Autore: Redazione ArcheoMe

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ArcheoMe Magazine – Year I n. 5 – August 2020

Here is the fifth issue of our archaeological magazine, translated into English for our beloved readers who globally follow us.

The magazine you are about to read was translated from Italian to English. A choice that we hope will be able to bring in a large international audience in relation to archaeology, history and Italian cultural heritage.

The most beautiful and carefree moment of the year, August, named in honor of Emperor Augustus, could only coincide with the theme “Mare Nostrum”. Our sea, so cherished to the Romans and the Greeks, the scenes of battles and expeditions, of discoveries and conquests, are analyzed in this issue from different points of view.

Enjoy the reading!

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NEWS | Zangara è il nuovo direttore del parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Jato

Il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Jato ha un nuovo direttore. E’ il sessantaquattrenne architetto palermitano Stefano Zangara, dirigente dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. La nomina è stata firmata nei giorni scorsi dall’assessore Alberto Samonà.

Il ruolo di Direttore del Parco era rimasto vacante dopo il pensionamento della dirigente Francesca Spatafora. Zangara ha già assunto la rappresentanza legale del parco e avrà anche la responsabilità generale della gestione tecnico-amministrativa. Due giorni fa, insieme al funzionario direttivo Antonio Librizzi, era già all’opera su Monte Iato. Dove, insieme alle amministrazioni locali, si sta lavorando per l’organizzazione di spettacoli nel teatro greco. Prima c’era stato un vertice convocato a San Giuseppe Jato dal sindaco Rosario Agostaro. Il ciclo di rappresentazioni è previsto a settembre e interesserà anche le aree archeologiche di Solunto e Himera.

I tre siti in provincia di Palermo, dopo la riforma dei parchi regionali, sono stati –infatti- accorpati. “L’obiettivo – spiega il neodirettore Zangara – è la gestione univoca per valorizzare al meglio tre aree, meno note, ma con tante potenzialità. Sono già stato ad Himera e Monte Iato – racconta il nuovo direttore – e presto andrò anche a Solunto con l’idea di mettere in rete i tre siti. Per farlo, oltre ai progetti già esistenti, puntiamo a nuovi piccoli interventi che garantiscano in breve tempo la messa in sicurezza, i sistemi di vigilanza, la ricettività e lo sbigliettamento. E coinvolgeremo – ha detto – i Comuni e tour operator”. Zangara per anni è stato al fianco di Sebastiano Tusa, alla Sovrintendenza del Mare. “Con lui ho imparato – ci dice – che anche con piccole risorse si possono fare cose importanti per l’archeologia”.

La riforma voluta lo scorso anno dal Governo regionale punta all’autonomia dei parchi, anche attraverso le biglietterie. L’istituzione dei Parchi archeologici ha come effetto che i proventi dei biglietti di ingresso possano essere impiegati per la conservazione e la valorizzazione dei siti archeologici. Su Monte Iato, a San Cipirello, l’ingresso è stato finora gratuito. Ad Himera e Solunto è invece previsto un biglietto d’ingresso di 4 euro, che scende a 2 per i ridotti.

Servono però iniziative in grado di attrarre nuovi visitatori. Di qui l’idea degli spettacoli teatrali e musicali nei tre siti. Nell’area dell’antica Iato, dove ogni anno salgono circa 8 mila visitatori, si trovano i resti del teatro greco. E nel sito è previsto un intervento di valorizzazione da 964 mila euro, nell’ambito dell’Azione 6.7.1 del Po Fesr 2014-2020. Tra gli interventi c’è anche la realizzazione di spalti amovibile capaci di ospitare 250 spettatori.

Fonte : Giornale di Sicilia

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NEWS | Recuperato un antico rostro al largo delle Egadi nel giorno del compleanno di Sebastiano Tusa

Domenica 2 agosto, con partenza da Palermo, a bordo di un Guardacoste G. 119 Vitali della Guardia di Finanza, al largo delle Isole Egadi si è svolta un’operazione per recuperare un antico rostro che giaceva nei fondali a nord ovest dell’isola di Levanzo. L’operazione è stata condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con il Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Palermo, in collaborazione con i subacquei altofondalisti della GUE – Global Underwater Explorer guidati da Francesco Spaggiari e Mario Arena. In motovedetta l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni, il gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare e i militari delle Fiamme Gialle, con in testa il comandante della Sezione unità navali di Palermo, Massimiliano Bonura e il capitano Daniele Bonanese della Sezione operativa navale di Trapani.

