio con la sua telecamera. Sarà l’occhio che osserva e non dimentica, e la vista per il pubblico a casa. Infine, Salvatore Zuccarello, detto scherzosamente “L’Asinaro”, presidente dell’associazione Ciukino, si occuperà del trasporto dei materiali coi suoi asini, i principali “veicoli” del passato.

Salvatore Zuccarello con uno dei suoi ciuchini

Archeome e l’impegno per la divulgazione scientifica

Il divario tra la conoscenza accademica e quella del vasto pubblico è spesso abissale. La ricerca scientifica è in grado di analizzare il passato con precisione chirurgica. Tuttavia, ciò comporta una certa difficoltà nel condividere e spiegare i traguardi raggiunti ai non specialisti. Parliamo di minuzie, piccoli aggiustamenti che tuttavia permettono di “riscrivere la storia”, concetto che in questo caso non è solo un modo di dire. Archeome crede nell’importanza di una sana e virtuosa comunicazione tra accademia e vasto pubblico. Per questo s’impegna a sostenere, documentare e spiegare il progetto Sacred Landscape Sicily, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico e rivitalizzarne la consapevolezza storica e archeologica (anima stessa del nostro paese). Noi siamo la nostra terra: chi non conosce le proprie origini dimentica sé stesso.

Seguite la conferenza stampa che si terrà giorno 24 alle 17.30.

Il logo del progetto
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“Sacred Landscape Sicily”, a journey through history

The “Sacred Landscape Sicily” project

The In the footsteps of Early Christian Rural Communities (social: Fb – Sacred Landscape; IG – Sacred Landacape Sicily), financed by the Society for Church Archaeology and by the University of Leicester, is about to start. ArcheoMe decided to follow this activity of academic research in detail because of its uniqueness. In fact, it’s not just a pure documentary analysis, but rather a “journey through time”, a physical exploration of the territory in order to trace the mobility through central Siciliy among the first rural Christian communities of the island.

A moment of field survey

 

Living the sacred landscape

The explorarion of the sacred landscape in central Siciliy will focus on the areas of Enna, Caltanissetta, and Catania. This is not a random choice: several scientific studies show the existence of a rich and complex archeological landscape. The objective of the research is to identify the possible routes that, centuries ago, were followed by the early Christians. We’re talking about the rural communities that inhabited the region between the 4th and the 9th century AD, which have left rural churches, monuments and necropolis. For a better understanding of the travel dynamics of this ancient time, the exploration will be done on foot, but not without a little help: in fact, two donkeys, the main “vehicles” of the past, will be used to transport the equipment, thus giving the right pace to the research activity. The Sacred Landscape Sicily Project rewrites the pure academic research in a new, experimental form, an active study of the territory in which it is immersed.

Aerial view of the rural church of Philosophiana

The path between landscape and archeology

The Sacred Landscape Sicily exploration, which will be documented by ArcheoMe, is led by Dr Margherita Riso of the University of Leicester, Director and founder of the project and by co-directors Matteo Randazzo and Andrea Arena. This journey will allow us to discover an unknown sicilian landscape: an overlooked archeological horizon, yet of great importance and unspeakable beauty. ArcheoMe will follow the research group through the roman villas of Gerace, Rasalgone and Casale; between the sizeable rural village of Philosophiana and other settlements inhabited from the prehistory to the Middle Ages; along the road axis of Imperial Roman age that connected Catania to Agrigento. The research team will attempt, once again, to bring all these puzzle pieces together. Quoting Dr Riso’s words, the times and the challenges of the journey “will be experimented by our team within a cultural landscape that has become a genuine container of collective and individual memory”.

Dr. Margherita Riso

 

Before the first steps

It should be known that, behind an experimental investigation such as that of Sacred Landscape Sicily, there is an extended period of study and scientific preparation. What might look like a “lighthearted hike” is actually quite different. The possible courses that have been identified by the research group are not influenced by the modern morphology of the territory, but rather by the ones of the Early Middle Ages. In particular, the philological research and the field survey are accompanied by the GIS (Geographic Information System) digital elaborations. Thanks to this software, it is possible to map the main elements of the landscape, both archeological and environmental, in order to grasp the hypothetical paths of the ancient road networks. At this point, “human” feedback is necessary to validate (or invalidate) the range of possibilities offered by the computer analysis.

The research team taking a selfie

It is about time: on the 24th of September 2022, Sacred Landscape Sicily will move its first steps with a presentation conference which will be held in Piazza Armerina, the picturesque ennese town that houses the famous Villa Romana del Casale, ever since at the center of a systematic archeological research. The “Litterio Villari” archeological group, which has always supported the archeologists working in central Sicily, will also be present at the conference.

