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DANTEDÌ | La coerenza del Ghibellin fuggiasco

In occasione del settecentenario della morte di Dante Alighieri, avvenuta il 14 settembre 1321 a Ravenna, è più che doveroso omaggiare il Sommo Poeta ripercorrendo il forte spirito critico che pervade la sua personalità e le sue opere. In confronto alla dissoluta politica odierna, animata da personaggi che ostentano elucubrazioni populiste inconcludenti, Dante aveva le idee chiare già allora, nonostante vivesse in un clima politico più stratificato e conflittuale di quello di adesso. Animato da un ardente spirito cattolico, il Fiorentino ha sempre optato per una visione eterogenea dello Stato, sostenendo la teoria dei due Soli come soluzione alla lotta tra i due poteri nel Medioevo. Secondo la visione dantesca, potere spirituale e potere temporale sono distinti e separati, infatti egli rivendicherà l’autonomia del potere imperiale da quello papale.

Per comprendere meglio le scelte politiche attuate da Dante è necessario ricordare le fazioni in lotta nella Firenze del 1300. Da un lato vi erano i ghibellini, i quali non volevano l’intrusione della Chiesa nella politica dell’impero, dall’altro i guelfi, sostenitori del Papa e dell’idea che lui solo fosse in grado di governare in quanto investito direttamente da Dio. Dopo una prima sconfitta contro i ghibellini, i guelfi riuscirono a prendere il controllo e dopo la vittoria si suddivisero in due fazioni interne capeggiate da due famiglie ideologicamente divergenti, la famiglia dei Cerchi (guelfi bianchi) e quella dei Donati (guelfi neri).

Il differente pensiero che accompagnava le due fazioni è che i guelfi bianchi, pur sostenendo il Papa, non precludevano un possibile ritorno all’imperatore. I guelfi neri invece erano pienamente sostenitori del Papa come unico avente il diritto di governare. La grande apertura mentale di Dante è dimostrata dal fatto che sostenesse i bianchi. Il Fiorentino infatti possedeva uno spirito incorruttibile intriso di giustizia, giustizia che viene espressa con tutta la sua carica critica nel De Monarchia. L’equità e la coerenza che convivevano con le sue idee politiche gli costarono l’esilio da Firenze in seguito alla vittoria dei guelfi neri. L’ineludibile senso di giustizia e l’alta capacità di comprensione del mondo classico si fanno sentire anche nella Commedia, in cui, da un lato, Dante collocò Papa Bonifacio VIII all’Inferno nonostante fosse cattolico e, dall’altro, invece, scelse come guida Virgilio nonostante fosse stato un pagano in vita.

Il 19 maggio 1315 il governo dei neri emise un provvedimento di amnistia rivolto a tutti gli esiliati di parte bianca, a condizione di versare una multa e di sottoporsi ad una cerimonia di pubblica umiliazione. Dante, una volta appresa la notizia, scrisse una lettera all’amico fiorentino che lo aveva informato dell’offerta; lettera in cui esprime il suo diniego alla possibilità di ritornare in patria e afferma di non voler scontare pene per crimini mai commessi. Pensieri di cui abbiamo testimonianza nell’Epistola XII in cui Dante scrive: 

Lungi da un uomo, apostolo di giustizia, che egli, dopo aver patito ingiuria, paghi del suo denaro a quelli stessi che furono ingiusti con lui, quasi a suoi benefattori. Non è questa, o Padre mio, la via di ritornare in patria.

Ancora una volta emerge tutta l’integrità morale di Dante, che rifiuta l’offerta sebbene fossero passati 15 anni. E come Socrate che rifiutò di essere liberato in punto di morte, Dante dimostra ancora una volta di essere uomo di grande virtù. Spirito saggio, guida delle menti, eccelso poeta e soprattutto italiano, di quelli veri, che diversamente da tanti italiani odierni, ha contribuito a far splendere il Bel Paese. Buon Dantedì!  

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“Dante e Beatrice” di Salvador Dalì
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NEWS | Morto George Bass, il grande archeologo subacqueo

Il mondo dell’archeologia subacquea dice addio a George F. Bass, aveva 88 anni. É morto per cause naturali il 2 marzo all’ospedale di Bryan, Texas, lo ha confermato il figlio Gordon al New York Times.

