Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | Scoperta cisterna romana nei pressi del Ninfeo Dorico (Castel Gandolfo, RM)

Grazie alle segnalazioni dei volontari dell’associazione Arco di Diana APS, i funzionari della Soprintendenza, durante il sopralluogo nei pressi del Ninfeo Dorico sul Lago Albano a Castel Gandolfo (RM), hanno ritrovato un’eccezionale cisterna romana.

cisterna
Sopralluogo della Soprintendenza alla cisterna romana (via Arco di Diana APS).

Il sito, ampiamente indagato dall’archeologo Giuseppe Lugli, ha una valenza storico-monumentale d’eccellenza nello studio dell’architettura romana. Infatti, la nuova scoperta della cisterna si inserisce perfettamente nel contesto vicino del complesso Domiziano. Attualmente l’azione coesa di Soprintendenza e associazione vuole rilevare la grande cisterna di Via Antonio Gramsci, per poter produrre un modello 3D. Infatti, la grafica tridimensionale premetterebbe di comprendere le dimensioni, l’effettiva posizione rispetto al complesso e la possibilità di renderla fruibile al pubblico.

“E’ di grandi dimensioni, davvero degna di nota e molto probabilmente legata alla captazione delle acque per strutture tardo-repubblicane, come il Ninfeo Dorico poco distante”. Spiega infatti l’archeologa Simona Carosi.

Ninfeo Dorico, Castel Gandolfo (RM)

Difatti, l’ambiente a camera ipogea ha forma quadrangolare con una profondità di 21 metri, larghezza di 11 metri e altezza di 15 metri. La costante esposizione ai flussi d’acqua, testimoniata dalla presenza di carbonato di calcio sulle pareti, ha comportato alcuni crolli. La grande cisterna si colloca a circa 22 metri sopra il livello del Lago Albano e a 2 metri dal manto stradale.

Cisterna romana (via Arco di Diana APS)
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NEWS | Scavi Populonia-Venturina Terme, una sfida anti Covid

Trust Sostratos e la Soprintendenza archeologica per le province di Pisa e Livorno aprono le iscrizioni alla campagna di scavo 2021 per Populonia-Venturina Terme.

L’impossibilità di una vita sociale con almeno la parvenza di normalità, ha condotto all’immobilismo individuale recidendo bruscamente la coltivazione delle passioni che alimentano il nostro animo; stupirebbe molto, pertanto, la scelta di avviare una campagna di scavo archeologico in tempi di COVID-19. Trust Sostratos Onlus e la Soprintendenza archeologica per le province di Pisa e Livorno, invece, sfidano il virus ed aprono ufficialmente le iscrizioni alla campagna di scavo 2021 per Populonia-Venturina Terme.

Populonia-Venturina
Necropoli delle grotte, Populonia

Dal 6 aprile al 27 agosto, o studenti, armatevi di trowels e scarpe antinfortunistiche! Dalle ore 08:00 alle 16:00 scavo, rilievo e documentazione di due necropoli (etrusca e romana). Ça va sans dire, nel pieno rispetto delle normative anti Covid vigenti e previa effettuazione di test sierologico o tampone. 

Una scelta coraggiosa dunque, un azzardo probabilmente, ma al contempo un barlume di speranza ed apparente normalità per i trowels addicted che, oltretutto, saranno calorosamente abbracciati dal suggestivo panorama che la Maremma Livornese e Grossetana possono vantare in piena Val di Cornia.

Di seguito i turni: 6-16 Aprile; 19-30 Aprile; 3-15 Maggio; 17-29 Maggio; 31 Maggio – 18 Giugno; 21 Giugno – 2 Luglio; 5-17 Luglio; 19-30 Luglio; 2-14 Agosto; 16-27 Agosto.

Per info ed iscrizioni: scavoporcareccia@libero.it o alessandro.viesti@sostratos.it

 

 

 

 

 

 

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NEWS | Nuovo allestimento per la sezione romana di Palazzo Farnese (PC)

Grazie al restauro e alla rifunzionalizzazione dei sotterranei di Palazzo Farnese di Piacenza sarà resa fruibile la sezione romana del Museo. Successivamente all’esposizione nel 2019 della collezione di ceramiche, anche la storia romana di Piacenza ritrova il suo spazio. La nuova sezione nasce grazie ai fondi della Regione Emilia-Romagna nelle linee di finanziamento POR-FESR 2014-2020 Asse 5, oltre ai fondi comunali. Il grande progetto ha visto per la sua realizzazione la coesione di un imponente Comitato scientifico e della Soprintendenza di Parma e Piacenza

Infine, Palazzo Farnese farà parte del grande progetto Piacenza 2020/21, un calendario di eventi culturali promosso dal Comune, dalla Diocesi e dalla Camera di Commercio della città.