Logo of the Sacred Landscape Sicily project, which can be followed on Instagram and Facebook

For the italian version click here.

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“Sacred Landscape Sicily”, un viaggio nella storia

Il progetto “Sacred Landscape Sicily”

Il progetto In the Footsteps of Early Christian Rural Communities (social: Fb – Sacred Landscape; IG – Sacred Landacape Sicily) finanziato dalla Society for Church Archaeology e dall’Università di Leicester sta per prendere il via. ArcheoMe ha scelto di seguire passo passo questa attività di ricerca accademica per la sua singolarità. Non si tratta, infatti, di pura analisi documentaria, ma di un “viaggio nel tempo”: un’esplorazione fisica del territorio per ricostruire la mobilità nella Sicilia centrale tra le prime comunità rurali cristiane dell’isola.

Un momento di ricognizione e ricerca sul campo

Vivere il paesaggio sacro

L’esplorazione del paesaggio sacro nella Sicilia centrale si concentrerà nelle aree di Enna, Caltanissetta e Catania. Un scelta non casuale: numerosi studi scientifici rivelano l’esistenza di un paesaggio archeologico decisamente ricco e articolato. Scopo della ricerca è quello di individuare i possibili percorsi che, secoli fa, vennero seguiti dai primi cristiani. Parliamo delle comunità rurali che abitarono la regione tra IV e  IX secolo d.C. e che lasciarono a ricordo di sé chiese rurali, monumenti, necropoli. Proprio per comprendere le dinamiche di viaggio di quest’epoca così antica l’esplorazione avverrà a piedi ma non senza un piccolo aiuto: per il trasporto delle attrezzature, infatti, ci si avvarrà di due asini, i principali “veicoli” del passato, che contribuiranno a dare il giusto passo all’attività di ricerca. Il progetto Sacred Landscape Sicily riscrive, dunque, la pura attività di ricerca accademica in una forma nuova, sperimentale, uno studio attivo del territorio in cui s’immerge.

Sacred Landscape Sicily
Veduta aerea della chiesa rurale di Philosophiana.

Il percorso tra paesaggio ed archeologia

L’esplorazione Sacred Landscape Sicily, che ArcheoMe avrà cura di documentare, sarà guidata dalla dottoressa Margherita Riso dell’University of Leicester, direttrice e ideatrice del progetto. Il viaggio ci permetterà di scoprire un paesaggio siciliano inedito ai più: parliamo di un orizzonte archeologico poco noto, eppure di fondamentale importanza e indescrivibile bellezza. ArcheoMe seguirà il gruppo di ricerca attraverso le ville romane di Gerace, Rasalgone e del Casale; tra il grande villaggio rurale di  Philosophiana ed altri insediamenti abitati dalla preistoria al medioevo; lungo l’asse viario di epoca romana imperiale che collegava Catania ad Agrigento. Tasselli di un puzzle separati tra loro, che il team di ricerca tenterà di riunire ancora una volta. Rifacendoci alle parole della dott.ssa Riso, i tempi e le difficoltà di viaggio “verranno sperimentati dal nostro team all’interno di un paesaggio culturale divenuto un vero e proprio contenitore della memoria, individuale e collettiva”.

La dottoressa Margherita Riso

Prima del primo passo

È bene chiarire che alle spalle di un’indagine sperimentale come quella di Sacred Landscape Sicily corre un lungo tempo di studio e preparazione scientifica. Quella che potrebbe sembrare una “passeggiata spensierata” in realtà non lo è. I possibili percorsi individuati dal gruppo di ricerca non sono influenzati dalla moderna morfologia del territorio ma da quella ricostruibile per l’era passata presa in esame, in questo caso l’alto medioevo. In particolare, la ricerca filologica e le ricognizioni di superficie si accompagnano alle elaborazioni digitali GIS (Geographic Information Sistem). Tramite questo software possono essere mappati i principali elementi del territorio, archeologici e ambientali, elementi con cui intendere l’ipotetico tracciato delle antiche rete stradali. Il riscontro “umano” è indispensabile, a questo punto, per validare o meno il ventaglio di possibilità ottenute dall’analisi informatica.

Il team archeologico in posa per un selfie

Non manca molto: il 24 settembre 2022 Sacred Landscape Sicily muoverà il primo passo con una conferenza di presentazione che si terrà a Piazza Armerina, il caratteristico comune ennese che ospita la famosa Villa Romana del Casale e da sempre al centro di una sistematica ricerca archeologica. Presente alla conferenza di avvio anche l’immancabile Gruppo Archeologico “Litterio Villari”, da sempre al fianco degli archeologi che operano sul territorio della Sicilia centrale.

