Autore: Barbara Bonifacio

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NEWS | “Le molte facce dell’Archeologia”, il resoconto dell’incontro del MAUC

Come annunciato, si è tenuto ieri, tramite una diretta su YouTube, il terzo appuntamento con i dialoghi del MAUC (Museo di Archeologia dell’Università di Catania); a interagire sul tema delle molte facce dell’Archeologia, sono stati il Professore Daniele Manacorda, il Professore Daniele Malfitana, entrambi docenti di Metodologia della ricerca archeologica. A introdurre la conferenza è stato il Professore Nicola Laneri, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico e Responsabile scientifico MAUC.

Dalla definizione di Archeologia alla pratica e ai contesti

Professore Manacorda, cos’è per lei l’Archeologia vista nella linea del tempo della sua formazione fino ad oggi?

Il Professore Malfitana ha chiesto così a Manacorda, il quale ha risposto: “L’Archeologia è una delle forme più fantastiche di vivere il tempo, un tempo che è sempre mutevole e che scorre in uno spazio che persiste. Quel qualcosa che ci permette di calarci in spazi che sono stati vissuti prima di noi e che quelli dopo di noi vivranno in modo diverso. L’Archeologia ci permette di ridare vita a luoghi del passato immersi in un silenzio senza fine.

Manacorda ha continuato sottolineando come l’Archeologia non sia altro che una forma di conoscenza che si occupa del passato delle società e della loro relazione con l’ambiente. È importante, ha ribadito Manacorda, capire che l’Archeologia contemporanea non può più ergersi come “ancella della storia”. La sua funzione deve essere quella di fornire una ricostruzione globale, fondata sui singoli eventi e contesti nella lunga durata del tempo storico.

Uno spunto per i giovani

Ai giovani voglio dire che nulla sfugge all’occhio dell’Archeologia contemporanea. Per me l’Archeologia è uno strumento d’interpretazione della realtà che si fonda su concetti molto semplici e alla portata di tutti, spesso difficili da trasformare in ricerca. Occorrono metodo, fatica e tempo“. 

Questi concetti guidano la comprensione del mondo. Si potrebbe creare in un triangolo virtuoso – afferma Manacorda – comprendente le indagini stratigrafiche, tipologiche e tecnologiche che stanno alla base delle facoltà umane nel tempo. In questi tre elementi consiste ciò che chiamiamo “cultura materiale” e che è comune a tutte le Archeologie. Il professore Manacorda ha applicato questa sua indagine per ricavare dei risultati in un contesto di scavo da lui indagato negli anni ’80 del Novecento vicino Brindisi, antico luogo di produzione anforacea.

“L’Italia agli italiani” e il tema della valorizzazione del Colosseo

Prima dell’apertura del dibattito, Malfitana ha discusso con Manacorda sul tema della valorizzazione dei beni culturali; è partito dal titolo di un contributo di Manacorda del 2014: “L’Italia agli italiani: istruzioni e ostruzioni per il patrimonio culturale”. Infatti, in quella sede, il Professore Manacorda ha affrontato il tema dell’integrazione tra Archeologia e mondo moderno, cercando di analizzare il processo di nascita dell’Archeologia pubblica, avviatosi in Italia solo tra il 2010 e il 2011.

Un processo che ha permesso di avere un dialogo con la politica e con i conseguenti sistemi di riforma. A tal proposito, Manacorda ha così avuto l’occasione di fornire un quadro aggiornato del suo progetto sull’area del Colosseo, iniziativa che sembra stia cominciando a prendere concretezza grazie all’uscita di un bando del Ministero.

In questa idea, rientrerebbe l’obiettivo di Manacorda di valorizzare uno dei luoghi più importanti di Roma. Vuole restituire al Colosseo il suo spazio vitale originario, affinché non sia più visto come “un dente cariato”, a causa della messa in vista degli ambienti sotto l’arena, con i muri esposti alle intemperie. Un ambiente che, gli architetti romani avevano costruito per rimanere sotterraneo e non per essere visto. Una questione di tutela, ma anche di etica ed estetica di estrema importanza.

