magna grecia

Accadde oggi

21 dic. 475 a.C.: ai piedi del Vesuvio nasce Neapolis (Napoli)

L’evento 

Il 21 dicembre 475 a.C. i cumani fondarono la città di Neapolis, l’odierna Napoli. Ogni anno durante questa data si festeggia la nascita di una delle città d’arte più affascinanti d’Italia. Nonostante si tratti di una datazione puramente simbolica, gli storici si trovano abbastanza concordi nel far oscillare la fondazione di Neapolis tra il 21 dicembre del 475 e quello del 450 a.C. 

La leggenda  

Come per ogni fondazione di città che si rispetti, si possono leggere di solito due versioni: quella storica e quella mitica. Se ci si attiene alla leggenda, infatti, il  corpo della sirena Partenope avrebbe creato Napoli. Omero cita il mito nel III canto dell’Odissea: Partenope si sarebbe tolta la vita a causa del rifiuto di Ulisse, insensibile alla bellissima voce di queste creature. Il suo corpo, trascinato dalle onde, sarebbe arrivato alle foci del fiume Sebeto e una volta svanito, avrebbe dato vita alla città. Secondo un’altra versione, risalente al XIX secolo, la sirena era innamorata del centauro Vesuvio e Zeus li avrebbe separati; costui, invaghito a sua volta di Partenope, trasformò il centauro in un vulcano (da qui la nascita del Vesuvio); la donna, affranta dal dolore si suicidò e il corpo arrivò ai piedi del vulcano per permettere ai due amati di ricongiungersi. Infatti, la città sorge proprio ai piedi del Vesuvio. C’è una terza versione che vuole Partenope come principessa di una colonia della Magna Grecia. La leggenda sta molto a cuore dei napoletani, tant’è che ogni anno viene celebrata la mitica fondatrice attraverso una fiaccolata. 

La statua della sirena Partenope al centro della piazza Sannazaro (immagine da fondoambiente.it)

La storia 

Nella realtà, gli oligarchi cumani nell’VIII secolo, dopo essere stati scacciati da Cuma (una delle più importanti colonie della Magna Grecia), a seguito dell’insediamento del tiranno Aristodemo, fondarono Partenope. Questi coloni, dunque, diedero vita sulla collina di Pizzofalcone ad un agglomerato di case, Palepolis (antica città). A causa dei contrasti con gli Etruschi, altro grande popolo che abitò l’Italia centrale, scoppiò una guerra per il controllo della Campania. A questo punto si decise di rafforzare Palepolis, dotandola di una cinta muraria e potenziandola fino a diventare, nel VI secolo, una delle città più influenti. Questa rinacque col nome di Neapolis (Nuova città) tra il 475 e il 450 a.C., poiché sorse giustapposta alla vecchia. La scelta del giorno 21 dicembre, ovvero il solstizio d’inverno, è significativa perché gli antichi sceglievano giorni con ricorrenze astrali come questa per porre la prima pietra di una città. 

Il Vesuvio (immagine da Campania.info)

Neapolis 

La colonia ebbe un’acropoli,  un’agorà e  una necropoli. Ben presto sostituì Cuma a livello culturale, commerciale e strategico, arrivando a dominare il Golfo di Napoli. Neapolis era un porto sicuro per i commerci con la Spagna, le Baleari e la Sardegna. Nel 326 a.C., come conseguenza di atti ostili nei confronti dei romani residenti nell’Agro campano, i romani conquistarono la città. In età romana fu sempre una città importante che mantenne le proprie libertà, com’era usanza di Roma. Nel 79 d.C. subì ingenti danni a seguito dell’eruzione del Vesuvio, che distrusse Pompei e Ercolano. Durante l’età medievale, divenne un ducato autonomo bizantino. Nel Rinascimento fu sede di una delle corti più influenti d’Europa per poi essere nominata la capitale del Regno di Napoli fino al XVIII secolo, quando diventò capitale del Regno delle Due Sicilie

Veduta di Neapolis (immagine da lacooltura.com)
Piazza del Plebiscito, Napoli (immagine da italia.it)
L’importanza della città 

