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MASPAG, a caccia di Petroglifi

La Missione Archeologica della Sapienza nella Penisola Arabica e nel Golfo (MASPAG) ha esteso la propria ricerca al territorio presso Wadi Al-Ma’awil. Si tratta di un contesto stretto tra due crinali che, alla vista, incorniciano un’ampia piana alluvionale. Proprio su quelle montagne, in apparenza impenetrabili, sono stati individuati dei petroglifi, forse prova di una mobilità antica. Una scoperta importante per il team archeologico italiano che si propone di studiare le relazioni tra uomo e il suo ambiente agli albori della storia.

Capire la terminologia: cos’è un petroglifo

La parola petroglifo non rientra certamente nel vocabolario di uso comune. Significa letteralmente “incisione su roccia” e in ambito scientifico intende l’uso storico di affermare sé stessi, il proprio passaggio, la propria vita, attraverso immagini o scrittura graffiata sulla pietra. L’attenzione di MASPAG si è rivolta anche a questo genere di fonti, così preziose per ricostruire il passato. Il professor Agostini (Filologia Semitica – Sapienza) delinea quest’ambito di ricerca con le seguenti parole: «Con la campagna di quest’anno si è deciso di iniziare a impostare anche le successive ricognizioni epigrafiche. Nella zona sono stati già individuati alcuni petroglifi, che sono piccole incisioni su roccia che, benché spesso di difficile datazione, possono però rivelarci qualcosa di importante sul contesto socioeconomico di chi le ha incise». Più in dettaglio: «L’Oman ha inoltre restituito alcune piccole iscrizioni rupestri in una scrittura non ancora ben interpretata e si spera dunque che nelle successive campagne si possano trovare ulteriori reperti testuali che possano aiutare nella loro comprensione».

Vista su uno dei passaggi montani in cui i petroglifi sono stati rinvenuti.

Petroglifi e come trovarli

L’archeologia è spesso sinonimo di esplorazione. Lo è almeno per la missione archeologica MASPAG presso Wadi Al-Ma’awil (Oman). Qui troviamo un contesto territoriale molto ampio e complesso da un punto di vista ambientale. Catene montuose, oasi e letti fluviali si intrecciano tra loro disegnando alla vista un paesaggio intricato, quasi labirintico. Infatti, non è facile individuare i resti archeologici che si possono osservare dal satellite, ed ancor più difficile è identificare ciò che la tecnologia non può vedere. Ad esempio, i petroglifi (incisioni su roccia) restano nascosti a qualsiasi indagine aerea. Bisogna cercarli inerpicandosi sulle montagne e spesso un aiuto fondamentale viene proprio dalla gente del posto. A volte l’arrampicata insegue il sentito dire, in altre occasioni sono proprio i locali a guidare il team di ricerca lungo sentieri improvvisati. È faticoso, ma anche appagante quando dietro lo sperone roccioso, magari nascosti e in ombra, appaiono le incisioni, testimonianze della mobilità antica.

Salita sui monti Hajar e vista sull’area indagata dal progetto MASPAG, la piana presso Wadi al-Ma’awil.

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MASPAG, la Sapienza in Oman

La Missione Archeologica della Sapienza nella Penisola Arabica e nel Golfo (MASPAG) riprende le attività in Oman. L’area indagata si divide tra il complesso funerario di Daba Al-Bayah e l’oasi di Wadi Al-Ma’awil; quest’ultima indagata per la prima volta. In quest’occasione anche ArcheoMe sarà presente sul campo con il proposito di documentare e condividere l’avanzamento dei lavori.

L’Italia al di là dell’Italia

Non si parla spesso delle missioni archeologiche italiane all’estero, a meno che un importante ritrovamento non riesca a imporsi agli occhi dei media. Si verifica un improvviso picco d’interesse nell’opinione pubblica; poi, tutto tace e la ricerca italiana all’estero torna nell’ombra. Tuttavia, l’archeologia non è sinonimo di scoperte sensazionali, non è avvenirismo, ma lavoro costante, dedizione, e spesso ostacoli difficili da immaginare. ArcheoMe e MASPAG (social: FB- maspag; IG- maspag_archaeo) credono nell’importanza di raccontare la zona d’ombra dietro le grandi scoperte, con l’obiettivo di far comprendere come si arrivi a “riscrivere la storia”, frase spesso usata senza cognizione di causa che non rende giustizia ad una realtà molto più frequente di quanto si possa pensare. Questo viaggio dietro le quinte sarà raccontato da Edoardo Zanetti, dottore in filologia e storia del mondo antico, che avrà cura di documentare una storia diversa, quella degli archeologi italiani oltre i patrii confini.

