Il 31 luglio 1954 l’Italia conquista il K2. Infatti, per la prima volta, due italiani mettono piede sulla vetta della seconda montagna più alta del mondo.
Il K2
Il K2, abbreviazione di “Karakorum 2“, è con i suoi 8609 metri di altitudine la seconda vetta più alta della Terra dopo l’Everest. Il Monte occupa la subcatena del Karakorum, al confine tra la parte del Kashmir, controllata dal Pakistan, e la Provincia Autonoma Tagica di Tashkurgan di Xinjiang, Cina.
La vetta del K2
Il nome “K2” è stato assegnato dal colonnello Thomas George Montgomerie, membro del gruppo guidato dal geografo inglese Henry Haversham Godwin-Austen, che effettuò i primi rilevamenti nel 1856.
La spedizione
Gli escursionisti che riuscirono a raggiungere la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. La spedizione, con il patrocinio di CAI, CNR, Istituto Geografico Militare e dello Stato italiano, fu guidata da Ardito Desio, un geologo ed esploratore. La missione fu animata da propositi scientifici ed esplorativi, oltre che alpinistici.
Squadra di alpinisti e ricercatori della spedizione del 31 luglio 1954
Gli scalatori erano: Achille Compagnoni, Lino Lacedelli, Walter Bonatti, Ugo Angelino; Erich Abram, Mario Fantin, Cirillo Floreanini, Pino Gallotti, Guido Pagani, Mario Puchoz; Ubaldo Rey, Gino Soldà e Sergio Viotto. Tra gli scienziati, oltre a Desio, c’erano Paolo Graziosi, Antonio Marussi, Bruno Zanettin e Francesco Lombardi.
Il versante est del K2
Per raggiungere la vetta fu scelto il versante est, dove vennero creati nove campi. La spedizione iniziò a giugno e subito si notarono le difficoltà: il 21 giugno Mario Puchozmoriva morì al campo 2 di edema polmonare.Il 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli toccarono la vetta, dove piantarono la bandiera italiana e pakistana.
Il 27 luglio 1940 il mondo ha conosciuto coniglio più famoso del mondo: Bugs Bunny fa il suo debutto.
Il personaggio
Bugs Bunny è un coniglio grigio animato che appare nei cortometraggi della serie Looney Tunes e Mertje Melodies ed è in assoluto uno dei personaggi più famosi al mondo; è noto per la sua celebre battuta: «Che succede, amico?» («Ehm… What’s up, doc?»).
Bugs Bunny in una scena del film a lui dedicato, Super Bunny in orbita! (1979)
È intelligente e capace di superare in astuzia chiunque sia ostile con lui, come: Taddeo, Yosemite Sam, Marvin il marziano, Daffy Duck e anche Wile E. Coyote, quando non è alle prese con Beep Beep.
L’ideazione
Bugs Bunny e Michael Jordan in Space Jam (1996)
Bugs Bunny è “nato” nel 1938 a Brooklyn, da molti padri: Ben “Bugs” Hardaway (che ne creò una prima versione nel 1938 per Porcky’s Hare Hunt), Bob Clampett, Tex Avery (che sviluppò la personale definitiva vista dal 1940), Robert Mckimson (il creatore dell’aspetto grafico definitivo), Chuck Jones e Friz Freleng. Il suo doppiatore americano dell’epoca affermò che l’accento utilizzato era un mix tra quello del Bronx e di Brooklyn. In Italia venne chiamato, inizialmente, Bubi Balzello, Lollo Romlicollo o Rosicchio; in seguito venne utilizzato il suo nome originale.
Il debutto
Il debutto ufficiale viene considerato quello in Caccia al coniglio (A Wilson Hare) di Tex Avery, nelle sale il 27 luglio 1940; è qui che Bugs Bunny compare per la prima volta dalla sua tana per chiedere a Taddeo (un cacciatore): «Che succede, amico?».
