Si tratta di 42 borghi siciliani sotto i cinquemila abitanti, in qualche caso poco più grandi, sotto i diecimila, di tutte le nove province dell’Isola. Custodi di centinaia di tesori artistici, naturalistici, umani, artigianali che raccontano millenni di storia, dalle testimonianze archeologiche fino al Novecento. E possono essere una delle risposte alla vita e al turismo post-pandemia.
Adesso, consapevoli della necessità di fare sistema, si strutturano in un network sotto il patrocinio della Fondazione Le Vie dei Tesori, che ha condotto, con la loro collaborazione, un censimento del patrimonio: castelli, abbazie, chiese, miniere, piccoli musei, conventi, osservatori astronomici, siti rupestri, grotte, cave, fari.
Caccamo (PA)
Ma il patrimonio culturale non conta solo beni materiali. Anche i tesori immateriali saranno interessati dall’iniziativa: sapienze antiche custodite dagli ultimi artigiani – veri tesori viventi – ricette tradizionali, tradizioni. Guidati dal Comune di Sambuca di Sicilia con la Fondazione Le Vie dei Tesori, i 42 borghi hanno partecipato al bando del MinisteroBorghi in Festival, con un progetto che punta alla realizzazione del Festival Le Vie dei Tesori nei sei fine settimana compresi tra il 29 maggio e il 5 luglio con 210 luoghi aperti, 70 esperienze collaterali, e il coinvolgimento di 500 giovani del territorio, adeguatamente formati. Ma la Fondazione e i 42 Comuni hanno inoltre scelto di strutturarsi – oltre la partecipazione al bando per il Festival – in modo stabile per portare avanti politiche di rigenerazione, valorizzazione, lotta allo spopolamento, creando così un vero e proprio network dei borghi.
Elenco dei “Borghi dei Tesori”
Provincia di Agrigento Sambuca di Sicilia; Comitini; Narò.
Provincia di Caltanissetta Butera; Montedoro; Sutera.
Provincia di Catania Licodia Eubea; Militello in Val di Catania; Vizzini; Zafferana Etnea.
Provincia di Enna Centuripe; Sperlinga.
Provincia di Messina Santa Lucia del Mela; Condrò; Roccavaldina; Mirto; San Piero Patti; San Marco d’Alunzio; Frazzanò; San Salvatore di Fitalia; Montalbano Elicona; Graniti; Castelmola; Savoca.
Provincia di Palermo Gangi; Castelbuono; Polizzi Generosa; Vicari; Geraci Siculo; San Mauro Castelverde; Petralia Soprana; Petralia Sottana; Caccamo; Lercara Friddi; Roccapalumba; Godrano; Castronovo di Sicilia.
Provincia di Ragusa Chiaramonte Gulfi; Monterosso Almo.
Provincia di Siracusa Buccheri; Portopalo di Capo Passero.
In programma decine di iniziative, non solo in Italia, per celebrare il Sommo Poeta in occasione del Dantedì. Si tratta di una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Il 25 marzo è la data in cui, nella finzione del racconto, il poeta si smarrisce nella selva oscura iniziando così il uno dei viaggi letterari più famosi di tutti i tempi. Ecco alcuni tra gli eventi in programma.
Onori sulla tomba di Dante a Ravenna
A Ravenna, luogo di sepoltura del poeta, il Dantedì si apre con una cerimonia tenuta dal sindaco Michele De Pascale che si occuperà di rinnovare il rito di rabbocco dell’olio che arde nella lampada perenne e che i fiorentini donarono per onorare il poeta. Alle 9.30 ci sarà la consueta lettura perpetua della Divina Commedia, parte del progetto L’ora che volge il disìo. Ogni giorno si alternano artisti e cittadini per declamate i canti dell’opera dantesca presso la sua tomba. A Mara Dirani, custode della Tomba, spetterà la lettura del I Canto dell’Inferno. Alle 17.00 sarà invece la volta di Massimo Finazzer Flory, attore e regista, a declamare il canto XXV del Paradiso. Tutte le iniziative saranno trasmesse sul sito vivadante.it.