L’attività di ricerca italiana in Oman

L’Oman è un luogo per certi versi magico: sospeso tra l’oceano e le alte montagne che lo separano dall’aridità del deserto. Questo è almeno il panorama che si può osservare dalla città di Muscat, base logistica per la missione italiana che indaga il contesto archeologico presso Wadi Al-Ma’awil. Sono state, infatti, individuate tracce di un insediamento connesso ad un’ampia necropoli. L’obiettivo del team italiano sarà quella di comprendere il rapporto tra uomo e ambiente agli albori della storia. «Più di quarant’anni di ricerca archeologica in Oman ci forniscono un quadro ampio e complesso dell’origine della società araba, ma c’è ancora tanto da fare» sono le parole del Professor Genchi. Il professor Ramazzotti aggiunge che «le ricerche archeologiche in Oman centro-settentrionale sono un Grande Scavo di Sapienza dal 2019, un’altra gemma dell’archeologia orientale nel mondo». Sarà svolta, pertanto, un’intensa indagine sul territorio con interessanti aggiornamenti che ArcheoMe non mancherà di documentare nei giorni a venire.

Il team Maspag in visita presso Wadi Al-Shab
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NEWS | Caltanissetta, ritrovata una matrice di Kóre

Nella zona archeologica di Gibil Gabib, a Caltanissetta,  è stata trovata una matrice, uno stampo in terracotta di fattezze femminili, probabilmente attribuibili a Persefone. La matrice è databile tra la fine del VI secolo e gli inizi del V secolo a.C.

Un tesoro ritrovato

A scovare lo stampo a matrice è stato Francesco Lauricella, Magistrato in servizio al Tribunale di Caltanissetta e appassionato di archeologia. Il giudice Lauricella lo ha prontamente consegnato alla Soprintendente dei Beni culturali e Ambientali di Caltanissetta, Daniela Vullo. A sottolineare l’importanza del gesto è l’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà: “Un importante ritrovamento reso ancora più prezioso perché la sua consegna alla Soprintendenza è frutto di quella responsabile e proficua collaborazione dei privati cittadini. Siamo tutti custodi di ciò che la storia ci ha consegnato. Avrò il piacere di incontrare il dottore Lauricella che ai nostri occhi è un testimone di bellezza”.

Matrice fittile di Kóre attribuita al culto di Persefone (foto ©Monia Sangermano)
La matrice 

La matrice è uno stampo usato per agevolare la produzione massiva, quella fittile ritrovata a Gibil Gabib è alta 9cm e larga circa 4.5cm e presenta solo la pagina dello stampo frontale. Lo stampo raffigura una Kóre (κόρη), un modello statuario che rappresenta una giovane ragazza offerente. La matrice mostra chiari segni della tradizione coroplastica geloa akragantina. La Kóre è abbigliata con chitone e himation, abiti tipici della tradizione ionica, mentre i capelli sono raccolti in trecce e ricadono sul petto.

Il suo ritrovamento è particolarmente significativo. Il reperto attesta la produzione seriale in situ di manufatti fittili connessi al culto di Demetra e Persefone. Il bene, dopo le operazioni di schedatura e inventario, verrà esposto al Museo archeologico di Caltanissetta, dove sono custoditi altri reperti provenienti dal sito archeologico di Gibil Gabib.

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NEWS | Scampia, l’istruzione per un quartiere migliore

È stato approvato di recente un importante progetto per le Vele di Scampia, a Napoli, per cercare di cambiare il modo di vedere il difficile quartiere della città campana. Questa periferia è conosciuta per la camorra, la violenza e lo spaccio, ma grazie alla realizzazione di un Polo didattico della prestigiosa Università Federico II si punta alla riqualificazione del quartiere. 

Uno scorcio del famoso quartiere napoletano di Scampia (©Andrea Sabbadini, Buenavista Photo, via Internazionale)
Il progetto universitario

“E’ un messaggio importante per tutto il Paese”  ha dichiarato il rettore della Federico II, Matteo Lorito. “Dimostreremo che si può cambiare la reputazione di un quartiere e imprimere così una svolta positiva”. Il progetto è stato avviato dal Comune solo da qualche giorno, con lo scopo di terminare l’edificio dove verrà posto il Polo di Scienze infermieristiche entro il mese di settembre.