Il rispetto per l-origine delle cose

Continua Manacorda, “L’architettura è fatta di un’armonia di forme. Se un tempio antico non ha più il tetto, e se non ci sono motivi particolari che lo impongano, non c’è nessun motivo per dargli un tetto; dobbiamo rispettare il concetto di rovina come forma storicamente determinata“. Ciò non vuol dire che, in caso di calamità, elementi architettonici non debbano essere rialzati, come è successo con l’anastilosi nel Foro della Pace a Roma.

Anche nelle definizioni si deve ritornare all’origine: l’arena del Colosseo è stata tale solo per 400 anni, per il resto del tempo è stata una piazza, un luogo di incontro sociale. Il Colosseo ha diritto alla sua “piazza”. Non bisogna avere paura di confrontarsi con la modernità, ha sottolineato fortemente Manacorda, sacralizzando all’estremo ogni cosa. “Invito i giovani a riflettere quindi su questi condizionamenti culturali”.

Il dibattito e gli ospiti intervenuti

In conclusione si è aperto un dibattito, in cui sono intervenuti figure come Marcello Barbanera, Professore di Archeologia e Storia dell’Arte greco-romana alla Sapienza di Roma. Egli ha discusso con Manacorda sul rischio delle ultra-specializzazioni delle discipline archeologiche rispetto ad un’Archeologia globale; un argomento che deve esser sempre preso in considerazione, in particolare dalle giovani menti degli studenti di Archeologia. Le nuove generazioni non devono avere paura della visione olistica del mondo, ha risposto Manacorda; devono integrare anche i mezzi tecnologici a loro disposizione.

Si è poi aperto un ulteriore dialogo con la Professoressa Rita Lucarelli, egittologa e Professoressa all’Università di Berkeley (California); è intervenuta sull’importanza di non abbassare il livello di conoscenze, tenendo sempre presente l’importanza dell’antropologia e della filologia nello studio archeologico.

Si è poi concluso l’incontro con un dialogo tra il Professore Malfitana e il Professore Laneri. Si è parlato di scavi urbani e della ripresa delle ricerche a Catania, soprattutto in Via Crociferi. Una zona del centro storico molto indagata dal Malfitana e su cui si spera di poter coinvolgere a breve gli studenti dell’Università di Catania.

Manacorda
Daniele Manacorda in un momento della conferenza
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NEWS | Un meraviglioso carro da parata riemerge a Pompei

Pompei torna a stupirci ancora. Alla villa di Civita Giuliana è riemerso quello che l’archeologo, Massimo Osanna, direttore uscente del Parco Archeologico di Pompei, definisce un probabile Pilentum; si tratta di un carro da parata, un veicolo usato dalle élites  in contesti cerimoniali. Le operazioni, in collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, annunciano il rinvenimento. Il carro è emerso integro nel porticato antistante alla stalla, dove già nel 2018 erano tornati in luce i resti di 3 equidi, tra cui un cavallo bardato.

Una scoperta eccezionale per Osanna, che annuncia questo ritrovamento unico. Anche il ministro Franceschini, sottolinea come questo rappresenti un importante avanzamento scientifico nelle ricerche archeologiche.

L’eccezionalità dei dettagli

L’eccezionalità del reperto deriva anche dalla sua straordinaria bellezza. Il carro a quattro ruote, mostra infatti tracce di dipinto rosso ed è rivestito da decorazioni a tema erotico. Gli archeologi pensano che questo possa essere ricondotto al culto di Cerere e Venere o, più probabilmente, potrebbe trattarsi di una scena di nozze. Presenta inoltre dei decori in stagno e bronzo, incredibili nella loro completezza: tracce degli antichi cuscini e anche delle funi per reggere le corone di fiori. Sono visibili anche le impronte di elementi vegetali, due spighe di grano che sono rimaste impresse su uno dei sedili. Sono emerse anche tracce dei resti lignei mineralizzati.