Il rostro era stato scoperto da Sebastiano Tusa e il recupero di oggi ha un significato doppiamente importante perché avviene il 2 agosto, giorno del compleanno di Sebastiano. Nel corso delle operazioni di recupero sono state anche portate in superficie una spada e diverse monete.

Al termine delle operazioni, il rostro è stato trasportato a Favignana, dove la delegazione, guidata dall’assessore Samonà, è stata accolta dal vicesindaco Lorenzo Ceraulo. Il rostro è adesso custodito presso l’ex Stabilimento Florio dell’isola.

“Il recupero di oggi – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – conferma la volontà del Governo Musumeci di continuare la preziosa attività dell’indimenticabile Sebastiano Tusa e di dare la giusta rilevanza alle ricerche e alle indagini sul vasto patrimonio sommerso, di cui il nostro mare è custode. Grazie di cuore alla Guardia di Finanza!”

Fonte: Regione Siciliana

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NEWS | Parco Paestum e Velia: riaperta Porta Rosa

Ha il nome di una donna ed è il monumento simbolo dell’antica città di Velia: Porta Rosa, da oggi riaperta al pubblico dopo l’incendio del 2017 che ne ha determinato la chiusura. Un evento altamente simbolico che coinvolge l’intero territorio velino e che ribadisce la volontà del Parco di migliorare l’accessibilità e la fruizione del sito archeologico e di potenziare gli interventi di manutenzione, restauro e ricerca.

Porta Rosa fu scoperta nel 1964 dall’archeologo e allora Soprintendente Mario Napoli che scelse il nome di sua moglie per indicare il più antico esempio di arco a tutto sesto d’Italia; più che una porta, in realtà, si tratta di un viadotto che collega le due sommità naturali dell’acropoli di Velia e che da oggi diventa di nuovo visitabile con accesso dal lato nord. A sud, invece, i lavori sono tuttora in corso e si concluderanno con il ripristino di tutto il percorso di visita chiamato “Sentiero degli dei” che conduce dall’acropoli alla fortezza del Castelluccio attraverso le terrazze sacre.

La riapertura di Porta Rosa si inserisce in un programma più ampio di riqualificazione e valorizzazione del sito che è stato recentemente ufficializzato dall’istituto autonomo del Parco Archeologico di Paestum e Velia. Dopo l’accorpamento del sito velino all’autonomia di Paestum, la direzione del Parco con i suoi funzionari e collaboratori ha svolto tanto lavoro per il rilancio dell’antica città magno-greca con lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dei monumenti e con la creazione di nuovi percorsi di visita per garantire una maggiore fruibilità del sito. Inoltre, sono in fase di svolgimento interventi di restauro delle strutture archeologiche danneggiate, in particolare nelle insulae abitative, e i lavori di risistemazione della galleria ferroviaria adibita a deposito e l’estensione dell’impianto di illuminazione nell’area archeologica.

Contemporaneamente si stanno realizzando due importanti interventi di manutenzione, messa in sicurezza, riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica di Velia diretti da altri enti del MiBACT: i lavori del Segretariato Regionale della Campania con il progetto “Velia città delle acque”, finanziato con fondi PON, e l’intervento del Direzione Regionale Musei Campania che hanno per oggetto il costone lato sud di Porta Rosa.

Intensa anche la rete di collaborazione che si sta creando con gli altri Enti attivi sul territorio, come la Comunità Montana Bussento, Lambro e Mingardo che si è occupata del taglio della vegetazione infestante.

Al via questa sera la rassegna “Velia Musica&Parole” con il concerto del maestro Nicola Piovani in “La musica è pericolosa”: l’ingresso è incluso nel biglietto di accesso al Parco.

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NEWS | Un progetto di “archeologia non invasiva” per rilevare resti archeologici nel ragusano

Nelle prossime settimane i laboratori di ricerca della Betontest srl di Ispica, con la supervisione scientifica degli archeologi della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, svolgeranno indagini geofisiche in alcune aree di Ispica e nel Parco archeologico di Cava Ispica, una delle zone archeologiche più estese della Sicilia, situata tra le città di Modica e Ispica. L’obiettivo è quello di fornire una conoscenza più puntuale e precisa del sottosuolo per effettuare campagne di scavo mirate.

