Autore: Redazione ArcheoMe

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News | Al lancio “ArchAide”, l’App che riconosce e classifica i frammenti di ceramica

Nasce a Pisa dal laboratorio mappa del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere di Pisa la prima applicazione che permette agli archeologi di catalogare e riconoscere migliaia di frammenti ceramici che ogni giorno riemergono dai contesti di scavo.

Il ricercatore pisano Gabriele Gattiglia spiega il funzionamento, che consiste nel scattare una semplice fotografia ed inviarla al riconoscimento automatico.

L’app si basa su reti neurali molto simili a quelle usate in ambito investigativo per i riconoscimenti facciali. È già disponibile gratuitamente sugli store digitali Ios e Android.
L’applicazione è stata realizzata per riconoscere sia i frammenti decorati sia quelli privi di decorazione e l’accuratezza del riconoscimento si aggira intorno al 75%.

Nel database dell’app, in continuo aggiornamento, troviamo già: Anfore Romane, Sigillata Italica e Ispanica, Majolica di Montelupo Fiorentino. 

Una schermata dell’App
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News | La statua di Baal fa ritorno a Mozia

Da anni l’equipe archeologica dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, guidata da Lorenzo Nigro, docente di Archeologia del Vicino Oriente Antico, porta avanti una campagna di scavo sull’isola di Mozia. Ultimo prodotto delle preziose ricerche condotte su questo sito archeologico è la ricostruzione della statua di Baal, divinità astrale venerata dai Fenici.

Il monumento in questione risulta essere uno dei primi colossi nella storia del Mediterraneo e la sua riproduzione sta per essere ricollocata al centro del Kothon, la piscina sacra collegata al tempio dedicato alla divinità. L’evento avrà luogo il 7 e l’8 Settembre e, data la spettacolarità del momento, sarà riservato a un numero massimo di 150 partecipanti, i quali saranno guidati dal prof. Lorenzo Nigro e dal suo staff, che presenteranno l’opera dietro la suggestiva cornice dagli ultimi raggi solari. Durante la manifestazione, sarà possibile anche degustare prodotti e vini locali.

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News | Governo: Franceschini nuovo Ministro dei Beni Culturali, il saluto dell’ANA e il profilo tecnico

L’Associazione Nazionale Archeologi rivolge un sincero in bocca al lupo a Dario Franceschini, per la seconda volta Ministro dei Beni Culturali, salutando con favore il ritorno all’accorpamento del Turismo tra le materie del Collegio Romano.

Un ministero che non riesca a fornire al pubblico, ai cittadini, quei servizi essenziali per lo svolgimento delle proprie attività professionali” dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale dell’ANA, “è un ministero che ostacola le corrette procedure di tutela e di valorizzazione, e che in definitiva fallisce nella propria principale missione. Auspichiamo un maggiore coinvolgimento dei corpi intermedi nelle discussioni sulle azioni da intraprendere, affinché la collaborazione del Ministero con le associazioni di categoria non sia uno sterile passaggio formale, ma divenga un confronto utile a tutte le parti coinvolte per il bene del nostro prezioso patrimonio culturale”.

Dario Franceschini, nato a Ferrara il 19 ottobre 1958.
Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, già ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell’attività di Governo.

– Avvocato civilista, cassazionista. Iscritto al collegio dei revisori contabili.
Scrittore. Autore di diversi romanzi.
Deputato della XVIIesima legislatura dal 15 marzo 2013; eletto in Emilia-Romagna nelle liste PD.

– Ex Segretario del Partito Democratico.

– Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Riforme istituzionali nel secondo governo D’Alema e nel secondo governo Amato della tredicesima legislatura.

– Deputato dal 2001, è stato componente della Giunta delle elezioni e della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati e dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE nella quattordicesima legislatura.

– Presidente del gruppo parlamentare l’Ulivo alla Camera dei Deputati da maggio 2006 a ottobre 2007 (quindicesima legislatura).

– Vicesegretario del PD e poi Segretario Nazionale.

– Presidente del gruppo parlamentare PD alla Camera nella sedicesima legislatura durante la quale è anche componente della commissione parlamentare UE e della delegazione italiana presso il Consiglio d’Europa e l’Unione dell’Europa Occidentale.

– Componente della commissione giustizia dal 18 giugno 2012 al 14 marzo 2013.

