Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | Taras e i Doni del Mare: inaugurata la mostra del Museo Archeologico di Taranto

Taras e i doni del mare. Un itinerario, accessibile dal 22 aprile al 31 dicembre 2022, in cui è possibile approfondire il contesto storico-sociale-economico-culturale di Taranto, dall’Antichità al Medioevo. La giusta occasione per conoscere il sistema portuale e le comunità di pescatori che hanno caratterizzato la vita della città dei due mari.

Scultura funeraria raffigurante una sirena e testa maschile in marmo di Nettuno; rispettivamente: III sec. a.C. e Età tardo repubblicana
Il progetto FISH.&C.H.I.P.S.

Fish.&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies), finanziato nell’ambito del programma Interreg V-A Greece-Italy 2014-2020, è un progetto innovativo e originale in cui l’elemento unificante è il mare: risorse culturali, archeologiche, storiche, biologiche, naturali. Ugualmente innovativa e originale è la mostra che conclude il progetto. Si tratta, infatti, di una interessante combinazione di multimedialità e di strumenti più tradizionali: digitale e analogico; virtualità e materialità dei vari oggetti esposti nelle vetrine. Accompagna la mostra un’App multimediale che raccoglie il catalogo dei materiali archeologici esposti.

La mostra TARAS E I DONI DEL MARE

La mostra “Taras e i doni del mare” rappresenta la conclusione di un lungo percorso attraverso il quale si è cercato di ricostruire la storia dell’artigianato del mare, delle attività produttive che gravitavano intorno ad esso. Un percorso attraverso il passato dei pescatori, carpentieri, marinai che hanno contribuito alla costruzione dell’identità culturale di Taranto e della Puglia. La mostra e il catalogo sono un altro dono alla città di Taranto che cerca il suo futuro positivo, pulito, sano, sostenibile – dice la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenticon l’intento chiaro di ricucire il “matrimonio” tra Taranto e la sua importante radice culturale e ristabilire anche l’antico rapporto tra la città e il suo mare. Le sezioni della mostra sono accompagnate dalla voce dell’attrice Erika Grillo del TeatroLe Forche” e dalle musiche mediterranee dell’ensemble “La Cantiga de la Serena”.

Un App per arrivare a tutti: Taras’gifts su App Store e Google Play

La mostra Taras e i doni del mare rappresenta l’evento conclusivo di un lungo percorso di ricerca e valorizzazione che abbiamo sviluppato in questi anni nell’ambito del progetto FISH.&C.H.I.P.S. – afferma il prof. Danilo Leone dell’Università di FoggiaLa pandemia ha proiettato velocemente il nostro presente in un futuro digitale e, quindi, l’emergenza ci ha spinto a sperimentare nuovi itinerari di fruizione; da ciò è nata la “mostra digitale”, dall’inglese “phygital exhibition”, che offre la possibilità di una visita in remoto, tramite un app multimediale, ed in presenza nelle sale del MArTA. L’utente potrà fruire della mostra attraverso i supporti digitali, ma anche preparare il proprio percorso che potrà poi seguire nella sede del museo archeologico. Sarà un’esperienza nuova per Taranto, in perfetta sintonia con le politiche culturali del MArTA che in questi anni ha investito molto nella comunicazione digitale per valorizzare il patrimonio museale e le proprie collezioni.

Il catalogo “TARAS E I DONI DEL MARE”

Il volume si articola in quattro sezioni: nella prima, si approfondisce il contesto storico-sociale-economico-culturale di Taranto, dall’epoca della sua fondazione fino al Medioevo. La seconda è dedicata agli uomini e ai luoghi, protagonisti e scenario della florida economia tarantina nel corso dei secoli. Ampio spazio è riservato alle risorse del mare a lungo celebrate dall’Antichità fino ai secoli recenti. Nell’ultima sezione offre un riflessione sul rapporto tra le comunità e il mare. Infine, il catalogo raccoglie le schede dei materiali archeologici, selezionati tra quelli già esposti nelle vetrine del Museo Archeologico Nazionale di TarantoMArTA e quelli provenienti dai depositi, presentati al pubblico in alcuni casi per la prima volta.

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NEWS | Arte in ostaggio, pubblicato il bollettino numero 43

Anche quest’anno il Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (TPC)  ha pubblicato il bollettino delle opere più importanti trafugate in Italia. Il documento è riconosciuto a livello internazionale, ai sensi dell’articolo 4 comma 4 della Convenzione UNIDROIT sui beni culturali rubati o illecitamente asportati. 

Distintivo del Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale 

Le opere scomparse

La pubblicazione del bollettino rappresenta un valido strumento di consultazione, sia per le Forze dell’Ordine, sia per i mercanti d’arte, gli antiquari, gli addetti ai lavori e tutti i cittadini. L’obiettivo comune è contrastare il traffico illecito di opere d’arte. Queste opere non possono essere considerate perdute ma tenute in ostaggio da chi svolge attività criminose.

Tra le opere sottratte citiamo La Santa Maria della Luce di Luca Giordano, scomparsa dalla Chiesa di Santa Maria della Luce di Mattinata, a Foggia, nel 1971, il mosaico raffigurante il ritratto di un giudice di gara portato via negli anni Ottanta dalle terme romane di Via Severina, e un dipinto a olio con la visitazione attribuito a Claudio Ridolfi e trafugato da un’abitazione privata nel 2018.

