Autore: Oriana Crasi

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ATTUALITÀ | Un tempo sospeso in attesa del decadimento: l’arte del “Poetic Hotel” di Padova

«Il Poetic Hotel  è uno spazio per l’arte contemporanea chiuso al pubblico e inaccessibile». Così si legge nel manifesto del progetto artistico, ideato da Simone Berno. Si tratta di un’istallazione situata a Padova, in un hotel abbandonato. Le stanze, lasciate nel loro stato di decadenza, sono state trasformate in uno spazio d’arte contemporanea con numerose opere artistiche. L’hotel, ormai abbandonato dal 1997, rimane in una sorta di spazio sospeso nel tempo, dove tutto è immobile e silente. Ad “animare” le sue stanze si trovano sculture, fotografie, dipinti, ma anche street art, poesia, letteratura e installazioni audio-visive.

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Poetic Hotel, Padova (©poetichotel.org)

«Gli artisti, “ospiti” dell’hotel», si legge al punto 1 del manifesto, «hanno interagito e sono intervenuti nelle stanze e nei locali adibiti all’allestimento partendo dalle suggestioni del luogo, rielaborando la loro visione dell’hotel, dell’abbandono e della sospensione del tempo tra l’allora e l’attuale, rianimando di vita vissuta e vivente il tessuto di storia e di tempo che caratterizza questo luogo»

Ma la particolarità di un luogo già così originale risiede nella sua forma di fruizione. L’hotel-museo è visitabile esclusivamente online, assecondando la scelta del fondatore di preservare il microclima delle stanze, altrimenti alterato dai visitatori.

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Una stanza dell’hotel (©poetichotel.org)

Ogni ambiente, infatti, abbandonato per oltre vent’anni, ha sviluppato caratteristiche proprie, comprendenti ragnatele, muffe, infiltrazioni d’acqua ecc. Ognuno di questi aspetti manifesta il naturale scorrere del tempo e l’inesorabile degrado cui tendono tutte le cose materiali. In questo contesto le opere si configurano come fugace attimo di vita, teso a “rianimare” un luogo cristallizzato nel tempo; divengono però, a loro volta, parte dell’immobilità e del decadimento. Le opere presenti, installate dagli artisti, sono state intenzionalmente abbandonate per sempre.

Il Poetic Hotel, dunque, si configura come luogo inaccessibile, visibile solo attraverso i vari media pubblicati online, che costituiscono sia la memoria sia l’archivio di un sito d’Arte contemporanea unico nel suo genere.

Un luogo immobile che attende la fine

L’albergo, in via Sorio 73 a Padova, nasce negli anni ’50 in un edificio utilizzato come locanda, poi divenuto hotel nel corso degli anni ’80. L’abbandono dell’edificio risale al 1997, prima di una sua riapertura, 22 anni dopo, nel 2019, quando l’artista padovano Simone Berno ha dato vita al Poetic Hotel. «Una volta rielaborati gli spazi interni e le stanze» – si legge sul manifesto – «ultimate le installazioni e le performance, avviene il Check-Out ovvero il distacco definitivo dalle opere da parte degli artisti, conferite a loro volta a quella che potremmo definire ora la “persona artistica” Poetic Hotel».

La “stanza del ricordo” (© poetichotel.org)

Un collettivo di circa 30 artisti ha avuto modo di interagire con le camere abbandonate, rendendole speciali set in cui collocare le proprie opere. Berno, in un’intervista per Artribune, ha dichiarato di aver chiamato per primi i ragazzi del Mep, il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, chiedendo loro di tappezzare di poesie intere camere (non solo muri, ma anche gli arredi).

Le poesie del Mep in una stanza dell’hotel (© poetichotel.org)
Il destino delle opere

«Il Poetic è in quarantena dal 1997» – spiega ancora Berno – «Era già non visitabile prima, nel suo manifesto riporta chiaramente che è un luogo visitabile solo online, precursore dei tempi, tristemente». L’accordo tra l’artista e il proprietario, inoltre, prevede di lasciare nuovamente l’hotel, con tutta la sua installazione artistica, ad uno stato di abbandono. L’hotel non è restaurabile e sarà lasciato al decadimento fino al momento in cui sarà necessaria la sua demolizione.