– Vicesegretario nazionale del PPI dal 1997 al 1999, è stato nel 2001 tra i fondatori della Margherita e coordinatore dell’esecutivo nazionale.

– Nel 1994 è Assessore alla cultura e al turismo del comune di Ferrara dopo essere stato capogruppo consiliare e consigliere comunale.

Fonte Mibac

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Stretto Pride | “Largo all’orgoglio”, al via il primo Pride dello Stretto

L’attesa sta per finire. Il prossimo 8 Giugno avrà luogo a Messina la prima grande parata per i diritti della comunità LGBT, definito “Pride dello Stretto”. Il cammino che ha portato alla realizzazione dell’evento è stato travagliato e ha avuto una lunga gestazione, ma la caparbietà di ARCIGAY, dei suoi iscritti e del suo presidente Rosario Duca, con il tanto agognato e travagliato patrocinio del Comune di Messina e il sostegno di numerosi enti e associazioni, ha prodotto un fitto calendario di eventi iniziato l’11 Maggio e che si concluderà dopo la parata.

Tra dibattiti, proiezioni cinematografiche, presentazioni letterarie, rubriche video e tanto altro, con il motto “Largo all’orgoglio” la città di Messina si è preparata a vivere a pieno il senso del Pride e di ciò che rappresenta.

Tantissimi hanno sponsorizzato l’evento, associazioni, commercianti e liberi professionisti. Caronte&Tourist ha addirittura sorpreso i suoi clienti organizzando un evento collaterale il 2 Giugno sulla nave ammiraglia “Elio”: lo show delle Drag Queen “Le Portinaie”.  

“Le portinaie” sulla nave Elio di Caronte&Tourist

   

La colorata fiumana di gente si radunerà a Piazza Antonello alle 16:00 muoverà lungo la Via Cavourpasserà, poi, per la Via Tommaso Cannizzaro e farà sosta a Piazza Cairoli, proseguendo, infine, lungo Via Giuseppe Garibaldi per poi concludersi a Piazza Unione Europea (Municipio). Alle 21:00 è prevista l’apericena a tema Burlesque “Fellini Scandal” all’omonimo locale Fellini di Piazza Duomo e alle 23:00 appuntamento danzante al Palcò, dove ci si potrà scatenare in balli e spettacoli accompagnati dall’ormai classica equipe OMD. 

Per ulteriori dettagli, di seguito la conferenza stampa (clicca qui).

La locandina dell’evento “Fellini scandal”

Il tutto si svolgerà sotto l’attenta supervisione delle forze dell’ordine, deputate alla sicurezza dei tanti partecipanti che si prevede interverranno alla manifestazione. L’assessore Massimiliano Minutoli ha tranquillizzato gli organizzatori dell’evento assicurando che: “L’Amministrazione comunale, per lo svolgimento di questo evento, sta fornendo tutto il supporto necessario per garantirne la sicurezza sotto l’aspetto sanitario ed emergenziale”.

Il nostro contributo editoriale alla causa

Noi di ArcheoMe saremo presenti all’evento, per il quale abbiamo già prodotto due video che linkiamo di seguito:

1) La storia dell’omosessualità nel mondo antico (clicca qui)

2) La storia del Pride e i Vostri interventi a riguardo (clicca qui)

Appuntamento, dunque, a Piazza Antonello alle ore 16, colorati come mai prima d’ora. Perché ad oggi “essere umani” è l’unica cosa che conta.

Vi aspettiamo numerosi!

 

Il programma della giornata
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Eventi | L’omaggio del Gruppo Archeologico “Litterio Villari” a Messina

La scorsa settimana la nostra associazione ha organizzato un Tour archeologico su Messina e Provincia, a cui ha partecipato il Gruppo Archeologico “Litterio Villari” di Piazza Armerina

Una due-giorni che ha interessato il MuMe (Museo Regionale di Messina), il centro di Messina con Duomo e Campanile, Palazzo Zanca e lo scavo archeologico annesso, Cristo Re e il belvedere, i laghi di Ganzirri e Torre Faro, con cena al Circolo del Tennis e pernottamento in B&B nella zona del Duomo; e ancora la Villa Romana di Patti, il Santuario di Tindari e il Parco Archeologico annesso, il Castello di Milazzo e l’esibizione folkloristica del cantastorie Nino Pracanica

A conclusione del Tour, abbiamo ricevuto una bellissima nota dal coordinatore del gruppo, il Dott. Roberto Scollo, che abbiamo pensato valesse la pena di condividere con Voi per le magnifiche parole usate nel raccontare questa esperienza attraverso la storia, alle volte sottovalutata alle volte sconosciuta, di questo importantissimo lembo di terra che noi messinesi chiamiamo casa.

