E’ stata da poco rinvenuta, nell’affascinante Pompei, una magnifica tartaruga di terra. Questa testuggine teneva con sé anche un uovo nel carapace. Il ritrovamento è avvenuto durante un’altra missione di ricerca, ovvero quella delle terme Stabiane.
La testuggine vista dall’alto
L’evento
Da anni non venivano trovati resti di un animale. L’animale è stato trovato quasi intatto, eccezion fatta per il guscio. Secondo gli archeologi risale a 2 mila anni fa. La piccola tartaruga di terra, come già anticipato, conservava un unico uovo oramai distrutto. E’ l’ultima grande scoperta di Pompei, come dice il capo del Parco Archeologico Gabriel Zuchtriegel, che aprirà una nuova porta sulla storica città. Gli archeologi hanno trovato la testuggine a mezzo metro di profondità, sotto la terra battuta di una bottega situata in via dell’Abbondanza. Quest’ultima era una dimora di ricco pregio, e probabilmente la tartaruga fu posta lì dal proprietario per poter covare il suo uovo.
L’uovo distrutto della tartaruga
Le ricerche continuano
L’animale è stato datato dagli archeologi come vivente fino al terremoto del 62 d.C. Secondo gli studiosi, la tartaruga dunque non ha mai visto l’eruzione del 79 d.C.
La campagna di scavo è stata avviata a seguito del ritrovamento delle terme Stabiane: lo scopo della missione è quello di indagare sullo sviluppo urbano dell’area prima che queste ultime venissero impiantate. Non si conosce ancora il proprietario della ricca bottega, dove sono stati trovati altri curiosi resti, ma doveva trattarsi di un facoltoso personaggio della città.
È stato approvato di recente un importante progetto per le Vele di Scampia, a Napoli, per cercare di cambiare il modo di vedere il difficile quartiere della città campana. Questa periferia è conosciuta per la camorra, la violenza e lo spaccio, ma grazie alla realizzazione di un Polo didattico della prestigiosa UniversitàFederico II si punta alla riqualificazione del quartiere.
“E’ un messaggio importante per tutto il Paese” ha dichiarato il rettore della Federico II, Matteo Lorito. “Dimostreremo che si può cambiare la reputazione di un quartiere e imprimere così una svolta positiva”. Il progetto è stato avviato dal Comune solo da qualche giorno, con lo scopo di terminare l’edificio dove verrà posto il Polo di Scienze infermieristiche entro il mese di settembre.
Il Polo conterrà una serie di ambulatori di vari ambiti medici come psicologia e diagnostica. Si punta a far trasferire, al termine dei lavori di costruzione, gli studenti del primo anno di professioni sanitarie, circa 1500 ragazzi, con l’obiettivo di fare di Scampia un luogo adatto alla comunità.
Il progetto prevede la realizzazione di sette piani (immagine via Vesuvio Live)
L’organizzazione
Il progetto, approvato dal Ministero, sarà anche un presidio per le problematiche sanitarie della zona. Si parla soprattutto di accoglienza dei malati con l’utilizzo di ambulatori aperti al pubblico. Non mancano ovviamente alcune criticità, come il problema trasporti, la cui soluzione sarà il potenziamento del servizio autobus. Tra gli scopi si cerca di allacciare contatti con le associazioni che svolgono attività sociali, in modo da incrementare il rapporto tra l’Ateneo e Scampia. Come ha confermato Lorito, il progetto si estenderà verso altre periferie come Bagnoli e Ponticelli. Un’operazione importante per far cessare gli stereotipi dei quartieri disagiati.
Matteo Lorito, rettore dell’università Federico II (@IlSole24Ore-Web)
A Ferrarauna vera delizia verrà riscoperta in collaborazione con studenti e comuni cittadini, un progetto che farà avvicinare questi ultimi all’arte dell’archeologia. Lo scopo, infatti, è quello di far vivere a pelle cosa voglia dire riscoprire una residenzaperduta, cominciando da Palazzo Belfiore, della famiglia d’Este, del XV secolo.
