Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | Stanziato un miliardo di euro per la Cultura

La chiusura di teatri, cinema e musei ha causato una crisi dalla doppia faccia sul piano economico e culturale. Indubbiamente quello della Cultura è stato il settore più profondamente colpito dalla pandemia: alla già precaria possibilità in questo mondo informatizzato di attirare pubblico, si è aggiunta l’impossibilità pratica. Ebbene, arrivano buone notizie (e finalmente ci verrebbe da dire)! Il decreto legge Sostegni stanzia oltre un miliardo di euro per sostenere il settore culturale.

  • 2400 euro per tutti i lavoratori dello spettacolo (reddito inferiore ai 35.000 euro ed un minimo di sette giornate lavorative; reddito inferiore ai 75.000 euro con un minimo di trenta giornate lavorative);
  • 80 milioni di euro destinati al sostegno dei musei statali;
  • 200 milioni di euro al fondo di parte corrente per il sostegno del cinema e dello spettacolo;
  • 120 milioni di euro al fondo per il sostegno delle imprese e delle istituzioni culturali.

Ma c’è di più: la quota parte degli 11 miliardi di euro stanziati a favore delle partite IVA destinata ad operatori e lavoratori autonomi del settore e la proroga delle varie forme di cassa integrazione che andranno a sostegno del reddito dei lavoratori dipendenti del settore culturale e dello spettacolo. Oltre un miliardo, dunque, da investire nella Cultura, che altro non è che espressione della nostra identità!

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Il “Teatro Rosso” in Piemonte
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STUDENTI | Il “vuoto” del Museo, la riflessione di Concetta Barbera

L’emergenza da coronavirus, si sa, ha causato grosse ripercussioni nel mondo della cultura. Non sono solo  teatri e cinema a pagare il caro prezzo dell’assenza di pubblico, ma anche i musei.

Infatti in seguito a chiusure, crollo dei flussi turistici e diffusione, legittima, della paura, i musei hanno registrato un crollo delle presenze. Un dato evidente che è emerso nell’ultimo anno, ma che forse ha radici più profonde. A chiederselo è una studentessa, Concetta Barbera, con questa riflessione che riceviamo e pubblichiamo.

Museo Regionale di Messina. Vuoto, come lo descrive Concetta Barbera.

Il pensiero di Concetta Barbera 

“L’ultima indagine Istat del 2018 indica che l’Italia vanta 4.908 tra musei, aree archeologiche, monumenti e ecomusei aperti al pubblico; aperti al pubblico. Questo mi ha resa profondamente triste.

Possibile che nessuno si sia reso conto che di questi musei in Italia ad oggi pochissimi sono stati riaperti? Possibile che nessuno ci pensi? quando si parla di musei, si pensa quasi che questi interessino soltanto ai turisti o agli “studiosi del campo” perché? Il non avere turisti che circolano nelle città impedisce a noi comuni cittadini e appassionati di andare al museo? Perché non è importante aprirlo, perché non interessa.

Al supermercato si va, al centro commerciale si, i negozi si inaugurano e facciamo la piega dal parrucchiere… Avete mai visto una fila davanti ad un museo? Certo, agli Uffizi o ai Musei Vaticani, ma negli altri forse no. Al museo non faremmo la fila e soprattutto non toccherebbe niente nessuno, quindi la possibilità di contagiarsi sarebbe bassa rispetto che in altri luoghi, però non si può, è rischioso dicono.

È da un anno che sappiamo quali regole utilizzare per evitare di contagiarci, certo molti non le mettono in pratica, ma credo che con tutta la voglia che abbiamo di visitare questi luoghi, ognuno di noi rispetterebbe ogni regola.

Sono molto triste perché i miei nipoti mi hanno chiesto di visitare alcuni luoghi della nostra città e ho dovuto dire di no perché questi luoghi sono chiusi e chissà quando riapriranno. Immagino quanto possa essere triste un Museo vuoto, senza nessun visitatore, senza sorrisi o lacrime, è stata tolta a tutti noi la possibilità di vivere queste emozioni, ma tutto il resto possiamo farlo.

