Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | “Natale a Casa Pascoli”, Messina ricorda gli anni in cui il poeta l’abitò

Io a Messina ci ho passato i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d’armonie della mia vita. Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare.
Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.

Probabilmente la più bella dichiarazione d’amore fatta a questa città, così martoriata nel tempo, così diversa da quell’epoca, nella quale la poesia era di casa (per approfondire clicca qui).

“Natale a Casa Pascoli”

Il 19 Dicembre alle ore 10:00, verrà ricordato lo scrittore e poeta Giovanni Pascoli (clicca qui per approfondire la sua vita). 
Sarà un evento molto particolare con la partecipazione speciale del sindaco di Messina Cateno De Luca e del bravissimo Geri Villaroel. Siete invitati a partecipare perché sarà un evento unico e importante per Messina. “Natale a Casa Pascoli”, a Largo Risorgimento, Palazzo Sturiale, il 19 Dicembre alle 10:00! Iniziamo a ricordare e celebrare quanto Messina era grande! Ritorniamo ad esserlo. Questo l’annuncio apparso sulla bacheca Facebook dell’assessore alla cultura Vincenzo Caruso, il quale accoglie l’iniziativa e le parole dell’immancabile Architetto Nino Principato.

La locandina dell’evento

 

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LOMBARDIA | La Tomba della Cà Morta: analogie e differenze con la Tomba di Vix

LA TOMBA DELLA CA’ MORTA

La Tomba del Carro della Ca’ Morta è un monumento funerario di una principessa rinvenuto, per caso, a Como,  nel 1928.  La sepoltura è una delle più ricche rinvenute in città.

Vennero trovati diversi reperti facenti parte del corredo personale della principessa, tra cui una kylix attica a figure rosse, importante per datare la sepoltura, uno stamnos in bronzo, fibule ad arco composito e a sanguisuga, anelli in bronzo ed armille; tuttavia, il più maestoso di questi ritrovamenti è, senza dubbio,  un carro a ruote dentate.

Il carro da parata, a quattro ruote, presenta un pianale sopraelevato, decorato da ricchi elementi in bronzo. Il veicolo era agganciato a una pariglia di cavalli tramite una stanga che si collegava all’asse delle ruote anteriori.

LA TOMBA DI VIX

La tomba di Vix è il sepolcro di una principessa di origine celtica risalente alla fine del VI secolo a.C.

La tomba venne scoperta nel 1953 dall’archeologo Maurice Moisson, a Vix, in Borgogna.

La camera funeraria, dalle misure di circa 3×3 metri, era foderata da assi di legno e coperta da un tumulo di pietre e terra. Il corpo della principessa  era stato adagiato sul cassone di un carro e coperto da un panno, decorato con motivi rossi e blu, di cui sono stati recuperati scarsissimi resti.

Il carro da parata a quattro ruote era stato smontato e le ruote erano deposte ordinatamente su un lato della camera sepolcrale. Il carro presentava un pianale in legno, ornato da elementi in bronzo e parti di rinforzo metalliche su cerchioni, raggi, assi e mozzi delle ruote.

La deposizione di carri all’interno delle sepolture è una tradizione antichissima, che affonda le sue radici nell’età del Bronzo, epoca in cui essi erano associati ad armi e vasellame in lamina bronzea. 

ANALOGIE E DIFFERENZE

Il carro della Ca’ Morta trova precisi confronti con la tomba di Vix.

Entrambe sono tombe femminili di individui di alto rango, con un ruolo importante all’interno della società: molto probabilmente, si trattava di sacerdotesse; entrambe le tombe presentano un ricco corredo con numerosi oggetti di ornamento, diversi recipienti in lamina bronzea e in ceramica, legati al rituale del simposio aristocratico, e un ricco carro da parata a quattro ruote in legno e metallo; inoltre, le due sepolture sono separate tra loro da un intervallo cronologico di qualche decennio, ma si collocano entrambe nel momento di maggiore fioritura dei commerci tra mondo mediterraneo e mondo celtico, quando nell’Europa continentale le aristocrazie hallstattiane raggiungono l’apice del proprio potere mentre, al di qua delle Alpi, la cultura di Golasecca perviene alla sua massima fioritura.
Non ci deve, perciò, sorprendere il ritrovamento di così tanti elementi in comune tra due sepolture – quella di Vix ad inumazione e quella di Como ad incinerazione, secondo i rispettivi costumi funerari delle due civiltà – separate da circa 400 km di distanza e dalla maggiore catena montuosa dell’Europa: le Alpi.