Palazzo Belfiore in una raffigurazione d’epoca
La storia
Il palazzo era già stato promosso da Alberto V prima di passare al marchese Leonello d’Este. Era stato costruito nel 1391 ca. e si trovava nella zona suburbana, fuori Ferrara. Aveva un grosso parco chiamato Barco che venne man mano ampliato e trasformato in terreno di caccia per la famiglia d’Este. Un passatempo raffigurato da un affresco dipinto nella loggia d’ingresso dove Alberto V, e in successione altri personaggi che cacciano, banchettano e danzano. Ma fu Leonello ad estenderlo maggiormente creando il famoso Studiolo, decorato con le raffigurazioni delle nove Muse della tradizione classica. La sua potenza fu confermata dal successore, Ercole I, che fece costruire delle mura difensive. Ma proprio da questo momento cominciò la sua decadenza.
Venne poi distrutto da un incendio nel 1632.
Lo Studiolo di Belfiore, Ferrara
Il progetto
Per la riscoperta di questa grandiosa opera si sono adoperati, oltre all’Amministrazione comunale, al Gruppo Archeologico e la direzione scientifica, due licei: un classico e uno scientifico. E’ stato definito un progetto diarcheologia partecipata per far rivivere il palazzo e sarà avviato nel mese di settembre. Verrà creato un vero e proprio cantiere aperto per chiunque voglia dare una mano. Il grande scopo è quello di riscoprirne la storia, coinvolgendo la popolazione e sensibilizzare quest’ultima alla conservazione dei beni culturali del proprio Paese.
La mappa delle “Delizie” Ferraresi
In copertina: ciclo di Muse dello Studiolo Belfiore.
Nei giorni 16 e 17 giugno, l’Aula Magna del Rettorato (Università degli Studi di Messina) ospiterà il convegno “Parchi Archeologici. Analisi e proposte”, a cura del prof. Gioacchino La Torre, Ordinario di Archeologia Classica, di UniMe e della dott.ssa Silvia Mazza, Storica dell’arte e giornalista. Il Convegno si terrà in memoria del prof.La Torre, prematuramente venuto a mancare il 12 giugno e del quale nel corso dei lavori verrà letto l’intervento che avrebbe voluto pronunciare.
Il prof. G.F. La Torre, ideatore del convegno, scomparso qualche giorno fa
In dettaglio
L’obiettivo del Convegno vuole essere quello di analizzare l’attuale situazione in Italia e in Sicilia e di formulare qualche proposta di riforma, in particolare per la seconda, che verrà consegnata alla Tavola conclusiva. Un’occasione storica, senza precedenti, di confronto tra un “modello regionale” dei beni culturali e un “modello statale”, insieme ai vertici del Ministero della Cultura e del Dipartimento regionale del Beni culturali e Identità siciliana, illustri personalità del mondo accademico ed esperti del settore. L’evento, che si pregia dell’adesione del prof. Salvatore Settis, Accademico dei Lincei, Presidente del Consiglio Scientifico del Louvre, sarà suddiviso in quattro sessioni, dal taglio interdisciplinare, con una componente accademica di archeologi, architetti, etno-antropologi, economisti e giuristi; due sessioni rispettivamente dedicate alle esperienze statali e della Regione Siciliana e una dedicata al parere delle associazioni.
Programma evento
Un incontro come Terza Missione dell’Università
“I parchi archeologici – spiega la dott.ssa Mazza – con la loro autonomia e un assetto organizzativo che li differenzia da tutti gli altri istituti, costituiscono un settore chiave del patrimonio culturale, che in anni recenti ha visto importanti e decisive riforme sia a livello statale che della Regione Siciliana, con competenza esclusiva in materia di beni culturali”. E aggiunge: “la tragica perdita del prof.La Torre fa sì che l’incontro vada ben oltre i suoi contenuti e le sue finalità, per assurgere a testimonianza di un impegno etico e civile fuori dal comune. Un esempio alto in cui si concretizza il senso della Terza Missione dell’Università, ovvero il trasferimento diretto delle conoscenze scientifiche, tecnologiche e culturali alla società civile, con l’obiettivo di promuovere la crescita culturale, sociale, ma anche economica del territorio”.
A Taormina, all’interno del suggestivo Palazzo Ciampoli, apre al pubblico, dal 14 giugno, “Umiltà e Splendore”, l’arte nei conventi cappuccini di Messina, Catania ed Enna. Dalla Controriforma al Barocco, in arrivo a Palazzo Ciampoli grandi capolavori: fra gli artisti di spicco Scipione Pulzone, Durante Alberti, Giovanni Lanfranco, l’olandese Stomer e il fiammingo Borremans. Le visite saranno garantite tutti i giorni, dalle 10 alle 19, in ingresso gratuito, fino al 14 settembre.
