Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | Sulle tracce del lupo medievale, i risultati dello studio sul DNA

Il ritrovamento di un cranio quasi completo di un lupo vissuto in età medievale ha attirato l’attenzione dei ricercatori e permesso di comprendere meglio l’evoluzione del lupo in Italia. Lo studio multidisciplinare è stato condotto dalle Università della Sapienza, di Bologna e Parma, la pubblicazione della ricerca è presente sulla rivista Historical Biology e fornisce la descrizione completa di un campione di lupo del Medioevo in Italia.

Estrazione del DNA antico dal reperto (©Elisabetta Cilli)

Il lupo lungo il Po

L’immagine del bosco, nel medioevo, ci riporta subito all’icona del lupo. Animale causa di cambiamenti ecostistemici e di pesanti persecuzioni umane, il lupo ha subito negli ultimi secoli un drammatico declino demografico. Tuttavia i resti osteologici dei lupi medievali sono estremamente rari, ciò limita lo studio e la comprensione dell’evoluzione degli individui di questa specie.

Il cranio in questione fu rinvenuto nel settembre del 2018 nel Fiume Po dal professore Davide Persico. Mediante l’analisi al Carbonio C14 il fossile è stato datato al pieno medioevo, tra il 967 e il 1157 d.C. A differenza dalla pubblicazione del 2019, lo studio più recente presenta una prima descrizione completa del cranio basata su un approccio multidisciplinare, dimostrazione di come i campioni archeozoologici rappresentino una fonte essenziale di informazioni per comprendere le dinamiche, la diversità e la distribuzione delle specie tra presente e passato.

Scansione tomografica del cranio (©Dawid A. Iurino)

Le analisi Biometriche

Le analisi biometriche, e quelle basate sulla Tomografia Computerizzata (TC), indicano che l’esemplare rientra nella variabilità cranica della sottospecie Canis lupus italicus, sottospecie tutt’ora presente nella penisola Italiana. Il lupo in questione è di sesso femminile, e l’usura dei denti mostra che si tratta di un individuo adulto tra i 6 e gli 8 anni e manifesta chiare tracce di una grave parodontite. La parodontite fu causa della completa perdita del canino sinistro, producendo un grande foro di collegamento tra l’alveolo e la cavità nasale. Tale condizione patologica probabilmente debilitò gravemente l’esemplare, ma non è possibile stabilire con certezza se la morte sia giunta come conseguenza di questa malattia.

Confronto tra l’immagine fotografica del cranio (sinistra) e il modello 3D ottenuto tramite l’elaborazione di immagini tomografiche (destra). (©Dawid A. Iurino)

Le analisi filogenetiche

Le analisi filogenetiche collocano il pool genetico del DNA mitocondriale del reperto all’interno della variabilità genetica dei lupi moderni, ossia un gruppo nettamente distinto da quello dei cani. In particolare il campione è riconducibile alle linee di discendenza materne più antiche che derivano tutte da un antenato comune. In Europa tale tale gruppo genetico è presente a partire da almeno 2.700-1.200 anni fa. Le stesse analisi dimostrano che la sequenza mitocondriale dell’esemplare studiato è molto simile a quella tipica greca di cui mostra solo una mutazione di differenza.

In copertina: Foto del ritrovamento del cranio di lupo sulla spiaggia Boschi Maria Luigia, presso Coltaro (PR), 2018. (Foto di Davide Persico)

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NEWS | Mercoledì del MArTA: Castrum Minervae, D’Andria racconta il santuario sul mare

Il 25 maggio alle 18.00 il Museo Archeologico Nazionale di Taranto ospiterà il prof. Francesco D’Andria, accademico dei Lincei, con la sua relazione su “Castrum Minervae. Un santuario sul mare”. La conversazione, che sarà introdotta dalla direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti e dal prof. Danilo leone dell’Università di Foggia, sarà diffusa in diretta streaming sulle pagine Facebook, Youtube e Linkedln del MArTA.

