Autore: Oriana Crasi

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ATTUALITÀ | Teatro Greco di Siracusa, la stagione 2021 tra dramma classico e contemporaneità

Una buona notizia per la stagione teatrale a Siracusa. Al Teatro Greco tornano, infatti, le rappresentazioni classiche che ogni anno attirano un pubblico vario e vasto. Sarà la volta delle “Baccanti di Euripide per la regia di Carlus Padrissa, “Le Coefore e “Le Eumenidi di Eschilo, diretta da Davide Livermore, e “Le nuvole di Aristofane con la regia di Antonio Calenda. Si prevede, come sempre, lo schema rappresentativo mutuato dall’Antica Grecia: tre tragedie e una commedia.

Dramma classico e contemporaneità

La Fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) ha previsto, per la stagione 2021tre produzioni inedite. L’obiettivo è il rinnovo del dramma classico attraverso le intuizioni di grandi artisti contemporanei.

La 56esima stagione in programma dal 3 luglio al 22 agosto 2021 prevede due ritorni e un esordio assoluto.

Al suo esordio, con la regia delle “Baccanti“, si trova il catalano Carlus Padrissa, tra i fondatori della Fura dels Baus, compagnia teatrale osannata per la capacità di adattare il teatro a un linguaggio contemporaneo.

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Le “Baccanti” di Euripide in una rappresentazione passata al Teatro Greco di Siracusa (foto: Eco del Sud)

Davide Livermore invece, dopo il successo del 2019 con “Elena” di Euripide, torna a Siracusa con Eschilo. Fra i registi italiani più apprezzati del momento, Livermore, propone il secondo e il terzo atto dell’”Orestea” di Eschilo, “Le Coefore e “Le Eumenidi“, in coproduzione con il Teatro Nazionale di Genova. Si tratta di una collaborazione voluta in occasione del centenario della ripresa delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco dopo la Grande Guerra e l’epidemia di Spagnola. Un evento, inoltre, a cui l’INDA dedicherà una mostra interattiva di foto d’epoca, che sarà esposta nella sede dell’INDA dall’estate 2021 all’inverno 2022. Infine, ritorna anche Antonio Calenda, uno dei maestri della regia italiana, alla direzione della commedia “Le nuvole” di Aristofane.

Una rappresentazione passata al Teatro Greco di Siracusa (foto: Fondazione INDA)

Sarà una stagione in cui verrà riproposto, in parte, il programma del 2020, annullato a causa della situazione pandemica. “Ifigenia in Tauride di Euripide con la regia di Jacopo Gassmann, invece, prevista per il 2020, è riprogrammata per il 2022.  

A partire da oggi, giovedì 29 aprile, è possibile prenotare i biglietti per la Stagione 2021 e convertire i biglietti acquistati nel 2020 per assistere agli spettacoli in programma quest’anno. Sarà possibile prenotare i biglietti e avere maggiori informazioni scrivendo un messaggio a questo indirizzo mail.

Immagine di copertina: rappresentazioni al Teatro Greco di Siracusa (via Balarm).

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ATTUALITÀ | Magia e medicina dell’antico Egitto, l’aperitivo social con il prof. Cavillier

Storie Parallele inaugura il ciclo di incontri online Aperitivo con l’Egittologo. Lo fa con un primo incontro dal titolo “Il saggio Imhotep. Magia e medicina nell’Egitto faraonico.

La conferenza è a cura dell’egittologo Giacomo Cavillier, a capo della missione archeologica italiana a Luxor e direttore del Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta “J. F. Champollion”. L’incontro si incentra sulla magia e sulla medicina nell’Egitto faraonico, il cui protettore divinizzato è il saggio Imhotep, grande sacerdote di Ra, architetto, mago e visir di Gioser, sovrano della III dinastia.

magia

Partendo dalla figura di Imhotep, l’egittologo esporrà un quadro conoscitivo sulla magia e medicina nei periodi più salienti della storia egizia, fra cui il Nuovo Regno. Infatti, è un periodo di grande sviluppo del concetto di “cura” e di “medicina” in grado di coniugare efficacemente invocazione magica e applicazione del medicamento. In tale contesto, inoltre, si perfeziona anche l’arte della mummificazione, intesa sia come essenziale tecnica di preservazione dei corpi che vero e proprio strumento di immortalità. La medicina e la magia, con le loro dinamiche evolutive, costituiscono dunque i segni tangibili di una civiltà che ha saputo efficacemente osservare ed interpretare la natura umana e valorizzarla all’interno di un più ampio contesto magico-rituale ascrivibile al divino.

L’incontro è previsto per il 26 aprile alle ore 18:00, sulla pagina Facebook di Storie Parallele.