Napoli, oltre ad essere un influente porto greco, è un simbolo della cultura classica su cui si basa quella italiana. Napoli è sede della prima università ad essere nata per mano dello “stato” e ospita la più antica università di studi orientali, l’Orientale. Non solo: Napoli è stata anche una delle corti più sviluppate durante l’Illuminismo; la corte napoletana, difatti, portò avanti una monarchia illuminata, diventando uno dei centri più importanti di diffusione della cultura durante il Secolo dei Lumi. Il Centro storico e la famosa pizza napoletana sono Patrimoni dell’umanità UNESCO a partire dal 1995. I turisti scelgono la città partenopea anche solo per avere un assaggio dell’alimento più diffuso al mondo. Nel 1997 le zone circostanti al Vesuvio vennero nominate riserve mondiali della biosfera. 

La famosa pizza napoletana (immagine via web)
Il palazzo reale risalente al XVII secolo, ubicato presso Piazza Plebiscito (immagine d’archivio)

 

News

NEWS | Al via le visite per ammirare lo spettacolo dell’alba sulla Valle dei Templi

“Risveglio sul Mediterraneo” è il programma di visite teatralizzate all’alba, dal 25 luglio al 29 agosto 2021 nella Valle dei Templi (AG). In collaborazione con CoopCulture, il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle propone questo nuovo progetto di valorizzazione e narrazione.

alba
Il musical sul mito greco all’alba nella Valle dei Templi (AG) – 25 luglio 2021

Teatro e musica si fondono e, proprio attraverso i valori dello spettacolo, creano una narrazione unica e coinvolgente all’alba in uno dei centri più rappresentativi della Magna Grecia. Il percorso di visita si snoda dal Tempio di Giunone al Tempio della Concordia, passando per mura megalitiche, memorie della civiltà romana e dei primi cristiani, con uno story telling alternativo e di ampio respiro: la musica – si sa – sin dai tempi più antichi è il linguaggio universale che unisce; il teatro trasforma la quotidianità in arte e la narrazione lega tutto in un percorso senza precedenti.

alba
Un momento della rappresentazione al Tempio della Concordia – Valle dei Templi (AG), 25 luglio 2021
Al passo coi Templi

Nelle diverse giornate, le visite straordinarie proporranno nel percorso Dei ed Eroi della mitologia greca, al passo coi Templi. Si risveglieranno nella loro candida fierezza proprio alle prime luci, tra colonne e templi in edizione rinnovata, ma sempre rispettosa delle emozioni che negli anni hanno animato i visitatori della Valle. Ma non solo: ci saranno attori, musicisti e cantanti, danze e sortilegi, personaggi grotteschi, capitani fanfaroni, servi furbi, donne diaboliche e candide fanciulle. E non mancherà il teatro greco che, direttamente al Tempio della Concordia, racconterà la storia dell’uomo omerico: l’Iliade.

Si aprono le danze alla Valle dei Templi (AG) – 25 luglio 2021
Come prenotare

Sono già aperte le prenotazioni per le visite all’alba sulla Valle. Per acquistare i biglietti online, avere ulteriori informazioni e conoscere i termini di gratuità si prega di visitare questo sito.

News

ATTUALITÀ | Continuano online le “Conversazioni sul teatro antico”

«Tragedia è dunque imitazione di un'azione seria e compiuta […], la quale per mezzo di pietà e paura porta a compimento la depurazione di siffatte emozioni».

Aristotele, Poetica 1449B 24, 27-28

Imitazione. Attraverso la mimesi di forti esperienze umane la tragedia, secondo Aristotele, è capace di suscitare piacere, hedoné, nello spettatore che, immedesimatosi nel personaggio, elimina le tensioni provate in prima persona durante lo spettacolo. Con lo scioglimento dell’azione si verifica la kàtharsis, dunque, la purificazione e il conseguente riequilibrio con le vicende dolorose vissute dai personaggi e, giustappunto, molto sentitamente anche dallo spettatore.