«Le installazioni allestite al loro interno» – si legge ancora nel manifesto – «relegate all’inesorabile usura del tempo, non potranno più essere ammirate dal vivo fin quando lo stabile non verrà abbattuto e assieme ad esso sarà distrutta l’intera collezione di opere. Solo allora sarà possibile recuperarle, tra le macerie dell’hotel».

Mep al Poetic Hotel, Padova (© poetichotel.org)

No one will access the hotel until the “fade”, when the “Poetic Hotel” will be demolished and the Project will be accomplished – Manifesto del Poetic Hotel

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SPECIALE LEOPARDI | Recanati (MC) omaggia il poeta nell’anniversario della sua nascita

Come ogni anno, il 29 giugno, la città di Recanati (MC) ricorda il celebre poeta marchigiano in occasione del 223° anniversario della sua nascita. E lo fa con alcuni importanti eventi che mirano a tenere vivo il ricordo leopardiano proprio nei luoghi in cui ha vissuto. Recanati, suo paese natio, al contempo gioia e dolore di Leopardi, che ha contribuito a rendere immortale la sua immensa eredità letteraria.

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Parte della biblioteca di casa Leopardi (immagine via Touring Club)

«Le Celebrazioni Leopardiane sono da sempre l’appuntamento più atteso della nostra città», ha dichiarato il sindaco di Recanati Antonio Bravi, «anche quest’anno per festeggiare l’Anniversario della nascita di Giacomo Leopardi abbiamo preparato un importante programma di eventi».

Già nella giornata del 28 giugno 2021 si è tenuto l’incontro che ha dato il via alle celebrazioni. Nella sala Foschi del Centro Studi Leopardiani (Recanati, MC), la prof. Laura Melosi ha presentato il suo ultimo libro La dolcezza ed eccellenza degli stili. Sulle operette morali di Leopardi. Il tutto alla presenza del magnifico rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato, del dott. Fabio Corvatta, presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani e della prof. Rita Soccio, assessore alla Cultura del Comune di Recanati (MC).

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29 giugno 1798 – 29 giugno 2021

Martedì 29 giugno 2021, invece, il Comune di Recanati (MC) prevede diverse iniziative. Alle ore 18, nell’Aula Magna del Comune, le massime autorità e il Lions Club di Recanati e Loreto omaggeranno la figura del conte Vanni Leopardi, discendente del Poeta, scomparso nel 2019, consegnando alla figlia Olimpia Leopardi l’alta onorificenza lionistica “Melvin Jones”. L’On. Ilaria Borletti Buitoni terrà la tradizionale lezione sul tema L’Orto sul Colle, accesso al paesaggio interiore de l’Infinito leopardiano. All’On. Borletti Buitoni, inoltre, verrà consegnato il prestigioso “Premio Leopardi”.

Gli eventi nel Palazzo comunale si concluderanno con la premiazione dei vincitori del Premio Nazionale “Giacomo Leopardi” dedicato agli studenti delle scuole italiane secondarie di secondo grado.

L’Orto del Colle dell’Infinito, Recanati – foto: FAI

In serata, invece, sull’Orto del Colle dell’infinito, in collaborazione con il FAI, si terrà il recital di Paolo Calabresi: Paolo Calabresi legge Leopardi. Lo spettacolo, firmato da Strehler, vuole essere anche un omaggio ai 100 anni del grande regista, che lo dedicò nel 1982 a Leopardi del quale era un grande appassionato ed estimatore. Il recital di Paolo Calabresi sarà accompagnato dal trio di musicisti Dimitrij.

Per prendere parte allo spettacolo, ad accesso libero fino ad esaurimento posti, è necessaria la prenotazione al numero 071/7570604 (in orario 10.00 – 13.00) oppure al 333/3710886.

In copertina: Palazzo Leopardi, Recanati (immagine via Touring Club).

