valorizzazione

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NEWS | Palermo, parte la progettazione del Museo del Liberty

“Dopo anni di battaglie e d’impegno, finalmente si va verso la realizzazione del Museo del Liberty a Palermo, nello stesso luogo in cui sorgeva Villa Deliella, cioè nell’odierna piazza Crispi. Stanotte infatti all’ARS è stato approvato il finanziamento per l’avvio della progettazione, dopo l’espropriazione dell’area. Non è un caso che il Museo sorgerà lì dove una volta si trovava una delle più belle ville dell’epoca Liberty, distrutta nel 1959 in uno dei primi atti del triste sacco di Palermo“. Dichiara così Marianna Caronia, deputato dell’ARS.

“Comincia dunque un percorso di rinascita che si basa sulla riscoperta e sulla valorizzazione di un’esperienza artistica e culturale; la stessa che con i Basile e i Florio diede lustro a Palermo unendo arte, innovazione, commercio e industria. Non posso negare la mia emozione per quello che spero diventerà l’inizio di un nuovo progetto di rilancio per Palermo“. Continua Caronia dopo il voto di questa notte in Commissione bilancio dell’ARS. L’assemblea ha stanziato ben 3 milioni per la progettazione del nuovo museo del Liberty a Palermo.

Liberty
Villa Deliella (PA) 

In copertina: foto d’epoca di piazza Crispi (PA) con Villa Deliella sullo sfondo (fonte: Città Metropolitana di Palermo).

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NEWS | “Le molte facce dell’Archeologia”, il resoconto dell’incontro del MAUC

Come annunciato, si è tenuto ieri, tramite una diretta su YouTube, il terzo appuntamento con i dialoghi del MAUC (Museo di Archeologia dell’Università di Catania); a interagire sul tema delle molte facce dell’Archeologia, sono stati il Professore Daniele Manacorda, il Professore Daniele Malfitana, entrambi docenti di Metodologia della ricerca archeologica. A introdurre la conferenza è stato il Professore Nicola Laneri, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico e Responsabile scientifico MAUC.

Dalla definizione di Archeologia alla pratica e ai contesti

Professore Manacorda, cos’è per lei l’Archeologia vista nella linea del tempo della sua formazione fino ad oggi?

Il Professore Malfitana ha chiesto così a Manacorda, il quale ha risposto: “L’Archeologia è una delle forme più fantastiche di vivere il tempo, un tempo che è sempre mutevole e che scorre in uno spazio che persiste. Quel qualcosa che ci permette di calarci in spazi che sono stati vissuti prima di noi e che quelli dopo di noi vivranno in modo diverso. L’Archeologia ci permette di ridare vita a luoghi del passato immersi in un silenzio senza fine.

Manacorda ha continuato sottolineando come l’Archeologia non sia altro che una forma di conoscenza che si occupa del passato delle società e della loro relazione con l’ambiente. È importante, ha ribadito Manacorda, capire che l’Archeologia contemporanea non può più ergersi come “ancella della storia”. La sua funzione deve essere quella di fornire una ricostruzione globale, fondata sui singoli eventi e contesti nella lunga durata del tempo storico.

Uno spunto per i giovani

Ai giovani voglio dire che nulla sfugge all’occhio dell’Archeologia contemporanea. Per me l’Archeologia è uno strumento d’interpretazione della realtà che si fonda su concetti molto semplici e alla portata di tutti, spesso difficili da trasformare in ricerca. Occorrono metodo, fatica e tempo“. 

Questi concetti guidano la comprensione del mondo. Si potrebbe creare in un triangolo virtuoso – afferma Manacorda – comprendente le indagini stratigrafiche, tipologiche e tecnologiche che stanno alla base delle facoltà umane nel tempo. In questi tre elementi consiste ciò che chiamiamo “cultura materiale” e che è comune a tutte le Archeologie. Il professore Manacorda ha applicato questa sua indagine per ricavare dei risultati in un contesto di scavo da lui indagato negli anni ’80 del Novecento vicino Brindisi, antico luogo di produzione anforacea.

“L’Italia agli italiani” e il tema della valorizzazione del Colosseo

Prima dell’apertura del dibattito, Malfitana ha discusso con Manacorda sul tema della valorizzazione dei beni culturali; è partito dal titolo di un contributo di Manacorda del 2014: “L’Italia agli italiani: istruzioni e ostruzioni per il patrimonio culturale”. Infatti, in quella sede, il Professore Manacorda ha affrontato il tema dell’integrazione tra Archeologia e mondo moderno, cercando di analizzare il processo di nascita dell’Archeologia pubblica, avviatosi in Italia solo tra il 2010 e il 2011.