 

Messina è per tutti noi la città di passaggio,

ma vale la pena di fermarsi qualche volta per scoprire

che

terremoti, maremoto e guerra non ne hanno distrutto l’identità

e

al Museo di Messina (MuMe ) oltre ad Antonello e Caravaggio

ci sono anche interi pezzi della vecchia  città,

superstiti a terremoti, maremoto e guerra

che

al Campanile del Duomo  il tempo ha la voce

del Gallo e del Leone

e

a Palazzo Zanca Roberto D’Amore, il vigile urbano,

dirige il traffico e nello stesso tempo “Guida”

che

la Chiesa dei Catalani

è un autentico gioiello

e

dal Sacrario del Cristorè

il panorama è mozzafiato

che

Il lago di Ganzirri è famoso

per le cozze e non solo…

e che

nei ristoranti si mangia bene e la flemma messinese allunga il pranzo

che

trascorrere la notte in un B and B è abbastanza divertente,

soprattutto per Alberto

e che

la Villa Romana di Patti

è dello stesso periodo della Villa Romana del Casale e basta così!!!

che

Al santuario di Tindari La  Madonna è nera così come una infinità

di Srilankesi o Cingalesi o Singalesi

e

la foto del Gruppo “Litterio Villari” al Gymnasium di  Tindari

è la più bella foto del Gruppo più bello del mondo

che

a Milazzo al Castello c’è Nino Capranica il canta storie,

Il quale ricorda che la Sicilia è donna, madre e terra

tutto al femminile.

che

Ulisse sbarcò sulla costa Milazzese e non su quella Catanese

e

Polifemo era di quelle parti

che

l’idea del ponte sullo stretto è vecchia:

ci provarono i Romani unendo tante imbarcazioni

e

Il ponte era costoso anche a quei tempi, infatti a Polifemo costò un “occhio”…

e soprattutto che

per scoprire tutto ciò è indispensabile la simpatia, la freschezza e la competenza

di Francesco Tirrito e Andrea Cucè di “ARCHEOME“.

 

Dott. Roberto Scollo

Gruppo archeologico “Letterio Villari”, Piazza Armerina

 

Cogliamo l’occasione per ringraziare quanti hanno partecipato all’evento e diamo appuntamento a tutti Voi al prossimo!

 

Il Gruppo Archeologico con noi di ArcheoMe
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News | Ritrovata in Calabria iscrizione lapidea risalente al VII secolo a.C.

Ritrovata in Calabria, precisamente nella città di Cortale, nel catanzarese, un’iscrizione lapidea risalente al VII secolo a.C.
L’iscrizione, che gli archeologi stanno al momento decifrando, secondo una prima analisi sembrerebbe la più antica delle iscrizioni trovate tra Sicilia e Magna Grecia

“Si tratta di una scoperta che darà nuova luce alla storia della Magna Grecia”, ha affermato il Dottor Mario Pagano, Soprintendente della sezione Archeologica per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone.
«Siamo dinanzi all’iscrizione più antica della Magna Grecia e della Sicilia finora rinvenuta: l’iscrizione, che stiamo tuttora decifrando, è in alfabeto acheo e si può dunque datare intorno agli inizi del VII secolo a. C. e sembrerebbe, da una prima lettura, una dedica a Ercole Boario, paredro di Astarte.”

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I Viaggiatori | Fazello e la ‘turris vetustissima’ di Messina

Il frate domenicano Tommaso Fazello, nato a Sciacca nel 1498, fu autore della imponente opera De rebus Siculis decadesduaepubblicata nel 1558. Nella prima Deca, Fazello mostra tutta la sua competenza da ricercatore, e non descrive solo i siti delle rovine classiche ma anche gli aspetti urbanistici delle località moderne. In particolare, per Messina ricorda la presenza di una torre antica turris vetustissima, presente nella zona falcata, i cui lavori di costruzione vennero completati nel 1556: Ab ipso vertice ad hujus usque Brachii convexum [ubi turris ad nocturnumnavigantibus lume exhibendum anno fal. 1556. ex quadratislapidibus, affabrè restauratà est].