Il mondo lo ricorda per aver co-diretto negli anni 60, insieme a Rodney Young, gli scavi del Relitto di Capo Gelidonya risalente al 1300 a.C. ca. Si tratta di una delle testimonianze sommerse più antiche sino ad oggi individuate nel Mediterraneo , insieme a quella di Uluburun. Infatti, sembra che la nave, in base al dato archeologico, trasportasse oggetti di lusso realizzati con materiali esotici come avorio di ippopotamo e oro, ne è un esempio lo scarabeo con il nome della regina Nefertiti, l’unico finora trovato. Il carico inoltre, avrebbe contenuto anche la più antica tavoletta scritta in legno mai scoperta.

George Bass aveva altresì fondato, nel 1972, l‘Institute of Nautical Archaeology. Nella sua lunga carriera scoprì molti tesori di valore nei relitti marini e affinò tecniche di ricerca subacquea. Queste gli permisero di utilizzare metodi e strategie di immersione all’avanguardia nel corso della sua vita. Fin da giovanissimo, da quando indossò per la prima volta la muta, poco meno che trentenne, concentrò le sue ricerche non solo in America ma anche e soprattutto in Turchia, studiando le rotte marittime delle civiltà che da lì erano passate nel corso dell’antichità, a partire dai cananei e fino ai bizantini

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L’archeologo George Bass durante una delle sue ricerche subacquee (via World Archaeology)


   

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NEWS | 40 anni di Quark. Il format del “sapere” alla portata di tutti ideato da Piero Angela

Il 18 marzo 1981 l’inconfondibile Aria dalla Suite n. 3 in re maggiore di Johann Sebastian Bach – conosciuta da tutti come Aria sulla quarta corda – interpretata dal celebre gruppo vocale “Swingle Singers”, introduceva, su Rai 1, in seconda serata, la prima puntata di Quark.

Il format pioniere della divulgazione scientifica, ideato e condotto da Piero Angela, compie 40 anni. Una trasmissione a cui va riconosciuto il merito di aver portato nelle case degli italiani – e non solo –  la conoscenza a 360° in una chiave nuova, moderna, con l’utilizzo di animazioni e tecnologie all’avanguardia, accolta però con non poco scetticismo dagli allora vertici Rai. È lo stesso Piero Angela – in una recente intervista per il Corriere della Sera – ad averlo ricordato sottolineando i tanti problemi tecnici che si dovettero affrontare nelle prime fasi della trasmissione. Ordinaria amministrazione per tutto quello che è “nuovo” e incerto ma che è – come nel caso di Quark – destinato a durare. Archiviato infatti lo scetticismo – la prima puntata raggiunse 6 milioni di telespettatori – e superati i problemi tecnici, Quark in poco tempo divenne un appuntamento fisso. Innumerevoli le tematiche affrontate da Angela fino al restyling del 1995 quando cioè Quark diventa Superquark.

Cambia il nome, cambia l’uso della tecnologia, aumenta la durata della trasmissione, ma non il format e soprattutto l’obiettivo: quello cioè di raccontare la scienza e la cultura in una chiave semplice e diretta. Questo il grande merito di Piero Angela che, tra i più importanti giornalisti italiani e non solo – è anche un ottimo pianista di jazz – ha apportato alla televisione italiana tutta. È dalla parola stessa “quark”, presa in prestito dalla fisica e con cui si indicano le subparticelle nucleari (i mattoni più piccoli della materia) che deriva il senso proprio dell’invenzione di Angela: l’obiettivo di “andare a fondo dentro le cose”. Un viaggio caratterizzato da tante novità ed evoluzioni (vedi i tanti spin-off del format) che ha attraversato forse tutto il sapere umano e che rappresenta 40 anni di ricordi di tanti di noi.

Chi non ha mai visto almeno una puntata del programma? E quanti potranno dire di essersi appassionati per la scienza o la storia grazie a quell’appuntamento serale? Auguri a Quark anzi, Superquark, e un sentito grazie dovuto da questa Redazione al maestro del giornalismo e della divulgazione scientifica, Piero Angela.

quark

 

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NEWS | In sommergibile alla scoperta della città sommersa di Baia (NA)

Baia è una frazione di Bacoli, comune in provincia di Napoli. Si tratta dell’antica Baiae, meta prediletta da molti aristocratici romani alla fine dell’età repubblicana. La località, ricercata per le sue acque termali, presenta infatti diversi resti di ville romane e reperti archeologici. Ma buona parte del complesso archeologico appare adesso al di sotto del livello del mare, sprofondato a poco a poco a causa del bradisismo che interessa le coste flegree.

