Autore: David Gnesi

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NEWS | L’anfiteatro di Luni (SP), gioiello della Liguria, riapre con un ricco programma

L’anfiteatro di Luni (SP) torna a ricevere ospiti: la stagione estiva conoscerà diverse manifestazioni culturali.

La struttura

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L’anfiteatro, situato nell’area del Museo Archeologico Nazionale di Luni, fu costruito nel II secolo d.C. nel quartiere orientale della colonia romana, lungo il tracciato della Via Aurelia. L’intera costruzione fu realizzata in conglomerato cementizio con alcuni inserti in pietra, come sulle volte delle scale o sugli ingressi. Dell’edificio si conservano soltanto le sostruzioni delle gradinate.

Cosa è stato fatto

Le visite potranno ricominciare, dopo lo stop legato al Covid, grazie all’accordo tra la Direzione generale Musei Liguria e la città di Luni (SP).

La riapertura è affidata al Comune, infatti il primo luglio è avvenuta la consegna simbolica delle chiavi dalla direttrice della Direzione regionale dei Musei, Alessandra Guerrini, al sindaco di Luni, Alessandro Silvestri. A quest’accordo parteciperà anche il Consorzio Canale Lunense, a cui sarà affidata la manutenzione e il miglioramento della rete drenante.

anfiteatro
Consegna delle chiavi tra Alessandra Guerrini e Alessandro Silvestri
Il programma estivo

Il costo simbolico della visita è di un euro e si potrà accedere dal mercoledì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.00. La stagione estiva all’interno dell’anfiteatro vedrà diversi spettacoli:

  • 16 luglio: Per l’alto mare aperto con David Riondino e Maurizio Fiorilla;
  • 20 luglio: Intelletto d’amore – Dante e le donne scritto da Gabriele Vacis con Lella Costa;
  • 25 luglio: Ulisse Achab Noè con Moni Ovadia;
  • 4 agosto: Ogni luogo è un dove con Marco Aime, Massimo Germini e Eleni Molos.

Prima degli spettacoli sarà possibile anche partecipare a una visita guidata.

In copertina: foto da Museo Archeologico Nazionale di Luni (SP).

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SPECIALE LEOPARDI | La nascita del poeta recanatese

Il 29 giugno ricorre l’anniversario della nascita del poeta recanatese, Giacomo Leopardi. Per questa occasione, la redazione ArcheoMe ha realizzato lo speciale dedicato all’autore. La giornata di oggi verrà scandita da interessanti contributi incentrati sulla sua poetica e visione della vita, non facendo mancare alcuni originali parallelismi. Seguiteci in questo viaggio!

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A. Ferrazzi, Ritratto di Giacomo Leopardi, 1820 ca.
La vita
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Casa Leopardi, luogo di nascita del poeta

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 a Recanati (in provincia di Macerata, nelle Marche). La sua formazione infantile, tra il 1808 e il 1812, come da tradizione familiare, avvenne con metodi improntati alla scuola gesuita, tramite precettori ecclesiastici; ciò non impedì al giovane di intraprendere studi personali tramite la biblioteca paterna e le altre presenti sul territorio di Recanati.

Tra il 1815 e il 1816 Leopardi decise, a causa di una crisi spirituale, di dedicarsi alla poesia e coltivare una maggiore sensibilità per i valori artistici e filosofici.

La biblioteca di Casa Leopardi

Dal 1822, anche a causa di tensioni con i genitori, diventò un’anima in fuga e si allontanò dalla patria. Raggiunse diverse città: Roma, Milano, Bologna, Firenze e Pisa. La depressione fu un’ombra sempre presente nella vita del poeta; solo la città pisana, nel 1828, riuscì a far ritrovare al poeta l’ispirazione; infatti fu lì che scrisse una delle sue opere più famose: A Silvia.

Nel 1833 si trasferì a Napoli, dove affrontò anche l’epidemia di colera tra il 1836 e il 1837. Lì si spense il 14 giugno 1837.

La tomba di Leopardi
La malattia

Già in età giovanile Leopardi fu costretto ad affrontare problemi fisici e piscologici, i quali lo accompagnarono fino alla sua morte. La malattia esordì a livello polmonare per arrivare a una deviazione della spina dorsale, con conseguenti dolori, problemi respiratori e circolatori; problemi che furono la causa dell’isolamento del poeta. L’ipotesi più plausibile, per gli studiosi di oggi, è che Leopardi soffrisse della malattia di Pott, cioè tubercolosi ossea o spondilite tubercolare, in contrasto con le ipotesi dell’epoca legate a una semplice scoliosi.

