Autore: Chiara Ansini

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REDAZIONALE | Nuova scossa alle soprintendenze, la Sicilia uccide i Beni Culturali

Nella riorganizzazione degli uffici regionali, pensata dalla giunta Musumeci e approvata dalla giunta, troviamo la cancellazione delle sezioni specialistiche delle soprintendenze. L’esecutivo regionale, con una semplice disposizione amministrativa, ha soppresso le sezioni specialistiche, demolendo la competenza disciplinare cara al Codice dei Beni culturali e del paesaggio.

Palazzo d’Orléans, Palermo

Uccidere le soprintendenze

Lo scopo della delibera è quello di accentrare nelle soprintendenze i controlli sui settori specialistici, depotenziando all’effettivo la capacità di verifica. La mossa non avrebbe effetto sul numero di incarichi da dirigente: resteranno 121 postazioni dirigenziali.

Il dato è principalmente politico. Già nel 2018 il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in una conferenza a Palazzo d’Orleans tentò di abolire le soprintendenze. Un refuso, come venne definito da Sergio Gelardi, all’articolo 14 della legge di stabilità regionale. Musumeci affermò: “per alcune è necessaria un’azione farmacologica, per altre invece servono interventi chirurgici profondi”.

E adesso? Un altro refuso?

C’è da dire che alle soprintendenze siciliane manca di tutto, dagli strumenti, al personale, ai fondi. Questa delibera rischia di dare il colpo di grazia su ciò che resta dei presidi a tutela del patrimonio culturale, concepiti in Sicilia alla fine degli anni Settanta.

Palazzo della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Siracusa

La delibera

La delibera della Giunta Musumeci del 10 marzo scorso ha definitivamente eliminato le unità specialistiche delle soprintendenze. Le unità disciplinari sono state soppiantate da due sezioni ibride: una per i beni architettonici e storico-artistici, paesaggistici e demo-etnoantropologici, e l’altra per i beni archeologici, bibliografici e archivistici. Una mescolanza di tutte le competenze rette da un dirigente generico ai beni culturali. La delibera riorganizza de facto tutta la macchina amministrativa di Palazzo d’Orléans.

Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, sottolinea la coincidenza della firma con il 10 marzo: “La data della delibera è, per fatale coincidenza, la stessa della giornata dei beni culturali siciliani, che ricorre ogni anno in memoria della tragica scomparsa dell’assessore Sebastiano Tusa” avvenuta nel 2019.

“Un modo per celebrarne non il ricordo, ma il contributo attuale, attualissimo, che Sebastiano ha dato alla cultura”, ha sottolineato l’assessore dei Beni culturali Alberto Samonà.

Locandina

Le proteste

Zanna annuncia azioni legali “per bloccare questa ennesima riorganizzazione che dimostra, ancora una volta, la visione miope del governo regionale nei confronti della gestione, tutela e valorizzazione dei nostri beni culturali”.

Ana spera che la delibera sia ritirata: “un’amministrazione regionale che squalifica sé stessa delegittimando e appiattendo le competenze dei propri dipendenti si schiera obliquamente con la speculazione e la distruzione del territorio, piuttosto che adempiere con decisione al proprio dovere costituzionale di custodia e difesa del patrimonio e del paesaggio”.

Adele Maresca Compagna, presidente di Icom Italia, in una lettera aperta indirizzata al governatore Nello Musumeci e a Samonà esprime “forte preoccupazione per la soppressione di un cospicuo numero di unità operative tecniche”.

In un colpo solo si è fatta carta straccia delle normative regionali (nn. 116/1980 e 17/1991) e statali.

Adele Maresca Compagna, presidente di Icom (International Council of Museums) Italia

La discussa legge 10 del 2000

Nel 2016 la Sicilia di Crocetta aprì la strada all’attuale e drammatico scenario: i beni architettonici fecero coppia con i beni storico-artistici mentre quelli paesaggistici vennero accorpati a quelli demo-etnoantropologici, iniziando a sacrificare competenza e professionalità.

Chi è nell’ambito concorda che la colpa di questa carenza specialistica sia della legge regionale 10 del 2000 (L.R. 10/2000). Lo ha ribadito anche Adele Maresca Compagna: ha sottolineato che “gli accorpamenti all’interno delle soprintendenze rischiano di provocare un ulteriore indebolimento dell’intero assetto dei beni culturali regionali, già minato dall’abolizione dei ruoli tecnici per la dirigenza e per il comparto conseguente alla legge regionale 10 del 2000”.

Ma il ruolo unico non è una specialità siciliana: va ricordato che presso l’amministrazione statale fu istituito il ruolo unico già nel 2001 (D.lgs 165/2001, art. 23, c.1). Il provvedimento dunque non è arrivato ex abrupto ma ha radici storiche. Adesso tornare indietro è difficile: dopo ciò che è successo in Sicilia cosa accadrà al Ministero?

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NEWS | Il riciclo diviene arte

A Bologna il Gruppo Hera sarà protagonista di un’innovativa mostra all’insegna dell’arte e della sostenibilità. In un momento in cui l’impatto umano sull’ambiente risulta sempre più gravoso gli artisti riescono a dimostrare come realizzare veri e propri oggetti artistici partendo da materiali di scarto.

Locandina dell’evento

Un progetto innovativo

L’arte è frutto di una complessa commistione di fattori storico-culturali e noi, uomini e donne del XXI secolo, siamo ben consapevoli di quanto la sopravvivenza stessa dell’umanità e del pianeta sia legata all’impatto sempre più gravoso dell’uomo sull’ambiente. È con questo spirito che il Gruppo Hera promuove la mostra “Emilia Romagna terra di cineasti“, ospitata a Bologna dall’8 al 21 aprile dall’Assemblea legislativa regionale e finalizzata a dimostrare la reale possibilità di un’arte innovativa e sostenibile realizzata a partire da materiali di scarto. Così sono stati realizzati ritratti di attori e registi legati al territorio: cavi elettrici immortaleranno Pier Paolo Pasolini, cialde di caffè e fili di rame per Monica Vitti, cerniere e scarti di cerniera rispettivamente per Gerard Depardieu e Marco Bellocchio. Queste vere e proprie opere rappresentano solo alcuni tra gli ingegnosi esempi che verranno proposti al pubblico. 