La Santa Maria della Luce di Luca Giordano

Most wanted

Le indagini rimangono aperte anche per i cosiddetti most wanted, ossia 14 preziosi capolavori ricercati. Tra questi citiamo la celebre Natività del Caravaggio, portata via una notte di ottobre del 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, forse per conto della mafia. Un altro tesoro è il Compianto sul Cristo morto, rubato nel luglio del 1974 dal Museo Broletto, a Novara. Non possiamo dimenticare la Sanguigna su carta di Leonardo da Vinci, trafugata nel maggio 1973 dal Museo Baroffio di Varese, così come il Bambinello dorato dell’Ara Coeli a Roma, scomparso nel 1994. Indimenticabile è la Madonna dell’orto di Giovanni Bellini (Venezia) così come il doppio acquerello di Paul Cezanne (Roma), most wanted dagli anni Novanta.

La Natività di Caravaggio

Le opere ritrovate

Nell’ultimo lustro la validità del bollettino è stata dimostrata dal ritrovamento di 147 opere di pregio tra cui statue, dipinti, gioielli e altri oggetti artistici. Tra questi, un bassorilievo in terracotta che raffigura la Madonna con Bambino, opera di Luca della Robbia, sottratto a Scansano (GR) e ritrovato in Canada nel 2019, così come un dipinto a tempera su tavola, la Madonna con Bambino attribuito a Pinturicchio, rubato nel 1990 a Perugia e recuperato nel 2019 a Londra. Impossibile dimenticare il ritrovamento della scultura in marmo di Giulia Domna, sottratta da Villa Adriana a Tivoli e ritrovata solo nel 2016 in Olanda.

Giulia Domna, busto in marmo nella versione conservata al museo di Belle Arti di Lione
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UCRAINA | Uomini soli al comando: Putin come Hitler?

La storia è piena di uomini soli al comando fin dai tempi della fondazione di Roma. Uomini soli che hanno perseguito un fine, alcuni giusto, altri sbagliato, e che hanno portato alla distruzione e al dolore. Oggi ci sono i social che ci raccontano la guerra, sviscerano motivi e posizioni, ma chi è per la pace non può parteggiare per nessuno degli attori in campo, chi è per la pace deve solo perseguire un fine, la conclusione delle ostilità senza condizioni, a prescindere che il tiranno della situazione si chiami Adolf Hitler o Vladimir Putin

 
Uomini a confronto

Proprio questi sono i personaggi del momento, paragonati a suon di immagini sui social, ma cosa hanno veramente in comune i due personaggi, quali sono le cose che li differenziano in maniera netta ed inequivocabile?

Di sicuro la carriera militare e la gavetta nel sottobosco politico e dei servizi segreti del giovane Adolf assomiglia (ma non troppo) a quella del giovane Putin , cosi come il carisma e la gestualità del corpo. Il fhurer, ovviamente, lo conosciamo durante i suoi discorsi con movimenti coinvolgenti che attiravano l’attenzione e rapivano le emozioni di chi lo ascoltava. Putin, invece, lo vediamo sempre alla scrivania in posizione rilassata, appoggiato alla spalliera come per dire: “sono a casa mia” , uno sguardo fulminante che intimorisce i funzionari e li porta a dire ciò che lui vuole che si dica.

uomini soli

 

Ma la domanda è: perché questi due uomini sono arrivati al potere in modo quasi indolore?

Perché da sempre l’uomo ha bisogno di essere governato e quando si trova in difficoltà strizza sempre l’occhio a chi promette di risolvere i suoi problemi. E se costui dimostra che quei problemi sono anche i suoi il primo passo verso il potere è fatto, ma il gioco si completa nel momento in cui la colpa di questi problemi viene data a un fattore esterno: per Hitler erano gli ebrei; per Putin il mondo occidentale.

Il 5 novembre del 1937 Adolf Hitler riunisce i suoi generali e dice loro che la Nazione ha bisogno di spazio vitale e la sua espansione può realizzarsi solo attraversando il cuore dell’Europa. Obiettivi: Austria e Cecoslovacchia. Solo alla loro conquista ci si potrà rivolgere alla Polonia e al granaio russo dell’Ucraina.

Una storia che ci ricorda qualcosa…

 

putin hitler
Hitler durante una spedizione

 

Una sicurezza di sè ai limiti della megalomania

Putin e Hitler sono stati in grado di distinguersi dalla massa, prendendo il potere con sicurezza e credendo in se stessi al limite della megalomania.

Hitler con frasi, concetti ed espressioni che oggi sembrano insensate ma che all’epoca erano di un effetto devastante, come per esempio: “cammino con la sicurezza di un sonnambulo verso il mio destino”. Putin invece è più diretto, ama il presenzialismo, la cultura del fisico perfetto. Sono sempre frequenti le cerimonie in cui rende onore ai caduti sotto la pioggia e il vento, senza riparo o, come spesso è accaduto, partecipa a gare di Judo di cui è cintura nera o va a cavallo a torso nudo.

Entrambi i nostri attori conoscono l’importanza dell’immagine e la potenza del simbolo, ma Hitler punta tutto sulla svastica, Putin sempre su sé stesso e sul proprio sguardo di ghiaccio.

putin hitler

Il nazionalismo di Hitler e quello di Putin

La supremazia Hitleriana nel campo propagandistico è netta e incontrovertibile, non fosse altro che per la presenza di un personaggio come Goebbels, un altro criminale da cui quasi tutto il mondo ha preso spunti per la propaganda.

Il nazionalismo di Hitler persegue un obiettivo ben preciso: la pace nazista, estesa a tutto il mondo con la supremazia della razza ariana. Pace che come abbiamo visto nel discorso ai suoi generali, servì da paravento a due questioni fondamentali: economica e sociale.

