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NEWS | Tra mare e mito, sette incontri per valorizzare Messina

Senza memoria del passato non si ha consapevolezza del presente e si rischia di ipotecare il nostro futuro, ciò vale tanto per le persone quanto per le comunità. Vale anche per Messina: scienza, letteratura, storia e spettacolo con protagonista il mare mitico dello stretto che ogni giorno ricorda le origini della città, indicando la strada per il futuro. Sette incontri, di cui il primo il 23 maggio, tutti dedicati ai luoghi magici della città. 

Riscoprire l’identità della città antica

Oggi Messina è alla costante ricerca di quest’identità ed il suo mare ne è testimone rispettoso ed esigente. È dovere comune fare sì che Messina incarni sempre di più lo spirito dei tempi passati con coraggio, forza e consapevolezza, al fine di ricostituire la sua identità collettiva più autentica, condivisa, al fine di modificare i rapporti col passato e trasformare i processi di apatia e diseducazione in sviluppi attivi per un futuro di evoluzione e di nuova formazione. La natura e il mare possono essere d’aiuto in tutto questo poiché l’uomo non è altro che l’architetto minore che deve ascoltare gli architetti maggiori: il sole, il vento, l’acqua e l’ombra.

Mare, Mito, Messina

Proprio per questo il Museo della Fauna dell’Università di Messina, da sempre impegnato nella diffusione e nella divulgazione di tematiche riguardanti l’ambiente in particolare, ma anche la cultura in senso lato, propone una rassegna dal titolo: “Mare, Mito, Messina” articolata in un programma di sette incontri culturali il cui scenario è rappresentato dal nostro mare relativi a tematiche inerenti l’ambiente appunto ma anche la letteratura, lo spettacolo ed il turismo. La formula proposta mira alla riscoperta di luoghi magici della città, per cui la rassegna non avrà una location fissa ma sarà itinerante e all’aperto in piazze, vie e borghi così da valorizzare, oltre alle tematiche trattate nella singola giornata, gli scorci più belli di Messina.

Il comitato tecnico scientifico

A garanzia dell’alta qualità a cui il progetto ambisce è stato istituito un comitato tecnico scientifico composto dal Prof Filippo Spadola, Direttore del Museo della Fauna; dal Prof. Filippo Grasso, Delegato del Rettore alle  Iniziative Scientifiche nel settore del turismo dell’Ateneo di Messina; dal Dott. Giuseppe Ruggeri, giornalista e vicepresidente dell’ Associazione Medici Scrittori Italiani e dalla Dott.ssa Milena Romeo, giornalista e presidente dell’Associazione Cara Beltà.

A seguire il programma degli incontri.

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NEWS | Archeologia Subacquea in Sicilia, nuovi tesori riemergono dal mare di Filicudi (ME)

Il mare antistante Filicudi (ME) ha restituito altri splendidi tesori. Si tratta di tre anfore integre, individuate durante le operazioni di controllo effettuate dalla Soprintendenza del Mare. La soprintendente Valeria Li Vigni ha presenziato alle operazioni assieme a Pietro Selvaggio del Nucleo subacqueo. Non poteva mancare l’ispettore onorario per i Beni Culturali sommersi delle Isole Eolie, Salvino Antioco. In aggiunta, la collaborazione dell’armatore del catamarano, Kaskazi Four, e dell’associazione Attiva Stromboli è stata determinante nel recupero.

I reperti rinvenuti nel mare di Filicudi (ME) – foto: Alberto Samonà

«Siamo stati tempestivi – dice la soprintendente Valeria Li Vigni – in un’operazione di monitoraggio e recupero che ha salvaguardato la pubblica fruizione dei beni, che da oggi saranno visibili al Museo Archeologico di Lipari “Bernabò Brea”, nella sezione distaccata di Filicudi. Un’operazione che ci riempie quindi di gioia e ci motiva giornalmente nell’attività di vigilanza, recupero e tutela dei beni custoditi in fondo al mare».

