Autore: Redazione ArcheoMe

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IL MARE | La Zona Falcata, aspetti biologici e naturali

 

Conformazione del suolo marino

La Zona Falcata, conosciuta come il porto naturale di Messina, si è formata, nel corso di decine di migliaia di anni, in seguito a strutturazioni geomorfologiche. Il sottosuolo è formato da rocce sedimentarie, risalenti a circa 900 mila anni fa.
Questa struttura rocciosa fa parte di un blocco creatosi durante l’Olocene e parzialmente emergente dal fondale marino. Tale sistema ha costituito una barriera naturale per i detriti alluvionali trasportati, nel corso dei millenni, dalle fiumare del soprastante sistema montuoso dell’isola.
Le forti correnti marine hanno portato, nel corso del tempo, a modellare i sedimenti alluvionali, dando vita all’attuale fondale marino del messinese e dell’area falcata.

 

I mari della Zona Falcata

La Zona Falcata si trova situata lungo la costa della città di Messina, principalmente antistante lo stretto di Messina. La sua principale caratteristica è data dall’incontro dei due mari, Tirreno e Ionio, che avviene tramite un meccanismo di mescolamento alquanto singolare: quando il Mar Tirreno presenta una netta depressone di bassa marea il  Mar Ionio, a sua volta, presenta un’alta marea; in questo modo si viene a creare un dislivello, che porta al riversamento delle correnti di uno in quelle dell’altro.
Le temperature, le correnti e la biodiversità marina rappresentano una netta particolarità della zona in questione.

Le correnti

Le correnti che si ritrovano lungo il braccio di mare davanti la Zona Falcata appartengono a entrambi i mari Tirreno e Ionio. Questi, incontrandosi, portano a due tipologie di riversamenti delle acque, una “scendente” e una “montante. Quando si crea la corrente scendente, le acque tirreniche, con una minore densità, quindi più leggere, scorrono in quelle ioniche a maggiore densità; le due correnti, unite, continuano il loro percorso  verso sud.Mentre con la corrente montante, le pesanti acque ioniche affondando nelle più leggere tirreniche, portando quindi a un movimento che va da Nord a Sud.

Le specie marine della Zona Falcata

Proprio tale zona è riconosciuta come uno dei principali casi di studio e monitoraggio per quel che riguarda la Biodiversità marina. I fondali scoscesi, rocciosi, sabbiosi e non conformi a una semplice zona costiera fanno si che pesci e piante marine (comprese le alghe) trovino qui un habitat a loro affine.
Ciò ha fatto si che lo Stretto di Messina fosse considerato un punto fondamentale per lo studio delle migrazioni riproduttive, di passaggio o di stazionamento. Negli ultimi 30 anni, infatti, grazie alle sue peculiarità, lo Stretto è stato interessato da un notevole aumento delle specie marine.Tra le specie vegetali dette stazionarie abbiamo la Posidonia Caulerpa: una pianta marina che ha colonizzato gran parte delle coste siciliane, principalmente quelle limitrofe alla Zona Falcata.

Il fondale particolarmente roccioso di queste acque funge da resistente ancoraggio per un’altra specie: la notoria Pinna Nobilis, volgarmente conosciuta come Cozza Imperiale. Si tratta di un bivalve di grosse dimensioni molto frequente lungo le coste siciliane dello stretto. 
Altre tipologie di alghe marine riscontrano, in questo fondale roccioso, caratteristiche fisiche e biologiche essenziali per far si che il loro ciclo vitale abbia luogo. Tra le specie animali si ha una varietà enorme, dai grossi pesci pelagici (pesce spada,  aguglia imperiale, grossi mammiferi, squali ecc.), specie che vivono principalmente in mare aperto, a specie definite autoctone. Queste ultime sono così chiamate perché da millenni ormai si sono insediate in queste acque, facendolo divenire il loro principale habitat di vita.

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ARCHEOLOGIA | Il meccanismo di Antikhytera: il più antico calcolatore meccanico.

