Il Senato americano ha approvato il pacchetto da 40 miliardi di dollari di aiuti umanitari all’Ucraina. Con il via libera, il provvedimento approda sul tavolo del presidente Joe Biden per la firma. La misura è stata approvata con 86 voti a favore e 11 contrari (tutti da Repubblicani).
I dettagli del pacchetto umanitario
Il pacchetto prevede aiuti umanitari, militari ed economici. I primi consistono in 8,8 miliardi di dollari per i rifugiati, mentre i secondi in sei miliardi di dollari utilizzati per addestrare e rifornire l’esercito ucraino. Quelli economici, infine, consistono in 3,9 miliardi di dollari destinati al sostegno dell’intelligence, nonché a coprire le spese delle truppe impegnate nella regione.
Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti
Recensioni dopo l’approvazione
Già all’approvazione della Camera, la misura era stata ben accetta da Nancy Pelosi. “Il popolo ucraino sta combattendo la battaglia per la sua democrazia anche per la nostra”, ha detto la speakers della Camera dei rappresentanti.
Anche Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, si è espressa in merito alla misura approvata. “Un passo fondamentale. Un messaggio chiaro e bipartisan a Kiev, a Mosca e al mondo che gli Stati Uniti sono con gli ucraini mentre difendono la loro democrazia dall’aggressione russa”, ha detto.
Tuttavia, la misura non è stata accettata dai Repubblicani, tra i quali spicca Ron Paul. “Non possiamo salvare l’Ucraina affossando l’economia statunitense”, ha detto Paul.
La Finlandia, assieme alla Svezia, ha chiesto ufficialmente l’adesione alla NATO. Una decisione vista con scetticismo da Putin e, in parte, dalla Turchia, che in un secondo momento ha chiarito che non si sarebbe opposta a determinate condizioni.
Sempre il paese delle mezze lune, inoltre, si è detta pronta di offrire navi per favorire l’evacuazione dei militari feriti ad Azovstal.
Richiesta di adesione alla Nato della Finlandia
Il presidente della Finlandia, Sauli Niinistö,ha deciso di chiedere l’adesione alla Nato. “Questa è una giornata storica e l’inizio di una nuova era”, ha detto il presidente finlandese in conferenza stampa.
A motivare la scelta presa, ci ha pensato la premier finlandese Sanna Marin: “Non avremmo preso questa decisione se non avessimo pensato che avrebbe rafforzato la nostra sicurezza nazionale. La minaccia nucleare è molto seria, e non può essere isolata in una specifica regione se parliamo di armi nucleari”. Poi ha aggiunto: “Siamo preparati e ci stiamo preparando a diversi tipi di reazioni russe. Quando guardiamo alla Russia, vediamo oggi un Paese molto diverso da quello che abbiamo visto appena qualche mese fa. Tutto è cambiato da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina e penso personalmente che non possiamo più credere che ci sarà un futuro di pace accanto alla Russia restando da soli”.
Le reazioni hanno visto da una parte Putin reputare “sbagliata” la scelta della Finlandia di abbandonare la politica della neutralità. Dall’altra, invece, ha visto il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, definire l’adesione come un “momento storico” per l’organizzazione.
Sanna Marin, Ministro capo della Finlandia
La posizione della Turchia e gli aiuti ad Azovstal
Stoltenberg ha inoltre chiarito che la Turchia “non sta tentando di bloccare l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato“. Infatti, anche Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Erdogan, ha detto che “la Turchia non ha chiuso la porta all’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato”. Tuttavia, Kalin ha precisato di volere negoziati “con i Paesi nordici e un giro di vite su quelle che vede come attività terroristiche, ospitate soprattutto a Stoccolma“.