Conosco bene la gioia che si prova ad essere di fronte la storia, perché quella come la vedi se non così, senza i Musei stiamo facendo una parte di storia cancellando tutto il resto.

Chissà se questa indagine Istat fosse di oggi cosa troveremmo scritto, forse se toccasse a me scriverla sarebbe più o meno così “L’Italia vanta 4.908 tra musei, aree archeologiche, monumenti e ecomusei dovrebbero essere aperti al pubblico, ma sono vuoti, da un anno.”

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NEWS | 40 anni di Quark. Il format del “sapere” alla portata di tutti ideato da Piero Angela

Il 18 marzo 1981 l’inconfondibile Aria dalla Suite n. 3 in re maggiore di Johann Sebastian Bach – conosciuta da tutti come Aria sulla quarta corda – interpretata dal celebre gruppo vocale “Swingle Singers”, introduceva, su Rai 1, in seconda serata, la prima puntata di Quark.

Il format pioniere della divulgazione scientifica, ideato e condotto da Piero Angela, compie 40 anni. Una trasmissione a cui va riconosciuto il merito di aver portato nelle case degli italiani – e non solo –  la conoscenza a 360° in una chiave nuova, moderna, con l’utilizzo di animazioni e tecnologie all’avanguardia, accolta però con non poco scetticismo dagli allora vertici Rai. È lo stesso Piero Angela – in una recente intervista per il Corriere della Sera – ad averlo ricordato sottolineando i tanti problemi tecnici che si dovettero affrontare nelle prime fasi della trasmissione. Ordinaria amministrazione per tutto quello che è “nuovo” e incerto ma che è – come nel caso di Quark – destinato a durare. Archiviato infatti lo scetticismo – la prima puntata raggiunse 6 milioni di telespettatori – e superati i problemi tecnici, Quark in poco tempo divenne un appuntamento fisso. Innumerevoli le tematiche affrontate da Angela fino al restyling del 1995 quando cioè Quark diventa Superquark.

Cambia il nome, cambia l’uso della tecnologia, aumenta la durata della trasmissione, ma non il format e soprattutto l’obiettivo: quello cioè di raccontare la scienza e la cultura in una chiave semplice e diretta. Questo il grande merito di Piero Angela che, tra i più importanti giornalisti italiani e non solo – è anche un ottimo pianista di jazz – ha apportato alla televisione italiana tutta. È dalla parola stessa “quark”, presa in prestito dalla fisica e con cui si indicano le subparticelle nucleari (i mattoni più piccoli della materia) che deriva il senso proprio dell’invenzione di Angela: l’obiettivo di “andare a fondo dentro le cose”. Un viaggio caratterizzato da tante novità ed evoluzioni (vedi i tanti spin-off del format) che ha attraversato forse tutto il sapere umano e che rappresenta 40 anni di ricordi di tanti di noi.

Chi non ha mai visto almeno una puntata del programma? E quanti potranno dire di essersi appassionati per la scienza o la storia grazie a quell’appuntamento serale? Auguri a Quark anzi, Superquark, e un sentito grazie dovuto da questa Redazione al maestro del giornalismo e della divulgazione scientifica, Piero Angela.

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NEWS | Online il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno a Paestum

Il Tempio meglio conservato della Magna Grecia da marzo 2021 è soggetto a un monitoraggio sismico continuo. Ciò è possibile grazie a una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia e il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno. Si tratta di 14 punti di misura, realizzati con sensori di ultima tecnologia e sviluppati nell’ambito della ricerca sulle onde gravitazionali; i sensori sono posizionati sulle parti alte dell’edificio di V sec. a.C. e nel sottosuolo, per misurare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura millenaria. La precisione degli accelerometri è tale da poter registrare non solo attività sismiche, ma anche l’impatto del traffico e persino del vento sul Tempio.