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ILLUSTRI MESSINESI | Francesco Maurolico, una stella messinese

Francesco Maurolico nasce a Messina il 16 settembre 1494. La sua famiglia, di origine greca (rifugiatasi a Messina per sfuggire alle invasioni turche), sin da subito gli impartisce un’educazione solida, ampliata e arricchita successivamente da Faraone, un colto e influente sacerdote messinese.

Influenzato, quindi, dall’ambiente clericale, nel 1521 Francesco Maurolico prende i voti e viene ordinato sacerdote. Nel 1550 entra nell’Ordine benedettino,  si fa monaco nel Monastero di  Santa Maria del Parto a  Castelbuono. Viene consacrato, dopo due anni, Abate nella Cattedrale S. Nicolò di Messina. Nel 1548, complice il fervore degli anni precedenti, che portarono Messina ad essere una fiorente città, venne istituita l’Università degli Studi, nella quale lo stesso Maurolico insegnò matematica.

Francesco Maurolico

Ampia e profonda infatti fu la sua mole di studi, che lo formò e rese dotto in numerose arti, portandogli fama e riconoscimenti  in svariati campi, come matematico, astronomo, architetto, storico e scienziato. Intuì e sviluppò il principio di induzione matematica, studiò metodi per la misurazione della Terra, fornì le carte geografiche alla flotta cristiana in partenza dal porto di Messina per la Battaglia di Lepanto.

 Numerose poi le sue collaborazioni; per citarne una, quella con lo scultore Giovanni Angelo Montorsoli nella creazione di due delle più belle fontane monumentali del Cinquecento (quella di Orione e quella del Nettuno), fornendo i distici latini incisi su entrambi i monumenti e realizzando, probabilmente, gran parte della complessa iconografia neoplatonico-alchemica della fonte d’Orione.

Così Vasta fu la sua ricerca in molte discipline scientifiche, che lo portò alla creazione di una serie corposa di opere manoscritte e pubblicazioni a stampa, tra cui ricordiamo alcune tra le più celebri, come “Photismi de lumine et umbra”  tratta della rifrazione e della determinazione del fuoco di una lente proponendo una spiegazione del fenomeno dell’arcobaleno, “Arithmeticorum libri duo” nel quale tratta  l’uso sistematico di lettere al posto dei numeri con un primo esempio di ragionamento fondato sull’uso del  “principio di induzione totale” ed infine, non per importanza, “Opuscola mathematica” opera contenente il calcolo del baricentro di diversi corpi (piramide, paraboloide ecc).

Muore a Messina il 22 luglio 1575 e viene sepolto nella Chiesa di San Giovanni di Malta a Messina. Sempre a nella città peloritana,sono stati nominati in suo onore il Liceo Ginnasio Statale F. Maurolico e la piazza antistante al tribunale della città.  

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CULTORES ARTIUM | La Regina Camilla tra passato e futuro

Camilla, leggendaria Regina dei Volsci, è una giovane donna forte e coraggiosa. La sua storia inizia con la fuga di suo padre, il Re dei Volsci Metabo, che la porta con sé ancora in fasce, allontanandosi dalla città di Privernum, poiché la sua tirannia aveva scatenato l’ira del popolo.

La Regina Camilla

Giunto sulla riva del fiume Amaseno, gonfio e in piena a causa degli abbondanti rovesci,  impossibile da attraversare con la piccola Camilla in braccio, Metabo si vede costretto ad agire, pur di salvarsi. Invoca, quindi, Diana, dea della caccia, alla quale consacrerà Camilla, prende la piccola e la avvolge in una corteccia di albero, fissandola alla sua lancia, e la scaglia verso la sponda opposta del fiume.

Metabo salva la vita della figlia e può, finalmente, raggiungerla a nuoto. 

Camilla viene allevata dal fiero papà nei lussureggianti boschi della vallata, in luoghi àsperi e inaccessibili.