Infatti risulta adesso completamente sommerso dalle acque il ninfeo dell’imperatore Claudio, un triclinum con funzione di sala per banchetti. Diverse sono le opere scultoree rinvenute, poi trasferite nel Museo archeologico dei Campi Flegrei allestito nel castello Aragonese. L’area, che costituisce quasi un unicum nel panorama Mediterraneo della protezione archeologica subacquea, è stata istituita nel 2002. Un’area di straordinario valore dovuto anche al notevole stato di conservazione di ambienti e reperti: mosaici, tracce di affreschi, sculture, tracciati stradali e colonne, a circa 5 metri sotto il livello del mare.

Baia
I mosaici sommersi di Baia (Credit: “Napoli da vivere”)

 

Verso un turismo subacqueo

L’idea è di rendere fruibile per tutti il Parco sommerso grazie all’impiego di un sommergibile turistico. È arrivato a Bacoli un nuovo veicolo, con vetrate affacciate sul fondale, per scoprire il Parco archeologico Sottomarino più vasto e suggestivo del Mediterraneo.
L’antica città romana di Baiae sta diventando sempre più uno dei luoghi di visita più ricercati d’Italia – dice il sindaco Josi Gerardo Della Regione. Un punto di riferimento, per lo sviluppo della nostra terra, che sarà imprescindibile verso il prossimo 2022, con Procida Capitale Italiana della Cultura. Con Nemo Sub Italy, realtà già affermata su scala nazionale, e con tutti i promotori turistici ad oggi già esistenti, è necessario sempre più fare rete per la crescita dell’offerta turistica della nostra città. E dei Campi Flegri. Dobbiamo continuare così. Sempre più, sempre meglio. Un passo alla volta.

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NEWS | Una lucerna erotica del I secolo d.C. riaffiora in Sicilia

Una preziosa lucerna con scena erotica, risalente al I secolo d.C., è stata scoperta a Vallelunga Pratameno, in Sicilia, in provincia di Caltanissetta; il reperto è riemerso durante gli scavi archeologici condotti in contrada Manca. La lucerna raffigura una scena erotica e risale probabilmente al I secolo d.C., come testimonia il confronto con una lucerna molto simile ritrovata a Pompei. La scoperta è avvenuta durante i lavori di sorveglianza archeologica predisposti dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta, in occasione del raddoppio della linea ferroviaria Catania-Palermo.

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Vallelunga Pratameno (CL), lo scavo della Domus romana
 

Lo scavo della Domus e il parere degli esperti

Gli scavi archeologici, avviati nel luglio 2020 e attualmente ancora in corso, hanno portato alla luce i resti di un vasto complesso di età romano-imperiale. Si tratta probabilmente di una Domus appartenuta ad un facoltoso proprietario vissuto tra il I e il II secolo d.C. La lucerna con scena erotica, dunque, si aggiunge ai già numerosi reperti di età imperiali ritrovati nella medesima area, databili tra I e II secolo d.C. 

La Soprintendente ai Beni Culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, ha dichiarato: «La lucerna è una nuova e preziosa testimonianza che arriva dal sito, la cui scoperta rappresenta un evento eccezionale. Nella zona, infatti, non ci sono altri insediamenti di questo tipo. Al momento si sta lavorando per calcolare le esatte dimensioni della Domus; è stata accertata un’estensione di 600 metri quadrati, ma quella complessiva è di gran lunga superiore» 

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Israele, scoperti frammenti biblici di 2mila anni fa

Frammenti di rotoli biblici, scritti in greco e risalenti a 2mila anni fa, sono emersi durante nuove ricerche nel Deserto della Giudea. Affiorati negli scavi di una grotta grazie ad un progetto nazionale israeliano della durata di quattro anni, atto a prevenire saccheggi di antichità dalle caverne del deserto a est e sud-est di Gerusalemme e, in particolare, al confine tra Israele e Cisgiordania.

Le operazioni hanno avuto a capo l’Autorità israeliana delle Antichità (IAA), in collaborazione con il personale del Dipartimento di Archeologia di Giudea e Samaria. I frammenti trovati contengono versetti di Zaccaria 8:16-17, inclusa parte del nome di Dio scritto in ebraico antico, e versetti di Naum 1:5-6, entrambi dal Libro dei Dodici Profeti Minori. I frammenti potrebbero appartenere ad una pergamena rinvenuta in un sito noto come “la grotta dell’orrore”, a sud di Ein Gedi; è chiamato così per i 40 scheletri umani trovati durante gli scavi degli anni ’60.