Il Santuario di Atena sul mare di Castro

La conferenza intende presentare i risultati di una delle più fortunate ricerche archeologiche realizzate in Puglia a partire dal 2000: quella appunto del Santuario di Atena affacciato sul mare di Castro, in provincia di Lecce. “Questa ricerca – dice il prof. Francesco D’Andriaha permesso di identificare a Castro il Santuario di Atena, la dea che protegge i naviganti ed offre loro il dono di interpretare i venti e le correnti“. Posto sul promontorio iapigio, in posizione strategica, da un’altura sul porto, il santuario domina un tratto di mare, sul quale si affacciano i monti Cerauni della costa albanese e le isole di fronte a Corfù. “A questo celebre luogo di culto si riferisce il poeta Virgilio nell’Eneide – continua il prof. D’Andria – quando descrive il primo approdo di Enea in Italia, dopo un periglioso viaggio da Troia ormai distrutta dalle fiamme“.

Lo scavo di Castro
Tracce del passato

Gli scavi hanno riportato alla luce straordinarie opere della scultura antica, come la stessa statua di culto della dea che indossa l’elmo frigio ad indicare, come Enea, la sua origine troiana. A Castro era attiva, nel IV sec. a.C., una officina di scultori tarantini; le loro creazioni, insieme alle offerte votive, alla ceramica, alle iscrizioni attestano la presenza della città bimare lungo le coste del Salento, nel periodo della sua massima fioritura.

L’evento del MArTA
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NEWS | Tra mare e mito, sette incontri per valorizzare Messina

Senza memoria del passato non si ha consapevolezza del presente e si rischia di ipotecare il nostro futuro, ciò vale tanto per le persone quanto per le comunità. Vale anche per Messina: scienza, letteratura, storia e spettacolo con protagonista il mare mitico dello stretto che ogni giorno ricorda le origini della città, indicando la strada per il futuro. Sette incontri, di cui il primo il 23 maggio, tutti dedicati ai luoghi magici della città. 

Riscoprire l’identità della città antica

Oggi Messina è alla costante ricerca di quest’identità ed il suo mare ne è testimone rispettoso ed esigente. È dovere comune fare sì che Messina incarni sempre di più lo spirito dei tempi passati con coraggio, forza e consapevolezza, al fine di ricostituire la sua identità collettiva più autentica, condivisa, al fine di modificare i rapporti col passato e trasformare i processi di apatia e diseducazione in sviluppi attivi per un futuro di evoluzione e di nuova formazione. La natura e il mare possono essere d’aiuto in tutto questo poiché l’uomo non è altro che l’architetto minore che deve ascoltare gli architetti maggiori: il sole, il vento, l’acqua e l’ombra.

Mare, Mito, Messina

Proprio per questo il Museo della Fauna dell’Università di Messina, da sempre impegnato nella diffusione e nella divulgazione di tematiche riguardanti l’ambiente in particolare, ma anche la cultura in senso lato, propone una rassegna dal titolo: “Mare, Mito, Messina” articolata in un programma di sette incontri culturali il cui scenario è rappresentato dal nostro mare relativi a tematiche inerenti l’ambiente appunto ma anche la letteratura, lo spettacolo ed il turismo. La formula proposta mira alla riscoperta di luoghi magici della città, per cui la rassegna non avrà una location fissa ma sarà itinerante e all’aperto in piazze, vie e borghi così da valorizzare, oltre alle tematiche trattate nella singola giornata, gli scorci più belli di Messina.

Il comitato tecnico scientifico

A garanzia dell’alta qualità a cui il progetto ambisce è stato istituito un comitato tecnico scientifico composto dal Prof Filippo Spadola, Direttore del Museo della Fauna; dal Prof. Filippo Grasso, Delegato del Rettore alle  Iniziative Scientifiche nel settore del turismo dell’Ateneo di Messina; dal Dott. Giuseppe Ruggeri, giornalista e vicepresidente dell’ Associazione Medici Scrittori Italiani e dalla Dott.ssa Milena Romeo, giornalista e presidente dell’Associazione Cara Beltà.