Lei crescerà come una guerriera coraggiosa, nutrita con latte di cavalla, vestita di pelli di animali selvaggi e addestrata fin dai primi anni di vita.

Le viene insegnato a tirare con l’arco e a cavalcare veloce tra i suoi boschi, fino a diventare più abile di molti uomini guerrieri.

Inoltre, pur essendo di una bellezza disarmante e avendo molti corteggiatori, sembra, però, trarre piacere soltanto dalle sue armi.

Diventa oggetto di ammirazione da parte di donne e uomini e, per questo, le viene richiesto di diventare la regina della sua gente.

Una volta divenuta sovrana, sostiene in battaglia le popolazioni del Lazio meridionale, per difendere la sua terra e quelle limitrofe dall’assalto di Enea, che era fuggito dalla città di Troia in fiamme.

Proprio durante una simile circostanza, Camilla muore per mano di Arunte, un astuto e veloce guerriero troiano, che la ferisce mortalmente a tradimento.

Tale personaggio viene citato nel libro IX dell’Eneide e nel canto I dell’Inferno di Dante, nel quale è Virgilio che la menziona insieme ad altri personaggi del poema (nello specifico Eurialo, Turno e Niso, nel suo secondo monologo) per spiegare al protagonista quale sarà il percorso che dovrà seguire.

Camilla, inoltre, appare anche personificata al fianco della regina delle Amazzoni Pentesilea nel canto IV nel nobile castello degli Spiriti Magni.

Anche Boccaccio la include nel suo “De mulieribus claris”.

Camilla rappresenta per tutto il popolo del basso Lazio un esempio di forza e coraggio, essendo tanto determinata e innamorata della sua terra al punto di sacrificarsi per difenderla. Perciò è stato scelto di renderle omaggio con un progetto che possa valorizzare e difendere le terre dove la regina dei Volsci è cresciuta e per cui ha lottato.

IL CAMMINO DELLA REGINA CAMILLA

Il Cammino della Regina Camilla è un progetto partecipativo per la creazione di opportunità di turismo lento nella valle dell’Amaseno.

L’idea nasce alcuni anni fa all’interno di un progetto di ricerca condotto e seguito dalla Dott.ssa  Sara Carallo, ricercatrice dell’Università Roma Tre che ha portato alla realizzazione di un portale web dedicato alla Valle del fiume Amaseno (www.valledellamaseno.it).

È proprio dall’esperienza di incontro di questi luoghi e delle sue comunità che questa idea ha iniziato a farsi strada nel cuore delle persone e a trasformarsi in un progetto originale e ambizioso, che ha l’obiettivo di promuovere e rendere fruibile il patrimonio materiale ed immateriale della Valle dell’Amaseno.

Il progetto del Cammino della regina Camilla vede attualmente il coinvolgimento e l’adesione del gruppo di ricerca “Terre Alte” del Club Alpino Italiano (sezioni di Frosinone, Sora, Cassino, San Donato Val Comino), di “A piedi liberi” e “Cultores Artium” (come gruppo di coordinamento), insieme alla XIII Comunità Montana Lepini-Ausoni, la Compagnia Dei Lepini e a numerose associazioni locali e liberi cittadini della Valle.

Appuntamenti da non perdere

Nelle date del 21 e 22 Dicembre prossimo, avrà luogo il primo evento dedicato a questo progetto che prevede due bellissimi appuntamenti a cui SIETE TUTTI INVITATI!

Cammino della Regina Camilla _ 21 e 22 dicembre 2019

La prima giornata, del 21 Dicembre, avrà il seguente programma:

Avrà luogo la presentazione del progetto per la costruzione del Cammino della regina Camilla, un “cammino sociale” di circa 130 chilometri, suddiviso in diverse tappe, che attraversa tutti i borghi della Valle dell’Amaseno, un territorio straordinario dal punto di vista culturale e naturalistico, situato nel Lazio meridionale tra le province di Latina e di Frosinone.

Dopo i saluti istituzionali, si svolgerà la presentazione del progetto a cura del Gruppo di Coordinamento.