Un’occasione unica nel suo genere
“Esposizione unica per qualità delle opere, restauri e rivelazioni” afferma l’Assessore Samonà. “Un progetto irripetibile: capolavori inediti o semisconosciuti provenienti da eremi, sacrestie e magazzini dei musei”, sono invece le parole della direttrice Tigano.
Lavori di allestimento (immagine via Giornale di Sicilia)
“Siamo particolarmente orgogliosi – spiega la direttrice del Parco Naxos Taormina – di aver prodotto questa mostra sull’arte nei Conventi Cappuccini. Si tratta di un progetto unico e irripetibile che consentirà di avere riuniti a Palazzo Ciampoli capolavori semisconosciuti o addirittura mai esposti al pubblico provenienti da eremi remoti, chiese raramente aperte, sacrestie, magazzini dei musei. Una grande opportunità di studio e approfondimento per gli storici dell’arte, che potranno esaminare da vicino opere mai pubblicate o definire con certezza attribuzioni ad autori del tempo; ma anche un’occasione per fare un check-up sullo stato di conservazione di tele e pale d’altare perfezionare interventi di restauro o programmarne nuovi per garantire anche alle future generazioni la possibilità di godere del grande patrimonio artistico della Sicilia”.
Opera di Borremans, ospitata alla mostra, durante i lavori di restauro (immagine via Messina Today)
La mostra
Suddivisa in quattro sezioni espositive, la mostra ospita circa 30 opere d’arte. Stefania Lanuzza, storica dell’arte e curatrice della mostra, spiega: “In un arco temporale che va dalla fine del ‘500 sino ai primi decenni del ‘700 sono state selezionate quelle opere che documentano i mutamenti epocali, gli orientamenti stilistici e la varietà degli idiomi parlati dagli artisti apprezzati nel viceregno spagnolo. Un itinerario trasversale che affronta i contenuti religiosi trascorrendo dal rigore delle canoniche composizioni controriformate all’efficacia narrativa dei testi d’intonazione caravaggesca, per approdare alle ariose atmosfere della pittura barocca senza tralasciare le diverse declinazioni dei temi messe in atto dai pittori stranieri attivi nell’isola e da quelli autoctoni”.
Restauro sull’opera di Ignoto, Incoronazione di spine, ospitata alla mostra (immagine via Gazzetta del Sud)
“In tal modo – continua Lanuzza – si offrirà uno spaccato della cultura artistica seicentesca penetrata nei cenobi cappuccini attraverso il confronto tra le splendide tele eseguite da figure di spicco del panorama pittorico nazionale (Scipione Pulzone, Durante Alberti, Mathias Stomer, Giovanni Lanfranco) e la produzione di alcuni artisti cappuccini formatisi presso rinomate botteghe messinesi”.
“Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922 – 2022)” è una mostra che si svolge all’interno del teatro romano di Ostia Antica. Questa mostra racconta la lunga storia di manifestazioni che si sono tenute, e che ancora si svolgono, nel teatro romano.
La mostra
La mostra, iniziata il 21 maggio, sarà disponibile fino al 23 ottobre 2022. Tale esposizione ripercorre i momenti più significativi di storici spettacoli. Rivela la frequentazione degli scavi e mostra elementi emblematici del paesaggio archeologico ostiense nelle varie epoche. Ad introdurre l’esposizione vi è una sezione incentrata sulla storia del monumento. La rassegna, e il ricco catalogo che l’accompagna, ricostruiscono per la prima volta, attraverso materiali in molti casi inediti, la lunga storia di rappresentazioni quali le commedie, tragedie, balletti e concerti. Eventi che hanno visto coinvolti artisti tra i più celebri nel mondo dell’arte e dello spettacolo.
Locandina ufficiale della mostra “Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia Antica (1922-2022)”
L’esposizione è introdotta da una sezione incentrata sul monumento, a partire dagli scavi archeologici, passando per restauri avvenuti in passato e finendo su quelli ad oggi programmati. L’interno stesso del teatro costituisce il luogho dell’esposizione. Ad essere esposti sono numerosi materiali provenienti dagli archivi della Biblioteca Museo Teatrale SIAE, dell’INDA, di Cinecittà Luce e degli artisti, tra cui l’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti, e da numerose collezioni private come la Collezione Andrea Sironi-Strauβwald.
