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NEWS | In Egitto torna alla luce un laboratorio di ceramica greco-romano

In Egitto, la missione archeologica egiziana che opera nel governatorato di Beheira, una zona nordoccidentale del Delta del Nilo, ha scoperto i resti di un grande laboratorio di ceramica, risalente all’epoca greco-romana.

Il Dr. Mustafa Waziri, Segretario Generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha dichiarato che si tratta di un laboratorio con alcuni edifici risalenti al periodo compreso tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C.. Ha spiegato che ci sono diverse aree divise in base alla funzionalità: dall’area per modellare l’argilla a quella per farla asciugare, momento in cui il vasellame veniva esposto al sole. La missione di ricerca, guidata da Ibrahim Sobhy, ha infatti portato alla luce l’area in cui l’argilla veniva lavorata, con l’aggiunta di additivi per predisporre le fasi di lavoro successive. All’interno dei resti murari del laboratorio, inoltre, sono stati rinvenuti alcuni strumenti utilizzati per la produzione ceramica, come utensili in metallo, frammenti del tornio e alcuni frammenti di vasi di terracotta.

I forni per la produzione ceramica

Il dott. Ayman Ashmawy, capo del settore delle antichità egiziane presso il Consiglio supremo delle antichità, ha sottolineato che le fornaci hanno fori di aerazione superiori, a corrente ascensionale. Queste sono state realizzate con mattoni rossi e circondate da spesse pareti di mattoni di fango per resistere alla pressione risultante dal processo di combustione. Tra i resti, anche frammenti di stoviglie incombuste e altre materie prime.

Un insediamento a lungo frequentato

Da parte sua, il professor Sobhy ha affermato che la stessa ha portato in luce anche la porzione di un abitato con costruzioni in mattoni di fango. In alcune di queste erano presenti vasellame ceramico per l’uso quotidiano, forni di cottura, silos di stoccaggio e alcune proto-monete in bronzo. L’area presenta inoltre un gruppo di sepolture in mattoni crudi in cui sono presenti vasi funerari in ceramica, alabastro e rame.

Secondo il professor Sobhy queste sepolture risalirebbero al periodo protodinastico. Gli antichi egizi, sempre secondo Sobhy, si erano stabiliti in quella zona dai tempi storici fino all’epoca romana. Materiali del periodo protodinastico, uniti a elementi di epoca greco-romana, secondo il professor Sobhy testimonierebbero una continuità abitativa dell’insediamento.

Egitto scoperto laboratorio di ceramica periodo greco-romanoImmagini in testo e copertina: fonte Ministero delle Antichità Egiziano.

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NEWS | Al Palacultura (ME) parte il laboratorio di restauro di libri antichi

Abbiamo ricevuto una nota stampa diramata dal Comune di Messina sul laboratorio di restauro ospitato al Palazzo della Cultura della città.

La Biblioteca Comunale, in collaborazione con il Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro e per le scienze applicate ai Beni Culturali della Regione Siciliana e la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina, ha avviato, nella sede istituzionale del Palacultura «Antonello», un laboratorio di restauro “a cantiere aperto” di due libri antichi appartenenti al fondo dell’Archivio Storico.

A comunicarlo è l’Assessore alla Cultura Enzo Caruso. Le due edizioni selezionate sono Le gare de’ disperati opera famosissima rappresentata nel Regio Palazzo di questa nobile città di Messina di Matteo Rocca e Per la statua di bronzo inalzata al suo sovrano Ferdinando IV di Borbone dalla città di Messina componimenti della reale accademia dei Pericolanti de’ Dissonanti di Modena recitati il giorno 27 maggio 1793… di Giuseppe Di Stefano. I due libri antichi, scelti per il loro carattere di rarità, sono fortemente danneggiati e necessitano di interventi di lavaggio e ricucitura.

Ad occuparsi del restauro e del racconto delle operazioni necessarie per rimettere a nuovo i libri, sarà la dott.ssa Gloria Bonanno del Centro Regionale Progettazione e Restauro di Palermo mediante un laboratorio a “cantiere aperto”, che darà la possibilità a chiunque di assistere a tutte le fasi del lavoro.

Prenotazioni e orari

Il cantiere al Palacultura (ME) sarà visitabile solo su prenotazione a singoli cittadini o piccoli gruppi di visitatori composti da un massimo di dieci persone da mercoledì 5 a venerdì 7; da lunedì 10 a venerdì 14; da lunedì 24 a venerdì 28; e dal 7 all’11 giugno. Sempre dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 12, e il martedì e giovedì anche dalle 15 alle 16.

Per prenotare le visite è necessario inviare una email esclusivamente a biblioteca.cannizzaro@comune.messina.it indicando nella prenotazione i nominativi, data e l’orario scelto. Le varie fasi del restauro si concluderanno a metà giugno.

