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NEWS | “RePAIR”: cosa succede quando la robotica incontra l’archeologia

Ormai da tempo, l’archeologia ha fatto numerosi passi avanti nel mondo “moderno”, avvalendosi sempre di più di strumenti e metodi che rendono indispensabile l’uso della tecnologia.

L’ultimo esempio è il progetto RePAIR, acronimo di Reconstruction the past: Artificial Intelligence and Robotics meet Cultural Heritage. Partito il primo settembre 2021, RePAIR è il connubio tra robotica e archeologia, tramite l’utilizzo di una tecnologia avanzata per la ricostruzione fisica di manufatti archeologici, in gran parte frammentati e di difficile ricomposizione.

RePAIR robotica incontra archeologia
Frammenti di affresco da Pompei
Come funziona RePAIR

Si tratta di una struttura robotica dotata di braccia meccaniche, capace di scansionare migliaia di frammenti e riconferire loro la giusta collocazione, come un puzzle da ricomporre. Il riconoscimento dei frammenti è reso possibile grazie ad un sistema di digitalizzazione 3D, una banca dati dalla quale attingere per riconoscere i frammenti da utilizzare.

RePAIR robotica incontra archeologia
Esempio di robotica applicata all’archeologia nella ricostruzione di manufatti frammentati
Pompei sarà il banco di prova di RePAIR

RePAIR sarà testato a Pompei, dove verrà utilizzato per ricomporre gli affreschi del soffitto della Casa dei Pittori, nell’insula dei Casti Amanti, danneggiati dall’eruzione del 79 d.C. prima, e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale poi. Già dal 2018 una equipe svizzera lavora al restauro di questi affreschi. RePAIR, quindi, lavorerà in parallelo all’azione manuale degli esperti di pitture murali dell’Università di Losanna, fornendo in questo modo la possibilità di confrontare le diverse metodologie di lavoro e i rispettivi risultati.

Restauro dell’affresco dei Casti Amanti, Pompei
Un problema atavico risolto da RePAIR

«Le anfore, gli affreschi, i mosaici, vengono spesso portati alla luce frammentati, parzialmente integri o con molte parti mancanti» – dichiara il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – «Quando il numero dei frammenti è molto ampio, con migliaia di pezzi, la ricostruzione manuale e il riconoscimento delle connessioni tra i frammenti è quasi sempre impossibile o comunque molto laborioso e lento. Questo fa sì che diversi reperti giacciano per lungo tempo nei depositi archeologici, senza poter essere ricostruiti e restaurati, e tantomeno restituiti all’attenzione del pubblico. Il progetto RePAIR, frutto di ricerca e competenza tecnologica, grazie all’ausilio della robotica, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, si pone l’obiettivo di risolvere un problema atavico».

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei

In copertina: affresco dall’insula dei Casti Amanti – foto: Parco archeologico di Pompei.

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ATTUALITÀ | L’arte è viva: le animazioni 3D di Monet

L’arte è viva nelle città italiane. A Milano, nella sala delle esposizioni «Mario Tapia Radic» in piazza Vittoria, gli amanti dell’arte potranno riavvicinarsi ai grandi capolavori; la tecnica del video mapping riprodurrà le fantastiche opere del pittore francese Monet attraverso l’animazione 3D.

Milano e l’arte

La mostra precedente (ottobre 2020), dedicata a Van Gogh, registrò un buon numero di visitatori nonostante l’interruzione improvvisa causata dalle regole sanitarie per prevenire la diffusione del Covid-19. La seguente iniziativa rientra nel piano di rilancio culturale della città e che durerà fino al 6 giugno. La mostra sarà formata da 10 opere dell’artista che permetteranno un excursus tra le indagini sulla natura e le tecniche pittoriche dell’autore.

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Lo stagno delle ninfee, armonia verde, 1899 (foto: Musée d’Orsay, Parigi)
Ideatore della mostra

Un ringraziamento per questa mostra va sicuramente allo studio di Luca Agnani e al suo team di esperti nella creazione di animazioni 3D. Lo studio è stato avviato nel 2010 e ha subito ottenuto un gran successo nel mondo della digital artNel 2013, oltre ad ottenere il terzo posto al concorso di video mapping Circle of Light di Mosca, produsse un video contenente l’animazione di 13 opere del pittore olandese Van Gogh chiamato Van Gogh Shadow.

Orari della mostra

La mostra è gratuita e aperta tutti i giorni:

  • da lunedì a sabato: 9 – 12, 14 – 18;
  • domenica: 14:30 – 18:30.