Un processo che ha permesso di avere un dialogo con la politica e con i conseguenti sistemi di riforma. A tal proposito, Manacorda ha così avuto l’occasione di fornire un quadro aggiornato del suo progetto sull’area del Colosseo, iniziativa che sembra stia cominciando a prendere concretezza grazie all’uscita di un bando del Ministero.

In questa idea, rientrerebbe l’obiettivo di Manacorda di valorizzare uno dei luoghi più importanti di Roma. Vuole restituire al Colosseo il suo spazio vitale originario, affinché non sia più visto come “un dente cariato”, a causa della messa in vista degli ambienti sotto l’arena, con i muri esposti alle intemperie. Un ambiente che, gli architetti romani avevano costruito per rimanere sotterraneo e non per essere visto. Una questione di tutela, ma anche di etica ed estetica di estrema importanza.

Il rispetto per l-origine delle cose

Continua Manacorda, “L’architettura è fatta di un’armonia di forme. Se un tempio antico non ha più il tetto, e se non ci sono motivi particolari che lo impongano, non c’è nessun motivo per dargli un tetto; dobbiamo rispettare il concetto di rovina come forma storicamente determinata“. Ciò non vuol dire che, in caso di calamità, elementi architettonici non debbano essere rialzati, come è successo con l’anastilosi nel Foro della Pace a Roma.

Anche nelle definizioni si deve ritornare all’origine: l’arena del Colosseo è stata tale solo per 400 anni, per il resto del tempo è stata una piazza, un luogo di incontro sociale. Il Colosseo ha diritto alla sua “piazza”. Non bisogna avere paura di confrontarsi con la modernità, ha sottolineato fortemente Manacorda, sacralizzando all’estremo ogni cosa. “Invito i giovani a riflettere quindi su questi condizionamenti culturali”.

Il dibattito e gli ospiti intervenuti

In conclusione si è aperto un dibattito, in cui sono intervenuti figure come Marcello Barbanera, Professore di Archeologia e Storia dell’Arte greco-romana alla Sapienza di Roma. Egli ha discusso con Manacorda sul rischio delle ultra-specializzazioni delle discipline archeologiche rispetto ad un’Archeologia globale; un argomento che deve esser sempre preso in considerazione, in particolare dalle giovani menti degli studenti di Archeologia. Le nuove generazioni non devono avere paura della visione olistica del mondo, ha risposto Manacorda; devono integrare anche i mezzi tecnologici a loro disposizione.

Si è poi aperto un ulteriore dialogo con la Professoressa Rita Lucarelli, egittologa e Professoressa all’Università di Berkeley (California); è intervenuta sull’importanza di non abbassare il livello di conoscenze, tenendo sempre presente l’importanza dell’antropologia e della filologia nello studio archeologico.

Si è poi concluso l’incontro con un dialogo tra il Professore Malfitana e il Professore Laneri. Si è parlato di scavi urbani e della ripresa delle ricerche a Catania, soprattutto in Via Crociferi. Una zona del centro storico molto indagata dal Malfitana e su cui si spera di poter coinvolgere a breve gli studenti dell’Università di Catania.

Manacorda
Daniele Manacorda in un momento della conferenza
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NEWS | La Maison Bulgari per il progetto di Largo Argentina

Partiranno entro i primi di marzo i lavori di rivalutazione,  presso quella che era l’Area Sacra per i Romani vissuti tra il IV e il II sec. a.C., Largo Argentina. Finanziatrice dei lavori, per un importo di poco più di un milione, sarà la Maison Bulgari. La Maison si è già occupata in passato dei programmi di ristrutturazione della Scalinata di Trinità dei Monti, in occasione dei 130 anni capitolini della Fashion House.

Progetto e fruizione del Largo

Con un progetto che è stato affidato all’impresa Biagioli, si prospetta la fine dei lavori entro 360 giorni dall’inizio. Obbiettivo di questo cantiere è rendere maggiormente fruibile lo spazio di Largo Argentina, accomodando le quote archeologiche della città vecchia con quelle della città nuova. Delle passerelle, ha dichiarato l’architetto Patrizio di Nezio, renderanno maggiormente fruibile l’area in sicurezza. Un’accessibilità massima anche per i disabili, grazie all’installazione di una cabina con pedana elevatrice. Inoltre, si procederà anche con lavori di restauro di alcune parti dell’area archeologica.