Agli inizi del ‘900, vicino all’isola di Cerigotto (Anticitera, una piccola isola greca situata a sud del Peloponneso, a nord-ovest dell’isola di Creta) fu localizzato il relitto di un’antica nave romana. All’interno di essa, negli anni vennero alla luce diversi reperti; tra questi, il più noto è un congegno meccanico, conosciuto come il “Meccanismo di Antikythera”.
Il meccanismo è composto da 82 parti in rame corrose e danneggiate, tant’è che all’inizio non fu facile ricostruirne la struttura.
È così complesso che si ipotizzò che fosse stato costruito in tempi molto vicini a noi e che fosse casualmente finito sui fondali vicino a Creta; tutte le analisi, però, confermarono che l’oggetto era stato costruito intorno al primo secolo avanti Cristo.
Grazie a un’attenta analisi, con l’applicazione delle più moderne tecnologie, oggi, sappiamo bene come funzionava la macchina e com’era azionata.
Essa calcolava le eclissi, le fasi lunari e il moto dei pianeti (i cinque noti a quel tempo).

Dall’interpretazione di alcune incisioni sulla macchina stessa, inoltre, si è capito che indicava esattamente le date delle Olimpiadi e dei giochi panellenici associati.
Ancora più recentemente, si è riusciti a leggere i circa 3.500 caratteri presenti sulla macchina; essi somigliano a una guida filosofica del cielo.
Si è riusciti a capire il modo col quale venivano predette le eclissi nel I secolo a.C. e quali conoscenze si avevano dei movimenti planetari.

Un passo in avanti importante nella comprensione di ciò che era l’astronomia greca di quel periodo.

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NEWS | Oltre 24.000 presenze a febbraio nei siti di Taormina e Naxos (+64%)

Il direttore Gabriella Tigano: “Numeri incoraggianti che non risentono
ancora delle misure contro il virus. Ci auguriamo per tutto il comparto
turistico di poter contenere le riduzioni”

*Giardini Naxos (Me), 2 marzo* *2020* – Oltre *24mila (24.210)* i turisti
che nel mese di *febbraio 2020* hanno visitato *i tre siti del Parco
Archeologico Naxos Taormina*, in provincia di *Messina*: sono il *64%* *in
più* rispetto al febbraio 2019 quando furono 14.745. Una crescita
percentuale a *due cifre* per ognuno dei tre monumenti che conferma un
trend positivo cominciato negli ultimi mesi nel parco diretto
dall’archeologa Gabriella Tigano.

Nel dettaglio, ecco i dati raccolti da Aditus (gestore dei servizi
aggiuntivi del Parco, come la biglietteria) nel febbraio 2020: *20.943
visitatori* al *Teatro Antico di Taormina (+57%* rispetto al 2019, quando
si fermarono a 13.266); *514 presenze* al *Museo di Naxos *(+ *69,61%* sul
febbraio 2019, quando furono 303); e infine *2753 a Isola Bella *(ossia +
*134%* sul 2019, quando furono 1176). “Numeri straordinari e incoraggianti
– commenta la Tigàno – su cui certamente non si proietta ancora
l’inevitabile calo di presenze, soprattutto i flussi internazionali,
scaturito dalle misure di cautela contro il coronavirus: un decremento che,
purtroppo, già si registra nel comparto alberghiero e in tutto l’indotto.
Speriamo per tutti di poter “contenere” la riduzione di flussi e cerchiamo
di coinvolgere sempre di più i turisti italiani e siciliani che già ieri,
in occasione della domenica gratis, hanno affollato con grande entusiasmo i
nostri e tutti i siti monumentali dell’isola”.