Tomba di Dante, Ravenna (Foto di Marco Scalcon)
Benigni recita Dante
Nel Salone dei Corazzieri del Quirinale, Roberto Benigni reciterà il XXV canto del Paradiso, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro della Cultura, Dario Franceschini. L’evento di giovedì 25 marzo sarà trasmesso in diretta su Rai1 alle 19.10. In prima serata, invece, Benigni ritorna su Rai3 con Il Quinto dell’Inferno, con una sua interpretazione del celebre canto di Paolo e Francesca, introdotta da Corrado Augias.
Paolo e Francesca in un dipinto di Gustave Doré
Da Verona dialoghi e video in streaming
Anche Verona, città dantesca, ha in programma un’intera giornata in streaming sul sito danteaverona.it con letture, dialoghi, incontri. Il tutto avviene all’interno del progetto che vedrà la città protagonista per un anno intero, Dante a Verona 1321 – 2021, nelle celebrazioni dantesche. All’Università di Verona, però, anticipando il Dantedì, si è già tenuto un incontro con Pupi Avati e il filologo Paolo Pellegrini dell’Università di Verona, incentrato sul nuovo film del regista sulla vita di Dante Alighieri.
Di prima notte a Bologna
Il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Alma Mater di Bologna organizza l’evento Lecturae Dantis dal titolo “Di prima notte”, con la partecipazione di molti studiosi e scrittori legati all’Ateneo. L’Università propone così una serata online su Teams a partire dalle 20.30 del 25 marzo, con la presenza di molti docenti e cultori della materia. Si annovera la presenza di vari scrittori, come Marcello Fois.
Si prevedono brevi Lecturae Dantis, di cinque minuti ciascuna, e ognuna cercherà di raccontare un verso o una terzina della Commedia, secondo l’ordine di apparizione nel testo. Sarà possibile partecipare anche da esterni all’ateneo bolognese. Basterà scrivere al professor Giuseppe Ledda (e-mail: giuseppe.ledda@unibo.it) entro due ore prima dell’evento, per ricevere delle credenziali temporanee Unibo.
Il cenotafio restaurato
Sempre giovedì 25 marzo, alle ore 11, nella basilica di Santa Croce a Firenze viene presentato il restauro del cenotafio dantesco in occasione del settimo centenario della sua morte. Insieme alla presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, saranno presenti il sindaco Dario Nardella, il prefetto Alessandra Guidi e il presidente della Regione Eugenio Giani. Inoltre, l’attrice Monica Guerritore declamerà alcuni versi del XXIV canto del Purgatorio.
Cenotafio di Dante a Firenze
Dante e i nuovi media: un approccio contemporaneo ad un classico della letteratura
L’Università di Napoli Federico II sceglie di celebrare il Dantedì del 2021 con un evento particolare e innovativo, dal titolo Re-doneDante – Nella selva dei nuovi media. Oggetto dell’evento saranno la musica, il fumetto, il videogioco, l’illustrazione e l’installazione ambientale, moderni canali di comunicazione attraverso cui Dante, inconsapevolmente, continua a parlare ad un pubblico distante sette secoli da lui. L’obiettivo dell’ateneo è quello di far capire come opera di Dante dimostra che la vitalità di un classico della letteratura si rivela nella sua capacità di continuare a condizionare l’immaginario del suo pubblico e di stimolare la produzione artistica anche a distanza di secoli. Il portale dell’Ateneo ospiterà così alcuni video con conversazioni tra ricercatori e ricercatrici del Dipartimento di Studi Umanistici con la collaborazione di esperti di nuovi media artisti contemporanei. Tra i nomi più importanti i rapper Murubutu e Claver Gold; il disegnatore Marcello Toninelli; Riccardo Fassone, docente dell’Università di Torino e esperto di forme videoludiche; l’illustratore americano Sandow Birk; l’artista e performer Gian Maria Tosatti.
Dante nell’aldilà a Parma
La città emiliana celebra il poeta con una conferenza culturale del dantista Italo Comelli, dal titolo “Noi andavam con passi lenti e scarsi. Dante nell’aldilà”. Appuntamento per le 16.30 in videoconferenza su piattaforma Zoom con le credenziali 954 6415 5750.