Infatti, proprio tra il 1926 e il 1929, i lavori di demolizione del vecchio quartiere compreso tra via del Teatro Argentina, via Florida, via S. Nicola de’ Cesarini e corso Vittorio Emanuele riportarono alla luce uno dei più importanti complessi archeologici della città. Venne fuori una vasta piazza lastricata su cui sorgono quattro templi di origine ancora abbastanza incerta. Un luogo famoso per la storia dei Romani e che ha subito fasi di riedificazione, anche sotto Domiziano e fino al Medioevo.

Si tratta di un sito che non ha ricevuto negli anni le giuste attenzioni e che si spera venga maggiormente valorizzata. Inoltre, proprio in via San Nicola de’ Cesarini, sarà aperta un’area di esposizione museale per i reperti dell’area del Largo. Un progetto interessante che vede la collaborazione tra la Soprintendenza Capitolina, nelle persone di Vittoria Marini Clarelli e Antonello Fatello, e la Maison Bulgari.

Largo
Pianta dell’Area (Soprintendenza Capitolina)
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NEWS | Messina e Campo Calabro (RC) insieme per il Sistema Fortificato dello Stretto

Il particolare momento ha rallentato il percorso del protocollo siglato da Comuni, Istituzioni, Enti e Associazioni delle due coste. Tale protocollo è finalizzato alla valorizzazione e alla promozione dell’intero Sistema Fortificato dello Stretto, la Città di Messina ed il Comune di Campo Calabro; le due città aderiscono quindi al progetto Ministeriale delle Politiche Giovanili “Fermenti in Comune”, mettendo al centro delle azioni i Forti Ogliastri (Messina) e Siacci (Matiniti Superiore – Campo Calabro).

Alla riscoperta del Sistema Fortificato

Con la formalizzazione dell’accordo, dunque, riprende il percorso di comunione di intenti tra i Comuni dell’Area dello Stretto. Esso fu avviato nel 2006 dall’allora referente del Coordinamento dei Forti dello Stretto, Enzo Caruso. Dunque, con la firma del nuovo documento, il Sindaco di Messina Cateno De Luca e il Sindaco di Campo Calabro (RC) Rocco Alessandro Repaci convengono sulla necessità di intraprendere azioni sinergiche, finalizzate allo sviluppo di forme innovative di imprenditorialità giovanile tramite la gestione di attività economiche a carattere culturale, turistico, sociale

I due sindaci, quindi, riconoscono il comune interesse alla valorizzazione del patrimonio fortificato. Si impegnano, altresì, a formalizzare tali attività nel quadro del comune disegno della “Carta di Corfù”, sottoscritta a Messina il 16 aprile 2019. Recentemente, l’Assessore Caruso, d’intesa con l’Assessore ai Beni Culturali Salvatore Mondello, sta lavorando per redigere un piano complessivo di acquisizione e di valorizzazione di beni afferenti al patrimonio fortificato riferito al XVI e al XIX secolo.

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NEWS | Il Premio di Poesia e Fotografia “Cesare Filangieri” per la valorizzazione del territorio

Giunto alla sua terza edizione, il Premio di Poesia e Fotografia “Cesare Filangieri”, nasce per promuovere e valorizzare il territorio vesuviano di Napoli.

Lo scopo principale è far conoscere ai turisti, nazionali e internazionali, le bellezze del Patrimonio Culturale territoriale, tra cui la propria sede, la Parrocchia “Immacolata e Sant’Antonio” di Cercola, un tempo Cappella dei Principi Filangieri di Napoli:

“Siamo davvero felici ed orgogliosi di essere giunti alla terza edizione! Questo concorso, che coinvolge adulti e bambini, mira alla conoscenza e alla valorizzazione del Patrimonio culturale materiale e immateriale di Napoli e provincia, ponendo tracce tanto profonde da fungere come mezzo di denuncia non solo della condizione odierna nella quale versano i nostri giovani senza lavoro e privati dei sogni, ma anche dell’incuria e dell’abbandono in cui versano i nostri più preziosi monumenti. Il nostro obiettivo, dunque, è porre le basi di una tutela e di una sensibilizzazione più forte sul territorio, per preservare la memoria del passato e tramandarla ai posteri.” Questa la dichiarazione del Dott. Giancarlo Piccolo, scrittore e autore di “Cappella Filangieri. Indagini sulla Parrocchia Immacolata e Sant’Antonio-Cercola”, che da anni si occupa di studio e divulgazione storica e archeologica.