Leopardi sul letto di morte, 1837, ritratto a matita di Tito Angelini, simile alla maschera mortuaria
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NEWS | Grandi eventi al Museo di Chiavari (GE) per celebrare le Giornate Europee dell’Archeologia

Il 19 giugno Chiavari (GE) celebrerà l’archeologia tramite visite guidate al Museo Archeologico Nazionale, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia.

Le Giornate Europee dell’Archeologia

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Le Giornate dell’Archeologia sono nate in Francia (JNA) e sono arrivate in Europa nel 2019, quando 17 Paesi vi parteciparono. Così, nel 2020, si trasformarono ufficialmente in Giornate Europee dell’Archeologia (JEA).

In occasione delle Giornate i professionisti del mondo archeologico lavorano per mostrare il patrimonio culturale nazionale. I vari organismi di ricerca e gli operatori culturali sono invitati a organizzare attività innovative e interattive destinate al grande pubblico.

Le celebrazioni a Chiavari (GE)
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Alcune esposizioni del Museo di Chiavari (GE) – foto: La Mia Liguria

Chiavari (GE) celebra le Giornate aprendo quindi il suo Museo a visite guidate che mostreranno il nuovo allestimento, inaugurato il 14 maggio 2021; le visite riporteranno in luce parte dalla storia del territorio per arrivare alle esplorazioni archeologiche e ai preziosi reperti ritrovati nei corredi funerari dell’antica necropoli. In tutti i poli museali della Liguria sono previsti grandi eventi, è un’occasione da non perdere assolutamente!

L’organizzazione delle visite

Il Museo prevede visite guidate al nuovo allestimento in diverse fasce orarie; la guida sarà la dott.ssa Fabiola Sivori della Direzione regionale Musei Liguria. Le visite guidate sono gratuite, con biglietto di ingresso al museo per i maggiori di 18 anni. 

  • Sabato 19 giugno: ore 9.00, 10.00, 11.00, 12.00.

I posti sono limitati e, dunque, è necessaria la prenotazione al numero 0185 320829 (dalle 9 alle 14) o all’indirizzo mail: drm-lig.museochiavari@beniculturali.it. Questo link raccoglie tutte le informazioni necessarie.

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NEWS | Riapre il Museo Archeologico di Chiavari (GE)

Oggi, 13 maggio 2021, l’archeologia riparte a Chiavari (GE). Dopo un lungo restauro durato 14 mesi, riapre quindi il Museo Archeologico di Chiavari.

La città
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Chiavari (GE) – foto: Assessorato al Turismo del Comune di Chiavari

Chiavari è un comune della riviera ligure, parte della provincia di Genova. Si pensa sia stata fondata tra l’VIII e il VII secolo a.C.: ipotesi avvalorata dal ritrovamento di resti di una necropoli datata in quel periodo. La città ebbe un ruolo fondamentale per il territorio del Tigullio dai tempi della Repubblica di Roma fino ai giorni nostri; la grande espansione urbanistica avvenne quindi tra il XII e il XIII secolo sotto il controllo della Repubblica di Genova.

Il Museo e i reperti esposti

Il Museo venne inaugurato nel 1985, ospitato nei locali di Palazzo Rocca (XVII secolo), un tempo adibiti a scuderie. L’allestimento espone i reperti ritrovati nelle indagini del 1959 effettuate in Corso Millo.

Tre settori del sepolcreto di Chiavari (GE) – foto: del Ministero della Cultura – Direzione Regionale Musei della Liguria

Il sepolcreto ritrovato si articola in tre settori, nei quali si trovano dei recinti circolari o rettangolari con 126 tombe “a cassette”. All’interno delle sepolture vi sono corredi alquanto numerosi con reperti da ornamento o armi in bronzo, oro e argento. Numerosi erano anche i reperti ceramici di vario genere, forme vascolari da libagione usate durante i riti funebri.

Reperti di corredo dalla necropoli di Chiavari (GE) – foto: Ministero della Cultura – Direzione Regionale Musei della Liguria

Al di sotto della necropoli sono stati trovati resti di grandi contenitori ceramici, databili tra il XIII e il X secolo a.C.: il sito era quindi un approdo nautico, conosciuto anche prima della creazione del borgo.

La mostra è completata dalla biblioteca specialistica di argomento archeologico che offre supporto a ricercatori e studenti con oltre 3000 volumi.