A Pordenone per un mostruoso Dantedì
Il Centro Iniziative Culturali di Pordenone (CICP) sarà online con una produzione video che ha come protagonisti gli autori del volume I mostri di Dante, edito Salani: Laura Vaioli, autrice di libri “pop” per ragazzi, il disegnatore Giacomo Guccinelli, autore delle illustrazioni, e Mirko Volpi, docente di Linguistica italiana all’Università di Pavia e studioso di Dante. Un appuntamento, alle 10.30 del 25 marzo, per spiegare ai giovani come è nata la Divina, con la partecipazione del fumettista Marco Tonus. Sarà possibile seguire i video sui canali Facebook e Youtube del CICP.
I mostri di Dante (Centro Cultura Pordenone)
Dante visto da Victor Hurgo
Alle 19.30, invece, il Museo Teatrale alla Scala di Milano presenta in streaming la lettera indirizzata da Victor Hugo al Sindaco di Firenze per le celebrazioni dantesche del 1865. Pierluigi Panza racconta la storia del documento, che sarà letto da Laura Marinoni, mentre Orazio Sciortino eseguirà brani di Liszt ispirati a Dante e Hugo.
Alla diocesi di Padova si legge Dante
Anche la Diocesi di Padova propone una serie di iniziative e appuntamenti che prendono il via in occasione del Dantedì e proseguono fino a ottobre 2021. Il percorso, Il canto del viaggio, inizia giovedì 25 marzo con due appuntamenti. Il primo è AppassioDante, proposto dalla Pastorale dei Giovani che sul proprio sito renderà noto il risultato di un’originale sfida rivolta ai giovani dai 18 ai 35 anni. Una serie di video, inviati entro il 15 marzo, in cui ogni partecipante recitava un verso del I Canto dell’Inferno; un verso a testa per un totale di 136 voci.
Alle 20.30, invece, l’appuntamento sarà sul canale Youtube della Diocesi di Padova con Vergine Madre, figlia del tuo Figlio (XXXIII canto del Paradiso). Ad introdurre ci sarà don Riccardo Battocchio, rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma e presidente dell’Associazione teologica italiana. La lettura dell’ultimo canto, invece, sarà opera del Vescovo Claudio Cipolla.
Maria Vergine Madre, figlia di tuo figlio, Gustav Doré
A Vigevano Dante e Beatrice con Bianca Garavelli
Non poteva mancare un evento incentrato sul rapporto tra Dante e Beatrice. Sarà Bianca Garavelli a presentare l’argomento, in diretta sulle pagine Facebook della Biblioteca Mastronardi di Vigevano e di Rete Cultura, alle ore 21. Si passerà dalle interpretazioni più curiose del versante esoterico, alle letture consolidate, fino a comprendere l’importanza per il pensiero dantesco del suo rapporto amoroso con la donna che è stata in primo luogo la bambina di Firenze di cui Dante, a sua volta bambino, si è innamorato al primo sguardo.
Dante in podcast su Rai Radio3
Grandi attori leggono Dante nel progetto in podcast di Rai Radio3 dal titolo Cento giorni con Dante. Il progetto prende avvio in occasione del Dantedì e prevede la lettura integrale della Divina Commedia, con un canto nuovo ogni giorno. Il progetto è promosso da Radio 3 e dal Teatro Nazionale di Genova. Dagli archivi di quest’ultimo arrivano le registrazioni delle letture teatrali effettuate tra il 1984 e il 1986, una delle quali integrale con protagonisti Arnoldo Foà, Aroldo Tieri, Eros Pagni, Ferruccio De Ceresa, Ugo Maria Morosi, Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Mariano Rigillo, Massimo De Francovich, Giuseppe Pambieri, Tino Carraro, Paolo Poli, Giulio Bosetti e molti altri. Nato da un’idea di Carlo Repetti, si tratta di un progetto che ha inaugurato la pratica dei reading teatrali, con un eccezionale successo di pubblico.
Il Museo archeologico di Luni dà il via, giovedì 25 marzo, al ciclo di incontri online per raccontare la storia del Museo. Sono previsti nove appuntamenti per scoprire la storia di Luni e del territorio attraverso una serie di oggetti selezionati.