I partecipanti potranno presentare poesie e fotografie edite o inedite, inerenti alle tematiche annuali sancite dagli organizzatori. L’equipe del Premio è infatti composta dalla dott.ssa Ilaria Guardasole, dalla dott.ssa Anna Falco, dal dott. Fabio Germino e dal dott. Mattia Esposito, figure impegnate costantemente nell’ambito del giornalismo e dei beni culturali.

Per quanto riguarda la poesia, in lingua italiana o napoletana, i componimenti dovranno rappresentare i “Sogni senza voce”, esprimendo l’impossibilità di poter coltivare i propri sogni al giorno d’oggi. La seconda sezione poetica richiede agli autori di esprimere la bellezza del Parco Nazionale del Vesuvio con il tema “Il Vesuvio. Il Gigante che abbraccia la città”.

Per la sezione fotografica, invece, una delle tracce proposte è “Love art, Street art”, un ambito artistico in crescita nel territorio urbano di Napoli. Il secondo tema fotografico verte sulla denuncia: “Antichità insanguinate. Crimini contro il Patrimonio Culturale”, per dar voce a contesti in stato di degrado e abbandono in cui sono numerosi Beni Culturali del territorio.

L’evento, che avrà inizio il 1 Febbraio 2021, terminerà  nel mese di Luglio. Ai vincitori saranno consegnati non solo buoni Amazon dal valore di 50 €, ma anche targhe e trofei. Il concorso non prevede alcuna quota di partecipazione.

Qui il Bando per la partecipazione al concorso.

I grandi nomi della cultura nella giuria

Il Premio Cesare Filangieri promosso dall’Ente Ecclesiastico “Immacolata e Sant’Antonio”, con il patrocinio del Comune di Cercola, del Comune di Napoli e dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, vanta in giuria grandi nomi del mondo culturale.

Tra questi la Dott.ssa Antonella Ferraro, assessore alla cultura del Comune di Cercola e il Dott. Francesco Amoruso, scrittore e cultore della materia di Letteratura Italiana moderna e contemporanea all’Università di Napoli “Federico II”.

Presente anche la Dott.ssa Angela Marmolino, collaboratrice della collana istituzionale “Percorsi D’Arte” con la Soprintendenza di Napoli e Provincia e responsabile della Biblioteca di Cultura Vesuviana di “Padre Alagi”.

Inoltre, ci sarà la presenza straordinaria del Dott. Marco Perrillo, giornalista di “Il Mattino” e autore di “Misteri e Segreti dei quartieri di Napoli”.

La Cappella Filangieri, sede storica del Premio

Il Premio Cesare Filangieri deve il suo nome al padre del giurista illuminato Gaetano Filangieri, Cesare Filangieri.

Il Principe Cesare Filangieri trascorreva le giornate estive al casino di Cercola, sub umbra quercus, sotto l’ombra di una quercia. È proprio dalla secolare quercia che la città di Cercola trae il suo nome. Tale toponimo avrebbe radici proprio dove sorge la Cappella Filangieri, dove è presente, come testimonianza, un’antica epigrafe.

“ELICIO SACRATA IOVI FORTISSIMA QUERCUS, HIC STETERAT VILLAE NOMEN ET OMEN ADEST”

Epigrafe (1775)

Protagonista nel 2019 della XXV edizione del “Maggio dei Monumenti” e delle “Giornate Europee del Patrimonio” 2019 e 2020, la parrocchia, ex Cappella dei Principi Filangieri, conserva il suo patrimonio storico-artistico immutato. Tra i preziosi beni di interesse storico-artistico, citiamo la tela San Francesco da Paola, oggi in restauro grazie ad una campagna di crowdfunding e forse dono del Re di Napoli Ferdinando IV.

La chiesa-museo conserva al suo interno anche la cripta funeraria, luogo di sepoltura di principi e fedeli, visitabile su prenotazione.

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NEWS | Riprendono gli scavi dell’Antica Spiaggia di Ercolano dopo 40 anni

Nel Parco Archeologico, riprendono quest’anno gli scavi per portare alla luce l’Antica Spiaggia di Ercolano. Parzialmente scavata nel 1980, i lavori sono, finora, fermi sul fronte vista mare dell’antica Herculaneum.