Sacred Landscape Sicily
Logo del progetto Sacred Landscape Sicily, che potrete seguire sui canali Fb e Instagram dedicati

 

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NEWS | I Templi di Paestum pronti a riaccogliere i visitatori

Nella serata di domenica 17 luglio 2022, verrà inaugurato, nell’area archeologica di Paestum, il percorso di visita all’interno del tempio di Nettuno e del tempio di Hera, la cosiddetta “Basilica”, nell’ambito delle aperture straordinarie del Parco Archeologico di Paestum e Velia promosse dal Ministero della Cultura.

In dettaglio

I due templi erano già stati resi accessibili al pubblico – nel 2017 la cosiddetta “Basilica” e nel 2019 il tempio di Nettuno – grazie alla creazione di percorsi senza barriere promossi dal precedente direttore, Gabriel Zuchtriegel. A causa delle restrizioni imposte alla pandemia di Covid-19, tuttavia, l’accesso fu interdetto dall’inizio di marzo 2020, ma il Parco è ora pronto a ripartire con le visite nei templi. In occasione dell’inaugurazione dei percorsi di visita, il direttore, Tiziana D’Angelo, accompagnerà i visitatori in due visite tematiche all’interno dei due templi dorici del Santuario meridionale di Paestum. 

Locandina dell’evento
Al cospetto degli dei 

“Un podio di tre gradini e un’alta soglia innalzano i templi greci dal suolo e separano lo spazio degli uomini da quello degli dei”, spiega il direttore Tiziana D’Angelo. “In antichità – continua -, questi imponenti edifici sacri erano quasi del tutto inaccessibili agli uomini, ad eccezione di sacerdoti e poche altre persone. Oggi, tutti noi siamo benvenuti nelle dimore delle antiche divinità di Paestum, con la riapertura al pubblico delle visite all’interno dei templi del santuario meridionale”. Visitare questi monumenti è, per certi versi, un privilegio unico, afferma il direttore, che conclude: “Dietro a questa riapertura c’è il lavoro di molti professionisti: archeologi, architetti e restauratori hanno collaborato per garantire un perfetto connubio tra esigenze di fruizione e di tutela”.

In copertina: Veduta dei templi di Paestum (foto di ©Oliver-Bonjoch).

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NEWS | Roma, dal Tevere in secca riemergono i resti del ponte Neroniano

Come quasi ogni estate il Tevere è interessato da una notevole diminuzione della portata d’acqua; quest’anno in particolar modo, tra l’altro. Ed è  quest’anno che, in maniera più evidente, sono riemersi i resti dei piloni dell’antico Ponte Neroniano, o Ponte Trionfale, che si trova a ridosso del ponte Vittorio Emanuele II.

I resti del ponte Neroniano (immagine via Fanpage)

 

Il Ponte Trionfale

Vicino al ponte Vittorio Emanuele II, infatti, sono affiorati i resti dei piloni del ponte antico. Realizzato, sembra, durante l’epoca di Nerone, il ponte fungeva da collegamento tra il Campo Marzio e il Circo di Caligola, a sinistra dell’attuale Basilica Vaticana. Era su questo ponte che passava la via Triumphalis, che procedeva fino a Veio. Nel 405 a.C. alcuni imperatori vi costruirono un arco di trionfo in ricordo della vittoria di Pollenza contro i Goti di Alarico (402 a.C.).

I resti del ponte neroniano sullo sfondo di Castel Sant’Angelo

Non è la prima volta che i resti riemergono dal letto del fiume. Anzi, nei secoli passati, riemergevano con ancora più evidenza vista la mole più massiccia di resti presenti. Solo nel corso del XIX secolo, infatti, i piloni sono stati demoliti per facilitare la navigazione. Quest’anno, tuttavia, la loro presenza al di fuori dall’acqua fa discutere maggiormente, considerato il clima di siccità che sta colpendo anche i fiumi più grandi del nostro territorio.

SI ha notizia dei piloni visibili al di fuori delle acque del Tevere agli inizi del XVI secolo, con un conseguente restauro voluto da papa Giulio II. La sua esistenza è testimoniata anche dalle incisioni di Giuseppe Vasi che, nel corso del XVII secolo, ha parlato dei piloni che emergevano dal fiume e di come venissero utilizzati per ormeggiare i mulini attivati dalla potenza del Tevere. Nell’Ottocento, i piloni furono distrutti per poter facilitare la navigazione prima e la costruzione del nuovo ponte Vittorio Emanuele II poi. Da allora le secche del fiume fanno emergere la storia.