Bugs e Taddeo in Caccia al coniglio (1940)
Joe Adamson, storico dell’animazione, considera Caccia al Coniglio il primo vero cortometraggio di Bugs Bunny; la data, infatti, venne poi confermata in uno dei primi episodi del The Looney Tunes Show dove, in una discussione tra il coniglio e Daffy Duck, viene detto che il compleanno del coniglio è proprio il 27 luglio.
La fama
Bugs Bunny ha superato guerre, crisi e riprese economiche ed ha attraversato il tempo decenni dopo decenni, ma la sua fama non solo non è calata, ma è cresciuta nel tempo.
Intro di Looney Tunes con Bugs Bunny
Nel 2002, Tv Guide creò una lista dei 50 più grandi personaggi animati di tutti i tempi posizionandolo al primo posto; un giornalista della rivista per Bugs disse queste parole:
«La sua fama non è mai calata. Bugs è il miglior esempio di comicità intelligente americana. Non solo è il più grande personaggio animato, ma è anche il più grande comico. Era ben scritto e disegnato meravigliosamente. Ha appassionato e fatto ridere generazioni: è il migliore».
Il 27 luglio 1986 per la prima volta una band occidentale riuscì ad esibirsi in uno stato del blocco comunista. I Queen sfondarono la cortina di ferro esibendosi a Budapest.
La band
I Queen sono un gruppo rock britannico, formatosi a Londra nel 1970 dall’incontro del cantante e pianista Freddy Mercury con il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor; la formazione storica di è poi stata completata nel 1971 con l’ingresso del bassista John Deacon.
I componenti dei Queen: Brian May, Freddy Mercury, John Deacon e Roger Taylor
La band ha venduto circa 300 milioni di dischi nel mondo. Tra le migliori canzoni del quartetto si ricorda Bohemian Rhapsody, inserita sia da critici che da sondaggi popolari tra le migliori canzoni di tutti i tempi. Uno dei concerti maggiormente conosciuti è stato sicuramente il Live Aid, il 13 luglio 1985; un concerto a scopo benefico verso le popolazioni dell’Etiopia colpite da una grave carestia.
Il Wembley Stadium pieno al Live Aid
Nel 2001 la band è stata inclusa nella Rock and Roll Hall of Famedi Cleveland e, nel 2004, nella UK Music Hall of Fame. Inoltre, i quattro membri della band sono stati ammessi nella Songwriters Hall of Fame.
Il concerto
L’esibizione fu effettuata perché Freddie Mercury voleva esibirsi in un paese dell’Est europeo per misurarsi con un pubblico diverso. Già due anni prima tentarono questa esibizione non ottenendo i permessi dall’URSS, alla cui notizia Freddie disse:
«Le autorità sovietiche pensavano che avremmo corrotto la gioventù o qualcosa del genere».
Una volta ricevuti i permessi, la scelta ricadde sull’Ungheria, in quanto unico Paese che stava conoscendo delle riforme socio-economiche più aperte.
Freddy Mercury in uno dei suoi show
Il concerto avvenne nel Nepstadium di Budapest, seguendo la scaletta delle tappe del Magic Tour: da Tie Your Mother Down a A Kind of Magic, da Under Pressurea I Want to Break Free e poi Impromptu, Bohemian Rhapsody, Hammer To Fall, Radio Gaga,solo per citarne alcune. Più o meno a metà esibizione, la band inglese fece un regalo al pubblico ungherese eseguendo il brano locale Tavaszi Szel Vizet Araszt. Alla fine l’inno nazionale di un Paese occidentale entrò, con fare travolgente e irrefrenabile, in uno stato comunista; infatti, la band inglese concludeva i suoi concerti con God Save the Queen.
Nepstadium di Budapest in preparazione per il concerto
Grazie alla collaborazione tra la Regione Campania e la Fondazione Morra Greco, a Napoli l’educazione si veste di digitale; infatti, nasce un progetto digitale per implementare la funzione educativa dei centri di cultura.