Dal 1922 ad oggi
“Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922 – 2022)” è una mostra che racconta la storia centenaria delle manifestazioni che si sono tenute, e che ancora si svolgono, nel teatro romano. L’esposizione, curata da Alessandro D’Alessio, Nunzio Giustozzi e Alberto Tulli, con l’organizzazione di Electa, è aperta al pubblico dal 21 maggio al 23 ottobre 2022.
Il teatro di Ostia al termine degli scavi di Dante Vaglieri, 1913 (Archivio Fotografico Pa-Oant B2090)
Le prime rappresentazioni si svolsero nella primavera del 1922. Il teatro romano aspettava ancora i restauri e, come attori, vi erano dei bambini delle scuole elementari di Ostia. Quelle prime rappresentazioni furono il banco di prova per l’introduzione di una forma teatrale più impegnativa ed organizzata, per la quale si rese necessario operare una profonda trasformazione dell’edificio. La programmazione degli spettacoli prosegue ancora oggi: al fine di garantirne l’alta qualità avviene un’attenta selezione di registi e attori, coreografi e danzatrici, scenografi e costumisti.
Il restauro del teatro romano
Come rivela una serie inedita di foto storiche, i primi spettacoli teatrali si svolsero nel teatro romano non ancora ricostruito. L’intuizione dell’archeologo Guido Calza, allora direttore dell’area, sostenuta anche dall’artista Duilio Cambellotti, a Ostia scenografo e costumista, portò a profondi modifiche dell’edificio: risultò indispensabile l’attività di restauro e parziale ricostruzione del monumento. Tale intervento portò a diverse polemiche. A seguito dei lavori lo spazio per il pubblico aumentò fino a poter accogliere fino a 2700 spettatori dando così una nuova vita al monumento.
Teatro: i lavori di ricostruzione della cavea quasi ultimati, 1927 (Archivio Fotografico PA-OANT A2485)
Gerusalemme è storicamente conosciuta come la meta privilegiata dai cattolici per i pellegrinaggi. La Terrasanta è stata la custode del Santo Sepolcro, e i tentativi dei cristiani di cacciare i nemici musulmani sono tanto famosi da attirare l’attenzione degli storici contemporanei. Armate di cavalieri cavalcarono il 7 giugno del 1099, dopo aver ucciso intere popolazioni non solo musulmane ma anche ebree. In questa maniera, secondo la loro visione, il Santo Sepolcro “veniva liberato”. Ma è stato davvero così?
Cosa succedeva esattamente
La prima crociata cominciò con la partenza di contingenti militari, guidati da personaggi illustri come il duca Goffredo di Buglione, da varie parti d’Europa. Dopo aver fatto fuori i “nemici”, con l’attacco a Costantinopoli nel 1095, i capi crociati si riunirono per gestire le terre appena occupate scegliendo come difensore supremo del Sacro Sepolcro Goffredo di Buglione. Egli diede vita al regno latino di Gerusalemme, anche se non fu letteralmente un re. Inoltre il titolo regale spettava solo al papa, che in quel periodo era Urbano II. Il titolo Terrasanta, oltre ad essere devozionale, era anche giuridico secondo le leggi di Giustiniano: le res sanctae non dovevano appartenere al potere terreno ma solo a quello spirituale.
Papa Urbano II
Le conseguenze
Una delle tante conseguenze di questa crociata colpii proprio l’Italia. Le città commerciali di Pisa e Genova ebbero grande importanza nel commercio con il Levante, come ringraziamento per aver trasportato i crociati con le proprie navi. Estesero così la merce italiana verso le regioni appena conquistate. Venezia però non partecipò perché grande alleata dei musulmani, anche se ci guadagnò comunque qualcosa. Altra conseguenza fu la creazione di tre signorie feudali, concesse dallo stesso Goffredo, in Oriente: il principato di Antiochia, il principato di Edessa e la contea di Tripoli. L’ultima conseguenza fu la nascita di nuovi ordini. I monaci guerrieri avevano il compito di proteggere il viaggio dei pellegrini, sempre più numerosi nel periodo di Pasqua. Da difendere erano anche i cristiani residenti ma serviva una forza militare preparata per evitare i saccheggi. Nacquero così altri ordini religiosi chiamati monastico-militari che seguivano le stesse regole dei monaci ordinari. Come il voto di castità, la vita in comunità, la fedeltà verso il papa. Un esempio da citare è Bernando di Chiaravalle, il padre del monachesimo cistercense.
