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ARCHEOLOGIA | Passeggiata archeo-filosofica al Teatro Antico di Taormina

Che ruolo avevano i teatri di pietra nella fondazione e nell’identità di una città? E’ la domanda cui si tenterà di rispondere domenica 6 ottobre, in occasione della passeggiata archeo-filosofica intitolata “L’ombra di Diòniso” e in programma dalle 11.30 fra le mura e le gradinate del Teatro Antico di Taormina.

L’iniziativa rientra fra gli eventi collaterali del Parco Archeologico Naxos Taormina promossi in occasione della prima domenica del mese, quando l’ingresso nei siti del parco (Teatro Antico, Isola Bella, Museo e Area Archeologica di Naxos) è gratuito per tutto il giorno. La passeggiata archeo-filosofica di domenica prossima segue quella del 1° settembre, quando il filosofo Angelo Tonelli inaugurò questo ciclo di appuntamenti al Parco organizzati nell’ambito di “Comunicare l’Antico”, cartellone curato da Fulvia Toscano (docente e direttore artistico di NaxosLegge) con dibattiti e incontri periodici con il mondo della cultura, dell’arte e degli atenei siciliani nei siti del Parco Naxos Taormina. L’appuntamento è per le 11.30, alla biglietteria di via Teatro Greco.

A guidare i visitatori fra i vari ambienti del Teatro Antico di Taormina saranno l’archeologo e primo ricercatore CNR Massimo Cultraro e la stessa Toscano. A Cultraro il compito di illustrare la storia e il ruolo del teatro per i greci che qui, tramite le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide vi rappresentavano tutti gli aspetti della vita umana. Nel corso della passeggiata si ripercorrerà la storia dei teatri e il loro ruolo strategico come spazi di aggregazione, di espressione del pensiero e dunque di identità culturale sia nel mondo greco che, di conseguenza, nelle comunità di origine greca che erano le colonie in Sicilia. Fulvia Toscano sottolineerà alcuni momenti cruciali dell’esposizione di Cultraro con la lettura di brani dall’opera “La nascita della tragedia” del filosofo Friederich Nietzsche: un viaggio dall’antichità fino ai nostri giorni, con spunti di riflessione sul mondo dionisiaco – Diòniso è il dio dell’ebbrezza, della musica sfrenata, della danza e dell’estasi – e sul suo ruolo nella società di ieri e di oggi.

E con ottobre ripartono i laboratori didattici a cura di Civita Sicilia, società che gestisce i servizi aggiuntivi del Parco. Due gli appuntamenti di domenica 6 ottobre formulati per i bambini, entrambi alle 10.30 del mattino e al costo di 3 euro a partecipante (prenotazioni al nr. 335 7304378).  A Taormina, negli spazi del Teatro Antico, il tema sarà “Greci, teatri e panorami”: lo sguardo di noi contemporanei sulla bellezza mozzafiato del paesaggio tra mare ed Etna scelto dai nostri avi per fare da fondale alle rappresentazioni teatrali e alla vita della comunità; a Naxos, sempre alle 10.30, appuntamento al bookshop del Museo Archeologico per “Epigrafista per un giorno”: si impareranno i rudimenti di simboli e segni dell’alfabeto greco e i bambini potranno incidere su una tavoletta il proprio originale messaggio ai posteri.

I siti saranno aperti con orario continuato dalle 9 del mattino fino a un’ora prima del tramonto.

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ARCHEOLOGIA | Elefanti e Neanderthal alle Terme

Ai piedi di Poggetti Vecchi, a nord di Grosseto, nella Maremma Toscana, sgorga una sorgente termale, che il signor Aldo Ceccarelli, proprietario del terreno, ha deciso di trasformare in una spa. Tutto ci si sarebbe potuto aspettare, tranne che, iniziando i lavori di scavo della piscina, a due metri e mezzo di profondità, potessero apparire gigantesche ossa di elefante (zanne lunghe fino a tre metri!) e utensili preistorici. La scoperta, che ha destato tanto stupore, ha dato il via a un vero e proprio scavo di emergenza, sotto la direzione della Soprintendenza.