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ATTUALITÀ | L’Archeoastronomia fa scuola: a Villa Giulia (RM) l’evento dell’Unione Astrofili Italiani

L’UAI – Unione Astrofili Italiani, annuncia l’apertura delle iscrizioni alla Scuola di Archeoastronomia 2021, giunta alla sua quinta edizione. L’evento, programmato per il 23 e il 24 luglio 2021, si terrà nella sede del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma ed è organizzato dalla Sezione di Ricerca in Archeoastronomia e Storia dell’Astronomia dell’UAI. Quest’anno, a causa della situazione sanitaria, si prevede la modalità di fruizione online. Si tratta di incontri riconosciuti dal MIUR come corso di aggiornamento per docenti, ma aperti a tutti: studiosi, appassionati e cultori della materia.

La Sala dello Zodiaco di Villa Giulia (immagine via About Art OnLine)

«La Scuola» – afferma l’UAI – «è frutto dell’impegno di professionisti e docenti in ambiti di ricerca sia umanistici che scientifici, per fornire agli iscritti gli strumenti fondamentali per orientarsi nel mondo dell’Archeoastronomia. Questa disciplina, che si può definire neonata, raccoglie infatti moltissimi contributi di provenienza disparata, tra i quali si nascondono teorie fallaci in grado di fuorviare sia i lettori che la ricerca nel campo. Il più grande pericolo per chi fa ricerca o si accosta all’Archeoastronomia come cultore è quindi il rischio di prendere per buone tesi false. La Scuola metterà i partecipanti in grado di riconoscere una tesi plausibile da una meno, attraverso l’indagine di cosa è una scoperta».

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Le esperienze dell’UAI stand alla Maker Faire di Roma nel 2019 – foto: UAI

Diversi professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari si alterneranno in due giorni di lezioni magistrali proprio sul tema della scoperta.

Interventi e programma

L’evento, proposto in due giorni intensivi, vedrà gli interventi di sei docenti:

  • dr. Paolo Colona, astrofisico e archeoastronomo, responsabile della Sezione di Ricerca UAI “Archeoastronomia e Storia dell’Astronomia”, direttore della Scuola;
  • dr. Luca Attenni, archeologo, direttore dei musei archeologici di Alatri e Lanuvio (FR);
  • dr.ssa Letizia Silvestri, docente di Archeozoologia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”;
  • dr. Lorenzo Verderame, assiriologo presso l’Università di Roma “La Sapienza”, responsabile della riedizione del materiale astrologico babilonese;
  • dr. Marco Castellani, astrofisico, scrittore e divulgatore, ricercatore INAF presso l’Osservatorio Astronomico di Roma;
  • dr. Luca Mazzocco, archeologo e storico antico.
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Il ventaglio di argomenti che saranno affrontati è immenso: dall’analisi dei reperti neandertaliani all’incredibile vicenda della scoperta di Nettuno; dalla soluzione dell’enigma mitraico alle meticolose imprese dell’astrometriadall’astronomia caldea ai passaggi astronomici più oscuri in Omero e tanto altro.

A conclusione della seconda giornata si prevede anche una sessione di osservazione astronomica dal vivo nelle ore serali, che fornirà quindi fondamenti di astronomia, basi dell’osservazione ad occhio nudo; nonché riconoscimento di stelle, costellazioni e pianeti e osservazioni al telescopio.

Modalità di partecipazione

Sarà possibile iscriversi scegliendo la modalità in presenza o la modalità in streaming. Inoltre, sarà possibile scegliere di frequentare sia integralmente che per singole sessioni in base al programma d’interesse; potranno partecipare docenti del Ministero (avvalendosi delle agevolazioni previste), ma anche appassionati. Qui il programma completo. È possibile prenotarsi e chiedere informazioni sulla Scuola inviando un’email ad archeoastronomia@uai.it.

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Le esposizioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (RM), sede di una visita guidata per la Scuola di Archeoastronomia
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NEWS | A Lipari nascono il Museo e il Parco geominerario della pietra pomice

«A Lipari nasceranno un Museo e un Parco geominerario della pietra pomice. Lo ha deliberato il governo Musumeci, allo scopo di preservare e valorizzare l’antico patrimonio economico-culturale presente nella più grande delle Eolie». Orgogliosamente lo annuncia l’assessore Alberto Samonà con un post su Facebook. «L’obiettivo» – evidenzia Samonà – «è quello di realizzare un Museo e anche un Parco geominerario con funzione didattica, per conservare la memoria e la storia dei luoghi e testimoniare il processo estrattivo e la storia della pomice attraverso foto, documentazioni, testimonianze, oggetti e ricostruzioni del ciclo di lavorazione. Un obiettivo che il nostro governo intende perseguire in collaborazione con l’associazionismo locale e con l’Università messinese».