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Il tempio di Nettuno a Paestum (fonte: Parco archeologico di Paestum e Velia)

Monitoraggio, ma anche tutela preventiva

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Il sistema di monitoraggio e il posizionamento dei sensori sul tempio di Nettuno a Paestum

Tali dati, dal momento che vengono raccolti in maniera sistematica, aiuteranno a elaborare un modello del comportamento dinamico dell’edifico; saranno inoltre fondamentali per rintracciare cambiamenti strutturali, non visibili a occhio nudo, ma che potrebbero rappresentare un rischio. 

“Si tratta di un’integrazione virtuosa tra ricerca applicata e tutela – commenta l’Ing. Luigi Petti dell’Ateneo salernitano – che impiega tecnologie e sensori altamente innovativi, sviluppati dal Professore Fabrizio Barone per applicazioni nei settori della sismologia e della geofisica, integrando le conoscenze di molti settori scientifici, tra cui l’archeologia, l’architettura, la geologia e l’ingegneria strutturale. Tali attività rientrano in un progetto di ricerca più ampio, a cui partecipano, tra l’altro, le Università di Roma La Sapienza e di Kassel in Germania. È inoltre iniziata una collaborazione con l’ISPRA per attività di monitoraggio sui Beni Culturali”.

Il sistema di monitoraggio è stato progettato dall’Arch. Antonella Manzo, già responsabile dell’ufficio UNESCO del Parco archeologico, in collaborazione con il Professore Luigi Petti del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno; l’Arch. Luigi Di Muccio della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento ha diretto i lavori.

Il datacenter sul sito del Parco

Il datacenter dell’Università di Salerno, d’intesa con il Parco archeologico, consentirà l’accesso ai dati a enti di ricerca da tutto il mondo, previa stipula di una convenzione non onerosa. Intanto, una parte dei dati è accessibile liberamente in tempo reale sulla pagina del sito istituzionale del Parco Archeologico di Paestum e Velia.

“In questa maniera – commenta Maria Boffa, funzionaria per la comunicazione del Parco – ci si può connettere da tutto il mondo per seguire il comportamento dinamico del tempio di Nettuno in tempo reale. Ovviamente i dati messi on line sono in uno stato ‘crudo’ e parziale, per accedere ai dataset completi bisogna effettuare un’apposita richiesta. Per avere un’idea di cosa esattamente stiamo parlando, si può fare una prova e osservare in video una oscillazione del monumento in diretta proprio nell’orario di transito del Frecciarossa, oppure quando la situazione meteorologica a Paestum non è delle migliori. In tal modo, speriamo di sensibilizzare il pubblico verso un campo di ricerca a lungo riservato agli addetti ai lavori e far capire come la tecnologia può aiutare nella tutela del patrimonio”.

Per il posizionamento dei sensori nel sottosuolo sono stati effettuati nuovi scavi lungo le fondazioni del monumento. Le indagini, coordinate dai funzionari archeologi Daniele Rossetti e Francesco Scelza, hanno riservato più di una sorpresa agli studiosi

Può sembrare strano, ma si tratta dei primi scavi stratigrafici controllati e documentati in maniera corretta sul tempio di Nettuno, uno dei monumenti dorici più famosi del mondo antico.

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NEWS | Inaugurata la mostra dedicata a Filippo Juvarra nella Biblioteca Universitaria di Torino

“Filippo Juvarra, regista di corti e capitali. Dalla Sicilia, al Piemonte, all’Europa” è il titolo della mostra inaugurata alla Biblioteca Universitaria di Torino. A renderlo noto è l’Assessore alla Cultura di Messina, Enzo Caruso, che esprime compiacimento per l’iniziativa. La mostra è dunque promossa dalla Biblioteca torinese ed offre la più grande raccolta di disegni del grande architetto e incisore messinese. L’Assessore ha ricordato che già nel maggio scorso, nell’ambito del progetto “Il Maggio dei libri 2019”, fu presentata la ristampa di “Amore ed Ossequio di Messina in solennizzare l’acclamazione di Filippo V di Borbone” di Nicolò M. Sclavo. Capolavoro edito a Messina nel 1701 con otto incisioni di Filippo Juvarra, curato da Giovanni Molonia, lo scomparso studioso di storia patria.