Frammenti di rotoli biblici e non solo

Il progetto ha portato alla luce altri reperti rari, tra cui un cesto intrecciato con coperchio, risalente a circa 10.500 anni fa, forse il più antico cesto intatto al mondo. La squadra di archeologi ha anche scoperto uno scheletro di un bambino di 6.000 anni, in parte mummificato, in posizione fetale e avvolto in un panno. I frammenti emersi sono in discrete condizioni e ricostruibili grazie all’ambiente arido del deserto della Giudea, che ha permesso la buona conservazione dei manufatti e del materiale organico rinvenuto.

Cesto intrecciato con coperchio (via The New York Times)

Il ritrovamento di questi frammenti si aggiunge all’insieme di scritti identificati come “I rotoli del Mar Morto”. Si tratta di una collezione di testi ebraici trovati negli anni ’40 e ’50 del 1900 in grotte nel deserto in Cisgiordania, vicino Qumran, e datati tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C. I rotoli contengono le prime copie conosciute di quasi tutti i libri della Bibbia ebraica, tranne il Libro di Ester, e sono scritti su pergamena e papiro. Si è ipotizzato che questi frammenti siano stati nascosti nella grotta durante la terza guerra giudaica, per la tragica rivolta ebraica di Bar Kokhba (intorno al 132 d.C.) contro i Romani di Adriano.

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Il luogo del ritrovamento nel deserto della Giudea (via Rai News)
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NEWS | Lunigiana, ritrovata la testa di una statua stele di 5000 anni fa

In Lunigiana, a Nord della Toscana, più precisamente nei pressi di Pontremoli (MS), è stata ritrovata la testa di un’eccezionale statua stele risalente a 5000 anni fa. Il ritrovamento è stato casuale: durante una passeggiata, il sig. Paolo Pigorini ha trovato una pietra di forma anomala. Dopo averla trasportata presso la propria abitazione, Pigorini ha riconosciuto la statua e l’ha consegnata al Direttore del Museo delle Statue Stele di Pontremoli (MS), Angelo Ghiretti, che ha segnalato il ritrovamento alla funzionaria della Soprintendenza, Marta Colombo e al sindaco di Pontremoli, Lucia Baracchini. Ghiretti ha confermato l’autenticità del manufatto: si tratta probabilmente di una testa raffigurante un volto femminile, come si nota dagli orecchini stilizzati scolpiti, è in buono stato di conservazione e risale a circa 5000 anni fa (Età del Rame)

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Paolo Pigorini insieme al direttore del Museo, Angelo Ghiretti, e alla Dottoressa Marta Colombo – ©Museo delle Statue Stele Lunigianesi

 

Le misteriose statue stele della Lunigiana

Le statue stele sono manufatti preistorici e protostorici, tipici della Lunigiana, realizzati dalla popolazione dei Liguri Apuani. Raffigurano personaggi maschili o femminili stilizzati e connotati nel genere dagli oggetti che portano (armi o monili). Le statue risalgono a un periodo compreso tra il III millennio a.C. e il VI secolo a.C. Se ne conoscono in tutto 80 esemplari, classificabili in tre gruppi (A, B e C a seconda della loro forma).

Il manufatto rinvenuto si può classificare nel gruppo “B”: presenta la testa con la tipica forma della mezza luna. Il reperto è stato inserito nel catalogo delle statue stele con il numero 85. Secondo il Direttore del Museo di Pontremoli (MS) non si tratta di un ritrovamento insolito poiché avvenuto in un luogo già molto perlustrato dagli studiosi. Proprio sulla sella di Monte Galletto probabilmente esisteva un allineamento di statue stele, quasi come un santuario. Un ritrovamento dunque casuale che permette di fare ulteriormente luce su questi affascinanti e misteriosi reperti.

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NEWS | 14 marzo, la Giornata Nazionale del Paesaggio

Il 14 marzo 2021 si celebrerà la Giornata Nazionale del Paesaggio italiano. L’evento nasce per Decreto del Ministero Beni Culturali e del Turismo il 7 Ottobre 2016, in linea con la Convenzione Europea del Paesaggio.

La Giornata ha lo scopo di diffondere la cultura paesaggistica italiana per valorizzare il nostro territorio e sensibilizzare i cittadini alla sua tutela. Durante queste 24 ore di celebrazione gli enti pubblici e privati provvederanno all’organizzazione di eventi e manifestazioni in tema. Quest’anno le attività, consultabili nella sezione “Eventi culturali” del Ministero, seguiranno le normative sanitarie vigenti. Dopo l’annullamento della Giornata dell’anno scorso causa pandemia, il Governo ritiene necessario il suo recupero e svolgimento per poter riportare in auge le meraviglie dei paesaggi nostrani. 