Putin ha una visione ben più ristretta, il suo nazionalismo punta si sull’orgoglio di un popolo, ma entro i confini della Russia zarista. Bisogna poi aggiungere una terza questione, oltre quella economica e sociale, deve cioè fare i conti con i dissensi e preservare gli interessi degli oligarchi ricchi e della mafia russa, con cui ha stretto accordi da giovane funzionario del kgb prima e da primo ministro dopo. Un nazionalismo che con Putin non sfocia nella supremazia di una razza e nel folle sterminio di massa.

Putin, per arrivare dove si trova adesso, ha certo beneficiato di una maggiore formazione politica di stampo sovietico, dove tutto è un accordo con tutti dove il preservare gli interessi di pochi e potenti oligarchi serve a mantenere il potere. Hitler non ha avuto una formazione politica derivante da una scuola, ma la politica e i suoi seguaci sono cresciuti con lui, la sua impostazione militare ha fatto si che si circondasse di gente come  GöringHessvon RibbentropKeitel,  DönitzRaederSchirachSauckel, tutti fortunatamente finiti a Norimberga, ma che hanno costituito le fondamenta che hanno permesso ad Hitler di fare ciò che ha fatto. Siamo sicuri che Putin sia circondato da gente affidabile e criminale come lo erano costoro? Criminale può darsi, ma sull’affidabilità il poeta ha più di un dubbio.
Ecco dove sta la differenza maggiore, quella più incontestabile

Hitler si considera un Dio in terra, lui è la legge. Ma, mette davanti a tutto un progetto più grande e come simbolo la svastica (simbolo di provenienza celtica e religiosa), e questo ha fatto sì che il nazismo si identificasse con la Germania nettamente più compatta della Federazione Russa di oggi.

Putin è un autocrate che sta giocando a Risiko, ha fatto del capitalismo economico di pochi oligarchi e della mafia russa un centro di potere nel quale pensa di sentirsi al sicuro, si nasconde dietro la maschera dell’orgoglio russo, uno a cui non è mai stato dato ascolto, a cui però senza giustificare le azioni attuali e quelle passate è stato messo un fucile in mano. Però se similitudini ci sono, sembra che Putin sia quasi più vicino a Benito Mussolini che ad Adolf Hitler.

putin hitler

Le similitudini lasciano pian piano molto più spazio alle differenze tra i due

Questa non è solo l’evidenza di certi fatti, ma soprattutto la speranza di una conclusione diversa rispetto a quella voluta da Adolf Hitler sia perché oggi il mondo ha una percezione diversa di ciò che successe durante la seconda guerra mondiale, ma soprattutto perché questo sarebbe l’ultimo atto della nostra permanenza su questa terra.

I due fortunatamente si assomigliano poco, ma siccome a noi piace porci degli interrogativi, nel buio della notte ci chiedeiamo, ma se Hitler avesse avuto a disposizione un armamento nucleare, vedendosi perso ed accerchiato avrebbe ceduto al classico muoia sansone con tutti i filistei? Un dubbio che fortunatamente non ci toglieremo mai.

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UCRAINA | Non solo vite umane: secoli di arte e storia inghiottiti dal vortice della guerra

Oltre ogni immaginazione l’Europa torna a essere scossa da venti di guerra, le bombe fendono il cielo e mentre, indifferenti, cadono al suolo, il presente e la speranza nel futuro vengono spazzati via. Non sono solo vite umane spezzate, oggi a essere in gioco è il segno tangibile del passato di un paese, un patrimonio artistico secolare che rischia di essere cancellato. 

 

Perdite inestimabili

Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio i bombardamenti a nord-ovest di Kiev hanno distrutto il Museo di Storia Locale di Ivankiv. A darne comunicazione con un post su Facebook la direttrice della riserva storico-culturale di Vyshhorod, Vlada Litovchenko. Il Museo ospitava, tra le altre, le opere dell’artista naif  Maria Prymachenko, tra le più rappresentative dell’Ucraina, ammirata anche da Pablo Picasso. Le sue tele, raffiguranti per lo più animali fantastici, erano parte dell’immaginario collettivo ucraino, tanto da essere utilizzate per la produzione di francobolli locali. Della collezione, fiore all’occhiello del Museo, ben venticinque opere sono andate perdute, il che costituisce un attacco inestimabile al patrimonio artistico del paese.

Alcune delle tele della Prymachenko conservate al Museo, oggi distrutto

Altro importante sito, danneggiato durante l’attacco alla sede della televisione Ucraina, è il memoriale di Babyn Yar, in cui trovano sepoltura 34.000 ebrei uccisi dai Nazisti nel 1941, uno dei peggiori eccidi dell’olocausto.

Memoriale dell’olocausto danneggiato dai bombardamenti

A Kharkiv, inoltre, i bombardamenti russi non hanno lasciato scampo all’Università e alla piazza della Libertà, da cui si accedeva a uno dei più importanti musei di arte contemporanea della regione, il Yermilov Centre. 

Monumenti da salvare

La direttrice dell’Ukrainian Museum di New York, Maria Shust si mostra ancora incredula di quanto accaduto e profondo è il timore che la volontà di Putin sia quella di cancellare, insieme all’Ucraina, anche la sua storia, il che non è poco, considerando che il paese ospita, tra gli altri, ben sette siti iscritti nella lista dei patrimoni dell’Unesco. La Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, risalente al 1037, un vero e proprio gioiello, il centro storico di L’viv (Leopoli), che conserva intatta la topografia tardo medievale, o l’Arco geodetico di Struve, progettato nel XIX secolo da W. V. Struve per calcolare forma e dimensioni della Terra. Senza dimenticare la scalinata Potemkin a Odessa e il suo Museo d’Arte che include alcuni tra i primi quadri realizzati da Kandisky , tutte pietre miliari dell’arte che oggi rischiano di scomparire per sempre.