La struttura in questione è la Lanterna, edificata intorno al 1550 sui resti di una precedente torre da Giovanni Montorsoli con la collaborazione di Francesco Maurolico. L’edificio fu oggetto, inoltre, di alcuni interventi nel 1676 per opera dei Francesi.

La realizzazione del Montorsoli, che ancora oggi si eleva al centro della falce, risulta particolarmente raffinata e presenta forma piramidale tronca con le pareti leggermente scarpate. Doveva essere munita di fossato e mura ed essere congiunta alla strada mediante un ponte. L’ingresso era sopraelevato e risultava più alto del piano di calpestio. Le finestre strombate, come se fossero cannoniere, sottolineano la rilevanza militare della struttura. La porta è architravata ed avanzata, le finestre molto curate; la cornice a marcapiani, accentuata, divide il pian terreno dalle altre due elevazioni che invece sono prive di cornice, in modo da conferire un certo slancio alla massiccia costruzione. Sulla sommità è presente un corpo ottagonale, rifatto nel secolo scorso, in cui è sistemata la lanterna.

 

 

Riferimenti bibliografici

Fazello T. De rebus Siculis decades duae, Vito M. Amico & Tatella S. (a cura di), Typographia Joachim Puleji impress. Academiae Aetnaeorum, Catania, 1753.

Chillemi R., Mura, Torri e Fortezze, Messina, in Fortificazioni e arsenali, Strutture storiche e realtà urbana, Sisci R., Chillemi F., Lo Curzio M. (a cura di), Provincia regionale di Messina, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Messina, 1990.

Aricò N., La Torre della Lanterna di Giovannangelo Montorsoli, Gbm, Messina, 2005.

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Illustri Messinesi | L’amore di Pascoli per la sua poetica Messina

Esordisce così Giovanni Pascoli, appena arrivato a Messina insieme alla sorella Mariù,  in uno scambio epistolare con l’altra sorella, Ida a Santa Giustina: Lo Stretto è bello e l’aria è buona sebbene molto scirocchevole. Però umidità non ce n’è punta.

Prosegue scrivendo: Bella falce adunca, che taglia nell’azzurro il più bel porto del mondo, il bel monte Peloro verde di limoni e Glauco di fichidindia e l’Aspromonte che, agli occasi, si colora d’inesprimibili tinte.

Giunto a Messina nel gennaio del 1898 perché chiamato ad insegnare Letteratura Latina presso l’Università degli Studi della città peloritana.

Nominato professore ordinario senza concorso, tramite decreto, dal ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Codronchi Argeli, come previsto dall’art. 49 della legge Casati, Giovanni Pascoli si innamorò subito della città dello stretto, al primo fatale impatto.

Pascoli nel balcone della sua abitazione a Messina

Il suo primo alloggio messinese fu un appartamento al secondo piano di Via Legnano, al numero civico 66, un’abitazione con gran numero di stanze e diversi fornelli a disposizione. Manca solo il camino, particolare che non sfugge a Mariù che se ne lamenta all’interno della lettera sopra citata, scritta insieme al fratello. Infatti, dopo la prima entusiastica impressione di Messina, la donna muta completamente in negativo la propria opinione, probabilmente condizionata dall’aggravarsi della malattia (il tifo), contratta nel marzo dello stesso anno, si ipotizza mangiando cozze a Ganzirri.

Mariù al balcone

 Io odio Messina e il suo bel cielo, sempre nuvolo…e il suo bel mare che vedo e il suo popolo…paghiamo carissima anche l’aria che puzza di concerie e di gas…bisogna cuocere tutto…

Malattia che colpì anche il Pascoli, ma che dopo la guarigione di entrambi rimase solo un triste ricordo, riconciliando con la città la stessa Mariù, tornata nuovamente di buon umore.

Amava trascorrere le vacanze estive a Castelvecchio di Barga nella sua diletta bicocca, come amava definirla, ritornando a Messina intorno a novembre per l’inizio dell’anno accademico.