Inoltre, contemporaneamente alla Giornata, si svolgerà la consegna del Premio Nazionale del Paesaggio. Il Premio, giunto alla sua VII edizione e promosso dal Ministero, prevede l’assegnazione di un riconoscimento agli enti che attuano pratiche economiche sostenibili, con lo scopo di divulgare i valori etici e culturali del territorio italiano. infine, l’attribuzione del premio biennale costituisce la candidatura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio Europeo.

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Manifesto del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa
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NEWS | Il rostro delle Egadi, progetto di restauro in onore di Tusa

Avviato il restauro del “Rostro Egadi 17“, l’ultimo rostro recuperato dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana sui fondali delle Egadi. Si tratta di un’importante testimonianza della battaglia navale che avvenne alla fine della prima guerra punica.

Il reperto è in superficie dal 2 agosto 2020, nella giornata del sessantottesimo compleanno del compianto Assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa. Il recupero aveva visto la collaborazione della Guardia di Finanza, dei subacquei altofondisti della Global Underwater Explorers e del personale dell’area marina protetta. Proprio Tusa infatti lo individuò nel 2018, nei fondali a nord-ovest dell’isola di Levanzo.

Le operazioni di analisi sono iniziate proprio il 10 marzo 2021 al Palazzetto Mirto di Palermo, in occasione del secondo anniversario della scomparsa del Soprintendente del Mare, avvenuta nel 2018 in un incidente aereo. Si tratta di un progetto di cooperazione culturale che procederà con un’analisi diagnostica e solo dopo con il restauro e la successiva musealizzazione nelle Egadi, come ha confermato l’assessore Samonà. Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, è molto entusiasta di questo progetto; infatti, iniziative come queste vedono sempre più la sinergia e la cooperazione in ambito culturale e non solo tra pubblico e privato.

Non a caso anche la soprintendente del mare, Valeria Li Vigni, ha confermato che si continuerà a coordinare e a operare secondo le linee che già lo stesso Tusa aveva tracciato. Alla società Siqilliya sono state affidate le operazioni di restauro e diagnostica, sotto la coordinazione dell’architetto Francesco Mannuccia.

Immagine di copertina: via “Via dei Tesori” – Magazine.

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Alcuni protagonisti della vicenda (via Regione Siciliana)
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NEWS | Animali domestici in Egitto: un nuovo studio sul “pet cemetery” di Berenice

Di recente World Archaeology ha proposto un nuovo e interessante articolo (Osypinska, Michał Skibniewski & Piotr Osypinski (2021) ANCIENT PETS. The health, diet and diversity of cats, dogs and monkeys from the Red Sea port of Berenice (Egypt) in the 1st-2nd centuries AD, World Archaeology) che riguarda il rinvenimento di una vasta area cimiteriale per animali a Berenice, in Egitto.


Gli antichi egizi sono ben noti per le loro attenzioni cultuali nei confronti dei gatti. Il recente rinvenimento suggerisce però anche un interesse diverso da quello cultuale. Sembra che, così come oggi, i felini avessero un posto come animali domestici. Si tratta di un’ipotesi molto suggestiva che scaturisce dallo studio dei resti di circa 600 sepolture di gatti, cani e scimmie, inumati in un’ampia area funeraria di quasi 2000 anni fa.

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Metodi di sepoltura dei cani (a), dei gatti (b) e delle scimmie (c). Marta Osypinska, Michał Skibniewski & Piotr Osypinski (2021)

La scoperta del cimitero, tuttavia, non è recente; risale a una decina di anni fa, presso l’antico porto di Berenice, sul Mar Rosso. I ricercatori non erano ancora certi che si trattasse di autentiche sepolture. Inizialmente alcuni studiosi avevano suggerito che i resti fossero stati semplicemente gettati come in una discarica.
Ma è bastata un’indagine più approfondita dell’area per stabilire che, di fatto, si trattasse di un luogo di sepoltura per animali domestici.

Il nuovo studio

Il team di ricercatori rivela nell’articolo che il sito contiene i resti di 585 animali defunti, ognuno dei quali sepolto in una fossa scavata con cura. Anche se il cimitero è stato in uso solo tra il I e il II sec. d.C., è presente una notevole varietà di specie differenti, alcune delle quali non native dell’Africa.