A seguire il programma degli incontri.

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ACCADE OGGI | La fine di un’era, muore Costantino il Grande

Costantino I, il Vincitore, il Grande. Questi sono alcuni dei nomi con cui era conosciuto uno dei personaggi più importanti della storia romana, l’uomo che riformò l’Impero e favorì la diffusione del Cristianesimo.

La politica amministrativa e religiosa

Nato il 24 febbraio 274 d.C., dopo un periodo turbolento segnato da lotte interne, divenne Imperatore nel 306. Durante la sua carica mise in pratica una serie di riforme di grande importanza. Non appena si assicurò il potere, Costantino procedette con la riorganizzazione amministrativa e territoriale dell’Impero, riformando la burocrazia e l’Impero stesso che venne suddiviso in quattro prefetture.

Ogni prefetto aveva poteri amministrativi e giuridici ma non quelli militari: il potere militare spettava unicamente all’Imperatore. In modo progressivo le truppe vicine al palazzo imperiale presero sempre più potere, mentre quelle al confine conobbero un progressivo imbarbarimento.

Ebbe importanti conseguenze il trasferimento della capitale a Costantinopoli. La posizione della città, odierna Istanbul, consentiva di controllare in maniera più efficace sia le frontiere che le vie commerciali. 

Ricostruzione ideale della città di Costantinopoli
Ricostruzione ideale della città di Costantinopoli, fondata da Costantino I sull’antica Bisanzio

La morte di Costantino

La morte di Costantino fu tanto inaspettata quanto improvvisa.

Morì il 22 maggio del 337 d.C., in una residenza imperiale nei pressi di Nicomedia. Si spense nel trentunesimo anno di regno, durante le festività di Pentecoste e poco dopo essersi ammalato. Pochi giorni prima della morte, resosi conto della propria fine, l’Imperatore decise di farsi battezzare da Eusebio, vescovo cristiano della città, che negli ultimi tempi era diventato il suo consigliere in materia ecclesiastica. La pratica di ricevere il battesimo sul punto di morte, al tempo, non era insolita: in questo modo il battezzato aveva la possibilità di cancellare tutti i propri peccati senza aver tempo di commetterne dei nuovi.

Costantino, infatti, non solo legalizzò il Cristianesimo ma favorì la diffusione della dottrina cristiana. Oltre a restituire i beni confiscati da Diocleziano, fissò una serie di privilegi per la Chiesa: la riformò uniformando la dottrina cristiana e dando così inizio all’Impero cristiano.

Ad oggi, sia la Chiesa ortodossa che le Chiese di rito orientale lo venerano come santo. A livello locale il culto di San Costantino è comunque autorizzato anche nelle chiese di rito romano-latino. 

Capri Leone (ME) venera San Costantino Imperatore come santo patrono e protettore

 

 

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NEWS | Sgarbi tuona: “Il ‘Gentiluomo col cappello’? Una truffa allo Stato!”

Lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi stronca senza appello l’annuncio della restituzione di un presunto Tiziano da parte dei Carabinieri dei Nucleo Tutela Patrimonio artistico, la cui cerimonia è in programma proprio oggi a Palazzo Chiablese a Torino. Il “Gentiluomo col cappello”, attribuito a Tiziano Vecellio, esponente di spicco del Rinascimento italiano, secondo i Carabinieri sarebbe stato esportato illegalmente 20 anni fa in Svizzera.

L’accusa

“L’operazione di restituzione è letteralmente una truffa allo Stato, per ragioni di propaganda. […] Oggi a Palazzo Chiablese a Torino s’inscena una lugubre cerimonia. L’ostinazione  di un pubblico ministero ha determinato l’insensata confisca di un’opera recuperata non in Svizzera ma in Italia, in un laboratorio di restauro dell’Astigiano” sono queste le dure parole di Sgarbi in relazione al quadro “Gentiluomo col cappello” attribuito a Tiziano Vecellio. In dettaglio: “È un’opera sicuramente non di Tiziano e di modesto valore. Ciò che conta […] è il luogo di un ritrovamento che indica una “non” esportazione. D’altra parte la proposta anonima per “l’avvenuta importazione” ha maggiore attendibilità dell’attribuzione interessata, presentando correttamente il “Ritratto  di gentiluomo con berretto nero” con la generica attribuzione a scuola veneta”.