Lo scavo ha evidenziato la presenza di una conca termale databile tra il Pleistocene Medio e il Pleistocene Superiore, circa 170.000 anni fa, che fu frequentata da uomini ed elefanti. La ricostruzione paesaggistica colloca il periodo in questione a ridosso della penultima glaciazione. Le ossa di elefanti trovate appartengono a un’unica famiglia, per cui si è ipotizzato che siano da riferire a un gruppo che ha trovato momentaneo riparo nella conca termale, ma che è morto di inedia a causa della mancanza di cibo, dovuta all’approssimarsi della glaciazione.   

Al di sotto delle ossa animali, è statia rinvenuta una serie di manufatti in pietra, appartenuti agli uomini del Paleolitico. Grazie allo studio dei contesti e alle datazioni assolute, si è giunti alla certezza che i primi frequentatori delle terme di Poggetti Vecchi fossero neanderthaliani antichi.

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DALLA SICILIA | Il muro di Berlino 30 anni dopo, rassegna cinematografica al Goethe-Institut di Palermo

È dedicata al Trentennale della caduta del Muro di Berlino la nuova rassegna cinematografica del Goethe-Institut Palermo. Con 11 film, dall’8 ottobre al 17 dicembre 2019, IL MURO TRENT’ANNI DOPO guarderà indietro a un’epoca in cui un regime pensava di dover proteggere i propri cittadini dalla libertà con un muro.

Un cittadino immortalato mentre distrugge una parte del muro, Berlino 1989

“Rivoluzione in Germania? Non succederà mai. Se questi tedeschi vogliono prendere d’assalto una stazione, compreranno un altro biglietto per il binario!” ironizzava Lenin.

Eppure, il 9 novembre 1989, appena cinque mesi dopo la sanguinosa repressione del movimento democratico cinese in piazza Tienanmen a Pechino, cade il Muro di Berlino, che ha diviso la città e il Paese per oltre 28 anni. Meno di un anno dopo, la Germania si riunifica e i cinque nuovi Länderfederali – e quindi la vecchia Repubblica Democratica Tedesca – entrano a far parte della Comunità europea. Non è un caso che soprattutto la globalizzazione economica e l’integrazione europea acquistino nuovo slancio. Il Patto di Varsavia e l’Unione Sovietica si disintegrano. Le frontiere e i mari – in particolare il Mediterraneo – diventano permeabili. Il mondo si avvicina, le distanze si accorciano e una grande promessa di nuove libertà sembra possibile non solo per i Tedeschi, gli Europei e i popoli del vecchio Occidente, ma per il mondo intero. Il lungo periodo della Guerra Fredda dopo la Seconda Guerra Mondiale finisce. Un punto di svolta, il cambiamento, una nuova era e la globalizzazione danno speranza per un mondo senza frontiere o almeno con meno confini e conflitti.

La locandina dell’evento

A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino e dalla fine della Guerra Fredda, il Goethe-Institut Palermo guarda indietro a un’epoca in cui un regime pensava di dover proteggere i propri cittadini dalla libertà con un muro.

Isolamento, depressione e ansia hanno risvegliato in moltissime persone grandi idee e poteri enormi: la fuga verso l'”Occidente” era il grande obiettivo, mentre altre persone cercavano rifugio nell'”Est”.

Una rassegna cinematografica con storie emozionanti sulla ricerca della libertà oltre il Muro e, a volte, semplicemente all’ombra del Muro.

A dare il via alla rassegna, martedì 8 ottobre, alle ore 17:30, sarà Barbara (La scelta di Barbara). Con questo film, in concorso alla Berlinale del 2012, il regista Christian Petzold vinse l’Orso d’argento per la miglior regia. La storia è quella di Barbara, giovane medico che nell’estate del 1980 richiede un visto d’uscita dalla Germania dell’Est e per punizione viene trasferita da Berlino in un piccolo ospedale di provincia.

Come sempre, tutti i film saranno proiettatiin lingua originale, con sottotitoli in italiano e a ingresso gratuito. Anche tutti gli altri film in rassegna verranno proposti ogni martedì, alle ore 17:30, nella Sala Wenders del Goethe-Institut Palermo, ad eccezione di “Der geteilte Himmel” (Il cielo diviso) – tratto dal capolavoro omonimo di Christa Wolf – che sarà proiettato al Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa), in collaborazione e nell’ambito di Efebo d’Oro, 41° Premio Internazionale di Cinema e Narrativa (13-19.10.2019).

A chiudere la rassegna ci sarà uno speciale omaggio a Bruno Ganz, grande e versatile attore e interprete, scomparso quest’anno, nel film di culto Der Himmel über Berlin(Il cielo sopra Berlino) di Wim Wenders, qui riproposto nella versione restaurata.