La pomice di Lipari

L’isola di Lipari era uno dei principali luoghi in cui, nel Settecento, veniva prodotta la pietra pomice esportata in tutta Europa. La delibera del governo Musumeci intende riqualificare, così, non solo un luogo fisico, ma anche la storia di un luogo e di un’attività dimenticate. L’idea di fare delle cave e dei resti di un’industria scomparsa un museo minerario diffuso nasce dall’esigenza di recuperare dallo stato di abbandono e degrado i magazzini dismessi da diversi anni. Si punta, oltre che al recupero, anche a fornire un nuovo punto di richiamo turistico in un contesto già ampiamente ricco di stimoli, grazie anche all’attività del Centro Studi Eoliano.

Piattaforme di estrazione dismesse (©Luca Moglia Photography)

«La storia dell’estrazione della pomice e dell’ossidiana sull’isola» – afferma il presidente della Regione Nello Musumeci – «ha radici antiche e rappresenta un’attività di rilevante valore, da proteggere e promuovere. Il governo regionale lavorerà affinché tale patrimonio non si disperda; al via tutte le attività necessarie alla realizzazione del progetto di istituzione del Museo della pomice e del Parco geominerario».

La pietra pomice, bianca, leggerissima, prodotta dall’azione vulcanica, per secoli ha trovato ampio utilizzo nell’edilizia, costando all’isola di Lipari fatica e risorse, anche umane. In virtù di questa sua ingente produzione, la zona eoliana era nota come “l’immenso magazzino che fornisce la pomice a tutta l’Europa”.

Spiaggia sulla cava di pietra pomice a Lipari (ME) – foto: la Repubblica

Immagini dei cavatori di pietra pomice via Welcome to Lipari e Eolnet.

In copertina: Cave di pietra pomice a Lipari (immagine via La Gazzetta del Sud).

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ATTUALITÀ | “Super Walls”, sui muri di Padova la street art che guarda alla rinascita (PHOTOGALLERY)

Tra il 5 e il 20 giugno 2021 la città di Padova è stata invasa da artisti di strada provenienti da tutto il mondo per la seconda edizione della Biennale Street Art. A “Super Walls”, infatti, hanno preso parte 39 artisti che hanno colorato Padova con ben 35 opere di street art sul tema della rinascita.

L’iniziativa, curata dal gallerista Carlo Silvestrin e dalla critica d’arte Dominique Stella, ha quindi lo scopo di rendere fruibile un’arte pubblica attraverso la valorizzazione del paesaggio urbano. Ai 39 artisti, di cui 13 donne, con una forte presenza femminile rispetto al passato, è stato chiesto di interpretare con il loro filtro creativo il tema della rinascita, nell’era post-pandemica.

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Alessio-B presso La Cittadella, Padova (immagine via lapiazzaweb.it)

I nuovi murales, inoltre, si aggiungono ai 20 già realizzati in occasione della prima edizione della Biennale Street Art e si collocano su superfici messe a disposizione non solo da privati, ma anche da enti pubblici: scuole, ospedali, istituti religiosi e supermercati.

Le opere

Sia i cittadini sia i visitatori hanno accolto di buon grado le coloratissime opere che contribuiscono alla valorizzazione degli spazi abitati (e non solo). Tra le opere più apprezzate, un posto d’onore spetta al murales di 4000 mq realizzato sull’acquedotto padovano. Ben 6 artisti del collettivo francese La Crémerie hanno lavorato su piattaforme sospese per quasi un mese per dare colore a un grigio edificio ormai tra i simboli della città.

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La Crémerie, Impianto idrico di via Bottazzo, Padova (immagine via lapiazzaweb.it)

L’Università di Padova, inoltre, in occasione delle celebrazioni per i suoi 800 anni, ha messo due muri a disposizione degli artisti, uno dei quali sapientemente occultato dall’artista Peeta all’interno di un suo murales.