*DATI PRIMA DOMENICA DI MARZO (01/03/2020)*

E domenica *1° marzo*, infatti, con *2500 visitatori* in totale, il consueto*
ingresso gratuito* ha incontrato l’alto gradimento del pubblico, in
prevalenza costituito comitive di turisti e gitanti domenicali.
L’iniziativa, ormai entrata nelle abitudini delle famiglie, è stata
volutamente confermata in tutti i siti e i musei dell’isola dal presidente
della Regione Siciliana, *Nello Musumeci.  *

Nel dettaglio delle 2500 presenze registrate nei siti del Parco il *1°
marzo* dalle 9 alle 17 (il 2 febbraio scorso furono 1800), sono stati *1500
i visitatori al Teatro Antico di Taormina*, *479 al Museo di Naxos* (dove
al mattino si è svolto il laboratorio didattico animato da una ventina di
bambini e curato dalle archeologhe di Civita Sicilia) e *437 a Isola Bella*
dove le temperature insolitamente primaverili incoraggiano da settimane,
anche nei giorni feriali, l’attraversamento dell’istmo di terra che
congiunge l’isoletta all’isola madre.

Straordinariamente affollati i due *appuntamenti culturali* organizzati dal
Parco in collaborazione con NaxosLegge, diretto da Fulvia Toscano,
nell’ambito del ciclo “Comunicare l’Antico”. Oltre un centinaio di persone
hanno seguito con grande interesse e partecipazione la passeggiata
archeofilosofica condotta fra gli scavi del parco dall’archeologo *Massimo
Cultraro*, mentre l’astrofisico *Andrea Orlando* ha parlato di archeologia
rupestre nella Valle dell’Alcantara.

*COMUNICARE L’ANTICO, prossimo appuntamento 06/03/20*

Prossimo appuntamento con *“Comunicare l’Antico”* al Parco sarà *venerdì 6
marzo*, ore 17, quando al Museo di Naxos si parlerà di diritti
dell’infanzia sul tema “*Dalla parte delle bambine e dei bambini”,* con uno
sguardo che dall’antichità arriva fino al contemporaneo. Ospiti del
dibattito, coordinato da *Fulvia Toscano* (NaxosLegge), sarà il
sociologo *Antonio
Marziale*, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori e Garante
per la regione Calabria; *Margherita Rimi*, poetessa e neuropsichiatra
infantile originaria di Prizzi (Pa) ma residente ad Agrigento e da anni
impegnata nella tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, premiata dal
Presidente Mattarella e dall’Unicef per il valore civile del suo lavoro sui
minori. Interverranno l’archeologo *Cultraro* e *Maria Pia Lucà*,
presidente dell’associazione Altra Metà.

INFO: Con l’allungamento delle ore di luce, si protrae l’orario di apertura
nei siti del Parco: *dal 1° al 15 marzo* *dalle* *9 alle 17*; *dal 16 al 31
marzo fino alle 17.30. *

*Parco Archeologico Naxos – Taormina*

*Il Parco archeologico Naxos–Taormina è stato istituito nel 2007 e gode di
autonomia scientifica e di ricerca, organizzativa, amministrativa e
finanziaria. Dal 2013 al Parco Archeologico di Naxos-Taormina è stata
affidata la gestione di alcuni siti monumentali e paesaggistici della
provincia di Messina: il Museo Archeologico di Naxos e delle sue
collezioni; del Teatro Antico di Taormina; di Villa Caronia (sede
amministrativa del Parco); del Museo naturalistico di Isolabella, delle
aree archeologiche di Taormina e Francavilla. Dal 2019 sono gestiti dal
Parco anche Palazzo Ciampoli e Odèon (Taormina) e la Chiesa Basiliana dei
Santi Pietro e Paolo (Casalvecchio Siculo). Dal giugno 2019 è diretto
dall’archeologa Gabriella Tigano. Fra i grandi eventi gestiti dal Parco e
che hanno visto in protagonista il Teatro Antico di Taormina – secondo sito
più visitato in Sicilia dopo la Valle dei Templi, mentre il sito di Naxos è
sesto nella classifica italiana – figurano il G7 del maggio 2017 e la
visita del Dalai Lama nel settembre dello stesso anno. Nel corso del 2018 i
siti gestiti dal Parco Naxos Taormina hanno registrato complessivamente
993.668 visitatori (esclusi gli oltre 150.000 spettatori degli eventi
serali nel Teatro Antico di Taormina nel periodo tra giugno e settembre).*

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NEWS | Agrigento presenta la mostra archeologica “I colori di Agrigentum”

Prosegue la mostra “I colori di Agrigentum” inaugurata domenica 1 Dicembre 2019. La mostra, aperta al pubblico nei locali del Museo Regionale Pietro Griffo, resterà nelle sale fino all’ 8 marzo 2020.