Il ciclo di webinarcoincide con il riallestimento della sede museale. A presentare gli incontri saranno studiosi ed esperti che, partendo da alcuni reperti presenti in museo, ricostruiranno la storia del territorio della colonia romana diLuna. Un viaggio nel tempo in cui gli oggetti archeologici raccontano i grandi cambiamenti nel corso dei secoli. Partendo dalla Preistoria per arrivare ai restauri più recenti, saranno presi in esame, tra gli altri, il contrafforte delle mura tarde, il frontone del tempio della dea Luna, la copia dell’Artemide Braschi, il Casale Gropallo.
Locandina evento
Programma
Tutti gli appuntamenti sono attualmente previsti alle ore 16:30. Sarà possibile prenotare la partecipazione all’incontro tramite il sito del Museo di Luni e della Direzione Regionale Musei Liguria, a questo link.
25 marzo 2021 – ore 16.30 ‘LUNI’ PREISTORICA La frequentazione preistorica nella piana lunense, a cura di Antonella Traverso
8 aprile 2021 – ore 16.30 IL PAESAGGIO TRA TERRA E MARE La ricostruzione paleo-ambientale della piana lunense, a cura di Alessandro Chelli, Marta Pappalardo;
22 aprile 2021 – ore 16.30 AMEGLIA: EMPORIO DEI LIGURI TRA CELTI E ETRUSCHI Le sepolture Liguri di Ameglia, a cura di Anna Maria Durante;
5 maggio 2021 – ore 16.30 LA CITTA’ DI LUNA La fondazione della colonia, a cura di Lucia Gervasini;
29 maggio 2021 – ore 16.30 LA CITTA’ DI MARMO Statue onorarie e luoghi di rappresentanza, a cura di Matteo Cadario e Giuseppina Legrottaglie;
15 settembre 2021 – ore 16.30 LUNI MEDIEVALE Nuovi dati archeologici fra Tarda Antichità e Altomedioevo, a cura di Aurora Cagnana;
29 settembre 2021 – ore 16.30 LA LUNA RITROVATA La riscoperta di Luni nell’Ottocento, a cura di Marcella Mancusi;
13 ottobre 2021 – ore 16.30 LUNI IN RESTAURO Racconti dal backstage, a cura di Mauro Stallone;
26 ottobre 2021 – ore 16.30 VERSO IL NUOVO MUSEO Il progetto del nuovo allestimento, a cura di Antonella Traverso e Marcella Mancusi;
Le registrazioni degli incontri saranno poi pubblicate sul sito web del museo.
In copertina Anfiteatro romano di Luni (Credit: Il Corriere della Sera).
Lunedì 22 marzo alle ore 18:00, Giacomo Cavillier, Egittologo e Direttore del centro di Egittologia e civiltà copta “J. F. Champollion” e direttore della missione archeologica a Luxor, sarà ospite di una diretta streaming sulla pagina Storie Parallele. Il libro narra l’esperienza professionale e umana del decifratore dei geroglifici, a capo di una spedizione scientifica nella terra dei faraoni nel 1828-1829.
Nel libro confluiscono efficacemente la descrizione delle tappe e delle scoperte della spedizione e gli episodi che rivelano l’emozione dello studioso dinnanzi a quei monumenti e a quei siti archeologici, faticosamente studiati ed interpretati a Parigi prima della partenza, e ora visibili nel loro splendore – spiega l’organizzatore dell’evento.
Locandina evento
La millenaria gloria faraonica viene esplorata e reinterpretata da Champollion al fine di una riscoperta di molti antichi siti. Da Alessandria ad Abu Simbel, passando per Il Cairo, Beni Hassan, Dendera, Abido, Luxor, Esna, Assuan, File. Ed è proprio sulle tracce e sulla scia di Champollion che i nuovi pionieri dell’Egittologia avviarono, così, il loro percorso verso la modernità con la consapevolezza di un glorioso passato.
Baia è una frazione di Bacoli, comune in provincia di Napoli. Si tratta dell’antica Baiae, meta prediletta da molti aristocratici romani alla fine dell’età repubblicana. La località, ricercata per le sue acque termali, presenta infatti diversi resti di ville romane e reperti archeologici. Ma buona parte del complesso archeologico appare adesso al di sotto del livello del mare, sprofondato a poco a poco a causa del bradisismo che interessa le coste flegree.