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La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Cosa custodisce la Biblioteca di Torino

L’esposizione di Torino conserva la cospicua raccolta di disegni del celebre architetto e dei suoi collaboratori; le opere furono quindi acquisite dalla Biblioteca torinese negli anni 1762-1763. La collezione si arricchì poi, nel 1857, dell’unico composto dell’artista messinese dotato di un originale titolo: “Penzieri diversi p. studio d’architettura fatti da me D. Filippo Juvarra a 9 luglio 1707 in Roma”.

Gli album esposti offrono il profilo di un artista “a tutto tondo”, dentro e oltre il barocco: non soltanto quello di geniale architetto, ma anche di vedutista e scenografo. Tre sono i filoni nei quali si sviluppa il percorso espositivo, arricchito da un apparato multimediale che permette lo sfoglio di tutto il corpus su monitor a parete. Il primo è dedicato agli studi di Juvarra e dei suoi collaboratori più legati alle architetture religiose e civili. Il secondo nucleo ripercorre l’attività di Juvarra scenografo; in particolare quella degli anni romani, tra il 1709 e il 1714. La terza sezione è incentrata sul legame storico-politico-culturale tra Sicilia, Piemonte ed Europa.

In copertina: Filippo Juvarra, Veduta ideale del Po con il Monte dei Cappuccini e Superga, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, Ris. 59.1, disegno 16 – via: Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

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STUDENTI | Lettera di una studentessa del DiCAM (UNIME)

Lunedì, 15 Marzo 2021

Sveglia alle 7:00, un lunedì mattina che sa di arancione; no, non faccio riferimento ai fiori, al polline, ai raggi caldi del sole primaverile.
Arancione è il colore che prende una zona che sa di restrizioni già sentite e risentite.
Esattamente come un anno fa, con troppe perdite alle spalle ed un domani totalmente incerto.
Nel mezzo di questo lasso di tempo in cui il mondo si è fermato in pochi hanno dato rilevanza a quanto tutto ciò possa aver influito sulla psiche.
Ho vent’anni, ventuno tra due settimane.
Non sono mai stata eccessivamente produttiva, devo ammetterlo, ma mi colmavo di piccole cose: dei doveri essenziali, e dei piaceri.
Ho perso la possibilità di godermi il primo anno di università, di arrivare in ritardo alle lezioni o lasciarne qualcuna in anticipo, di alzare la mano e guardare negli occhi i miei docenti mentre formulo una domanda.

La DAD non mi soddisfa, per quanto efficiente possa essere il servizio prestato, per quanto i docenti stessi si sforzino di renderla meno meccanica di quel che è; perché umana, spontanea, non può definirsi.
Questo, insieme a molti altri aspetti che hanno caratterizzato quest’anno, ha contribuito ad instaurare in me un profondo stato d’ansia.
Alle radici vi è indubbiamente un fatto che nulla ha a che vedere con quarantena, covid19 e restrizioni: viviamo in un mondo in cui a vent’anni devi rincorrere il tempo per sentirti realizzato.
È andato perso oramai il piacere dello studio, dell’appropriarsi della cultura non per un obbligo bensì per appagamento personale.
Studia, fai in fretta, datti gli esami, passa l’OFA, guadagna crediti, che altrimenti non ti laurei in tempo!
E allora vai fuori corso, e se vai fuori corso perdi punti, se perdi punti hai meno probabilità di un buon voto alla laurea, e se non ottieni un buon voto alla laurea finisci in basso nelle scelte per un posto di lavoro.