Grazie alle fonti storiche, come Claudiano e altri – Osanna conferma – sappiamo che questi carri potevano spesso essere dipinti in azzurro o in rosso. Venivano infatti utilizzati per cerimoniali religiosi o come veicoli di rappresentanza delle classi sociali emergenti.

Il progetto di scavo avviato in questa zona ha la funzione di cooperare nelle indagini con la Procura di Torre Annunziata, per arrestare il depredamento clandestino nella zona, dove erano stati praticati cunicoli per intercettare tesori archeologici. Obiettivo quindi, quello di salvare dall’azione di saccheggio, una delle ville più significative del territorio vesuviano.

Per un approfondimento delle strategie di scavo complete visita il questo sito.

(Fonte immagine di copertina: Parco Archeologico di Pompei)

http://pompeiisites.org/comunicati/il-carro-da-parata-di-civita-giuliana-lultima-scoperta-di-pompei/?fbclid=IwAR0o3f4Z10JHHYGV32F7c_A8455Fo2Bcjm1xASwDS3elXIKBGzZ1JhVNU8A
Vista a Laser scanner dell’area dello scavo ( dal Parco Archeologico di Pompei)

 

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NEWS | La Maison Bulgari per il progetto di Largo Argentina

Partiranno entro i primi di marzo i lavori di rivalutazione,  presso quella che era l’Area Sacra per i Romani vissuti tra il IV e il II sec. a.C., Largo Argentina. Finanziatrice dei lavori, per un importo di poco più di un milione, sarà la Maison Bulgari. La Maison si è già occupata in passato dei programmi di ristrutturazione della Scalinata di Trinità dei Monti, in occasione dei 130 anni capitolini della Fashion House.

Progetto e fruizione del Largo

Con un progetto che è stato affidato all’impresa Biagioli, si prospetta la fine dei lavori entro 360 giorni dall’inizio. Obbiettivo di questo cantiere è rendere maggiormente fruibile lo spazio di Largo Argentina, accomodando le quote archeologiche della città vecchia con quelle della città nuova. Delle passerelle, ha dichiarato l’architetto Patrizio di Nezio, renderanno maggiormente fruibile l’area in sicurezza. Un’accessibilità massima anche per i disabili, grazie all’installazione di una cabina con pedana elevatrice. Inoltre, si procederà anche con lavori di restauro di alcune parti dell’area archeologica.

Infatti, proprio tra il 1926 e il 1929, i lavori di demolizione del vecchio quartiere compreso tra via del Teatro Argentina, via Florida, via S. Nicola de’ Cesarini e corso Vittorio Emanuele riportarono alla luce uno dei più importanti complessi archeologici della città. Venne fuori una vasta piazza lastricata su cui sorgono quattro templi di origine ancora abbastanza incerta. Un luogo famoso per la storia dei Romani e che ha subito fasi di riedificazione, anche sotto Domiziano e fino al Medioevo.

Si tratta di un sito che non ha ricevuto negli anni le giuste attenzioni e che si spera venga maggiormente valorizzata. Inoltre, proprio in via San Nicola de’ Cesarini, sarà aperta un’area di esposizione museale per i reperti dell’area del Largo. Un progetto interessante che vede la collaborazione tra la Soprintendenza Capitolina, nelle persone di Vittoria Marini Clarelli e Antonello Fatello, e la Maison Bulgari.

Largo
Pianta dell’Area (Soprintendenza Capitolina)
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NEWS | Daniele Manacorda al nuovo appuntamento con i dialoghi del MAUC (UNICT)

Il 26 febbraio 2021, alle ore 17, si svolgerà una conferenza presso il Museo di Archeologia dell’Università degli Studi di Catania (MAUC).