Primo risultato del lavoro paziente condotto nell’ambito del progetto Pinxerunt, a cui aderiscono più Enti di ricerca, che hanno in corso studi sui contesti domestici del Quartiere ellenistico-romano in convenzione con il Parco Valle dei Templi.

L’esposizione propone intonaci dipinti recuperati recentemente dall’Università di Bologna nel crollo della Casa III M. Il rinvenimento ha aperto nuove prospettive alla comprensione dei sistemi decorativi in rapporto al contesto domestico, a cui il Parco ha dedicato anche l’ultima edizione delle Giornate Gregoriane.

Con la Mostra si entra per la prima volta all’interno delle domus agrigentine, per ammirare le pareti dipinte, ricostruite virtualmente nei loro brillanti colori, per raccontare la vita quotidiana e il gusto dei ricchi proprietari, che affidarono alla pittura l’orgoglio del proprio status e il loro desiderio di eternità.

Partecipazione con biglietto di ingresso del Museo. È consigliata la prenotazione al numero +39 0922 1839996.

Tra gli appuntamenti di Marzo ricordiamo “Dei in maschera”. L’evento, che avrà luogo nello stesso Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo, è fissato a domenica 1 marzo 2020, alle ore 16.30.

Visita-laboratorio bambini dai 6 ai 12 anni. Un laboratorio speciale che prende spunto dalle raffigurazioni di dei, eroi e creature mitologiche riprodotte sui preziosi reperti custoditi tra le vetrine del Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo di Agrigento: i più piccoli impareranno a distinguere le principali divinità del pantheon greco ritratte sul repertorio vascolare del museo guidati da operatori archeologi. Tra aneddoti, miti e storie di imprese sovrumane tramandatesi per millenni, i bambini apprenderanno le vicende che vedono protagonisti dei ed eroi di un passato lontanissimo. 

Modalità di partecipazione

Costo: euro 5,00 a partecipante / ingresso gratuito per tutti in occasione della prima domenica del mese

Prenotazione consigliata fino a esaurimento posti al numero +39 0922 1839996

Percorsi Sotterranei della Valle dei Templi ogni giorno, ore 12.00

Domenica 1 marzo, ore 10.00, 10.45, 11.30, 12.15, 13.00, 13.45, 15.00, 15.45 e 17.15

Una speciale visita dedicata all’esplorazione di particolari strutture riconducibili all’attività di necropoli delle prime comunità di cristiani agrigentini. La realizzazione di queste strutture ha modificato radicalmente diversi settori della Valle dei Templi.

Iniziando dal cancello d’accesso a Villa Aurea, il tour entra da subito nel vivo con la visita alla necropoli sub-divo, frutto di un intenso lavoro che ha trasformato radicalmente l’originario contesto greco. Attraversando il sottosuolo roccioso della Valle si giungerà prima alla catacomba della rotunda XII, per poi proseguire verso la Grotta Fragapane, la più grande catacomba mai rinvenuta nel sito archeologico. Una volta tornati all’aria aperta, il tour tra le meraviglie paleocristiane continuerà costeggiando le antiche mura di difesa greche, attraversando successivamente il giardino della villa per concludersi innanzi al tempio della Concordia.

Modalità di partecipazione Dove: Via Sacra, cancello di accesso a Villa Aurea.