Infine, sempre il portavoce turco ha reso noto che la Turchia è pronta a inviare una nave a Mariupol per consentire l’evacuazione dei soldati ucraini feriti e altri civili che si trovano ad Azovstal. “Il nostro piano prevede che le persone evacuate dall’acciaieria siano portate via terra al porto di Berdyansk, che come Mariupol si trova sul Mar d’Azov, e che una nave turca li conduca a Istanbul”, ha detto il portavoce turco in un’intervista alla Reuters.
Dopo che la Finlandia ha detto sì alla NATO, Mosca ha seriamente aperto lo scenario ad una possibile guerra nucleare. D’altra parte, però, Kiev non si lascia scoraggiare dalle minacce del Cremlino, con Zelensky che non intende porre fine alla guerra alle condizioni di Putin.
Intanto, l’ONU ha aperto un’inchiesta sulle atrocità attribuite alle forze russe e, assieme all’Unicef, dato i numeri aggiornati della guerra.
Le accuse e minacce di Mosca
L’eventuale ingresso della Finlandia nella NATO potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. Lo fa sapere il vice presidente del consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev: “Riempire l’Ucraina di armi dei Paesi Nato, addestrare le sue truppe all’uso di equipaggiamenti occidentali, schierare mercenari e tenere esercitazioni ai confini aumenta la probabilità di un conflitto aperto e diretto tra Russia e Nato. Un simile conflitto ha sempre il rischio di trasformarsi in una guerra nucleare totale. Sarebbe uno scenario disastroso per tutti”.
Intanto, Vladimir Putin condanna le sanzioni alla Russia, ritenendole controproducenti persino per i paesi che le adottano. “Le sanzioni antirusse, conseguenza dalle ambizioni politiche miopi dei leader occidentali e dalla loro russofobia, danneggiano maggiormente proprio le economie dei Paesi che le adottano e il benessere dei loro cittadini, provocando una crisi globale“, ha detto il presidente russo citato dal Tass.
Vladimir Putin, presidente della Russia
Le parole di Zelensky
Dall’altra parte della barricata, a Kiev, nessuno vuole cedere alle condizioni di Putin. Volodymyr Zelensky, infatti, nelle sue dichiarazioni a “Porta a Porta“, ha lasciato intendere che non riconoscerà l’indipendenza della Crimea: “Non ho mai parlato di riconoscere l’indipendenza della Crimea, non la riconosceremo mai come parte della Federazione russa”.
Il presidente ucraino ha poi aggiunto: “Anche prima della guerra la Crimea aveva autonomia, ma è sempre stato territorio ucraino. Noi abbiamo detto che siamo pronti a parlare con la Russia. Ora non possiamo deliberare una decisione sulla Crimea perché c’è la guerra, la lasciamo da parte se ostacola l’incontro e credo che questa proposta sia stata giusta”.
Volodymyr Zelensky, leader ucraino
L’inchiesta dell’ONU e i numeri della guerra
L’Onu lancia un’inchiesta sulle atrocità che vengono attribuite alle forze russe in Ucraina. Il consiglio per i diritti umani dell’Onu ha infatti votato per la maggioranza a favore dell’apertura di un’inchiesta sulle gravi violazioni commesse dalle forze russe in Ucraina. In particolare, il consiglio ha approvato con 33 voti favorevoli (e due contrari) la bozza di risoluzione, presentata dall’Ucraina per avviare un’indagine su presunte violazioni nelle regioni di Kiev, Chernihiv, Kharkiv e Sumy fra la fine di febbraio e marzo.
L’organizzazione, inoltre, ha portato i numeri aggiornati delle persone fuggite dall’Ucraina dall’inizio dell’invasione: 6.029.705. La maggior parte di queste persone si è rifugiata nell’Unione europea attraverso i confini di Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania. Altri otto milioni, invece, secondo i dati forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono sfollati all’interno del Paese.
Infine, il vice direttore esecutivo dell’UNICEF, Omar Abdi, ha parlato delle vittime di tenera età: “Ogni giorno che passa, sempre più bambini ucraini sono esposti agli orrori di questa guerra. Solo nell’ultimo mese l’Onu ha verificato che quasi 100 bimbi sono stati uccisi, e riteniamo che le cifre effettive siano considerevolmente più alte”.