La splendida Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, tra i monumenti più a rischio

 

Resistere proteggendo la propria storia 

Nelle città ucraine è ormai dunque irrefrenabile la corsa contro il tempo avviata al fine di preservare dalla distruzione il patrimonio storico e architettonico, uno sforzo immane da parte di restauratori e volontari che non si rassegnano alla cancellazione della propria identità storico-artistica. Devastanti, quanto commoventi, le immagini di questi ultimi giorni: opere avvolte da materiali protettivi ignifughi, lana di vetro, lamine speciali e sacchetti, una parte dell’identità ucraina “impacchettata” nella speranza che la polvere della guerra non si posi su di esse, velandone per sempre la bellezza. È il caso della cosiddetta Firenze dell’Est, L’viv (Leopoli), la cui piazza del mercato ospita le statue di Nettuno, Anfitrite, Artemide e Adone, personaggi della mitologia greco-romana:

 

         
       

La stessa scena si è ripetuta nei giorni scorsi con la statua del Duca di Richelieu a Odessa:

 

                  

Da considerare anche il caso di monumenti temporaneamente trasferiti in luoghi più sicuri con il progressivo intensificarsi del conflitto. È il caso della statua di legno del crocifisso, conservata nella Cattedrale armena di L’viv (Leopoli) e conservata all’interno di un bunker per assicurarne la conservazione, non succedeva dal tempo della Seconda Guerra Mondiale. 

               

Un grido dal mondo dell’arte 

Certo non è semplice trovare una soluzione al dramma che ha colpito il paese, insieme alla sua arte e storia, la direttrice del Museo di Odessa, Oleksandra Kovalchuk, fuggita in Bulgaria per salvare il figlio di un anno, sente di aver fatto un torto al Museo abbandonandolo e sottolinea l’assenza di sistemi antincendio, dovuta alla mancanza d’investimenti, causa probabile della perdita di gran parte del patrimonio artistico. Tuttavia, non si tratta soltanto di una questione culturale, ma anche politica, la stessa Kovalchuk afferma come l’obiettivo dei russi sia la distruzione dell’arte quale testimone di un’eredità, una storia diversa, un popolo diverso, per il quale, nella Federazione Russa, non ci sarà posto. A decidere di rimanere è stata, invece, Olesia Ostrovska-Liuta, direttrice del Mystetskyi Arsenal National Art and Culture Museum Complex di Kiev, la quale si dice sicura che l’attacco ai tesori dell’Ucraina sarà paragonabile alla distruzione di Dresda nella seconda guerra mondiale. Purtroppo, a causa dell’ottimismo del presidente che invitava alla tranquillità, non è stata avviata una pronta evacuazione delle opere, che si credeva avrebbe scatenato il panico, come sostenuto dal critico d’arte Konstantin Akinsha, per il momento si sta tentando di creare un archivio digitale completo delle opere. 

 

Scenari presenti e futuri

È impossibile proteggere da lontano collezioni e oggetti artistici, eppure ci sarebbe qualcosa che il mondo internazionale dell’arte potrebbe fare.  Come sostenuto da Patty Gerstenblith, professoressa di diritto alla DePaul University e fondatriceche del Comitato degli avvocati per la conservazione del patrimonio culturale, le istituzioni artistiche di tutto il mondo dovrebbero annullare qualsiasi scambio culturale con la Russia, oltre al fatto che il mercato dell’arte occidentale dovrebbe prepararsi a a intervenire contro un eventuale commercio illegale di opere d’arte e reperti archeologici ucraini saccheggiati durante l’invasione.

 

 

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NEWS | Re- opening del progetto DELTA MOOC

Il MOOC DELTA, il corso di “Digital Excavation” sviluppato dai partner del progetto DELTA, apre anche quest’anno per tutti gli studenti e i professionisti dell’archeologia e dei beni culturali.

Il corso

DELTA” (Digital Excavation through Learning and Training in Archaeology) è un progetto portato in Italia dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Basilicata, con sede a Matera.

È dedicato alla progettazione e allo sviluppo di un corso che combini lo spazio fisico di uno scavo archeologico con lo spazio digitale dell’apprendimento online. Si rivolge alle esigenze di studenti e professionisti che vogliono implementare le loro competenze digitali e soft skills, ponendo l’attenzione sulle competenze necessarie allo scavo digitale come la documentazione digitale, la modellazione 3D e le tecniche VR nella conservazione dei siti archeologici.

Il corso si suddivide in quattro moduli:

1. Strumenti digitali per la pratica archeologica / Scavo;

2. Documentazione in situ e dopo lo scavo;

3. Conservazione e valorizzazione digitale di monumenti e manufatti del patrimonio archeologico;

4. Musei all’aperto e archeologia sperimentale.

Il corso verrà erogato attraverso la piattaforma DELTA, dal 1 marzo 2022 fino al 23 maggio 2022. È in inglese, gratuito e fornisce un attestato al suo completamento.

La piattaforma

La piattaforma online DELTA è pensata come un tramite per la formazione online e la collaborazione tra le Università nel settore archeologico, offrendo materiali per l’apprendimento e l’insegnamento open-access. Supporta lo scambio libero di opinioni, idee, esperienze, discussioni, apprendimento tra pari e contenuti tramite strumenti informatici sociali e condivisi.