La rappresentazione tragica, pertanto, è intesa come momento catartico finalizzato al piacere attraverso una messa in scena di emozioni che travolge ogni individuo a prescindere dal ruolo che investe. I veri protagonisti sono in realtà le debolezze umane, comuni a tutti. Il coinvolgimento, l’immedesimazione, l’empatia sono tali da accompagnare il pubblico alla scoperta del piacere liberatorio dopo un viaggio interiore attraverso la sofferenza. Nietzsche addirittura, in Nascita della tragedia, interpreta la catarsi come trasformazione dello spettatore, un’esperienza irreversibile dalla quale non ci si può sottrarre, che costringe ad un andamento oscillante e duale tra ascesa e decadenza; una decadenza nobile, però, la presa di coscienza dell’imperfezione umana, un avvicinamento all’altro nella consapevolezza che nelle emozioni siamo sovrapponibili, l’accettazione dell’incomprensibilità e dell’irrazionalità.

Gli strumenti della mimesi; Eracle e Papposileno (dettaglio). Pittura vascolare da un cratere a figure rosse, 400 a.C. da Ruvo di Puglia – Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Attori tragici e al contempo coro, con uno sguardo gettato nell’abisso. Questo è il principale scopo da perseguire per il ciclo di venticinque incontri webinar sull’espressione tragica e comica del teatro antico nato da un’iniziativa congiunta di Velia Teatro Festival, Fondazione Alario per Elea – Velia e SFI – Società Filosofica Nazionale, patrocinata dal Liceo Umberto di Napoli: un invito virtuale alla riscoperta di luci e ombre dell’essere umano attraverso il teatro con incursioni nel diritto, nella storia, nella filosofia, nell’antropologia, nell’oratoria, nell’archeologia.

Fino a dicembre 2021 temi, autori e generi saranno trattati con finalità divulgative in una prospettiva comparatistica, la cultura classica e il teatro antico in un inscindibile dualismo di persistenza e alterità nel moderno e nel contemporaneo.

teatro antico

 

News

NEWS | “Per gli uomini e per gli dei”, la conferenza online della Prof.ssa Marina Castoldi

Marina Castoldi presenta una nuova conferenza on-linePer gli uomini e per gli dei, aspetti della bronzistica in Magna Grecia. La diretta sarà fruibile, martedì 9 febbraio 2021 alle ore 18:30, sulle pagine Facebook della Prof.ssa Castoldi e di Giovanna Corradini Editore.

Marina Castoldi è docente associato di Archeologia della Magna Grecia all’Università degli Studi di Milano; è anche Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso Ateneo. I suoi campi di ricerca vertono sulla bronzistica greca e romana, l’artigianato artistico, la coroplastica, la ceramografia greca e italica, l’iconografia. È direttore del progetto di ricerca Oltre la chora e dello scavo archeologico di Jazzo Fornasiello (Gravina in Puglia, BA).

Secoli di produzione artigianale

Con il nome di Magna Grecia, Megale Hellàs, si indicano quei territori dell’Italia meridionale che i Greci occuparono tra VIII e VII secolo a.C. I Greci, spinti da motivi politici e/o economici, affrontarono l’apoikìa: scelsero di allontanarsi dalla propria casa per vivere meglio. Si crearono nuove realtà territoriali, dove i Greci, che si stabilirono lungo le coste, dovettero rapportarsi con le comunità locali dell’entroterra per affermare la propria identità e per interagire. Le fondazioni coloniali – termine ormai superato – diventarono in qualche decennio delle vere e proprie città in grado di costruire templi e monumenti.

Ma una cosa che sin dalle prime fasi si configurò già di alto livello fu la produzione artigianale. Alle spedizioni coloniali si unirono anche ceramisti e fabbri in grado di portare nel nuovo mondo un sapere tecnico che aveva già avuto una lunga sperimentazione.

Castoldi
Locandina evento (fonte Marina Castoldi)

 

“Per gli uomini e per gli dei”, il nuovo libro di Marina Castoldi

Per gli uomini e per gli dei è anche il titolo del nuovo libro della Prof.ssa Castoldi, dedicato alla produzione bronzistica. La maggiore attenzione dedicata, in questi ultimi tempi, agli aspetti più tecnici dell’evidenza archeologica, – dichiara l’editore – unita all’affinamento dei metodi di scavo, ha fatto diventare una realtà le officine di bronzisti, un tempo limitate ai dati riportati dalle fonti che ricordavano famosi scultori, come Pitagora di Rhegion e Dameas di Crotone. Erano prodotti in bronzo gli oggetti destinati a durare nel tempo: le statue, che celebravano il mondo degli dei e degli eroi, ma anche i vasi utilizzati nei riti sacri. Inoltre vi era il vasellame riservato al banchetto e al simposio. Il tutto era molto apprezzato dai popoli indigeni, che dedicavano ai loro defunti, come corredo funebre, preziosi vasi di bronzo, simbolo di status e del compiacimento di essere riusciti a «vivere alla greca»; e ancora gli arredi e gli specchi.