Infatti risulta adesso completamente sommerso dalle acque il ninfeo dell’imperatore Claudio, un triclinum con funzione di sala per banchetti. Diverse sono le opere scultoree rinvenute, poi trasferite nel Museo archeologico dei Campi Flegrei allestito nel castello Aragonese. L’area, che costituisce quasi un unicum nel panorama Mediterraneo della protezione archeologica subacquea, è stata istituita nel 2002. Un’area di straordinario valore dovuto anche al notevole stato di conservazione di ambienti e reperti: mosaici, tracce di affreschi, sculture, tracciati stradali e colonne, a circa 5 metri sotto il livello del mare.
I mosaici sommersi di Baia (Credit: “Napoli da vivere”)
Verso un turismo subacqueo
L’idea è di rendere fruibile per tutti il Parco sommerso grazie all’impiego di un sommergibile turistico. È arrivato a Bacoli un nuovo veicolo, con vetrate affacciate sul fondale, per scoprire il Parco archeologico Sottomarino più vasto e suggestivo del Mediterraneo. L’antica città romana di Baiae sta diventando sempre più uno dei luoghi di visita più ricercati d’Italia – dice il sindaco Josi Gerardo Della Regione. Un punto di riferimento, per lo sviluppo della nostra terra, che sarà imprescindibile verso il prossimo 2022, con Procida Capitale Italiana della Cultura. Con Nemo Sub Italy, realtà già affermata su scala nazionale, e con tutti i promotori turistici ad oggi già esistenti, è necessario sempre più fare rete per la crescita dell’offerta turistica della nostra città. E dei Campi Flegri. Dobbiamo continuare così. Sempre più, sempre meglio. Un passo alla volta.
Il sommergibile di Nemo Sub Italy per il Parco archeologico di Baia (NA)
Nella sua terza stagione, la missione archeologica franco-norvegese che lavorava nel sito di Tala sud di Qasr Al-Ajouz nell’oasi di Bahariya, ha annunciato di aver riportato alla luce il più antico monastero cristiano d’Egitto.
Il monastero ha rivelato una serie di edifici costruiti con pietra di basalto scavata nella roccia e edifici costruiti con mattoni di argilla. Il dottor Usama Talaat, capo del settore delle antichità islamiche, copte ed ebraiche presso il Consiglio supremo delle Antichità, ha spiegato che gli edifici in mattoni di fango si datano tra il IV e il VII secolo d.C. Gli edifici sono suddivisi in sei settori, includendo i resti di tre chiese e le celle dei monaci. Le pareti recano graffiti e simboli con iscrizioni copte.
Veduta aerea degli ambienti indagati (Credit: Ministero delle Antichità Egiziano)
Il dottor Victor Ghica, capo della missione, ha indicato che durante la missione per l’anno 2020 sono state rivelate 19 stanze scavate nella roccia e una chiesa con annessa una struttura con due stanze scavate nella roccia. Le pareti recano iscrizioni in giallo che includono testi religiosi dalla Bibbia in lingua greca. Le iscrizioni danno informazioni riguardo la vita monastica in questa regione. I monaci si erano stabiliti in questa regione a partire dal V secolo d.C.
Iscrizioni sulle pareti degli ambienti monastici (Credit: Ministero delle Antichità Egiziano)
Victor Ghica spiega che l’edificio sembra risalire al IV sec. d.C., rendendolo, di fatto, il più antico complesso monastico in Egitto. Gli ambienti, dunque, comprendono una chiesa, il refettorio, le stanze per la residenza dei monaci e un certo numero di ambienti-magazzino. Tra i rinvenimenti anche molti frammenti di ostraca (frammenti ceramici), recanti iscrizioni greche databili tra il V e il VI secolo d.C. L’importanza della scoperta risiede non solo nella collocazione temporale di tale monastero (il più antico, appunto), ma è utile per la comprensione della formazione delle prime congregazioni monastiche in Egitto in questa regione.
