luigi bernabò brea

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NEWS | Taormina si rifà il look: al via il restauro delle gradinate del Teatro Antico

Primo intervento al Teatro Antico di Taormina, dopo quello storico del 1959 diretto da Luigi Bernabò Brea. Sessantadue anni fa, il grande archeologo consegnò il monumento alla fruizione combinata di viaggiatori di giorno e spettatori la sera.

taormina teatro antico
Ricostruzione del manto terroso della cavea, 1939
Il primo di una serie di interventi di restauro per il Teatro Antico

Sono cominciati in questi giorni, nel Teatro antico di Taormina, i lavori di restauro della gradinata, l’emiciclo che abbraccia con un solo sguardo la scena, il mare e l’Etna e che nel 1787 fece dire a Goethe che “mai, forse, il pubblico di un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile”.

Si tratta del primo di una serie di interventi programmati dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto dall’archeologa Gabriella Tigano. Tali interventi interesseranno, in vari periodi di bassa stagione, più parti del grande complesso monumentale senza compromettere la fruizione da parte dei visitatori. La ditta di restauri procede infatti per piccoli lotti, perimetrando il cantiere di lavoro e dunque non intralciando le consuete attività di visitatori e guide turistiche. Entro maggio saranno ultimati gli interventi sulle gradinate per dar corso al montaggio degli allestimenti per la stagione degli spettacoli. 

taormina teatro antico
Operai al lavoro al Teatro Antico
I primi interventi, indispensabili dopo sessant’anni di turismo di massa

“Sono interventi assolutamente improcrastinabili per garantire la conservazione del monumento – spiega la direttrice Tigano – e sono i primi a sessant’anni di distanza dallo storico restauro del grande archeologo Luigi Bernabò Brea, che consentì l’avvio della doppia fruizione del Teatro Antico, sia come sito archeologico che come contenitore di eventi in uno scenario unico al mondo. Ma non solo: ci consentiranno di mettere in sicurezza e ripristinare le sedute della cavea, reduci dai sessant’anni più intensi e faticosi nella millenaria storia del monumento. Anni che coincidono con l’inizio del turismo di massa e con l’avvio delle stagioni di spettacoli ed eventi estivi”.

taormina teatro antico
Sopralluogo della direttrice Gabriella Tigano

“La manutenzione e la buona tenuta del patrimonio monumentale regionale – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samoná – è un obiettivo che stiamo cercando di portare avanti con grande impegno, nella consapevolezza che è il presupposto indispensabile per programmare una compiuta valorizzazione della nostra Isola”.

Mappatura digitale e laser scanner serviranno per il restauro della scenae frons

Più complesso e impegnativo l’intervento di restauro che dovrà interessare la scena (scenae frons). Fondamentale la mappatura digitale realizzata con drone e laser scanner nello scorso mese di dicembre: rappresenta il primo passaggio propedeutico che, dopo l’elaborazione dei dati, consegnerà alla direzione del Parco una radiografia completa dei resti monumentali, ma soprattutto un report aggiornato dello stato di degrado con precisione millimetrica.

“Il successivo progetto di restauro dello scenae frons – conclude la Tigano – sarà elaborato con formula interdisciplinare, e sarà oggetto di approfondimenti da parte di un’equipe di professionisti (archeologi, restauratori, architetti, ingegneri) nel quale si farà tesoro anche degli studi preliminari svolti all’inizio del nuovo millennio dal Centro Regionale per la Progettazione e  il Restauro, che per primo monitorò lo stress e i danni causati al monumento dalle vibrazioni sonore degli spettacoli. Un impegno che è e sarà tra gli obiettivi del Parco nei prossimi anni per garantire il miglior equilibrio tra conservazione e salvaguardia del monumento, e un suo uso “moderno” e sostenibile”.

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Teatro Antico, anni ’30.
Cortesia dell’Archivio Storico Antonino Castorina
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NEWS | Madeleine Cavalier al Museo Archeologico di Lipari

Domani, 20 giugno 2021, alle ore 11, ci sarà una conferenza al Castello di Lipari dal titolo Una chiacchierata con Madeleine. L’incontro si svolgerà in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia.