Attraverso la conferenza e, soprattutto, attraverso il libro, si propone un viaggio in questo laborioso mondo, alla scoperta di statue, vasi, arredi, oggetti per gli uomini e per gli dei!

Una copia del libro potrà essere prenotata scrivendo a questo indirizzo.

Copertina del libro ( © Edizioni di Storia)
News

ARCHEOLOGIA | Metaponto (MT), la perla della Magna Grecia

Metaponto, antica città della Magna Grecia, fu probabilmente fondata nell’VIII secolo a.C. da gruppi di Achei provenienti dal Peloponneso. Secondo la tradizione tramandata da Strabone, pare che il centro sia stato inizialmente costituito dai reduci della guerra di Troia. I nuovi reduci, comunque, convissero e si scontrarono con le popolazioni locali degli Enotri. Nella fase più antica della zona c’era anche un abitato importante, ora designato come area archeologica dell'”Incoronata di San Teodoro”.

Storia della città

Il luogo, in un periodo remoto della sua storia, veniva chiamato Metabos, in riferimento a una leggenda, e da questo deriva la successiva evoluzione nella denominazione. Importanti furono, nella zona dell’antica Metaponto, le produzioni ceramiche. Fra gli antichi artisti vanno ricordati il “Pittore di Pisticci”. Ebbe, pure, rilievo la lavorazione di bronzi, talora figurati, rinvenuti in località “Incoronata”.

La città, nel periodo di massimo splendore, ebbe modo di ospitare Pitagora, fuggito da Crotone. In seguito alle vicende dei tempi, la città degli Achei si alleò spesso con la vicina Taranto, seguendone le sorti per molto tempo. Dopo essere stata coinvolta nelle guerre fra Romani e Cartaginesi, Metaponto entrò nell’orbita romana, prima come città federata, poi come municipio (I sec. a.C.).

Il parco archeologico

L’area sacra è marginata su due lati (ovest e sud) da un muro perimetrale (témenos), oltre che da ampie strade ortogonali. Il lato est, invece, è segnato solo da una simbolica teoria di pilastrini, che separa fisicamente l’area dall’altro spazio pubblico, l’agorà.

I due maggiori templi (Heraion e Apollonion) furono realizzati in stile dorico intorno alla metà del VI sec. a.C. Essi sono il risultato di un processo di monumentalizzazione del santuario, che sembra concludersi con la costruzione del tempio ionico (D) e con il rifacimento dell’edificio C, nei primi decenni del V sec. a.C. I resti più imponenti appartengono al tempio di Hera (A), di cui si propone la sequenza delle 8 colonne della fronte orientale con una parziale ricostruzione dell’elevato. L’intero ingombro planimetrico, invece, è suggerito dalla ordinata disposizione degli altri elementi architettonici residui.

A lato si sviluppa il tempio dedicato ad Apollo Lykaios (“Luminoso” o “Lupo”), di cui si apprezzano in fondazione alcune colonne monolitiche non scanalate relative ad un edificio precedente, mai realizzato. L’imponenza della struttura, la grande base, si deve alla necessità di reggere un grande peso, determinato dal tetto in marmo. L’edificio si caratterizza per la ripartizione centrale della cella e per il doppio colonnato sulla fronte orientale.

Questo edificio ed il tempio ionico dedicato ad Artemide mantengono un orientamento “arcaico”, differente da quello dei due templi maggiori, che si allineano, invece, perfettamente alle geometrie del reticolo urbano. Davanti ai templi si trovano gli altari, accompagnati da numerose basi, iscrizioni ed oggetti votivi.

Gli spazi pubblici

Nell’agorà, invece, si distingue nettamente l’imponenza architettonica del teatro, che nel corso della seconda metà del IV sec. a.C. sostituisce il precedente edificio circolare arcaico, indicato in modo convenzionale come ekklesiasterion. L’edificio ha ospitato di sicuro la massima assemblea cittadina (ekklesia), ma anche gare e spettacoli con grande partecipazione popolare. L’assenza, nell’area, di un pendio collinare ha imposto l’invenzione di un rilevato artificiale. Questo è trattenuto all’esterno da un muro di contenimento a grossi blocchi di calcare.