A seguire interverranno:

  • Simone Frignani _ “costruttore di cammini” di grande successo in Italia (come la “Via degli Dei”, il “Cammino di San Benedetto”, “Italia Coast to Coast”) che ci racconterà come si costruisce un cammino e quali sono le ricadute sui territori.
  • Paolo Piacentini _ esperto di cammini del MiBACT.
  • Francesco Senatore _ FederTrek Escursionismo e Ambiente che ci parlerà dell’esperienza del Cammino nelle Terre Mutate.

Alle ore 17.00 si terrà, presso l’Abbazia di Fossanova, la messa di natalizia presieduta dal Vescovo di Latina con il tradizionale scambio di Auguri tra i Sindaci dei Comuni Lepini.

Nella giornata del 22 dicembre invece il programma prevede:

Inaugurazione della prima tappa del Cammino della Regina Camilla:

da Fossanova fino a Priverno.

L’itinerario attraversa la bassa Valle dell’Amaseno e coincide, in parte, con uno dei più noti e importanti pellegrinaggi religiosi: la Via Francigena Del Sud.

Lungo il suo percorso è possibile, ancora oggi, rinvenire numerosi resti archeologici di abitati del paleolitico, ruderi di ville, cisterne romane e tracce dell’antica città di Privernum; elementi tangibili e intangibili che hanno contribuito a delineare la storia sociale ed economica del territorio.

L’appuntamento è previsto per le ore 8:30, presso la stazione ferroviaria Priverno-Fossanova, per consentire una mobilità sostenibile a coloro che vogliono fare a meno di utilizzare l’automobile.

Dalla stazione, dopo pochi chilometri, incontreremo la meravigliosa e imponente Abbazia di Fossanova, tra i primi esempi di arte gotico-cistercense d’Italia.

L’itinerario procede lungo l’argine del fiume Amaseno che, in quest’area, abbandona la sua caratteristica fisionomia selvaggia e impetuosa per somigliare a un regolare canale di bonifica, circondato da strade interpoderali a maglia regolare e da campi agricoli.

In quest’occasione, saranno nostri ospiti alcuni rappresentanti del progetto di Contratto di Fiume Amaseno – XIII Comunità Montana, che ci racconteranno delle attività che stanno svolgendo per riqualificare il corso d’acqua.

Lungo il percorso, incontreremo alcuni resti archeologici simbolo della storia della Valle, come alcuni mulini ad acqua e torri difensive, tra cui l’imponente torre della Sassa, ubicata su un grande massiccio calcareo.

Il paesaggio circostante è contraddistinto da terrazzamenti di uliveti che si estendono sui ripidi e scoscesi crinali dei Monti Ausoni e cingono l’abitato di Sonnino sul colle Sant’Angelo.

L’itinerario termina nella meravigliosa piazza del centro storico di Priverno, una delle più belle d’Italia, con la splendida Cattedrale di Santa Maria Assunta che la domina dall’alto di una scalinata, anticipata da un pregevole portico a tre arcate eleganti, con influssi cistercensi, e il Museo Archeologico, luogo chiave per comprendere la storia del territorio.

L’evento è a numero chiuso con prenotazione obbligatoria entro venerdì 20 Dicembre per tutte le informazioni necessarie e per prenotare potete consultare il numero telefonico e la mail di seguito riportata:

Telefono: 3496480272  __ Mail: camminoreginacamilla@gmail.com

 

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ARCHITETTURA | I luoghi di culto nel Rinascimento

Altro modello, oggetto di interpretazione della cultura rinascimentale, fu rappresentato dal luogo di culto. Sulle chiese infatti si sperimentarono, in ordine all’applicazione dei nuovi stilemi, le forme geometriche elementari e la pianta centrale.

In tale ambito, tra i più illustri architetti dell’epoca, spicca la figura di Filippo Brunelleschi. Costui fu rinomato per gli studi che condusse riguardo la prospettiva, per non parlare dell’approntamento della cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore realizzata qualche tempo prima da Arnolfo di Cambio.

La cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze.

A tale eccezionalità di intervento fecero seguito altre opere mirabili, ascrivibili allo stesso, quali: la Sagrestia Vecchia, la Cappella dei Pazzi e la Rotonda di Santa Maria degli Angeli.

Sempre in tema di pianta centrale ricordiamo il tempietto di San Pietro in Montorio in Roma ad opera del Bramante il quale, in codesta opera, volle esprimere una nuova concezione di tale impostazione di derivazione classica.