Si avrà la partecipazione virtuale di un importante figura dell’Archeologia, Daniele Manacorda, Professore di Metodologia della ricerca archeologica presso l’Università di Roma Tre. A dialogare con lui sarà il Professore Daniele Malfitana, docente della stessa disciplina presso l’Università degli Studi di Catania e Presidente del Comitato tecnico scientifico del MiBACT. Inoltre interverrà la Professoressa Marina Paino, direttore del DISUM (Dipartimento di Scienze Umanistiche) dell’ateneo catanese; ed anche il professore Nicola Laneri, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico e Responsabile scientifico MUAC. L’evento, organizzato in collaborazione con Officine culturali, si potrà seguire tramite il canale YouTube del MAUC.

Il tema e i protagonisti al MAUC

L’incontro sarà quindi una discussione volta ad esplorare le molteplici facce dell’Archeologia. Saranno presentati argomenti che sia Manacorda che Malfitana affrontano da anni: la relazione tra Archeologia urbana e contesto archeologico. Non a caso il Professore Manacorda, alunno di Andrea Carandini, ha molta esperienza negli scavi stratigrafici urbani; infatti, nella Capitale, si è occupato dell’allestimento di parchi archeologici e musei (ne è un esempio la Crypta Balbi).

Di non minore spessore è il Professore Malfitana, che, grazie alla sua esperienza in Università e nel Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha sempre voluto creare un dialogo tra ricerca archeologica e pianificazione urbanistica. Infatti il Professore è a capo di un progetto di grande importanza per la città etnea: TeCHNIC, che ha come obbiettivo quello di ricostruire i processi storici della comunità immersa nel contesto urbano. 

MAUC

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NEWS | Evoluzione umana e Antropologia molecolare nelle conferenze della Scuola di Paleoantropologia (UNIPG)

Prenderà avvio a partire dal 18 febbraio e fino al 19 febbraio 2021 il ciclo di conferenze online organizzate dalla scuola di Paleoantropologia dell’Università di Perugia e dedicate al grande tema dell’evoluzione umana della specie. La conferenza si terrà su Teams ma si potrà comodamente seguire tramite la pagina Youtube della Scuola, tutto gratuitamente.

Le giornate sono state organizzate grazie alla collaborazione del Dipartimento di Fisica e Geologia e il Centro d’Ateneo perugino. L’evento raccoglie numerosi professionisti del comitato scientifico della Scuola come il professore Jacopo Moggi Cecchi, associato di Antropologia presso il Dipartimento di Biologia di Perugia; il paleontologo, antropologo e docente universitario presso l’Università La Sapienza di Roma, Giorgio Manzi; il professore Giovanni Boschian, insegnante di Antropologia presso il Dipartimento di Biologia di Pisa; e infine l’antropologa e professoressa di Antropologia Molecolare all’Università di Roma Tor Vergata, Olga Rickards. Si tratta dell’undicesimo anno dalla realizzazione della prima conferenza della Scuola. Le due giornate di videoconferenze si concentreranno sulle scoperte più grandi dell’ultimo decennio nell’ambito dell’evoluzione umana.

A Scuola di Paleoantropologia, il programma delle giornate

Si parte con la prima giornata alle ore 15 del 18 febbraio dal Plio-Pleistocene, sottolineando l’importanza del continente Africano, come già ci tramandava Plinio il Vecchio “Ex Africa semper aliquid novi”, è infatti questo il titolo del primo incontro; a simboleggiare proprio le continue novità che arrivano da questa zona del mondo. La Scuola negli anni ha promosso attività di ricerca e formazione in Tanzania e in particolare nella Gola di Olduvai. Sempre il 18 febbraio alle 16 si parlerà anche di argomenti legati anche alla biologia e allo studio delle grotte e delle impronte umane.

 Il 19 febbraio alle 15 si discuterà di Neanderthal e delle nuove ricerche scientifiche sull’Uomo di Altamura, il più completo scheletro di Neanderthal mai scoperto. Infine, sempre lo stesso giorno, alle ore 16, si terrà una conferenza sulle novità che provengono dal campo dell’Antropologia molecolare, disciplina che negli anni ha permesso di intraprendere numerosi studi sul Dna applicati allo scheletro delle popolazioni antiche.

Paleoantropologia