La soprintendente Valeria Li Vigni
LE ANFORE DI FILICUDI

Il ritrovamento riguarda due anfore di più piccole dimensioni, della tipologia MGS 2 (datata al III secolo a.C.), e una più grande della tipologia greco-italica (datata al II secolo a.C.). Quest’ultima, in particolare, porta inscritta la lettera greca eta interpretata come la probabile sigla del costruttore, effettuata prima della cottura. Inoltre, insieme a questo gruppo, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di un’anfora del tipo Keay XXV, di provenienza tunisina. Tutti i reperti saranno visibili al MArE di Lipari.

Frammenti dell’anfora del tipo Keay XXV – foto: Alberto Samonà
Le due anfore del tipo MGS 2 – foto: Alberto Samonà

«Il mare delle Eolie – sottolinea l’assessore ai Beni Culturali Alberto Samonà – si rivela ricco di reperti che testimoniano la vitalità dei traffici commerciali che hanno animato il mare della Sicilia nel passato. Ancora una volta, la collaborazione tra le associazioni e la Soprintendenza del Mare si è rivelata preziosa. Ha consentito di recuperare e proteggere un prezioso patrimonio che rimane nella sua sede di ritrovamento, nel senso di una continuità di lettura».

L’assessore Alberto Samonà

Infine, alle parole dell’assessore fanno eco quelle del direttore del Parco Rosario Vilardo: «Il Parco archeologico delle Eolie è felice di accogliere ed esporre nelle sue sale il prezioso patrimonio recuperato dalla Soprintendenza del Mare. Un’operazione che permette quindi di mantenere sul posto ciò che è stato restituito dal mare; nel segno di un’unitarietà di lettura scientifica che ci consente di ricostruire, nelle sale museali delle Eolie, oltre 8000 anni di storia testimoniata».

Rosario Vilardo, direttore del Parco e del Museo di Lipari – foto: Tempo Stretto
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NEWS | La Sapienza lancia il workshop sui Sumeri e il mare

Dal 2 al 4 giugno 2021 si svolgerà il workshop online sui Sumeri e il mare dal titolo: Sumer and the Sea: Delta, Shoreline, and Urban Water Management in 3rd Millennium Mesopotamia. L’evento è organizzato dal Dipartimento Istituto di Studi Orientali della Sapienza di Roma, in collaborazione con l’University of Pennsylvania, lo European Center for Upper Mesopotamian Studies, University of Cambridge e Woods Hole Oceanographic Institution.

Tra il mare e la palude: come i Sumeri gestivano l’acqua

Agli appuntamenti prenderanno parte esperti nazionali e internazionali, coinvolti nelle recenti ricerche archeologiche e geo-archeologiche nella Mesopotamia meridionale, e si confronteranno sul tema del rapporto dei Sumeri con l’acqua e il mare. In particolare, i nuovi dati, ottenuti tramite remote-sensing e indagini geo-archeologiche, permetteranno di discutere l’evoluzione dell’antica linea di costa, la cui progradazione nel corso dei secoli ha profondamente modificato il paesaggio e condizionato la vita degli insediamenti della Mesopotamia meridionale.

La presentazione delle recenti ricerche archeologiche e geo-archeologiche nel sud dell’Iraq, insieme alle coeve fonti cuneiformi, arricchirà le nostre prospettive storiche sul modo in cui i Sumeri si adattarono all’ambiente paludoso, utilizzando e gestendo l’acqua fuori e dentro le città. L’incontro sarà occasione per discutere delle diverse strategie e dei metodi di ricerca attualmente in uso, includendo anche aspetti pratici e problematiche condivise del lavoro geo-archeologico in Iraq. Clicca qui per leggere l’abstract della conferenza.

La partecipazione al workshop è possibile il 2, il 3 o il 4 giugno nelle fasce orarie indicate: clicca qui per registrarti.