L’opera che forse più di tutti ha rappresentato il mondo della cristianità, sempre ascrivibile al Bramante, fu la basilica di San Pietro in Vaticato, ove l’artista si è cimentato nel suo disegno originario concependolo come un imponente complesso a croce greca dominato al centro da una gigantesca cupola semisferica.

San Pietro, Roma.

Riguardo all’utilizzo della pianta a croce latina, il Brunelleschi ideò le chiese fiorentine di San Lorenzo e Santo Spirito; sulla scia di tale modello ricordiamo: la basilica di Sant’Andrea a Mantova di Leon Battista Alberti e le chiese veneziane del Redentore e di San Giorgio Maggiore di Andrea Palladio.

Riguardo le facciate, si riscoprirono i motivi decorativi dell’antichità quali: i pronai, i frontoni e gli archi trionfali; tra gli esempi più insigni ricordiamo: le facciate di Santa Maria del popolo a Roma e Santa Maria Novella a Firenze disegnata dall’Alberti.

   

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NEWS | Arriva ad Agrigento la mostra fotografica su Sciascia

Arriva ad Agrigento, alla FAM Gallery di via Atenea, questa bellissima
mostra fotografica su Sciascia a cura di Angelo Pitrone.
S’inaugura domenica 15 dicembre e, per l’occasione, verrà presentato il
catalogo con due interessantissimi scritti di Salvatore Ferlita e Nino De
Vita, quest’ultimo amico di Sciascia, che consegnerà alcuni personali
ricordi. 

La mostra è visitabile tutti i giorni, dalle 17 alle 20, ingresso libero. Chiusi 25 dicembre e 1 gennaio.

In mostra sono venticinque ritratti che Angelo Pitrone, allora trentenne,
scattò – timidamente e prodigiosamente – a Sciascia tra gli anni 1985 e
1989, anno della sua scomparsa. Un incontro che Pitrone, a distanza di
trent’anni, ricorda ancora per quell’atmosfera così semplice e diretta che
si riserva a un giovane familiare: lui, trentenne, fotografo alle prese con
la “scrittura della luce” dinanzi al “maestro elementare di Racalmuto”
(così lo presentò Italo Calvino nel 1954) che nel 1985 era già lo Sciascia
intellettuale temuto benché controcorrente: corteggiato dalla politica,
acclamato autore di romanzi e testi teatrali e lucidissima coscienza
critica in una stagione pigra e ripetitiva del Paese e della sua stessa
isola.

Scrive Ferlita in catalogo: “Sono almeno quattro i Leonardo Sciascia che da
questi scatti di Angelo Pitrone si affacciano (la breve fenomenologia che
segue, sia chiaro, si basa su un’intuizione del grande Roland Barthes):
quello che Sciascia credeva di essere; quello che avrebbe voluto si
credesse egli fosse; quello che Pitrone credeva Sciascia fosse e quello di
cui il fotografo si serviva per mostrare la sua arte”.

Le foto, per lo più inedite, sono realizzate tra il 1985 e il 1988, nella
casa di Sciascia alla Noce, nella campagna di Racalmuto, a Grotte e
Agrigento. Spesso sono immagini private scattate durante l’estate in
villeggiatura o in occasione di eventi culturali quali l’Efebo d’oro ad
Agrigento o il Premio Racalmare di Grotte o l’inaugurazione di una mostra
al Centro Culturale Pasolini di Agrigento. Spiega Pitrone: “Insieme ad una
serie di ritratti dichiarati, in cui Leonardo Sciascia posa nella sua
residenza di campagna, ci sono immagini di Leonardo con personaggi e amici,
dal fotografo Ferdinando Scianna allo scrittore Manuel Puig, dall’attore
Turi Ferro al regista Francesco Rosi, dallo scrittore Matteo Collura
all’arciprete di Racalmuto Padre Puma”.