Monica Vitti fotografata sul set di “Deserto rosso” di Antonini

Riciclo e nuove sfide

La presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti ha sottolineato la necessità di un’attenzione puntuale ai mutamenti di carattere sociale, economico e climatico che, di conseguenza, imporranno una riflessione sull’arte e i suoi linguaggi, inquadrata nell’ambito della tutela dell’ambiente e dell’economia circolare. Tommaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo del Gruppo Hera ha fatto coro aggiungendo come la nostra epoca, segnata da profonde ferite, abbia estremo bisogno di dare spazio, occasioni e ossigeno per progettare un futuro diverso attraverso l’immaginazione. 

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APPROFONDIMENTO | Pèsach, all’origine della Pasqua

Torniamo indietro di due millenni, osserviamo quei riti e quelle tradizioni che hanno influenzato l’attuale festività cristiana della Pasqua. Torniamo alla nascita dei banchetti rituali, dei pasti comunitari, a quelle gestualità, tipiche della cultura occidentale, nate in Oriente e che spensieratamente mettiamo in pratica ogni anno in famiglia

Cena in Emmaus, Caravaggio, 1606

Pèsach, l’antica festività

L’origine del termine פֶּ֥סַח, Pèsach (o Pascha), è ebraico-aramaica e significa passaggio. È un chiaro riferimento alla liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. La festività cristiana della Pasqua sarebbe il frutto della sovrapposizione dell’evento narrato nell’Antico Testamento con l’evento raccontato dai Vangeli riguardante la Resurrezione di Gesù.

Pèsach, chiamata erroneamente pasqua ebraica, è celebrata ancora oggi e dura otto giorni, sette in Israele. Fu istituita, secondo le Sacre Scritture (Esodo 12,2-6; 13, 3-5), direttamente da Dio con il monito di onorare ciclicamente la ricorrenza della liberazione degli Israeliti. Cade il quattordicesimo giorno del mese di di אָבִיב (āḇîḇ, Abib in cananeo, Nisan in babilonese), e corrisponde ai nostri mesi di marzo e aprile.

Va fatta però una distinzione tra la cosiddetta festività egizia e la Pèsach delle successive generazioni: la pasqua egiziana iniziava dal decimo giorno di Nisan (Es.12,3), richiedeva lo spruzzare del sangue e l’uso di un mazzo di Issopo (Es.12,22) per spargerlo sull’architrave e sugli stipiti delle porte. Inizialmente veniva consumata in una sola notte.

Passaggio del Mar Rosso, L. Giordano, 1681

Le fonti scritte

Una fonte, il Libro dei Giubilei che datiamo al II secolo a.C., ci fornisce una prima descrizione del pasto rituale. Il testo è canonico solo per la chiesa copta, la prima redazione è in ebraico. Ebbe parecchia diffusione nelle varie comunità giudaiche della Diaspora. Il testo cita:

“Il primo mese, il quattordici del mese sarà la pasqua del Signore. Il quindici di quel mese sarà giorno di festa. Per sette giorni si mangerà pane azzimo. Il primo giorno si terrà una sacra adunanza; non farete alcun lavoro servile; offrirete in sacrificio con il fuoco un olocausto al Signore: due giovenchi, un ariete e sette agnelli dell’anno senza difetti; come oblazione, fior di farina intrisa in olio; ne offrirete tre decimi per giovenco e due per l’ariete; ne offrirai un decimo per ciascuno dei sette agnelli e offrirai un capro come sacrificio espiatorio per fare il rito espiatorio per voi. Offrirete questi sacrifici oltre l’olocausto della mattina, che è un olocausto perenne. […] Il settimo giorno terrete una sacra adunanza; non farete alcun lavoro servile.” (Num. 28, 16-25).

Codex Sinaiticus

Il mutare dei gesti

È grazie alla testimonianza di Filone d’Alessandria riguardo le celebrazioni della Pasqua, in greco πάσχα, che abbiamo consapevolezza di quanto fosse sentita come festività dai fedeli Gerusalemme. Filone scrive che la città doveva prolungare le celebrazioni per poter accogliere tutti i pellegrini che venivano appositamente per le celebrazioni.

L’attuale rito Pasquale è basato sull’Haggadah di Pesach, un testo di cui il manoscritto più antico è datato al X secolo ma del quale ipotizziamo una prima stesura databile al III secolo. L’Haggadah, il racconto, detiene la narrazione degli eventi storici legati alla fuoriuscita degli ebrei dall’Egitto, conserva la descrizione del Seder, la sequenza rituale di Pesach. Nel testo è indicata la sequenza delle azioni rituali da mettere in atto la sera del quattordicesimo giorno, a partire dalla rimozione in casa di qualsiasi genere di cibo lievitato.

Il Cenacolo, L. Da Vinci, 1494-1498 ca.

Il piatto del Seder

Seder è un termine che può essere tradotto con ordine, sequenza. Si riferisce ai diversi momenti di uno specifico rituale della cultura ebraica. Il Seder di Pesach è una cena che viene consumata seguendo un ordine rituale ben preciso, di fondamentale importanza per la sua carica simbolica e allegorica. Al centro del piatto, si pongono tre matzot shemurot, il pane aazzimo, attorno ai quali si posizionano altre pietanze: davanti il Karpas (sedano), dietro il Maror (lattuga amara) e vicino il Haroset, una pasta frutto della mescita mele, mandorle, datteri, noci e prugne. Abbiamo uno zampetto d’agnello e un uovo sodo cotto, come bevanda viene servito dell’aceto o acqua salata. Durante il pasto si alternavano le benedizioni e racconti sulla liberazione della terra d’Egitto a cui partecipava tutto il gruppo familiare riunito. 