Perché si sa che, ad oggi, va premiato chi corre all’impazzata perdendosi nel mentre pezzi di vita, anziché chi segue il proprio tempo senza rischiare di cadere.
Ed è vero che nella vita si cade e ci si rialza, centinaia di volte, ma tutti temiamo un giorno di non avere più la forza di reggerci sulle proprie gambe.
E cosa temiamo ancor più? Di sentirci dire ‘’per così poco, per un po’ di studio, non stai facendo niente dell’altro mondo, molti altri lo fanno!’’
Lo studente universitario passa i propri anni di studio a sentirsi dire ‘’hai visto **? Si è già laureato, come ha fatto? Come mai tu devi ancora darti le materie del primo anno?’’ ‘’Forse, se non riesci a passare quella materia, la facoltà non fa per te’’, ‘’forse non sei portato per lo studio, peccato che per trovare lavoro bisogna avere la laurea’’; e proprio qui volevo arrivare.
Prendere una laurea è divenuto un obbligo dettato dalla necessità di trovare un lavoro, quando in realtà dovrebbe trattarsi niente più e niente meno del profondo desiderio di approfondire quelli che sono i propri interessi e acquisire conoscenze più approfondite per quelle che sono le ambizioni per il futuro.

Invece no, niente affatto! Corri, che devi prendere la laurea in una facoltà che hai scelto perché offre più sbocchi lavorativi, lasciati nel mentre alle spalle la facoltà di psicologia che tanto sentivi tua ma che non ti avrebbe permesso un posto di lavoro in poco tempo; lasciati alle spalle le passioni e pensa agli obblighi, agli obblighi, agli obblighi.
Altrimenti non lavori, non ti sposi, non hai una macchina tua e non puoi comprare casa, e i genitori non sono eterni, e chi ti campa?
Corri, dannazione, corri, che se sei nato in questo trentennio non c’è nulla che ti aspetta la fuori, a meno che tu non sappia cantare, ballare, vendere prodotti tramite storie Instagram o cercare l’amore della tua vita a uomini e donne.
Non perdere neanche un anno, che altrimenti ti invalida, se ne perdi due ancor peggio.
Prendi la licenzia media, che tanto non ti serve, hai bisogno del diploma.

Ah, hai preso il diploma? Ma con quanto sei uscito? Non sei arrivato al 100, nonostante i punti bonus? Ah, va bene, tanto ti serve la laurea, è quello che conta.
Altrimenti non trovi lavoro, e se lo trovi sei sottopagato, messo in prova, con contratto a scadenza trimestrale, precario come una foglia poggiata sull’asfalto in pieno autunno.
Arrenditi alla consapevolezza di essere costante preda dei venti, di doverti scansare dalle suole di chi ce l’ha fatta e non ti vede mentre rischia di calpestarti, dalla vecchia generazione che ti squadra con sdegno e disprezzo perché loro a vent’anni erano imprenditori e tu guardati, sei niente, niente, niente.

Allora zitto che si parte da zero, accontentati degli orari lunghi di lavoro e la paga bassa, e se sei donna ancor peggio, e se sei donna assicurati che il titolare non rimanga con te da solo che molti uniscono l’utile al dilettevole e tanto sei in prova, se non ci stai puoi anche andar via.
Perché sei giovane, senza esperienza. Chi ti prende? Zitta, zitto, non lamentatevi, voi giovani d’oggi, impossibili da accontentare. Volete tutto, volete troppo.
Ci avete tolto tutto, ci avete tolto troppo. Possiamo solo correre, cadere, sperare di rialzarci e piangere per chi invece a rialzarsi non ce la fa e rimane indietro, se ne va perché fa schifo il mondo che ci avete lasciato in mano.
Solo ansia, panico, il respiro corto, i pianti, l’emicrania, l’inquinamento, i debiti, un governo precario, un virus che non sapete gestire e limitare, corruzione, delinquenza, abusi di potere, disparità, disuguaglianza.
Che ingrati, noi giovani d’oggi, che vorremmo soltanto vivere la nostra età e ci rimane in bocca l’amaro, l’insoddisfazione, mentre sbracciamo per affogare nella realtà in cui ci avete lasciati.

Lidia Naccari

 

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NEWS | Una lucerna erotica del I secolo d.C. riaffiora in Sicilia

Una preziosa lucerna con scena erotica, risalente al I secolo d.C., è stata scoperta a Vallelunga Pratameno, in Sicilia, in provincia di Caltanissetta; il reperto è riemerso durante gli scavi archeologici condotti in contrada Manca. La lucerna raffigura una scena erotica e risale probabilmente al I secolo d.C., come testimonia il confronto con una lucerna molto simile ritrovata a Pompei. La scoperta è avvenuta durante i lavori di sorveglianza archeologica predisposti dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta, in occasione del raddoppio della linea ferroviaria Catania-Palermo.