Madeleine

Chi è Madeleine Cavalier

Madeleine Cavalier è l’archeologa francese che dal 1950 fino a pochi anni fa ha svolto la sua attività di ricerca e di studio soprattutto nell’arcipelago Eoliano, ma anche a Tindari, Milazzo e in altri siti siciliani. Lavorando quindi assieme a Luigi Bernabò Brea, ha contribuito in maniera determinante alla fondazione del Museo Archeologico di Lipari e allo sviluppo delle sue collezioni.

Madeleine
Madeleine Cavalier in archivio – foto: Regione Siciliana

Non è possibile qui elencare gli innumerevoli e fondamentali scavi e gli studi da lei realizzati, molti dei quali assieme al grande archeologo Luigi Bernabò Brea. Possiamo ricordare, tuttavia, tra le molte onorificenze ricevute, la Medaglia di bronzo dal Ministero della Pubblica Istruzione per i benemeriti della Cultura e dell’Arte; nonché la nomina a Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e a Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres.

Cavalier e Brea – foto: Archivio Storico Eoliano

Durante le Giornate Europee dell’Archeologia, Madeleine Cavalier è a Lipari e domenica 20 luglio, assieme al direttore Rosario Vilardo ed all’archeologa Maria Clara Martinelli, incontrerà i cittadini dell’arcipelago Eoliano che tanto le debbono.

In copertina: Luigi Bernabò Brea con Madeleine Cavalier sugli scavi di Lipari.

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NEWS | “Isole vicine”, al Museo di Lipari (ME) la presentazione del libro

Maria Clara Martinelli, Funzionaria Archeologa presso il Parco Archeologico delle Isole Eolie Luigi Bernabò Brea, presenta il suo volume Isole vicine. L’arcipelago delle Isole Eolie e le comunità umane nella preistoria mediterranea.

La presenza umana si inserisce tardi, solo a partire dal Neolitico, in questo paesaggio nato dai vulcani, difficile da raggiungere poiché il mare condiziona la mobilità, gli spostamenti e il tempo. Il volume ne racconta la preistoria e la protostoria, sulla scorta delle ricerche e degli studi, fondamentali per l’intero Mediterraneo, di Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, condotti nelle Eolie dal 1950 al 2000, e con l’attenzione dovuta al lavoro di altri studiosi, che hanno ampliato notevolmente, soprattutto dal 1990, la bibliografia archeologica dell’arcipelago tirreno. L’autrice traccia dapprima la storia degli studi e la linea del tempo, raccordando le attività vulcaniche con le fasi culturali delle comunità umane che hanno abitato l’arcipelago, per poi focalizzare, in ordine cronologico, il Neolitico e l’età del Bronzo, dei quali sottolinea gli elementi caratterizzanti delle diverse facies culturali.

Locandina evento

La presentazione del volume avverrà lunedì 21 dicembre 2020 Ore 16,00. L’evento online sarà visibile in live streaming sulla pagina Facebook del Museo.


Introduce il direttore del Parco Rosario Vilardo, con gli interventi di:

Maria Clara Martinelli, autrice;
Francesca Radina, studiosa di preistoria italiana, ex Direttrice Archeologa responsabile del Centro operativo per l’Archeologia
di Bari del Ministero per i beni e le attività culturali;
Massimo Cultraro, studioso di preistoria Egea e del Mediterraneo, Direttore di ricerca presso Istituto delle Scienze del Patrimonio Culturale (CNR-ISPC), sede di Catania.