Per le scuole interessate sono previste proiezioni speciali di mattina, in giorni e orari da concordare. Per informazioni e prenotazioni: info-palermo@goethe.de, T. 091 6528680, oppure j.ernst@goethezentrum.it

In collaborazione con

Città di Palermo – Assessorato alle CulturE e Partecipazione Democratica

Palermo Culture

BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo

Transeuropa Festival

European Alternatives

Efebo d’Oro

Seeyousound Palermo

Goethe-Zentrum Palermo

SudTitles

 

Calendario delle proiezioni

 

 

08.10. BARBARA La scelta di Barbara

15.10. DER GETEILTE HIMMEL Il cielo diviso Cinema De Seta Cantieri Culturali alla Zisa

22.10. DER VERDACHT Il sospetto

29.10. DIE STILLE NACH DEM SCHUSS Il silenzio dopo lo sparo

05.11. WINTER ADÉ Addio all‘inverno

12.11. BORNHOLMER STRASSE

19.11. B-MOVIE: LUST & SOUND IN WEST BERLIN

26.11. ALS WIR TRÄUMTEN As We WereDreaming

03.12. KARLA

10.12. WESTEN L’Ovest

17.12. DER HIMMEL ÜBER BERLIN Il cielo sopra Berlino

 

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NEWS | Lutto nel mondo archeologico e politico: Muore la Prof. ssa Mariarita Sgarlata

È deceduta prematuramente all’età di 57 anni, a causa di un cancro, la prof. ssa Mariarita Sgarlata: una notizia che sconvolge il panorama archeologico e politico siracusano. Brillante la sua carriera: professore associato di Archeologia cristiana e medievale, responsabile della Commissione Pontificia per le Catacombe siracusane, ma anche Assessore regionale ai Beni culturali, al territorio e all’ambiente nella giunta Crocetta. Inoltre, consulente del ministro Bonisoli e consigliere delegato della fondazione Inda.

Una donna combattiva e determinata, anche nella battaglia per la difesa del paesaggio da un eccessivo consumo del suolo e dal degrado, con l’intento di recuperare, attraverso scelte sostenibili la vocazione turistico-culturale del territorio.

I funerali verranno celebrati a Siracusa nella prossima settimana.

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ARCHEOLOGIA | Stele funeraria con iscrizione in fenicio scoperta a Mozia da “La Sapienza” (VIDEO)

La missione archeologica dell’Università di Roma “La Sapienza”, diretta dal Prof. Lorenzo Nigro, annuncia di aver rinvenuto una stele funeraria fenicia. 

Il cippo, in alcuni tratti ancora coperto da una vernice rossa, reca un’iscrizione in fenicio:

QBR / Tomba di
‘ABD|M / ‘servo di
LQRT / Melqart’
BN / figlio di…

Il “servo” di Melqart’, la divinità più importante attestata a Mozia, in realtà altro non sarebbe che il Re della città.

”Ritrovamento eccezionale – afferma Nigro – in quanto per la prima volta potremmo apprendere i nomi dei Re di Mozia e di chi viveva in questo insediamento”.

 

Di seguito il video integrale con la scoperta, pubblicata dalla pagina Facebook ufficiale della Missione.

https://www.facebook.com/176761315694478/posts/2387608617943059?sfns=mo

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ARCHEOLOGIA | I celebri “amanti di Modena” sarebbero due uomini

Quando furono scoperti, nel 2009, durante gli scavi in una necropoli modenese di epoca tardo-antica (IV-VI secolo), divennero subito gli “amanti di Modena”: una coppia sepolta nella stessa tomba, mano nella mano. Si era pensato si trattasse di un uomo e una donna, ma un nuovo studio condotto da ricercatori dell’università di Bologna e dell’università di Modena e Reggio Emilia smentisce questa ipotesi: gli “amanti di Modena”, infatti, erano due uomini.

Nell’analisi, pubblicata su Scientific Reports, gli scienziati hanno utilizzato una tecnica che permette di determinare il sesso di un individuo da particolari proteine nello smalto dei denti. L’esito – cioè che entrambi gli “amanti di Modena” erano di sesso maschile – per i ricercatori rende ancor più particolare questa tomba, dal 2014 al Museo civico archeologico etnologico di Modena. “Allo stato attuale non si conoscono altre sepolture di questo tipo”, spiega Federico Lugli, ricercatore dell’ateneo bolognese e primo autore.