Costo: adulto euro 10,00 + biglietto di ingresso al sito. Ingresso e adesione gratuita per bambini sotto i 12 anni. / Domenica 1 marzo 2020, euro 10,00 a persona, gratuita per bambini sotto i 12 anni + ingresso gratuito per tutti in occasione della prima domenica del mese

Prenotazione consigliata fino a esaurimento posti al numero +39 0922 1839996

Info e prenotazioni+39 0922 183999

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NEWS | Roccavaldina (ME): visite gratuite per la Giornata Internazionale della Guida Turistica

Domenica 1 Marzo, per la Giornata Internazionale della Guida Turistica 2020, visite guidate gratuite al Museo Farmacia di Roccavaldina a cura delle Guide Turistiche Eolie Messina Taormina. Dopo due anni, la preziosa collezione di maioliche, unica al mondo, torna nei locali storici appena restaurati.

I vasi, datati 1580, capolavoro unico della ceramica rinascimentale, sono stati realizzati dagli artisti della bottega Patanazzi di Urbino e costituiscono un raro esempio di collezione di vasi da farmacia rinascimentale quasi integra. Gli speziali usavano i locali storici della farmacia sin dal 1626. Il tour proposto permetterà di ammirare la collezione di maioliche e di passeggiare fino alla sede originale della farmacia alla scoperta della saga della famiglia Valdina. Sarà la prima occasione per visitare la farmacia dopo il restauro!

Il tour con guida turistica abilitata della Regione Sicilia è domenica 1 marzo dalle ore 10.00 alle 13.00 con appuntamento in Piazza Castello.

Per informazioni telefona al numero 349 8750493 oppure scrivi a guideturistichemessina@gmail.com

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ARCHEOLOGIA | La schiavitù nell’Antica Roma

Numerosi erano gli schiavi nell’Antica Roma.
Essi erano considerati come uno strumento di lavoro parlante perché erano individui che appartenevano ad un altro e potevano, quindi, essere comprati e venduti.

Da un punto di vista giuridico, gli schiavi, erano considerati semplicemente una proprietà.  A essi si davano solo le cure minime e, spesso, erano trattati al pari delle bestie.
Erano costretti ad indossare un collare, generalmente di ferro, con una piastra di bronzo. Sopra questa piastra in bronzo era incisa un’iscrizione che invitava chi la leggeva a trattenere lo schiavo fuggiasco e a riportarlo al proprietario con la promessa della ricompensa di una moneta d’oro: “Sono fuggito, se mi  riporterai dal mio padrone, riceverai un solido”.

Un oggetto umiliante ma per l’epoca una cosa molto diffusa.

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NEWS | Cresce la collezione di arte contemporanea del Parco Archeologico di Paestum.

Archeologia e contemporaneo tornano a dialogare nel Parco Archeologico di Paestum con la pubblicazione del bando di concorso per la realizzazione di un’opera d’arte da collocare nell’area archeologica. Lo scopo è creare un legame concettuale tra l’installazione – un triclinio – e il Tempio di Nettuno per impegnarli in un discorso infinito, e forse anche obbligato, tra presente e passato, tra presenza e assenza, tra il senso di nostalgia di chi è appena andato via e la smania di chi sta per arrivare.

Il bando è rivolto ad artisti e designer operanti nei diversi ambiti delle arti visive e prevede un premio di € 30.000,00 per la realizzazione di una struttura che possa essere utilizzata come seduta dai visitatori e che richiami in qualche modo gli antichi triclini.

Un triclinio per Nettuno si pone in continuità con le installazioni di arte contemporanea già presenti negli spazi del Parco Archeologico di Paestum, sia nel museo con l’opera “Tempi Prospettici” di Carlo Alfano sia nell’area archeologica con “Il Cavallo di sabbia” di Mimmo Paladino, installazione voluta con il MMMAC – Museo Materiali Minimi di Arte Contemporanea.

