Lagaš

Approfondimento

APPROFONDIMENTO | La diplomazia agli albori della storia

La diplomazia fa parte delle complesse dinamiche belliche, con lo scopo di trovare vie alternative allo scontro armato. Se ne parla molto negli ultimi tempi a proposito delle vicende tra Russia e Ucraina, ma, in realtà, il dialogo tra gli stati è una realtà che mai si arresta, seppur non sia evidente. L’abilità di giungere a un compromesso è, tuttavia, una virtù antica, e già ve ne sono accenni agli albori della storia, quando le guerre si combattevano con bronzo e sassi.

Il contesto storico

La prima guerra documentata nella storia umana è quella sostenuta dal re sumero Ur-Našše di Lagaš contro gli stati di Ur e Umma. Da quel momento si sviluppa il concetto di guerra di confine con la creazione della terra di nessuno a protezione della frontiera. A motivare il conflitto era il possesso delle risorse agricole della regione di Guedina, bramate da Umma e difese da Lagaš. Per più di cento anni la frontiera venne violata e ristabilita col sangue. Se ne legge un crudo esempio nell’iscrizione RIME 1.9.5.1: Enannatum, il re di Lagaš, si misurò con [Ur-lumma, il re di Umma] in battaglia, ed Entemena, figlio di Enannatum, lo sconfisse con le armi. Ur-lumma fuggì, si ritirò in Umma abbandonando le sue truppe, 60 truppe di carri, sulla riva del fiume, lasciando le ossa dei suoi uomini ovunque nella campagna; Entemena le ammucchiò in cinque colline di cadaveri.

Avvoltoi banchettano con le teste mozzata dei soldati di Umma, un dettaglio dalla cosiddetta “Stele degli avvoltoi” (RIME 1.9.3.1)
Un’alternativa alla guerra.

La violenza degli scontri nell’età del bronzo è innegabile. Eppure, colpisce di più il tentativo politico di metter fine al conflitto attraverso la negoziazione di un compromesso. Sia Umma che Lagaš lottano per il possesso delle risorse agricole della regione di Guedina. I re di Lagaš si rendono conto che i rivali non si fermeranno mai, così offrono al nemico sconfitto parte del territorio conteso. Una piccola cessione in cambio di un bene superiore, la pace. Non parliamo, certo, di uno spirito caritatevole, i re di Lagaš ragionavano esattamente come i grandi leader dei nostri giorni: va bene la pace, purché porti profitto. Elaborarono, pertanto, quello che può essere considerato il primo prestito a interesse della storia, ai limiti dello strozzinaggio, creando nei fatti i presupposti per un’instabilità perpetua ai confini di stato. Fatto che poi porterà alla caduta del regno.

Soldati di Umma prigionieri nella rete di Ninĝirsu, dio poliade di Lagaš, un dettaglio dalla cosiddetta “Stele degli avvoltoi” (RIME 1.9.3.1)

 

I primi accordi di pace e la loro effettiva tenuta

Vincendo la guerra Lagaš poté stabilire la propria pace. Mantenne il controllo dei territori di confine ma non rivendicò quelli del proprio vicino, anzi. Ad Umma venne concesso di gestire una parte delle terre contese pagando in cambio un interesse al legittimo proprietario, una tassa che comprendesse parte profitti economici ottenuti. L’espediente, tuttavia, non funziona ed Umma, incapace di pagare si affida alle armi per ristabilire il proprio dominio. Le fonti di Lagaš ricordano come lo stato rivale finisse per allagare i territori di confine per poi attaccarli, rimuovendo le stele di confine. La diplomazia, dunque, fallì e i tentativi di spostare la frontiera non si fermarono fino a quando le forze di Lagaš non vennero sopraffate dopo più di un secolo di belligeranza.