Prendendo come fonte l’Haggadah, soffermiamoci sul significato del pane non lievitato: rappresentava la velocità con cui gli ebrei furono liberati dall’Egitto e in fuga non ebbero il tempo di preparare le vivande. La verdura amara, l’aceto e l’acqua salata simboleggiano il ricordo della vita infelice in schiavitù. Troviamo anche la zampa di agnello, simbolo dell’animale sacrificato per risparmiare i primogeniti d’Israele durante le piaghe inviate da Dio contro il Faraone così come abbiamo l’uovo sodo: un monito, anche in un giorno di festa, ricordo della distruzione del Tempio. 

Seder di Pesach

Sincretismo, l’attuale Pasqua

L’analisi della gestualità della tradizione pasquale cristiana è frutto di una rielaborazione dell’antica festività ebraica, in cui l’agnello immolato da Mosè fu sostituito dal sacrificio di Gesù. È da qui che nasce la tradizione del pasto in famiglia, il tradizionale agnello in tavola, le uova sode consumate all’interno di torte salate. La festa vissuta come un’occasione per stare insieme intorno al tavolo.

Ma è possibile indicare quando si consumò la separazione tra cristiani ed ebrei, a livello di comunità umane, e quando si verificò il sincretismo tra le due festività?

Sappiamo che già nel II secolo d.C. i primi Padri sentirono la necessità di ricorrere ad una stesura di rituali differenziati. Il rapporto con le festività giudaiche, infatti, rappresentò un elemento divisivo nelle relazioni giudaico-cristiane. Uno dei testi cristiani più antichi, la Didaché degli Apostoli, redatto tra I e II secolo d.C., si soffermata proprio sulla necessità di diversificare i digiuni rituali da quelli messi in atto dalla comunità ebraica.

Ma come siamo arrivati ai conigli e alle uova di cioccolato? Questa è un’altra storia.

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NEWS | Dreamin, arriva l’hub digitale dell’Università di Catania

È stato realizzato, nell’ambito del progetto Dreamin, un hub digitale per la fruizione online dei musei. Lo scopo è quello di digitalizzare e rendere accessibile in modo interattivo il patrimonio dell’Università di Catania. 

Museo Mirabilia ©Università degli studi di Catania

Il progetto Dreamin

Dall’ateneo catanese, con un solo click è possibile trovarsi immersi in un vero e proprio viaggio virtuale. Si parte alla scoperta dell’Elefante nano e del “Trionfo di Pallade” del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, dal Pendolo di Foucault alla Città della Scienza. Con un movimento del mouse è possibile essere al Museo di Mineralogia petrografia e vulcanologia o al cine-teatro Olympia al Museo della Rappresentazione.
Sono solo alcuni dei pezzi del più ampio patrimonio dell’Università di Catania e adesso è possibile visitarli online, a distanza, grazie al progetto DreaminDigital REmote Access to Museums and research Infrastructures di cui la docente Germana Barone è il responsabile scientifico.
Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con lo scopo di trasporre sul piano virtuale i monumenti e gli ambienti museali dell’ateneo catanese, inclusi alcuni reperti rappresentativi del Sistema Museale d’Ateneo, tramite il quale gli utenti potranno assumere un ruolo attivo, grazie anche alla possibilità di simulare l’utilizzo di strumenti di analisi come microscopi virtuali, e di attivare da remoto una parte della strumentazione fisica operante all’interno della Città della Scienza.

Elefante Nano ©Università degli studi di Catania

Un supporto da remoto

Una nuova piattaforma virtuale, basata sull’architettura dei serious game (giochi istruttivi dove gli aspetti seri e ludici sono in equilibrio), costituirà uno strumento di diffusione della conoscenza per il grande pubblico e potrà supportare la didattica da remoto. Tra le attività principali si annoverano la realizzazione del prototipo di un dispositivo in grado di rilevare il movimento del Pendolo di Foucalt, accessibile da remoto. È stata sviluppata anche un’app, pensata per la fruizione delle collezioni esposte al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, che dispone di un’ampia selezione dei beni appartenenti ai diversi musei specialistici universitari. Sono disponibili diversi virtual tour studiati per apprezzare le strutture e i contenuti museali, così come è disponibile la realizzazione di un prototipo di un sistema di simulazione di analisi scientifiche utili per lo studio di rocce e minerali, agevolmente accessibile al pubblico dei non addetti ai lavori.

Pendolo di Foucalt ©Università degli studi di Catania

Dream team

Il progetto gode della partecipazione di diverse strutture museali del SiMuA, come la Città della Scienza, il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, il Museo della Rappresentazione e il Museo di Mineralogia petrografia e vulcanologia. La realizzazione del progetto ha registrato una proficua collaborazione tra i dipartimenti – come il Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali, di Ingegneria Civile e Architettura, di Fisica e Astronomia e quello di Matematica e Informatica – e le strutture museali dell’Ateneo insieme ad un’azienda del territorio, la PMI Innovativa iInformatica srl, confermando le ottime potenzialità delle sinergie tecnico-scientifiche tra il mondo accademico e quello imprenditoriale. Il team del progetto è rappresentato dall’IT Manager Diego Sinitò e ha visto il coinvolgimento dell’ing. Giuseppe Oddo (Cto aziendale), di Davide Scintu e Fabio Stasi, dei developer Michele Di Lecce e Vincenzo Ribaudo, di Antonio Ruoto e Alessandro Verderame.

Pendolo di Foucalt ©Università degli studi di Catania

Lo sviluppo del progetto ha portato al coinvolgimento di borsisti, come Alessandro Trefiletti, Carmelo Lombardo e Carmela Rizzo, e giovani ricercatori, tra cui Maura Fugazzotto, Diego Sinitò, Silvia Majorana, Graziana D’Agostino, Raissa Garozzo e Federico Mario La Russa, con conseguente arricchimento digitale delle strutture museali grazie all’acquisto di numerosi totem per la fruizione dei contenuti sviluppati dal progetto. Tutte le attività sono visitabili al sito web creato per il progetto.

