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UCRAINA | Non solo vite umane: secoli di arte e storia inghiottiti dal vortice della guerra

Oltre ogni immaginazione l’Europa torna a essere scossa da venti di guerra, le bombe fendono il cielo e mentre, indifferenti, cadono al suolo, il presente e la speranza nel futuro vengono spazzati via. Non sono solo vite umane spezzate, oggi a essere in gioco è il segno tangibile del passato di un paese, un patrimonio artistico secolare che rischia di essere cancellato. 

 

Perdite inestimabili

Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio i bombardamenti a nord-ovest di Kiev hanno distrutto il Museo di Storia Locale di Ivankiv. A darne comunicazione con un post su Facebook la direttrice della riserva storico-culturale di Vyshhorod, Vlada Litovchenko. Il Museo ospitava, tra le altre, le opere dell’artista naif  Maria Prymachenko, tra le più rappresentative dell’Ucraina, ammirata anche da Pablo Picasso. Le sue tele, raffiguranti per lo più animali fantastici, erano parte dell’immaginario collettivo ucraino, tanto da essere utilizzate per la produzione di francobolli locali. Della collezione, fiore all’occhiello del Museo, ben venticinque opere sono andate perdute, il che costituisce un attacco inestimabile al patrimonio artistico del paese.

Alcune delle tele della Prymachenko conservate al Museo, oggi distrutto

Altro importante sito, danneggiato durante l’attacco alla sede della televisione Ucraina, è il memoriale di Babyn Yar, in cui trovano sepoltura 34.000 ebrei uccisi dai Nazisti nel 1941, uno dei peggiori eccidi dell’olocausto.

Memoriale dell’olocausto danneggiato dai bombardamenti

A Kharkiv, inoltre, i bombardamenti russi non hanno lasciato scampo all’Università e alla piazza della Libertà, da cui si accedeva a uno dei più importanti musei di arte contemporanea della regione, il Yermilov Centre. 

Monumenti da salvare

La direttrice dell’Ukrainian Museum di New York, Maria Shust si mostra ancora incredula di quanto accaduto e profondo è il timore che la volontà di Putin sia quella di cancellare, insieme all’Ucraina, anche la sua storia, il che non è poco, considerando che il paese ospita, tra gli altri, ben sette siti iscritti nella lista dei patrimoni dell’Unesco. La Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, risalente al 1037, un vero e proprio gioiello, il centro storico di L’viv (Leopoli), che conserva intatta la topografia tardo medievale, o l’Arco geodetico di Struve, progettato nel XIX secolo da W. V. Struve per calcolare forma e dimensioni della Terra. Senza dimenticare la scalinata Potemkin a Odessa e il suo Museo d’Arte che include alcuni tra i primi quadri realizzati da Kandisky , tutte pietre miliari dell’arte che oggi rischiano di scomparire per sempre.

La splendida Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, tra i monumenti più a rischio

 

Resistere proteggendo la propria storia 

Nelle città ucraine è ormai dunque irrefrenabile la corsa contro il tempo avviata al fine di preservare dalla distruzione il patrimonio storico e architettonico, uno sforzo immane da parte di restauratori e volontari che non si rassegnano alla cancellazione della propria identità storico-artistica. Devastanti, quanto commoventi, le immagini di questi ultimi giorni: opere avvolte da materiali protettivi ignifughi, lana di vetro, lamine speciali e sacchetti, una parte dell’identità ucraina “impacchettata” nella speranza che la polvere della guerra non si posi su di esse, velandone per sempre la bellezza. È il caso della cosiddetta Firenze dell’Est, L’viv (Leopoli), la cui piazza del mercato ospita le statue di Nettuno, Anfitrite, Artemide e Adone, personaggi della mitologia greco-romana:

 

         
       

La stessa scena si è ripetuta nei giorni scorsi con la statua del Duca di Richelieu a Odessa:

 

                  

Da considerare anche il caso di monumenti temporaneamente trasferiti in luoghi più sicuri con il progressivo intensificarsi del conflitto. È il caso della statua di legno del crocifisso, conservata nella Cattedrale armena di L’viv (Leopoli) e conservata all’interno di un bunker per assicurarne la conservazione, non succedeva dal tempo della Seconda Guerra Mondiale. 

               

Un grido dal mondo dell’arte 

Certo non è semplice trovare una soluzione al dramma che ha colpito il paese, insieme alla sua arte e storia, la direttrice del Museo di Odessa, Oleksandra Kovalchuk, fuggita in Bulgaria per salvare il figlio di un anno, sente di aver fatto un torto al Museo abbandonandolo e sottolinea l’assenza di sistemi antincendio, dovuta alla mancanza d’investimenti, causa probabile della perdita di gran parte del patrimonio artistico. Tuttavia, non si tratta soltanto di una questione culturale, ma anche politica, la stessa Kovalchuk afferma come l’obiettivo dei russi sia la distruzione dell’arte quale testimone di un’eredità, una storia diversa, un popolo diverso, per il quale, nella Federazione Russa, non ci sarà posto. A decidere di rimanere è stata, invece, Olesia Ostrovska-Liuta, direttrice del Mystetskyi Arsenal National Art and Culture Museum Complex di Kiev, la quale si dice sicura che l’attacco ai tesori dell’Ucraina sarà paragonabile alla distruzione di Dresda nella seconda guerra mondiale. Purtroppo, a causa dell’ottimismo del presidente che invitava alla tranquillità, non è stata avviata una pronta evacuazione delle opere, che si credeva avrebbe scatenato il panico, come sostenuto dal critico d’arte Konstantin Akinsha, per il momento si sta tentando di creare un archivio digitale completo delle opere. 

 

Scenari presenti e futuri

È impossibile proteggere da lontano collezioni e oggetti artistici, eppure ci sarebbe qualcosa che il mondo internazionale dell’arte potrebbe fare.  Come sostenuto da Patty Gerstenblith, professoressa di diritto alla DePaul University e fondatriceche del Comitato degli avvocati per la conservazione del patrimonio culturale, le istituzioni artistiche di tutto il mondo dovrebbero annullare qualsiasi scambio culturale con la Russia, oltre al fatto che il mercato dell’arte occidentale dovrebbe prepararsi a a intervenire contro un eventuale commercio illegale di opere d’arte e reperti archeologici ucraini saccheggiati durante l’invasione.