“È dal 1972 che l’arte contemporanea ha fatto il suo ingresso a Paestum – dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel –, all’inizio in punta di piedi, poi in forma sempre più incisiva e dichiarata. Mario Napoli, infatti, dovette far passare l’opera di Alfano come arredo da giardino per poterla collocare in un museo archeologico. Negli anni ‘70 i tempi ancora non erano maturi per intuire la lungimirante idea dell’ex soprintendente Napoli che già immaginava le potenzialità di un’opera d’arte contemporanea di fronte a un’importantissima testimonianza del mondo antico, la Tomba del Tuffatore. Oggi, l’opinione sull’accoppiata archeologia e contemporaneo è completamente diversa, lo abbiamo sperimentato con l’installazione de “Il Cavallo di sabbia” di Mimmo Paladino nel Santuario meridionale, ma anche con l’opera di videomapping “Metamorfosi” di Alessandra Franco proiettata sulla facciata principale del Tempio di Nettuno. L’arte contemporanea è necessaria in un luogo come Paestum, mai fermo, in continuo divenire con le nuove scoperte, gli eventi, i laboratori; essa esprime la voce di chi sa ascoltare il passato e lo ritiene un tassello essenziale per appropriarsi del presente”.

Nell’elaborare il loro progetto, gli artisti che parteciperanno al concorso dovranno porre attenzione anche ai materiali con cui l’opera verrà realizzata che dovranno essere compatibili con il contesto storico-archeologico in cui essa sarà inserita: saranno scartate le opere ideate con materiali fragili, facilmente deperibili, infiammabili e che richiedano onerosa manutenzione.

Il critico d’arte Gillo Dorfles, cittadino onorario di Capaccio–Paestum, diceva: «È l’atmosfera che è prodigiosa, l’ambiente di questa zona, della campagna, ha una qualità talmente eccezionale che incita alla creazione. Quando vengo a Paestum la voglia di dipingere e di scrivere viene eccitata». Ed è proprio a una simile creatività che il Parco ambisce con “Un triclinio per Nettuno” e, in generale, con tutti gli altri progetti in cantiere che vedono l’archeologia e l’arte contemporanea uniti verso il raggiungimento di obiettivi comuni.

Gli artisti che vorranno partecipare al concorso di idee avranno 60 giorni di tempo per elaborare i progetti artistici che saranno valutati da una commissione di esperti individuati dal Parco Archeologico di Paestum, dalla Direzione Generale Creatività contemporanee e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee di Napoli.

Un triclinio per Nettuno fa parte del più ampio progetto “Il futuro della memoria: archeologia e contemporaneità”, cofinanziato dalla Regione Campania?, di cui fanno parte anche la mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” e il videomapping “Metamorfosi” che, visto il grande successo di pubblico, sono stati prorogati fino al 3 maggio 2020.

Scarica il bando sul sito web www.paestum.museum<http://www.paestum.museum>

 

 

 

 

 

 

 

 

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ARCHEOLOGIA | Scitala Lacedemonica: la sicurezza informatica ai tempi degli antichi romani

La scitala lacedemonica è un codice di cifratura in uso dai tempi di Licurgo. Si trattava di un dispositivo di cifratura costituito da un bastone e da un nastro di cuoio avvolto a spirale cilindrica su cui il messaggio veniva scritto per colonne.
Sul nastro srotolato le lettere venivano trasposte in modo tale che solo l’adozione di un bastone identico a quello originariamente usato per la scrittura del messaggio consentiva di ricostruire la posizione originaria delle lettere, capirne il contenuto e ricomporre il testo.

Ciò permetteva di inviare e ricevere messaggi sicuri in quanto se la scitala veniva intercettata da un nemico esterno, sarebbe stata incomprensibile in quanto composta da lettere non collegabili tra loro.

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ARCHEOLOGIA SUBACQUEA | Lo stretto di Messina: tra scienza e mito

Lo stretto di Messina, conosciuto nell’antichità per il mito di Scilla (Clicca qui per approfondire) e Cariddi, racchiude in sé interessanti peculiarità, sia naturali che storiche.

Situato tra la costa calabra e la “punta siciliana” (le due sponde distano, tra Ganzirri – Sicilia e Punta Pezzo – Calabria, soltanto 3,14 km) fu per molti secoli il crocevia di passaggio di molte rotte commerciali (Clicca qui per la fondazione di Zankle e qui per la fondazione di Rhegion).