Nello specifico si prevede una campagna di indagini geofisiche con georadar, misurazioni ad ultrasuoni, analisi termografiche e dell’umidità e misurazioni a raggi x su dodici siti ricadenti nel Comune di Ispica, per i quali esistono testimonianze archeologiche o letterarie di antichi insediamenti. I dodici siti, dopo le fasi di rilevamento e di scavo, costituiranno altrettanti micro sistemi collegati in rete con il Parco di Cava Ispica.

Panoramica dell’area di Cava Ispica
(fonte: pagina web dell’Assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana)

Il progetto, ideato da Corrado Monaca, responsabile della sperimentazione Betontest, sarà portato avanti d’intesa con la Soprintendenza di Ragusa; è stato, tra l’altro, uno degli ultimi atti siglati dal Soprintendente Giorgio Battaglia, che dal 18 luglio andrà in pensione. A presiedere la campagna di indagini vi sarà una commissione scientifica di archeologi, geologi e ingegneri, nominati dalla Betontest. Il progetto è a costo zero per l’ente pubblico e rientra negli accordi di collaborazione stipulati tra l’azienda ispicese e la Soprintendenza.

Fonte: https://www.giornaleibleo.it

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NEWS | Rinvenuto il relitto di un’antica nave a Siracusa

Eccezionale rinvenimento da parte della Soprintendenza del Mare di un sito archeologico sommerso nel fondale marino antistante Ognina, a Siracusa. Si tratta di una nave oneraria, ovvero di un’imbarcazione adibita a traffici commerciali, contenente un ingente carico di ceramiche da mensa di epoca tardo antica. L’importante scoperta è avvenuta nel corso di alcune immersioni subacquee di esplorazione e documentazione storica autorizzate e coordinate dalla Sopmare ed effettuate dai subacquei altofondalisti Fabio Portella e Stefano Gualtieri, con il contributo dell’associazione Capo Murro Diving Center di Siracusa. Il relitto – che è stato rinvenuto al largo di Ognina ad una profondità di circa 75 metri – si trova posizionato in un vasto areale caratterizzato da un fondale prevalentemente pianeggiante costituito da sabbia mista a fanghiglia. “Abbiamo disposto e coordinato il recupero di due reperti individuati dall’archeologo della Soprintendenza del Mare, Fabrizio Sgroi – dice la Soprintendente Valeria Li Vigni – quali elementi diagnostici del carico del relitto sulla scorta di una sommaria descrizione degli scopritori. I due reperti, che presentano notevoli incrostazioni, consistono in una ciotola a doppio manico con coperchio e in una brocca a forma di campana. La Sopmare – dichiara la dott. Valeria Li Vigni – svolge da anni un lavoro capillare di sensibilizzazione e di collaborazione con i diving che ha fornito risultati sempre più incoraggianti e in costante evoluzione. A breve procederemo con la definizione di un rilievo sistematico del relitto per studiarlo più approfonditamente”.

“La collaborazione dei diving nell’individuazione del relitto – sottolinea l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – testimonia la bontà e l’efficacia di una politica di costante sensibilizzazione e promozione verso il territorio e l’enorme ricchezza sommersa. Occorre sempre più lavorare perché vi sia una presa di coscienza, sempre più generalizzata e diffusa, della necessità di tutelare il patrimonio identitario e valorizzare le nostre ricchezze che sono alla base di uno sviluppo culturale ed economico capace di contribuire a far crescere, peraltro, un’offerta sempre più qualificata e in crescita”.

I due reperti che rappresentano espressione di una ceramica da mensa priva di colore (acroma), farebbero pensare ad un insieme di ceramiche di origine africana databili intorno al IV sec d.C.; va valutata, però, la possibilità che si tratti di una produzione locale di ceramiche da mensa, cosa che sarebbe attestata da fornaci presenti nel siracusano intorno al VI sec d.C. La brocchetta monoansata rappresentava un bollitore a forma di campana e fondo convesso da posizionare sulla brace con la funzione di riscaldare i liquidi; un centro di fabbricazione di questa particolare forma, che presenta forti influssi bizantini, è stato riscontrato in Africa del Nord, in Tripolitania e in Tunisia. La ciotola con coperchio ha forma emisferica e un piccolo piede sul quale si innestano due anse probabilmente decorate ma fortemente corrose dalla lunga permanenza a mare. Il coperchio presenta una presa a bottone piuttosto rozza. La localizzazione pone il relitto lungo la direttrice di uno dei due cavi elettrici che, nel 1912, sono stati messi in posa sul fondale dalla ditta Pirelli su commissione del Governo italiano per collegare la Sicilia alla Libia con i due rispettivi approdi finali a Tripoli e Bengasi.