L’antico lido romano è circa 4 metri al di sotto dell’attuale livello del mare, a causa dei movimenti del terreno successivi all’eruzione del 79 d.C. I tecnici del Parco Archeologico di Ercolano, del MIBACT e dell’Herculaneum Conservation Project seguiranno le difficili operazione di scavo.

Foto delle fornici sull’Antica Spiaggia di Ercolano, dove si rifugiarono gli abitanti nel 79 d.C.

 

Un progetto multidisciplinare per la valorizzazione dell’Antica Spiaggia di Ercolano

Il progetto permetterà ai visitatori di vivere l’esperienza della vita nell’antica città. Raggiunto il livello della spiaggia, verrà inserita della sabbia drenante, per consentire ai turisti di passeggiare allo stesso modo degli antichi ercolanesi.

Inoltre la collaborazione tra enti pubblici e privati, in questo progetto, evidenzia la necessità e l’utilità di questa unione per la tutela, la valorizzazione e la fruizione dei BBCC.

I lavori dureranno due anni e mezzo con il contributo di studi multidisciplinari:

“Lo studio andrà nella direzione di coniugare le indagini archeologiche, in stretta relazione con gli aspetti antropologici, geologici, paleobotanici, conservativi creando una stabile connessione con il pubblico presente e da remoto.” Afferma il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano.

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NEWS | L’impegno italiano per la valorizzazione dell’antica città di Tiro (Libano)

Il Progetto

Si è concluso il progetto di valorizzazione e recupero del sito archeologico nell’antica città di Tiro, nella zona meridionale del Libano. I Caschi Blu italiani della missione Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) hanno portato a termine il piano.

Al-Mīnā’

Gli interventi hanno interessato il sito di Al-Mīnā’. In particolare, è stata effettuata una recinzione perimetrale e una manutenzione all’impianto di illuminazione dell’area. È una zona di grande interesse archeologico che ha restituito testimonianze di diverse epoche storiche: localizzata nella zona meridionale rispetto all’omonima città fenicia, ha svelato antiche rovine collegate a diverse civiltà. Di particolare bellezza è la sua strada colonnata, le terme romane e i numerosissimi mosaici bizantini. Inoltre, una delle peculiarità di Tiro era la presenza delle “vasche per la tintura”, nelle quali venivano collocati i tessuti che assumevano il color porpora grazie ai “murici”, molluschi conosciuti fin dal periodo fenicio.

Resti dell' antica città di Tiro
Resti dell’ antica città di Tiro

 

L’esercito italiano in Libano

Il progetto rientra nell’ambito della cooperazione civile – militare nel piano di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico di Tiro,  dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. I fondi usati provengono dal Ministero della Difesa italiano, che lavora in stretto coordinamento con le autorità locali, impiegando manodopera locale.

Il presidente dell’Unione delle municipalità di Tiro, Hassan Dbouk, e il comandante del contingente italiano in Libano, il generale di brigata Andrea Di Stasio, erano entrambi presenti alla cerimonia di inaugurazione.

La consapevolezza e la sensibilità di noi militari italiani per l’arte e la cultura ha trovato espressione oggi in questa attività di valorizzazione del sito archeologico di Tiro. Io sono solo uno dei tanti testimoni di un rapporto millenario tra due sponde del Mediterraneo, tra la cultura italiana e quella libanese. Spero che questo progetto sia foriero di futuri slanci non solo nell’archeologia e nell’arte ma anche nel turismo e, quindi, nella ripresa economica di questa terra meravigliosa”, come commenta Di Stasio.

 

Progetto di recupero e valorizzazione del sito archeologico
Progetto di recupero e valorizzazione del sito archeologico
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NEWS | Sicilia, la salvaguardia dei Beni culturali contro la minaccia idrogeologica

In Italia “più di 37.500 siti culturali sono soggetti a fenomeni franosi e circa 30.000 sono a rischio alluvioni”: questo il messaggio d’allarme molto chiaro lanciato da Rosario Santanastasio, presidente dell’organizzazione “Archeoclub Italia”. Una delle principali minacce ai Beni culturali è quella idrogeologica. È necessario porsi come obiettivo fondamentale non solo quello della salvaguardia, ma anche della valorizzazione e promozione dei Beni culturali.