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NEWS | “Il patrimonio sommerso”, in onda il docu-film su Rai Storia

Il docu-film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” andrà in onda stasera, lunedì 4 gennaio 2021, alle 21:10 su Rai Storia. Interverranno grandi voci dell’Archeologia subacquea, come Cosimo Costa, Presidente dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri; le Soprintendenti Barbara Davidde, Valeria Li Vigni e Francesca Olivieri; Fabio Pagano e Pierfrancesco Talamo del Parco Archeologico dei Campi Flegrei; Simon Luca Trigona, Archeologo subacqueo per la Soprintendenza di Genova, Imperia, La Spezia e Savona; quindi concluderà Giuliano Volpe, Professore di Metodologia della ricerca archeologica all’Università di Bari.

Rai e MiBACT per una serie tutta italiana

Il docu-film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” fa parte della serie realizzata serie realizzata da Rai Cultura in collaborazione con il MiBACT, il Ministero per i Beni Culturali: “Italia. Viaggio nella bellezza“. Questo appuntamento sarà dunque una delle puntate in cui l’Archeologia e la Storia del nostro Paese si ritrovano a esser le protagoniste. Ci aspetta un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso che racconta le avventure degli archeologi subacquei a Baia sommersa, il parco archeologico subacqueo unico al mondo; ma anche alla scoperta della nave di Albenga (SV), la più grande imbarcazione oneraria romana mai rinvenuta nel Mediterraneo su cui il pioniere dell’Archeologia subacquea, Nino Lamboglia, fondò gli studi. Navigando sempre tra le acque liguri, si incontreranno i resti appena scoperti di un relitto moderno, di epoca rinascimentale: si tratta forse della “Santo Spirito“. Immancabile una delle più grandi eredità dell’archeologo Sebastiano Tusa: i rostri delle navi che si scontrarono nella battaglia delle Egadi nel 241 a.C.; non solo i rostri, dal mare siculo arriverà anche il Satiro danzante, uno dei rarissimi bronzi antichi che si sono conservati nel sommerso.

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IL MARE | La Zona Falcata, aspetti biologici e naturali

 

Conformazione del suolo marino

La Zona Falcata, conosciuta come il porto naturale di Messina, si è formata, nel corso di decine di migliaia di anni, in seguito a strutturazioni geomorfologiche. Il sottosuolo è formato da rocce sedimentarie, risalenti a circa 900 mila anni fa.
Questa struttura rocciosa fa parte di un blocco creatosi durante l’Olocene e parzialmente emergente dal fondale marino. Tale sistema ha costituito una barriera naturale per i detriti alluvionali trasportati, nel corso dei millenni, dalle fiumare del soprastante sistema montuoso dell’isola.
Le forti correnti marine hanno portato, nel corso del tempo, a modellare i sedimenti alluvionali, dando vita all’attuale fondale marino del messinese e dell’area falcata.

 

I mari della Zona Falcata

La Zona Falcata si trova situata lungo la costa della città di Messina, principalmente antistante lo stretto di Messina. La sua principale caratteristica è data dall’incontro dei due mari, Tirreno e Ionio, che avviene tramite un meccanismo di mescolamento alquanto singolare: quando il Mar Tirreno presenta una netta depressone di bassa marea il  Mar Ionio, a sua volta, presenta un’alta marea; in questo modo si viene a creare un dislivello, che porta al riversamento delle correnti di uno in quelle dell’altro.
Le temperature, le correnti e la biodiversità marina rappresentano una netta particolarità della zona in questione.

Le correnti

Le correnti che si ritrovano lungo il braccio di mare davanti la Zona Falcata appartengono a entrambi i mari Tirreno e Ionio. Questi, incontrandosi, portano a due tipologie di riversamenti delle acque, una “scendente” e una “montante. Quando si crea la corrente scendente, le acque tirreniche, con una minore densità, quindi più leggere, scorrono in quelle ioniche a maggiore densità; le due correnti, unite, continuano il loro percorso  verso sud.Mentre con la corrente montante, le pesanti acque ioniche affondando nelle più leggere tirreniche, portando quindi a un movimento che va da Nord a Sud.