Nella sistemazione attuale è possibile notare lo sviluppo della prima struttura, seguendo il tracciato dei profilati metallici. Al centro è riconoscibile l’orchestra, di forma rettangolare, con due grandi ingressi contrapposti. Per rappresentare l’elevato del teatro, invece, è stata preferita la ricostruzione in muratura di un settore del muro di contenimento esterno, decorato con colonne e fregio dorico. Lungo questo muro si aprono anche gli ingressi, che dovevano consentire l’accesso degli spettatori alla parte alta della gradinata (cavea).

Sul lato opposto della moderna strada di accesso al parco, prima della linea ferroviaria, si sviluppa l’area del cosiddetto Castro Romano, realizzato tra l’agorà e la linea delle mura orientali, probabilmente per ospitare la guarnigione militare romana durante le vicende belliche del III sec. a.C., prima della sconfitta definitiva dell’esercito cartaginese guidato da Annibale. Di particolare rilievo risulta il grande porticato (stoà), probabilmente a due piani, con colonne e fregio dorico, che chiude il lato est dell’agorà.

Durante il periodo imperiale, Metaponto si contrae ulteriormente e si riduce ad un piccolo abitato all’interno dell’area del Castro. Esso vive in funzione del porto e della viabilità costiera. È significativo che lo spazio pubblico della città greca (agorà e santuario) ospiti un settore della necropoli, quasi a voler sottolineare la perdita di ogni rapporto culturale e topografico con le fasi di vita precedenti.

 

News

ARCHAEOLOGY | Metaponto – Basilicata – the pearl of Magna Graecia

Metaponto, an ancient city of Magna Graecia, was probably founded in the eighth century BC by groups of Achaeans from the Peloponnese. According to the tradition handed down by Strabo, it seems that the centre was initially constituted by the veterans of the Trojan war.

The new veterans, however, lived together and clashed with the local populations of the Oenotrians. In the oldest phase of the area there was also an important inhabited area, now designated as the archaeological area of the “Incoronata of San Teodoro.

 

History of the city

The place, during the early age, was called Metabos with regard to a legend, and from this comes the subsequent evolution in the name. The ceramic productions were important in the area of ancient Metaponto.

Among the ancient artists the “Painter of Pisticci” should be remembered . The craftsmanship of bronze, sometimes illustrated, found in the Incoronata site was also important.

The city, in the period of maximum splendour, was able to host Pythagoras, who fled from Crotone. Following the events of the times, the city of the Achaeans often allied with nearby Taranto, following its fate for a long time. After being involved in the wars between the Romans and the Carthaginians, Metaponto entered the Roman orbit, first as a Federal City, then as a City Hall  in the 1st century BC.

 

The archaeological area

The sacred area is bordered on the west and east side by a perimeter wall ,Témenos, as well as by wide orthogonal streets. The east side, on the other hand, is marked only by a symbolic theory of pillars, which physically separates the area from the other public space, the agora.

The two major temples, Heraion and Apollonion, were built in the Doric style around the mid-sixth century BC. They are the result of a process of monumentalization of the sanctuary, which seems to end with the construction of the Ionic temple and with the reconstruction of building, in the first decades of the fifth century BC. The most impressive remains belong to the temple of Hera, the series of the 8 columns of the eastern front with a partial reconstruction of the elevation is proposed. The entire floor plan, on the other hand, is suggested by the orderly arrangement of the other remaining architectural elements.

On the side there is the temple dedicated to Apollo Lykaios, named as the Virtuous or the “Wolf”, of which some monolithic non-fluted columns relating to a previous building, never built, can be appreciated. The grandeur of the structure, the large base, is due to the need to support a great weight, determined by the marble roof. The building is characterized by the central division of the cell and by the double colonnade on the eastern front.

This building and the Ionic temple dedicated to Artemis maintain an old orientation, different from that of the two major temples, which instead align perfectly with the geometries of the urban grid. In front of the temples are situated the altars, accompanied by numerous bases, inscriptions and votive objects.