Il Polo conterrà una serie di ambulatori di vari ambiti medici come psicologiadiagnostica. Si punta a far trasferire, al termine dei lavori di costruzione, gli studenti del primo anno di professioni sanitarie, circa 1500 ragazzi, con l’obiettivo di fare di Scampia un luogo adatto alla comunità.

Il progetto prevede la realizzazione di sette piani (immagine via Vesuvio Live)
L’organizzazione

Il progetto, approvato dal Ministero, sarà anche un presidio per le problematiche sanitarie della zona. Si parla soprattutto di accoglienza dei malati con l’utilizzo di ambulatori aperti al pubblico. Non mancano ovviamente alcune criticità, come il problema trasporti, la cui soluzione sarà il potenziamento del servizio autobus. Tra gli scopi si cerca di allacciare contatti con le associazioni che svolgono attività sociali, in modo da incrementare il rapporto tra l’Ateneo e Scampia. Come ha confermato Lorito, il progetto si estenderà verso altre periferie come Bagnoli Ponticelli. Un’operazione importante per far cessare gli stereotipi dei quartieri disagiati.

Matteo Lorito, rettore dell’università Federico II (@IlSole24Ore-Web)

 

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UCRAINA | Nessuna tregua per Kiev: continuano i bombardamenti

Kiev continua a non avere tregua dai bombardamenti. Nella mattinata di domenica 26 giugno, infatti, dei missili da crociera russi hanno attaccato tre centri di addestramento militare. Si contano un morto e quattro feriti. Dure le reazioni dal G7 del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, mentre Klitschko definisce l’attacco simbolico.

I dettagli dell’attacco

L’attacco è avvenuto alle 6:30 ore locali e, secondo il deputato ucraino Oleksiy Gancharenko, sono stati almeno 14 i missili lanciati sulla capitale. Diverse sono invece le testimonianze delle esplosioni: il Kiev Independent parla di tre deflagrazioni, mentre i social di quattro esplosioni causate da missili da crociera russi. Il  ministero della Difesa russo, in un comunicato, ha confermato che le forze russe hanno colpito tre centri di addestramento militare nell’Ucraina settentrionale e occidentale, di cui uno vicino al confine polacco. I bombardamenti sono stati effettuati con “armi ad alta precisione delle forze aerospaziali russe e missili Kalibr” da crociera, ha affermato il ministero nella nota. Mosca ha poi aggiunto che, tra gli obiettivi, c’è un centro di addestramento militare per le forze ucraine nel distretto di Starytchi, nella regione di Leopoli, a una trentina di chilometri dal confine polacco.

Oleksiy Goncharenko, deputato Ucraino
 
Il bilancio dei feriti e le reazioni

Sempre i media, inoltre, riportano il dato delle vittime e dei feriti dopo l’attacco. Ukrinform riporta che un civile è rimasto ucciso, con altri quattro civili estratti dalle macerie e portati in ospedale (tra cui una bambina di 7 anni).

A seguito degli attacchi, il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, parla di fronte ai giornalisti. “La nostra città è distrutta. Sono state distrutte più di 220 case dove vivono civili. I russi attaccano prima del summit della Nato, forse è un’aggressione simbolica“, ha detto il sindaco. Il presidente Usa Joe Biden, in Germania per il G7, ha invece definito un “atto di ‘barbarie” i bombardamenti russi. 

Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti

 

 

 

 

 

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NEWS | Svelata una sepoltura femminile a Kozani, in Macedonia

Gli scavi condotti a Kozani, nella Macedonia greca occidentale, nell’area di Mavropigi hanno riportato alla luce, a circa un metro e mezzo sotto il livello di calpestio, una sepoltura femminile datata al I secolo a.C. A rendere nota la notizia è stato il direttore dall’Ephorate of Antiquities di Kozani, Areti Chondrogianni-Metoki, durante una conferenza.

Decorazione bronzea di una testa di sirena (immagine ©GreekReporter)
La sepoltura

Gli scavi sono stati condotti nell’area di Mavropigi dall’Ephorate of Antiquities di Kozani tra il 2019 e il 2021, in una miniera di lignite. Tra i vari rinvenimenti, gli archeologi hanno scoperto una sepoltura femminile. Sebbene sia provato che nell’antichità alcune culture seppellivano i loro morti con i loro giacigli (generalmente sotto le pavimentazioni delle abitazionio o nelle immediate vicinanze), questa è stata la prima volta che gli archeologi hanno rinvenuto una persona sepolta secondo questa usanza in Grecia

La defunta doveva appartenere alla nobiltà locale, ipotesi sostenuta dalla ricchezza del corredo. Tuttavia, c’è anche la possibilità che fosse una personalità di rilievo in ambito cultuale, il che giustificherebbe la tipologia degli oggetti sepolti con l’inumata.