Le specie marine della Zona Falcata

Proprio tale zona è riconosciuta come uno dei principali casi di studio e monitoraggio per quel che riguarda la Biodiversità marina. I fondali scoscesi, rocciosi, sabbiosi e non conformi a una semplice zona costiera fanno si che pesci e piante marine (comprese le alghe) trovino qui un habitat a loro affine.
Ciò ha fatto si che lo Stretto di Messina fosse considerato un punto fondamentale per lo studio delle migrazioni riproduttive, di passaggio o di stazionamento. Negli ultimi 30 anni, infatti, grazie alle sue peculiarità, lo Stretto è stato interessato da un notevole aumento delle specie marine.Tra le specie vegetali dette stazionarie abbiamo la Posidonia Caulerpa: una pianta marina che ha colonizzato gran parte delle coste siciliane, principalmente quelle limitrofe alla Zona Falcata.

Il fondale particolarmente roccioso di queste acque funge da resistente ancoraggio per un’altra specie: la notoria Pinna Nobilis, volgarmente conosciuta come Cozza Imperiale. Si tratta di un bivalve di grosse dimensioni molto frequente lungo le coste siciliane dello stretto. 
Altre tipologie di alghe marine riscontrano, in questo fondale roccioso, caratteristiche fisiche e biologiche essenziali per far si che il loro ciclo vitale abbia luogo. Tra le specie animali si ha una varietà enorme, dai grossi pesci pelagici (pesce spada,  aguglia imperiale, grossi mammiferi, squali ecc.), specie che vivono principalmente in mare aperto, a specie definite autoctone. Queste ultime sono così chiamate perché da millenni ormai si sono insediate in queste acque, facendolo divenire il loro principale habitat di vita.

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ARCHEOLOGIA SUBACQUEA | Il mare fonte di vita e cultura

Amando la cultura della nostra terra, non potevamo non dare uno sguardo, ampliando il nostro interesse, a quel “Blu” che avvolge l’amata isola; la finalità è quella di porre la conoscenza dei nostri fondali in termini di “musei naturali”, valorizzandoli affinché diventino un incentivo alla scoperta – e alla riscoperta – di queste meraviglie.

La Sicilia, bagnata da nord a sud da un velo di mare meraviglioso, presenta, in sé, un grande riscontro biologico ed ecologico di pluri-diversità autoctone e non, che enunceremo in breve. Le specie e i fondali, che si interscambiano, per struttura e conformità, lungo le coste siciliane, rappresentano uno dei più affascinanti “acquari naturali” del mondo.

I fondali siciliani danno riparo e vita a una miriade di specie acquatiche, le quali vivono, da sempre, come quel macro-organismo che lo compone. Quest’isola mediterranea, la più grande, è scenario dell’incontro di “due mari”, lo Ionio e il Tirreno, che si “fondono” nelle acque dello stretto di Messina, mitologicamente conosciuto come lo stretto di Scilla e Cariddi.

Oltre alla bellezza, che si rispecchia nelle loro cristallinità antistanti, queste coste rappresentano la giacenza storica di centinaia e migliaia di anni di cultura. Ciò fa sì che i fondali diventino dei musei non istituzionalizzati, i cui reperti sopravvivono in acqua anche grazie ai fattori chimici e fisici del mare. Tale rubrica ben si accosta agli obiettivi culturali dell’associazione Archeome, poiché affronterà tematiche che potrebbero condurre le persone a innamorarsi di questo meraviglioso ambiente, troppe volte sottovalutato e sfruttato. Obiettivo primario è, quindi, quello di  incrementare l’interesse e la salvaguardia dell’integrità dei suoi fondali e dei suoi tesori.