Trionfo di Pallade ©Università degli studi di Catania
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NEWS | UAVIMALS, arriva il drone per rilevare e indagare strutture sepolte

Si è concluso il progetto UAVIMALS, una ricerca interdisciplinare tra archeologia e biorobotica, condotta dalla Sapienza Università di Roma e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, tesa alla realizzazione di un prototipo aereo laser scanner, di piccole dimensioni, utile per le indagini di archeologia leggera. Il principale risultato del progetto UAVIMALS è stata la nascita di una collaborazione finalizzata allo sviluppo di strumenti di volo ottimizzati per l’applicazione nelle indagini territoriali, al fine di migliorare la ricerca archeologica anche mediante l’uso di strumenti sempre più performanti. 

Il drone per l’indagine archeologica

Il team

Il progetto è stato sostenuto da un finanziamento della National Geographic Society ottenuto nel settembre del 2018, con un Early Carrer Grants (EC-50761T-18) da Federica Vacatello (project leader e PhD in Archeologia – curriculum di Archeologia ed Antichità post classiche – presso il Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza Università di Roma), che ha coadiuvato un gruppo di ricerca composto da archeologi, ingegneri e tecnici di bio-robotica. All’ingegnerizzazione del prototipo hanno preso parte Stefano Roccella (Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Andrea Vannini (Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) e Sirena Cascarano (Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), con la collaborazione di Marcello Calisti del Dipartimento di Agri-Robotica dell’Università di Lincoln, mentre l’aspetto archeologico è stato curato anche da Francesca Romana Stasolla e da Giorgia Maria Annoscia del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza Università di Roma, e da Carlo Citter del Dipartimento di Scienze Storiche dei Beni Culturali dell’Università di Siena. 

Parte del team del progetto UAVIMALS

UAVIMALS

Lo strumento realizzato consiste in un drone a basso costo, che integra, nella sua stessa centralina, un sensore LIDAR a stato solido (cioè un sensore laser senza parti in movimento) che durante la scansione dell’area di interesse è in grado di misurare la distanza da un punto del terreno sorvolato, mentre un computer di bordo salva i valori acquisiti e li sincronizza con i relativi dati provenienti dai sensori di volo (angoli, posizione e altitudine dello strumento). I record ottenuti vengono caricati su un laptop e su un’app personalizzata che calcola in pochi secondi le coordinate 3D di una nuvola di punti. La nuvola è poi processata off-line mediante l’uso di un software open source al fine di ottenere la rappresentazione 3D dell’ambiente scansionato. Il prototipo realizzato si è dimostrato funzionale per l’esame di piccole e medie porzioni territoriali non solo in campo archeologico ma anche in ambito ingegneristico, architettonico e ambientale. La capacità di registrare in maniera estremamente precisa l’altimetria del terreno, infatti, lo rende particolarmente adatto per l’identificazione di anomalie di quota che, in contesti archeologici, possono segnalare la presenza di strutture sepolte non ancora indagate.

La tecnologia dietro al drone a basso costo

La tecnologia LIDAR

L’innovatività di UAVIMALS risiede principalmente nel tipo di tecnologia LIDAR impiegata che permette di ottenere prestazioni simili a quelle di strumenti già abbondantemente impiegati nell’ambito del rilievo indiretto, ma ad un costo notevolmente inferiore e con un dispendio di energie sensibilmente ridotto dalle dimensioni dello strumento, maneggevole e facilmente trasportabile anche in luoghi di difficile accesso. UAVIMALS, a seguito di una prima fase di sperimentazione laboratoriale, è stato testato sull’area della città medievale di Cencelle, scavo archeologico che rientra nel programma “Grandi Scavi” Sapienza sotto la direzione scientifica di Francesca Romana Stasolla. All’interno di questo contesto, lo strumento ha scansionato aree interne ai saggi di scavo non ancora indagate che presentavano dei livelli d’interro minimi, rivelando delle anomalie nelle quote della superficie del terreno che si sono dimostrate coincidenti con due edifici di grandi dimensioni che saranno oggetto di ricerca durante le future campagne di scavo. 

Rilievo archeologico
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REDAZIONALE | Cancel Culture, il “politicamente corretto” che annulla la cultura

Qualcuno conoscerà l’espressione Cancel Culture perché usata da vari opinionisti per commentare la storia del bacio non consensuale di Biancaneve, altri la ricorderanno associata al deturpamento e all’abbattimento in America delle statue di Cristoforo Colombo. La tematica, discussa da anni negli Stati Uniti, è arrivata anche in Europa e in Italia, e generalmente si sovrappone al politicamente corretto.

Statua di Colombo, Minneapolis  ©Stephen Maturen/Getty Images

Cultura della Cancellazione

Nei paesi anglofoni Cancel Culture è un’espressione che indica un fenomeno complesso e sfaccettato, traducibile con cultura della cancellazione. Indica quel fenomeno dove gruppi più o meno organizzati di persone vanno esercitando pressioni su una seconda parte in modo che punisca, o meglio ancora interrompa, i rapporti con una terza per via di ciò che ha fatto, detto o scritto, in passato. È un discorso che spazia dai libri ritirati dal commercio per le controversie sui loro autori alle proteste sui social network a seguito di espressioni razziste o sessiste da parte di personalità famose (pensiamo, ad esempio, alla vicenda di Indro Montanelli). Il movimento nasce dalla necessità sociale di sensibilizzare sui linguaggi da adottare, sia sulle parole da evitare che su quelle da introdurre nel lessico comune per essere più rispettosi delle attuali minoranze (e della comunità in ambito generale), ma tende purtroppo a sfociare nell’estremismo se unito all’ignoranza.