“In passato sono state trovate diverse tombe con coppie di individui deposti mano nella mano, ma in tutti i casi si trattava di un uomo e una donna. Quale fosse il legame tra i due individui della sepoltura modenese, invece, resta per il momento un mistero”. “In letteratura non esistono altri casi di sepolture con due uomini deposti mano nella mano: non era certamente una pratica comune in epoca tardo-antica”, aggiunge il ricercatore. “Crediamo che questa scelta simboleggi una particolare relazione esistente tra i due individui, non sappiamo però di quale tipo”. Quella degli amanti è l’ipotesi più remota, secondo gli scienziati. “In epoca tardo-antica è improbabile che un amore omosessuale potesse essere riconosciuto in modo tanto evidente dalle persone che hanno preparato la sepoltura”, dice Lugli. “Visto che i due individui hanno età simili, potrebbero invece essere parenti, ad esempio fratelli o cugini. Oppure potrebbero essere soldati morti insieme in battaglia: la necropoli in cui sono stati rinvenuti potrebbe infatti essere un cimitero di guerra”.

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ARCHEOLOGIA | Scoperta una testa in travertino a Paestum: risale alla fase più antica della città

“Raro in genere, unico per Paestum” – definisce così il direttore Gabriel Zuchtriegel la scoperta di una testa di travertino databile alla prima metà del VI sec. a.C. nel Parco Archeologico di Paestum. La testa, che ha dimensioni pari al vero, potrebbe aver fatto parte di una decorazione frontonale di un tempio o di una statua. Appartiene alla prima generazione di scultura monumentale attestata in Grecia e nell’Italia del Sud, come si evince in particolare dalla capigliatura “a scalini” e dagli occhi a forma di mandorla, tipici dello stile cosiddetto dedalico.

Il rinvenimento è avvenuto durante una campagna di scavi stratigrafici promossa dall’Università di Bochum in Germania in collaborazione con il Parco Archeologico di Paestum e su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Mibact).

“La finalità del progetto era un’altra – dichiara Jon Albers, professore dell’Università di Bochum – ovvero quella di indagare meglio il cd. Tempio della Pace che è di epoca romana; invece abbiamo trovato frammenti di VI secolo a.C., tra cui una testa in travertino che potrebbe provenire da un santuario più antico situato nello stesso posto.”

Come spiega Zuchtriegel, “la scultura arcaica a Paestum è finora nota soprattutto grazie ai resti del fregio del primo tempio di Hera presso la foce del fiume Sele a Nord di Paestum. Ma tutte le opere che conosciamo di questo orizzonte cronologico, ovvero del VI sec. a.C., sono realizzate in arenaria. Questa è la prima scultura in travertino, e sembra essere addirittura più antica dei rilievi di Foce Sele. Siamo all’inizio della storia di Paestum, poco dopo la fondazione della città intorno al 600 a.C., ma anche all’inizio della scultura monumentale greca in genere. Diventa sempre più evidente come le colonie contribuissero attivamente alla formazione di un nuovo linguaggio artistico e architettonico tra VII e VI sec. a.C.”

Gli scavi nel cosiddetto Tempio della Pace, sul Foro romano di Paestum, continueranno ancora fino agli inizi di ottobre. Gli archeologi sperano di ottenere ulteriori elementi per inquadrare la scoperta eccezionale in un contesto più ampio.

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Archeologia | La Chiesa Basiliana e il Monastero di Casalvecchio Siculo (ME) inseriti nel Parco Archeologico di Naxos-Taormina

E’ il prototipo delle grandi cattedrali normanne di Messina, Catania, Monreale e Cefalù e, con le sue
feritoie, le merlature e il tetto calpestabile, era di fatto la roccaforte della Val d’Agrò, un avamposto dove anche i monaci, se necessario, ricorrevano ad armi e spade per difendere il territorio dalle invasioni straniere.

La Chiesa Basiliana e il Monastero dei Santi Pietro e Paolo, a Casalvecchio Siculo (nella Val d’Agrò, in provincia di Messina), sono da poche settimane inseriti nel patrimonio dei siti monumentali gestiti dal Parco Archeologico Naxos-Taormina, diretto da Gabriella Tigano.