Miniatura raffigurante un monaco cistercense
La prima crociata nell’arte
La crociata fu rappresentata da grandi opere nei secoli successivi, sia letterarie che artistiche. L’esempio più ovvio è La Gerusalemme liberata, il poema corale di Torquato Tasso, scritto nel 1580 dove il protagonista è lo stesso Goffredo di Buglione descritto come l’eroe senza paura. Iconico è anche il dipinto del 1835 di Francesco Hayez, raffigurante Urbano II nella piazza di Clermont mentre predica ad una folla di fedeli ammassati. Essi hanno gli occhi alzati e le braccia spalancate, come se avessero appena assistito ad un miracolo.
F. Hayez, Urbano II a Clermont, dipinto del XVIII secolo
Dal 1° giugno 2022 riaprono le aperture serali al Teatro Antico di Taormina. Inoltre, apre il punto ristoro nello storico edificio “Ex Semaforo”, belvedere sospeso tra mare e cielo che in passato era una postazione della rete costiera di telegrafi ottici.
Il progetto
“Anche quest’anno – spiega la direttrice del Parco, Gabriella Tigano – abbiamo blindato alcune date a giugno, agosto e settembre per offrire ai viaggiatori questa esperienza unica di conoscenza che è la visita serale del teatro: un’iniziativa, per la quale ringrazio la fattiva collaborazione di tutto il personale, concepita per valorizzare la storia del teatro, che nei secoli non ha perso la sua funzione di contenitore d’arte – musica, prosa, lirica, danza – e che col buio, anche senza spettacoli, restituisce agli ospiti una emozione immensa: il tempo sembra dilatarsi, i ritmi sono più lenti e il silenzio della sera invita alla contemplazione di un paesaggio unico al mondo”.
TAO, famiglia in visita serale, 2021
In dettaglio
Con il mese di giugno prende il via al Teatro Anticodi Taormina la stagione 2022 delle aperture serali con visite al complesso monumentale fino a mezzanotte (ultimo ingresso alle ore 23): un’occasione molto apprezzata dai turisti che spesso trascorrono al mare le ore più calde della giornata e possono così programmare la visita per il tardo pomeriggio o per la sera e godersi il fascino del tramonto sull’Etna o un tour sotto le stelle accompagnato dal canto dei grilli.
Taormina, Teatro Antico, a dx il Semaforo e la sua grande antenna
In esclusiva per l’Opera Festival 2022, un’Arena di Verona mai vista. In occasione del del 99° Opera Festival, che si svolgerà dal 17 giugno al 4 settembre, una prestigiosa collaborazione tra la Fondazione Arena di Verona, lo chef Giancarlo Perbellini e le 67 colonne per la creazione del museo dell’Anfiteatro Arena. Arena Opera Festival Experience nasce, pertanto, dall’intento di offrire a chi assiste ad uno spettacolo in Arena la magia del teatro sotto le stelle più grande al mondo.
Il progetto
A distanza di poche settimane dalla presentazione della seconda edizione delle 67 colonne per l’Arena, prende il via l’Arena Opera Festival Experience, un innovativo progetto che attesta la sinergia tra le Istituzioni e il mondo imprenditoriale, con lo sguardo rivolto alla valorizzazione dell’Arena di Verona. Spiega Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona: «Queste iniziative arricchiscono il percorso iniziato con le 67 Colonne: insieme offrono uno sguardo inedito sulla nostra Arena e per la prima volta permettono di esplorarne da vicino luoghi e dettagli, sia come millenario monumento romano sia come teatro pullulante di vita, arti e mestieri. Vogliamo che partner, sponsor, mecenati e benefattori aprano per primi la strada ad un nuovo modo di conoscere nella sua anima la realtà dell’Arena di Verona e la riscoprano per viverla, amarla e preservarla con il rispetto e l’amore che merita».
Fundraising e Corporate Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona
La Fondazione Arena, in collaborazione con il Comune di Verona, in attesa del Centenario del 2023, inaugura per 15 serate una nuova area lounge nella Buvette del Palazzo della Gran Guardia: un esclusivo percorso attraverso le migliori etichette delle cantine che sostengono la Fondazione Arena di Verona seguito da un light dinner.