Peeta presso Università degli Studi di Padova (immagine via lapiazzaweb.it)

Un altro murales che è già entrato nel cuore di molti è quello dell’abbraccio tra un uomo e una donna su un muro dell’Ospedale Sant’Antonio di Padova. Alto più di 20 metri, il murale è un dono di nozze dell’artista olandese JDL al fratello adottivo e alla moglie malata di cancro. Un invito all’amore, alla resistenza e alla rinascita, non solo dalla pandemia.

JDL presso Ospedale Sant’Antonio, Padova (immagine via RaiNews)

«Cominciano a crederci un po’ tutti» – dichiara Silvestrin ad ANSA – «non solo i cittadini che ci seguivano già da prima, ma anche persone che per la prima volta si avvicinano a questo mondo». Il curatore spera in un nuovo modo di pensare ai percorsi turistici, introducendo, sulle mappe digitali e non, un itinerario apposito per la street art.

In copertina: Axe presso Alí Supermercati, Tombelle di Saonara. Immagini, dove non specificato, via lapiazzaweb.it.

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ATTUALITÀ | Un’architettura da fiaba: in Danimarca apre il nuovo museo dedicato ad Hans Christian Andersen

È prevista per il 30 giugno 2021 l’apertura del nuovo museo danese dedicato ad Hans Christian Andersen (1805-1875), scrittore e poeta danese noto in tutto il mondo per le sue fiabe. Proprio a lui e al suo mondo fiabesco sarà dedicato a Odense, sua città natale, un nuovo straordinario progetto, in grado di coniugare architettura sostenibile, arte e tradizione letteraria.

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Rendering di uno spazio del parco-museo (©Photography by Kengo Kuma and Associates, MIR)

Nel 2016 Kengo Kuma and Associates, studio dell’architetto giapponese Kengo Kuma, vinceva il concorso indetto dal Comune di Odense per la presentazione del progetto del nuovo museo. Finalmente, dopo cinque anni di attesa, il museo si appresta ad essere presentato al pubblico. Situato tra il contemporaneo centro di Odense e la zona urbana medievale, con le piccole casette di legno tradizionali, il museo si propone di coniugare la dualità data dal passato e dal presente in continuo divenire.

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Il museo in connessione con la natura (courtesy: HCAndersensHUS.dk)

«Ci sono profondi messaggi nelle opere di Andersen che riflettono la vita dell’autore e il suo viaggio», afferma Kengo Kuma. «Il lavoro di Andersen proietta la dualità degli opposti che ci circondano: reale e immaginario, naturale e artificiale, umano e animale, luce e oscurità. Lo scopo del nostro progetto è quello di incanalare questa essenza del suo lavoro in forma architettonica e paesaggistica».

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Parco-museo (courtesy: HCAndersensHUS.dk)
Un progetto architettonico e paesaggistico unico

Il museo di Odense, da progetto, si compone di una serie di padiglioni circolari ravvicinati, come a formare una catena sconnessa, realizzati in strutture lignee che comunicano con il vasto parco circostante. L’idea è quella di non fornire un percorso espositivo obbligato, ma di lasciare il visitatore libero di esplorare, di entrare e uscire a piacimento dai vari ambienti, perdendosi tra il verde del parco e tra le istallazioni fiabesche ispirate alle opere di Andersen. Alcuni spazi espositivi, a questo scopo, saranno sotterranei, fungendo da “portali”, come afferma Kuma, per trasportare il visitatore dal mondo reale al mondo delle fiabe.

Rendering del museo (©Photography by Kengo Kuma and Associates, MIR)

La grandezza del progetto passa anche attraverso grandi numeri: costato 390 milioni di corone danesi (quasi 53 milioni di euro), il Museo si estende su una vasta area, con i padiglioni che si sviluppano in circa 6000 mq, compresi in un parco di altri 7000 mq.

Un rendering del museo (©Photography by Kengo Kuma and Associates, MIR)
Artisti internazionali omaggiano Andersen

Il mondo fiabesco di Andersen, inoltre, prenderà vita grazie alle produzioni di 12 artisti di fama internazionale. Il brasiliano Henrique Oliveira proporrà un gigantesco albero tridimensionale, in legno riciclato, ispirato alla fiaba L’acciarino magico; la danese Veronica Hodges presenterà un’istallazione realizzata con carta intagliata ispirata alla rondine della fiaba Mignolina.