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Vallelunga Pratameno (CL), lo scavo della Domus romana
 

Lo scavo della Domus e il parere degli esperti

Gli scavi archeologici, avviati nel luglio 2020 e attualmente ancora in corso, hanno portato alla luce i resti di un vasto complesso di età romano-imperiale. Si tratta probabilmente di una Domus appartenuta ad un facoltoso proprietario vissuto tra il I e il II secolo d.C. La lucerna con scena erotica, dunque, si aggiunge ai già numerosi reperti di età imperiali ritrovati nella medesima area, databili tra I e II secolo d.C. 

La Soprintendente ai Beni Culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, ha dichiarato: «La lucerna è una nuova e preziosa testimonianza che arriva dal sito, la cui scoperta rappresenta un evento eccezionale. Nella zona, infatti, non ci sono altri insediamenti di questo tipo. Al momento si sta lavorando per calcolare le esatte dimensioni della Domus; è stata accertata un’estensione di 600 metri quadrati, ma quella complessiva è di gran lunga superiore» 

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NEWS | Al via lo scavo archeologico sul lato est del Foro di Cesare (RM)

Via a nuove operazioni di scavo archeologico per portare alla luce le diverse fasi di vita del Foro di Cesare. Le indagini avranno come oggetto di studio il lato orientale tra i Fori Imperiali e il Belvedere. Lo scavo potrà essere attuato grazie alla donazione di 1.500.000 euro dall’Accademia di Danimarca con la Fondazione Carlsbers di Copenaghen e la Aarhus University Research Foundation. Le operazioni verranno invece condotte dalla Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Il finanziamento è frutto di un accordo rinnovato tra Soprintendenza e Accademia in vigore già dalle prime fasi di scavo del sito, pubblicate nel 2017

“Roma ci riserva continue sorprese: l’avvio degli scavi del Foro di Cesare ci consente di riportare alla luce diverse fasi di vita di questo settore urbano che presenta una stratificazione molto ricca, come emerso dalle indagini condotte dalla Soprintendenza negli ultimi decenni. Ringrazio Sua Maestà la Regina di Danimarca Margherita II e l’Accademia di Danimarca per questo importante atto di mecenatismo. Con il sostegno di tutti continuiamo a scoprire la nostra storia“. Ha dichiarato così Virginia Raggi.

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Foro di Cesare (RM)

Gli obiettivi del nuovo scavo archeologico del Foro di Cesare

Lo scopo del progetto è ampliare l’area archeologica del Foro di Cesare e recuperarne membrature architettoniche dal sottosuolo. Le ipotesi degli archeologi contemplano la possibile presenza di parti del Tempio di Venere Genitrice e del portico orientale della piazza.

Parte del Tempio di Venere Genitrice (RM)

Durante la pulitura dell’intera area archeologica nel 2019,  sono riemersi edifici del secolo scorso abbattuti per l’apertura dei Fori Imperiali. Inoltre, precedentemente all’avvio dello scavo, sono state attuate numerose ricerche e studi interdisciplinari sulle fasi del complesso monumentale, da studio di reperti degli scavi 1998-2000 e indagini bibliografiche.

“Lo scavo del Foro di Cesare costituisce una nuova importante occasione di ampliamento della conoscenza dell’area forense nella sua integrità. Scopo condiviso con Roma Capitale da sempre è quello di restituire al pubblico e alla comunità scientifica un viaggio nella storia di Roma“. Queste sono le parole della Direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo

Infatti, gli archeologi inizieranno con lo scavo del primo lotto esplorando 400 mq su una superficie totale di 13.300 mq. Le indagini dovrebbero concludersi nel mese di agosto del 2021.