Nell’ultimo weekend sono stati evacuati tutti i civili da Azovstal, con le truppe del reggimento Azov che invece sono ancora intrappolate nell’acciaieria. Intanto continuano le esplosioni nelle città, in particolar modo ad Odessa e Mikolaiv. Il G7 condanna il genocidio russo, mentre Scholz scongiura un ingresso in guerra della NATO.
Civili evacuati da Azovstal, ma restano ancora i militari
Nell’ultimo weekend, le autorità ucraine hanno affermato che tutti i civili sono stati evacuati dall’acciaieria Azovstal di Mariupol.
In una comunicazione notturna, Volodymyr Zelensky ha specificato che “oltre 300 persone sono state salvate, tra donne, bambini e anziani”. Il presidente ucraino, poi, ha continuato esprimendo pubblicamente “gratitudine alle Nazioni Unite e alla Croce Rossa internazionale per aver portato a termine la prima fase della missione di evacuazione“.
La seconda fase, invece, consisterà nel evacuare dalla Azovstal i militari, i feriti e i medici. “Stiamo lavorando per evacuare i nostri militari. Tutti gli eroi a difesa di Mariupol”, ha detto Zelensky, riferendosi ai soldati ancora asserragliati nell’acciaieria Azovstal, che implorano di non lascarli morire.
“Sembra come se mi fossi ritrovato in un reality show infernale, dove noi siamo i militari, combattiamo per le nostre vite, tentiamo ogni possibilità per salvarci, e il mondo intero sta solo a guardare una storia interessante. L’unica differenza è che questo non è un film e non siamo personaggi di fantasia” ha scritto in un post su Facebook il comandante della 36esima brigata dei marine dell’esercito ucraino, Serhiy Volyna, asserragliato con le truppe del reggimento Azov nell’acciaieria Azovstal. “Poteri superiori, stiamo aspettando il risultato delle vostre azioni il tempo stringe e il tempo è la nostra vita!”, ha aggiunto.
Volodymyr Zelensky, leader ucraino
Continuano gli attacchi
Il Kyiv Independent ha riportato che le sirene d’allarme antiaeree hanno risuonato in quasi tutte le regioni ucraine nel fine settimana. I corrispondenti di guerra dalle zone del fronte, inoltre, hanno riferito di numerose esplosioni nelle città, in particolare Odessa e Mikolaiv.
Ma ad essere ridotta in macerie da un raid russo è stata una scuola nel Lugansk. Il capo dell’amministrazione militare regionale, Sergii Gaidai, ha reso noto che l’attacco ha causato almeno 60 civili sotto le macerie, mentre i servizi di emergenza ucraini hanno certificato la morte di almeno due individui qualche ora più tardi.
Repubblica di Lugansk, segnata in rosso nella cartina
G7: “Putin non deve vincere”; Scholz: “No alla NATO in guerra”
Le azioni della Russia hanno creato indignazione nel G7, che dichiara: “Le azioni di Putin in Ucraina rappresentano un’onta per la Russia e per il suo popolo”. Poi conclude: “Restiamo uniti nella nostra decisione che il presidente Putin non deve vincere questa guerra contro l’Ucraina. Lo dobbiamo alla memoria di quelli che hanno combattuto per la libertà nella Seconda guerra mondiale, continuare a combattere per essa oggi, per il popolo dell’Ucraina, dell’Europa e della comunità globale”.
Infine, in un discorso alla nazione trasmesso in TV, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che “non prenderemo alcuna decisione che porti la Nato in guerra”. Poi ha continuato: “Putin non vincerà, l’Ucraina resisterà. Libertà e sicurezza vinceranno. Come libertà e sicurezza trionfarono 77 anni fa contro l’oppressione, la violenza e la dittatura”.