Palazzo Farnese
Musei Civici Palazzo Farnese di Piacenza

Il percorso della nuova sezione di Palazzo Farnese

Il percorso archeologico prevede di far ripercorrere ai visitatori la storia della Placentia romana dalla fondazione (218 a.C.) all’arrivo dei Longobardi nel VI sec. d.C. Difatti, l’allestimento in 15 sale parte dall’inquadramento territoriale e cronologico e termina con un video-riassunto delle tappe storiche più importanti. I principali temi affrontati spazieranno dalla forma urbis ai culti e riti religiosi, rifacendosi ad alcuni reperti fondamentali, come il “Fegato di Piacenza” e l’inedito letto funerario, ricostruito in legno e con rivestimento in osso bovino. 

“Fegato di Piacenza”, sezione romana Musei civici Palazzo Farnese di Piacenza

Inoltre, nella mostra potranno essere osservati altri 1200 reperti e una sezione interamente dedicata alla domus romana con mosaici pavimentali e oggetti di uso quotidiano, tra i quali una scacchiera di II-III sec. d.C. in terracotta.

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NEWS | “ParCo Green”, il lato verde del Parco archeologico del Colosseo

In occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio, che ricorre domenica 14 marzo, il Parco archeologico del Colosseo presenta il progetto “Parco Green”.


Dal 14 marzo, sarà online la pagina “ParCo Green“, curata da Francesca Boldrighini, con tutte le informazioni sulle attività. Si tratterà di iniziative con lo scopo di valorizzare l’ambiente naturale del Parco e di dare un contributo all’economia sostenibile.

“Il Parco archeologico del Colosseo ha un patrimonio verde unico al mondo” dichiara la Direttrice Alfonsina Russo. Per questo, da sempre, ci impegniamo al massimo per proteggerlo e valorizzarlo; tutto attraverso il nostro contributo alla crescita di un’economia sostenibile in senso più ampio: infondendo nel nostro pubblico la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è compito di ognuno di noi“.

Logo del “PArCo Green”

 

Un ParCo naturale

Il Parco del Colosseo, infatti, non è solo un sito archeologico, ma anche una grande area verde che comprende il Foro Romano ed il Palatino; si estende per ben 40 ettari nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” in cui la vegetazione spontanea convive con i grandi alberi, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani. Quest’area verde è inoltre stata scelta come habitat da una nutrita fauna di piccoli mammiferi; vi abitano rettili, insetti e uccelli. Per questo il Parco ha cercato di tutelare e valorizzare anche il suo straordinario patrimonio naturale; ha dato vita a numerosi progetti volti a ridurre l’impatto ambientale, diminuire l’inquinamento, conservare l’ecosistema e la biodiversità


Rosa canina in fiore presso le Arcate Severiane (©PArCo Green)

Particolare attenzione ha la vegetazione presente nel ParCo, curando alberi e arbusti e sfruttando al meglio le loro proprietà naturali, con delle iniziative dell’architetta Gabriella Strano. Con il progetto L’olio del PArCo, realizzato in collaborazione con Coldiretti, si raccolgono i frutti dei quasi 200 alberi di ulivo presenti nell’area. Un recupero virtuoso che ha portato alla produzione dell’olio del Palatino, Extra Vergine di Oliva, da alberature non trattate, già al secondo anno di produzione.

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Olio e vino del Palatino (©PArCo)

“Uva Pantastica” per un ParCo Green

È invece prevista la messa a dimora di un antico vitigno autoctono, la cosiddetta “Uva Pantastica”. L’uva sarà piantata nella “Vigna Barberini”, una delle aree del Palatino adibite a vigna in epoca rinascimentale. Si vuole così preservare e rinnovare il legame con l’antica tradizione agricola del ParCo. Proprio ai piedi delle capanne romulee, l’Associazione di Promozione Sociale Comitato Mura Latine, con il progetto “GRABees – Il Miele di Roma”, ha messo a dimora di 4 arnie e organizzato un percorso didattico-ambientale sull’allevamento delle api e la produzione del miele chiamato “Ambrosia del Palatino”. Per sfruttare le proprietà purificatrici e anti-inquinanti delle piante, è stata piantata sul versante meridionale del Palatino una “barriera antismog”; è composta da arbusti noti per la loro capacità di assorbire il particolato e gli inquinanti gassosi pericolosi per l’ambiente e la salute umana.