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NEWS | Lunigiana, ritrovata la testa di una statua stele di 5000 anni fa

In Lunigiana, a Nord della Toscana, più precisamente nei pressi di Pontremoli (MS), è stata ritrovata la testa di un’eccezionale statua stele risalente a 5000 anni fa. Il ritrovamento è stato casuale: durante una passeggiata, il sig. Paolo Pigorini ha trovato una pietra di forma anomala. Dopo averla trasportata presso la propria abitazione, Pigorini ha riconosciuto la statua e l’ha consegnata al Direttore del Museo delle Statue Stele di Pontremoli (MS), Angelo Ghiretti, che ha segnalato il ritrovamento alla funzionaria della Soprintendenza, Marta Colombo e al sindaco di Pontremoli, Lucia Baracchini. Ghiretti ha confermato l’autenticità del manufatto: si tratta probabilmente di una testa raffigurante un volto femminile, come si nota dagli orecchini stilizzati scolpiti, è in buono stato di conservazione e risale a circa 5000 anni fa (Età del Rame)

Lunigiana
Paolo Pigorini insieme al direttore del Museo, Angelo Ghiretti, e alla Dottoressa Marta Colombo – ©Museo delle Statue Stele Lunigianesi

 

Le misteriose statue stele della Lunigiana

Le statue stele sono manufatti preistorici e protostorici, tipici della Lunigiana, realizzati dalla popolazione dei Liguri Apuani. Raffigurano personaggi maschili o femminili stilizzati e connotati nel genere dagli oggetti che portano (armi o monili). Le statue risalgono a un periodo compreso tra il III millennio a.C. e il VI secolo a.C. Se ne conoscono in tutto 80 esemplari, classificabili in tre gruppi (A, B e C a seconda della loro forma).

Il manufatto rinvenuto si può classificare nel gruppo “B”: presenta la testa con la tipica forma della mezza luna. Il reperto è stato inserito nel catalogo delle statue stele con il numero 85. Secondo il Direttore del Museo di Pontremoli (MS) non si tratta di un ritrovamento insolito poiché avvenuto in un luogo già molto perlustrato dagli studiosi. Proprio sulla sella di Monte Galletto probabilmente esisteva un allineamento di statue stele, quasi come un santuario. Un ritrovamento dunque casuale che permette di fare ulteriormente luce su questi affascinanti e misteriosi reperti.

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NEWS | La Confederazione Italiana Archeologi (CIA) presenta la prima assemblea nazionale su Zoom

La CIA, Confederazione Italiana Archeologi, presenta la World Premiere dell’assemblea nazionale 2021.


Sabato 20 marzo ci sarà una prima visione aperta a tutti gli interessati. Come durante il Congresso del 2019, la CIA ha previsto una prima riunione collettiva, seguita dai tavoli tematici, per cui si richiede la prenotazione per facilitarne l’organizzazione. I tavoli, della durata di 2 ore, avranno un referente che ne curerà la gestione e si svolgeranno su Zoom, a cui poter accedere direttamente dalla videochiamata generale.

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Locandina evento (©CIA)
 

Programma

Per permettere a più persone possibili di partecipare a più tavoli, sono stati organizzati durante tutta la giornata: 3 di mattina, 2 nel primo pomeriggio e 2 nel tardo pomeriggio.

Mattina: ore 10.00-12.00

Contratti e tariffe (Giovanna Calabrò) – Zoom stanza 1;
Riforme università e DM244 (Tommaso Magliaro) Zoom stanza 2;
Musei (Anna Marras) Zoom stanza 3.

Primo pomeriggio: ore 14.00-16.00

Comunicazione (Alessandra Riva) Zoom stanza 4;
Europa (Alessandro Pintucci) Zoom stanza 5.

Secondo pomeriggio: ore 16.30-18.30

Volontariato (Enea Mazzetti) Zoom stanza 6;
Evoluzione legislativa (Angela Abbadessa) Zoom stanza 7.

Per partecipare e prenotarsi ai tavoli è necessario scrivere a segreteria@archeologi-italiani.it indicando il tavolo a cui si è interessati. Verrà così fornito il link e la password per accedere.