Frammenti ceramici con iscrizioni greche (Credit: Ministero delle Antichità Egiziano)
Martedì 16marzo 2021, alle ore 18, il Museo Egizio presenta la conferenza egittologica online I modellini di sarcofago del Museo Egizio. Usanze funerarie tra Medio e Nuovo Regno, tenuta dal curatore Paolo Marini.
All’inizio Medio Regno (1980-1700 a.C.) si attestano i primi ushabti, spesso disposti all’interno di modellini di sarcofago, riproducenti nel dettaglio quelli realmente utilizzati per accogliere e proteggere le spoglie del defunto. L’utilizzo dei modellini di sarcofago, protrattosi almeno fino all’Epoca Tarda (722-332 a.C.), non si deve alla necessità di proteggere o conservare le statuette funerarie, ma è strettamente connesso al ginepraio di credenze funerarie che orbita intorno agli ushabti.
Il Museo Egizio conserva un importante corpus, quasi completamente inedito, di modellini di sarcofago, attualmente in studio da parte del dipartimento “Collezione e Ricerca”. In questa conferenza saranno presentati i primi risultati del loro studio. Inoltre, saranno illustrati i rapporti tra questa singolare tipologia di oggetti e il restante corredo funerario.
La conferenza, tenuta dal Dott. Marini, sarà introdotta dal Dott. Enrico Ferraris, curatore del Museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.
Di recente World Archaeologyha proposto un nuovo e interessante articolo(Osypinska, Michał Skibniewski & Piotr Osypinski(2021)ANCIENT PETS. The health, diet and diversity of cats, dogs and monkeys from the Red Sea port of Berenice (Egypt) in the 1st-2nd centuries AD,World Archaeology) che riguarda il rinvenimento di una vasta area cimiteriale per animali a Berenice, in Egitto.
Gli antichi egizi sono ben noti per le loro attenzioni cultuali nei confronti dei gatti. Il recente rinvenimento suggerisce però anche un interesse diverso da quello cultuale. Sembra che, così come oggi, i felini avessero un posto come animali domestici. Si tratta di un’ipotesi molto suggestiva che scaturisce dallo studio dei resti di circa 600 sepolture di gatti, cani e scimmie, inumati in un’ampia area funeraria di quasi 2000 anni fa.
Metodi di sepoltura dei cani (a), dei gatti (b) e delle scimmie (c). Marta Osypinska, Michał Skibniewski & Piotr Osypinski(2021)
La scoperta del cimitero, tuttavia, non è recente; risale a una decina di anni fa, presso l’antico porto di Berenice, sul Mar Rosso. I ricercatori non erano ancora certi che si trattasse di autentiche sepolture. Inizialmente alcuni studiosi avevano suggerito che i resti fossero stati semplicemente gettati come in una discarica.
Ma è bastata un’indagine più approfondita dell’area per stabilire che, di fatto, si trattasse di un luogo di sepoltura per animali domestici.
Il nuovo studio
Il team di ricercatori rivela nell’articolo che il sito contiene i resti di 585 animali defunti, ognuno dei quali sepolto in una fossa scavata con cura. Anche se il cimitero è stato in uso solo tra il I e il II sec. d.C., è presente una notevole varietà di specie differenti, alcune delle quali non native dell’Africa.
Sulla rivista Frontiers in Medicine, qualche giorno fa è stata pubblicata una ricerca che indaga le cause di morte di Seqenenra Tao II, faraone della XVII dinastia, forse giustiziato dagli Hyksos. La moderna tecnologia medica fornisce così il proprio contributo nel racconto della storia di un sovrano morto nel tentativo di riunificare l’Egitto, nel XVI secolo a.C. (1558-1553 a.C.).
Il dott. Zahi Hawass e il dott. Sahar Selim, professore di mummia di radiologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Cairo, hanno indagato la mummia di Seqenenra Tao II mediante TC. Il faraone si trovava a governare l’Egitto meridionale durante l’occupazione del paese da parte degli Hyksos, che avevano occupato il Delta del Nilo, nel Basso Egitto, per un secolo (1650-1550 a.C.).