 

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ARCHEOLOGIA | Le meraviglie del Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea di Lipari

Luigi Bernabó Brea e Madeleine Cavalier

Il Museo Archeologico Regionale Eoliano Luigi Bernabò Brea, nato da un precedente Antiquarium e posto sull’altopiano conosciuto come “il Castello”, fu inaugurato nel 1954. La sua sistemazione fu fortemente voluta dallo studioso Bernabò Brea, a cui  è stato successivamente dedicato, e dalla celebre Madeleine Cavalier. Quest’ultima, dopo aver condotto scavi e ricerche di stampo preistorico sul territorio ligure, fu sua collaboratrice fin dal 1951, quando assunse la direzione scientifica degli scavi a Lipari e di tutta l’attività archeologica nelle isole Eolie. La collaborazione tra i due ha significativamente ampliato la precedente collezione museale, tanto che si è resa necessaria l’apertura di nuovi poli. Oggi il Museo Archeologico di Lipari si articola in ben 6 sezioni – Preistoria, Epigrafia, Isole Minori, Età Classica, Vulcanologia e Paleontologia del Quaternario – che hanno sede in altrettanti edifici. L’esposizione si avvale di un esaustivo apparato didattico, composto da pannelli nelle lingue italiano e inglese. Essa documenta lo sviluppo degli insediamenti umani e delle civiltà che si sono succedute nel tempo nell’Arcipelago Eoliano.

La Sezione Preistorica

La Sezione Preistorica si trova in un edificio del XVIII secolo che, sorto sui ruderi del monastero normanno, fu sede del Palazzo Vescovile. I reperti in esso conservati mostrano il susseguirsi delle culture dall’età Neolitica (fine V millennio a.C.) al Tardo Bronzo (XI-X secolo a.C.). I materiali provengono dagli scavi condotti nell’area del Castello e nelle zone che hanno dato nome alle culture susseguitesi. Da Piano Conte, ad esempio, ci arrivano le ceramiche tipiche dell’omonima cultura dell’Eneolitico Medio; da Castellaro Vecchio, invece, provengono le tracce dei più antichi insediamenti neolitici. A questi, si aggiungono i manufatti rinvenuti a Contrada Diana e Spatarella. In tale sezione, per l’Età del Bronzo, sono esposti anche i reperti provenienti dagli insediamenti della cultura di Capo Graziano (Filicudi) e della cultura del Milazzese (Panarea).

Il percorso espositivo della Sezione Preistorica del Museo continua con le testimonianze dell’Ausonio I e dell’Ausonio II, i cui tipi ceramici sembrano analoghi a quelli del Tardo-Appenninico e alla cultura Protovillanoviana della penisola italiana. Infine, il percorso termina con le interessanti offerte votive, rinvenute all’interno del bòthros dedicato a Eolo, risalenti alla fondazione cnidia di Lipàra (580/576 a.C.).

La Sezione Epigrafica del Museo

La Sezione Epigrafica del Museo Archeologico di Lipari trova anch’essa posto nell’ex Palazzo Vescovile, all’interno della Sala X. Questa espone numerosi cippi e stele funerarie di età greca e romana, rinvenuti nell’area archeologica di Contrada Diana. Le iscrizioni recano i nomi dei defunti a cui, alle volte, si aggiungono formule dedicatorie o benauguranti. Il grande numero di reperti ha reso necessario la collocazione delle numerose stele anche nell’attiguo giardino, dove sono accompagnate da numerosi sarcofagi provenienti dalla stessa necropoli.

La Sezione delle Isole Minori

La Sezione delle Isole Minori del Museo Archeologico di Lipari, invece, è ubicata in un piccolo edificio di fronte alla Sezione Preistorica. All’interno delle sue vetrine, trovano posto numerosi reperti, provenienti dai contesti archeologici delle isole minori e databili tra il Neolitico Superiore e il Bronzo Medio. Punto saliente di questo percorso espositivo è la ricostruzione di una capanna dell’Età del Bronzo. Tale riproduzione, che occupa la zona centrale del padiglione dedicato all’Archeologia delle isole minori, è stata possibile mediante lo studio congiunto da parte di archeologi e archeobotanici.  