A rendere unica l’esperienza di una visita immersiva in un contesto altrettanto unico saranno anche le arti sonore, grazie ai lavori dello sceneggiatore danese Kim Fupz Aakeson e dello scrittore americano Daniel Handler. Inoltre, sarà possibile immergersi tra le note delle composizioni originali de L’usignolo, La regina delle nevi, Il brutto anatroccolo e La sirenetta, reinterpretati dalla compositrice danese Louise Alenius.

Il mondo di Andersen, inoltre, prenderà vita grazie a un viaggio visivo del regista Timothy David Orme e alla collaborazione con Andy Gent, burattinaio inglese che realizza pupazzi e figure animate per i film (noto per le collaborazioni con Wes Anderson).

Non resta, dunque, che volare in Danimarca per prendere parte a un’esperienza sensoriale unica!

Immagini: dove non specificato, via HCAndersen’s HUS.

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NEWS | La scoperta di un unguentario “egizio” in una sepoltura etrusca intatta a Vulci (VT)

Già qualche anno fa, prima nel 2013 e poi nel 2016, alcuni reperti provenienti dall’area di Vulci (VT) sottolineavano un collegamento con l’Egitto. Si trattava, come scrive in un suo articolo il dott. Mattia Mancini, di tre scarabei che si inserivano perfettamente in quella che era una fase Orientalizzante” (VIII-VI sec. a.C. circa). Durante questo periodo si assistette a una larga diffusione, in tutto il Mediterraneo, di diverso materiale proveniente da Egitto, Mesopotamia, Siria, Anatolia e Cipro, prevalentemente.

È di pochi giorni fa, invece, l’annuncio dell’apertura della sepoltura di una donna, databile al VI sec. a.C., inviolata da 2600 anni, nella necropoli dell’Osteria. Al suo interno erano presenti i resti ossei, ancora in connessione anatomica, di una donna di circa 20 anni. Aveva un corredo funerario comprendente vaghi di collana in ambra, un’olla chiusa da una coppa greca in stile ionico e tre in bucchero (ceramica tipicamente etrusca); ma anche un kyathos (attingitoio) e un’oinochoe (brocca da vino).

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Un’immagine del ritrovamento (fonte: Il Mattino)

Nell’edizione del 18 giugno 2021 del TGR Regione Lazio è possibile vedere, al minuto 9 circa, il servizio sull’apertura della tomba inviolata.

Un rinvenimento particolare

Ad attirare maggiormente l’attenzione degli studiosi su questa sepoltura è un piccolo oggetto in faience azzurra, un unguentario che rappresenta una donna accovacciata con la schiena coperta da una pelle maculata, probabilmente di leopardo (gialla con macchie nere), con una acconciatura corta e riccioluta e, tra le gambe, un grande contenitore ceramico chiuso con un tappo a forma di rana (di cui manca la testa).

«Non è un oggetto unico, ma molto raro», afferma Carlo Casi, a capo dell’equipe della Fondazione Vulci. «La nostra tomba è molto importante perché intatta e questo ci consente di poter ricostruire l’identikit del defunto. Abbiamo un’ipotesi un po’ ardita. La ragazza potrebbe essere stata in vita un’addetta alla mescita del vino. Anche il balsamario, con la chiusura in pelle del vaso rimanda al processo della fermentazione di liquidi (forse la birra). Nell’Antico Egitto la birra era molto consumata e per essere prodotta doveva subire un lento processo di fermentazione. La chiusura (dell’unguentario, ndr) in pelle serviva a facilitare la fermentazione».

Unguentario da Vulci (immagine via Scienzenotizie)
Gli unguentari del Nilo

Il realtà, almeno nel loro contesto originario, questa tipologia di unguentari, detta “Nilo”, fungeva da contenitori per l’acqua del sacro fiume e, in un secondo momento, come hanno chiarito le analisi chimiche svolte su tali oggetti, erano stati utilizzati come contenitori per latte o sostanze oleose. Da “fiaschette” per l’acqua sacra del Nilo erano divenuti veri e propri unguentari per oli e profumi, molto in voga nei corredi funerari femminili. La giara tenuta dalla figurina, alla luce di ciò, non può fungere da contenitore per vino o birra e, nel contesto di Vulci, difficilmente può dare una conferma circa l’identità (quantomeno lavorativa) della defunta (fonte Djed Medu). Spetterà alle analisi scientifiche chiarire il contenuto del piccolo contenitore, qualora fosse possibile analizzarne eventuali residui.