Il Centro di documentazione archeologica “Archeoclub Italia” opera, infatti, su tutto il territorio nazionale, allo scopo di limitare i danni connessi al dissesto idrogeologico, attuando gli approcci di salvaguardia ritenuti più idonei.

Il messinese, zona rossa della Sicilia orientale

Nella terra siciliana, ricca di realtà archeologiche e culturali, l’area del messinese costituirebbe la “zona rossa” della Sicilia orientale.

Il geologo e rappresentante siciliano di Archeoclub, Salvatore Caruso, sottolinea i rischi connessi a questa zona, che è stata soggetta, in passato, a forti alluvioni, di cui quella del 2009 ne costituisce una drammatica prova. In quell’occasione il fango, ricoprendo per oltre 500 metri il comune di Scaletta Zanclea (ME), oltre a distruggere le abitazioni, provocò ingenti danni al Castello Rufo Ruffo, voluto da Federico II di Svevia nel XIII secolo e arroccato sul punto più alto del paese.

Colate di fango e detriti, Tripi (ME)

 

L’area di Tripi e le trasformazioni geologiche

Ad oggi, sono ancora le aree del territorio messinese a essere più a rischio nel sottile equilibrio idrogeologico dell’isola. Non sfuggono, alla triste problematica, quelle dell’entroterra: “L’area di Tripi e le limitrofe sono soggette a trasformazioni metamorfiche d’indebolimento, causate dall’azione dell’acqua nel corso degli anni”, afferma Caruso. Proprio a Tripi, in contrada Cardusa, il sito archeologico maggiormente a rischio è la necropoli monumentale risalente al IV-III secolo a.C., di quella che un tempo era la città di Abakainon

Fondata dai Siculi, forse già nel 1100 a.C., raggiunse l’apice con i Greci. La necropoli, per la bellezza e finezza architettonica dei monumenti funebri – sormontati da una stele epitymbion di forma rettangolare (segnacoli tombali, posizionati sopra le sepolture, in pietra arenaria) – e per la preziosità dei reperti rinvenuti nelle tombe, è stata definita dagli archeologi come il luogo di sepoltura riservato ai cittadini più facoltosi della città. Inoltre, gli studiosi hanno rilevato l’impianto dell’area urbana, delimitata da un muro di terrazzamento, nelle cui vicinanze correva un largo canale per il defluire delle acque. Il muro serviva a delimitare una grande piazza, probabilmente il foro dell’antica Abakainon.

Tripi, necropoli di C/da Cardusa, stele epitymbion e resti di colonne

Il triste “lancio della moneta” per la salvaguardia dei siti archeologici siciliani

A complicare la già infelice situazione delle realtà culturali siciliane, sottoposte ad un alto rischio di dissesto idrogeologico, vi sono le norme che regolano “la scelta” nei confronti dei siti archeologici da salvaguardare. È il rapporto tra grado di rischio del dissesto e la percentuale d’insediamento umano a giocare il ruolo principale in questa partita. La Regione Siciliana destina i fondi necessari per la messa in sicurezza prevalentemente ad aree a rischio elevato, ma che siano densamente abitate (cosiddette R4 come indicate dal P.A.I., il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico). Questo va a scapito di piccoli comuni, come nel caso di Tripi.

Il piccolo centro dell’entroterra tirrenico in provincia di Messina, sebbene conti all’incirca solo 800 abitanti, nasconde evidenze culturali molto importanti. È necessario, dunque, trovare un altro modo per salvaguardare il patrimonio culturale, oltre che naturale e umano, anche di piccole realtà come questa. Il geologo Caruso afferma come costituisca un obbligo da parte di tutte le amministrazioni, che operano in aree a rischio, dimostrarsi “sensibile agli interessi ed alle esigenze territoriali”, come attualmente quella di Tripi sta facendo.

Valorizzazione, salvaguardia, promozione

In Sicilia, la Onlus Archeoclub si è interessata anche di fare il punto sulla delicata questione dei problemi di staticità del Castello Svevo di Augusta, in provincia di Siracusa. Il castello, risalente al XIII secolo, sebbene assurga a simbolo della città, si trova in completo stato di abbandono e da anni ormai è chiuso al pubblico per rischio crolli. Solo nel maggio scorso ha preso il via un bando di gara per il consolidamento e il restauro dell’edificio, nonché per la sua futura fruizione. “Occorre agire in fretta, perché salvaguardare un bene significa renderlo fruibile valorizzandolo”, spiega Santanastasio.

salvaguardia
Il Castello Svevo di Augusta

Inoltre, non vanno dimenticate le parole di Sebastiano Tusa, ex assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, tragicamente scomparso nell’incidente aereo di Bishoftu, in Etiopia, nel marzo 2019, su come “la salvaguardia di un bene prescinde dalla sua valorizzazione, che non può che coincidere con la sua promozione attiva e partecipe di quello che non può, anzi non deve, essere dimenticato”.