Il presunto “Tiziano”
Per un pugno di mosche

Sgarbi bacchetta la superficialità dei Carabinieri: “La pressapocaggine dei “recuperatori” arriva al punto di far riferimento a una perizia mercantile del 1998, per un’opera non pubblicata da nessuno studioso di Tiziano, che indica un valore commerciale impossibile e ingannevole: cinque, sei miliardi di lire nel 1998! Comicamente, per altro, l’articolo apparso oggi su “Repubblica” traduce i 5/6 miliardi in 7 milioni di euro (evidente falsità) e chiama il professore Augusto Gentili “Giovanni Gentile”. In conclusione, Sgarbi dichiara: “La vera truffa è allo Stato che, con questo inconsistente recupero, stringe un pugno di mosche. Non si è recuperato un bel niente!”.

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NEWS | “La Luna sul Colosseo”, riprendono le visite notturne dell’Anfiteatro Flavio

Il Parco archeologico del Colosseo riprende da venerdì 20 maggio le visite notturne dell’Anfiteatro Flavio, in collaborazione con Electa e Coopculture. Per questa edizione 2022 de “La luna sul Colosseo” è stato messo a punto un nuovo percorso.

Nel cuore del Colosseo

La visita guidata affronta sia la storia più nota del monumento, quella dell’Anfiteatro nell’antica Roma raccontata attraversando il piano dell’arena e i sotterranei, sia quella cristiana. Quest’ultima prende l’avvio dal dipinto murario del XVII secolo raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme: grande novità del percorso di quest’anno.

L’itinerario attraversa le gallerie e passaggi in cui si svolgevano i preparativi degli spettacoli, dove erano stoccati i materiali scenici e dove gli animali, chiusi in gabbie, venivano poi caricati sui montacarichi per raggiungere il piano dell’arena per le venationes, le famose scene di caccia. L’arena era anche teatro dei combattimenti tra gladiatori. Attraversando una passerella di più di 160 metri le viscere del monumento non avranno più segreti e, con il favore della notte, si potrà rivivere appieno l’atmosfera che avvolgeva quegli spazi.

Interno del Colosseo
Un viaggio attraverso il tempo 

Nel percorso di visita si inserisce per la prima volta la lettura multimediale del dipinto che raffigura una veduta ideale – a volo d’uccello – della città di Gerusalemme, posto sull’arco di fondo del fornice occidentale, la cosiddetta Porta Trionfale: la stessa dalla quale entravano i gladiatori e le belve che si affrontavano sull’arena. Il dipinto ricorda che il Colosseo ha continuato a vivere anche dopo la fine dell’impero romano. In particolare, nel 1750 per volontà di Papa Benedetto XIV è diventato sede dell’ormai tradizionale via Crucis, allo scopo di rafforzare il senso della missione storica del papato. La visita prosegue, infatti, passando davanti a una delle edicole della via Crucis e alla croce, entrambe poste lungo il perimetro dell’arena. Qui termina l’itinerario con lo straordinario affaccio sulla complessa ossatura dei sotterranei e sulla vastità degli spalti della cavea, scavati dalle ombre della notte e che ospitavano oltre 60 mila spettatori.

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NEWS | Sardegna, ancora rinvenimenti a Mont’e Prama: dalla necropoli emergono altri due giganti

A pochi giorni dalla ripresa dell’ultima campagna di scavo, nella necropoli nuragica di Mont’e Prama a Cabras (OR), sono emersi i resti di due nuove statue monumentali. Il ritrovamento è avvenuto nella parte meridionale del sito archeologico. Le indagini sul campo di questa zona confermano la prosecuzione verso sud della necropoli e della imponente strada funeraria costeggiante le sepolture.