La Sezione Classica del Museo

Sala XIX con ricostruzione della trincea di scavo della necropoli dell’età del Bronzo

La Sezione Classica è, sicuramente, la più corposa e occupa il maggior numero di stanze all’interno del principale edificio novecentesco del Museo. Attraverso i tre piani a essa dedicati, i reperti sono esposti in modo da ricostruire il ricco quadro storico-culturale della città greco-romana. Oltre la Sala XX, in cui sono esemplificati i diversi tipi di sepoltura (sarcofagi e vasi di medie e grosse dimensioni), si segnala la Sala XIX, che propone una fedele ricostruzione della trincea di scavo della necropoli dell’Età del Bronzo, posta al di sotto dell’ex Piazza Monfalcone. Ai piani superiori si trovano esposti i numerosi reperti provenienti dai ricchi corredi funebri, tra i quali figurano le magnifiche maschere, suddivise per epoca e per tipo: si tratta di maschere della commedia e della tragedia greca e romana. Altri spazi espositivi sono dedicati alla collezione numismatica e agli oggetti di oreficeria.

La grande piramide delle anfore del Relitto A Roghi esposta nella sala XXVII

Da ultimo, fa parte della grande Sezione Classica l’ampia sala dedicata all’Archeologia subacquea. In questa sala troviamo esposti i carichi delle navi greche e romane disgraziatamente naufragate nelle acque dell’Arcipelago, nonché materiali di varie epoche, provenienti da discariche portuali in aree d’approdo oggi scomparse. Il visitatore è subito attratto dall’esposizione a piramide delle anfore del Relitto A Roghi di Capo Graziano, che occupa il centro della Sala XXVII. Successivamente, il visitatore prosegue il percorso espositivo attraverso i reperti di diverse epoche, magistralmente esposti in ordine cronologico.

La Sezione Vulcanologica

La Sezione Vulcanologica ha sede in un edificio del XIV secolo, accanto alla Sezione delle Isole Minori, che fu successivamente ampliato nel XVII secolo. La collezione è intitolata al grande vulcanologo Alfred Rittmann e mette in mostra la geomorfologia di origine vulcanica dell’arcipelago eoliano. Il percorso espositivo porta il visitatore ad osservare una serie di campioni geologici – tra cui la famosa ossidiana – e le ricostruzioni plastiche, che hanno lo scopo didattico di metterlo in contatto con gli aspetti produttivi ed economici dei diversi insediamenti umani che si sono succeduti sulle isole.

La Sezione Paleontologia del Quaternario

La Sezione di Paleontologia del Quaternario, infine, occupa attualmente una saletta posta nel settore sud-occidentale del Castello. La collezione prevede una serie di sedimenti e di fossili che dovevano essere presenti sulle diverse isole dell’Arcipelago Eoliano nel corso del Quaternario. Di notevole interesse è un frammento dello scudo di una tartaruga terrestre, inglobato nelle piroclasti di Valle Pera di Lipari e risalente a un periodo temporale compreso fra i 127.000 e i 104.000 anni fa.   

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ARCHAEOLOGY | The wonders of the Archaeological Museum Luigi Bernabò Brea in Lipari

Luigi Bernabó Brea and Madeleine Cavalier

The Regional Aeolian Archaeological Museum Luigi Bernabò Brea, born from a previous Antquarium and located on the plateau known as “Il Castello” (The Castle), was inaugurated in 1954.

Its arrangement was strongly desired by the scholar Bernabò Brea, to whom it was later dedicated, and by the famous Madeleine Cavalier. The latter, after having carried out prehistorical excavations and research in Liguria, was his research partner since 1951, when she took over the scientific direction of the excavations in Lipari and of all the archaeological activity in the Aeolian Islands. The collaboration between the two significantly allowed so much the expansion of the previous museum collection that it was necessary to open new centres. Today, the Archaeological Museum of Lipari consisting of six pavilions that contain respectively: Prehistory, Epigraphy, Minor Islands, Classical Age, Vulcanology and Paleontology of the Quaternary which are located in as many buildings. The exhibition makes use of a rich and exhaustive information that spread across captions in Italian and English. It documents the development of human settlements and the development of the successive civilizations in the Aeolian Archipelago.