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ATTUALITÀ | Cavillier e il “progetto Iside” per il Gruppo Archeologico Kalaritano

Il GAK (Gruppo Archeologico Karalitano) presenta una conferenza online dal titolo Aegyptica e Culti Egizi in Sardegna. È un tema che ormai da anni attira sempre più studiosi e, tra questi, un posto d’onore spetta al Prof. Giacomo Cavillier, direttore del Centro studi di Egittologia e Civiltà Copta “J.F. Champollion”. La conferenza è prevista per venerdì 23 aprile alle ore 18:00. Il link per accedere alla conferenza su piattaforma Zoom sarà disponibile sulla pagina del GAK.

culti

La conferenza ha per oggetto l’analisi delle fonti, testuali e non, che testimoniano un legame del territorio italico con l’Egitto antico, soprattutto durante il periodo tolemaico e romano. In merito a questo argomento, il prof. Cavillier presenterà il Progetto Iside. Archeologia, Culto e Antichità. Si tratta di un’iniziativa condivisa da istituzioni culturali di pregio del territorio catanese, tra cui la docente e scrittrice Dora Marchese. Un progetto che si propone di ricostruire e valorizzare il millenario e vitale “rapporto” tra la Sicilia orientale e l’Egitto faraonico, testimoniato dai culti, dai commerci e dalle tradizioni locali. Per fare ciò si rende necessaria l’analisi delle antichità egizie ed egittizzanti presenti e del fecondo apporto dei racconti di viaggio di letterati e studiosi siciliani dell’800 e ’900.

 

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SPECIALE ROMA | A tavola con gli antichi romani: la cena prima di tutto e niente caffè!

Per tutta la storia di Roma antica, sono molte le cose che cambiano nel corso dei secoli. Una di queste riguarda le abitudini alimentari, in continua evoluzione, seguendo il mutare delle situazioni politiche e sociali: dal Regno alla Repubblica, fino all’Impero. Ma non solo, con l’espansione dei confini infatti, l’impero romano aveva annesso numerosi territori, ognuno con proprie abitudini alimentari, propri ingredienti e propri metodi di preparazione del cibo.

Cosa mangiavano i nostri antenati? Come scandivano i loro pasti durante la giornata?

Possiamo affermare che il consumo di cibo variasse in base alla classe sociale. Se è vero che agli albori non ci fossero grandi differenze, un importante divario si registra invece con la crescita dell’Impero. Nei tempi arcaici, infatti, i piatti principali erano a base di polenta, prima di miglio cotta nel latte (puls fitilla), poi la vera e propria polenta con la farina d’orzo e, infine, la polenta di farro (puls farrata o farratum) cotta in acqua e sale. Il tutto era abbinato ai più vari contorni: legumi, verdure, mandorle, pesci salati (gerres o maenae), frutta e formaggi. Il consumo di carne era raro e occasionale. Il pane, inoltre, non costituiva un alimento abituale prima del II se. a.C., periodo in cui nacquero le prime panetterie.

Pistrinum (“panificio”) pompeiano
Pagnotta carbonizzata da Pompei (oggi al British Museum)

Molto abbondante a Roma era il consumo di legumi, verdure e frutta, secca in particolare, che veniva utilizzata come ingrediente per la preparazione di dolci. Un contorno ben gradito per accompagnare le carni, infatti, era proprio a base di frutta cotta in miele e spezie. Il pesce, al contrario della carne, era invece un alimento molto diffuso, consumato sia fresco sia in salamoia.

Mosaico dalla Villa dei Numisi, Roma (oggi ai Musei Vaticani)
La colazione romana

Solo la cena, nell’antica Roma, prevedeva l’organizzazione della tavola per un pasto propriamente detto. La colazione, così come anche il pranzo, era costituita da un rapido spuntino. Per gli antichi romani, la colazione prendeva il nome di ientaculum ed era giusto un po’ meno frugale del pranzo. Infatti, spesso durante la colazione si consumavano gli avanzi della sera prima, rendendola abbondante ed energetica. Non mancavano, infatti, focacce, pane, scodelle con miele e latte, a cui si aggiungevano spesso frutta, formaggio, pane intinto nel vino e carne avanzata.

Frutta, pesci e volatili in un mosaico pompeiano

Una colazione che oggi lascerebbe delusi molti soprattutto per la mancanza di due alimenti per noi ormai fondamentali: il caffè e la cioccolata. Entrambi questi alimenti, infatti, non erano ancora noti al mondo romano. Il caffè si trovava ancora allo stato selvatico in Etiopia e solo con il Medioevo inizierà la sua diffusione, dapprima confinata quasi esclusivamente al mondo islamico. I sacchi di caffè partivano per l’Occidente da uno dei porti principali sul Mar Rosso, la località di Mokha, il cui nome è arrivato fino alle nostre odierne cucine. La pianta del cacao, invece, cresceva in Mesoamerica e non sarebbe arrivata in Europa prima della scoperta dell’America. Inoltre, il cacao puro è estremamente amaro e anche dopo la sua importazione bisognerà aspettare diversi secoli prima che qualcuno inizi a mescolarlo con lo zucchero per creare il cioccolato.

Un pranzo al volo

Il momento del pranzo per un antico romano si basa su una veloce pausa durante le attività lavorative giornaliere e prende il nome di prandium (o ientaculum  quando è più leggero). Le pietanze principali sono legumi, uova sode, pesci in salamoia (generalmente alici) o alla griglia, formaggi di pecora o di capra, cipolle, olive e fichi. Non mancano le focacce o il pane (quando sarà il momento) insieme al vino caldo e a della carne cotta con il rosmarino. Una delle bevande più gettonate era il piperatum o conditum: miele, vino e acqua calda mescolati con pepe ed estratti aromatici.