La piattaforma
Il progetto digitale EDI_Global Forum on Education and Integration è stato presentato nella sede della Fondazione; all’evento hanno partecipato, in presenza e in collegamento video, direttori di musei, esperti del settore culturale e del sistema arte di tutto il mondo.
Presentazione del progetto nella sede della Fondazione
La piattaforma sarà attiva da settembre e avrà la funzione di sostenere e implementare la funzione educativa dei vari musei e dei centri di cultura creando un habitat con scambi di pensieri ed esperienze. EDI intende così aprire anche una riflessione su una dimensione nuova della didattica museale digitale, considerando il rapporto tra arte e coesione sociale, e arte e sostenibilità ambientale.
Le parole del presidente della Fondazione
Presidente della Fondazione, Maurizio Mauro Greco
Il presidente della Fondazione Maurizio Morra Greco coglie l’importanza dell’inclusività dell’arte e dei luoghi di cultura con queste parole:
<<Fondamentale il sostegno del presidente De Luca e della Regione Campania che hanno creduto in questo progetto per noi pilastro imprescindibile. Integrazione ed educazione sono, infatti, fondamentali in una società in cambiamento. L’arte serve a costruire qualcosa che ha ragione sociale, collettiva, ampia. Intendiamo così costruire un dialogo che, partendo da Napoli e dalla Campania, arrivi all’estero>>.
I pensieri di Rosanna Romano
Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, Rosanna Romano
Rosanna Romano, direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, ha invece posto particolare attenzione al ruolo dell’educazione:
<<L’educazione è una responsabilità. Chiediamo quindi un atto di corresponsabilità a chi lavora quotidianamente sugli aspetti pedagogici della cultura, che se ben articolati possono generare un reale cambiamento nella società, grazie anche al villaggio globale di persone che condividono la predisposizione di un indirizzo comune nel progetto Global Forum che abbiamo deciso di sostenere>>.
Il 19 luglio il Ministero delle Antichità egiziano ha annunciato due importanti scoperte a circa 13 km a nord-est di Alessandria, nella città sommersa di Heracleion dando la sensazione che l’Antico Egitto torni a galla.
Sito e scoperta
Il relitto di una nave da guerra risalente al Periodo Tolemaico e i resti di un’area funeraria greca datata all’inizio del IV secolo a.C. sono stati scoperti dalla missione archeologica franco-egiziana dell’Istituto Europeo di Archeologia Subacquea (IEASM) al lavoro nella città sommersa di Heracleion, nella baia di Abukir (o Abu Qir).
Cartina del Delta occidentale del Nilo
Heracleion, nota anche come Thonis, era una città dell’antico Egitto situata nel Delta del Nilo, le cui rovine si trovano oggi sommerse nella baia di Abu Qir, a 2,5 km dalla costa. Prima della fondazione di Alessandria nel 331 a.C., Heracleion era stato il principale porto dell’Egitto sul Mediterraneo; la città prosperò in particolare tra il VI ed il IV secolo a.C. quando venne anche ampliato il tempio dedicato a Khonsu, soprattutto dal faraone Nectanebo I (XXX Dinastia) tra il 380 ed il 362 a.C. Nell’antichità, diversi terremoti seguiti da maremoti hanno reso fragile il terreno e fatto crollare una sezione di circa 110 chilometri quadrati del Delta del Nilo, provocando lo sprofondamento delle città di Heracleion e Canopus.
L’imbarcazione
Un archeologo subacqueo mentre esamina l’imbarcazione sommersa
Si ipotizza che l’imbarcazione fosse ormeggiata quando, a causa di un terremoto avvenuto intorno al II secolo a.C., rimase colpita dai resti di un tempio che la fecero affondare; teoria che sarebbe anche confermata dai resti dell’edificio ritrovati nell’area dell’inabissamento.