Finalmente, a seguito di studi e restauro, i resti della donna sono stati resi pubblici ed esposti nel Museo Archeologico di Aiani, assieme alla riproduzione a grandezza naturale del letto rinvenuto come parte della sepoltura.

Ricostruzione e riproduzione del letto in legno e bronzo (immagine ©GreekReporter)

 

Devota di Apollo

La donna è stata trovata distesa su un letto di legno e bronzo, impreziosito da montanti decorati da teste di sirene. Tra le decorazioni spicca un uccello che tiene in bocca un serpente, simbologia che rimanda al culto di Apollo. Nel sito di Xirolimni, nei pressi di Kozani, era presente un santuario extraurbano dedicato al dio, come attestato dal gran numero di iscrizioni e sculture rinvenuti.

Oltre al letto di bronzo, le cui parti lignee non si sono conservate, sono stati rinvenuti quattro vasi in ceramica e uno in vetro. Sulla testa della donna erano presenti delle foglie d’oro che rievocano le foglie di alloro (foglie dell’albero sacro ad Apollo), forse parte di una ghirlanda. Ad impreziosire le mani sono state rinvenute tracce di fili d’oro, probabile testimonianza di un ricamo. La tipologia di corredo permette di datare la tomba alla fine del I secolo a.C., ma si attendono ulteriori analisi sul corpo della donna per poter fornire dati più certi, tra cui l’età e la causa del decesso. 

Foglie d’alloro in lamina d’oro (immagine ©GreekReporter)
Il sito

“Non sappiamo molto della storia di questa zona durante il I secolo a.C.“, ha affermato Chondrogianni-Metoki. Sappiamo che in origine la città di Kozani era vicina ad un altro importante centro urbano chiamato Mavropigi, ad oggi un piccolo villaggio abitato, dove si trovava locato un santuario dedicato al dio Apollo. Il record archeologico mostra chiaramente che nel I secolo l’area era sotto l’influenza romana. Lo studio della stratigrafia dell’area ci riporta allo strato corrispondente all’espansione di Roma verso la Grecia dopo la presa di Corinto nel 146 a.C. 

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NEWS | Nuova vita e nuova “casa” per quattro lastre etrusche dipinte

Sarà l’Antiquarium Pyrgi a ospitare definitivamente le lastre etrusche sequestrate, nel 2019, dalla Guardia di Finanza. Le lastre in terracotta dipinta, in ottimo stato di conservazione, sarebbero state altrimenti destinate al mercato clandestino.

I reperti

Dopo le operazioni di recupero, le lastre sono state sottoposte ad una serie di analisi, unitamente ad interventi di conservazione e restauro, i quali hanno confermato che i reperti sono opere originali etrusche databili agli ultimi decenni del VI secolo a.C. Si tratta di una scoperta di grandissima importanza storica e archeologica, valore accentuato dal fatto che i reperti sono quasi integri. Grazie al lavoro congiunto del Ministero e delle Forze dell’Ordine, il pubblico potrà finalmente ammirare questa collezione.

Le lastre raffigurano diverse storie: il combattimento tra Achille e Pentesilea, regina delle Amazzoni; una donna con arco che brandisce un ramo, presumibilmente l’eroina Atalanta impegnata nella sfida contro il futuro marito Melanione; Hermes, messaggero degli dèi (l’etrusco Turms), che scorta una donna; infine, una coppia di aruspici, sacerdoti etruschi che analizzavano le viscere delle bestie per individuare i segni della volontà degli dèi.

Collocazione

Dopo l’esposizione al pubblico in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2022, le lastre verranno collocate definitivamente nel nuovo Antiquarium di Pyrgi, il museo allestito dalla Soprintendenza negli spazi forniti dalla Regione Lazio all’interno del Castello di Santa Severa (Santa Marinella, RM).