Indro Montanelli, giardini pubblici Montanelli (Milano, giugno 2020) ©Jacopo Raule/Getty Images

La cancellazione del mondo classico

Da qualche anno a questa parte, la Cancel Culture ha attaccato anche il mondo della tradizione classica, etichettata come razzista e omofoba. I Classici nel mondo accademico statunitense rappresentano l’onnipresente civiltà occidentale bianca che vuole imporre il white power: una rappresentazione, sia in positivo che in negativo, del modello iconico per democrazie e totalitarismi. La grandezza del pensiero e dell’arte dei greci e dei romani viene così accantonata perché facente parte di quel passato di cui alcuni non vanno più fieri. Per quanto riguarda le motivazioni sulla cancellazione dello studio dei classici, si fa leva sul fatto che queste popolazioni antiche praticavano socialmente la schiavitù, che la democrazia ateniese non fosse poi così democratica e che le donne, per i criteri attuali, fossero oppresse. Insomma, va avanti da tempo un vero e proprio attacco ai classici. Ma cosa intendiamo per cancellazione del mondo classico? Andiamo su esempi pratici.

Pittore di Polifemo, anfora di Eleusi

I suprematisti gessi bianchi di Cambridge

La Faculty of Classics di Cambridge dispone di una gipsoteca, il Museum of Classical Archaeology, che raccoglie un’ampia collezione di copie in gesso di opere greche e romane. Trattandosi di calchi, tutte le statue esposte sono bianche e questo dettaglio per alcuni oggi è un problema. Poniamo attenzione, ad esempio, alla lettera aperta sull’anti-razzismo del luglio 2020 che la facoltà ha ricevuto proprio a causa dei gessi: «dà un’impressione fuorviante sull’assenza di diversità del mondo greco e romano». Il fatto che una gipsoteca universitaria debba difendersi da accuse di razzismo, spiegando perché i gessi sono bianchi o perché le statue in oggetto non abbiano tutta questa varietà multiculturale, ha dell’ironico.

Museum of Classical Archaeology, Cambridge

Winckelmann, il suprematista

Nel 1970 alcuni credevano che le statue greche e romane fossero bianche per colpa dell’ossessione di Winckelmann, che nel 1764 scriveva: «poiché il colore bianco è quello che respinge la maggior parte dei raggi luminosi e che quindi si rende più percepibile, un bel corpo sarà allora tanto più bello quanto più è bianco». Winckelmann suprematista, colpevole di decontestualizzazione. Con l’evolvere del fenomeno Black Lives Matter, più di 250 studenti firmarono una lettera aperta denunciando: «il ruolo che i Classics hanno giocato nella continua oppressione ed emarginazione degli studiosi neri e delle vite nere». Rincara la dose la Christian Cole Society for Classicists of Colour con l’affermazione «riconoscere la complicità delle discipline classiche nel campo nella costruzione e nella partecipazione a strutture e atteggiamenti educativi razzisti e anti-neri». Insomma: Omero, Ovidio, Virgilio, così come Fidia, Lisippo, maledetti suprematisti!

Museum of Classical Archaeology, Cambridge

Omero, la mascolinità tossica

Vogliamo parlare di Omero, accusato di essere il capostipite della mascolinità tossica, la manliness di Harvey Mansfield? La Cancel Culture anche in questo caso si pone come un movimento anti intellettuale. Spaventa vedere come la tendenza alla censura continui a guadagnare terreno tra educatori ed editoria. Non sono casi isolati quelli che ci giungono da istituti superiori o corsi di laurea universitari americani che con orgoglio affermano la cancellazione di interi corsi di studi riguardo la tradizione classica. Possiamo citare, ad esempio, la fiera dichiarazione Heather Levine, docente alla Lawrence High School, nel Massachusetts: «Sono molto orgogliosa di dire che quest’anno abbiamo rimosso l’Odissea dal curriculum!».

Odissea, il poema omerico colpito dalla Cancel Culture 

#DisruptTexts

Sotto lo slogan #DisruptTexts, ideologi critici, insegnanti e agitatori del web si riuniscono sui social richiedendo l’eliminazione e infangando i classici, da Omero a Nathaniel Hawthorne. Tra le parole dell’insegnante di inglese di Seattle, Evin Shinn, leggiamo che preferirebbe morire piuttosto che portare in classe La lettera scarlatta, a meno che il romanzo di Hawthorne non sia usato per combattere la misoginia.

Totale è la decontestualizzazione. Con un hashtag si invoca la proibizione di ogni capolavoro letterario non conforme all’attuale idea di genere e razza, si pretende un ammodernamento o una damnatio memoriae per quei testi colpevoli semplicemente di esser figli del loro tempo.

Hashtag dell’iniziativa DisruptText

Il politicamente corretto

La crociata della Cancel Culture travolge tutto e tutti: dalle statue di Colombo, abbattute con l’accusa di colonialismo, al principe di Biancaneve incriminato per avere estorto un bacio in assenza di consenso alla sua amata addormenta. Non si salva neanche il grande schermo, basti pensare a Via col vento, prima cancellato e poi reinserito dal catalogo della HBO per aver offerto una visione stereotipata e totally white dell’epoca descritta. Anche la Disney è dovuta correre ai ripari perché film e riadattamenti come Dumbo e Peter Pan contengono rappresentazioni negative e insulti verso persone e culture non caucasiche: la Disney dovrebbe fare ammenda perché in Peter Pan i nativi americani sono stati chiamati “pellerossa”.

Ultima, ma non ultima, la decisione della Bicocca di cancellare il corso su Dostoevskij a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina: l’episodio di Cancel Culture è stato denunciato ad inizio marzo dallo scrittore Paolo Nori.

Walt Disney’s Peter Pan, 1953

Intellettuali a confronto

Nonostante la cultura nell’era digitale sia a portata di tutti, la Cancel Culture ci avvicina sempre di più all’ignoranza. Iniziano le risposte da parte del mondo intellettuale: ricordiamo, ad esempio, i centocinquanta intellettuali americani hanno scritto una lettera aperta su Harper’s Magazine per denunciare il clima di intolleranza e di gogna pubblica che avvelena la società statunitense negli ultimi tempi. Vengono citati redattori licenziati per articoli controversi, libri ritirati, professori indagati per aver citato una particolare opera. Anche le Università italiane iniziano a mobilitarsi, sottolineando che il solo modo per sconfiggere le idee sbagliate è lasciando spazio al confronto, alla critica, alla cultura. Ma l’eco dell’intolleranza e del revisionismo non rallenta, anzi, e questo fa paura. Che mondo stiamo tratteggiando?