Sttua litica. Si vede sul fianco il grande scudo flessibile avvolto intorno al braccio sinistro e disteso sul torace e sul ventre, sul quale poggia la mano destra avvolta in un guantone.
Una delle statue di pugilatore ritrovate nel 2014 (© Mic)

 

Il ritrovamento

“Una scoperta eccezionale alla quale ne seguiranno altre”, le parole con cui Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha commentato il rinvenimento presso la necropoli di Mont’e Prama.

Come ha sottolineato l’archeologo Alessandro Usai, responsabile scientifico dello scavo: “Siamo andati a scavare a colpo sicuro in un tratto che ancora non era stato toccato”. Lo scavo archeologico durerà altri due mesi e probabilmente porterà ad altre scoperte.

Insieme ai frammenti di un modello di nuraghe, sono dunque stati ritrovati frammenti delle statue appartenenti ad una coppia di pugilatori, di tipo Cavalupo, esattamente come gli ultimi due rinvenuti nel 2014. “Una figura rara che ha un modello di riferimento nel bronzetto nuragico conservato a Roma nel museo etrusco di Villa Giulia“, precisa Usai citando il reperto proveniente da una tomba della necropoli di Cavalupo, nella laziale Vulci.

È un bronzetto nuragico. Ripropone gli stessi elementi caratteristici: il grande scudo avvolto intorno al braccio sinistro e disteso sul torace e sul ventre, il gonnellino a punta triangolare sul retro, il guantone che avvolge l’avambraccio destro ma resta aperto per far fuoriuscire la mano. Da notare anche il cappello conico, le lunghe trecce e i sandali.
Bronzetto della tomba di Vulci (©Mic)

Il bronzetto in questione ripropone gli stessi elementi caratteristici: il grande scudo avvolto intorno al braccio sinistro e disteso sul torace e sul ventre, il gonnellino a punta triangolare sul retro, il guantone che avvolge l’avambraccio destro ma resta aperto per far fuoriuscire la mano. Da notare anche il cappello conico, le lunghe trecce e i sandali.

La necropoli di Mont’e Prama

La necropoli di Mont’e Prama si trova in Sardegna, nella provincia di Oristano, ad una distanza di circa 2 Km dallo stagno di Cabras. Il sito venne casualmente scoperto da dei contadini nel 1974. Tra il 1975 e il 1979 i ricercatori condussero diversi interventi di scavo e di recupero. Durante le ricerche degli anni Settanta sono state esaminate diverse tipologie di tombe presenti nella necropoli: sono stati rinvenuti 5178 frammenti di sculture in calcare arenaceo. Questi elementi appartengono a statue maschili, modelli di nuraghe e betili.

Allo stato attuale degli studi sulla civiltà nuragica, si ritiene che la necropoli di Mont’e Prama possa aver costituito lo spazio funerario riservato ad un gruppo familiare dominante nella società nuragica della Prima età del Ferro.

Area archeologica di Mont’e Prama (foto di G. Alvito via ©Mont’e Prama)

 

I Giganti di Mont’e Prama

I Giganti di Mont’e Prama, oggi al Museo di Cabras e al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, sono delle sculture realizzate a tutto tondo, risalenti alla Civiltà nuragica. Si tratta di sculture scolpite a partire da un unico blocco di calcare arenaceo locale proveniente da cave non molto distanti. Sono alti tra i due e tre metri e mezzo. 

Le 28 statue finora identificate rappresentano 16 pugilatori, 6 arcieri e 6 guerrieri.