Nelle ultime settimane abbiamo raccontato l’assedio all’acciaieriaAzovstal di Mariupol, con annessa tregua concessa dai russi per l’evacuazione. Tuttavia, questa tregua non è stata rispettata, e l’acciaieria è stata ancora una volta bombardata.
Intanto Mosca annuncia l’annullamento della parata per la Giornata della Libertà, in programma il 9 maggio nelle Repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk.
Arrivano infine le scuse di Putin in merito ad un’uscita di Lavrov, che ha messo in relazione Volodymyr Zelensky con Hitler e l’ebraismo.
Nuovo attacco all’acciaieria Azovstal
Un consigliere del sindaco di Mariupol, Petro Andriushchenko, ha annunciato una pioggia di bombe sull’acciaieria Azovstal nella notte tra il 4 e il 5 maggio: “Intensi attacchi sull’acciaieria non si sono fermati per tutta la notte e stanno continuando”.
Citato dalla Cnn, poi, Andriushchenko ha continuato: “A partire da ora se c’è un inferno nel mondo è ad Azovstal. Gli ultimi 11 chilometri quadrati di libertà a Mariupol sono stati trasformati in un inferno”.
Uno scenario che lascia facilmente intuire che la Russia non ha rispettato la tregua, cosa annunciata nelle ore successive dai militari ucraini.
Acciaieria Azovstal vista in lontananza
L’annullamento della parata del 9 maggio a Donetsk e Lugansk
Nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, le autorità russe hanno annullato la parata e la marcia per la Giornata della Vittoria del 9 maggio. Lo ha affermato il primo vice capo dell’amministrazione presidenziale russa Sergei Kiriyenko, citato da Unian, nel corso di una manifestazione a Mariupol.
“La parata della vittoria e la marcia del reggimento immortale in questo giorno della vittoria a Donetsk e Lugansk è ancora impossibile da tenere. Ma quel tempo arriverà presto e le parate della vittoria passeranno per le strade del Donbass”, ha detto Kiriyenko.
Secondo Kiev, però, i russi avrebbero a mente un’altra parata da fare. La commissaria per i diritti umani del parlamento ucraino, Lyudmila Denisova, ha infatti scritto su Telegram che la Russia ha intenzione di far sfilare a Mariupol i cittadini ucraini come prigionieri, sempre in vista della parata del 9 maggio. Notizia che, ancora, non ha trovato conferme, ma neanche smentite.
Lyudmila Denisova
Le scuse di Putin per le dichiarazioni recenti di Lavrov
Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, aveva detto in un’intervista a Rete 4 che Zelensky ha origini ebraiche “come Hitler”, scatenando l’ira di Israele.
A tal proposito, Putin si è scusa in via telefonica con il primo ministro israeliano Naftali Bennett, che ha anche chiesto al presidente russo di “esaminare le opzioni umanitarie” per l’evacuazione dei civili da Mariupol.
“Il premier ha accettato le scuse del presidente Putin per i commenti di Lavrov e lo ha ringraziato per aver chiarito la sua posizione sul popolo ebraico e la memoria dell’Olocausto“, si legge nel comunicato dell’ufficio del ministro israeliano.
Nel fine settimana ha avuto inizio l’evacuazione di civili dall’acciaieria Azovstal (Mariupol). Lo ha affermato Volodymyr Zelensky, aggiungendo inoltre che ben presto altre città saranno libere. Ben più moderate, invece, le dichiarazioni di Dmytro Kuleba, che parla di pace solo a sovranità ripristinata. Nel frattempo, continua il sostegno dei paesi Alleati verso l’Ucraina.
Evacuazione dall’acciaieria Azovstal
Nella giornata di domenica, Il Comune di Mariupol ha dato il via all’evacuazione di civili da Mariupol a Zaporozhye.