Locandina della conferenza tenuta presso il Dipartimento di scienze umanistiche dell’Università degli Studi di Catania

Qui trovate link della conferenza tenuta in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania sul fenomeno della Cancel Culture il 6 dicembre scorso. A prescindere da quello che può essere il proprio bagaglio culturale, il proprio pensiero, dovremmo sempre ricordare che la censura e la negazione non hanno mai portato nessuna svolta positiva.

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NEWS | PAN Parco Amphitheatrum Naturae, a Milano in mostra i primi reperti

In occasione della manifestazione Museocity, che si è tenuta a Milano il 4/5/6 marzo scorso, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano ha aperto al pubblico la mostra “PAN Parco Amphitheatrum Naturae. L’anfiteatro di Mediolanum: lavori in corso. I primi reperti dagli scavi archeologici”.

©PAN Parco Amphitheatrum Naturae

Il progetto PAN

Lo scopo del progetto è quello di dare vita al più esteso parco archeologico della città metropolitana di Milano. I lavori, in accordo con il Comune di Milano, sono finanziati dal MiC, il Ministero della Cultura, insieme ai contributi di sponsor privati, tra cui TMC pubblicità, Prelios, Italia Nostra e Unipol Assicurazioni.

L’anfiteatro, secondo il progetto dell’architetto Attilio Stocchi, verrà ricostruito in bassorilievo rispettando la pianta dell’antica arena, avrà all’interno un viridiarum con 1.700 mq di siepi di bosso, ligustro e mirto, posto tra sculture e uccelli associati alla tradizione romana.

Il progetto di scavo ha rivelato interi settori delle fondazioni dell’anfiteatro. Gli archeologi, infatti, hanno riportato alla luce le gallerie sotterranee dell’anfiteatro di Mediolanum, lunghi tunnel che si sviluppavano sotto il piano dell’arena facilitando l’organizzazione dei giochi. Queste scoperte hanno permesso di conoscere (e dunque ricostruire) nuovi elementi della complessa struttura di uno tra i più imponenti monumenti da spettacolo costruiti in età romana. 

Per quanto riguarda i manufatti ceramici, è stato rinvenuto un ricco deposito di ceramiche di tradizione celtica databile al IV secolo a.C.

L’anfiteatro doveva dare il benvenuto all’antico insediamento celtico di Medhelan, conquistato dai romani nel 222 a.C.

Secondo gli archeologi è una possibile testimonianza della presenza, nel contesto di scavo, di un’area sacra più antica dell’insediamento di età età romana. 

©PAN Parco Amphitheatrum Naturae

Reperti in mostra

L’esposizione si concentra su di una prima selezione di reperti tra quelli recuperati nel corso delle indagini archeologiche propedeutiche alla realizzazione del Progetto PAN (Parco Amphitheatrum Naturae) tra il 2019 e il 2021. 

Nella mostra, allestita presso l’Antiquarium “Alda Levi”, troviamo alcune ceramiche di tradizione celtica ed oggetti d’uso quotidiano. È possibile ammirare frammenti della decorazione architettonica e scultorea dell’anfiteatro scampati allo spoglio sistematico del monumento fin dall’età antica.

L’esposizione costituisce la prima occasione per poter osservare questi reperti aggiungendo nuovi tasselli per la ricostruzione della storia di Mediolanum. Per ragioni di sicurezza, legate ai lavori attualmente in corso presso il cantiere, non è previsto al momento l’accesso agli scavi.

La mostra invece resterà aperta dal 4 marzo al 31 dicembre di quest’anno, visionabile dal martedì al sabato tra le ore 10.00 e le 15.00.

L’ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione.

Per maggiori informazioni è possibile contattare la Segreteria organizzativa.

Locandina ©PAN Parco Amphitheatrum Naturae
Pubblicabili da revisionare

NEWS | Israele, La Sapienza coordinerà gli scavi nella Basilica del Santo Sepolcro

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza ha ricevuto l’incarico di sovrintendere la cerimonia di rimozione della prima pietra della Basilica e le successive attività di scavo. Per la prima volta sarà possibile indagare archeologicamente un monumento unico al mondo che racchiude vicende dall’altissimo valore storico e simbolico ed una stratificazione archeologica intensissima, che raccorda Oriente ed Occidente.

©Custodia Terra Santa. Foto Gianfranco Pinto Ostuni.

La prima pietra del Santo Sepolcro

Lunedì 14 marzo, con la cerimonia di rimozione della prima pietra del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, hanno avuto inizio le attività di scavo archeologico. Le attività saranno coordinate dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza.

Si tratta di uno scavo particolarmente complesso. Si svolgerà in modo continuativo per oltre due anni e mezzo, in orario notturno e diurno. Il lavoro sarà organizzato in modo da consentire il regolare svolgimento delle funzioni religiose e agevolare il flusso dei pellegrini. Nel corso dello scavo le metodologie d’avanguardia verranno impiegate per preservare la multifunzionalità degli spazi.

Questo difficile contesto ha richiesto una preparazione particolarmente accurata. Nel corso degli ultimi mesi, si è posta particolare attenzione sia al campo scientifico e tecnico, sia motivazionale e psicologico. Questa preparazione è il risultato della disponibilità dei docenti dell’Ateneo.

©Custodia Terra Santa. Foto Gianfranco Pinto Ostuni.

Le attività di scavo

A dare la notizia è la rettrice Antonella Polimeni: “L’attività dei ricercatori del nostro Ateneo in uno dei luoghi più sacri per i cristiani e di grandissima importanza storico-artistica è motivo di orgoglio e conferma il primato Sapienza a livello internazionale anche in ambito umanistico.”

Giorgio Piras, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, dichiara: “Siamo particolarmente onorati e orgogliosi di mettere a disposizione le competenze dei nostri archeologi per un’impresa di notevolissima importanza scientifica e storica che vede una vasta collaborazione di tanti ricercatori Sapienza”. 