L’Arena e il Museo della Lirica
«Continuiamo ad alzare l’asticella» afferma il Sindaco Federico Sboarina, «continuiamo a porci traguardi sempre più prestigiosi per attrarre l’attenzione internazionale e regalare al pubblico areniano emozioni a 360 gradi. Dopo aver innalzato il livello della qualità artistica e aver coinvolto il mondo imprenditoriale, per la prima volta proponiamo nuove modalità di vivere l’appuntamento con l’opera lirica, attraverso esperienze globali dedicate agli spettatori più esigenti. Una serata in Arena diventa quindi sinonimo di un evento unico e imperdibile, fatto non solo di musica e cultura. Questa nuova iniziativa permetterà di finanziare il Museo della Lirica all’interno dell’anfiteatro, che in parallelo con il grande restauro dell’anfiteatro attraverso l’Art bonus non solo renderà l’Arena ancora più attrattiva, ma permetterà di ampliare l’offerta culturale legata al nostro Festival».
Spettacoli all’Arena
In dettaglio
Arena Opera Festival Experience nasce pertanto dall’intento di offrire a chi assiste ad uno spettacolo in Arena la magia del teatro sotto le stelle più grande al mondo arricchita con tipologie di esperienze esclusive mai pensate prima negli spazi areniani.
La prima tra queste è THE STAR ROOF. Sarà resa accessibile una terrazza poco conosciuta che offre uno scorcio su Piazza Bra: una location mai utilizzata prima che per l’occasione si veste dell’eccellenza di Casa Perbellini. Ogni sera del Festival, 24 ospiti potranno accedere a questo luogo unico per gustare una cena dello chef stellato Giancarlo Perbellini.
La seconda proposta è THE STONE LOUNGE che offre l’opportunità ad ogni azienda del programma aziende di riservare in esclusiva l’unica stone lounge presente in Arena. L’esperienza si occuperà della consegna dei biglietti, gift personalizzati e ingresso riservato in Arena, oltre a un light dinner accompagnato dalla prestigiosa degustazione di vini di Casa Sartori.
BACKSTAGE VIP PASS è la terza delle esperienze offerte. È pensata per tutti coloro che vogliono immergersi e respirare l’atmosfera brulicante del dietro le quinte, un percorso esclusivo nei luoghi non accessibili al pubblico riservato ogni sera a 40 ospiti.
L’Associazione Nazionale Archeologi si prepara a riunirsi nel VI Congresso Nazionale che si svolgerà a Roma il 28 maggio 2022, nella prestigiosa sede dell’ Auditorium del Museo dell’Ara Pacis, dalle ore 9 alle ore 19. Saranno presenti oltre cento delegati regionali in rappresentanza degli archeologi italiani, per delineare le linee programmatiche del prossimo triennio ed eleggere il Presidente Nazionale e tutte le cariche associative.
Uno sguardo al futuro
Il Congresso si articolerà intorno all’esame dell’accelerazione dell’evoluzione della professione di archeologo in Italia conseguente ai cambiamenti nella società e alle nuove introduzioni normative. Siamo in un momento storico particolarmente febbrile dal punto di vista lavorativo per gli archeologi italiani – dichiara Oriana Cerbone, Vicepresidente Nazionale, che prosegue – Si aprono nuovi e molteplici orizzonti professionali per gli archeologi, alla luce delle competenze e delle attività che il DM 244/2019 riconosce come specifiche dell’archeologo. Le future sfide lavorative si giocheranno molto sulla formazione, sulle conoscenze e l’aggiornamento professionale. Ma sarà sempre un bene tenere desta l’attenzione affinché vengano riconosciuti e rispettati i campi di azione del professionista archeologo e che egli operi sempre in condizioni tali da rispettare la deontologia professionale, l’equità economica dei compensi e la tutela, sia la propria che del Patrimonio Culturale.
Programma VI Congresso Nazionale
Cos’è l’Associazione Nazionale Archeologi
La professione dell’archeologo è una professione innegabilmente giovane, essendo ufficialmente stata riconosciuta con fondamento legale solo nel 2014 – dichiara il Presidente Nazionale Alessandro Garrisi, che prosegue – L’ANA è l’associazione di categoria che negli ultimi diciassette anni ha rappresentato gli archeologi a prescindere dall’ambito nel quale svolgono la propria professione, è stata l’associazione in seno alla quale sono nati praticamente tutti i cambiamenti positivi per il settore professionale dell’archeologia, e nel prossimo congresso getterà le fondamenta per costruire e consolidare la nuova professione dell’archeologo al servizio della società, delle sue esigenze, e della comunità nella quale opera.
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