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La Vigna Barberini (© PArCo Green) 

I piccoli abitatori del ParCo

Il “ParCo Green” coinvolge anche la fauna: il progetto SPECTIO, curato da Andrea Schiappelli, vuole studiare le abitudini della fauna e dell’avifauna locale. Primo atto del progetto, la definizione del protocollo d’intesa con Ornis Italica, associazione non profit già presente nel PArCo per monitorare la vita dei gabbiani e la pubblicare una rubrica bisettimanale sui social.

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Un gheppio fotografato nel ParCo (© PArCo Green)

Green anche nei restauri

Ma nel PArCo l’approccio green riguarda anche la modalità di manutenzione e restauro del patrimonio architettonico e monumentale. Sono i progetti di restauro ecosostenibile che coinvolgono due grandi monumenti del Foro Romano, l’Arco di Settimio Severo e la Basilica Emilia. Il primo, curato da Federica Rinaldi e Alessandro Lugari, sperimenterà il processo di ristabilimento della coesione delle superfici con bio-consolidamento tramite batteri carbonatogeni. Il secondo, ideato da Fiorangela Fazio, con la Collaborazione di Tecnoel S.r.l., sfrutterà l’azione di proteine e lipidi per rimuovere le patine biologiche dalle superfici senza produrre esalazioni tossiche né rifiuti speciali.
 
Infine, il Servizio Educazione Didattica e Formazione ha realizzato due progetti per coinvolgere i nostri visitatori più giovani: il percorso I nostri amici alberi del PArCo aiuterà i più piccoli a comprendere l’importanza  di questi amici un po’ speciali; con il gioco interattivo PArCo Volante, a cura di Andrea Schiappelli, Silvio Costa ed Elena Ferrari, sarà invece possibile salire su un drone virtuale, rispondendo a quiz in volo sul Palatino

Fioritura di alberi di pesco nel Foro Romano (© ParCo Green)

Per l’occasione è stata creata una serie di gadget con il logo “Parco Green” che saranno distribuiti ai visitatori non appena sarà possibile riprendere le attività in presenza.

In copertina: fioritura primaverile alla Domus Flavia (© PArCo Green).

Pubblicabili da revisionare

NEWS | 14 marzo, la Giornata Nazionale del Paesaggio

Il 14 marzo 2021 si celebrerà la Giornata Nazionale del Paesaggio italiano. L’evento nasce per Decreto del Ministero Beni Culturali e del Turismo il 7 Ottobre 2016, in linea con la Convenzione Europea del Paesaggio.

La Giornata ha lo scopo di diffondere la cultura paesaggistica italiana per valorizzare il nostro territorio e sensibilizzare i cittadini alla sua tutela. Durante queste 24 ore di celebrazione gli enti pubblici e privati provvederanno all’organizzazione di eventi e manifestazioni in tema. Quest’anno le attività, consultabili nella sezione “Eventi culturali” del Ministero, seguiranno le normative sanitarie vigenti. Dopo l’annullamento della Giornata dell’anno scorso causa pandemia, il Governo ritiene necessario il suo recupero e svolgimento per poter riportare in auge le meraviglie dei paesaggi nostrani. 

Inoltre, contemporaneamente alla Giornata, si svolgerà la consegna del Premio Nazionale del Paesaggio. Il Premio, giunto alla sua VII edizione e promosso dal Ministero, prevede l’assegnazione di un riconoscimento agli enti che attuano pratiche economiche sostenibili, con lo scopo di divulgare i valori etici e culturali del territorio italiano. infine, l’attribuzione del premio biennale costituisce la candidatura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio Europeo.

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Manifesto del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa
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NEWS | Ritrovato focolare preromano a San Giusto (Trieste)

È stato ritrovato a San Giusto (Trieste) quello che può essere identificato come un focolare preromano. I resti archeologici sono stati scoperti durante i lavori di risanamento e ammodernamento delle reti gas, acqua ed energia elettrica; AcegasAspAmga ha eseguito i lavori sul Colle di San Giusto, nella piazza della Cattedrale e sotto sorveglianza continua da parte di Archeotest S.r.l., impresa archeologica specializzata.

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Scavi condotti a San Giusto, Trieste
 

Evidenze materiali e ipotesi

Il ritrovamento dei resti del focolare protostorico conferma la tesi di un insediamento di epoca preromana sul castello di San Giusto. I materiali ceramici, rinvenuti in sequenza stratigrafica, sono riferibili a un periodo compreso fra la fine dell’Età del Bronzo e l’Età del Ferro (IX-VI secolo a.C.).