Unguentario di ispirazione egiziana prodotto a Rodi (VI-V sec. a.C.), molto simile all’esemplare di Vulci

Sia la pelle di leopardo, sia l’acconciatura, sia il materiale in cui è realizzato l’oggetto fanno propendere per l’attribuzione della sua origine a un contesto egiziano. Tuttavia, sottolinea il dott. Mancini, di questi vasetti antopomorfi se ne trovano diversi esemplari soprattutto fuori dal’Egitto, come in Grecia (principalmente a Rodi) e nella Magna Grecia (Sicilia, Campania ed Etruria). Molti studiosi ritengono che si tratti, invece, di una serie di oggetti prodotti nell’isola di Rodi, frutto di un mix di elementi iconografici greci ed egiziani: la parrucca “hathorica” (legata ad Hathor), corta e riccioluta, ad esempio, richiama anche quella della dea cananea Astarte.

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ATTUALITÀ | Nuovo “Aperitivo con l’egittologo”: Cavillier racconta i Popoli del Mare

Storie Parallele, in collaborazione con il prof. Giacomo Cavillier, presenta un nuovo incontro online dal titolo L’enigma dei Popoli del Mare, navigatori e guerrieri del Mediterraneo.

L’Aperitivo con l’egittologo ha come tema quello dei Popoli del mare e la loro apparizione nel Mediterraneo orientale alla fine del Tardo Bronzo. Chi erano queste popolazioni e quali sono state le loro imprese? L’egittologo e direttore di progetti su queste genti guerriere, Giacomo Cavillier, condurrà dunque gli spettatori in una delle vicende più interessanti e rilevanti della storia antica.

popoli del mare
Ramesse III trionfa sui Popoli del mare in una raffigurazione da Medinet Habu

Su questo argomento e, nello specifico, Shardana, il prof Cavillier aveva di recente tenuto un altro interessantissimo incontro online che è possibile approfondire a questo link.

L’incontro si terrà il 21 giugno 2021 alle ore 18:00 in diretta sulla pagina Facebook di Storie Parallele.

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ATTUALITÀ | “Raffaello. Il giovane prodigio”, il docufilm al cinema

La pandemia, nel 2020, aveva messo in pausa le grandi celebrazioni in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (1483-1520). E, proprio per questo, Sky e Nexo Digital ricominciano da dove avevano interrotto: la Grande Arte al Cinema riparte con Raffaello. Il giovane prodigio. L’evento si propone di celebrare l’artista urbinate ripercorrendone arte e vicende umane; lo farà affidando il compito alla protagonista della sua vita: la pittura. Quella di Raffaello è una pittura potente, capace di attraversare i secoli e di offrire sempre nuove emozioni.

raffaello
La Fornarina, 1520 circa

Il docufilm, diretto da Massimo Ferrari e prodotto da Sky, sarà presente nelle sale italiane (qui l’elenco dei cinema) solo nelle date del 21, 22 e 23 giugno. Raffaello. Il giovane prodigio racconta, con la voce narrante di Valeria Golino, la vita e le opere di Raffaello a partire dai suoi ritratti femminili; segue una prospettiva inedita data dal ruolo della donna nella vita dell’artista: la madre, l’amante, la committente, la dea. Sky e Nexo Digital sono, inoltre, fieri di annunciare che, tra le numerose riprese in altissima definizione delle opere, spiccano anche quelle realizzate ad alcune opere custodite all’interno delle Scuderie del Quirinale in occasione della mostra dello scorso anno, Raffaello 1520-1483.