The Prehistoric Section

This Section is located in an eighteenth century building which, built on the ruins of the Norman monastery, was the seat of the “Palazzo Vescovile” (Bishop’s Palace). The finds preserved in it show the succession of cultures from the Neolithic age (end of the 5th millennium BC) to the Late Bronze Age (11th-10th century BC). The materials come from excavations carried out in the area of “Il Castello”and in the areas that have given their names to successive cultures. From Piano Conte, for example, we get the typical ceramics of the homonymous Middle Eneolithic culture; from Castellaro Vecchio, on the other hand, the traces of the most ancient Neolithic settlements come. To these are added the artifacts found in Contrada Diana and Spatarella. In this section, for the Bronze Age, the finds from the settlements of the culture of Capo Graziano (Filicudi) and the culture of Milazzese (Panarea) are also exhibited.

The exhibition itinerary of the Prehistoric Section of the Museum continues with the evidence of Ausonius I and Ausonius II, whose handcrafted ceramics seem similar to those of the Late-Apennine and to the Protovillanovian culture of the Italian peninsula. Finally, the itinerary ends with the interesting votive offerings, found inside the bothros dedicated to Aeolus, dating back to the Cnidian foundation of Lipàra (580-576 BC).

The Epigraphical Section of the Museum

The Epigraphical Section of the Archaeological Museum of Lipari is also located in the former “Palazzo Vescovile”, inside Room X. This exhibits numerous memorial stones and funerary stelae from the Greek and Roman age, found in the archaeological area of Contrada Diana. The inscriptions bear the names of the deceased, to which, at times, dedicatory or auspicious formulas are added. The large number of finds made it necessary to place the numerous stelae also in the adjacent garden, where they are accompanied by numerous sarcophagi from the same necropolis.

The Minor Islands Section

This section, on the other hand, is located in a small building opposite the Pre-Historic Section. Inside its showcases, there are numerous finds, coming from the archaeological contexts of the smaller islands and datable between the Upper Neolithic and the Middle Bronze Age. The highlight of this exhibition is the reconstruction of a Bronze Age hut. This reproduction, which occupies the central area of the pavilion dedicated to the archaeology of the smaller islands, was made possible through the joint study by archaeologists and archaeobotanists.

The Classical Section of the Museum

 

 

 

Room XIX with reconstruction of the excavation trench of the Bronze Age necropolis

The Classical Section is certainly the largest and occupies the largest number of rooms inside the main twentieth-century building of the Museum. Through the three floors dedicated to it, the finds are exhibited in order to reconstruct the rich historical-cultural framework of the Greco-Roman city. Beyond Room XX, in which the different types of burial are exemplified (sarcophagi and vases of medium and large dimensions), there is Room XIX, which offers a faithful reconstruction of the excavation trench of the Bronze Age necropolis, located below the former Piazza Monfalcone. On the upper floors are exhibited the numerous finds from the rich funeral objects, including the magnificent masks, divided by age and type: they are masks of Greek and Roman comedy and tragedy. Other exhibition spaces are dedicated to the numismatics and jewellery objects.

 

The great pyramid of the amphorae of Wreck A Roghi on display in room XXVII

Finally, the large room dedicated to underwater archeology is part of the Classical Section. In this room Greek and Roman ships are showcased unfortunately shipwrecked in the waters of the Archipelago, as well as materials from various eras, coming from port dumps in landing areas that have now disappeared. The visitor is immediately attracted by the pyramid-like display of the wreck amphorae of A. Roghi of Capo Graziano , which occupies the centre of Room XXVII. Subsequently, the visitor continues the exhibition itinerary through the finds from different eras, masterfully displayed in chronological order.

The Vulcanological Section

The Vulcanological Section is based in a 14th century building, next to the Minor Islands Section, which was later enlarged in the 17th century. The collection is named after the great vulcanologist Alfred Rittmann and showcases the geomorphology of volcanic origin of the Aeolian archipelago. The exhibition itinerary leads the visitor to observe a series of geological samples – including the famous obsidian – and the plastic reconstructions, which have the didactic purpose of getting him in touch with the productive and economic aspects of the various human settlements that have occurred on the islands .