Riapertura

Oggi, 13 maggio 2021, il Museo riapre al pubblico dopo un restauro durato 14 mesi, grazie al quale sono state create due sale in più. Questo è stato reso possibile grazie al lavoro del personale del Ministero della CulturaDirezione Regionale Musei della Liguria e della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. Con questo ampliamento è stato dunque messo in mostra molto materiale che, per il poco spazio a disposizione, era rimasto chiuso nei magazzini.

Il Museo sarà visitabile dal martedì al sabato, dalle ore 9:00 alle 14:00, e la prima domenica del mese sempre dalle 9:00 alle 14:00. La prenotazione è consigliabile durante gli infrasettimanali, mentre è obbligatoria nel fine settimana; è possibile prenotare tramite il sito o telefonando a questo numero.

Alcune esposizioni del Museo di Chiavari (GE) – foto: La Mia Liguria
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SPECIALE GIORNO BUIO | Il 9 maggio del 1978 l’Italia morì due volte

9 maggio 1978: l’Italia venne scossa da due episodi talmente gravi da poter affermare che in questa data, 43 anni fa, l’Italia morì due volte. Oggi, a causa di questi avvenimenti, ricorre il «Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice»; la Giornata venne istituita il 4 maggio 2007 e viene celebrata il 9 maggio in considerazione del fatto che in questa data venne ucciso brutalmente dalle Brigate Rosse Aldo Moro; lo stesso giorno venne assassinato il giornalista Peppino Impastato.

Caso Moro
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Aldo Moro in una foto scattata durante la prigionia

L’episodio di Moro ha suscitato fin da subito un grande interesse mediatico, data la posizione pubblica del politico. Il presidente della DC venne rapito il 16 marzo 1978 dalle Brigate Rosse; durante l’atto vennero uccisi anche gli uomini della scorta. Durante il periodo di prigionia il Paese si divise in due schieramenti: chi sosteneva si dovesse trattare con i terroristi e chi, invece, si rifiutava di scendere a compromessi. Lo Stato alla fine scelse la linea dura e il 9 maggio il corpo del politico venne rinvenuto senza vita all’interno del bagagliaio di una Renault 4 in via Michelangelo Caetani a Roma.

Il ritrovamento del corpo di Moro dentro la Renault 4 (foto: ANSA)
Caso Impastato
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Peppino Impastato (foto: ANCI)

La vicenda di Peppino Impastato ha avuto inizialmente un impatto minore. Il giornalista e attivista nel 1978 si candidò al consiglio comunale della sua città, Cinisi (PA), nella lista di Democrazia Proletaria; tra l’8 e il 9 maggio dello stesso anno venne brutalmente ucciso, legato ai binari con una carica di tritolo posta sotto al corpo. A causa di possibili depistaggi di stampo mafioso, all’inizio venne considerato come lui stesso un attentatore a cui andò storto qualcosa o alcuni pensarono a un episodio di suicidio. Si dovette attendere il 1984 per avere una prima sentenza dove si leggeva dell’ombra della mafia dietro la sua morte. Dopo alcune archiviazioni negli anni ’90, nonostante la matrice mafiosa fosse oramai confermata, si dovettero aspettare due date significative:

  • 5 marzo 2001, la corte d’assise condanna Vito Palazzolo a trent’anni di carcere poiché mandante dell’omicidio Impastato;
  • 11 aprile 2002, venne inflitto l’ergastolo a Gaetano Badalamenti per aver ordinato l’omicidio Impastato.
Foto di Paolo Chirco
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ATTUALITÀ | L’arte è viva: le animazioni 3D di Monet

L’arte è viva nelle città italiane. A Milano, nella sala delle esposizioni «Mario Tapia Radic» in piazza Vittoria, gli amanti dell’arte potranno riavvicinarsi ai grandi capolavori; la tecnica del video mapping riprodurrà le fantastiche opere del pittore francese Monet attraverso l’animazione 3D.

Milano e l’arte

La mostra precedente (ottobre 2020), dedicata a Van Gogh, registrò un buon numero di visitatori nonostante l’interruzione improvvisa causata dalle regole sanitarie per prevenire la diffusione del Covid-19. La seguente iniziativa rientra nel piano di rilancio culturale della città e che durerà fino al 6 giugno. La mostra sarà formata da 10 opere dell’artista che permetteranno un excursus tra le indagini sulla natura e le tecniche pittoriche dell’autore.

monet
Lo stagno delle ninfee, armonia verde, 1899 (foto: Musée d’Orsay, Parigi)
Ideatore della mostra

Un ringraziamento per questa mostra va sicuramente allo studio di Luca Agnani e al suo team di esperti nella creazione di animazioni 3D. Lo studio è stato avviato nel 2010 e ha subito ottenuto un gran successo nel mondo della digital artNel 2013, oltre ad ottenere il terzo posto al concorso di video mapping Circle of Light di Mosca, produsse un video contenente l’animazione di 13 opere del pittore olandese Van Gogh chiamato Van Gogh Shadow.