L’ancora della nave da guerra
Il capo della missione, Frank Goddio, afferma che il ritrovamento di imbarcazioni di questo tipo sono estremamente rare. Secondo gli studi preliminari, la nave sembra che avesse una misurazione di 25 m, con una tecnica costruttiva mista tra le forme greche ed egiziane: il fondo e la chiglia risulta che fossero piatti, particolarmente adatti per la navigazione sul Nilo.
L’area funeraria
Ceramiche che riaffiorano nell’area funeraria
La seconda scoperta, l’area funeraria, è stata annunciata dal capo del Dipartimento Centrale delle Antichità Sommerse, il professor Ehab Fahmy. La necropoli risalente all’inizio del IV secolo a.C. si trova all’imbocco del canale nord-orientale della città; qui sembrano essere sepolti i mercanti greci che si erano stabilizzati nella zona grazie ai permessi faraonici del Periodo Tardo (664 – 332 a.C.). Nonostante le avverse condizioni di ritrovamento, queste rovine sono tuttavia la viva testimonianza della ricchezza che dovevano avere i templi che abbellivano la città.
Il 21 luglio 1969 l’equipaggio dell’Apollo 11 mosse i primi passi sulla Luna, segnando, di fatto, la conquista umana del satellite.
Il lancio dell’Apollo 11 (16 luglio 1969)
Programma Apollo
Il programma Apollo fu un programma spaziale statunitense che portò allo sbarco dei primi uomini sulla Luna; concepito durante la presidenza di Dwight Eisenhower e condotto dalla NASA. Il programma Apollo si svolse tra il1961 e il 1975 e fu il terzo programma spaziale di voli umani (dopo Mercury e Gemini) sviluppato dagli Stati Uniti, lasciando un segno alla “corsa allo spazio”.
Il pianeta Terra immortalato dal suolo lunare
Il corso del programma subì due lunghe sospensioni: la prima, nel 1967, poiché un incendio sulla rampa di lancio di Apollo 1, durante una simulazione, causò la morte degli astronauti Gus Grissom, Edward White e Roger Chaffee; la seconda dopo il viaggio verso la Luna di Apollo 13 nel 1970 durante il quale si verificò un’esplosione sul modulo di servizio che impedì agli astronauti la discesa sul satellite e li costrinse a un rischioso rientro sulla Terra.
Missione Apollo 11
La missione è partita il 16 luglio 1969 dal Kennedy Space Center, in Florida. La navicella era composta da tre parti: un modulo di comando con una cabina pressurizzata per i tre astronauti, un modulo di servizio e un modulo lunare.L’equipaggio era composto dal comandante Neil Armstrong, Michael Collins, pilota del modulo di comando, ed Edwin Aldrin, pilota del modulo lunare.
L’equipaggio dell’Apollo 11: Neil Armstrong, Michael Collins ed Edwin Aldrin
Il razzo raggiunse l’orbita terrestre dodici minuti dopo il lancio: a quel punto, grazie alla manovra “Trans Lunar Injection” (TLI), la navicella entrò in traiettoria verso la Luna. Il 19 luglio, dopo circa tre giorni di viaggio, Apollo 11 passò dietro la Luna e accese il motore in servizio per entrare in orbita lunare. A quel punto compì trenta orbite del satellite per permettere all’equipaggio di studiare al meglio il luogo previsto per il loro atterraggio.
L’allunaggio e i primi passi
Il 20 luglio, alle 12:52, Armstrong e Aldrin salirono a bordo nel modulo lunare e iniziarono i preparativi per la discesa lunare. Cinque ore più tardi si staccarono dal modulo di comando, dove rimase Collins per supervisionare le operazioni. In fase di discesa, gli astronauti si resero conto che il sito previsto per l’allunaggio, il “mare della tranquillità”, era molto più roccioso del previsto, ragione per la quale Armstrong prense il controllo del modulo lunare in modalità semi-automatica nel tentativo di indirizzare la discesa verso un luogo meno sconnesso. Il modulo lunare toccò il suolo del satellite la sera del 20 luglio; in seguito alla stabilizzazione della navicella, gli astronauti si prepararono per la discesa, la quale avvenne circa sei ore dopo l’allunaggio, il 21 luglio.