The Paleontology of the Quaternary Section

Finally, this Section currently occupies a small room located in the south-western sector of “Il Castello”. The collection includes a series of sediments and fossils that must have been present on the various islands of the Aeolian Archipelago during the Quaternary. Of considerable interest is a fragment of the shield of a terrestrial turtle, incorporated in the pyroclasts of Valle Pera di Lipari and dating back to a time period between 127,000 and 104,000 years ago.

https://archeome.it/wp-admin/post.php?post=3346&action=edit

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ARCHEOLOGIA | Alla scoperta delle Isole Eolie: introduzione e cenni storici

Le Isole Eolie sono un arcipelago di origine vulcanica, amministrativamente compreso nel territorio della città metropolitana di Messina. L’arcipelago, la cui disposizione ha un’insolita forma a Y, è composto da sette isole vere e proprie, Lipari, Vulcano, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi e Alicudi, cui si aggiungono altri isolotti e scogli affioranti dal mare. Ben due delle sette isole, Vulcano e Stromboli, sono vulcani attivi e dal 2000 l’intero arcipelago è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.

L’eccezionale posizione geografica, proiettata verso lo Stretto di Messina e visibile dalle coste tirreniche della penisola italiana, ha favorito la centralità delle Isole Eolie sulle rotte commerciali e strategiche del Mediterraneo di tutte le età e le ha rese adatte all’insediamento di numerose popolazioni nel corso del tempo. Le dinamiche insediative sono state influenzate dalla natura vulcanica dell’arcipelago e dalla presenza, come a Lipari, di roccaforti naturali.

Cenni storici

La prima frequentazione delle Isole Eolie risale al Neolitico, precisamente al periodo tra il V e il IV millennio a.C., e si limita a piccoli abitati sorti a Lipari, nella piana di Castellaro, e a Salina, a Rinicedda (Leni), mentre sulle restanti isole si registrano solo insediamenti instabili. Le genti che vi si installavano dovevano provenire dalle vicine coste siciliane poiché la ceramica rinvenuta negli strati più antichi trova diretti confronti con le culture neolitiche della Sicilia Orientale. Il popolamento di queste due isole è legato all’agricoltura, con lo sfruttamento dei fertili suoli di origine vulcanica, e all’estrazione, lavorazione industriale e commercio di un tipico prodotto del vulcanismo: l’ossidiana.

Ossidiana: cos’è e a cosa serviva

L’ossidiana è una pietra vetrosa vulcanica, con sistema cristallino amorfo, la cui formazione è dovuta al rapidissimo raffreddamento della lava. Nel periodo in cui l’occidente non era a conoscenza della tecnica di fusione dei metalli, essa rappresentava il materiale più duro in assoluto, superando anche la selce. L’ossidiana grezza veniva prelevata a Lipari e portata a Salina via mare dove, poi, veniva lavorata per ricavarne strumenti da taglio e altri oggetti da usare o scambiare. Gli scambi più frequenti avvenivano con la selce, roccia sedimentaria, e l’argilla, elementi di cui le isole erano sprovviste e che venivano importati dalla Sicilia.

Storia degli studi

La storia delle ricerche e degli studi archeologici risale agli ultimi decenni del XVIII secolo e ai resoconti degli esploratori, primo fra tutti Jean Houel che, nel suo “Voyage Pittoresque des isles de Sicile, de Malte e de Lipari”, ha dedicato ampio spazio alle antichità eoliane. Nel XIX secolo iniziano le prime ricerche nell’area della necropoli di contrada Diana a Lipari, grazie all’ufficiale della marina britannica W.H. Smyth e al Barone Enrico Pirajno di Mandralisca. Negli ultimi decenni del secolo, Giuseppe Scolarici, su commissione dell’imprenditore scozzese James Stevenson, ha ripreso e ampliato questi primi scavi, i cui primi rinvenimenti hanno destato l’interesse scientifico anche nei confronti delle isole minori. Nel XX secolo si colloca la pubblicazione di Giudo Libertini sullo stato di conoscenza archeologica e storica delle Eolie, ma solo con Paolo Orsi si avrà il primo scavo archeologico scientificamente condotto e documentato. 

La vera svolta per la conoscenza archeologica delle Eolie si ha con Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, ai quali si devono numerose ricerche e scoperte, di fondamentale importanza nel quadro dell’archeologia mediterranea, e la creazione del Museo Archeologico Eoliano nel 1954, oggi regionale.