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NEWS | Romulus, il Latium Vetus ritorna sul grande schermo

Archeologia, storia e cinema si sposeranno il 6 novembre 2020: su Sky arriverà la leggendaria Roma dell’VIII secolo a.C. nella serie tv Romulus. In onda soltanto la prima delle 10 puntate diretta da Matteo Rovere, Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale.

Il primo re, il film coraggioso tra hybris e mito

Il primo re è una rivisitazione della vicenda dei mitici gemelli, Romolo e Remo, nel primo anno di fondazione della Città Eterna (753 a.C.). Dopo i capricci del Tevere, i due si ritrovano prigionieri delle genti di Alba Longa, ma con astuzia riescono a fuggire insieme ad altri schiavi, guidati da Satnei, sacerdotessa custode del Fuoco Sacro. Remo, appreso il suo infelice destino, sfida il volere degli dèi: condanna la sacerdotessa a morte orribile e dà alle fiamme il villaggio che ospitava lui e i suoi; poi scappa, cosciente del suo peccato di hybris. Romolo riaccende il Fuoco Sacro e ne crea la prima Vestale. I fratelli sono infine posti l’uno contro l’altro, ma, prima di esalare l’ultimo respiro, Remo si concilia con Romolo e ne predice il futuro.

Nel 753 a.C. finisce la leggenda e inizia la storia.

Romulus, le radici del film

Il primo re è un sequel di Romulus?

“L’idea della serie nasce ancor prima del film. Per noi e per i produttori che hanno creduto in questa idea era occasione per proporre uno spettacolo nuovo e che al contempo fondasse le sue radici su qualcosa di molto noto. La grande sfida è misurarsi con la nostra nazione, ma anche andare fuori e portare all’estero questo racconto”, esordisce così Matteo Rovere in una conferenza stampa, forte del successo del film dello scorso anno.

Il Latium Vetus di Romulus è selvaggio e violento. I trenta popoli della Lega Latina vivono sotto il re di Alba Longa, Numitor, che consulta l’aruspice per contrastare la siccità e la carestia del suo territorio: il responso sarà implacabile.

Si rinnova la collaborazione tra Archeologia e Cinema

Continua Rovere: “Nel film avevo raccontato la leggenda di Romolo e Remo come se fosse vera, per la serie il lavoro è stato diverso. Ci siamo immaginati la genesi di questa leggenda. A livello storico non c’è alcuna informazione condivisa sulla natura dell’VIII secolo a.C., ci sono varie scuole: chi pensa ci sia nella leggenda una qualche validità storica e chi, soprattutto gli anglosassoni, ritiene che la leggenda sia stata creata in un secondo momento. La serie ha una ricostruzione fedelissima degli elementi plastici (capanne, costumi, ecc.), frutto del lavoro di archeologi, ma fantasiosa nel rapporto con il mito. Abbiamo lavorato in libertà, ma cercando sempre di essere fedeli a quello che era il Latium Vetus”.

Maria Rosaria Ariano

Classe '99. Laureanda del CdL triennale in Scienze Archeologiche della Sapienza, Università di Roma. Ho partecipato a diverse campagne di scavo organizzate dall'ateneo romano e non solo: Leopoli-Cencelle (VT) e pendici meridionali del Palatino (RM; Domus Augustea e fortezze Frangipane), Portopalo di Capopassero (SR; con le università di Catania e di Cadice). Adoro il greco antico, ho seguito diversi laboratori di traduzione e corsi di potenziamento. Mi diverto a schedare e digitalizzare testi epigrafici, vado volentieri in giro per biblioteche e mi diverto con CAD e GIS.

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