Dei silenzi abissali e gravidi di pensiero che un incontro con Sciascia
poteva riservare, parla l’amico, il poeta De Vita: “Andavo spesso a
prendere Sciascia, con la mia macchina, in via Scaduto. Suonavo il
citofono. Sciascia mi invitava a salire, a volte diceva che subito sarebbe
sceso.  Quando, dopo esserci salutati, prendeva posto accanto a me, io
avevo già tutto chiaro: erano accenni di sorriso, parole smozzicate, era il
modo di posizionarsi sul sedile, il suo rannicchiarsi, a volte, come preso
da una sofferenza. Avremmo conversato o ci sarebbe stato – e poteva anche
accadere per tutto intero il viaggio – il silenzio”.

Dagli scatti di Pitrone affiora, corrugato e diretto, lo sguardo indagatore
di Sciascia: “Immaginiamo – scrive Ferlita – che per un attimo lo scrittore
di Racalmuto possa trovarsi davanti a queste effigi, ignoto a se stesso: di
certo si riconoscerebbe, leggerebbe i segni dell’anima prendere forma nelle
rughe del suo volto. Il volto di uno scrittore segnato da una certa
malinconia, che stava tra l’inquietudine e la mestizia…”

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PIEMONTE | Il complesso fortificato di Monasterolo Casotto

Sabato 14 dicembre saranno presentati al pubblico gli interventi di restauro e valorizzazione attuati presso la torre e gli edifici medioevali di Monasterolo Casotto, in provincia di Cuneo.

Le fonti bibliografiche e documentarie inerenti al sito sono piuttosto scarse e si limitano all’attribuzione del castello al sistema difensivo del marchesato di Ceva (XII-XIII sec.). Dopo un periodo in mano ai Francesi e in seguito alla sua parziale distruzione, il complesso risulta ancora abitato nel XVII – XVIII secolo, come dimostrano le ristrutturazioni di alcuni edifici e la menzione del 1765 di Tommaso di Antiforte come ultimo signore del castello. 

Gli scavi archeologici sono avvenuti tra il 2014 e il 2015, in occasione di un intervento di ristrutturazione e messa in sicurezza dei muri ancora conservati.

In particolare, è stato individuato un sentiero fiancheggiato da alcune strutture murarie di contenimento che, probabilmente, rappresentavano l’accesso al castello. Altri muri sono stati portati alla luce nella zona a ridosso delle fortificazioni.

Dal 2015 è stata avviata una campagna intensiva di ripulitura e documentazione di muri ancora conservati. Quest’operazione permette agli archeologi di approntare una cronologia relativa delle strutture e di evidenziare eventuali interventi di restauro o modifiche avvenute in seguito alla prima costruzione del sito. 

Si è, così, potuto rilevare che il nucleo principale del sito, costituito da una torre in pietra, alla quale si affiancano alcune strutture, forse utilizzate come abitazioni, si trovava nella parte più alta del rilievo. Il sito stesso è, poi, circondato in parte da un muro protettivo, costruito in periodi diversi e con tecniche differenti.

Sabato 14 dicembre il complesso verrà aperto al pubblico. I responsabili del progetto d’indagine illustreranno agli interessati le scoperte fatte e gli interventi futuri.

Per saperne di più:

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MITI | Eco e Narciso, il dolore di un amore non corrisposto

Narciso, figlio della naiade Liriope e del dio fluviale Cefiso, sin dalla nascita fu di proverbiale bellezza. Un giorno, sua madre interrogò Tiresia, per sapere se il suo bambino avrebbe avuto una lunga vita. Il cieco indovino rispose di sì, a condizione che non conoscesse se stesso.

Una volta diventato adulto, le sue sorti si intrecciarono con quelle della ninfa Eco che, di molte parole, poteva ripetere solo le ultime. Tale condizione era il castigo di Era, dalla stessa Eco più volte ingannata: assai spesso, infatti, la dea avrebbe potuto sorprendere il marito Zeus amoreggiare sui monti con altre ninfe, ma lei, astutamente, tratteneva la sposa celeste con lunghi discorsi, aspettando che le compagne fuggissero. Quando, tuttavia, Era si accorse del tranello, punì proprio la lingua che a lungo la aveva imbrogliata: da quel momento, Eco non poté parlare, ma soltanto ripetere le ultime parole udite.