Per il sabato e la domenica sarà obbligatorio prenotarsi, mentre per i restanti giorni della settimana l’accesso sarà libero, ma sempre nel rispetto delle regole per il controllo della diffusione del virus (ingressi contingentati).

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NEWS | Online il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno a Paestum

Il Tempio meglio conservato della Magna Grecia da marzo 2021 è soggetto a un monitoraggio sismico continuo. Ciò è possibile grazie a una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia e il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno. Si tratta di 14 punti di misura, realizzati con sensori di ultima tecnologia e sviluppati nell’ambito della ricerca sulle onde gravitazionali; i sensori sono posizionati sulle parti alte dell’edificio di V sec. a.C. e nel sottosuolo, per misurare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura millenaria. La precisione degli accelerometri è tale da poter registrare non solo attività sismiche, ma anche l’impatto del traffico e persino del vento sul Tempio.

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Il tempio di Nettuno a Paestum (fonte: Parco archeologico di Paestum e Velia)

Monitoraggio, ma anche tutela preventiva

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Il sistema di monitoraggio e il posizionamento dei sensori sul tempio di Nettuno a Paestum

Tali dati, dal momento che vengono raccolti in maniera sistematica, aiuteranno a elaborare un modello del comportamento dinamico dell’edifico; saranno inoltre fondamentali per rintracciare cambiamenti strutturali, non visibili a occhio nudo, ma che potrebbero rappresentare un rischio. 

“Si tratta di un’integrazione virtuosa tra ricerca applicata e tutela – commenta l’Ing. Luigi Petti dell’Ateneo salernitano – che impiega tecnologie e sensori altamente innovativi, sviluppati dal Professore Fabrizio Barone per applicazioni nei settori della sismologia e della geofisica, integrando le conoscenze di molti settori scientifici, tra cui l’archeologia, l’architettura, la geologia e l’ingegneria strutturale. Tali attività rientrano in un progetto di ricerca più ampio, a cui partecipano, tra l’altro, le Università di Roma La Sapienza e di Kassel in Germania. È inoltre iniziata una collaborazione con l’ISPRA per attività di monitoraggio sui Beni Culturali”.

Il sistema di monitoraggio è stato progettato dall’Arch. Antonella Manzo, già responsabile dell’ufficio UNESCO del Parco archeologico, in collaborazione con il Professore Luigi Petti del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno; l’Arch. Luigi Di Muccio della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento ha diretto i lavori.

Il datacenter sul sito del Parco

Il datacenter dell’Università di Salerno, d’intesa con il Parco archeologico, consentirà l’accesso ai dati a enti di ricerca da tutto il mondo, previa stipula di una convenzione non onerosa. Intanto, una parte dei dati è accessibile liberamente in tempo reale sulla pagina del sito istituzionale del Parco Archeologico di Paestum e Velia.

“In questa maniera – commenta Maria Boffa, funzionaria per la comunicazione del Parco – ci si può connettere da tutto il mondo per seguire il comportamento dinamico del tempio di Nettuno in tempo reale. Ovviamente i dati messi on line sono in uno stato ‘crudo’ e parziale, per accedere ai dataset completi bisogna effettuare un’apposita richiesta. Per avere un’idea di cosa esattamente stiamo parlando, si può fare una prova e osservare in video una oscillazione del monumento in diretta proprio nell’orario di transito del Frecciarossa, oppure quando la situazione meteorologica a Paestum non è delle migliori. In tal modo, speriamo di sensibilizzare il pubblico verso un campo di ricerca a lungo riservato agli addetti ai lavori e far capire come la tecnologia può aiutare nella tutela del patrimonio”.

Per il posizionamento dei sensori nel sottosuolo sono stati effettuati nuovi scavi lungo le fondazioni del monumento. Le indagini, coordinate dai funzionari archeologi Daniele Rossetti e Francesco Scelza, hanno riservato più di una sorpresa agli studiosi

Può sembrare strano, ma si tratta dei primi scavi stratigrafici controllati e documentati in maniera corretta sul tempio di Nettuno, uno dei monumenti dorici più famosi del mondo antico.

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NEWS | Il Virtual Tour del Museo Egizio di Torino, quando l’Archeologia incontra la tecnologia

Il Museo Egizio di Torino ancora una volta incentiva l’incontro tra il mondo dell’Archeologia e quello delle nuove tecnologie con un Virtual Tour. Il MET è da anni in linea con l’uso del digitale per la divulgazione scientifica e questo nuovo strumento ne è esempio.