I piloni neroniani in un’incisione d’epoca

In copertina: i resti del ponte antico a ridosso del ponte Vittorio Emanuele II (immagine via TGCom24)

 

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NEWS | Archeologia nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme

A qualche mese di distanza è stata reso noto lo stato d’avanzamento dell’indagine archeologica presso il complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme, comunicato da Custodia Terrae Sanctae. L’equipe del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma Sapienza, diretto dalla professoressa F. M. Stasolla, è impregnata nel restauro del pavimento di questo importantissimo polo religioso e nella comprensione degli aspetti architettonici del sito.  

Le aree indagate

Il giorno 14 marzo 2021 si è celebrata la rimozione della prima pietra del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il complesso non era mai stato interessato da scavi sistematici. In questi giorni, invece, sono stati comunicati i primi dettagli dell’indagine in corso. Due sono le aree indagate: la navata nord, e parte della rotonda nord-occidentale. In primo caso sono emerse tracce del cantiere di età costantiniana relative alla costruzione del complesso stesso. Nel secondo caso, l’indagine si concentra sulle fasi di lavorazione del banco roccioso. In particolare, è stato individuato un cunicolo connesso al sistema di deflusso delle acque. Il suo studio sarà utile alla comprensione degli aspetti architettonici del complesso indagato.

Schema della chiesa moderna in relazione al luogo del Calvario e della Tomba di Gesù
Archeologi, sacerdoti e pellegrini: convivere al Santo Sepolcro

La costruzione della Basilica del Santo Sepolcro si deve a Costantino, colui che garantì la diffusione del cristianesimo nell’impero romano. Fu eretta nel luogo in cui la tradizione individua la sepoltura di Gesù. Va da sé che, ancora oggi, tale complesso sia uno dei massimi centri religiosi cristiani, e meta di pellegrinaggio. Condizione che, ovviamente, si riflette sul lavoro degli archeologi impegnati nelle attività di scavo. I turni sono a ciclo continuo, diurni e notturni. Le aree di scavo sono state indagate in successione. Questo per non interrompere il normale svolgimento delle liturgie e non ostacolare il flusso di pellegrini che ogni girono qui si riversano.

Vista della Basilica del Santo Sepolcro dal Monte degli Ulivi
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UCRAINA | Missili russi su Kharkiv: colpiti edifici civili

Al 138esimo giorno di guerra, continuano gli attacchi russi sulle città Ucraine. Questa volta è Kharkiv ad essere presa di mira, con alcuni palazzi colpiti da missili russi. Un attacco aggiuntivo è avvenuto nella cittadina di Chasov Yar, in cui si è registrata la prima strage di civili da quando i russi si sono concentrati nell’offensiva sul Donetsk. Dura la reazione di Pavlo Kyrylenko, mentre Mosca conferma gli attacchi nei quartieri residenziali di Donetsk. 

L’attacco a Kharkiv

Un missile russo ha colpito e, in parte, distrutto un edificio residenziale di sei piani nella città di Kharkiv. Non si hanno ancora certezze sulle vittime, ma già una donna anziana è stata estratta dalle macerie. Inoltre, è stato colpito un altro condominio, ma i servizi di emergenza hanno riferito che non saebbero state trovate vittime. Si contano anche due vittime nel villaggio di Zolochiv, sempre a Kharkiv, in seguito ad un altro bombardamento russo. 

Villaggio di Zolochiv, nella regione di Kharkiv

 

Il precedente attacco a Chasiv Yar

Nella giornata di domenica, altri tre missili avevano attaccato un palazzo nella cittadina di Chasov Yar. Si contano 18 morti, ma il bilancio rischia di essere provvisorio, in quanto si stanno ancora estraendo decine di persone, tra cui una bambina. È la prima strage di civili da quando i russi si sono concentrati nell’offensiva sul Donetsk.

Pavlo Kyrylenko, capo dell’amministrazione militare regionale che ha fatto sapere che la strage sarebbe stata provocata da due o tre razzi russi, poi denuncia l’accaduto: “L’ennesima conferma dei crimini della Federazione Russa e che stanno bombardando aree residenziali”. Mosca, invece, fa sapere nel bollettino quotidiano di aver “distrutto 17 postazioni di comando, quattro batterie di sistemi missilistici e due hangar vicino a Kostyantynivka, dove erano nascosti obici M777 di fabbricazione statunitense utilizzati per bombardare i quartieri residenziali di Donetsk“.

