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IL MARE | La Zona Falcata, aspetti biologici e naturali

 

Conformazione del suolo marino

La Zona Falcata, conosciuta come il porto naturale di Messina, si è formata, nel corso di decine di migliaia di anni, in seguito a strutturazioni geomorfologiche. Il sottosuolo è formato da rocce sedimentarie, risalenti a circa 900 mila anni fa.
Questa struttura rocciosa fa parte di un blocco creatosi durante l’Olocene e parzialmente emergente dal fondale marino. Tale sistema ha costituito una barriera naturale per i detriti alluvionali trasportati, nel corso dei millenni, dalle fiumare del soprastante sistema montuoso dell’isola.
Le forti correnti marine hanno portato, nel corso del tempo, a modellare i sedimenti alluvionali, dando vita all’attuale fondale marino del messinese e dell’area falcata.

 

I mari della Zona Falcata

La Zona Falcata si trova situata lungo la costa della città di Messina, principalmente antistante lo stretto di Messina. La sua principale caratteristica è data dall’incontro dei due mari, Tirreno e Ionio, che avviene tramite un meccanismo di mescolamento alquanto singolare: quando il Mar Tirreno presenta una netta depressone di bassa marea il  Mar Ionio, a sua volta, presenta un’alta marea; in questo modo si viene a creare un dislivello, che porta al riversamento delle correnti di uno in quelle dell’altro.
Le temperature, le correnti e la biodiversità marina rappresentano una netta particolarità della zona in questione.

Le correnti

Le correnti che si ritrovano lungo il braccio di mare davanti la Zona Falcata appartengono a entrambi i mari Tirreno e Ionio. Questi, incontrandosi, portano a due tipologie di riversamenti delle acque, una “scendente” e una “montante. Quando si crea la corrente scendente, le acque tirreniche, con una minore densità, quindi più leggere, scorrono in quelle ioniche a maggiore densità; le due correnti, unite, continuano il loro percorso  verso sud.Mentre con la corrente montante, le pesanti acque ioniche affondando nelle più leggere tirreniche, portando quindi a un movimento che va da Nord a Sud.

Le specie marine della Zona Falcata

Proprio tale zona è riconosciuta come uno dei principali casi di studio e monitoraggio per quel che riguarda la Biodiversità marina. I fondali scoscesi, rocciosi, sabbiosi e non conformi a una semplice zona costiera fanno si che pesci e piante marine (comprese le alghe) trovino qui un habitat a loro affine.
Ciò ha fatto si che lo Stretto di Messina fosse considerato un punto fondamentale per lo studio delle migrazioni riproduttive, di passaggio o di stazionamento. Negli ultimi 30 anni, infatti, grazie alle sue peculiarità, lo Stretto è stato interessato da un notevole aumento delle specie marine.Tra le specie vegetali dette stazionarie abbiamo la Posidonia Caulerpa: una pianta marina che ha colonizzato gran parte delle coste siciliane, principalmente quelle limitrofe alla Zona Falcata.

Il fondale particolarmente roccioso di queste acque funge da resistente ancoraggio per un’altra specie: la notoria Pinna Nobilis, volgarmente conosciuta come Cozza Imperiale. Si tratta di un bivalve di grosse dimensioni molto frequente lungo le coste siciliane dello stretto. 
Altre tipologie di alghe marine riscontrano, in questo fondale roccioso, caratteristiche fisiche e biologiche essenziali per far si che il loro ciclo vitale abbia luogo. Tra le specie animali si ha una varietà enorme, dai grossi pesci pelagici (pesce spada,  aguglia imperiale, grossi mammiferi, squali ecc.), specie che vivono principalmente in mare aperto, a specie definite autoctone. Queste ultime sono così chiamate perché da millenni ormai si sono insediate in queste acque, facendolo divenire il loro principale habitat di vita.

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