I Giganti (© Mont’e Prama)

I pugilatori indossano un gonnellino e sono a torso nudo; proteggono la testa con uno scudo tenuto dalla mano sinistra posta alla sommità del capo, mentre la mano destra, protetta da un guanto, regge l’altro lato dello scudo. Gli arcieri, che indossano una corta tunica e una protezione sul petto, hanno un elmo a due corna sulla testa da cui spuntano lunghe trecce; il braccio sinistro, protetto da una guaina e da un guanto, tiene un arco. Il braccio destro ha avambraccio e mano in avanti mentre le gambe sono protette da schinieri. Quasi certamente il modello di riferimento furono i bronzetti figurati, dei quali le statue in pietra riprendono abbastanza fedelmente i personaggi e gli stilemi. La loro datazione oscilla tra il IX secolo a.C. ed il VIII secolo a.C.

Arciere Prexiau (©Mont’e Prama)

 

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NEWS | Al via il “Grand Tour delle Scienze” nei musei di Padova

In occasione dell’ottocentenario dalla sua fondazione, dal prossimo 21 maggio 2022 l’Università di Padova apre alla cittadinanza alcuni dei suoi più prestigiosi luoghi della scienza per condurci in uno straordinario Grand Tour delle Scienze

L’offerta

Fino al 03 marzo 2023, sarà possibile visitare gratuitamente quattro musei di Ateneo eccezionalmente aperti al pubblico anche nei weekend: il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte nella suggestiva cornice di Palazzo Liviano; il primo Museo di Geografia d’Italia; il Museo Giovanni Poleni di storia della fisica con i suoi preziosi strumenti scientifici; il Museo di Macchine Enrico Bernardi, che custodisce la primissima automobile italiana, ancora perfettamente funzionante. Inoltre, con un unico ticket valido per un anno, si potrà visitare: Palazzo Bo, con il suo Teatro Anatomico e la cattedra di Galileo Galilei; il più antico Orto botanico universitario del mondo, patrimonio Unesco; la Sala dei Giganti con il suo grandioso ciclo di affreschi; e il giardino storico di Villa Parco Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto (TV), già premiato come Parco più bello d’Italia. Un’occasione da non perdere.

Sala dei Giganti, Palazzo Liviano (via Movieng Padova)
Dare voce alla storia

Il Grand Tour delle Scienze vede anche il lancio della nuova audioguida per visitare autonomamente i musei di Ateneo tutti i fine settimana, ma anche negli altri giorni di apertura al pubblico. Grazie alle audioguide, fruibili gratuitamente tramite QR code dal proprio dispositivo personale, è possibile scoprire in modo originale la storia delle collezioni e alcuni dei più significativi reperti esposti nelle varie sedi: un’esperienza su misura di ogni visitatore, per vivere in maniera nuova e appassionante il nostro patrimonio. Ad accompagnarci in questo affascinante viaggio nella storia e nella scienza le calde e appassionate voci di Paolo Franciosi e Giulia Briata, che hanno messo a disposizione la loro professionalità per i coinvolgenti racconti appositamente creati dai conservatori e i responsabili scientifici dei Musei.

 

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NEWS | Lombardia, piccoli borghi da proteggere

È simbolico che il convegno sul restauro sia stato organizzato a Palazzo Giureconsulti, ovvero all’interno di un sito che è l’esempio di un restauro di grandissima qualità, terminato proprio lo scorso aprile e che ha coinvolto la facciata e gli spazi interni, utilizzando anche tecniche e processi innovativi.

Sono le parole del presidente di Regione Lombardia al convegno “Il restauro guarda al futuro, organizzato da Confartigianato.

Tra gli altri, hanno partecipato all’evento Marco Granelli, presidente Confartigianato Imprese, Eugenio Massetti, presidente Confartigianato Imprese Lombardia e Antonella Ranaldi, sovrintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano.

InnovaMusei, progetto della Regione Lombardia
Risultati raggiunti e nuovi impegni

Il presidente ha ricordato che Regione Lombardia, da inizio legislatura, ha promosso iniziative di conservazione e di valorizzazione dei beni culturali, mobili e immobili, di proprietà di enti e istituzioni ecclesiastiche, stanziando oltre 7 milioni di euro per ben 86 progetti di restauro indispensabili per la salvaguardia di opere di valore artistico, storico e culturale in piccoli borghi storici e nelle città lombarde.