Il modulo lunare discende nell’orbita sotto i comandi di Armostrong
Il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell’allunaggio, fu Armstrong che, mentre si accinse a fare il primo passo, pronunciò la celebre frase:
«Un piccolo passo per un uomo, un salto da gigante per l’umanità».
La missione sul suolo lunare durò circa due ore, durante la quale piantarono una bandiera degli Stati Uniti e una targa con le firme dei tre astronauti e dell’allora presidente Richard Nixon:
«Qui nel luglio 1969 misero per la prima volta piede sulla Luna uomini venuti dal pianeta Terra, siamo venuti in pace per l’intera umanità».
L’astronauta Edwin Aldrin stante davanti la bandiera degli Stati Uniti
Dopo aver svolto la missione effettuarono l’aggancio tra il modulo lunare e quello di comando, rimasto in orbita, l’equipaggio cominciò le manovre di uscita dall’orbita lunare; il viaggio di ritorno durò 3 giorni e gli astronauti ammararono, il 24 luglio 1969, nell’Oceano Pacifico.
Il 20 luglio del 356 a.C. la città di Pella (la seconda capitale del regno di Macedonia) vide la nascita del Re dei Re, uno dei più celebri conquistatori e strateghi della storia, Alessandro Magno.
Educazione giovanile
Aristotele insegna ad Alessandro, incisione di Charles Laplante in: Louis Figuier, Vie des savants illustres – Savants de l’antiquité (tome 1), Paris, 1866
Figlio del re Filippo II e della regina Olimpiade, fu sempre attirato dalla storia “mitica” su cui ponevano le basi le due famiglie genitoriali (discendenza da Eracle e da Achille). Filippo decise di dare al figlio un’educazione greca scegliendo come maestro il filosofo Aristotele, il quale insegnò al giovane principe le scienze naturali, la medicina, l’arte e la lingua greca.
L’ascesa di Alessandro
Fin da subito Alessandro mostrò le sue abilità di condottiero: difese la macedonia dalla rivolta della tribù tracia dei Maedi nel 340 a.C. e guidò con il padre una spedizione in Grecia nel 338 a.C., dove si scontrarono e vinsero con gli eserciti congiunti di Tebe e Atene; in seguito, discese fino a Corinto dove, nel 337 a.C., costituì una nuova alleanza panellenica con a capo Filippo stesso.
Medaglione raffigurante Filippo II, prodotto dall’imperatore Alessandro Severo
Dopo il rientro a Pella scoppiarono delle tensioni tra Filippo e Alessandro, scaturite dal nuovo matrimonio del re macedone che rischiava di minare la posizione del principe; i dissidi culminarono con un esilio forzato di Alessandro e sua madreper sei mesi, dopo Alessandro ricevette il perdono del padre. Nel 336 a.C. il re venne assassinato, durante una manifestazione pubblica, da una delle sue guardie, Pausania; Alessandro venne subito proclamato re dall’esercito dai dignitari macedoni a soli vent’anni.
Alessandro Magno, III sec. a.C. – Museo Archeologico di Istanbul
Il consolidamento del potere
Alessandro, salito al trono, consolidò il suo potere in patria con l’aiuto del vecchio consigliere del padre Antipatro, eliminando chi poteva contestare la sua posizione. In seguito, pose il suo sguardo sulla penisola ellenica, dove, alla notizia della morte di Filippo, erano scoppiate rivolte a Tebe, Atene e in tutta la Tessaglia. La sua ascesa riportò la Grecia sotto la sfera macedone: fu messo a capo della Lega Ellenica e dell’esercito per la spedizione contro l’impero persiano.
La situazione politica in Grecia nel 336 a.C.