Per iscriversi basta compilare questo form prima del 25 febbraio 2022 mentre per richiedere informazioni è possibile inviare una mail a questo indirizzo: http://www.project-delta.eu/contact/.

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NEWS | I “bastoni di comando”, la mostra rivelazione a Venezia

Della mostra Power & Prestige, in corso a Venezia, si è parlato a lungo e meritatamente sui media nazionali sia di tipo generalista che per gli addetti al settore. Una mostra questa, che vede per la prima volta, raccolti assieme, i “bastoni di comando” della lontana Oceania.

bastoni di potere

Armi da guerra o simboli del potere?

Classificati sino ad oggi semplicemente come delle vere e proprie armi da guerra, la mostra, promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue di Venezia, è riuscita invece a scardinare questo mito. Doppio, a dire il vero, l’obiettivo raggiunto dalla Fondazione e dai suoi partner impegnati in questo evento riuscitissimo di cui si augura anche che ne venga posticipata la chiusura, prevista al momento per il 13 di marzo. L’esposizione, lo ricordiamo, è visitabile presso il magnifico Palazzo Franchetti a Venezia. Una mostra  non solo apprezzata  per aver reso possibile la conoscenza di questi eccellenti manufatti dell’artigianato. Questa ha permesso di catalogare in maniera scientifica una serie di pezzi che risiedevano in almeno tre diversi Paesi europei e che non erano mai stati, prima di adesso, messi assieme per un’unica esposizione. In quest’occasione, infatti, gli studiosi hanno portato avanti il primo serio lavoro scientifico e comparativo dedicato a questo “strumento” rappresentativo del mondo oceanico pre-europeo.

I materiali e le tecniche di costruzione fanno chiarezza sulla funzione dei “bastoni di comando”

L’apporto dato alla comunità scientifica internazionale è andato anche oltre. I clubs, ovvero le mazze, come venivano fino a prima di questa mostra chiamati questi preziosi cimeli, perdono definitivamente l’appellativo di armi da guerra per assumere “significati altri”. La ricchezza degli intagli, costati di sicuro ore ed ore di lavoro manuale, la loro delicatezza dovuta alla ricercatezza di estetiche delicate e spesso la loro bassa maneggevolezza dovuta a sbilanciamenti costruttivi in ordine al peso dell’oggetto, hanno definitivamente escluso che l’utilizzo di simili prodotti fosse quello del mero combattimento! Una rivisitazione metalinguistica e funzionale giunta quindi solo adesso. Merito di questo brillante lavoro espositivo e di ricerca, che ha cambiato la percezione dei clubs che si aveva dal tempo del comandante James Cook, primo fra gli esploratori europei a metter piede su queste terre lontanissime e a toccar con mano uno di questi bastoni. La loro funzione, dicevamo, viene così riscritta in termini di “mazze del potere” strumenti quindi caratterizzati da un gusto raffinato, da una magistrale lavorazione artigianale che avevano funzione ora di dialogo con gli antenati (che per le popolazioni dei Mari del Sud coincidevano con le divinità tutelari) ora utili a rappresentare il potere temporale dei capi villaggio. Si compie quindi, così, il passaggio semiotico da mazza da guerra a bastone di comando e di prestigio.

 
Non solo la funzione, gli studi sui manufatti hanno permesso una datazione più accurata

La riscrittura della storia e dell’utilizzo di questi artefatti non è stata però l’unico merito dell’esposizione veneziana.  Nella giornata del 14 febbraio, infatti, presso la prestigiosa sala di Ateneo Venezia, Inti Ligabue, figlio del fondatore della Fondazione e suo attuale presidente, unitamente al collezionista e uno dei tre partner dell’iniziativa ,Alex Bernard, hanno presentato il risultato di una particolare indagine condotta su un singolo pezzo esposto in mostra. Un’analisi al radiocarbonio C-14 ha permesso infatti di retrodatare l’orologio che fino ad oggi aveva assegnato una datazione più recente ai reperti. Lo studio ha permesso così di provare che una mazza proveniente dalle Fiji è molto più antica di quanto supposto finora e che potrebbe avere addirittura tra 350 e 580 anni. Questo avvalora la tesi che si tratti di un’antica reliquia di valore rituale tramandata magari da generazioni in generazione. Una scoperta di grande valore per la conoscenza di questi manufatti e delle civiltà del Pacifico.
Uno strumento di prestigio e con rilevanza religiosa oltre che di rappresentazione del potere temporale e non più un semplice strumento da utilizzarsi in guerra. Questa, come tutte le altre novità raccolte grazie alla realizzazione della mostra di Venezia, permette di far luce su una pagina di storia non ancora ben decifrata. 

 

bastoni di comando
Inti Ligabue, presidente della fondazione Giancarlo Ligabue Venezia
La mostra

Inaugurata lo scorso 16 ottobre presso il prestigioso Palazzo Franchetti, sede dell’Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, la mostra Power & Prestige è stata promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue e compromessa dal prestigioso Musèe du quai Branly di Parigi (che la ospiterà dal prossimo giugno) e ha visto impegnato il curatore Steven Hooper e il collezionista Alex Bernard.  Sono 126 i “bastoni del comando” selezionati su tre diversi Paesi che hanno composto la mostra. Tutti artefatti realizzati tra il XVIII e il XIX secolo che hanno viaggiato per il mondo e che ora hanno trovato una casa comune in questa esposizione. La mostra di Venezia è di fatto la prima esposizione interamente dedicata a questi manufatti. Creazioni uniche  che hanno visto al lavoro sapienti mani impegnate a intagliare il legno ma anche ad impreziosirlo con inserti di ossi di balena, madreperla o pietre.  Le opere, provenienti da una vasta area oceanica dei Mari del Sud ha visto citate nell’esposizione diverse isole di provenienza: Tahiti, le isole Fiji, l’isola di Pasqua, Papua Nuova Guinea e le Hawaii solo per citarne alcune. Un ambito geografico così vasto, accomunato dalla diffusione e dall’utilizzo di questi potentissimi mezzi di “comunicazione”.