Secondo quanto affermato da Zelensky, infatti, circa 100 civili sono stati evacuati dall’acciaieria Azovstal. Anche Il ministero della Difesa russo ha confermato l’evacuazione, aggiungendo che i civili sono stati consegnati ai rappresentanti dell’Onu e della Croce rossa. Sempre Zelensky, inoltre, ha annunciato che “l’Ucraina sarà libera” e che “cacceremo i russi da tutte le città occupate”. Uno scenario che è reso impraticabile dalle parole di Kuleba, che afferma come la pace possa arrivare solo dopo il ripristino della sovranità in tutto il territorio ucraino nei suoi “confini riconosciuti”. Un’idea che non piacerebbe a Putin, pronto persino a dichiarare una guerra totale.
Acciaieria Azovstal
Il sostegno degli Alleati e della Chiesa
Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti Usa, si è recata a Kiev, dove ha visto Volodymyr Zelensky. La speaker della Camera ha voluto dare al mondo un messaggio chiaro: “l’America è con l’Ucraina”. Dopo le tre ore trascorse in Ucraina, infatti, Pelosi ha detto che “l’America resterà a fianco dell’Ucraina fino alla vittoria, così come restiamo a fianco della Nato”. Inoltre, ha aggiunto di aver discusso con Zelensky di assistenza finanziaria e umanitaria a Kiev, definendo “un grande onore” aver incontrato il leader ucraino.
Un sostegno materiale, invece, arriva dalla Germania, con Il cancelliere tedesco Olaf Scholz che ha promesso all’Ucraina aiuti umanitari come “denaro e consegne di armi”. Sempre il cancelliere, poi, ha spiegato il suo allontanamento dal pacifismo radicale: “Rispetto il pacifismo, rispetto tutti gli atteggiamenti, ma deve sembrare cinico che a un cittadino ucraino venga detto di difendersi disarmato dall’aggressione di Putin”.
Infine, anche Papa Francesco ha lanciato massimo sostegno alla popolazione Ucraina, chiedendo corridoi umanitari per i civili ancora bloccati a Mariupol. “Rinnovo la richiesta che siano predisposti corridoi umanitari sicuri per le persone intrappolate nell’acciaieria di quella città”, ha detto il Pontefice.
Dagli incontri avvenuti in settimana risulta sempre più concreto lo scoppio di una guerra su scala mondiale.
il Segretario dell’ONUAntonio Guterres, infatti, si è confrontato con Putin, il quale non si è affatto distanziato dalle sue iniziali condizioni. Anche gli Stati Uniti avevano in agenda un vertice con i Paesi Alleati in Germania, voluto insistentemente dal segretario americano Lloyd J. Austin. Andiamo a vedere nel dettaglio i risvolti che si sono avuti.
Incontro Guterres-Putin
L’incontro tra Guterres e Putin non sembra aver avuto risvolti positivi.
Nel summit, infatti, Putin ha paragonato i militari ucraini a quelli dell’ISIS: “Se ci sono civili nell’acciaieria Azovstal, gli ucraini devono rilasciarli o si comportano come terroristi. Sentiamo dalle autorità ucraine che lì ci sono civili. I militari dell’esercito ucraino sono obbligati a rilasciarli. Oppure agiscono come terroristi in molti paesi del mondo, come l’Isis in Siria, nascondendosi dietro i civili popolazione. La cosa più semplice da fare è far uscire queste persone”.
Poi ha parlato delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, e di come la loro indipendenza non sia diversa da quella riconosciuta parzialmente al Kosovo: “Ho letto personalmente tutti gli atti della Corte internazionale di giustizia sulla situazione in Kosovo. Ricordo molto bene la decisione della corte internazionale, secondo la quale nell’esercizio del diritto all’autodeterminazione, questo o quel territorio di qualsiasi Stato è non obbligato a chiedere il permesso per dichiarare la propria sovranità alle autorità centrali del Paese. Questo è stato detto del Kosovo, e questa è la decisione della corte internazionale. E questa decisione è stata sostenuta da tutti”
Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU
Vertine Stati Uniti-Alleati
Si è anche tenuta la riunione convocata dagli Stati Uniti a Ramstein (Germania). L’incontro era stato fissato dal segretario americano Lloyd J. Austin, che ha invitato i vertici militari dei Paesi alleati di tutto il mondo per discutere degli sviluppi della crisi in Ucraina.