Un esempio su tutti il campanile del Bernascone a Varese. Sempre dalla collaborazione con Fondazione Cariplo, (e Unioncamere Lombardia) è nato inoltre, il progetto InnovaMusei che ha stanziato 2,1 milioni di euro a favore di partenariati strategici nel settore delle raccolte museali ed ecomusei con il sostegno di imprese culturali e creative attive nel settore e portatrici di pratiche innovative. Sono stati sinora finanziati 16 progetti (17 imprese culturali e creative coinvolte) che hanno generato un investimento totale pari a oltre 3 milioni di euro.

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NEWS | “Il genio universale di Canova”, il convegno in occasione dei 200 anni dalla scomparsa dell’artista

Dal 17 al 19 maggio 2022, il genio universale di Canova sarà celebrato in un convegno internazionale di studi in occasione dei 200 anni dalla scomparsa del grande artista italiano, massimo esponente del neoclassicismo scultoreo.

Il convegno

Il convegno costituirà un importante momento di confronto tra la comunità scientifica nazionale e internazionale, riunendo i massimi esperti in materia affinché presentino i risultati delle ricerche più aggiornate sull’artista e sul contesto storico-artistico in cui operò. L’evento si svolgerà in tre sedi prestigiose: il Museo Civico di Bassano del Grappa, il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno e le Gallerie d’Italia – Vicenza, sede museale di Intesa Sanpaolo. Grazie alla collaborazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia e del Museo Correr, anch’essi straordinari luoghi di memorie canoviane, il convegno sarà l’occasione per un proficuo dialogo tra queste prestigiose istituzioni nel nome di un artista la cui presenza nel Veneto costituisce un valore identitario e unificante. Curano l’evento: Fernando Mazzocca, Paola Marini, Xavier F. Salomon e Anne-Lise Desmas.

Locandina evento

Sarà possibile assistere al convegno, gratuito, sia in presenza a seguito di prenotazione, sia comodamente da casa! Si prevede, infatti, la diretta streaming sul canale YouTube  dei Musei Civici di Bassano del Grappa di tutte e tre le giornate.

 

La bellezza ideale nel Neoclassicismo scultoreo di Canova

Antonio Canova (1 Novembre 1757 – 13 Ottobre 1822), rimasto orfano di padre a soli 4 anni, visse  con il nonno tagliapietre e scultore locale da cui apprese l’arte della lavorazione di materiali lapidei. Dopo una formazione iniziale nella bottega dei Torretti e all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, si trasferisce a Roma. Qui perfeziona il proprio stile neoclassico grazie al contatto con le opere dell’antichità romana di cui apprezza la compostezza formale e l’ideale di bellezza e perfezione che ne scaturisce. E dall’antichità riprende anche i temi mitologici, come nel caso di opere come Orfeo ed Euridice (1775-1777) e anche i famosissimi gruppi scultorei di Amore e Psiche (1793) e Le Tre Grazie (1812-1816).

Oltre ai temi mitologici, Canova realizza una serie di opere dedicate a personaggi reali, mantenendo però inalterate le caratteristiche tipiche della sua produzione artistica: perfezione e idealizzazione della bellezza di ascendenze classiche e mitologiche. È il caso, questo, del Napoleone rappresentato nei panni di Marte Pacificatore. La scultura in questione prevede un originale marmoreo conservato presso Apsley House di Londra e una copia bronzea posizionata all’interno del Cortile d’Onore della Pinacoteca di Brera.

E, ancora, è il caso del monumento funebre a Paolina Borghese (1805-1808) resa con l’iconografia propria di Venere vincitrice (immagine in copertina).

Le opere di Canova, sebbene intrise di bellezza ideale e perfezione, contengono però anche una imprescindibile presenza di naturalismo, altra cifra stilistica dello scultore. La resa anatomica dei corpi, la resa morbida e fluida delle composizioni, la semplicità gestuale sono tutte caratteristiche destinate a rendere le opere di Canova i massimi esempi di scultura neoclassica.