 

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NEWS | Ferdinando Maurici, chi è il nuovo soprintendente del mare della Regione Siciliana

Ricade su Ferdinando Maurici la nomina di soprintendente del mare della Regione siciliana, scelto del dirigente generale del dipartimento di beni culturali Franco Fazio. Si apre così un’era di grandi sfide per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico subacqueo dei mari di Sicilia e delle sue isole minori. 

ferdinando maurici regione siciliana
Ferdinando Maurici, nuovo soprintendente del mare della regione siciliana
Chi è Ferdinando Maurici?

Ferdinando Maurici, 62 anni, nativo di Palermo, è un appassionato ricercatore, specializzato in archeologia cristiana e medievale, con all’attivo diverse docenze universitarie e oltre 300 pubblicazioni. Da sempre impegnato nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano, è stato insignito di incarichi prestigiosi, tra cui: la dirigenza del parco archeologico di Monte Lato, del Museo interdisciplinare di Terrasini e della Fototeca del centro Regionale Inventario e catalogazione delle sezioni archivistica e bibliografica. Recentemente ha seguito la documentazione videografica, con rilievi in 3D, di un relitto d’epoca romana, insieme a un cumulo di anfore, nel fondale dell’isola di Ustica, situati a circa 200 metri di profondità e 80 metri dalla costa.

ferdinando maurici regione siciliana
Carico di anfore romane provenienti da un relitto

Nell’estate 2021 ha preso parte alla localizzazione del ventiquattresimo rostro nel fondale dell’isola di Levanzo, nell’arcipelago delle Egadi, a bordo della nave oceanografica “Hercules”. Ha inoltre collaborato alla rilevazione di un nuovo possibile itinerario sommerso a Marettimo, che andrà ad arricchire il patrimonio archeologico sommerso delle isole Egadi, teatro della  sanguinosa battaglia navale del 241 a. C, tra romani e cartaginesi. È stato infine co-progettista dei lavori di scavo e indagine preliminare del relitto della nave romana denominata “Marausa 2“, risalente al III secolo d. C., recuperato a 150 metri dalla costa di Trapani.

ferdinando maurici sicilia
Le indagini archeologiche subacque nel nuovo itinerario di Marettimo
La soprintendenza del mare

L’istituto rappresenta l’approdo di un percorso avviato nel 1999, con l’istituzione di un gruppo per la ricerca archeologica subacquea: G. I. A. S. S. (Gruppo Indagine Archeologica Subacquea Sicilia) evolutosi  poi in S. C. R. A. S. (Servizio Coordinamento Ricerche Archeologiche Sottomarine).  La struttura nasce ufficialmente nel 2004, per volontà di Salvatore Tusa, con l’obiettivo di gestire, tutelare e valorizzare il patrimonio storico, naturale e demo-antropologico dei mari di Sicilia e delle sue isole minori, evidenziando l’evoluzione dell’inscindibile legame tra l’uomo e il mare nel corso dei secoli. Tra i maggiori successi dell’istituto, annoveriamo: il satiro di Mazara del Vallo, la nave romana Marausa, il relitto di Cala Minnola a Levanzo e, soprattutto, la localizzazione ,a nord/nord ovest dell’isola di Levanzo, del luogo che probabilmente fu il  teatro della battaglia delle Egadi del 241 a. C. che pose fine alla prima guerra punica.

ferdinando marauci regione siciliana
Uno dei rostri ritrovati al largo delle Egadi, testimone della battaglia del 241 a.C
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NEWS | Taormina si rifà il look: al via il restauro delle gradinate del Teatro Antico

Primo intervento al Teatro Antico di Taormina, dopo quello storico del 1959 diretto da Luigi Bernabò Brea. Sessantadue anni fa, il grande archeologo consegnò il monumento alla fruizione combinata di viaggiatori di giorno e spettatori la sera.

taormina teatro antico
Ricostruzione del manto terroso della cavea, 1939
Il primo di una serie di interventi di restauro per il Teatro Antico

Sono cominciati in questi giorni, nel Teatro antico di Taormina, i lavori di restauro della gradinata, l’emiciclo che abbraccia con un solo sguardo la scena, il mare e l’Etna e che nel 1787 fece dire a Goethe che “mai, forse, il pubblico di un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile”.