Una delle lettere tra Giovanni Pascoli e le sorelle

Lasciata la casa di via Legnano, va ad abitare, dopo meno di un anno (siamo ancora nel 1898), in un appartamento di Palazzo Sturiale in piazza Risorgimento al numero civico 162. La zona è quella di nuova espansione a sud di Messina e l’alloggio, da lui descritto, si presenta moderno, ampio e sicuro, nel rispetto delle norme sismiche dell’epoca. E in effetti la sua valutazione sull’edificio si dimostrò impeccabile, considerando che scampò al sisma del 1908, restando ancora oggi in piedi nonostante il sacco edilizio che ha stravolto la città.

L’entusiasmo del poeta per la città e la nuova abitazione emerge in diverse descrizioni fatte dal poeta, in particolar modo in una lettera, nella quale Pascoli invita la sorella  Mariuccina, che dopo le vacanze estive rimase nel suo paesino, a tornare a Messina: E’ pulitissima… bella vista… dalla cucina si vede il forte Gonzaga sui monti… dall’altra finestra il mare, su l’Aspromonte…

Descrivendogli anche lo studio che definisce  stupendo, promettendo alla sorella che con un bell’arredamento diventerà il più bell’alloggio di tutta Messina.

Un amore smisurato quello del poeta per la nostra città che si evince anche da ulteriori racconti dello stesso Pascoli, un affetto rivolto non solo ai luoghi, ma in particolare alle persone che li popolano, come il collega Manara Valgimigli con il quale nei moemtni liberi amava passeggiare (mete preferite, la Palazzata, la Pescheria, la spiaggia di Maregrosso da dove ammira il “Fretum Siculum” e il mare), ed il portiere di Palazzo Sturiale, un certo Giovanni Sgroi a cui il poeta si affeziona, definendolo, in maniera probabilmente ironica: aborto di Polifemo: guercio, zoppo, piccolo.

Pascoli (a sx) con il bastone sulla spiagga di Maregrosso

Una persona con la quale il poeta avrà uno stretto rapporto, che lo spingerà, dopo il terremoto del 1908, a ricordarsi di lui e della sua grande bontà d’animo, inviandogli una grossa somma di denaro ed una lettera con un finale da brividi che recita così: Che la nostra Messina risorga più bella di prima.

La sciagura del 1908 sconvolge pesantemente Pascoli, andato via da Messina nel 1902 insieme naturalmente alla sorella Mariù. Il poeta soffre un dolore autentico, sentito, come quello di un figlio che perde un genitore, portandolo a dedicare le parole più belle a questa sua cara città, come quelle rese pubbliche sulla Gazzetta di Messina e della Calabria nel luglio del 1910, dal poeta all’avvocato Luigi Fulci.

 Io a Messina ci ho passato i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d’armonie della mia vita. Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare.
Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.

Probabilmente la più bella dichiarazione d’amore fatta a questa città, così martoriata nel tempo, così diversa da quell’epoca, nella quale la poesia era di casa.

 

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Giro di Sicilia | L’arrivo a Palermo, capoluogo della Sicilia

La seconda tappa del Giro di Sicilia, che ha avuto inizio presso Capo d’Orlando (clicca qui) si è appena conclusa nella antica città di Palermo, capoluogo della Sicilia. Manuel Belletti ha vinto in volata la seconda tappa davanti a Riccardo Stacchiotti, vincitore della prima tappa di ieri (clicca qui), e al colombiano Juan Molano.

Piazza Pretoria, Palermo.
Immagine dal web

Il centro siciliano, arrivo di prestigio per un giro che mancava da ben 42 anni, possiede una storia gloriosa e millenaria di cui ancora oggi rimane traccia.

Venne fondata dai Fenici, che la chiamarono probabilmente “ziz” (fiore). A partire dal V sec. a.C. subì una forte influenza greca ed infatti furono i naviganti ellenici ad attribuirle il nome antico di Palermo (gr. Πάνορμος, lat. Panormus). Tra il VIII ed il IV sec. a.C. la Sicilia fu teatro di aspre contese tra i Cartaginesi, che risiedevano a Palermo ed in generale nel suo territorio, ed i Greci delle colonie siciliane (Messina, Siracusa, Agrigento, Gela, Catania, Taormina ecc..). A Palermo infatti risiedettero sia l’esercito che le navi cartaginesi protagonisti di alcune violente guerre come come quelle del 480 a.C., del 406a.C. e del 391 a.C..