Orari della mostra

La mostra è gratuita e aperta tutti i giorni:

  • da lunedì a sabato: 9 – 12, 14 – 18;
  • domenica: 14:30 – 18:30.

Per il sabato e la domenica sarà obbligatorio prenotarsi, mentre per i restanti giorni della settimana l’accesso sarà libero, ma sempre nel rispetto delle regole per il controllo della diffusione del virus (ingressi contingentati).

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NEWS | L’arena del Colosseo torna a vivere: il progetto vincitore

L’arena del Colosseo tornerà a essere percorribile in tutta la sua ampiezza dal 2023 grazie al progetto di valorizzazione che punta a ricostruire la piattaforma.

Il Colosseo nell’antica Roma

Il Colosseo, originariamente chiamato Anfiteatro Flavio, venne costruito in dieci anni: i lavori furono iniziati dall’imperatore Vespasiano nel 70 d. C., ma venne inaugurato da suo figlio Tito nell’80 d. C. Si tratta tutt’oggi del più grande anfiteatro del mondo.

Veduta interna del Colosseo (foto: Parco archeologico del Colosseo)

La struttura venne inserita, insieme a tutto il centro storico di Roma, nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO nel 1980. Nel 2007 venne inserito anche fra le “sette meraviglie del mondo moderno”.

Bando per una nuova piattaforma

Già nel 2012 sopralluoghi e studi mirati mostrarono criticità sulla integrità della struttura, facendo iniziare una serie di restauri atti al consolidamento dell’Anfiteatro.

In un processo di valorizzazione del sito archeologico, Invitalia pubblicò un bando nel 2015 per la realizzazione di una struttura pedonale per l’arena del Colosseo. Ad aggiudicarsi i lavori è stata una società veneziana, Milan Ingegneria, grazie al suo progetto che unisce green high-tech, valorizzazione e conservazione delle strutture sottostanti (sotterranei).

Il progetto vincitore
Il progetto per l’arena del Colosseo (foto: Ministero della Cultura)

La struttura sarà formata da pannelli in carbonio e rivestiti in legno e posta all’altezza del piano di calpestio originale ai tempi dei Flavi, come spiega l’architetto Fumagalli (uno degli ideatori del progetto). L’architetto conferma anche che i pannelli saranno appoggiati direttamente strutture murarie senza ancoraggi meccanici.

La nuova struttura “lignea” sarà completata da un sofisticato meccanismo di “rotazione e traslazione” delle assi che permetterà non solo di camminare sull’arena, ma anche di aprire il pavimento per permettere l’areazione e la visione dei sotterranei; quando la piattaforma sarà chiusa, il controllo dell’umidità e dell’areazione delle strutture ipogee verrà affidata a ventiquattro unità di ventilazione meccanica.

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NEWS | Lago di Vagli (LU): il “paese fantasma” torna alla luce

A causa dell’emergenza Covid-19, lo svuotamento del lago artificiale di Vagli, inizialmente previsto per il 2021, verrà rimandato al 2022; a dare l’annuncio è stato l’ormai ex sindaco Mario Puglia. Il lago, situato nel comune di Vagli Sotto, in provincia di Lucca, è un vero e proprio custode di segreti, tra cui anche un paese fantasma.

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Lago di Vagli (LU) – foto: Vagli Park

L’origine del Lago e i suoi segreti

Di origine artificiale, il Lago si è formato in seguito allo sbarramento del Torrente Edron per la costruzione della diga idroelettrica, iniziata nel 1941 e terminata, anche a causa della guerra, nel 1947.

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Diga del Torrente Edron (LU)

Le acque, salendo di livello, andarono a coprire diversi borghi medievali tra cui il più importante, Fabbriche di Careggine (LU), conosciuto anche come “paese fantasma”; fondato nel 1270, era un tempo borgo di fabbri ferrai provenienti da Brescia, che lavoravano il ferro estratto dal Monte Tambura. Per motivi di manutenzione venne più volte svuotato: nel 1958, nel 1974, nel 1983 e nel 1994.