La struttura naturale dello stretto di Messina è unica nel suo genere, tale da far sì che al “centro” di esso vi sia l’incontro di due mari, il Tirreno e lo Ionio.

Interessante è la conformità del fondale, che si riassume in una porzione di crosta terrestre, sprofondata a causa del ripetersi di grandi terremoti, generati da faglie presenti sul fondale, che hanno  allontanato la Sicilia dalle coste della Calabria e dal resto della penisola italiana.

La temperatura in superficie ha un range di 4-10 gradi centigradi, per poi ritrovarsi, a circa 10-15 metri di profondità, lungo la “colonna d’acqua” (ndr. colonna concettuale d’acqua che parte dalla superficie del mare, di un lago o di un fiume e scende fino ai sedimenti di fondo), su un termoclino fisso di 14 gradi centigradi; nella porzione a ridosso dei fondali, la temperatura scende radicalmente. Lo stretto di Messina presenta un grande valore biologico e, allo stesso tempo, storico/culturale; in esso, infatti, si ha una grande diversità di specie (flora e fauna), difficilmente riscontrabile in altre zone del Mediterraneo.


Le forti correnti sottomarine e i vortici hanno fatto sì che la mitologia, soprattutto greca, si concentrasse su questo tratto di mare; racconti di navi affondate ed imbarcazioni mai ritrovate, fanno sì che il mito delle due ninfe, Scilla e Cariddi, risieda ancora oggi nella cultura popolare. I fondali, molto profondi, che raggiungono i 2000 m nel tratto vicino a Capo Taormina, sono effettivamente il “cimitero” dei relitti, in larga parte negli anni ritrovati e studiati. Lo stretto di Messina, u Strittu nel dialetto messinese, non finirà mai di crear fascino e interesse per tutti coloro che amano il mare.

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NEWS | San Giovanni degli Eremiti (PA), ricerche archeologiche e d’archivio

Martedì 11.02.2020  a Palazzo Ajutamicristo, alle ore 17.00, si terrà l’incontro “ Il complesso monumentale di San Giovanni degli Eremiti. Ricerche archeologiche e d’archivio”

Il complesso monumentale di San Giovanni degli Eremiti fin dal 1877 fu affidato in custodia al Commissariato speciale degli Scavi e Musei di Sicilia per la fruizione pubblica ed ancora adesso la Soprintendenza Beni Culturali di Palermo cura la sua manutenzione e garantisce l’apertura.
Dopo gli ultimi restauri condotti dalla Soprintendenza, grazie ai finanziamenti comunitari del POR 2000/2006, sono stati eseguiti una serie di interventi manutentivi che hanno interessato la copertura della cosiddetta sala araba, e più recentemente con i fondi stanziati dalla Regione Siciliana per gli scavi archeologici si è potuto reintervenire nello scavo esistente all’interno della Chiesa.
Nel percorso di visita è entrata a pieno titolo la Casa dell’Abate, grazie all’esposizione, in deposito temporaneo, di opere ed arredi provenienti dalla collezione privata Tschinke-Daneu.
Il complesso monumentale, incluso dal 2015 nel sito seriale Unesco arabo- normanno, ha una storia lunga e nella sua veste attuale molto si deve al restauro di “liberazione” compiuto dall’architetto Giuseppe Patricolo. 

A ripercorrerne la storia, aggiornando la conoscenza del monumento anche grazie a nuove acquisizioni da documenti d’archivio, saranno l’architetto Teresa Torregrossa, autrice di una delle più recenti monografie sul monumento (edizione Caracol 2013), lo storico dell’arte Giovanni Travagliato, l’archivista Paola Scibilia, e l’architetto Salvatore Greco.
Sui risultati dei recenti lavori che hanno interessato le indagini archeologiche eseguite dalla ditta Eikon sbc del dott. Emanuele Canzonieri, riferirà l’archeologa Carla Aleo Nero.