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Uova sode e volatili (Pittura pompeiana)

Ma la peculiarità del pranzo degli antichi romani risiede più nel luogo di consumazione che negli alimenti. Difficilmente un lavoratore romano fa rientro nella propria abitazione per pranzare. Si fermerà, piuttosto, in uno dei tanti luoghi della città che forniscono bevande (taberna vinaria) e cibo (popina appunto). Al giorno d’oggi ormai quasi tutti abbiamo sentito nominare, anche grazie a recenti rinvenimenti a Pompei, il termine thermopolium per indicare un luogo in cui veniva servito del cibo. In epoca romana, tuttavia, sembra che al greco thermopolium si preferisse il vocabolo autoctono popina. Un luogo che si può paragonare alle moderne osterie, con un bancone posto all’ingresso con incastonate delle grandi anfore tonde (dolia) contenenti gli alimenti. Un altro elemento tipico delle popinae è la presenza di tavoli e sedie, proprio come i nostri, in alternativa allo stare in piedi al bancone. Per l’uso del famoso triclinio si dovrà, invece, aspettare la cena.

Il pasto principale: la cena

A Roma e nel mondo romano c’era un solo pasto degno di questo nome, un unico pasto giornaliero per cui venisse imbandita la tavola. Si tratta, appunto, della cena, da consumare in tranquillità attorno a un tavolo. La presenza del triclinium dipende, però, dalla classe sociale. Una domus completa di ambienti con triclinia era sicuramente un’abitazione aristocratica.

Ambiente con triclinia dalla Villa dei Misteri, Pompei

La maggior parte della popolazione, povera e residente nelle insulae, palazzoni affollati, condivideva alcuni ambienti comuni in cui si cenava attorno al tavolo seduti su panche. Ma nelle case dei più ricchi non mancavano i banchetti, ospitati in una stanza particolare, il triclinium appunto, che prende il nome dai letti (triclinia) a tre posti su cui si stendevano i commensali.

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Scene di un banchetto nel triclinium in un affresco pompeiano

Un banchetto degno di questo nome di solito prevedeva degli antipasti (gustatio), i piatti principali, con arrosti e dolci (secundae mensae), per un totale di almeno sette portate (fercula). Il banchetto, abitualmente, terminava con la commissatio, una parte dedicata a brindisi, canti, giochi e intrattenimenti.

Alcune ricette

Così come ai giorni nostri, anche la Roma antica aveva i suoi “chef stellati”. Uno di questi è Marco Gavio Apicio, attivo durante l’epoca di Tiberio, autore del De re coquinaria, il più famoso manuale di cucina dell’età romana. Apicio, in realtà, era un cittadino romano di notevole ricchezza, amante della bella vita e del buon cibo. Il suo ricettario non è pervenuto, è noto, però, da una raccolta di 468 sue ricette realizzata, trecento anni dopo, da un altro cuoco romano. Plinio il Vecchio lo definisce come «il più grande tra tutti gli scialacquatori» e sembra che a lui si debba l’invenzione di qualcosa di simile al foie gras. Egli nutriva le oche con fichi, in modo da far loro ingrossare il fegato e da qui deriva il termine ficatum che passò poi a designare il fegato.

Tra le molte ricette da lui riportate vi è quella del garum, una salsa di pesce salato e fermentato con l’aggiunta di erbe aromatiche. Tra le pietanze più usate c’era poi l’hypotrimma, una salsa per insalate a base di pepe, menta, levistico, uva secca, pinoli e datteri a cui andavano aggiunti formaggio fresco con miele, aceto e mosto cotto. E, ancora, i dolcetti fatti in casa, dulcia domestica: «togliete il nocciolo ad alcuni datteri e riempiteli con pepe tritato, noci o pinoli. Versate un po’ di sale e cuocete nel miele. Servite in tavola», così ritorna a noi una delle ricette principali. Ricetta di cui, però, non riusciamo ad immaginare il sapore e che, un po’, fa storcere il naso.

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Dulcia domestica in una pittura pompeiana

Una cosa è certa, però: grazie all’uso sempre attuale degli ingredienti, chi fosse abbastanza temerario da provare, potrebbe ricreare e assaporare direttamente il gusto dell’antica Roma.

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ATTUALITÀ | Abolita la censura cinematografica, svolta storica ad opera del MiC

Abolita la censura cinematografica. Definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”, dichiara Dario Franceschini. Il ministro della Cultura firma infatti il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura, presieduta dal Presidente emerito del Consiglio di Stato Alessandro Pajno. La Commissione avrà il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori. Il decreto attuativo firmato da Franceschini prevede che d’ora in poi i film destinati ai cinema siano divisi in quattro categorie: quelli adatti a ogni tipo di pubblico, e poi quelli vietati ai minori di 6, 14 e 18 anni. L’Italia si libera così di una censura cinematografica durata decenni. In questo modo i film in uscita non saranno più condizionati da tagli o modifiche.

censura cinematografica
Apparato scenografico realizzato, nel 1937, in occasione della fondazione della nuova sede dell’Istituto Luce

Della commissione fanno parte “quarantanove componenti, scelti tra esperti di comprovata professionalità e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonché designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali”. L’abolizione della censura cinematografica costituisce un vero e proprio fatto storico, teso ad un futuro artistico di libera espressione. Ora come ora, tuttavia, si spera quantomeno in un futuro che preveda la riapertura dei cinema.

L’Italia della censura cinematografica

La censura, nel corso degli anni, ha colpito non pochi artisti in Italia e – per citarne alcuni – registi come Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci e Luchino Visconti hanno conosciuto bene gli effetti. “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci, infatti, fu bloccato dalla censura totale dal 1972 fino al 1987. Ma anche “Nodo alla gola” di Alfred Hitchcock, bloccato dalla censura italiana nel 1949 e distribuito solo nel 1956; “Arancia meccanica”, film del 1971 di Stanley Kubrick, trasmesso per la prima volta nel 1999 sulla Pay TV e solo nel 2007 sulla televisione in chiaro. E, ancora, Totò, più volte censurato per le sue battute contro politica e governi. Accanto alla censura totale, inoltre, dagli anni Trenta fino agli anni Novanta, in Italia è stata praticata un’altra forma di censura: i tagli mirati, quei tagli di scene o inquadrature che laceravano una pellicola per meglio adattarla ad esigenze a tratti politiche a tratti “etiche”.

Ultimo tango a Parigi
 

“Cinecensura”: la mostra virtuale per non dimenticare

Nasce “Cinecensura“, una grandiosa mostra virtuale permanente per raccontare ciò che è stato a lungo nascosto. La mostra è promossa dalla Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura, realizzata dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e dalla Cineteca Nazionale. Il percorso virtuale prevede quattro sezioni, Sesso, Violenza, Religione e Politica, in cui si trovano materiali relativi a 300 lungometraggi e a 80 cinegiornali, ma anche 100 tra pubblicità e cortometraggi, 28 manifesti censurati e filmati di tagli. Ognuna delle sezioni raccoglie una lista di contenuti, censurati dal dopoguerra in poi (la prima legge che stabilisce una censura, tuttavia, risale al 1913).

Le quattro categorie di “Cinecensura”

 

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NEWS | La città perduta di Aten: Zahi Hawass annuncia la scoperta a Luxor (Egitto)

L’ex ministro delle Antichità Dr. Zahi Hawass, annuncia la scoperta di una città sepolta nella sabbia. Lo fa con un post su Facebook, in attesa della conferenza stampa di sabato 10 aprile. “L‘ascesa di Aton“, questo il nome della città perduta che risale al regno del re Amenhotep III, regnante tra il primo quarto e la metà del XIV sec. a.C., quasi 3500 anni fa. “Abbiamo iniziato il nostro lavoro per la ricerca del tempio funerario di Tutankhamon, considerata la presenza, in quest’area, dei i templi di Horemheb e Ay”, dichiara Hawass.

Invece, la missione egiziana si è ritrovata di fronte a una scoperta eccezionale. La città, fondata proprio da Amnhotep III, nono re della XVIII Dinastia, era attiva durante gli anni di co-reggenza con il figlio Amenhotep IV, meglio noto come Akhenaton, il “faraone eretico”. Si tratta di un grande insediamento amministrativo e industriale sulla riva occidentale del Nilo a Luxor/Tebe. L’insediamento si estende fino a Deir el-Medina, il villaggio degli operai che lavorarono alle sepolture della Valle dei Re e delle Regine.

La città perduta

L’area di scavo si trova tra il Tempio di Ramesse III, a Medinet Habu, e il Tempio di Amenhotep III. “Le strade della città sono fiancheggiate da case, le cui mura sono alte fino a 3 metri“, continua Hawass. Gli scavi erano iniziati a settembre 2020, evidenziando sin da subito numerose strutture in mattoni affioranti in ogni direzione. Una scoperta inaspettata e stupefacente, resa tale anche dal buono stato di conservazione degli edifici, con muri quasi completi e stanze contenenti oggetti di vita quotidiana intatti, sepolti da migliaia di anni. La scoperta di questa città, inoltre, è doppiamente importante. Se da un lato ci offre un raro sguardo sulla vita quotidiana nell’Antico Egitto, dall’altro potrebbe fornire nuovi indizi sul perché Akhenaton e Nefertiti decisero di abbandonare Tebe per il trasferimento ad Amarna.

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Strutture murarie della città di Aten (fonte: Ministero delle Antichità)

Adesso, l’obiettivo primario è quello di ricostruire la storia dell’insediamento. Grazie ad alcune fonti storiche, si sa che la città era costituita da tre palazzi reali del re Amenhotp III e dal centro amministrativo e industriale del Regno.

In quasi sette mesi di scavi sono state riportate alla luce diverse aree dell’insediamento. A confermare la datazione della città è un gran numero di reperti archeologici tra cui anelli, scarabei, ceramiche dipinte, vasi in terracotta per il vino con iscrizioni geroglifiche e mattoni di fango recanti i sigilli con cartiglio di Amenhotep III (Neb Maat-Ra, nome del trono).

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Anfore con iscrizioni (Fonte: Zahi Hawass)
Una città ben organizzata

Nella parte meridionale, la missione ha individuato una prima area destinata alla preparazione di cibi, completa di forni e deposito del vasellame.

Una seconda area, ancora solo parzialmente indagata, è invece il distretto amministrativo e residenziale. Si tratta di un’area delimitata da un muro perimetrale ad andamento ondulato, con un solo punto di accesso verso i corridoi interni che comprende una serie di unità abitative più ampie e ben organizzate. Le pareti ondulate non sono un elemento architettonico frequente nell’Antico Egitto. Queste furono in uso principalmente intorno alla fine della XVIII Dinastia.

La terza area, invece, è la zona industriale, comprendente laboratori per la produzione dei mattoni in fango necessari per la realizzazione di templi e annessi. Tra i rinvenimenti, vi sono anche utensili per le attività tessili e anche un gran numero di stampi da fusione per la produzione di amuleti o elementi decorativi.

Inusuali sepolture e un area cimiteriale

Una delle stanze indagate presenta sepolture di un grande animale bovino, una mucca o un toro, per cui sono in corso ricerche per determinarne la natura e lo scopo. Ma più inusuale e quasi inquietante è, inoltre, il ritrovamento di una sepoltura antropica il cui scheletro presenta braccia tese lungo i fianchi e resti di una corda attorno alle ginocchia.

Accanto a questi rinvenimenti, anche quello di un’ampia area cimiteriale, la cui estensione non è stata ancora determinata. La missione ha evidenziato un gruppo di tombe, di varie dimensioni, scavate nella roccia. Ad esse si accede tramite scale, caratteristica che accomuna diverse tombe nella Valle dei Re e nella Valle dei Nobili.

La conferma della datazione

Già i sigilli reali su mattoni e stampi non lasciano dubbi sulla datazione al tempo di Amenhotep III. A questi elementi, vanno aggiunti dei curiosi rinvenimenti. Uno di questi è un contenitore con resti di carne essiccata o bollita (circa 10 kg) con un’importante iscrizione. Si può infatti leggere: “Anno 37, carne condita per la festa Heb Sed proveniente dal macello del recinto per bestiame di Kha, fatta dal macellaio luwy. Una preziosa informazione che non solo fornisce i nomi di due persone che vivevano e lavoravano nella città, ma conferma il periodo di attività della stessa anche al tempo della co-reggenza.

Un’impronta di sigillo, inoltre, reca l’iscrizione gm pa Aton, che può essere tradotto come “dominio del luminoso Aton”, nome di un tempio fatto realizzare da Akhenaton a Karnak.

Sigillo con iscrizione e frammenti lapidei con occhi (fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

La missione annuncia che i lavori continueranno poiché, fino ad ora, è stato indagato solo un terzo dell’area. Una scoperta importante, dunque, che, al di là del dato materiale, fornisce importanti informazioni circa la vita quotidiana non solo popolare ma, in questo caso, anche reale.

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ATTUALITÀ | “The Pharaoh’s Golden Parade”, una cerimonia storica tra musica, giochi di luci e memoria millenaria

Cerimonia senza precedenti quella del 3 aprile 2021 al Cairo, che ha visto sfilare 22 carri recanti altrettanti grandi re e regine dell’Antico Egitto. La Pharaoh’s Golden Parade è stato un evento unico e molto sentito.

Da giugno 2020 si rimandava l’evento a causa della situazione pandemica, spostando, di conseguenza, anche l’inaugurazione del nuovo Museo Nazionale della Civiltà Egiziana di al-Fustat. Un ritardo, però, che ha contribuito alla perfetta riuscita dell’evento, con un’eccezionale cura dei dettagli. All’introduzione, con la presentazione dei re e delle regine protagonisti della parata, ha fatto seguito l’illustrazione delle sale espositive del nuovo museo, destinate ad accogliere i sovrani, al Presidente d’Egitto Abdel Fattah el-Sisi da parte di Khaled el-Enany, ministro del Turismo e delle Antichità.

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Khaled el-Enany introduce il Museo Nazionale della Civiltà Egiziana al presidente Abdel Fattah el-Sisi

“Una grande rappresentanza di  tutte le autorità statali si è unita per presentare questo evento di fronte al mondo – dichiara il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano – nella più completa immagine civilizzata che si addice allo status dell’Egitto, alla grandezza degli antenati e all’antica civiltà egizia.”

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Cerimonia al cospetto delle autorità
La Pharaoh’s Golden Parade

La parata inizia ufficialmente dopo tutte le presentazioni e i discorsi ufficiali, quando è già buio. Un gruppo di bambini raggiungono piazza Tahrir, in cui vi sono il grande obelisco di Ramesse II e quattro sfingi da Karnak, che si illuminano di luci e colori, segnando l’inizio del viaggio.

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L’inizio della cerimonia a Piazza Tahrir

Un corteo in processione con lanterne, tamburi e costumi antico-egiziani precede i carri da parata in viaggio verso la nuova sede permanente dei sovrani. Difatti, Il tragitto da piazza Tahrir ad al-Fustat nella Cairo vecchia è relativamente breve, circa venti minuti.

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Il corteo reale

Durante il tragitto, però, lo spettacolo non si è limitato alla parata. Infatti, una straordinaria orchestra, affiancata da grandi voci, ha accompagnato il viaggio faraonico, sulle note di un mondo esotico. Al contempo, questa cerimonia dal sapore antico ha preso vita grazie a un eccezionale corpo di ballo, ai costumi e alle location davvero uniche. Infine, protagonista anche il fiume Nilo sulle cui acque si è svolto uno spettacolo musicale.

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La cerimonia sul Nilo

Inoltre, danze e giochi di luci sono stati eseguiti ai piedi delle piramidi della piana di Giza e al tempio funerario di Hatshepsut presso Deir el-Bahari. Una visione per lo spettatore immersiva, un viaggio indietro nel tempo nella gloria faraonica millenaria, che persiste inesorabilmente.

Arte e cultura per omaggiare la civiltà egizia

“Oggi l’Egitto – dice il Ministero delle Antichità – ha presentato una celebrazione culturale e artistica che evidenzia il suo interesse e l’orgoglio per i suoi antichi monumenti e la sua storia. L’obiettivo principale di questo evento era quello di mostrare il nostro rispetto per i nostri antenati, che hanno scritto la storia dell’umanità, per confermare il prestigio degli antichi egizi e il nostro rispetto per le mummie, che sono considerate le figure egiziane più famose nel corso dei secoli.”

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Inizio del corteo

Ed è proprio questo il clima che si percepisce assistendo alla cerimonia, seppur dietro a uno schermo: regalità, rispetto, orgoglio e reverenza nei confronti di chi, ancora dopo millenni, viene ricordato per aver reso grande l’Egitto. Una parata svoltasi in continuità con quello che era il pensiero egiziano antico, incentrato sul concetto di eternità.

L’evento è ancora disponibile su YouTube, sul canale del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, in arabo, e sul canale Experience Egypt, con commento in lingua inglese.

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NEWS | Eccezionale scoperta a San Casciano dei Bagni (SI): rinvenuto un santuario romano

Lo scorso 31 marzo si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione dei nuovi rinvenimenti nel comune di San Casciano dei Bagni, Siena. Già ad agosto 2020 tracce dell’ingresso monumentale di un santuario romano erano riemerse nel comune senese. Inoltre, abbandonato sulla soglia si trovava un altare in travertino. L’iscrizione “sacro ad Apollo” non lasciava dubbi sulla divinità tutelare del santuario.

San Casciano dei Bagni
Il santuario

Non solo Apollo, altri due altari dedicati a Iside e Fortuna Primigenia 

Ma le sorprese non sono finite. A Settembre e Ottobre 2020 continuano gli scavi, nonostante le difficoltà di uno scavo immersi nell’acqua calda termale e con le ristrettezze dovute alla situazione pandemica. Il team del Roman Baths Project ha visto riapparire, nello scavo stratigrafico in un orto abbandonato a pochi metri dalle polle pubbliche ancora oggi in uso, le vestigia di un santuario romano. Il carattere sacro dell’area spicca da subito grazie alla presenza di altari dedicati alle divinità Fortuna Primigenia e Iside, oltre che ad Apollo. Tra i rinvenimenti anche una statua marmorea raffigurante la dea Igea.

Il santuario

In soli due mesi di scavo è emersa con chiarezza parte della sequenza di vita del luogo di culto. L’impianto monumentale del santuario è riconducibile ad età augustea, al di sopra di un luogo sacro in epoca etrusca (almeno durante l’Ellenismo). In età augustea il santuario assume la forma di un edificio con copertura a compluvio su un bacino centrale circolare, poggiante su quattro colonne tuscaniche, e con propileo di ingresso a sud delimitato da due colonne a base attica. A seguito di un drammatico incendio, avvenuto probabilmente alla metà del I secolo d.C., tra età flavia ed età traianea l’edificio fu ricostruito e ampliato.

San Casciano dei Bagni
Come doveva apparire il santuario

Verso la fine del II secolo d.C. tre altari in travertino, con dediche anche a Fortuna Primigenia e ad Iside, sono deposti nel cuore del santuario, sul bordo della vasca della sorgente calda, che supera i 40°. Un universo di divinità che, se associate ad Apollo, Esculapio e ad Igea, già conosciuti dal Bagno Grande, forma un variopinto quadro del sacro di questo santuario. Un Bagno effettivamente Grande poiché in un solo luogo accoglieva assieme così tante e diverse divinità.

Lo scavo

Allo scavo hanno preso parte  diverse università italiane e internazionali, tra cui Siena, Pisa, Firenze, Roma “Sapienza”, Sassari, Dublino e Cipro.

Lo scavo archeologico è in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni da parte della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Fin da subito è stato concepito come una collaborazione di ricerca e tutela tra il Comune e la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo. La Direzione dello Scavo è affidata a Emanuele Mariotti, archeologo professionista esperto di topografia e geofisica applicata all’archeologia e il Coordinamento del Comitato Scientifico è di Jacopo Tabolli, funzionario della Soprintendenza e docente a contratto dell’Università per Stranieri di Siena. Il Comitato Scientifico coinvolge anche Stefano Camporeale (Università di Siena), Paraskevi Christodoulou (University of Cyprus), Hazel Dodge (Trinity College Dublin) e Lisa Rosselli (Università di Pisa).

Il direttore di scavo Emanuele Mariotti ha dichiarato: “L’idea che guarda alla riscoperta delle antiche terme sancascianesi viene da lontano e ha visto, nel corso degli ultimi 10 anni, l’alternarsi di varie iniziative. Dal 2018 il progetto si è strutturato e ha definito i propri obiettivi archeologici, storici, paesaggistici e topografici. L’area del Bagno Grande è diventata il centro di attività multidisciplinari volte all’indagine non invasiva del terreno e all’individuazione di possibili aree di scavo che potessero dare concretezza alla tradizione di grandi ritrovamenti di cui sono piene le pagine degli storici locali fin dal XVI secolo. In questo senso si è fatto largo uso delle più moderne ed efficaci tecnologie di remote sensing, come la geofisica di ultima generazione e sensori speciali montati su drone. Nel 2020 è stata individuata una promettente area di scavo, attigua alle vasche moderne”.

Le polle di ieri e di oggi

Grandi pubblicazioni per grandi scoperte

Le scoperte a San Casciano dei Bagni sono ora presentate nel volume Il Santuario Ritrovato. Nuovi Scavi e Ricerche al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, pubblicato da Sillabe (272 pp.), a cura di Emanuele Mariotti e di Jacopo Tabolli. Il volume, in italiano e con capitoli in inglese, raccoglie gli studi di più di trenta autori sui risultati dello scavo al Bagno Grande.

Il Funzionario Archeologo Jacopo Tabolli ha commentato: “Pubblicare integralmente uno scavo a meno di sei mesi dalla sua conclusione è un’impresa piuttosto rara. Ha animato questo progetto la voglia di condividere con la comunità scientifica, con i colleghi preposti alla tutela e alla valorizzazione e con il pubblico interessato all’archeologia i primi risultati di uno scavo che siamo certi anche nei prossimi anni restituirà tracce importanti del paesaggio religioso romano del territorio. Il volume prende le mosse dallo scavo del Bagno Grande ma spazia nel racconto dalla preistoria del Monte Cetona, allo sviluppo della città etrusca di Chiusi alla romanizzazione del territorio. Quello di San Casciano dei Bagni è un territorio più sconosciuto agli archeologi rispetto a tanti luoghi noti della val di Chiana, della val di Paglia e della Val d’Orcia, eppure nelle pagine del volume si snoda un racconto ricco di testimonianze archeologiche, ancora tutto da scrivere.

Eventi culturali a San Casciano dei Bagni

Inoltre, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei risultati delle indagini della campagna di scavi archeologici, sono stati presentati anche due eventi di rilievo, che si terranno a San Casciano dei Bagni nelle settimane successive. Il primo è la Lectio magistralis “Nell’acqua sacra del Bagno Grande”, che si terrà il giorno 11 aprile 2021 alle ore 12.00 direttamente dal “Bagno Grande” (le modalità di svolgimento saranno rese note in prossimità dell’evento). Il secondo evento riguarda l’inaugurazione del Nuovo percorso espositivo alle Stanze Cassianensi, in Piazza della Repubblica 4, che si svolgerà il giorno 24 aprile 2021 alle ore 17.00 (data suscettibile di cambiamento per norme anti-contagio).

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NEWS | La grande parata delle mummie reali: l’evento per l’inaugurazione del museo di Fustat (Egitto)

C’è grande trepidazione al Cairo, ormai da mesi, per quello che viene presentato come un evento unico e grandioso, la Pharaoh’s Golden Parade, la parata delle mummie reali.

Locandina evento (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

“Il 3 aprile 2021, il mondo sarà testimone di un evento unico”, dichiara il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. “L’evento globale” – continua – “che abbaglierà il mondo con la grandezza degli antenati e la nobiltà dell’unica civiltà egizia”. Si tratta del trasferimento di 22 mummie reali dal Museo Egizio di Tahrir alla loro esposizione permanente nel nuovo Museo Nazionale della Civiltà Egizia a Fustat, in una maestosa processione.

Mezzi di trasporto per le mummie reali

Il Ministero ha sottolineato la grande attenzione a tutti i dettagli di questo evento, selezionati con grande cura e precisione.

All’evento parteciperanno studenti, bambini e artisti egiziani. La processione partirà dal Museo Tahrir, passando per Piazza Tahrir, Ain Al Sira e altri luoghi fino a raggiungere il Museo Nazionale della Civiltà Egizia.

L’evento, inoltre, sarà trasmesso in diretta streaming sui canali principali del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano in collaborazione anche con emittenti televisive internazionali, grazie a una campagna pubblicitaria che ha dell’incredibile. Sarà possibile seguire la parata in diretta, dalle ore 17:00, sul canale YouTube del Ministero e sul canale YouTube Experience Egypt.

Dettegli della campagna pubblicitaria (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

 

Nuova veste per il sito del NMEC

In vista dell’apertura della sala espositiva centrale del National Museum of Egyptian Civilization (NMEC) di Fustat e del ricevimento della processione delle mummie reali, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha lanciato la pagina ufficiale del museo. Il sito sarà affiancato da una piattaforma per la prenotazione e l’acquisto dei biglietti online, a questo link

Il nuovo sito fornisce una panoramica del Museo, ponendo l’attenzione sulla sua unicità. Si tratta di uno dei pochi musei al mondo che mostrano i vari aspetti di una civiltà, coprendo un arco temporale molto vasto, dall’era predinastica fino ai tempi moderni.

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National Museum of Egyptian Civilization

La pagina mostra anche una serie dei più importanti beni archeologici esposti nel museo, di diverse epoche. Il museo, oltre alle sale espositive, è anche dotato di centri di restauro e luoghi di intrattenimento come ristoranti, caffetterie e shop in cui poter acquistare riproduzioni antiche.

Nell’ambito del piano del ministero del Turismo e delle Antichità per promuovere il museo, Khaled el-Anani, ministro del Turismo e delle Antichità, ha concesso una riduzione del 50% sul prezzo del biglietto per egiziani e stranieri per un periodo di due settimane, dal 4 al 17 aprile 2021, per visitare l’esposizione già in sede. La visita alla Royal Mummies Hall sarà invece consentita a partire dal 18 aprile 2021,  la Giornata del Patrimonio Mondiale.

Le mummie reali

La Parata delle Mummie Reali prevede il trasporto di 22 mummie reali. Le mummie provengono dalla cachette (nascondiglio) di Deir el-Bahari, scoperta nel 1881, e dalla tomba del re Amenhotep II, scoperta nel 1898.

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La cachette di Deir el-Bahari, Luxor (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

La cachette di Deir el-Bahari, nota come “deposito reale”, è infatti una zona cimiteriale tebana (No. TT320) situata nella parte occidentale di Luxor. Si tratta di una sepoltura singola riutilizzata per mettere al sicuro dai saccheggiatori i corpi dei sovrani. In essa sono state rinvenute circa 40 mummie. Di queste, 11 saranno trasportate in parata: Seqenenra Ta’o, Ahmose I, Amenhotep I, Tuthmosi I, Thutmosi II, Thutmosi III, Seti I, Ramesse II, Ramesse III,  Ramesse IX e la regina Ahmose-Nefertari, figlia di Seqenenra Ta’o.

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Disposizione della cachette, TT320 (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

Nel 1898, l’egittologo francese Victor Lauret trovò un altro nascondiglio nella Valle dei Re a Luxor, all’interno della tomba del re Amenhotep II, la KV35. Molte le mummie reali contenute in questo nascondiglio. In parata, di queste, verranno portate quelle di Amenhotep II, Thutmosi IV, Amenhotep III, Merenptah, Siptah, Ramesse IV, Ramesse V , Ramesse VI e Seti II.

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Tomba di Amenhotep II, KV35 (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

Inoltre, faranno parte della parata anche le mummie della regina Hatshepsut (rinvenuta nella Valle dei Re a Luxor nel 1903, nella tomba nota come KV20) e della regina Merit Amon/Meritamun, sorella di Amenhotep I (rinvenuta a Deir el-Bahri nel 1930 nella tomba tebana nota come TT358).

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NEWS | Il mosaico perduto di Caligola in mostra al Museo delle Navi Romane di Nemi (RM)

A distanza di quattro anni dal suo ritrovamento e dalla sua restituzione all’Italia, il mosaico si potrà finalmente ammirare al Museo delle Navi Romane di Nemi (RM). Si tratta di una porzione della ricca pavimentazione delle due navi che Caligola aveva fatto collocare nello speculum Dianae, il lago vulcanico di Nemi. Le imbarcazioni erano state affondate pochi anni dopo la loro collocazione.

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Ala sinistra del Museo con le navi di Caligola (Credit: D. De Angelis – DRM Lazio)

Erano stati gli scavi condotti da Eliseo Borghi nel 1865 a riportare alla luce il ricco pavimento, restaurato con integrazioni moderne. Il recupero delle navi, invece era avvenuto tra il 1929 e il 1931, destinate ad un museo costruito ad hoc per contenerle. Il mosaico in questione rivestiva il ponte di una delle due navi da cerimonia dell’imperatore Caligola. Realizzato a intarsi marmorei, in opus sectile, presenta materiali di pregio quali serpentino verde e porfido rosso. Il moderno restauro, con l’aggiunta di una cornice posteriore, ha oscurato la tecnica di realizzazione, comunque desumibile da altri frammenti già presenti nel museo di Nemi.

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Il mosaico di Caligola usato per decenni come tavolino da caffè (Credit: Artslife)

Un mosaico romano oltreoceano

A seguito dell’incendio del Museo di Nemi ad opera dei tedeschi, nel 1944, il mosaico era stato sottratto illegalmente. Negli anni Sessanta, sembra sia stato acquistato a Roma per essere trasferito a New York. Ed è proprio a Manhattan che, grazie ad esperti del settore, era stato ritrovato in una collezione privata. Il mosaico era diventato il tavolino da caffè di Helen Costantino Fioratti, antiquaria e moglie dell’acquirente. Solo nel 2019 era rientrato in Italia e adesso farà parte della collezione permanente del Museo delle Navi Romane di Nemi.

Non resta dunque che attendere tempi migliori per poterlo ammirare di persona.