Infatti, il Virtual Tour nasce in un periodo nel quale l’accesso ai musei è precario a causa delle norme sanitarie vigenti. Ma se il pubblico non potrà entrare fisicamente nelle sale, potrà comunque vivere l’antico Egitto a casa propria: potrà accedere alle collezioni e vivere un’esperienza tridimensionale.

Il Virtual Tour, un’esperienza immersiva

Le sale e le collezioni oggetto del progetto multimediale sono le più note e popolari del MET. Difatti, si potrà entrare negli ambienti che conservano i reperti della tomba dell’architetto Kha e sua moglie Merit e del villaggio degli operai e artigiani di Deir el-Medina. L’esperienza è supportata da ricostruzioni 3D dei reperti rinvenuti negli scavi novecenteschi della Missione Archeologica Italiana. I dettagli di circa 10 modelli sono visibili grazie all’uso della fotogrammetria e sono assolutamente inediti. Durante il Tour sarà addirittura possibile accedere in esclusiva alla Cappella di Maia, visionando le straordinarie pitture al suo interno. Inoltre, l’intera esperienza sarà accompagnata da 18 video di approfondimento, grazie alle voci dei curatori del Dipartimento Collezione e Ricerca. 

“Un ulteriore passo verso quello che noi pensiamo essere il museo del futuro: un museo che integra, con creatività e innovazione, la visita fisica con quella digitale e con l’immenso materiale di ricerca”. Il tour è gratuito e quindi in sintonia con quella che il direttore Greco ribadisce essere “la linea del Museo: condividere con il Paese la Cultura e il suo Patrimonio come indica la Costituzione”. 

Virtual Tour
Virtual Tour Museo Egizio di Torino. © ANSA
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NEWS | Castel del Monte, la fortezza di Federico II diventa un HoloMuseum

Il museo di Castel del Monte, la fortezza costruita nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia, diventerà un HoloMuseum. L’uso della realtà virtuale mirerà a migliorare l’esperienza di visita del sito, rendendola più coinvolgente. Questa strategia si inserisce in un progetto più ampio, che investirà sulla digitalizzazione al fine di valorizzare maggiormente l’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia (tra le province di Bari e di Barletta-Andria-Trani).

Il progetto

Hevolus Innovation ha sviluppato l’iniziativa in collaborazione con Infratel Italia e Microsoft Italia, nell’ambito del progetto Piazza Wi-Fi Italia, per sostenere la diffusione di connettività e strumenti digitali e valorizzare il patrimonio culturale del nostro Paese. Grazie alle nuove tecnologie Microsoft di Cloud Computing, Intelligenza Artificiale e Realtà Mista, Castel del Monte diventerà così un HoloMuseum. Ma cosa si intende per HoloMuseum? Secondo il comunicato

L’HoloMuseum potenzia e amplifica all’infinito la capacità narrativa ed espositiva di una mostra, offrendo la possibilità di integrare durante il percorso di visita livelli informativi ed esperienziali aggiuntivi rispetto a quelli previsti dall’allestimento fisico. Il tutto completamente personalizzabile in base alle esigenze e agli obiettivi curatoriali del comitato scientifico dell’ente museale”. 

Nel caso specifico di Castel del Monte, si tratterà di una visita phygital, cioè dove all’esperienza propriamente fisica se ne aggiungerà una digitale. Per prima cosa, il visitatore dovrà scaricare l’app MVRGIA sul proprio smartphone (disponibile sia per Android sia per iOS). Una volta all’interno del castello, attraverso appositi totem multimediali, sarà possibile godere delle aggiunte in realtà aumentata. Tra queste vi saranno: il servizio di guida, l’avatar 3D di Federico II di Svevia che accompagnerà il visitatore illustrando le diverse tappe della mostra, la visualizzazione di contenuti multimediali e materiali audio-visivi sulla storia del sito, nonché l’interazione con modelli digitali 3D per approfondire alcuni temi ed elementi della struttura architettonica del castello.

Verso una nuova fruizione

“Dal punto di vista del turismo, la cultura ha uno straordinario potere” commenta Antonella La Notte, CEO di Hevolus Innovation. “Così abbiamo ideato HoloMuseum, un concept di museo phygital, che fa evolvere il contesto espositivo tradizionale in ambiente espositivo ibrido facendo coesistere mondo fisico e contenuti virtuali digitali. Grazie alle tecnologie Microsoft di Realtà Estesa XR, Intelligenza Artificiale e Cloud Computing visitare un museo o una mostra può diventare un’esperienza amplificata, immersiva, altamente coinvolgente, immediata e interattiva”.