Lloyd Austin ha definito il vertice straordinario come “importante e molto costruttivo”, ed a parteciparvi ci sono stati i ministri della Difesa di oltre 40 Paesi. Il segretario ha poi ribadito massimo sostegno a Kiev: “Siamo qui riuniti per aiutare l’Ucraina a vincere la battaglia contro la Russia. È un conflitto voluto da Putin solo per soddisfare le sue ambizioni, lui lo ha iniziato e lui può decidere una de-escalation”. Si va quindi verso il sostegno del paese ucraino, nonostante questo non faccia parte dell’ONU. Sono già pronti l’invio di armi pesanti a Kiev, con Berlino che manderà 50 panzer Gepard per la difesa anti-aerea.
Lo scenario di una terza guerra mondiale, quindi, diventa sempre più concreto.
Lloyd J. Austin III Segretario della difesa americano
Continuano i bombardamenti nel territorio ucraino, al cinquantacinquesimo giorno del conflitto.
È sempre Mariupol la città sotto assedio, con i russi che non hanno risparmiato l’acciaieria di Azovstal. Intanto Sergej Labrov ha parlato di “seconda fase” dell’operazione in Ucraina, senza farsi mancare qualche frecciatina al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Mariupol, attaccata acciaieria di Azovstal e dintorni
Il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko, ha parlato alla televisione ucraina, affermando che circa 40.000 civili sono stati deportati con la forza dalla città e mandati in Russia. Il sindaco ha anche aggiunto che i dati sono stati presi e verificati dal registro municipale. Ma questo non è tutto.
Infatti, secondo quanto riferito da Svyatoslav Palamar, vice comandante del battaglione Azov, l’acciaieria di Azovstal è stata completamente distrutta. L’acciaieria era l’ultimo baluardo della resistenza ucraina a Mariupol. Inoltre, secondo quanto riportato dalla tv di stato Russa, 120 civili che erano rifugiati nell’acciaieria sono riusciti ad uscire dopo l’ultimatum. D’altro canto, però, i russi hanno bombardato un ospedale vicino Azovstal. Lo fa sapere su Twitter il parlamentare ucraino Sergiy Taruta, che parla di circa “300 persone sotto le macerie, compresi bambini“. La notizia l’ha riportata l’agenzia di stampa Ucraina Unian.
L’acciaieria Azovstal vista in lontananza
Mosca, Lavrov “Iniziata seconda fase dell’operazione in Ucraina”
Nell’ultimo giorno di conflitto ha parlato Sergej Labrov, chiarendo diversi punti sul conflitto.
In un’intervista concessa all’India Today, infatti, il ministro russo ha detto che la Russia “non userà armi nucleari nel conflitto“, ma che ha comunque “iniziato la seconda fase dell’operazione speciale in Ucraina”. Non mancano, inoltre, parole poco amichevoli nei confronti di Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, definendolo come uno “non serio” perché “cambia continuamente punto di vista in direzioni diametralmente opposte”.
Infine, in merito alla seconda fase citata da Lavrov, l’intelligence britannica ha ipotizzato l’inizio di una nuova fase in Ucraina segnata da una guerra “di logoramento che potrebbe durare diversi mesi“. Lo ha detto un portavoce di Downing Street, correggendo il tiro rispetto a previsioni precedenti secondo cui Mosca, in caso di mancato sfondamento iniziale, avrebbe corso il rischio di ritrovarsi rapidamente senza risorse sufficienti a proseguire il conflitto.
Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa
I numeri della guerra, gli aggiornamenti
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, ha denunciato su Twitter 147 attacchi russi nelle strutture sanitarie ucraine da inizio guerra, provocando 73 morti. “L’Organizzazione mondiale della sanità condanna l’aumento di raid sull’assistenza sanitaria. Devono fermarsi. La guerra non sarà una soluzione. Ancora una volta, chiedo alla Russia di porvi fine”.
Inoltre, sempre da inizio guerra, quasi 880mila persone (di cui 164mila bambini) sono arrivate in Russia dall’Ucraina e dalle repubbliche autoproclamate del Donbass. A riportarlo stavolta è l’agenzia russa Tass, avvalendosi di fonti istituzionali.
Infine, sono 205 i bambini uccisi dall’inizio della guerra in Ucraina. Lo rende noto il procuratore generale ucraino nell’aggiornamento quotidiano del bollettino della guerra, aggiungendo che i bambini feriti dall’inizio delle ostilità sono 367.
La guerra in Ucraina arriva al suo cinquantunesimo giorno e, secondo quanto emerso nelle ultime ore, rischia di perdurare ancora per tutto l’anno. La situazione a Kiev, infatti, non migliora, con i russi che hanno aumentato il numero di bombardamenti. Sul fronte atlantico, invece, Joe Biden si è detto pronto ad andare a Kiev, fornendo anche nuove armi in Ucraina. Infine, la Finlandia e la Svezia pressano per aderire alla NATO. Tutti i dettagli degli ultimi aggiornamenti.
La situazione a Kiev
Secondo quanto riportato dal Kyiv Independent, la capitale ucraina e la sua regione sono stati oggetto di numerosi attacchi da parte dei russi. Conferme arrivano dal portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov, dichiarando un attacco ad una fabbrica di armi della capitale: “Missili a lungo raggio Kalibr lanciati dal mare hanno colpito uno stabilimento alla periferia della capitale ucraina. Le officine per la produzione e la riparazione di sistemi missilistici antiaerei a lungo e medio raggio, così come i missili anti-nave, sono state distrutte”. Infine, continua l’ennesimo scambio di prigionieri tra Kiev e Mosca: secondo quanto detto dal Comitato operativo meridionale Ucraino, sono stati rilasciati dal governo di Kiev quattro soldati russi in cambio di cinque ucraini.
Igor Konashenkov, Ministro della Difesa russo
Stati Uniti, da Biden a Kiev alle nuove armi in Ucraina
Joe Biden si è detto “pronto ad andare a Kiev“. Il presidente degli Stati Uniti, inoltre, ha rivelato che l’amministrazione USA sta valutando se inviare un alto funzionario in Ucraina. Tuttavia, poche ore più tardi, il portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha escluso la possibilità di mandare il presidente in Ucraina, e che la scelta ricadrà su un’altra figura. Secondo alcune indiscrezioni, a Kiev potrebbe andare il capo del Pentagono Lloyd Austin, oppure il segretario di Stato Antony Blinken. Proprio Blinken, parlando all’UE, ha lanciato l’allarme su un possibile prolungamento della guerra per tutto il 2022. L’indiscrezione, però, non è basata su alcun fondamento, tanto che il Dipartimento di Stato spiega le parole di Blinken come un modo per mettere fine al conflitto il prima possibile.
Nelle ultime ore, infine, il Pentagono ha mandato per la prima volta in volo le nuove armi destinate all’Ucraina. Un avvertimento forte e chiaro a Mosca, come dimostrato dalle parole del portavoce del dipartimento di Stato americano: “Avevamo avvertito la Russia che se avessero invaso l’Ucraina la risposta sarebbe stata senza precedenti. Come dice Biden, le grandi nazioni non bluffano”.