Scoperta anche una superficie pavimentale, riconducibile alla fase più antica della presenza romana a Trieste. Conserva tre dei quattro lati ancora coperti da intonaco bianco, dello stesso tipo di altri frammenti recuperati e risalenti all’età repubblicana. Gli elementi inducono a riconoscere la presenza sul Colle di San Giusto di un edificio pubblico antecedente alla colonia cesariana, sul margine settentrionale del ripiano.

 

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NEWS | Recuperate tele settecentesche rubate 23 anni fa

Cinque tele settecentesche sono state recuperate dopo 23 anni dal loro furto. Le opere, commissionate all’artista lombardo Francesco Antoniani, raffigurano episodi della vita di Mosè. I carabinieri del nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Torino le hanno ritrovate monitorando il mercato dell’arte; erano quindi state messe in vendita sul sito di una nota casa d’aste piemontese, senza documenti che ne comprovassero la legittima appartenenza. 

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I carabinieri del nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Torino

Le tele torneranno nel castello di Moretta, in provincia di Cuneo. Una banda di ladri le aveva trafugate nel 1998, insieme ad altri beni di valore storico artistico: il tutto per un valore complessivo stimato all’epoca in 160 milioni di vecchie lire. I carabinieri hanno quindi avuto conferma che si trattasse delle opere rubate grazie al riscontro fornito dalla Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il più grande database di opere d’arte rubate al mondo.

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NEWS | “Il restauro della speranza” nella Basilica di Santa Francesca Romana (RM)

Ad un anno di distanza dal lockdown che ha fermato ogni attività in Italia, il Fondo Edifici per il Culto, la Comunità Benedettina Olivetana e il Parco archeologico del Colosseo hanno concluso il delicato intervento di restauro al soffitto ligneo della Basilica di Santa Francesca Romana di Roma.

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Il cantiere di restauro sotto il soffitto seicentesco della Basilica di Santa Francesca Romana (via Parco archeologico del Colosseo)

L’intervento è arricchito dalla pubblicazione “Santa Francesca Romana. Il restauro della speranza”, curato da Alfonsina RussoCristina Collettini e Alessandro Lugari. Il volume raccoglie l’esperienza vissuta negli ultimi mesi a contatto con lo straordinario patrimonio della Basilica dedicata alla Santa, co-patrona di Roma e celebrata il 9 marzo. La chiesa dal 1608 assume il nome di Santa Francesca Romana, a seguito della canonizzazione di Francesca de Ponziani, nobildonna che tanto era stata d’aiuto e conforto al popolo romano durante la peste del 1413; infatti è anche la Santa romana protettrice dalle epidemie.

La Basilica da ieri ad oggi

La Basilica di Santa Francesca Romana, per come la vediamo oggi, è la trasformazione barocca della chiesa Paleocristiana di Santa Maria Nova; luogo fatto erigere da Leone IV nell’847 d.C. per assegnarle il titolo cardinalizio che era della chiesa di Santa Maria Antiqua, distrutta però da un terremoto. La chiesa e l’annesso monastero si innestano sul podio del tempio romano di Venere e Roma.

Il soffitto seicentesco a cassettoni lignei della chiesa è uno dei più complessi e affascinanti del centro storico di Roma. Presenta una ripartizione in lacunari molto decorata, nella fascia centrale spiccano tre gruppi scultorei lignei: quello verso l’altare rappresenta Santa Francesca Romana con l’angelo; quello centrale, invece, la Vergine con le Sante Agnese e Cecilia, mentre quello in prossimità dell’altare rappresenta San Benedetto. All’ordine dei Benedettini infatti appartengono i monaci della congregazione di Monte Oliveto Maggiore, dal XIV secolo risiedono in questo complesso.

L’intervento di restauro del sottotetto e del controsoffitto è stato avviato nell’estate 2020, dopo la segnalazione di alcuni frammenti pittorici caduti a terra. Le infiltrazioni d’acqua degli anni passati avevano imbibito le strutture lignee, compromettendo gli apparati decorativi e il sistema di tenuta. Solo dopo aver assicurato la tenuta della struttura, i professionisti hanno eseguito il restauro delle superfici decorate e dei gruppi scultorei, provvedendo alla riadesione della pellicola pittorica e delle dorature in foglia d’oro; ma anche colmando le mancanze, riallineando cromaticamente le lacune, il tutto nel pieno rispetto dei principi del restauro modernamente inteso: riconoscibilità, reversibilità, minimo intervento, autenticità.