 

PUBLIC SPACES

In the agora, however, the architectural grandeur of the theatre is clearly distinguished, which during the second half of the fourth century BC replaces the previous archaic circular building, conventionally referred to as Ekklesiasterion. The building certainly hosted the highest town hall meeting, Ekklesia, but also competitions and shows with great popular participation. The absence of a hilly slope in the area has forced the invention of an artificial embankment. This is held on the outside by a retaining wall made of large limestone blocks.

In the current arrangement we can point out the development of the first layout, following that one of the metal section bars. In the centre the orchestra is recognizable, rectangular in shape, with two large opposite entrances. To represent the elevation of the theatre, instead, the masonry reconstruction of a sector of the external retaining wall, decorated with columns and Doric frieze, was preferred. Along this wall there are also the entrances, which should have allowed the spectators to access the upper part of the steps, the cavea.

 

Remains of the theatre
Remains of columns and doric frieze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


On the opposite side of the modern access road to the park, before the railway line, the area of the so-called Castro Romano develops, built between the agora and the line of the eastern walls. This is happened probably to house the Roman military garrison during the wars of the third century BC, before the definitive defeat of the Carthaginian army led by Hannibal. It is important the large portico or stoà, probably on two floors, with columns and Doric frieze, which closes the east side of the agora.

During the imperial period, Metaponto was further reduced to a small town within the Castro area. It exists in the basis of the port and the coastal road system. It is significant that the public space of the Greek city , agora and sanctuary, hosts a sector of the necropolis as if to underline the loss of any cultural and topographical relationship with the previous stages of life.

https://archeome.it/wp-admin/post.php?post=7988&action=edit

News

ARCHEOLOGIA | Il meccanismo di Antikhytera: il più antico calcolatore meccanico.

Agli inizi del ‘900, vicino all’isola di Cerigotto (Anticitera, una piccola isola greca situata a sud del Peloponneso, a nord-ovest dell’isola di Creta) fu localizzato il relitto di un’antica nave romana. All’interno di essa, negli anni vennero alla luce diversi reperti; tra questi, il più noto è un congegno meccanico, conosciuto come il “Meccanismo di Antikythera”.
Il meccanismo è composto da 82 parti in rame corrose e danneggiate, tant’è che all’inizio non fu facile ricostruirne la struttura.
È così complesso che si ipotizzò che fosse stato costruito in tempi molto vicini a noi e che fosse casualmente finito sui fondali vicino a Creta; tutte le analisi, però, confermarono che l’oggetto era stato costruito intorno al primo secolo avanti Cristo.
Grazie a un’attenta analisi, con l’applicazione delle più moderne tecnologie, oggi, sappiamo bene come funzionava la macchina e com’era azionata.
Essa calcolava le eclissi, le fasi lunari e il moto dei pianeti (i cinque noti a quel tempo).

Dall’interpretazione di alcune incisioni sulla macchina stessa, inoltre, si è capito che indicava esattamente le date delle Olimpiadi e dei giochi panellenici associati.
Ancora più recentemente, si è riusciti a leggere i circa 3.500 caratteri presenti sulla macchina; essi somigliano a una guida filosofica del cielo.
Si è riusciti a capire il modo col quale venivano predette le eclissi nel I secolo a.C. e quali conoscenze si avevano dei movimenti planetari.

Un passo in avanti importante nella comprensione di ciò che era l’astronomia greca di quel periodo.

News

ARCHEOLOGIA | Concluso il 59* convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia (ISMAG, Taranto 2019)

Si conclude oggi il 59* convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia (ISMAG 26-28 Settembre, svoltosi a Taranto) intitolato “Donne di Magna Grecia, visibilità, rappresentazione, ruoli”.

La locandina dell’evento

Le giornate hanno visto la partecipazione di importanti studiosi, italiani e non, i quali hanno fornito nuovi dati e innovative interpretazioni sul tema oggetto dell’incontro. Tra il pubblico, oltre la nostra redazione, erano presenti anche numerosi studenti. Una sezione importante inoltre e’ stata dedicata ai Poster che sono stati esposti nel cortile del Plesso del Polo Universitario Jonico per aggiornare la comunità scientifica sugli sviluppi delle nuove ricerche.

Il programma parte I

 

Il programma parte II

 

S. Paderni – A.R. Lucciardi