L’Antiquarium di Pyrgi
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NEWS | Sicilia, quando l’archeologia non conta: nomine nonsense per i Parchi archeologici

Il 15 giugno scorso sono state rese note le nomine dei nuovi direttori dei Parchi archeologici siciliani: soltanto due di essi sono archeologi! I decreti assessoriali preferiscono lasciare tale incarico ad architetti, geologi e agronomi, molti dei quali non hanno mai svolto alcun servizio nell’Assessorato dei Beni Culturali.

Il vano titolo di “archeologo”!

Da mesi, infatti, si parla delle preoccupanti novità che potrebbero interessare il mondo dell’Archeologia preventiva. Allo stesso modo, da giorni si parla della disavventura di Niccolò Daviddi. E sulla stessa scia si colloca, appunto, la sconcertante rimodulazione del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali.

Siamo davanti all’ennesimo schiaffo dato a una classe di lavoratori specializzati che vede vanificare i molti anni di studio e ricerche. Ancora una volta, notiamo che la selezione della classe dirigente degli Istituti Regionali di tutela non avviene sulla base di una valutazione meritocratica dei titoli scientifici e di servizio. Addirittura, tale scelta pare prescindere dallo stesso possesso dei requisiti professionali richiesti dalle leggi regionali e nazionali.

Le leggi in materia di Beni Culturali

L’art. 9 bis del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, successivamente attuato nel D.M 244/2019, prescrive che la responsabilità dei compiti di tutela e valorizzazione dei beni archeologici debba essere assegnata ad archeologi con un ben determinato curriculum. Inoltre, alcune nomine contravvengono la stessa legge regionale n. 20/2000, che ha istituito il sistema dei Parchi archeologici siciliani: l’articolo 22, comma 1 recita «l’incarico di direttore di Parco è conferito, a tempo determinato, dall’Assessore ad un dirigente tecnico in servizio presso l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali».

Area Archeologica di Solunto (immagine via Beni Culturali Online)

Altre nomine nonsense?

Dopo le nomine dirigenziali, si attendono con preoccupazione quelle di centinaia di responsabili delle unità operative degli Istituti di tutela: posizioni che solo in Sicilia sono considerate dirigenziali e, soprattutto, senza nessuna garanzia del rispetto dei requisiti professionali richiesti dalle mansioni tecnico scientifiche rivestite.

Tutto ciò non è una novità nel panorama culturale siciliano. Da molti anni, infatti, le sezioni archeologiche, storico-artistiche e bibliografiche sono affidate alla responsabilità di architetti, ingegneri e geologi. Figure ben lontane dai funzionari a cui il Ministero della Cultura, assegna gli stessi incarichi. Figure professionali che non mancherebbero sul territorio isolano se solo gli si lasciasse il giusto spazio.

Ad aggravare questo caos organizzativo è giunto il D.P.R.S. n. 9 del 5 aprile 2022, pubblicato in GURS il 1° giugno 2022, con il quale l’esecutivo regionale ha soppresso la distinzione disciplinare delle Sezioni tecnico scientifiche (L.R. 80/1977 ancora vigente) e dei rispettivi direttori. Questi, ai sensi della L.R. 116/1980, avevano la competenza di emanare gli atti di tutela relativi a ciascuna area di competenza.

Una delle decorazioni musive della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina (immagine via LiveUniCt)

Tiriamo le somme

In conclusione, il Governo regionale sovverte la gerarchia delle fonti del diritto, poiché fa prevalere un atto amministrativo su una norma legislativa; sopprime le Sezioni tecnico scientifiche delle Soprintendenze; trasforma i “Parchi archeologici siciliani” da organi di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico in megaservizi burocratici che dovrebbero gestire tutte le aree archeologiche e i musei provinciali. Dulcis in fundo, il tutto è condito dall’assenza di personale direttivo scientifico qualificato.

CIA, insieme alle associazioni di tutela Italia Nostra, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli e Associazione Memoria e Futuro, alle quali si unisce l’Associazione culturale ArcheoMe, esprimono il loro sconcerto dinnanzi a una situazione che continua a schiaffeggiare un’intera categoria di studiosi e lavoratori.

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NEWS | L’archeologo Niccolò Daviddi licenziato per aver detto la verità

Niccolò Daviddi, archeologo intervistato da Agorà, ha pagato la sua scelta di dire la verità. Il giovane ha raccontato alle telecamere la paga ridotta (6 euro l’ora) che lui e i suoi colleghi sono costretti ad accettare pur di lavorare.