Senza dubbio, in tempi di Covid-19, c’è stato un incentivo in più anche per programmare la fruizione da remoto. Infatti, la modalità Mixed Reality renderà possibile anche l’esperienza a distanza (grazie al computer olografico Microsoft HoloLens 2). Sarà così possibile prenotare una visita virtuale da remoto, dove la guida presente nel Castello potrà condividere la propria vista degli ambienti reali e dei contenuti digitali extra con il visitatore non fisicamente presente.

 

Castel del Monte diventa un HoloMuseum (da https://www.parcoaltamurgia.gov.it).
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NEWS | MANN, il restauro in diretta del Mosaico di Alessandro

A fine gennaio, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), avrà inizio il restauro del celebre mosaico pompeiano della Battaglia di Isso.

Il restauro

Il restauro si è reso necessario a causa dei fenomeni di deterioramento dovuti all’ossidazione dei supporti in ferro del mosaico e al degrado delle malte.

La straordinarietà di questo restauro è che sarà aperto a tutti. Infatti, il pubblico potrà seguire i lavori attraverso i profili social ufficiali del museo (YouTube, Facebook e Instagram). Il progetto si svolgerà sotto la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), in collaborazione con l’Università del Molise (UNIMOL) e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS). Così il Direttore del MANN, Paolo Giulierini, presenta il progetto:

Sarà un restauro grandioso, che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti si prenderanno cura con le tecniche più avanzate  del nostro iconico capolavoro pompeiano, raffigurante la celebre battaglia di Isso. La tecnologia e le piattaforme digitali ci consentiranno di seguire le delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di ‘cantiere trasparente’, come mai accaduto prima.

Il mosaico

Il mosaico, conosciuto per le sue grandi dimensioni (5,82×3,13 metri e 7 tonnellate di peso), risale all’epoca romana (100 a.C., circa). L’opera fu rinvenuta a Pompei nel 1831, dove faceva parte della decorazione pavimentale dell’esedra nella Casa del Fauno. Tuttavia, essa fu trasferita da Pompei all’allora Real Museo Borbonico (ora Museo Archeologico) nel 1844. La scena rappresenta la battaglia di Isso (333 a.C.) tra Alessandro Magno (a sinistra nel mosaico) e Dario III di Persia (a destra), e in particolare, il momento della fuga del re persiano.

 

mosaico della Battaglia di Isso
Mosaico della Battaglia di Isso. Museo Archeologico Nazionale di Napoli (©Pedicini Fotografi).

 

 

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NEWS | GIS Day 2020 online, i temi e le città ospitanti

Come ogni anno, il 18 novembre 2020 è la giornata che l’Italia dedica al GIS Day. Esri Italia ha reso note le date e i programmi sul territorio nazionale, quest’edizione sarà straordinariamente online!

Cos’è il GIS Day

Il GIS Day è la giornata mondiale dedicata al GIS (Geographic Information System). Un appuntamento annuale tra le migliori università, enti e società interessati agli ultimissimi aggiornamenti nel campo della Geografia e della Tecnologia.

In tutto il mondo vengono organizzati eventi per mostrare le applicazioni dei Sistemi Informativi Geografici, sull’ambiente, sull’educazione e, ora più che mai, anche sulla salute. Sia professionisti che appassionati hanno la possibilità di discutere e di confrontarsi su svariati temi, per gli studenti delle tante università partecipanti è sicuramente un’occasione unica per l’apprendimento.

Chi ospita il GIS Day 2020

Le grandi città italiane possono ospitare il GIS Day, ad oggi Napoli, Roma, Perugia, Torino, Busto Arsizio e Milano non si sono mai tirate indietro. Esri Italia ha messo a disposizione degli enti locali tutto il materiale per il GIS Day su un apposito sito; gli utenti interessati hanno il permesso di utilizzare, copiare, riprodurre e ridistribuire quelle risorse. È scaricabile tutto ciò che serve alla promozione dell’evento (loghi, poster, video, modelli per certificati, volantini e segnaletica) e all’informazione del pubblico (e-book GIS, blog, storie d’ispirazione, resoconti delle scorse edizioni).