Mercoledì 11 settembre, ore 18, è stato ospitato  per la prima volta un evento della rassegna “Comunicare l’Antico”, organizzato da Naxos Legge, diretto da Fulvia Toscano, in collaborazione con il Parco. Di scena Raffaele Schiavo con l’incontro-laboratorio “Danzare la voce. Riverberi e riflessioni musicali del volto umano”.

La performance di Schiavo, che ha incluso la proiezione di video sulla sua attività in hospice e a domicilio, è stata preceduta dagli interventi del direttore del Parco, Gabriella Tigano, di Ketty Tamà e Fulvia Toscano (Naxos Legge) e di Fillippo Brianni, presidente Archeoclub area jonica. 

Le visite alla Chiesa Basiliana dei SS. Pietro e Paolo – monumento d’età bizantina, restaurato intorno al 1172, come documenta un’epigrafe in greco sull’architrave d’ingresso – sono a cura del Comune di Casalvecchio Siculo:
fino al 1 ottobre tutti i giorni 9-13 e 15-19; dal 2 ottobre fino a marzo
solo al mattino 9-13.

L’ingresso è gratuito.

Info: Pro Loco di Casalvecchio
340 39.899.39

L’architrave con l’iscrizione in greco
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DALL’ITALIA | Alla scoperta del Borgo di Maenza (FR)

Maenza è un borgo di circa 3,000 abitanti situato nei Monti Lepini, in provincia di Latina, nel Lazio Meridionale. Il centro ha origini medievali, collegate alla potente famiglia dei Conti di Ceccano, di cui fu feudo fino al 1400.

Secondo alcuni, l’origine del suo nome deriva da quello dell’eroe Magenzio, l’etrusco Mazentius costretto ad allontanarsi dalla patria Cere e ricordato nel libro X dell’Eneide come alleato di Turno contro Enea. Una diversa ipotesi sul nome e sulla fondazione del paese potrebbe essere legata all’invasione, dal Nord Europa, di popolazioni germaniche, che dopo la conquista del territorio edificarono qui una fortificazione, richiamandosi, nella denominazione, alla città di Magonza (Mainz). Secondo altri, infine, Magentia potrebbe risalire alla radice “mag” (crescere) che insieme a “gens” (gente) significherebbe “gente che cresce”.

La storia del popolo maentino ha inizio con la fuga degli abitanti della vicina città di Priverno che, nell’XI secolo, per scampare alle distruzioni romane, fondarono Maenza. In realtà, Maenza presentava dei nuclei abitativi già prima della distruzione di Priverno, risalenti all’età romana: ne dà testimonianza una lastra che omaggiava una casa in campagna risalente a un certo Lucio (oggi la lastra è custodita nel castello e la casa è divenuta la Chiesetta del Patrono Sant’Eleuterio).

La storia di Maenza, come quella di innumerevoli borghi medioevali, si intreccia strettamente con le vicende dei feudatari dominanti. Numerose casate ebbero in feudo Maenza e tra esse figurano gli Annibaldi, i Caetani, i Borgia, gli Aldobrandini, i Doria Pamphili, i Borghese, i De Cabanis e i Pecci. Ma quella che più strettamente si collega alle sorti di Maenza fu, senza dubbio, la casata dei “Conti de Ceccano”, della quale lo stesso Gregorovius scrive: «Nei Monti Volsci primeggia dinastia antichissima della contrada la casa dei Conti de Ceccano che, per ricchezza e dignità, era nella Chiesa tenuta in gran conto. Quei signori si erano fatti potenti prima ancora che sorgessero in fiore i Colonna; già fin dal tempo di Enrico IV si teneva nota che Gregorio, uno dei loro antenati, aveva ivi officio di Conte. La morte di lui (1104) è la prima volta che si faccia menzione di questa casa di Conti.» Tra i personaggi più significativi della casata troviamo Giovanni da Ceccano e ben quattro cardinali: Annibaldo, Giordano, Stefano e Teobaldo, domenicano, che insegnò teologia a Parigi e fu in stretti rapporti con san Tommaso d’Aquino di cui contribuì a diffondere la dottrina. Dei Conti di Ceccano ricordiamo Berardo I (1204-1254), che tra i suoi numerosi feudi scelse come residenza abituale proprio Maenza e vi fece costruire lo splendido Palazzo Baronale, che ospitò anche Tommaso d’Aquino, il quale, come risulta dai verbali del procedimento di canonizzazione, compì a Maenza il suo primo miracolo. Altro importante personaggio della casata fu Giacomo I (1299-1363) che prese parte attiva alle travagliate vicende che sconvolsero lo Stato della Chiesa nel periodo in cui la sede pontificia era trasferita ad Avignone: Giacomo I dispose che le sue spoglie fossero tumulate in una cappella del duomo di Maenza.