Un giorno, vagando per la campagna, la ninfa si imbatté in Narciso, bello come un dio, e cominciò a seguitarne i passi: più gli si avvicinava, più si accendeva d’amore. Data la sua condanna, tuttavia, non riusciva a chiamarlo. Aspettò che lui stesso proferisse parola: “Qualcuno c’è?” “C’è”, aveva risposto Eco. Il giovane, stupito, si guardò intorno, ma non vide nessuno:
“Vieni!”
“Vieni!”
“Perché mi fuggi?”  
“Perché mi fuggi?”
“Incontriamoci qui!”
“Incontriamoci qui!”
Traboccante di gioia per l’invito, Eco uscì dalla selva in cui si nascondeva e gettò le braccia al collo del suo amore. Narciso, tuttavia, ebbe subito in orrore la ninfa e, malamente respintala, fuggì, esclamando: “Toglimi le mani di dosso! Che io muoia, prima che tu possa possedermi!”. Eco, col cuore spezzato, schiava del suo antico castigo, poté rispondere soltanto “Che tu possa possedermi.”. Da quel momento, vive in solitari recessi, nascondendo, per la vergogna, il viso tra le foglie. L’amore, suo malgrado, continuò a crescere, alimentato dal dolore del rifiuto, fino a consumare le sue carni: le rimasero solo la voce, che in eterno ripete ciò che sente, e le ossa, che divennero pietre.

Narciso, crudele di bellezza, aveva disprezzato l’amore anche di altre ninfe e di altri giovani; tra questi, infatti, uno lo maledisse, augurandogli un’uguale passione non corrisposta, così da poter sperimentare la sofferenza che lui stesso generava nel prossimo. Tale preghiera fu esaudita da Nemesi, che volle punire il tracotante ragazzo. Un giorno, egli giunse presso una fonte incontaminata e, stanco per la caccia, vi si avvicinò per ristorarsi. Un fulmine, improvvisamente, squarciò il suo cuore: bevendo, si innamorò perdutamente del riflesso di sé, proiettato sull’argentea superficie, credendo, tuttavia, di avere, davanti agli occhi, un corpo, e non un’ombra: contemplava, ardente di desiderio, i suoi occhi, le sue chiome, le sue gote, le sue labbra; ammirava ed era ammirato. Cercava, invano, di baciare e abbracciare la sua immagine, ma i suoi tentativi si perdevano nell’acqua. Disperato, si lasciò morire, mentre sognava di amare se stesso. Il suo corpo si tramutò in un fiore giallo oro al centro, con una corolla di petali bianchi. Si narra che la sua anima, attraversando lo Stige, per raggiungere il regno dei morti, si affacciò dalla barca di Caronte per specchiarsi nelle acque del fiume, nella vana speranza di rivedere se stesso, il suo più grande amore.

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CULTORES ARTIUM | Privernum, l’antica capitale dei Volsci

Priverno è una piccola cittadina del Lazio, in  provincia di Latina, collocata al centro della valle dell’Amaseno.

Oggi è la sede della XIII Comunità Montana, ma, nel IV secolo a. C., era un potente centro Volsco.

La storia

Privernum, capitale dei popoli Volsci, fieri avversari dei romani, ha una storia molto antica.

La leggenda vuole che essa sia stata fondata dal re Metabo, padre della regina Camilla, la leggendaria regina guerriera, caduta in battaglia per difendere la libertà dei popoli italici e, quindi, della sua terra.

A seguito di lunghe lotte, però, la città passò sotto il controllo dei Romani che, una volta conquistatala (nel 329 a.C.), la distrussero completamente, ricostruendo, successivamente, il nuovo abitato nella piana di Mezzagosto, dando così origine alla Privernum romana.

I lavori per la costruzione della Privernum romana sono datati intorno al 161 a.C., grazie alle mura, ancora oggi visibili.

Vennero costruiti un acquedotto, delle fognature e persino una diga, sul fiume Amaseno, che permetteva, così, l’irrigazione dei campi e l’uso civile.

Con la caduta dell’Impero romano, le colonie attraversarono periodi di profonda crisi e analoga sorte toccò a Privernum: da città ricca e ambita, si trasformò in un punto di sosta, presso cui ristorarsi, prima di proseguire il cammino.