Antony Blinken, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America
Finlandia e Svezia accelerano il loro ingresso alla NATO
La ministra finlandese per gli Affari europei, Tytti Tuppurainen, ha dichiarato che è “altamente probabile che la Finlandia entri nella Nato“, assieme alla Svezia. I due paesi sperano in un processo di candidatura più rapido possibile. Le motivazioni dietro a questa decisione le spiega sempre la ministra finlandese: “Ora c’è un profondo cambiamento nelle relazioni tra Russia e Finlandia che mi rattrista”. Poi conclude descrivendo le azioni della Russia come “brutali” e “un campanello d’allarme per tutti noi”.
Tytti Tuppurainen, Membro del Parlamento finlandese
Negli ultimi giorni del conflitto, la Russia ha lanciato un ultimatum a tutte le forze militari ucraine affinché lascino Mariupol. Tuttavia la richiesta è stata declinata dall’Ucraina, con lo stesso Zelensky che continua a non cedere alle pretese di Putin.
È con questo clima che i negoziati vanno avanti, portandosi dietro un’ondata di scetticismo. Qui di seguito gli aggiornamenti degli ultimi due giorni di guerra.
25° Giorno del conflitto, gli attacchi a Mariupol e l’ultimatum russo
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si è detto pronto a negoziare con Vladimir Putin. Ha anche detto che, se i tentativi di negoziato dovessero fallire, la lotta tra i due paesi darebbe vita alla “terza guerra mondiale”. Dall’altra parte, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha assicurato che le parti sono vicine ad un accordo: “Certo, non è facile arrivare a un’intesa mentre la guerra è in corso. I civili vengono uccisi, ma vorremmo dire che lo slancio negoziale sta progredendo.”
Intanto non si placano gli attacchi sul territorio ucraino. Le autorità di Mariupol fanno sapere che è stata attaccata una scuola della città con 400 persone al suo interno. La notizia è stata riportata dalla BBC. Il reggimento Azov, inoltre, ha anche fatto sapere che la stessa città è stata colpita da quattro navi della marina russa con armi pesanti: “Il nemico continua a distruggere cinicamente la città ucraina, usando tutto l’arsenale disponibile”. Ha aggiunto il reggimento su Telegram. Infine, i russi hanno lanciato un ultimatum a tutte le formazioni militari ucraine affinché lascino Mariupol entro lunedì, senza armi e munizioni. Lo fanno sapere tramite il capo del centro di controllo della difesa nazionale russo Mikhail Mizintsev, che aggiunge: “La procedura per lasciare la città deve essere effettuata tra le 10 e le 12 di domani (lunedì)”.
Mariupol, città fra le più bombardate del conflitto
26° giorno del conflitto, l’esito degli ultimi negoziati
Il Kyiv Independent ha scritto che l’Ucraina ha respinto la richiesta della Russia di consegnare Mariupol. La risposta è arrivata dalla vicepremier ucraina Iryna Vereshchuk, che afferma: “La resa non è un’opzione”. Anche lo stesso Zelensky ha specificato che l’Ucraina “non accetta ultimatum dalla Russia”. Intanto ha avuto luogo un altro colloquio tra Russia e Ucraina, che però non è andato a buon fine.
Infatti, Alexander Rodnyansky, consigliere del presidente ucraino Zelensky, ha spiegato che la Russianon è seria nei negoziati, specificando che le trattative mirano a intrappolare l’Occidente nel pensare che ulteriori sanzioni non siano necessarie.Hanno usato questi colloqui come un modo per distrarre l’attenzione da ciò che sta accadendo sul campo di battaglia. Non si cerca la pace e allo stesso tempo si bombardano città su larga scala.
Effettivamente, i bombardamenti continuano, con la capitale Kiev che ha dovuto far fronte a diversi attacchi a edifici residenziali e un centro commerciale. Come se non bastasse, anche la città di Odessa è finita sotto mirino dai russi, venendo attaccato nella sua area portuale da due navi, prontamente allontanate dalle forze armate ucraine.
Alexander Rodnyansky, consigliere di Zelensky, si mostra scettico sui negoziati con la Russia
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