Dopo la breve occupazione di Pirro nel 276 a.C., il capoluogo venne conquistato, dopo un duro assedio, dai Romani. (254-253a.C.). Vari furono i vani tentativi di riconquista intrapresi dai Cartaginesi come, ad esempio,  quelli guidati da Asdrubale, Amilcare Barca ed Annibale.

Palermo continuò ad essere un centro ricco e florido anche durante la dominazione romana ed infatti la città fu dichiarata prima libera e immune e poi, sotto Augusto, dedotta in colonia.

Centro importante durante il periodo bizantino, fu però dopo la conquista islamica della Sicilia (827 d.C.) che Palermo riprese il suo antico splendore. Con queste parole, il Geografo arabo Idrisila descrive: Bella ed immensa città, il massimo e splendido soggiorno, Palermo ha edifici di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che offre qui l’architettura, lo squisito lavoro, l’ornamento di tanti peregrini trovati dall’arte.

Palermo divenne il centro militare ed amministrativo dell’emirato arabo di Sicilia ed assunse il suo ruolo di Capitale. Questa città fu, a partire dal 1061, il principale obiettivo nelle mire espansionistiche dei Normanni. Questi, guidati da Ruggero I e Roberto il Giuscardo, infatti dopo la presa di Messina (Porta della Sicilia e chiave del Regno), si diressero proprio a Palermo, impadronendosene nel 1072.

Palazzo dei Normanni, immagine dal web

Già fiorente e rigogliosa, Palermo assunse maggior importanza, commerciale, politica e culturale, in particolare nel XIII sec. con Federico II di Hohenstaufen.

Durante il controllo angioino della Sicilia (dal 1266) invece l’asse politico e militare del regno si spostò verso Napoli, la nuova capitale, e la città decadde. Queste scelte politiche del governo francese portarono alla famosa rivolta dei Vespri siciliani (31 marzo 1282), favorendo la conquista del potere in Sicilia da parte degli Aragonesi. Questa fu un epoca di rinascita per la città di Palermo che acquisì indipendenza e piena autonomia amministrativa.

La città però, pur rimanendo il centro burocratico dell’isola nel XV sec., sotto il governo di Ferdinando I, perse nuovamente gran parte della sua prosperità economica. Tale crisi si protrasse durante tutta la dominazione spagnola, ed infatti tra il XVI ed il XVIII sec. riuscì a sopravvivere grazie agli aiuti delle altre cittàsiciliane. Questo è il periodo che vide nascere l’aspra contesa tra le città “gemelle” di Messina e Palermo per il ruolo di capitale. La condizione di Palermo migliorò, seppur senza raggiungere i fasti passati, sia sotto il dominio sabaudo (1711 -1718) sia durante la successiva dominazione austriaca (conclusasi con l’instaurazione della dinastia borbonica nel 1736).

Palermo in una rappresentazione medievale dall’alto

Durante il XIX sec. Palermo divenne il centro propulsivo di movimenti indipendentisti e furono infatti da qui che iniziarono i primi moti rivoluzionari, assumendo, dopo l’unità d’Italia il ruolo di Capoluogo della Regione Sicilia.

Rimangono ancora oggi tracce del suo glorioso passato come ad esempio le necropoli puniche (Caserma Tukory), le abitazioni romane (Pizza della Vittoria – Villa Bonanno), i Qanat di Palermo, ovvero l’Acquedotto arabo (Fondo “La vignicella” – Via G.LaLoggia c/o Ospedale L. Biondo), il Palazzo dei Normanni (antico Palazzo Reale ed odierna sede dell’Assemblea Regionale Siciliana), la Chiesa normanno-bizantina di Monreale, le mura cinquecentesche e molto altro. Palermo inoltre possiede uno dei più importanti musei archeologici d’Italia ovvero il “Museo Archeologico Regionale Salinas”.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

 

– Idrisi, Libro del Re Ruggero, Umebrto Rizziano (trad. a cura di), Flaccovio Editore Palermo, 2008.

– Giuseppe Giarrizzo e Francesco Benigno, Storia della Sicilia, vol. 2, Bari-Roma, Laterza, 1999.

– Salvatore Tramontana, Il Mezzogiorno medievale. Normanni, svevi, angioini, aragonesi nei secoli XI-XV, Roma, Carrocci Editore, 2000.