La mummia di Seqenenra Tao II è stata rinvenuta nella cachette di Deir al-Bahari nel 1881. Esaminata per la prima volta subito dopo la scoperta, la mummia era stata studiata ai raggi X negli anni ’60. Queste indagini avevano evidenziato numerose tracce di ferite gravi alla testa, senza alcuna altra traccia di ferite sul resto del corpo. Molte sono state le teorie sulla causa di morte del sovrano. Seqenenra Tao II potrebbe potrebbe essere stato vittima di una cospirazione, mentre dormiva nel suo palazzo. Oppure, essendo vissuto durante l’occupazione Hyksos, l’ipotesi più accreditata lo pone come caduto in battaglia.
Nuove tecnologie e nuove interpretazioni
Ma Zahi Hawass e Sahar Saleem, a seguito di una nuova indagine, hanno presentato un’altra interpretazione degli eventi prima e dopo la morte del sovrano. Lo studio è avvenuto mediante TC, tomografia computerizzata, una delle tecniche di imaging utilizzate per studiare i resti archeologici, mummie comprese, in modo sicuro e non invasivo.
Dalle nuove indagini sembra che Seqenenra Tao II fosse stato bloccato, con le mani dietro la schiena, impossibilitato così a fermare i colpi al volto. Alcune ferite, inoltre, non presentano segni di cicatrizzazione e sembrano essere state inferte peri-mortem. Ciò induce a pensare che ci sia stato un accanimento sul corpo del sovrano da parte di diversi Hyksos. I due studiosi ipotizzano che si tratti di una vera e propria esecuzione sul campo di battaglia. Si spiegano così l’assenza di fratture agli arti e la posizione rigida delle dita e delle mani piegate sui polsi, forse legate dietro la schiena.
Questo indica che Seqenenra era davvero in prima linea con i suoi soldati, rischiando la vita insieme ad essi per liberare l’Egitto – dice dottor Sahar Selim. Hawass e Selim sono pionieri nell’uso delle scansioni TC nello studio di molte mummie reali tra cui quelle del Nuovo Regno di Thutmosi III, Ramesse II e Ramesse III. Tuttavia, sembra che Seqenenra Tao II sia l’unico di questo illustre gruppo ad essere stato in prima linea sul campo di battaglia. O, quantomeno, che sia morto di certo sul campo di battaglia.
Elliot Smith G., The Royal Mummies CGC Nos 61051-61100, Cairo 1912, pl. II (via Djed Medu – WordPress)
Una TAC della mummia ha evidenziato i più piccoli dettagli delle ferite alla testa, comprese le ferite che non erano state scoperte in precedenti esami, che gli imbalsamatori avevano abilmente nascosto.
La ricerca ha posto così l’attenzione anche sulle tipologie di armi utilizzate dagli Hyksos. Gli studiosi hanno preso in esame alcuni reperti del Museo Egizio del Cairo, tra cui un’ascia e diversi pugnali.
Sahar Selim e Zahi Hawass hanno sottolineato la compatibilità di queste armi delle ferite sul volto del re. I risultati indicherebbero che è stato ucciso da più aggressori Hyksos, colpito da diverse angolazioni e con diverse armi. Si potrebbe parlare dell’uccisione di Seqenenra come di un’esecuzione cerimoniale.Non è possibile dire con esattezza quale sia il luogo dell’esecuzione, tuttavia Hawass suppone possa trattarsi di un luogo nei pressi della fortezza di Deir el-Ballas, a nord di Tebe.
La TC ha stabilito che il sovrano aveva circa quarant’anni alla sua morte, in base alla forma delle ossa (come l’articolazione della sinfisi pubica), fornendo la stima più accurata fino ad oggi.
Inoltre, lo studio della tomografia computerizzata ha rivelato importanti dettagli sull’imbalsamazione del corpo di Seqenenra Tao II. Gli imbalsamatori, ad esempio, hanno coperto le ferite con del materiale per imbalsamazione in un procedimento che potrebbe rientrare, oggi, nella chirurgia plastica. Ciò indica che, di fatto, la mummificazione è stata eseguita in un laboratorio di mummificazione, nonostante si fosse propensi a ritenere che invece si trattasse di un’imbalsamazione di fortuna.
La riunificazione dell’Egitto
Questo studio fornisce importanti nuovi dettagli su un punto cruciale nella lunga storia dell’Egitto. In una delicata fase della storia egiziana, come fu il Secondo Periodo Intermedio, la morte di Seqnenra Tao II funge da motore motivante per i suoi successori a continuare la lotta contro gli Hyksos e la riunificazione dell’Egitto.