È stata costituita un’équipe interdisciplinare composta da archeologi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, storici e storici dell’arte del Dipartimento di Storia religioni antropologia arte spettacolo, ingegneri del Dipartimento di Ingegneria meccanica ed aerospaziale, e psicologi del Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione. Le attività di scavo saranno coordinate da Francesca Romana Stasolla del Dipartimento di Scienze dell’Antichità.

©Custodia Terra Santa. Foto Gianfranco Pinto Ostuni.

Il periodo pandemico

Nel 2019 la Custodia di Terra Santa ha affidato al Dipartimento le ricerche archeologiche connesse al progetto di restauro del pavimento della Basilica. Le operazioni di restauro, invece, sono state affidate alla Fondazione Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino.

Nel corso del periodo pandemico i lavori sono proseguiti con la predisposizione di strumenti finalizzati a rendere più efficiente il lavoro sul campo. Sono state studiate soluzioni aventi il fine di rendere più veloce la documentazione dei manufatti. È stato creato un database impiegato per accogliere le informazioni storiche e fisiche provenienti dalle indagini sul terreno, parte dei dati raccolti sono inediti.

Il progetto ha il benestare delle tre più importanti comunità detentrici della custodia del complesso del Santo Sepolcro: il Patriarcato ortodosso, la Custodia di Terra Santa e il Patriarcato Armeno.

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UCRAINA | La fuga delle aziende, ora la Russia rischia il default

A seguito dell’attacco indiscriminato a danno dell’Ucraina molte aziende internazionali stanno abbandonando la Russia. Chiudono gli uffici, i negozi in loco e online. Un vero e proprio esodo di massa del business internazionale da Mosca: dall’energia ai trasporti, passando per i beni di consumo.

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L’esodo energetico

Il primo ad aprire le danze è stato il gigante petrolifero britannico, la BP plc (British Petroleum), il 27 febbraio scorso. Il più grande investitore straniero in Russia ha ceduto la sua quota alla compagnia petrolifera di Stato russa, la Rosneft, una mossa azzardata e dolorosa dal punto di vista finanziario.
Ventiquattro ore dopo anche Shell ha preso una decisione analoga, citando “l’insensato atto di aggressione militare” del Cremlino ha comunicato la cessazione della partnership con Gazprom e del suo coinvolgimento nel progetto del gasdotto Nord Stream 2, bloccato nel frattempo dalla Germania.
Al coro si unisce Eni che cede le quote nel gasdotto Blue Stream che collega la Russia alla Turchia.
Dal Regno unito alla Norvegia il discorso non cambia: Equinor, la più grande società energetica norvegese ha annunciato il ritiro delle sue join venture in Russia.

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Via i beni di consumo

Una situazione analoga la troviamo in ambito dei beni di consumo. Stop alle vendite in Russia per HP, primo fornitore di PC in Russia, ed Apple. Ai due colossi si aggiunge Microsoft che condanna “un’ingiustificata, non provocata e illegittima invasione dell’Ucraina”. Dello stesso avviso sono la Samsung ed il tedesco Siemens, che per la Russia produce treni, offre servizi digitali e di automazione alle imprese.
Volkswagen chiude la produzione di auto dichiarando che «a causa della guerra condotta dalla Russia il presidio del gruppo ha deciso di fermare la produzione di veicoli in Russia. Anche le esportazioni verranno stoppate a partire da subito». Al suo fianco troviamo la giapponese Toyota.
Sono ferme le spedizioni dei beni: il gigante danese Maersk e il gruppo italiano MSC hanno bloccato temporaneamente tutte le spedizioni di container da e per la Russia, con loro è fermo anche Dhl che ha sospeso i servizi di consegna sia in Russia che in Bielorussia.
L’esodo aumenta di ora in ora: tra le aziende pronte ad abbandonare la Russia di Putin troviamo Netflix, Lego, Ikea, Tik Tok, Spotify.

L’isolamento dal mondo dello Sport

Con la motivazione delle difficoltà logistiche, il 3 marzo scorso anche Nike ed Adidas hanno abbandonato il suolo russo. Adidas inoltre, come sponsor tecnico dalla Nazionale russa, ha sospeso la partnership con la Federcalcio russa già tagliata fuori dalle competizioni. Mosca si è trovata fuori da tutto il mondo sportivo: fuori da Fifa, Uefa e Cio. Lo sport internazionale sventola le bandiere ucraine e caccia la Russia da Mondiali e competizioni europee. A Mosca sembrava prevalere la linea soft, con provvedimenti come niente bandiera né inno ai playoff in Qatar ma il rifiuto categorico di Polonia, Svezia e Repubblica Ceca di scendere in campo contro la Russia ha portato la Fifa ad adottare la decisione più dura e probabilmente la meno desiderata. Ai provvedimenti si accodano il mondo del basket, del tennis e del judo, lo sport prediletto da Vladimir Putin: di tutta risposta la Federazione internazionale di judo lo ha sospeso dalla carica di presidente onorario.

Goodbye Fast Food

L’8 marzo scorso anche i colossi del fast food americano hanno annunciato la loro personale fuga dalla Russia. Ad aprire le danze troviamo McDonald’s con la temporanea chiusura di tutti ed 850 i punti ristoro del Paese. L’amministratore delegato Chris Kempczinski ha spiegato che l’azienda continuerà a pagare i 62mila dipendenti che hanno lavorato per il marchio, ma è attualmente impossibile sapere quando i ristoranti potranno riaprire. Dello stesso avviso troviamo Pepsi, Coca- Cola e Starbucks che, oltre ad aver sospeso la vendita diretta presso i suoi locali, ha sospeso anche i rifornimenti destinati ai bar russi. È stato il Ceo di Starbucks, Kevin Johnson, ad affermare: «Condanniamo gli orribili attacchi della Russia in Ucraina e siamo solidali con tutte le persone colpite. Continuiamo a monitorare i tragici eventi e oggi abbiamo deciso di sospendere tutte le attività in Russia, inclusa la spedizione di tutti i prodotti Starbucks».