Progetto di valorizzazione

Il progetto di svuotamento del Lago, previsto ora per il 2022, è stato pensato nell’ottica di valorizzazione turistica del territorio; l’amministrazione comunale, guidata da Giovanni Lodovici, ha affermato che, a causa dell’emergenza sanitaria, non sarà possibile effettuare l’opera entro la fine del 2021; le restrizioni non permetterebbero un libero spostamento tra regioni o comuni, limitando di fatto l’arrivo dei turisti da tutta l’Italia. Per ovviare al problema, si è deciso di spostare l’evento al prossimo anno nella speranza che la situazione migliori.

Borgo di Fabbriche di Careggine (LU), foto: Vagli Park
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ACCADDE OGGI | La morte di Mussolini: gli ultimi giorni del dittatore

28 aprile 1945: 76 anni dal giorno in cui Benito Mussolini venne giustiziato con la sua amante, Claretta Petacci, a Giulino di Mezzegra, in provincia di Como.

L’ultimo baluardo fascista

Nel dicembre del 1944 Mussolini ipotizzò una possibile ritirata in Valtellina, dove attuare l’ultima resistenza tramite il piano militare RAR (Ridotto Alpino Repubblicano). Il piano non venne mai eseguito a causa del mancato sostegno da parte di alcuni gerarchi fascisti e del ritardo nell’approvvigionamento di armamenti e vettovaglie.

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Mussolini impegnato in un discorso
La fuga e l’arresto

Già a marzo del 1945 il dittatore tentò un primo tentativo di tregua con gli alleati anglo-americani tramite il cardinale di Milano Ildefonso Schuster; tentativo fallito a causa della richiesta di resa incondizionata fatta a Mussolini.

Il 19 aprile si stabilì nella prefettura di Milano. Lì, resosi conto che la situazione stava precipitando velocemente, cominciò ad intrattenere contatti con le autorità svizzere per un possibile asilo politico, ma quelle rifiutarono. In seguito, il 25 aprile (giorno dell’insurrezione di Milano), Mussolini fece un ultimo tentativo con il cardinale e i delegati del CLNAI (Comitato di liberazione nazionale Alta Italia) per evitare una fine rovinosa. Durante questo incontro il dittatore apprese anche che i tedeschi stavano trattando una tregua in segreto, rendendolo un uomo solo, senza alleati: decise quindi di abbandonare il “campo”. Se il piano fosse stato quello di espatriare in Svizzera o Germania o, più probabilmente, di tentare un ultimo baluardo difensivo in Valtellina per avere maggior tempo per trattare una tregua, non sarebbe stato sicuro.

25 aprile 1945: Mussolini abbandona la Prefettura di Milano; l’ultima foto che lo ritrae vivo

La sera del 25 aprile si mise in marcia verso Como; il giorno seguente, a Menaggio (CO), venne raggiunto dall’amante Claretta Petacci e lì si unì, insieme ai gerarchi fascisti che lo accompagnavano, ad un convoglio tedesco in ritirata. La colonna di automezzi venne fermata dalla 52esima brigata partigiana «Luigi Clerici» il 27 aprile a Dongo (CO), dove Mussolini venne riconosciuto e arrestato. L’ormai ex dittatore venne portato prima nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino (CO), poi, per precauzione, venne portato con la Petacci a Bonzanigo (CO), dove passò l’ultima notte in un’abitazione di contadini, i De Maria.

L’annuncio al popolo

Venne annunciato l’arresto nello stesso giorno su Radio Milano Libera da Sandro Pertini: «Lavoratori, il fascismo è caduto. […] Il capo di questa associazione a delinquere, Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato a un tribunale del popolo perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano, dal fascismo gettato in tanta rovina, egli dovrà e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante pensiamo che per quest’uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso».

La morte del dittatore

Mussolini
Cancello di Villa Belmonte, Giulino di Mezzegra (CO)

Il 28 aprile alle 16.10 Mussolini e la Petacci vennero fucilati davanti al cancello di Villa Belmonte, a Giulino di Mezzegra sul Lago di Como. Secondo la versione ufficiale, a compiere l’atto fu il colonnello partigiano Walter Audisio, conosciuto come “Valerio”, affiancato da altri due partigiani: Aldo Lampredi e Michele Moretti. La condanna non includeva la compagna del dittatore, ma, secondo le testimonianze, si aggrappò a lui nel momento degli spari. I corpi furono poi trasportati in piazzale Loreto, nel punto in cui circa 8 mesi prima erano stati fucilati 15 partigiani.