Modalità di partecipazione

Sul sito di Esri sono disponibili le programmazioni di due (Roma e Torino) delle sei città italiane che hanno aderito all’edizione online del GIS Day 2020. Gli utenti possono scegliere a quale dei tanti appuntamenti prender parte ed iscriversi per tempo: ogni città ospitante ha un form differente da compilare per le iscrizioni. Le credenziali per l’accesso alle piattaforme online di conferenza saranno indicate per email ad iscrizione avvenuta.

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NEWS | L’isola di San Giorgio diventa digitale con il progetto ARCHiVE

Al via il progetto di digitalizzazione dell’isola di San Giorgio per rendere eterno il patrimonio culturale di Venezia

Il progetto ARCHiVE ha organizzato la registrazione e digitalizzazione di tutta l’Isola di San Giorgio Maggiore nella sua interezza. Questo progetto innovativo ha visto la collaborazione della Fondazione Factum, un ente no-profit che si dedica alle tecnologie digitali per la conservazione del patrimonio culturale. Altre collaborazioni essenziali sono quelle con la Fondazione Giorgio Cini, con l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) e con Iconem. La registrazione dell’isola veneziana è stata fatta da un team della Fondazione Factum in dodici giorni, dal 6 al 17 luglio 2020. Il programma ha scansionato dieci ettari di isola, sfruttando diverse tecnologie, come la fotogrammetria aerea e terrestre e la registrazione LiDAR. Il progetto ARCHiVe è collegato alla Venice Time Machine dell’EPFL, e mira a contribuire in modo efficiente ed efficace alla conservazione del fragile patrimonio culturale di Venezia.

Un progetto che nasce dall’emergenza

Il nostro patrimonio culturale mondiale è minacciato. Va difeso non solo da saccheggi, dall’urbanizzazione e dal turismo di massa, ma anche dai cambiamenti climatici. Questi danneggiano e distruggono siti insostituibili, che incarnano la ricca diversità culturale dell’umanità.

Con l’alluvione del 2019 Venezia ha raggiunto livelli emergenziali mai visti prima d’ora e la paura è stata tanta. La città, che potrebbe essere inabitabile entro il 2100, richiedeva misure immediate. Il rischio di perdere un gioiello come Venezia e l’isola di San Giorgio è stato così forte che numerose eccellenze, quali la Fondazione Factum, la Fondazione Giorgio Cini, l’EPFL e Iconem, hanno deciso di documentare e conservare digitalmente l’isola di San Giorgio.

Ecco che la digitalizzazione di questi luoghi ne garantisce la conservazione e la visita virtuale, utile per l’esplorazione e lo studio. L’isola di San Giorgio e Venezia saranno quindi fruibili sia fisicamente che digitalmente. 

 

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ARCHEOLOGIA | Il meccanismo di Antikhytera: il più antico calcolatore meccanico.

Agli inizi del ‘900, vicino all’isola di Cerigotto (Anticitera, una piccola isola greca situata a sud del Peloponneso, a nord-ovest dell’isola di Creta) fu localizzato il relitto di un’antica nave romana. All’interno di essa, negli anni vennero alla luce diversi reperti; tra questi, il più noto è un congegno meccanico, conosciuto come il “Meccanismo di Antikythera”.
Il meccanismo è composto da 82 parti in rame corrose e danneggiate, tant’è che all’inizio non fu facile ricostruirne la struttura.
È così complesso che si ipotizzò che fosse stato costruito in tempi molto vicini a noi e che fosse casualmente finito sui fondali vicino a Creta; tutte le analisi, però, confermarono che l’oggetto era stato costruito intorno al primo secolo avanti Cristo.
Grazie a un’attenta analisi, con l’applicazione delle più moderne tecnologie, oggi, sappiamo bene come funzionava la macchina e com’era azionata.
Essa calcolava le eclissi, le fasi lunari e il moto dei pianeti (i cinque noti a quel tempo).

Dall’interpretazione di alcune incisioni sulla macchina stessa, inoltre, si è capito che indicava esattamente le date delle Olimpiadi e dei giochi panellenici associati.
Ancora più recentemente, si è riusciti a leggere i circa 3.500 caratteri presenti sulla macchina; essi somigliano a una guida filosofica del cielo.
Si è riusciti a capire il modo col quale venivano predette le eclissi nel I secolo a.C. e quali conoscenze si avevano dei movimenti planetari.

Un passo in avanti importante nella comprensione di ciò che era l’astronomia greca di quel periodo.