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Addio moneta digitale

Da sabato 5 marzo anche Visa e Mastercard hanno messo in atto la sospensione delle operazioni in Russia. Visa ha parlato di una “non provocata invasione dell’Ucraina e inaccettabili eventi a cui abbiamo assistito”, mentre Mastercard ha motivato con “la natura senza precedenti dell’attuale conflitto e la situazione economica incerta”. Domenica la stessa decisione è stata presa da American Express. Dal 12 marzo entrerà in vigore l’esclusione della Russia dal sistema SWIF (Society for worldwide interbank financial telecommunication), la principale rete di messaggistica finanziaria usata dagli istituti di credito, adibita alle transazioni monetarie internazionali. Tra le banche escluse troviamo Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Bank Rossiya, Sovcombank, Vnesheconombank (Veb) e Vtb Bank. In questa black list mancano attualmente la prima banca russa, Sberbank, e la terza, Gazprombank, attraverso la quale passano i pagamenti per le forniture di gas.

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Fuga dalla Russia

Ad essere spaventata, per le sanzioni e le decisioni finanziarie delle multinazionali, è la popolazione russa, sempre più povera, sempre più incerta sul proprio futuro. Molti pensano ad una fuga all’estero: a segnalarlo è in primis il motore di ricerca Google che in Russia, a partire dal 24 febbraio scorso, ha avuto un’impennata di ricerche di эмиграция, ossia emigrazione, del 5000%.

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UCRAINA | Volodymyr Zelensky, l’eroe creato da Putin

In questi giorni di aggressione all’Ucraina, l’ex attore eletto Capo di Stato, Volodymyr Zelensky, sta ribaltando i pregiudizi che molti – dalle cancellerie occidentali allo stesso popolo ucraino – avevano riguardo la sua figura di leader. 

Un attore populista

Classe 1978 e politico senza esperienza, Zelensky è a capo del Paese dall’aprile del 2019. Definito populista, la sua campagna elettorale fu incentrata totalmente sulla lotta alla corruzione e al potere degli oligarchi.

Quando scelse di scendere in politica era noto principalmente come comico. Raggiunse notorietà mediatica interpretando un personaggio della serie tv “Servitore del popolo”, un professore di Storia che si ritrovava presidente dopo aver denunciato sui social la corruzione del governo ucraino.

È con messaggi simili che oggi lo vediamo in mimetica, tramite video-selfie, tra le strade di Kiev.

La carriera politica

Ma facciamo un passo indietro. La sua carriera attoriale portò l’opinione pubblica internazionale a snobbare a lungo il nuovo leader ucraino. Volodymyr era visto unicamente come un comico posto alla guida di un Paese cuscinetto tra il mondo occidentale e la Russia di Vladimir Putin, un paese fondamentale per gli equilibri geopolitici europei. Russo madrelingua, fu accusato inizialmente di essere filorusso: troppo morbido nei confronti di Putin, incapace di valutare veramente la minaccia rappresentata dalla madre Russia.

Слуга народу (servitore del popolo), oltre ad essere una serie televisiva, è il nome del partito di Zelensky. Salendo al potere si trovò alla guida di un Paese logorato e spaccato in due, con le autoproclamate repubbliche del Donbass e la Crimea da un lato, il resto del territorio dall’altro. Nonostante ciò il presidente continuò il percorso di progressivo avvicinamento dell’Ucraina all’Occidente (iniziato già nel 2008 con la richiesta da parte del Paese sovrano di entrare a far parte dell’alleanza NATO) e proseguì cercando un accordo con la Russia nel dicembre del 2019: la richiesta ferma di un cessare il fuoco nell’est del Paese (vessato dal 2014) palesando la volontà di continuare lo scambio di prigionieri iniziato nel settembre dello stesso anno.

I rapporti Russia – Ucraina

I rapporti tra Russia e Ucraina sono tornati al centro dell’attenzione dei media lo scorso novembre, dopo la richiesta di Mosca all’Occidente di alcune garanzie per la sicurezza della Russia, tra queste l’esclusione definitiva della possibilità che l’Ucraina entrasse nella NATO. Come se non bastasse il Cremlino è arrivato a schierare circa cento mila soldati al confine con l’Ucraina.

È qui che i toni moderati di Zelensky sono radicalmente cambiati.

Nelle ore precedenti l’attacco russo, Zelensky ha affermato con fermezza che gli ucraini erano pronti a combattere, rispedendo al mittente le accuse di nazismo ricevute da Putin e invitando il popolo russo alla riflessione. Con l’inizio dei bombardamenti ha accusato l’Occidente di aver lasciato il Paese a sé stesso: “Chi è pronto a combattere con noi? Non vedo nessuno. Chi è pronto a dare all’Ucraina una garanzia di adesione alla Nato? Tutti hanno paura”.

Ha deciso, con parole piene di sarcasmo, di non accettare l’offerta degli Stati Uniti per un’evacuazione sua e della sua famiglia dalla capitale: “Mi servono armi per combattere, non un passaggio” ha replicato.

Un nuovo modello di leader

Quella a cui stiamo assistendo è la trasformazione di un uomo da politico a leader morale.

Zelensky sta gradualmente diventando un capo di stato ammirato e rispettato sia dagli ucraini che all’estero. Comunica con video tramite social e li sta diffondendo con un ritmo incessante. L’uomo che abbiamo di fronte non è più l’attore in giacca e cravatta ma è il Capo di Stato in trincea.

È colui che scende in mimetica per le strade della città invitando la popolazione a resistere, creando un legame indissolubile con la sua gente. A capo della resistenza ucraina, infervora gli animi e guida una guerriglia di strada mossa casa per casa, strada per strada.

È l’uomo che invia messaggi di coraggio, portando il Cremlino al negoziato sul confine con la Bielorussia senza nessuna condizione preliminare.

Ecco chi è l’eroe creato da Putin.