Niccolò ha denunciato lo sfruttamento di questa classe di lavoratori e la paga oraria ben al di sotto di quanto approvato recentemente dall’Europa. E per averlo fatto, pur senza mai citare la cooperativa presso la quale prestava servizio come, ha perso il suo lavoro. Essendo un libero professionista, non si può parlare propriamente di “licenziamento”, ma l’effetto è ovviamente quello.

Le parole di Niccolò Daviddi

Volevo dirvi che sono stato licenziato – ha scritto a una pagina Twitter che da sempre si occupa di problemi relativi a questo settore -. Cioè, naturalmente non licenziato in senso tecnico: dato che lavoro a partita Iva, neppure quell’onore posso permettermi. Ma ieri sera, poche ore dopo che il video del servizio era stato condiviso in un grosso gruppo Facebook di archeologi, sono stato rimosso (senza alcuna comunicazione) dalla chat Whatsapp in cui la cooperativa assegnava le commissioni per i vari cantieri. Quindi, ho perso il lavoro. Mi sembra giusto raccontarlo, perché è segno di dove siamo adesso: siamo ricattabili e ricattati. Non avevo raccontato nulla su quella cooperativa, avevo parlato di un sistema che non va: compensi orari medi intorno ai 6€/h, obbligo di aprire la partita IVA per lavorare. Lavoro “da libero professionista” che in realtà si configura come lavoro para-dipendente senza diritti. Una cosa che qualsiasi archeologo romano, ma vorrei dire italiano, sa. A quanto pare però si può sapere, si può fare, ma non si può dire.

Un frame dall’intervista a Daviddi

L’ingiustizia secondo Niccolò Daviddi

Come sostiene lo stesso Niccolò Daviddi, la sua polemica è contro un sistema generale che vede l’archeologo specializzato sfruttato e sottopagato. Eppure, per lavorare vengono richiesti titoli superiori per il cui ottenimento bisogna investire i propri risparmi, cercare lavori part-time. Il 32enne ha solo esposto la sua delusione nel non venirsi corrisposto il giusto compenso per gli anni di studio e i soldi investiti. Non ha chiesto la luna!

A quanto pare, per il sistema italiano il termine meritocrazia è solo un’utopia e certe affermazioni si pagano con il licenziamento.

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NEWS | UniPa riprende gli scavi dell’antica città ellenistica di Solunto

Riprendono gli scavi nell’area archeologica dell’antica Solunto, nei pressi di Santa Flavia (Pa) , effettuati dall’Università di Palermo dopo alcuni ritrovamenti dello scorso anno.

I lavori

I lavori fanno parte del programma didattico dei corsi di laurea magistrale in Archeologia e laurea triennale in Beni culturali sotto la supervisione dei professori Elisa Chiara Portale e Gilberto Montali.

Parco archeologico di Solunto

La zona interessata dalle ricerche è l’area sacra, dove si trova al santuario a monte del teatro; per l’inizio dei lavori si sono resi necessari alcuni interventi di pulizia preliminare ed in seguito l’apertura di alcuni saggi finalizzati alla verifica stratigrafica. Gli scavi hanno mostrato un legame tra il teatro e il terrazzo superiore con il tempio a due celle (della metà del II sec. a.C. circa). La stratigrafia dell’area mostra il passaggio dalle fasi antiche del IV secolo fino alla sistemazione architettonica, attualmente visibile, della metà del II secolo a.C.

Gli studenti dell’Università di Palermo durante i lavori di pulizia dei saggi

 

Nuove possibilità

I dati che arrivano dai saggi confluiranno nel lavoro in corso di rilievo, documentazione ed elaborazione digitale e di ricostruzione virtuale. Infatti, queste nuove indagini vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale, realizzata dal professor Massimo Limoncelli.

Le ricostruzioni virtuali non solo permettono una riorganizzazione delle conoscenze acquisite, ma permettono di comprendere nella sua completezza tutta l’area di scavo, oltre alla possibilità di una migliore valorizzazione delle aree ricostruite.

Le parole di Alberto Samonà

Il cantiere appena avviato si pone l’obiettivo ambizioso di rendere nuovamente fruibile il percorso antico, che saliva, costeggiando la cavea del teatro, dalla zona centrale della città ai terrazzi sacri, e di valorizzare lo straordinario complesso teatro-santuario. Un’attesa che aprirà nuovi spunti nella lettura urbanistica della città di Solunto. L’archeologia è, infatti, materia viva, capace di regalarci continuamente nuove pagine nella lettura del meraviglioso libro che è la storia antica della Sicilia

Alberto Samonà, assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana