Autore: Redazione ArcheoMe

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NEWS | I Bronzi di Riace rivivono in un’App dell’UniMe

Si è svolta ieri, presso la Sala Senato dell’Università di Messina, la conferenza stampa di presentazione dell’App dedicata ai Bronzi di Riace. L’App è basata sulla tecnologia 3D per la modellazione e ricostruzione degli elmi, delle lance, degli scudi, del presunto colore originario e degli elementi mancanti che caratterizzavano i Bronzi in epoca antica.

 

All’iniziativa erano presenti il Rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea, i proff. Daniele Castrizio (Ordinario di Numismatica), Massimo Villari (Delegato all’ICT dell’Ateneo peloritano) e Francesco Pira (Delegato alla Comunicazione di UniMe) ed il dott. Saverio Autellitano (grafico).

Il commento del Rettore

“Si tratta di un progetto molto ambizioso – ha commentato il Rettore – nato da una sinergia molto importante fra UniMe ed il Museo di Reggio Calabria, che rappresenta un motivo d’orgoglio e, allo stesso tempo, un punto di partenza mediante il quale partecipare ai bandi utili a rendere fruibili tutte le opere pubbliche e quelle d’arte a 360 gradi. In tal senso, l’Università di Messina si pone al centro di questo percorso di divulgazione delle bellezze del nostro Paese e della nostra città, anche attraverso le realtà virtuali”.

“Non si tratta, però, – continua il Rettore – solo di una App informatica. bensì della maniera più bella di fare Terza Missione, attraverso un fruttuoso connubio fra il mondo umanistico e quello scientifico. Ringrazio, perciò, i proff. Daniele Castrizio e Massimo Villari che, insieme ai loro giovani collaboratori hanno lavorato in piena sintonia con il Direttore del Museo, Carmelo Malacrino, ed il suo staff”.

Le parole dei proff. Castrizio e Villari

“Questa App, facile da usare ed esplorare, rappresenta un tentativo di viaggio nel tempo – ha detto il prof. Castrizio – che potrà essere riproposto ed esportato su scala mondiale. Grazie al suo utilizzo, infatti, chiunque sarà in grado di mettere a confronto i Bronzi di oggi con quelli originari e di poter conoscere l’arte per tutelarla. Il caso dei Bronzi di Riace, a tal proposito, è veramente esemplare ed emblematico, ma stiamo già lavorando per applicare la tecnologia ad altre opere. Non abbiamo inventato nulla di particolare, ma siamo riusciti a fare gruppo, unendo saperi e volontà per ottenere questo grande risultato”.

“L’interazione con il prof. Castrizio – ha aggiunto il prof. Villari – è stata vincente ed oggi stiamo presentando il prodotto di un esperimento d’utilizzo, a fini divulgativi, della realtà aumentata, con la possibilità di applicazioni pratiche su tutta la statuaria greca e romana presente nei musei di tutto il mondo. Inquadrando ciascuna statua il programma permette di poterla ammirare come doveva presentarsi nel momento della sua realizzazione, corredata di tutti gli attributi iconografici che consentivano ai nostri antenati di capire chi rappresentasse e che storia stesse raccontando. L’aspirazione profonda della App sui Bronzi di Riace è proprio questa: permettere una maggiore comprensione e la più piena fruizione di questi straordinari capolavori della bronzistica di epoca classica”.

L’App sarà disponibile a breve sugli AppStore.

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NEWS | Il MUSE di Trento torna operativo con tanti eventi e con capienza massima

Il Museo torna finalmente alle capienze “pre-pandemia”. Online il nuovo video girato con il drone, uno spettacolare volo tra gli animali del Big Void. È con questa panoramica inedita delle sale espositive che il MUSE – Museo delle Scienze festeggia l’apertura al pubblico con capienza massima. Rimane – assieme all’obbligo di Green Pass e mascherina – la prenotazione online (info a questo link), ma l’apertura torna dopo oltre un anno e mezzo al 100%.

 
Una ripresa ricca di eventi

Dal 17 ottobre, ogni domenica e mercoledì pomeriggio visite guidate alla nuova Galleria della Sostenibilità. Inoltre ci saranno letture animate, incontri e momenti di gioco per i più piccoli (0 – 6 anni) e le loro famiglie nello spazio Maxi Ooh!
Dopo la mostra “Terre Alte”, con gli scatti di Steve McCurry, il 22 ottobre è stata inaugurata “Selvatici e salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern”. A cent’anni dalla nascita dello scrittore cimbro, la nuova esposizione targata MUSE e MART omaggia il mondo animale scaturito dalla sua penna: volpi, cervi, tassi, pernici, aquile, immaginati da 15 artisti che lavorano in campo ambientale.

Una sala del museo (foto di M. de Stefano)

Rimanendo in tema, il 5 novembre inaugura al MUSE “Il dilemma dell’altruismo”, un viaggio attraverso pannelli, fotografie e video per scoprire quante e quali specie possono agire per il bene del loro prossimo comportandosi in modi che sembrano in contraddizione con le basi della teoria dell’evoluzione. 

Novembre porta con sé anche la grande mostra “Il viaggio meraviglioso. Il cammino che apre le porte della conoscenza”: il 18 novembre, Giornata Mondiale della Filosofia UNESCO, Palazzo delle Albere apre le sue porte a un viaggio nella storia del pensiero occidentale, dal mito alla nascita della filosofia fino alle frontiere della ricerca scientifica contemporanea. 

Il 10 dicembre, infine, spazio alla mobilità sostenibile con “Più pulita, più veloce, più sicura e per tutti”, esposizione che racconta gli obiettivi e le soluzioni che la Comunità europea si è impegnata a raggiungere entro il 2050.

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NEWS | A Roma ritorna alla luce un tratto dell’antica via Latina

Un tratto dell’antica Via Latina è ritornato alla luce nel settore più meridionale della Villa di Sette Bassi a Roma Vecchia, l’estesa area archeologica caratterizzata da resti imponenti compresa tra la via Tuscolana, il Parco degli Acquedotti e il quartiere di Lucrezia Romana.

Ritrovamento e contesto archeologico

Il ritrovamento è avvenuto la scorsa settimana nell’ambito delle ricerche condotte da tempo su un nucleo edilizio in netto distacco dal settore più monumentale dei resti, dislocato nella zona meridionale dell’area archeologica.

Un tratto della Via Latina

La tradizionale denominazione di questo corpo di fabbrica, noto come Dépendance, è stata influenzata presumibilmente dalla prossimità con la via Latina e dalla conseguente interpretazione come primo ingresso alla Villa; i più recenti studi indicano in queste strutture antiche un edificio termale risalente al II secolo d.C., precocemente riutilizzato per l’allestimento di un luogo di culto paleocristiano.

Il passaggio della strada in questo punto era ipotizzato da tempo sulla base dei tratti affioranti rispettivamente nel parco degli Acquedotti e nell’area del deposito officina della Metro A di Osteria del Curato. La distanza tra queste evidenze, superiore a 1,5 km, non aveva però consentito, finora, di ricostruire con certezza l’andamento della strada e l’eventuale condizionamento esercitato sul suo sviluppo dalla estrema prossimità dei resti pertinenti alla Villa.

I protagonisti dello scavo

Le attività di scavo, promosse e dirette dal Parco Archeologico dell’Appia Antica con il coordinamento dei Funzionari Responsabili, si sono basate sulle ricerche in corso sulle strutture della c.d. Dépendance coordinate dalla Prof. Carla Maria Amici (Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento) e dalla Prof. Alessandra Ten (Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma), in convenzione con lo stesso Parco Archeologico dell’Appia Antica, e si sono avvalse della proficua collaborazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Roma Tre. Sotto il coordinamento scientifico del Prof. Andrea Benedetto, infatti, ha messo a disposizione le competenze scientifiche e le tecnologie più avanzate mirate al rilevamento di possibili evidenze interrate l’indagine con i georadar ha infatti circoscritto con puntuale efficacia le aree oggetto di sondaggi ove, con estrema precisione, sono state portate alla luce le preesistenze archeologiche.

Le Tombe di Via Latina

 

Le parole del prof. Benedetto

Il prof. Benedetto ha posto in evidenza come <<il risultato ottenuto è di singolare importanza non solo per la ricerca, poiché oltre a fornire un contributo significativo alla comprensione dell’assetto della rete viaria antica e di aspetti connessi alla vita anche quotidiana della società romana, fornisce delle soluzioni per molte applicazioni dell’ingegneria civile quando ricorrono interferenze tra valori archeologici e nuove realizzazioni di infrastrutture>>.

La strada, rintracciata ad una profondità di cm 50 circa, come previsto dai rilievi, è risultata perfettamente coerente con il tracciato rettilineo precedentemente solo ipotizzato. Nella porzione riportata in luce la carreggiata stradale è larga m 3.80 circa; il basolato si presenta sconvolto ma ben definito lungo i margini.

Il nuovo tratto di Via Latina

 

Parole d’ordine: valorizzazione, fruizione e riqualificazione

La prof. Ten afferma che i risultati conseguiti indirizzano le prospettive di ricerca delle Università coinvolte e del Parco Archeologico dell’Appia Antica a sondare il punto di intersezione tra la strada e la diramazione dell’Acquedotto privato della Villa che, provenendo da sud, doveva oltrepassare la Via per raggiungere la cisterna collocata presso il suo nucleo orientale, così da incrementare il livello di conoscenza relativo all’antico tracciato, progettare la sua conservazione e valorizzazione.

<<L’intervento sulla Via Latina avvia la riscoperta della villa di Sette Bassi attraverso una serie di progetti che verranno realizzati nei prossimi mesi per la conservazione del patrimonio, il miglioramento dell’accessibilità e della fruizione e la riqualificazione e rifunzionalizzazione degli immobili. L’ampliamento della conoscenza consentirà inoltre, dopo anni di chiusura, di riconsegnare alla cittadinanza un bene straordinario per tutti e fortemente identitario per la comunità locale>> –  conclude, infine il direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Simone Quilici.

 

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NEWS | Pavia omaggia Dante: la conferenza-recital ai Musei Civici

In programma stasera 22 ottobre alle ore 18.00 una nuova tappa del Progetto Dante, presso i musei civici di Pavia. “Dal peccato alla virtù: l’amore in tre canti della Commedia” è la conferenza/recital con Mirko Volpi (ricercatore di Linguistica italiana, Università di Pavia) e Davide Ferrari (attore).

Dante e l’amore

L’iniziativa, presentata con la collaborazione del Comitato di Pavia della prestigiosa Società Dante Alighieri, è dedicata all’amore, tema centrale in Dante e nella costruzione stessa del suo capolavoro. Si tratta infatti dell’unico sentimento a cui nel poema sia dedicato un luogo specifico in ciascuno dei tre regni dell’aldilà. Si trovano, infatti, i lussuriosi nell’Inferno e anche nel Purgatorio, mentre gli spiriti amanti si incontrano nel cielo di Venere nel Paradiso.

Amos Nattini, Purgatorio Canto XXVIII

Durante l’incontro verranno letti e commentati ampi brani provenienti dalle tre cantiche, uno per cantica, in cui si condanna, si purifica o si celebra la passione amorosa: Inferno 5, Purgatorio 26, Paradiso 9.

Innovazione e rivisitazione

A seguire, all’interno della mostra Progetto Dante allestita dal 18 giugno nella sala dell’antica Biblioteca di Corte del Castello Visconteo, ci sarà la presentazione della nuova videoinstallazione di Rino Stefano Tagliafierro. Attraverso un’elaborazione digitale delle litografie tratte dalla preziosa edizione dalla Divina Commedia illustrata da Amos Nattini, il regista e videomaker, ha realizzato un viaggio spettacolare nelle atmosfere le tre cantiche della “Divina Commedia”. Inoltre, il video è accompagnato da una musica coinvolgente composta da Alberto Modignani.

Locandina evento

Il pittore genovese Nattini (1892-1985), infatti, è uno dei più espressivi illustratori danteschi del Novecento. Nel 1921, in occasione del seicentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, l’Istituto nazionale dantesco a Milano incaricò Nattini di creare una litografia per ogni canto dell’edizione della Commedia che intendeva pubblicare.

Tra il 1923 e il 1941 realizzò cento litografie a colori per la monumentale opera, in grande formato, stampata in mille copie numerate. Le tavole originali furono esposte in varie città italiane ed europee.

La Divina Commedia illustrata di Amos Nattini

L’ ingresso gratuito con prenotazione a: museicivici@comune.pv.it

OBBLIGATORIO MOSTRARE IL GREEN PASS

Info: tel. 0382399770

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NEWS | L’Olanda restituisce alla Sicilia i reperti della secca di Capistello

Tornano a casa, in Sicilia, trentotto reperti archeologici che raccontano la storia dei commerci marittimi nelle isole Eolie.

I reperti dalla nave ellenica naufragata

Si tratta di vasellame, coppe e skyphoi, a vernice nera classificato come greco-italico e di una grossa anfora che hanno rappresentato parte del carico di una nave da trasporto naufragata sulla secca di Capistello, al largo dell’isola di Lipari. Il relitto è stato identificato come una nave ellenica naufragata nel IV secolo a.C. sul versante orientale dell’isola con un carico, appunto, di anfore e ceramica a vernice nera.

A causa della particolare natura del fondale, la nave, dopo aver urtato sulla sommità della Secca, affondò riversando buona parte del materiale trasportato su una superfice di oltre 1200 m2. Attualmente il relitto si trova ad una profondità attestata tra i 60 e i 90 metri, cosa che rende molto difficile il completamento del suo recupero.

Trafficanti di reperti

La notevole profondità non sembra invece aver intimorito alcuni trafficanti di reperti che, a partire dagli anni ‘60, hanno in parte depredato il relitto riuscendo ad asportarne, per l’appunto, vasellame e anfore. Il relitto fu scoperto nel 1957 ad opera di alcuni ricercatori di corallo e successivamente venne studiato dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Abbandonato il sito a causa di diversi incidenti mortali che occorsero agli addetti al recupero, il luogo venne saccheggiato più volte nel corso degli anni. Alcuni di questi materiali sono stati però, fortuitamente, riconosciuti nel lontano 2015 da Sebastiano Tusa durante una visita al museo Allard Pierson di Amsterdam in occasione di una mostra dal titolo Mirabilia Maris dedicata al mare e organizzata con la partecipazione congiunta di diversi Paesi mediterranei.

La restituzione dei reperti da parte del museo olandese

Allertato il museo olandese sulla presenza di reperti a suo tempo trafugati dalla Sicilia lo stesso si è reso subito disponibile per la restituzione. Una promessa, questa, fatta all’allora assessore regionale e compianto Sebastiano Tusa che riesci, con diplomazia, ad ottenere la restituzione volontaria di quanto in possesso del museo olandese. L’Iter iniziato proprio nel 2015 e perfezionato nel 2020 ha visto con la giornata di oggi il concretizzarsi di quella promessa e la consegna ufficiale, presso l’Arsenale della Marina Regia di Palermo, dei reperti archeologici a suo tempo depredati e rivenduti.

All’evento erano presenti il direttore del Allard Pierson Museum di Amsterdam, Wim Hupperez, Valeria Li Vigni per la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, oltre al comandante regionale del Nucleo Tutela del patrimonio Culturale dei Carabinieri, Maggiore Giangluigi Marmora. Le operazioni di rientro dei reperti in Sicilia sono state infatti coordinate dal Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Palermo che ha assicurato il proprio supporto alla riuscita dell’operazione.

Le parole dell’assessore Samonà…

I nostri tesori tornano finalmente a casa: grazie alla competenza di Sebastiano Tusa e all’intervento del Nucleo di Tutela del Patrimonio culturale dei Carabinieri, un prezioso pezzo di storia illecitamente sottratto – ha sottolineato l’assessore Samonà – è rientrato in Sicilia e sarà restituito alla collettività. Sono felice di aver incontrato il direttore del Museo di Amsterdam con il quale, sono certo, si troveranno ulteriori fruttuose occasioni per condividere esperienze culturali, nella prospettiva di un rapporto proficuo nel nome della cultura. L’importante azione di vigilanza, costantemente effettuata insieme alle forze dell’ordine, ci ha permesso in questi anni, di riportare a casa diverse testimonianze del nostro patrimonio culturale. Acquisire i reperti sottratti alla Sicilia, vigilare e attivare scambi proficui con i musei di tutto il mondo, è la strada su cui il governo regionale è costantemente impegnato.


… e della soprintendente del Mare Valeria Li Vigni

Abbiamo raggiunto l’obiettivo di Sebastiano Tusa – dichiara la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni – di riportare nelle nostre sedi i reperti della Secca di Capistello, che ha fornito innumerevoli e importanti dati sulla documentazione del relitto. Siamo particolarmente grati al direttore del museo olandese per aver tenuto fede alla promessa fatta nel 2015. La strada aperta da Sebastiano va assolutamente seguita integrando sempre di più gli stati che volontariamente hanno deciso di tutelare il patrimonio artistico e restituire volontariamente quanto a suo tempo ottenuto per mezzo di acquisti dietro cui c’erano scavi illegali.

Nel futuro – conclude la Li Vigni – recupereremo un’anfora dal relitto e grazie alle rilevazioni tridimensionali potremo capire appieno la natura e la portata della nave senza per questo rimuoverla, vista anche la profondità, salvaguardandola allo stesso tempo così come richiesto anche dall’Unesco.

La nave…

La nave da trasporto naufragata nel mare siciliano appariva costituita da un fasciame semplice e senza alcun rivestimento in piombo mentre i madieri e le ordinate risultavano alternate. Lo scafo, inoltre, alla prima ricognizione si presentava dotato di due ancore con ceppi in piombo. Di cui uno è stato recuperato insieme a pesi per reti da pesca oltre ad alcune barre sempre in piombo e ad un lingotto di stagno di circa 10 chili di peso. Il sito subacqueo oltre a conservare ancora lo scafo ligneo presenta anche innumerevoli reperti che potrebbero indurre, in futuro, la ripresa di una campagna di archeologia subacquea per la loro raccolta e catalogazione.

… e il suo carico

Alcune parti del carico hanno conservato, al momento del rinvenimento, la posizione di stivaggio originaria con gruppi di anfore disposte verticalmente e pile di ceramica a vernice nera riposte negli interstizi. Il carico risulta formato essenzialmente da anfore greco italiche contrassegnate da bolli e trattate internamente con resina (circa cento quelle già recuperate).

Molte delle anfore erano ancora chiuse da un tappo di sughero sigillato mentre i bolli impressi sulle stesse, con nomi greci interi o abbreviati (Cháres, Bíon, Eúxenos, Pop, Díon, Pare, Pist) sono stati confrontati con timbri analoghi rinvenuti a Ischia, Selinunte, Taranto e Gela. Oltre alle anfore greco italiche sono state recuperate anche alcune anfore puniche. Inoltre, ad impreziosire il carico, diverse centinaia di vasi a vernice nera di varie forme: piatti e coppe oltre ad alcune kylikes dipinte con motivi vegetali bianchi all’interno e ad alcune lucerne su alto piede sagomato.

Molti dei reperti a suo tempo asportati dal sito sono oggi custoditi presso il museo archeologico di Lipari.

 

 

 

di Massimo Mirabella

Pubblicabili da revisionare

REDAZIONALE | Nel ricordo dell’indimenticabile sorriso della prof.ssa Minutoli

Un mese fa si spegneva la prof.ssa Diletta Minutoli, dopo una dura lotta contro un brutto male che non le ha lasciato scampo. Di seguito il ricordo e l’omaggio di Antonio Stornaiuolo.


“Cosa ci fa a Messina? Vada a Firenze!”

Ero appena arrivato a Messina, nell’Ottobre 2018, dopo aver superato – non senza qualche angoscia – le prove per l’ammissione al corso di Dottorato in Scienze Storiche, Archeologiche e Filologiche.
Ero arrivato, confuso e felice, per lavorare al mio progetto di ricerca in Papirologia: una disciplina singolare, a metà strada tra la Filologia e la Storia, alla quale mi avevano conquistato i documenti della vita quotidiana dell’Egitto romano e bizantino e l’amorevole perizia del mio maestro, la Professoressa Messeri.
Avevo già avuto modo di incrociare, durante le mie primissime iniziazioni alla disciplina, il Professor Pintaudi in più di un’occasione: ai miei occhi di allora – giovane studente magistrale – appariva come un gigante; ed è un prodigio singolare che, benché i miei occhi siano oggi un po’ più vecchi, la sua apparente statura non sia mutata. Conoscevo in maniera indiretta la Scuola papirologica messinese, tanto per la fama che nel circuito papirologico le veniva accreditata quanto per aver studiato sui testi del Professore e su quelli di una sua giovane discipula, la Professoressa Minutoli.
Ero ora a Messina, dove la Professoressa Minutoli veniva nominata “tutor” del mio progetto di ricerca. Con un certo imbarazzo e un buon quantitativo di curiosità, mi apprestavo ad incontrarLa per la prima volta. La nostra prima conversazione fu straniante, ma entusiasmante: non appena Le comunicai che mi ero trasferito in città, la Professoressa – un po’ sorpresa e un po’ “fraterna” – mi suggerì di lasciare appena possibile i Monti Peloritani per dirigermi a Firenze, dove lavorare all’Istituto Papirologico Vitelli.

Papyri Graecae Schøyen – Una pubblicazione dei proff. Minutoli e Pintaudi


Che l’Accademia sia, in generale, un mondo peculiare – e, in verità, piuttosto distorto – non è certo scoperta recente; e le pagine della stampa mostrano in quanti casi le storture accademiche traggano alimento da relazioni personali, amicizie e conoscenze trasformate poi in collaborazioni di indebito lavoro. All’interno di un tale contesto generale, quel suggerimento di lasciare la città per inseguire i papiri fu, ai miei occhi, un cristallino atto di serietà metodologica e di amore verso la disciplina papirologica: da un lato, tale suggerimento cancellava con un colpo di spugna la logica corporativa dell’Accademia; dall’altro, mostrava senza ombra di dubbio che il papirologo deve vivere in mezzo ai testi, tra le antiche carte, senza badare ad altro che al suo lavoro. Che il lavoro di un papirologo consiste innanzitutto nel dedicare il proprio tempo e le proprie migliori energie alla inesausta ricerca di risposte a nuove e vecchie domande. E che non sono possibili risposte senza l’applicazione di un metodo rigoroso, puntuale, costante nell’attenzione e continuo nella passione, quale quello che la Professoressa ha adottato durante tutta la Sua carriera scientifica.

La prof. Minutoli al lavoro
“Ancora un’occasione per farmi ricordare!”

Con questo messaggio la Professoressa Minutoli chiudeva una mail di auguri natalizi. I Suoi messaggi, a ben pensare, non avevano quasi mai nulla di superfluo o di inessenziale, ma si caratterizzavano per chiarezza ed inflessibilità; non nego che, al comparire del suo nome nella casella della “Posta in arrivo”, un timore sordo si insinuava nella mente con una serie di domande senza risposta (cosa ho sbagliato?, cosa Le avrei dovuto scrivere?, cosa Le avrei dovuto chiedere?).
I caposaldi di una tale chiarezza espositiva erano, forse, frutto del rigido metodo scientifico interiorizzato e, non meno, del serissimo e genuino amore verso la disciplina prediletta, verso la quale la Professoressa profondeva una cura ed un’attenzione impareggiabili.
Eppure i Suoi modi estremamente diretti e, a tratti, bruschi non avevano alcun tratto dell’affettazione o dell’artificio: chi conversava con Lei comprendeva immediatamente che il Suo desiderio più alto era rappresentato dal servire la Papirologia e la ricerca papirologica con tutte le forze; ogni altra attività avrebbe ingiustificatamente portato via del tempo e delle energie dai papiri, il che Le sembrava – a giudizio di chi scrive – ingiusto e deprecabile.
Una mia cara collega di dottorato, la quale ha avuto la fortuna di conoscere la Professoressa per un buon numero di anni, ha ricordato che si trattava di una persona straordinariamente dedita al lavoro, onesta con se stessa e gli altri. Davvero non si può aggiungere nulla ad una tale osservazione. Tranne forse una piccola riflessione: che una tale, spietata onestà non era mai venata da sentimenti malevoli, ed anzi sapeva farsi – pur raramente – bonaria e persino amichevole.

La Cerimonia di consegna del premio ANASSILAOS 2018 sezione “AREA DELLO STRETTO” alla Prof.ssa Diletta Minutoli – Anassilaos 2018

“Un papirologo deve saper fare tutto!”

Una discussione sempre viva tra i papirologi riguarda lo statuto epistemologico della disciplina: ci si può interrogare, infatti, ancora oggi su quanto peso vi abbia – o vi debba avere – la componente filologica, indirizzata in definitiva alla ricostruzione testuale, e quanto peso vi abbia – o vi debba avere – la componente storico-contestuale, finalizzata alla ricostruzione degli ambienti storici. Come è ben evidente, non è possibile una sola risposta; le gradazioni di risposta, per lo più, dipendono dalle curiosità o, per meglio dire, dalle esigenze del singolo studioso, né può esistere papirologo – a ben vedere – che possa essere del tutto imparziale in questa contesa. C’è però una verità di fondo, lampante, della quale la Professoressa Minutoli mi ha più di una volta reso partecipe: che un papirologo deve saper fare tutto; perché il papirologo – come soleva ancora continuare la Professoressa – è null’altro che un tecnico dei testi scritti (almeno quelli in greco su papiro, pergamena o altro supporto) e non può e non deve in nessuna misura rischiare di essere un tecnico dimezzato, pena il raggiungimento di risultati altrettanto dimezzati.
La vita e la produzione scientifica della Professoressa Minutoli, d’altra parte, sono un evidente manifesto di tale verità: la severa, gentile versatilità intellettuale della Professoressa Le ha permesso di lavorare con uguale profitto all’edizione di testi letterari e documentari, alla direzione di quel gioiello papirologico che è Analecta Papyrologica, alla realizzazione di contributi relativi alla storia della disciplina, tra cui spiccano i suoi lavori sui Carteggi di Filologi, oltre alla redazione di indici e curatele; e tutto questo senza dimenticare i lunghi periodi passati in Egitto, a lavorare e a dirigere numerose campagne di scavo.

La prof. Minutoli (al centro) in missione in Egitto con il prof. Pintaudi (a destra)


Un impegno totalizzante, condotto costantemente all’insegna di una feroce acribia di cui ho sperimentato più volte il giudizio: sempre equanime, sempre severo. Indimenticabili rimangono nella mia mente le correzioni che la Professoressa volle suggerirmi per i miei primi contributi scientifici: dalle osservazioni minute ai suggerimenti bibliografici, dai semplici errori di battitura fino ai consigli di stile, nessuna sbavatura passava indenne al suo vaglio accorto. Rimango ancora incredulo dinanzi ad una tale lucidità e ad una tale capacità di perscrutare ogni passo.
Un papirologo deve saper fare tutto, dunque, proprio come la Professoressa Minutoli mi ha detto, proprio come la Professoressa Minutoli mi ha mostrato. Studiare sempre un po’ di più, scrivere in maniera sempre più chiara e scientifica; conservare l’onesta intellettuale per riconoscere i meriti altrui e i punti oltre i quali non vi è più scientificità, ma solo possibilità indimostrabile. Questo insegnamento, a un tempo teorico e pratico, continui ad accompagnare tutta la comunità papirologica, insieme al ricordo del Suo austero, appassionato sorriso.

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NEWS | Prorogata la mostra su Palladio ai Musei Civici di Bassano del Grappa

Il Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa comunicano che la mostra Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia, mito è prorogata fino al 25 ottobre 2021. Ci sono due settimane di tempo in più per visitare e scoprire il percorso scenografico che, al piano terra della Galleria Civica, espone quasi 60 tra opere e preziosi documenti, raccontando la storia e il mito di Palladio del celebre Ponte di Bassano del Grappa.

Una sala del museo

In occasione della giornata in cui si terrà la cerimonia ufficiale di inaugurazione del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, domenica 3 ottobre 2021, l’ingresso alle mostre Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia, mito e Elena Xausa. Coming Home, oltre alle collezioni permanenti del Museo Civico, sarà ridotto per tutti al prezzo di € 5,00. Per evitare code e attese, è consigliabile acquistare il biglietto direttamente online.

Mostre e incontri artistici online

Si rinnova così anche per il mese di ottobre il programma delle viste guidate alle mostre Palladio, Bassano e il Ponte ed Elena Xausa. Coming Home. Organizzate in un turno unico per un massimo di 25 persone, le visite partiranno con ritrovo previsto presso la biglietteria del Museo Civico. Il costo del biglietto è comprensivo di entrata in mostra e visita guidata. La prenotazione è obbligatoria.

 

Una sala del museo

Infine nel nono e penultimo episodio di #ScopriLaMostra, la rubrica in video pillole che approfondisce le opere e i contenuti della mostra Palladio, Bassano e il Ponte, Fabrizio Magani (responsabile della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso e curatore della mostra) racconta del capolavoro di Canaletto proveniente dal Complesso Monumentale della Pilotta di Parma: il Capriccio con edifici palladiani.

Immagine in copertina: Capriccio con edifici palladiani, Canaletto (fonte Wikimedia commons).

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NEWS | Le recenti scoperte dall’anfiteatro romano di Milano: la conferenza online

In occasione delle Giornate europee  del patrimonio,  la Soprintendenza organizza  una conferenza online dedicata alle più recenti scoperte emerse nel corso degli scavi presso l’area dell’Anfiteatro romano di Milano dove è in corso la realizzazione del PAN (Parco Amphitheatrum naturae),  il più vasto parco archeologico di Milano, situato nel cuore della città.

Progetto PAN, una ricostruzione


I lavori, promossi e diretti dalla Soprintendente Antonella Ranaldi, in accordo con il Comune di Milano, sono realizzati con finanziamenti del Ministero della Cultura e grazie ai contributi di sponsorizzazioni private.

Durante la conferenza online del 25 settembre alle ore 15.00 interverranno: Antonella Ranaldi, Soprintendente ABAP per la città metropolitana di Milano; la dottoressa Anna Maria Fedeli, Responsabile dell’area archeologia della Soprintendenza e la dottoressa Francesca Roncoroni, funzionario archeologo.


In apertura sarà inoltre proiettato il video del regista John Bandieramonte che racconta gli scavi, commissionato dallo Sponsor TMC pubblicità.

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NEWS | Bufera su Barbero che chiarisce: “contrario al Green Pass, favorevole al vaccino”

L’appello dei docenti contrari al Green Pass nel mondo universitario si arricchisce di una voce autorevole, lo storico Alessandro Barbero.

L’appello dei docenti contrari

Il 6 agosto è stato varato il decreto-legge che estende l’utilizzo del Green Pass ad una serie di attività; a causa di ciò, alcuni docenti universitari, il 6 settembre, hanno pubblicato un appello contro l’impiego del green-pass all’interno dell’università.

Regole per il green-pass introdotte dal decreto del 6 agosto e valide a partire dal 1 settembre

L’appello dei docenti universitari contro la natura discriminatoria del “Green Pass”, per ribadire che l’Università è un luogo di inclusione e per avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo.

Cosa chiedono i professori firmatari 

Nell’appello “No al Green Pass”, divulgato in rete, vengono denunciati:

– la “natura discriminatoria del Green Pass” nei confronti di una minoranza (secondo l’articolo 32 della Costituzione e il Regolamento UE 953/2021);

– la violazione di “quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione”, “pericoloso precedente” nella storia del Paese;

– l’estensione, “di fatto, dell’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico”.

Si chiede quindi:

– che venga preservata la “libertà di scelta di tutti e favorita l’inclusione paritaria, in ogni sua forma”;

– l’avvio di “un serio dibattito politico, nella società e nel mondo accademico tutto […] per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti”;

l’abolizione e il rifiuto di “ogni forma di discriminazione” all’interno delle università.

Le richieste sono state confuse con le proclamazioni dei No Vax che, quotidianamente, affollano social e mezzi di comunicazione.

Il pensiero critico di Barbero

Lo storico torinese, noto divulgatore televisivo, Alessandro Barbero, ha deciso di firmare l’appello.

Qualcuno mi presenta come una specie di superstizioso fanatico contrario ai vaccini – dice Barbero in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” – Ma nell’appello che ho firmato non si parla affatto dell’utilità dei vaccini, anzi si dice chiaramente che molti dei firmatari sono vaccinati, me compreso. Il problema che mi preoccupa è l’obbligo del green pass per gli studenti che dopo aver pagato fior di tasse universitarie sono esclusi dalle lezioni se non hanno il certificato.

Lo storico Alessandro Barbero

Il docente risulterebbe maggiormente critico con il mondo della politica che, a suo dire, non si prenderebbe la responsabilità sull’argomento “obbligo vaccinale”:

Il governo ritiene di poter togliere alla gente diritti fondamentali, neppure civili o politici, ma umani, come quello di accedere a un ospedale o a una lezione universitaria, e considera la cosa irrilevante, tanto da non far sentire una parola per dire almeno che è preoccupato e dispiaciuto di doverlo fare, e senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino, misura con cui io, sia pure non senza dubbi, alla fine sarei d’accordo.

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NEWS | Bright-Night 2021: le iniziative del Museo Galileo di Firenze

Il Museo Galileo di Firenze aderisce, con due iniziative, all’edizione 2021 di Bright-Night, progetto per l’autonomia dei giovani sostenuto dalla Regione Toscana in occasione della Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori, promossa dalla Commissione Europea.

Locandina evento

In data 25 settembre 2021, infatti, il museo fiorentino presenta due iniziative per coinvolgere i visitatori in maniera più attiva, a cui sarà possibile partecipare gratuitamente ma con obbligo di prenotazione. Il museo, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, ha programmato entrambe le iniziative su due turni disponibili.

  • 25 settembre, ore 11.00 e ore 12.00
    Il mappamondo di Fra Mauro
    Qual era l’immagine del mondo a metà del XV secolo? Lo potremo scoprire con Filippo Camerota, Vice Direttore del Museo Galileo, che illustrerà il monumentale mappamondo realizzato intorno al 1450 dal frate camaldolese Fra Mauro
  • 25 settembre, ore 16.00 e ore 17.00
    I primi telescopi e la riscoperta del cosmo

    Un viaggio in compagnia del curatore Giorgio Strano sulle tracce dei primi strumenti che hanno permesso di esplorare il cielo: grazie a lenti sempre più perfezionate, gli astri conosciuti svelarono fisionomie inattese e nuovi astri si aggiunsero a quelli del vecchio cosmo tolemaico

Sarà dunque possibile partecipare previa prenotazione al numero di telefono 055 265311.