Madonna della seggiola, 1513-1514
Il docu-film

«Raffaello. Il giovane prodigio pone l’accento sulla metamorfosi artistica del pittore e sulla sua capacità di far evolvere la propria arte senza mai ripetersi», così presenta il film la Nexo Digital. «A otto anni Raffaello perse la madre. Secondo la leggenda, il padre, Giovanni Santi, ritrasse la moglie Magìa nelle vesti di una Madonna che fa addormentare il proprio bambino; ha mantenuto così vivo nel figlio il suo ricordo. La Madonna e il bambino diventano così temi portanti di tutta la carriera di Raffaello e, insieme ai ritratti femminili, sono quelli che meglio raccontano la sua straordinaria abilità di interpretare la bellezza. La sua ricerca parte da figure realmente esistite per approdare a una bellezza ideale che culmina nella realizzazione della Galatea, la ninfa che racchiude in sé le parti più belle di ogni donna».

Il Trionfo di Galatea, dettaglio

Sky e Nexo Digital si sono avvalse della consulenza di numerosi esperti, tra cui Vincenzo Farinella, professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Pisa e consulente storico-scientifico del progetto. E, ancora, interverranno Lorenza Mochi Onori, storica dell’arte ed esperta di Raffaello, Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte italiana, Ippolita di Majo, sceneggiatrice e storica dell’arte e Gloria Fossi, storica dell’arte medievale e moderna. Il racconto, inoltre, prenderà vita grazie alle animazioni dell’illustratore Giordano Poloni, che accompagneranno lo spettatore in un mondo evocativo e sognante, tra arte, leggenda, realtà e mito.

Immagine in copertina: Madonna Sistina, dettaglio. Di seguito il trailer del docu-film.

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ATTUALITÀ | Il MAXXI apre al pubblico la casa di Giacomo Balla

Bartolomeo Pietromarchi, direttore di MAXXI Arte e curatore, insieme a Domitilla Dardi, del progetto “Casa Balla”, annuncia l’inizio di un evento unico. Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno è il titolo di un progetto nato da anni di lavoro per omaggiare, a 150 anni dalla nascita, il pittore futurista Giacomo Balla.

Il progetto prevede, a partire dal 17 giugno 2021, un’importante mostra tematica ospitata nella galleria 5 del MAXXI. Qui saranno esposte anche opere inedite, ideate e create per l’occasione, che riflettono sulle numerose suggestioni di Casa Balla. L’evento più atteso, tuttavia, è proprio l’apertura di Casa Balla a Roma, definita come opera d’arte totale da cui emerge la «profonda attualità di pensiero del poliedrico Maestro».

Per la prima volta Casa Balla si appresta ad aprire le proprie porte al pubblico. Giacomo Balla (1871-1958), uno dei principali esponenti del Futurismo, visse e lavorò nella casa romana di via Oslavia dalla fine degli anni ’20 fino alla sua morte. Fino agli anni ’90, inoltre, Luce ed Elica, figlie dell’artista, continuarono a vivere nella casa romana.

In circa trent’anni Giacomo Balla aveva trasformato l’intera abitazione di famiglia in una vera e propria opera d’arte. Una casa unica che si configura quasi più come un laboratorio di sperimentazione che una normale abitazione. Ed è proprio questo che la casa avrà da offrire ai suoi visitatori: un’esperienza unica nel mondo di Balla, un mondo che non è stato mai separato dalle sue visioni artistiche. Pareti dipinte, una miriade di mobili, arredamenti, utensili decorati, numerosi quadri e sculture, abiti da lui disegnati e di tanti altri oggetti, il tutto ha creato un unico e caleidoscopico progetto.

«La casa» – dice il direttore Pietromarchi – «è una casa d’artista. Completamente decorata da Giacomo e dalle sue figlie, la casa rappresenta tutto quello che lui intendeva per “arte”: un’opera d’“arte totale”. L’altra parte del progetto è una mostra al MAXXI dove esponiamo tutta una serie di oggetti di arte applicata realizzati da Balla nel corso della sua vita e che rappresentano la sua idea di “arte totale” futurista».

Informazioni utili

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo: www.maxxi.art – info: 06.320.19.54; info@fondazionemaxxi.it
Biglietti:

  • Casa Balla + Museo MAXXI: Intero € 22,00 | Ridotto € 20,00;
  • Solo Museo MAXXI: Intero € 12,00 | Ridotto € 9,00.

Per la visita a Casa Balla, prevista solo nei weekend a partire dal 25 giugno, è necessaria la prenotazione su www.maxxi.art.