Fonte: Regione Siciliana

 

 

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NEWS | Nuovi percorsi di visita subacquei nel Mediterraneo

Il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto al pubblico lo scorso venerdì 10 luglio il nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia. Un intero nuovo isolato è stato indagato in questi ultimi mesi: le indagini, tuttora in corso, hanno individuato un complesso termale, inserito probabilmente in una residenza privata, ancora in gran parte da indagare.

Alle ricerche, avviate nel 2018 con l’apertura delle indagini sul primo mosaico a tessere policrome individuato a Baia e datato al III sec. d.C., si sono affiancate le prime attività di conservazione, insieme all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, per proteggere i resti in parte compromessi negli anni dalle correnti marine. L’equipe di restauratori dell’ICR ha monitorato i resti e ha avviato, a partire dal 6 luglio, il cantiere di restauro per la messa in sicurezza definitiva del pavimento.

La visita al nuovo complesso e, contemporaneamente, la visione del cantiere attivo sui resti per tutto il mese di luglio è prevista in tre finestre giornaliere, che durante la settimana permetteranno un incontro ravvicinato sia con il nuovo quartiere sommerso, sia con i restauratori. Durante il week end, e nei mesi successivi, il percorso rimarrà aperto con gli orari consueti del Parco Sommerso, quindi con possibilità di visita, accompagnati dai diving autorizzati, durante tutta la giornata. Il nuovo percorso sarà in futuro visitabile anche tramite canoe e snorkeling. (Fonte: sito web Parco Archeologico Campi Flegrei, www.pafleg.it)

Apertura del primo museo Subacqueo in Grecia

Il 3 agosto è prevista, invece, l’inaugurazione del primo museo subacqueo in Grecia, più precisamente ad Alonissos, isola dell’arcipelago delle Sporadi con il più grande parco marino in Europa. Subacquei dilettanti e appassionati di immersioni potranno, accompagnati da sub professionisti, immergersi nella visita di un relitto mercantile carico di anfore di vino, affondato attorno al 425 a.C. nei pressi della costa rocciosa dell’isola di Peristera e rinvenuto nel 1985.

Tutti i visitatori avranno comunque l’opportunità di vedere con i propri occhi il relitto senza aver bisogno di immergersi o di avere un brevetto da sub: grazie alle nuove tecnologie, è possibile fare un’esperienza di immersione virtuale in realtà aumentata e muoversi intorno al relitto senza bagnarsi. (Fonte: http://en.protothema.gr)

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NEWS | Gela, rinvenuto un capitello ionico