Si tratta del primo di una serie di interventi programmati dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto dall’archeologa Gabriella Tigano. Tali interventi interesseranno, in vari periodi di bassa stagione, più parti del grande complesso monumentale senza compromettere la fruizione da parte dei visitatori. La ditta di restauri procede infatti per piccoli lotti, perimetrando il cantiere di lavoro e dunque non intralciando le consuete attività di visitatori e guide turistiche. Entro maggio saranno ultimati gli interventi sulle gradinate per dar corso al montaggio degli allestimenti per la stagione degli spettacoli. 

taormina teatro antico
Operai al lavoro al Teatro Antico
I primi interventi, indispensabili dopo sessant’anni di turismo di massa

“Sono interventi assolutamente improcrastinabili per garantire la conservazione del monumento – spiega la direttrice Tigano – e sono i primi a sessant’anni di distanza dallo storico restauro del grande archeologo Luigi Bernabò Brea, che consentì l’avvio della doppia fruizione del Teatro Antico, sia come sito archeologico che come contenitore di eventi in uno scenario unico al mondo. Ma non solo: ci consentiranno di mettere in sicurezza e ripristinare le sedute della cavea, reduci dai sessant’anni più intensi e faticosi nella millenaria storia del monumento. Anni che coincidono con l’inizio del turismo di massa e con l’avvio delle stagioni di spettacoli ed eventi estivi”.

taormina teatro antico
Sopralluogo della direttrice Gabriella Tigano

“La manutenzione e la buona tenuta del patrimonio monumentale regionale – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samoná – è un obiettivo che stiamo cercando di portare avanti con grande impegno, nella consapevolezza che è il presupposto indispensabile per programmare una compiuta valorizzazione della nostra Isola”.

Mappatura digitale e laser scanner serviranno per il restauro della scenae frons

Più complesso e impegnativo l’intervento di restauro che dovrà interessare la scena (scenae frons). Fondamentale la mappatura digitale realizzata con drone e laser scanner nello scorso mese di dicembre: rappresenta il primo passaggio propedeutico che, dopo l’elaborazione dei dati, consegnerà alla direzione del Parco una radiografia completa dei resti monumentali, ma soprattutto un report aggiornato dello stato di degrado con precisione millimetrica.

“Il successivo progetto di restauro dello scenae frons – conclude la Tigano – sarà elaborato con formula interdisciplinare, e sarà oggetto di approfondimenti da parte di un’equipe di professionisti (archeologi, restauratori, architetti, ingegneri) nel quale si farà tesoro anche degli studi preliminari svolti all’inizio del nuovo millennio dal Centro Regionale per la Progettazione e  il Restauro, che per primo monitorò lo stress e i danni causati al monumento dalle vibrazioni sonore degli spettacoli. Un impegno che è e sarà tra gli obiettivi del Parco nei prossimi anni per garantire il miglior equilibrio tra conservazione e salvaguardia del monumento, e un suo uso “moderno” e sostenibile”.

taormina teatro antico
Teatro Antico, anni ’30.
Cortesia dell’Archivio Storico Antonino Castorina
Pubblicabili da revisionare

NEWS | Il “Progetto 67 colonne” tiene in piedi l’Arena di Verona

Dalle ceneri della pandemia verso un nuovo Rinascimento. Attorno all’Arena di Verona si stringono 128 generosi mecenati, per oltre un milione e mezzo di euro stanziati a sostegno della cultura.

L’iniziativa Art Bonus

Un anno di inattività, un settore in ginocchio, una città che non si arrende. Nell’ambito del progetto “Art bonus”, nato per sostenere, attraverso l’impegno di privati e aziende, il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale del nostro paese, quella raccontataci da Fondazione arena è una storia di resistenza di fronte a un flagello che non ha lasciato scampo e di cui l’antico anfiteatro romano si fa simbolo e voce. Ad oggi, il progetto lanciato nella primavera 2021 da Fondazione arena con il gruppo Athesis, “67 colonne per l’arena di Verona“, ha incontrato il sostegno di ben 128 mecenati, ognuno dei quali ha adottato una colonna, o anche solo un mattone, con l’obiettivo di ricostruire idealmente la cinta esterna dell’anfiteatro, distrutta dal terremoto del 1117.

Arena di Verona
Splendide luci esaltano la bellezza dell’arena durante la notte
L’importanza dell’Arena per Verona (e per tutti)

Oltre un milione e mezzo di euro sono stati stanziati a sostegno dell’anfiteatro, che torna così a splendere, riempiendo le serate e i cuori di quanti vogliano viverne e di assaporarne la magia. Le 67 colonne riflettono l’immagine virtuosa di una fetta di mondo imprenditoriale che, nonostante le difficoltà del momento, non ha mai smesso di tenere presente la costante interdipendenza tra Verona e il suo anfiteatro, dandoci un’importante lezione di responsabilità sociale. Perché  l’arena non è un semplice luogo di produzione artistico-culturale, simbolo di eccellenza del made in Italy nel mondo, sono le migliaia di lavoratori coinvolti e il suo fortissimo impatto sull’economia della città stessa.

arena di verona
67 Colonne per l’Arena di Verona
Come sostenere Fondazione Arena

Oggi più che mai è importante svolgere un ruolo attivo, sostenendo l’arena e la sua produzione nella partecipazione al concorso Art Bonus e cliccare su “vota il progetto” oppure accedere, entro il 21 Marzo, a questo link.

Dal 21 febbraio al 21 marzo sulla piattaforma del concorso resteranno in gara i progetti che avranno ricevuto almeno 100 voti e dalle ore 12 del 22 marzo fino alle ore 12 del 1º aprile 2022 i primi 10 progetti si sfideranno sui profili Facebook e Instagram di Art Bonus. I voti ottenuti da ciascun progetto sui social saranno sommati ai voti precedentemente ottenuti tramite la piattaforma Art Bonus.

Arena di Verona
Il Logo

La somma delle preferenze delle due votazioni decreterà il vincitore. Il Premio consiste in un riconoscimento simbolico rappresentato da una targa di ringraziamento che viene consegnata all’ente beneficiario e ai mecenati con cerimonia pubblica in presenza di alti rappresentanti del Ministero della Cultura e delle istituzioni coinvolte nell’iniziativa.