– Hubert Houben, Normanni tra Nord e Sud. Immigrazione e acculturazione nel Medioevo, Roma, Di Renzo Editore, 2003.

– Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, traduzione di Lucia Biocca Marghieri, 9ª ed., Bari-Roma, Laterza, 2009 [1968].

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Illustri Messinesi | La vita di Giovanni Pascoli, poeta decadente e docente di latino all’Unime

Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. È Considerato uno dei più importanti poeti decadenti italiani. La sua crescita e la sua formazione furono fortemente segnati dalle difficili vicende vissute durante gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza, che influenzarono inevitabilmente anche la sua sensibilità e la sua poetica.

Nel 1867 perse infatti il padre  in circostanze misteriose; l’uomo venne assassinato mentre tornava a casa in calesse e il delitto rimase sempre impunito. A breve distanza di tempo avvenne anche la scomparsa della madre, due drammi che portarono profonda disperazione e dolore nella vita di Pascoli. Condivise dolori e sofferenze economiche con due fratelli e due sorelle, Giacomo e Luigi, Ida e Maria. Fu lui a provvedere al sostentamento dei fratelli dopo la morte dei genitori.

Pascoli riuscì a proseguire gli studi fino alla laurea grazie a una borsa di studio. Fino al 1895 visse con le sorelle. Poi, quando Ida si sposò, visse in affettuosa intimità con Maria, detta “Mariù”, a Castelvecchio di Barga, in Lucchesia. Questo rimarrà uno dei luoghi più importanti e significativi della sua vita. Da professore insegnò a Matera e quindi a Massa ed a Livorno, ma, avendo assunto atteggiamenti anarchici, fu trasferito a Messina, nella cui Università ha assunto il ruolo di docente di letteratura latina.

Pascoli nel balcone della sua abitazione a Messina

Ma non fu un ribelle, anzi, alla maniera decadente si chiuse nel suo dolore, si isolò in se stesso, solo con le sue memorie e con i suoi morti. La sua ribellione fu un senso di avversione per una società in cui era possibile uccidere impunemente e nella quale si permetteva che una famiglia di ragazzi vivesse nella sofferenza e nella miseria.

Non c’è ribellione nella sua poesia, ma rassegnazione al male, una certa passività di fronte ad esso: vi domina una malinconia diffusa nella quale il poeta immerge tutto, uomini e cose. Egli accetta la sua triste realtà come è, e si sottomette al mistero che non riesce a spiegare. La sua poesia non ha una trama narrativa e non è neppure descrittiva: esprime soltanto degli stati d’animo, delle meditazioni. E’ l’ascolto della sua anima e delle voci misteriose che gli giungono da lontano: dalla natura o dai morti.

Le vicende personali e familiari di Giovanni Pascoli, e il loro impatto sulla sua produzione artistica del poeta, sono efficacemente rievocate e ricostruite nel racconto di Guido Davico Bonino. Uno straordinario documento in cui il critico e professore universitario ripercorre le tappe della vita di Pascoli, attraverso la sua esperienza umana e i riflessi sulla sua poetica.

La raccolta Canti di Castelvecchio , pubblicata nel 1903, fa di Pascoli, come sostiene Davico Bonino, il primo grande poeta italiano contemporaneo, capace di rinnovare la tradizione linguistica mediante un lessico “agreste o contadino”, che prevede l`innesto di suoni animali e naturali, voci dalla forte eco simbolica, perché rievocano innocenza, malinconica, malesseri e paure indecifrabili, sullo sfondo dell`attesa della morte. All’interno dello stesso contributo, l’attore Umberto Ceriani legge e interpreta alcuni brani tratti dagli stessi Canti di Castelvecchio: Nebbia, Il brivido, Il gelsomino notturno, L`ora di Barga, La mia sera, La servetta di monte, La tessitrice e Commiato.

Morì a Bologna il 6 aprile 1912 (stesso anno della tragedia del transatlantico Titanic) e con lui scomparì parte del bello di questo mondo, che perse oltre alla poesia, quel poco di umanità, di amore e arte presente nell’animo e nel cuore di ogni essere umano, per far spazio ad odio dolore, cattiveria, un mantello nero che ci circonderà per molto tempo, culminando con due devastanti guerre, che calpesteranno l’essenza stessa dell’essere uomini.

 

Continua la prossima settimana con altri aneddoti sull’illustre messinese Pascoli