 

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NEWS | Le armi dei Gladiatori. Al via l’anteprima digitale della mostra del MANN

A partire dal 13 gennaio 2020 il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) farà partire sui canali social (Facebook e Instagram) un’anteprima digitale della mostra sui Gladiatori. Questo piccolo “assaggio” accompagnerà lo spettatore attraverso le stesse sezioni ideate per l’esposizione, programmata per il prossimo 8 marzo 2021.    

LA MOSTRA

L’esposizione è il risultato di una collaborazione tra il MANN e l’Antikenmuseum di Basilea, che grazie al contributo del Parco del Colosseo raccoglierà più di 160 opere nel grande Salone della Meridiana. La collezione di 50 esemplari di armi custodita dal MANN, sarà il fulcro della mostra. Le armi dei gladiatori saranno il cardine attorno al quale ruoterà tutta l’esposizione: la forgiatura, il rapporto tra l’oggetto ed il suo proprietario. Particolare enfasi sarà data alla vita dei gladiatori e ai luoghi delle battaglie. 

Il percorso sarà articolato in sei sezioni: dal funerale degli eroi al duello per i defunti; i gladiatori e le loro armi; dalla caccia mitica alle venationes; vita da Gladiatore; gli anfiteatri della Campania; i Gladiatori in casa e sui muri. Percorso organizzato e curato dal direttore del MANN Paolo Giulierini, Valeria Sampaolo e Laura Forte.

Ospite d’onore il Mosaico Pavimentale di Augusta Raurica (sezione “i Gladiatori in casa e sui muri”), per la prima volta esposto fuori dal territorio elvetico dopo il restauro. Il mosaico, datato al II secolo d.C. proviene dal sito di Augusta Raurica (CH) rappresenta una scena di lotta tra gladiatori. 

L’ANTEPRIMA

Per la “mostra digitale” è stata selezionata una rassegna delle opere più incisive e rappresentative di ognuna delle sei sezioni. Verranno mostrati manufatti originali, come la spada con fodero di I secolo d.C. ritrovata nel Portico dei Teatri di Pompei, l’elmo di mirmillione (seconda metà del I secolo d.C.) con il ritratto della personificazione di Roma. Inoltre, il coperchio di una cassetta medicale in bronzo e argento (I secolo d.C.) proveniente da Ercolano, riccamente decorato con la tecnica dell’ageminatura. Quest’ultimo reperto è di particolare effetto, in quanto rende partecipi della realtà quotidiana dei Gladiatori.

Elmo gladiatorio di mirmillione con personificazione di Roma, Barbari, prigionieri, trofei e vittorie (seconda metà del I sec. d.C.).

 

A sorpresa sarà mostrata anche una piccola anteprima della ricostruzione digitale delle pitture che decoravano l’Anfiteatro di Pompei (Progetto di Altair 4 Multimedia). Le pitture a soggetto gladiatorio verranno messe in risalto grazie alle nuove tecnologie. Per questa anteprima saranno presentati alcuni frame della ricostruzione dell’Anfiteatro visibile in mostra.

Ricostruzione dell’Anfiteatro di Pompei (MANN).

Con questa mostra, il MANN prosegue il suo percorso di promozione digitale del patrimonio di inestimabile valore culturale custodito al suo interno.

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NEWS | Udine, una tomba di 4000 anni fa apre al pubblico

L’Università degli Studi di Udine, il Segretariato regionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo per il Friuli Venezia Giulia (MiBACT) e il Comune di Udine hanno siglato la scorsa settimana una convenzione per il recupero del tumulo protostorico di Sant’Osvaldo. Finalmente aprirà ai visitatori la straordinaria tomba di 4000 anni fa. L’accordo, della durata di 5 anni, permetterà la valorizzazione del tumulo funerario situato a Sant’Osvaldo, a Udine. Il protocollo d’intesa è stato firmato dal rettore dell’Università, Roberto Pinton, dal direttore del Segretariato regionale, Roberto Cassanelli, e dal sindaco, Pietro Fontanini.