Sono già innumerevoli i voti raccolti, nella speranza che diventino molti di più, grazie a quest’intreccio tra pubblico e privato, mai come oggi così forte , a dimostrazione di quanto l’Italia e gli italiani, nonostante il Covid, rimangano visceralmente legati al proprio patrimonio culturale.

Archivio

NEWS | Sora, CIA e ANA ottengono il ritiro del bando della discordia

Di bandi di concorso imbarazzanti, si sa, il mondo dei beni culturali ne è pieno. Nonostante lo sdegno e le continue critiche da parte dei professionisti del settore, assistiamo alla pubblicazione di bandi che farebbero venire la pelle d’oca anche ad una mummia. L’ultimo strafalcione è arrivato qualche giorno fa da Sora (FR). Il bando per la selezione di personale in “quiescienza” (leggasi: pensionato) per ricevere l’incarico di direttore del Museo della Valle del Liri a titolo gratuito, è saltato immediatamente all’occhio degli esperti del settore, e non solo. In poche ore la notizia ha fatto il giro d’Italia, destando incredulità ma soprattutto rabbia, tanta rabbia. Probabilmente è stato proprio l’eco mediatico a far fare un passo indietro al Comune di Sora, che a poche ore dalla scadenza del bando, lo ha giustamente ritirato.

 

sora bando ritirato

Un passo indietro dal Comune, un passo avanti per la dignità di molti professionisti

Solo alla vasta mobilitazione del mondo della cultura, dalle associazioni di categoria alla soprintendenza, passando per direttori di musei e circuiti museali e per il meritorio interessamento di una combattiva consigliera comunale, va riconosciuto il merito di aver raggiunto l’obiettivo del ritiro del bando . 

La nostra attenzione costante  su questo tipo di problematiche è volta alla massima tutela sia del professionismo che del patrimonio culturale. Il monitoraggio continuo attraverso l’Osservatorio Bandi e Gare dell’ANA è da intendersi sempre propositivo e finalizzato a ai principi che ci ispirano e mai punitivo. La nostra azione di dialogo tra le parti è essenziale anche come supporto agli enti – dichiara Alessandro Garrisi Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Archeologi,  aggiungendo che  non medieremo mai sui principi fondamentali di tutela dei lavori culturali e sull’equo compenso  per il professionista.

sora bando
Il museo di Sora, bersaglio mediatico negli ultimi giorni
Per il Sindaco di Sora, la struttura del bando resta valida

Dispiace tuttavia leggere dalle dichiarazioni del Sindaco di Sora, che nonostante il ritiro egli ancora consideri il bando valido nella sua architettura (un bando che, in materia di requisiti della figura professionale richiesta, ignora persino le normative recenti, a partire dal DM 244/2019). Ugualmente, dalle dichiarazioni dell’Assessore alla Cultura (e Vicesindaco) si evince la totale noncuranza dei nodi etici posti dal bando:

  • la selezione di “personale in quiescenza”, che mortifica le competenze delle migliaia di lavoratori della cultura correttamente formati, aggiornati, e pronti a fornire il miglior servizio alla causa della valorizzazione del patrimonio;
  • la prevista gratuità dell’incarico. L’Assessore alla Cultura di lavoro nella vita fa la cardiologa, ma auspichiamo che inizi a considerare che “la cultura è lavoro, e il lavoro si paga”. Soprattutto quello di qualità. 
L’intervento della Confederazione Italiana Archeologi, sede Lazio

Decisioni di questo tipo rischiano di creare gravi precedenti – scrive la Dott.ssa Stefania Semeraro, Presidente Confederazione Italiana Archeologi, sede Lazio – in quanto non riconoscono né la mole di impegno che comporta la direzione di un museo né l’alto grado di competenze scientifiche necessarie per ricoprire il ruolo. Altresì ci sembra che il ricorso al lavoro gratuito, inevitabilmente, sia lo specchio di uno scarso interesse per le grandi potenzialità che i Musei possiedono e soprattutto per tutti i benefici culturali, turistici, ma in primo luogo economici che una gestione lungimirante del Patrimonio potrebbe offrire alla comunità. 

Per queste ragioni, chiediamo l’immediato ritiro del bando e la sua riformulazione in termini che tengano conto delle competenze professionali necessarie, di un riconoscimento economico adeguato rispetto alle responsabilità e le competenze richieste e di un congruo tempo che consenta a tutti di partecipare. 

Offriamo, in ogni caso, la nostra collaborazione per risolvere questa incresciosa situazione rendendoci disponibili ad effettuare anche un incontro, seppur virtuale, come i tempi richiedono. 

CIA accoglie favorevolmente il ritiro del bando e offre la propria consulenza

Per concludere la questione, la Confederazione Italiana Archeologi accoglie favorevolmente la decisione da parte del Comune di Sora di ritirare l’ ATTO DI INDIRIZZO POLITICO-AMMINISTRATIVO PER LA PREDISPOSIZIONE DI UN AVVISO PUBBLICO FINALIZZATO ALL’AFFIDAMENTO DELL’INCARICO DI DIRETTORE SCIENTIFICO DEL MUSEO CIVICO, del 13/01/2022 n. 9.
Anche in questa occasione, così come riportato nel precedente comunicato, mano tesa nei confronti del Comune di Sora: Cogliamo l’occasione per reiterare la nostra disponibilità a collaborare per la risoluzione del problema.