Nel IX secolo, Privernum cessò di esistere a causa delle invasioni barbariche e , in seguito, venne totalmente distrutta dai Saraceni. I cittadini abbandonarono, quindi, l’antica Privernum e fondarono nuovi centri sui colli e monti circostanti:  Priverno sul Colle Rosso, Sonnino, Roccasecca, Maenza e Roccagorga.

Fino alla presa di Roma, Priverno era sotto il dominio dello Stato Pontificio; mantenne tale condizione fino al 1870, quando entrò a far parte del circondario di Frosinone, abolito, tuttavia, nel 1927.

Dal 1946, anno della fondazione di Latina, appartiene alla provincia omonima.

Cosa vedere a Priverno

Priverno conserva un centro storico ancora in parte medievale, diviso in due parti dall’asse principale di Via Consolare.

Molto bella è Piazza Giovanni XXIII, che è impreziosita dai palazzi nobiliari e dai monumenti che l’abbracciano: è il caso, ad esempio, del Palazzo Comunale (del XIII sec.) e della Cattedrale di Santa Maria Annunziata (X-XI secc.).

Quest’ultima è caratterizzata da una facciata romanica e, al suo interno, è possibile ammirare molte opere d’arte.

Da visitare sono anche la Chiesa di San Giovanni Evangelista (IX-X secc.) e le chiese di Sant’Antonio Abate (XIV-XV sec., con all’interno notevoli affreschi) e di San Benedetto (IX-X sec., con affreschi duecenteschi).

A pochi chilometri dal centro abitato, invece, si può visitare la bellissima abbazia di Fossanova (1187-1208).

Abbazia di Fossanova _ foto a cura della pagina Facebook “Valle dell’Amaseno”

Si tratta di un primo esempio di stile gotico cistercense italiano. Al suo interno, è possibile ammirare la tomba celebrativa del Dottore della Chiesa San Tommaso d’Aquino, morto nell’abbazia nel 1274, le cui spoglie, invece, riposano a Tolosa.

Il Castello di San Martino è una dimora rinascimentale, che si trova in uno splendido parco. Oggi ospita l’interessante Museo per la Matematica (“Il giardino di Archimede”) e il centro di educazione ambientale.

L’area archeologica di Privernum, situata in località Mezzagosto, a poca distanza dalla stessa Priverno, conserva imponenti scorci della Privernum romana. Al suo interno, è possibile visitare le domus romane, che conservano ancora la bellissima pavimentazione a mosaico, con i più svariati decori e intrecci geometrici.

Visibili sono anche i resti imponenti di un teatro con una grande piazza porticata alle sue spalle e un edificio termale costruito, dopo il II secolo d.C., sulle strutture abbandonate di una domus.

Area Archeologica di Privernum _ foto a cura della ProLoco di Priverno

Scavi recenti hanno anche riportato alla luce quella che era la fase altomedievale della città.

Nell’Area Archeologica, inoltre, è possibile, grazie a un settore ben attrezzato, partecipare ai laboratori didattici incentrati sul tema della ricerca archeologica.

 

Eventi da non perdere

Palio del Tributo:

il Palio del Tributo rievoca i fatti risalenti al XIV- XV secolo, quando i castelli dei paesi vicini pagavano un tributo a Priverno poiché centro politico e amministrativo. Si svolge solitamente durante la prima settimana di luglio e ha già superato le venti edizioni.

Festa Medievale:
il bellissimo borgo di Fossanova, nei giorni dell’undici, dodici e tredici agosto, si trasforma e torna ai fasti del suo periodo medievale. Ogni strada del borgo ospita spettacoli di danza, giullari e mestieranti dell’epoca: la festa attira i turisti di tutta Italia.

Sagra Falia e Broccoletti:

la manifestazione è dedicata a due prodotti tipici di Priverno: la falia, un pane dalla forma allungata, che viene preparato con acqua, farina, lievito naturale e olio di oliva, e i broccoletti, verdura tipica di zona.

Curiosità

Priverno è stata scelta come location del videoclip “Piccola Anima” di Elisa ed Ermal Meta; le scene sono state girate tra i vicoli medievali della città e nella centralissima piazza sovrastata dalla cattedrale di San Giovanni e dalla scalinata che porta alla chiesa. Di seguito, il link del videoclip:

( https://www.youtube.com/watch?v=JaB1wdm9pTo )