La sepoltura di un capo dell’Età del Bronzo

La sepoltura a tumulo di Sant’Osvaldo ha un ruolo fondamentale per la conoscenza del Friuli dell’Età del Bronzo. La tomba si trova alla periferia di Udine, in una zona conosciuta come “Pras de tombe” (Prati delle Tombe), che è stata luogo di sepoltura nel Bronzo Antico. Il tumulo venne costruito in posizione sopraelevata sulla pianura sottostante, così da accrescerne monumentalità e visibilità. I ritrovamenti archeologici della zona attestano che il luogo era frequentato fin dal Neolitico, ma solo nell’età del Bronzo fu usato come necropoli.

Il sepolcro è costituito da ciottoli e blocchi di roccia provenienti da depositi fluviali e ricoperti da oltre un metro di suolo argilloso. Il tumulo ha dimensioni  notevoli con un diametro di circa 26 metri e un’altezza di 4 metri: probabilmente, in origine, era più grande. La tomba, in età tardo-romana, è stata poi riusata come fornace da calce e, nei primi del Novecento, ingrandita per costruirvi un belvedere.

1 Il tumulo di Sant'Osvaldo prima dello scavo-2
Esterno del Tumulo di Sant’Osvaldo
Le ricerche

Tra il 2000 e il 2002, il gruppo di ricerche per la protostoria dell’Università di Udine ha condotto scavi archeologici a S. Osvaldo sotto la direzione della Prof.ssa Paola Cassola.
Nella zona più interna del monumento, sotto un’ampia cupola di ciottoloni, coperta da uno spesso deposito di terreno argilloso, vi era la tomba ad inumazione di un maschio adulto, privo di corredo. La sepoltura era in origine costituita da una cameretta di tavole di legno, orientata in senso nord – ovest e sud – est, coperta da file di ciottoloni. La datazione al Bronzo Antico (intorno al 2000 a.C.), proposta  su basi archeologiche, è stata confermata e precisata dai risultati dell’analisi al Carbonio14.
La presenza in Friuli di questo e di altri tumuli protostorici, permette di collegare strettamente la regione alle culture coeve dell’Europa centro-orientale: erano sepolture monumentali destinate a celebrare figure di capi di piccole comunità.

2 Il tumulo di Sant'Osvaldo in corso di scavo (A)-2
Un’immagine d’epoca degli scavi (da Udine Today)

Il progetto di valorizzazione

Sarà finalmente aperta ai visitatori una straordinari tomba dell’età del Bronzo.

Il restauro del tumulo era terminato tra il 2010 e il 2011, ma non si erano ancora realizzati progetti per la valorizzazione e la fruizione. L’accordo di collaborazione tra Comune di Udine, MIBACT e l’Università di Udine prevede tre tipi di azioni: progetti didattico-divulgativi, rivolti principalmente alle scuole ma anche a un pubblico più vasto e alla cittadinanza; formazione di operatori dedicati ad attività di educazione al patrimonio archeologico; realizzazione di prodotti editoriali divulgativo-didattici per le scuole su temi di carattere archeologico ed ambientale. 

4 Il nucleo della tomba. Lo scheletro,protetto dalla calotta di ciottoli,giace sul fianco sinistro con le gambe flesse e le mani raccolte sotto la testa-2
La camera centrale del tumulo con la sepoltura (da Udine Today)

Nell’ambito delle attività di tutela del sito archeologico di Sant’Osvaldo, l’Università di Udine garantirà l’accesso al pubblico e la manutenzione ordinaria del sito, degli impianti e dell’area circostante. Il Comune, tramite i Musei Civici, fornirà strumenti e risorse per favorire la conoscenza del sito. Infine, il Segretariato regionale del MiBACT fornirà il supporto istituzionale ai progetti e alle iniziative volte alla promozione culturale e turistica. Il Segretariato ha, inoltre, delegato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia gli interventi di manutenzione straordinaria e, se necessario, ulteriori ricerche e restauri. Il gruppo di lavoro che coordinerà le attività previste dal protocollo è formato da: Elisabetta Borgna per l’Università di Udine, Paola Visentini per i Musei Civici, Roberto Cassanelli per il Segretariato MIBACT e Simonetta Bonomi per la Soprintendenza.