Tra gli avvenimenti che portarono Maenza alla ribalta, vi è un fosco episodio avvenuto nel settembre del 1123: un familiare pontificio di nome Crescenzio, forse incaricato dal pontefice di riscuotere i tributi dei feudatari della zona, fu assassinato e rapinato nel territorio di Maenza. Papa Callisto II ritenne responsabile del fatto il Signore di Maenza, contro il quale fece muovere immediatamente le truppe pontificie; il paese fu occupato e il feudatario, dopo un processo sommario, decapitato sulla piazza del castello. L’episodio è sintomatico della situazione di costante conflittualità esistente all’epoca tra la Santa Sede, che andava progressivamente consolidando il controllo politico-amministrativo sul proprio territorio, e i feudatari, che tentavano di resistere all’opera accentratrice dei Papi. Sempre nell’ambito delle contese territoriali, e in particolare della secolare rivalità tra Orsini e Colonna, rientra un significativo evento della storia di Maenza: con una bolla del 28 maggio 1300 papa Bonifacio VIII, sostenuto dagli Orsini, confiscò il feudo dei Conti di Ceccano, che erano schierati dalla parte dei Colonna, e lo passò direttamente sotto il dominio del cardinale Matteo Orsini. Maenza tornò ai conti di Ceccano nel 1304 per volere di papa Benedetto XI, che pretese, però, da loro formale atto di sottomissione.

Fra i rappresentanti della casata dei conti di Ceccano l’ultimo Signore di Maenza fu Raimondello, che rinnovò il castello e fece costruire una nuova cinta muraria. Dal 1346 Maenza passò ai Caetani e, successivamente, a varie altre casate che, però, le attribuirono scarsa importanza e la trascurarono, lasciandola lentamente decadere. Il colpo di grazia Maenza lo ricevette nel 1520, quando fu saccheggiata e distrutta da Giovanni dalle Bande Nere, inviato da papa Leone X. Un altro papa Leone, dopo quasi quattro secoli, si interessò di Maenza in termini positivi: si tratta di Leone XIII (1878-1903), nativo della vicina Carpineto.  Notevole fu l’impulso che costui diede alle attività di carattere religioso: fu ricostruita la chiesa collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo e fu istituito un Educandato per le fanciulle di civil condizione, diretto dalle suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue fondato da santa Maria De Mattias.

I tempi cambiano e avanzano le forze borghesi: nel 1930 gli eredi Pecci alienano a favore del comm. Ercole Micozzi quasi tutti i loro beni siti nei comuni di Priverno e Maenza. Fra gli avvenimenti di maggior rilievo, ricordiamo la rivolta del marzo 1911, l’epidemia spagnola del 1918 e la distruzione di una parte dell’abitato a causa di un bombardamento aereo nel 1944. Nel 1928 il Comune fu soppresso e Maenza fu collegata a Priverno; è tornata sede comunale nel 1947.

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News | Al lancio “ArchAide”, l’App che riconosce e classifica i frammenti di ceramica

Nasce a Pisa dal laboratorio mappa del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere di Pisa la prima applicazione che permette agli archeologi di catalogare e riconoscere migliaia di frammenti ceramici che ogni giorno riemergono dai contesti di scavo.

Il ricercatore pisano Gabriele Gattiglia spiega il funzionamento, che consiste nel scattare una semplice fotografia ed inviarla al riconoscimento automatico.

L’app si basa su reti neurali molto simili a quelle usate in ambito investigativo per i riconoscimenti facciali. È già disponibile gratuitamente sugli store digitali Ios e Android.
L’applicazione è stata realizzata per riconoscere sia i frammenti decorati sia quelli privi di decorazione e l’accuratezza del riconoscimento si aggira intorno al 75%.

Nel database dell’app, in continuo aggiornamento, troviamo già: Anfore Romane, Sigillata Italica e Ispanica, Majolica di Montelupo Fiorentino. 

Una schermata dell’App