In quella che è nota come stele di Carnarvon, rinvenuta a Karnak nel 1954, sono registrate le condizioni dell’Egitto sotto la dominazione degli Hyksos. Vengono riportate le battaglie di Kamose, figlio di Seqenenra Tao II, contro gli Hyksos. Ma è durante il regno di Ahmose, secondogenito di Seqenenra che avviene l’espulsione degli Hyksos e la riunificazione dell’Egitto.
Con un’apertura auspicata per il 2022, sono iniziati i lavori di adeguamento della sede scelta per accogliere la nuova realtà museale. MEI, il Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana avrà la sua sede in un edificio antico, Commenda di Pré, nel centro storico di Genova, a due passi dal mare. La scelta della sede non è casuale; si tratta di un edificio che aveva la funzione di stazione marittima sulle rotte della Terrasanta, crocevia di pellegrini ed ospedale per questi, prima, e per gli indigenti, poi.
Francesco Buonfantino, capo progettista del MEI, sottolinea dunque l’importanza della sede prescelta. “Per un museo del genere – dice – è più stimolante lavorare in uno spazio dove ogni pietra parla di memoria, che in un edificio ex novo. In questo monumento è stratificata la nostra memoria. Il nostro obiettivo è costruire una casa della memoria collettiva e di Genova. Studiando l’antico edificio da cui partivano i pellegrini per la Terra Santa, ci siamo soffermati sul periodo dal 1870 al 1970; ebbene, in questo lasso di tempo qui transitarono quasi 27 milioni di persone, 27 milioni di storie”.
Il progetto del MEI
Si vuol disporre il Museo su tre piani, a seguito di un adeguamento funzionale e tecnologico. Il progetto sarà realizzato grazie ad un importo di circa 5,3 milioni di euro. Di questi 300mila arrivano dalla Fondazione San Paolo per la progettazione, 3 milioni dal MiBACT e altri 2 milioni dal Patto per Genova, siglato tra Comune e Governo.
“Ci sarà un allestimento dinamico proprio perché l’emigrazione è un processo in continua evoluzione – spiega Buonfantino. Non violenteremo queste mura con le nostre tecnologie, ma faremo sì che il viaggio prosegua anche in futuro”. Le diverse “stazioni” che comporranno il percorso potranno “parlare” in modo diverso a seconda dell’interlocutore che si avvicinerà. Il tutto è possibile grazie ad un meccanismo di registrazione all’ingresso che permetterà di calibrare lingue, storie e documenti in base alla specifica persona che sta compiendo il percorso. Marco Bucci, sindaco di Genova, anche lui “emigrato” per 22 anni negli Stati uniti, dice che il MEI sarà “il museo che parlerà più lingue in assoluto e permetterà di essere molto vicini all’esperienza del migrante”.
Il percorso espositivo è pensato per far calare il visitatore nei panni di chi è partito, attraverso le storie, le motivazioni della partenza e i simboli dei viaggi degli emigranti. Protagonista sarà un vasto archivio di autobiografie, diari, lettere, fotografie, giornali, canti e musiche che accompagnavano gli emigranti.
La “Sala del Mondo”
Dell’allestimento farà parte la “Sala del mondo”, un grande planetario per raccontare che gli italiani non partirono solo verso USA, America Latina e Australia, ma verso tutto il mondo. E ci saranno anche teatri a 360° per i dibattiti immersivi sull’emigrazione e la ludoteca per i più piccoli. Uno degli elementi principali sarà il “Memoriale dell’emigrazione”: un planisfero posto in alto da cui pendono fili rossi, simbolo del sangue versato dai tanti emigrati protagonisti di tragedie.
Il prossimo anno, in occasione dell’inaugurazione, si vorrebbe invitare anche Jill Biden, first lady degli Stati Uniti, che ha origini italiane. Il cognome da ragazza, Jacobs, ha in Giacoppo le sue origini italiane; è stato poi anglicizzato dal nonno di Jill, Gaetano Giacoppo, originario di Gesso (ME).
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