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NEWS | Riemerge un insediamento produttivo romano sulla Via Appia (TA)

Durante le operazioni di scavo nell’ottica dell’Archeologia preventiva, per la costruzione dell’Ospedale San Cataldo (TA) sulla Statale 7, è riemerso un insediamento di produzione di vino e olio di età romana. L’area dove sarà presente la nuova struttura ospedaliera era già stata dichiarata a rischio archeologico ed indagata con 46 trincee di 200 metri. Infatti, già le prime operazioni portarono alla luce diverse sepolture; purtroppo numerose tombe erano già state depredate, ma alcuni corredi funerari recuperati verranno esposti con i restanti reperti del sito.

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Operazioni di scavo archeologico preventivo nell’area del nuovo Ospedale San Cataldo (TA)

Il ritrovamento dell’insediamento romano 

Dopo lo scavo delle sepolture, dalla zona sud-est è riemerso l’insediamento. 

“Si tratta di un grosso insediamento produttivo d’epoca romana. Doveva produrre olio e vino in gran quantità.” Afferma Severino Dell’Aglio, l’archeologo incaricato delle operazioni di scavo dall’ASL di Taranto.

Il centro di produzione è databile tra il II e il III secolo d.C. ed dovrebbe appartenere ad un ricco possidente terriero. Difatti, nel sito spiccano l’area agricola, le aree di stoccaggio delle derrate alimentari e l’area del torchio. Inoltre, sono stati qui rinvenuti numerosi dolia, grandi contenitori ceramici di forma sferica per il vino e l’olio. 

Attualmente è l’ASL di Taranto a supportare le operazioni di scavo e a valorizzare l’area dell’insediamento, ma sarà necessaria la collaborazione della Soprintendenza.

“L’idea è di farne un parco archeologico, magari accessibile direttamente dal San Cataldo, e di realizzare una galleria dei reperti all’interno dell’ospedale“. Spiega Dell’Aglio alla dott.ssa Masiello, funzionaria della Soprintendenza, attualmente diretta da Barbara Davidde. Si tratta di un progetto simile a quello per l’Ospedale MIRE e il suo acquedotto romano: si tenta così, in ambiti preventivi, di progettare la valorizzazione dei ritrovamenti archeologici. Infine, a circa 500 metri dall’insediamento romano è riemersa una strada di 14 metri, forse parte della Via Appia, essendo in asse con un altro segmento rinvenuto nel 2012 presso la Masseria Raho.

Insediamento produttivo di età romana, Ospedale San Cataldo (TA)
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NEWS | Carminiello ai Mannessi, nuovi scavi nel Centro storico di Napoli

Da alcuni giorni hanno avuto inizio le operazioni di rilievo archeologico dell’area archeologica di Carminiello ai Mannesi. L’area archeologica di età romana imperiale si trova in via Duomo, nel Centro Storico di Napoli

Precedentemente, a Settembre 2020, erano state effettuate numerose opere di riqualificazione dell’area. Infatti, il sito verteva in condizioni di abbandono talmente gravi da essere ignorato dai turisti. Tale incuria ha pregiudicato la valorizzazione e la fruizione dell’area, nonostante questa risulti essere di capitale importanza: il sito è una delle poche aree archeologiche napoletane ad aria aperta, essendo la città moderna costruita sulle rovine antiche.

Area Archeologica di Carminiello ai Mannesi (NA) prima della riqualificazione.

Il Centro Storico di Napoli è patrimonio UNESCO, queste nuove operazioni possono essere interpretate come un riavvio degli scavi archeologici, nell’ottica del progetto UNESCO per la sua valorizzazione. 

L’area archeologica di Carminiello ai Mannesi

Il sito archeologico si trova nella zona di Forcella, in Via Duomo, nelle vicinanze della grande opera dell’artista Jorit rappresentante il grande San Gennaro.

I resti appartengono al periodo romano-imperiale (I sec. a.C.- II sec. d.C.) e consistono in un grande complesso edilizio, con la presenza anche di terme e di un santuario di Mitra. Le rovine scoperte durante la seconda guerra mondiale e messe in luce dopo i bombardamenti del 1943, sono uno dei pochi siti visibili dell’antica Neapolis e sono tutelati dalla Soprintendenza Archeologica napoletana.

Area Archeologica di Carminiello ai Mannesi (NA).
L’Area Archeologica vista da Via Duomo-Forcella (NA).