L’impero di Alessandro
Nella primavera del 334 a.C. Alessandro, dopo aver lasciato al fidato Antipatro la reggenza di Macedonia, passò l’Ellesponto alla guida di un grande esercito. Si susseguirono vittorie ed episodi celebri: nei pressi del Granico (vicino al sito di Troia), l’episodio del nodo Gordiano. Uno degli avvenimenti principali di questa spedizione è stata sicuramente la conquista dell’Egitto nel 332 a.C., qui il re macedone venne accolto come liberatore e consacrato a faraone; nel Delta, sulla costa mediterranea, fu costruita la città che porta il suo nome: Alessandria d’Egitto.
Cartiglio di Alessandro Magno nel tempio di Luxor
Ma la battaglia che consegnerà ad Alessandro il titolo di re d’Asia fu quella di Gaugamela del 331 a.C. I macedoni sfidarono in campo aperto le forze persiane e, forti della vittoria, iniziarono l’inseguimento del re persiano Dario, il quale fuggì dalla battaglia; nel corso di questa marcia, che durò alcuni mesi, Alessandro entrò a Babilonia e a Persepoli. Dario venne trovato morto nel corso del 330 a.C. e venne seppellito dal re macedone con tutti gli onori nelle tombe reali.
Le principali battaglie dell’impero macedone
Gli ultimi anni di vita
In seguito a eventi avvenuti tra il 328 ed il 327 a.C., tra cui la scoperta di una congiura a suoi danni, Alessandro decise di effettuare una spedizione in India con lo scetticismo del suo esercito. Qui incontrò diverse difficoltà legate sia ai potentati indiani sia al crescente malcontento tra i suoi ranghi (formati sempre più da soldati asiatici), che spinsero il condottiero macedone a non proseguire oltre, ma a seguire il corso dell’Indo fino alla foce. Questo percorso non fu comunque privo di pericoli; durante l’assedio di Aorno (odierna Pir Sar, Pakistan) una freccia colpì Alessandro, il quale scampò di poco alla morte.
Karl von Piloty, La morte di Alessandro Magno, 1886
Nel 323 a.C., una volta rientrato nel cuore del suo impero, mentre preparava la spedizione in Arabia, morì a Babilonia. Diverse sono le ipotesi legate alla sua morte:
ricaduta della malaria che lo aveva colpito anni prima;
avvelenamento;
tifo;
abuso di alcol con conseguenti danni al fegato;
sindrome di Guillain-Barré, seguita da una febbre intestinale batterica.
Il Museo Archeologico di Arona (NO) sarà affiancato nel percorso di visita da un tour 3D, accessibile a tutti direttamente da casa propria.
Il Museo di Arona
Il Museo Archeologico di Arona è stato inaugurato nel 1997. Al suo interno racchiude la storia dell’insediamento del territorio; conserva reperti che coprono un ampio spettro temporale: dal Neolitico fino al Rinascimento; le ceramiche cinquecentesche sono state rinvenute durante gli scavi per l’ampliamento dell’ospedale cittadino.
Una sala del museo
Il tour virtuale
Per migliorare la fruibilità e, di conseguenza, la conoscenza della storia del territorio, è stato creato un tour tramite la ricostruzione virtuale 3D del Museo.
Spaccato tridimensionale del museo
La possibilità di immergersi all’interno del Museo, navigando dal proprio computer, è stato possibile grazie a Mauro Bonifacio, professionista aronese; il tour è stato progettato tramite il software Matterport.
Ad esempio, è possibile osservare: la planimetria, una riproduzione 3D da cui selezionare i punti da visualizzare, per non parlare della possibilità di scorrere con il cursore la riproduzione fotografica tridimensionale ad alta risoluzione e, quindi, immergersi nelle sale espositive da varie angolazioni.