Le macerie a Chasov Yar

 

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NEWS | Iraq, l’antica città di Assur rischia di inabissarsi

La diga di Makhoul mette in pericolo la sopravvivenza del sito archeologico di Assur, che fu capitale dell’Impero Assiro e ormai patrimonio mondiale dell’UNESCO. Sopravvissuta nel 614 d.C. al saccheggio dei Medi, e poi nel 2015 alle devastazioni perpetrate dallo stato islamico, oggi l’antica capitale rischia di soccombere alle acque del Tigri.

Convivere con il passato

La diga servirà a rafforzare la sicurezza idrica ed economica dell’Iraq, ma anche a proteggere le aree a sud di Samarra e Baghdad dal rischio di inondazioni. Questo è il progetto già ideato nel 2002. Poi, la guerra sconvolse il paese. Oggi, a vent’anni di distanza, i lavori sono ripresi e d il pericolo che l’acqua possa far sommergere il nostro passato torna reale.  Il dibattito è acceso: da una parte il pragmatismo di far fronte ai cambiamenti climatici in ogni modo, dall’altra l’idea che non si possa cancellare la storia rinunciando alla nostra identità. Eppure, anche nella terra tra i due fiumi il cambiamento climatico è ormai una realtà, la portata dei corsi d’acqua non è più in grado di nutrire il territorio in cui scorrono. Una soluzione è necessaria, ma i pareri sono discordanti in merito.

Le rovine della città di Assur al momento del loro scavo
L’impatto sociale e ambientale

Il sito scelto per diga di Makhoul si trova a circa 40 chilometri dalla città di Assur. Venne proposto nel 2002 durante il regime di Saddam Hussein, ma già nel 2003 la capitale assira veniva nominata patrimonio mondiale dell’UNESCO. A distanza di anni è necessario capire come affrontare la nuova ondata di siccità. Il progetto, infatti, desta grandi preoccupazioni: potrebbero arrivare a 250000 le persone sfollate dalle acque. Inoltre, si prevede che altri 183 siti archeologici (Marchetti et al.) vengano sommersi. Un sacrificio enorme, a prescindere dalle proprie idee in merito. Khalil Aljbory, ricercatore in archeologia presso l’Università di Tikrit, conclude: “Non sono state effettuate indagini sull’impatto sociale o ambientale. Come persona che è stata allontanata a causa di precedenti conflitti, temo che la costruzione della diga possa causare una seconda ondata di abbandoni nella regione”.

Il sito di Assur con quanto rimane della ziggurat

 

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NEWS | Piazza Indipendenza a Palermo, scoperta sepoltura del III secolo

Gli scavi per la realizzazione del collettore fognario sud-est di Palermo hanno riportato alla luce una sepoltura, probabilmente databile al III secolo a.C., secondo quanto dichiarato da Alberto Samonà, Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana.

La scoperta

Le attività di scavo, coordinate dal RUP Ing. Francesco Morga, sono attualmente sotto la vigilanza e la direzione tecnico-scientifica della Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo, diretta da Selima Giuliano.

L’area del ritrovamento, al di sotto di Piazza Indipendenza, sta confermando quanto già emerso dalle indagini precedentemente condotte dalla Sezione archeologica nelle zone limitrofe. Le attività di scavo  in via Imera hanno permesso di riportare alla luce 116 ipogei, di ancora incerta datazione, usati come “butti”, ossia cavità progettate e atte allo sversamento di rifiuti, dal periodo islamico (X secolo) a quello normanno (XII secolo).

Già nel 2009, nella parte nord-orientale di Piazza Indipendenza, venne individuata una tomba a camera risalente al III secolo a.C. Secondo gli studiosi, la sepoltura rinvenuta fa parte dell’ area della necropoli punica.

Lo scheletro contenuto nella sepoltura rinvenuta
Le indagini

Al momento, le indagini si concentrano su un’area di circa 225mq dalla quale è emersa una porzione di cava, probabilmente utilizzata per l’estrazione di materiale da costruzione in età punica. Nell’area, una tomba a fossa, contenente uno scheletro con un vasetto di corredo, attesta l’uso sepolcrale della zona. Della tomba manca la parte superiore che sembra sia andata perduta già nell’antichità, durante un’ulteriore attività estrattiva.

L’area fu frequentata in età medievale, a testimonianza di ciò vi è il rinvenimento del pozzo a pianta quadrata. Il pozzo ha restituito manufatti di età islamica e normanna, dimostrando la continuità dell’usufrutto del sito.

Si tratta, chiaramente, di notizie preliminari. Le attività di scavo sono tuttora in corso, e solo le analisi successive potranno fornire una lettura maggiormente accurata del contesto.