Secondo quanto riportato sul sito della Regione Siciliana, è stato effettuato un eccezionale ritrovamento di un capitello ionico di grandi dimensioni all’interno di un pozzo circolare nell’area urbana di Gela. Il capitello, realizzato in pietra arenaria, è stato rinvenuto in via Sabello durante i lavori di scavo per la posa di cavi elettrici condotto sotto la sorveglianza archeologica della soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta.
«Ancora una volta gli scavi in ambito urbano a Gela – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – restituiscono frammenti di storia di uno dei più importanti insediamenti greci del Mediterraneo . E’ proprio il caso di dire che in Sicilia ogni pietra racconta una terra generosa e ricca di testimonianze antiche. Dovremmo apprezzare ancora di più la nostra storia e testimoniarne con orgoglio l’appartenenza. Sono molto grato alla soprintendenze per lo scrupoloso lavoro di vigilanza e invito i siciliani, e non solo loro, a visitare maggiormente i musei e i Parchi archeologici che sono miniere di testimonianze anche approfittando delle prime domeniche del mese in cui i luoghi della cultura della Sicilia resteranno aperti al pubblico gratuitamente per favorire la valorizzazione e la conoscenza del patrimonio dei beni culturali regionale».
Il capitello è uno straordinario esemplare in stile ionico delle dimensioni di 60 centimetri di lunghezza per 51 di profondità e 34 di altezza, decorato sul versante frontale dalla caratteristica coppia di volute contrapposte, legate tra loro da un cordoncino ricurvo a rilievo. Due cordoncini alla base del capitello segnano il raccordo con la sottostante colonna verosimilmente caratterizzata da scanalature verticali che è attualmente in fase di estrazione dal suolo. Il ritrovamento è stato rilevato grazie alla presenza di un archeologo che il Codice degli appalti impone quando si effettuano opere di interesse pubblico.
Durante i giorni scorsi nella stessa cavità sono state rinvenute sette grandi lastre in pietra pietra arenaria dello spessore medio di 25 centimetri e dimensioni approssimativamente comprese tra 40 e 105 centimetri di lunghezza per una profondità compresa fra i 30 e 40 centimetri.
Da un primo tentativo di inquadramento cronologico e culturale, sembra possibile ipotizzare che si tratti di un unico manufatto di cui le lastre costituivano verosimilmente parte della trabeazione, mentre il capitello avrà costituito una decorazione anteriore dell’edificio con collocazione storica tra la fine del VI e il V secolo avanti Cristo.
Per il decoro e l’accuratezza degli elementi architettonici impiegati potrebbe trattarsi di un edificio pubblico.
La soprintendente Daniela Vullo evidenzia che «il ritrovamento è eccezionale sia per l’integrità dei manufatti lapidei che per la presenza dell’ordine ionico nel capitello vista la rarità degli esemplari documentati in ambito gelese e cioè gli unici due rinvenuti negli anni ’50 all’interno di una cisterna nell’area dell’Acropoli oggi custoditi presso il locale Museo archeologico regionale”.
Lo scavo è stato diretto dall’archeologa incaricata da E-Distribuzione Marina Congiuche ha operato con la supervisione della direttrice della sezione Archeologica della soprintendenza di Caltanissetta, Carla Guzzone

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NEWS | Scoperto relitto carico di anfore nel mare di Ustica

Nelle acque antistanti l’isola di Ustica (PA) è stato scoperto un relitto a una profondità di circa 70 metri, il cui carico è composto da anfore databili tra il II e il I sec. a.C.  Il ritrovamento è stato effettuato dalla Sovrintendenza del Mare durante un’operazione di monitoraggio e rimessa in ordine dell’itinerario subacqueo. Le indagini preliminari sono state condotte con il supporto tecnico-logistico della Guardia di Finanza.

“Abbiamo ripreso le attività di ricerca e di manutenzione degli itinerari sommersi – dice la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – grazie all’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà, che ha manifestato la volontà di rimettere al centro dell’attenzione la Sopmare, che rappresenta tutt’oggi un organo di ricerca, tutela e valorizzazione unico in Europa e che prosegue la propria attività in tutti i mari di Sicilia”.

Le immersioni sono state effettuate dal segnalatore e altofondalista Riccardo Cingillo. Durante le tre giornate di lavoro sono state portate a termine ricerche strumentali tramite ecoscandaglio, ROV e Rebreather. Le ricerche poi proseguiranno con saggi, rilievi video-fotografici, e analisi diagnostiche sui reperti recuperati.

“Proseguire e potenziare le ricerche in mare ispirate dall’entusiasmo ancora vivido di Sebastiano Tusa – sottolinea l’assessore, Alberto Samonà – non è solo un atto di rispettosa memoria verso un uomo che ha investito gran parte della propria vita a valorizzare la Sicilia e il mondo sommerso, ma è soprattutto un investimento in termini di capacità di generare valore, attraverso il potenziamento di un segmento dell’offerta culturale connessa al patrimonio storico-archeologico sottomarino, in linea con i principi dettati dalla Convenzione UNESCO sulla fruizione del patrimonio culturale. Ho dato un preciso imput alla Soprintendenza del Mare – prosegue l’assessore Samonà – perché prosegua nella ricerca sottomarina e possano ampliarsi le occasioni di conoscenza e divulgazione del patrimonio storico e archeologico custodito dal mare. Un ringraziamento doveroso alla Guardia di Finanza che ci ha accompagnato anche in quest’ultima scoperta”.

Fonte: sito web blogsicilia.it