La prima vetrina con i reperti della Cultura di Golasecca visitabile in tour 3D
Il pensiero dell’assessore alla Cultura di Arona
A proposito di ciò, Chiara Autunno coglie l’opportunità con queste parole:
«Il tour virtuale è un eccellente strumento per “portare” il museo a domicilio e far scoprire, in parte, i reperti che custodisce nella sede di Piazza San Graziano; il fatto che sia frutto del dono di un benefattore della città lo rende ancora più speciale e meritevole di elogio. Il nostro museo è una piccola, ma fondamentale realtà per il nostro territorio e per chi ha sete di conoscenza, e aspetta solo di essere visitato grazie anche alla bravura della conservatrice e delle operatrici museali».
Dopo numerosi restauri, riprendono i dibattiti per la riqualificazione dell’intera area dell’Anfiteatro: il Colosseo potrebbe cambiare look.
La proposta dell’area archeologica
Progetto di riqualificazione e pedonalizzazione di tutta l’area archeologica
Il Dipartimento di Architettura della Sapienza, dopo 40 anni dalla proposta di Raffaella Panella, riapre la questione della risistemazione di tutta l’area archeologica centrale. Questo tema, soprattutto nell’ultimo quarto del secolo scorso, ha impegnato diversi nomi illustri come: Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Leonardo Benevolo, Massimiliano Fuksas, Mario Manieri Elia, Adriano La Regina e Antonio Cederna.
Pianta del progetto dell’area archeologica del Colosseo e dei Fori Imperiali
Gli architetti dell’Università di Roma, grazie all’aiuto di restauratori, soprintendenti, archeologi, storici, museologi, sono riusciti a produrre un progetto concreto, con l’idea di trasformare l’area in un museo diffuso.
Il progetto
L’idea è quella di amalgamare i diversi elementi dell’area: da quelli preesistenti, inserendone di nuovi, destinati al racconto della storia.
Progetto di riqualificazione della piazza antistante all’Anfiteatro Flavio
Il progetto non prevede solo la riqualificazione della valle dell’Anfiteatro e il ridimensionamento di Via dei Fori Imperiali, ma anche il restauro del Palazzo cinquecentesco Silvestri Riveldi e dell’Antiquarium, che racconteranno la storia del Colosseo. Sarà creata anche un’area dove mostrare l’esperienza gladiatoria e la storia dei giochi circensi, recuperando l’area del Ludus Magnum. Per concludere, anche la piazza del Colosseo sarà riconfigurata a partire dal ridisegno della pavimentazione con fondo neutro per lasciare in evidenza le tracce archeologiche.
Sezione di reperti archeologici messi in evidenza
Finalità
Il preside della Facoltà di Architettura della Sapienza, Orazio Carpenzano
L’obbiettivo del progetto, voluto dal preside della Facoltà di Architettura della SapienzaOrazio Carpenzano, è quello di convincere la politica a dare un segnale forte in direzione di una città sempre più fruibile nei confronti di chi vuole conoscere e farsi affascinare dalla storia di Roma. Lo stesso direttore afferma:
«E noi, che svolgemmo un grande ruolo nell’epoca del Grand Tour, potremmo oggi coinvolgerlo in una specie di Globar Tour».
Il tributo annuale viene gestito dalla BMTA (Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico) e Archeo in collaborazione con le testate internazionali, partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).
Il direttore della Borsa, Ugo Picarelli, a Paestum
Ugo Picarelli, direttore della Borsa, e Andreas Steiner, direttore di Archeo, hanno pensato a questa premiazione come un percorso in comune affermando che:
«Le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori».
Il direttore di Archeo, Andreas Steiner, a Vulci
Per questo hanno conferito alla gara valori legati alla divulgazione di scambi di esperienze, dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli.
La finale
Il Premio sarà consegnato venerdì primo ottobre in occasione della XXIII BMTA, in programma a Paestum dal 30 settembre al 3 ottobre 2021, unitamente alla scoperta archeologica vincitrice della sesta edizione del prof. Daniele Morandi Bonacossi (scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dei dell’Antica Mesopotamia), non ancora premiata a causa del posticipo della XXIII edizione non svolta nel novembre 2020.
Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 2 luglio – primo settembre sulla pagina Facebook della Borsa.
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