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In copertina: Palacultura di Messina, sede del laboratorio di restauro.
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NEWS | Riapre il Parco di Pompei con il “Laboratorio per il paesaggio vesuviano”

Il Parco archeologico di Pompei ha riaperto il 27 aprile 2021 nelle modalità già attuate precedentemente. Accesso consentito dal martedì alla domenica tra le 9.00 e le 19.00 (ultimo ingresso alle 17.30) e con unico giorno di chiusura il lunedì, fino al 7 giugno 2021. Sabato e domenica l’ingresso avviene solo con prenotazione online tramite il sito di TicketOne. Lapp MyPompeii ha il compito di facilitare la visita che, dal varco di Piazza Anfiteatro, prosegue fino a Piazza Esedra.

A Pompei è possibile visitare tutti i siti: la Palestra grande, l’Anfiteatro, i Praedia di Giulia Felici, le domus di via dell’Abbondanza. Inoltre, si può accedere anche alla necropoli di Porta Nocera, all’Orto dei Fuggiaschi, al Foro Triangolare e all’area dei teatri; nonché al foro con gli edifici pubblici e religiosi, allo spazio esterno delle Terme Stabiane e infine alla Casa di Leda e il Cigno. Si può visitare anche la mostra Venustas. Grazie e Bellezza a Pompei. Si consiglia anche una visita all’Antiquarium di Pompei con il nuovo allestimento, da poco inaugurato.

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I primi visitatori del Parco archeologico di Pompei alla riapertura (foto: Parco archeologico di Pompei)

Il “Laboratorio per il paesaggio vesuviano”

Partirà a breve il Laboratorio per il paesaggio vesuviano. Si tratta di un progetto che vede la collaborazione tra i Parchi archeologici di Pompei ed Ercolano, l’Area archeologica di Torre Annunziata e l’”Unità Grande Pompei e gli istituti scolastici dell’area vesuviana. L’obiettivo è quello di avvicinare i giovani al patrimonio culturale, cercando di sviluppare e accrescere in loro il senso di appartenenza e di identità al territorio. Il tutto è svolto nel solco della Convenzione di Faro, che promuove la cultura come strumento di coinvolgimento e sviluppo locale, nell’idea di quella che dovrebbe essere una heritage community.

Si avvieranno quindi iniziative culturali e progetti didattici da svolgere con gli studenti delle scuole nel corso dell’anno scolastico. Gli eventi termineranno con un festival finale in cui saranno previsti anche spettacoli, concerti, mostre archeologiche e artistiche da svolgere tra Pompei, Ercolano e gli altri siti archeologici dell’area vesuviana. In questo modo i ragazzi potranno capire quali sono le varie professionalità che agiscono nel settore culturale e artistico. Il tutto sarà fruibile ai visitatori.

Le strade di Pompei alla riapertura (foto: Parco archeologico di Pompei)
Le parole delle figure coinvolte

«Il messaggio che vogliamo trasmettere a bambini e ragazzi della Buffer Zone è che vivono in un territorio eccezionale grazie al suo patrimonio e alla sua storia e che la cultura, per avere un futuro, ha bisogno di loro». Così ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei (clicca qui per leggere l’intervista al direttore Zuchtriegel). «Vogliamo offrire ai bambini e ai ragazzi della Buffer Zone un’opportunità di essere protagonisti in progetti culturali che a tutti gli effetti rientreranno nella programmazione culturale del Parco, per farli sentire parte di un comprensorio unico al mondo quale quello del paesaggio vesuviano intorno ai siti sepolti dall’eruzione del 79 d.C. e dal 1997 iscritti alla lista del patrimonio UNESCO».

Anche Francesco Sirano, direttore del Parco archeologico di Ercolano, ha espresso la sua partecipazione: «Crediamo fortemente nella rete con le scuole, i giovani rappresentano il nostro futuro e va coltivato in loro l’amore per il proprio territorio che deve esprimersi nei modi più liberi e innovativi possibili». 

«Esprimo grande soddisfazione per la firma di questo protocollo di intesa. Ci accingiamo a mettere in campo trasversalità significative per valorizzare territori ricchi di storia e di cultura e competenze formative». Ha dichiarato così Luisa Franzese, direttore generale dell’USR per la Campania, e continua: «L’orizzonte ampio di questa iniziativa è l’educazione alla bellezza e alla sensibilità. Vogliamo creare un ponte tra il territorio in cui vivono e le famiglie e i ragazzi delle nostre scuole, partendo dalla consapevolezza che i parchi archeologici non sono dei musei a cielo aperto, siti di una cultura senza più vita, ma luoghi di umanità».

Il “Laboratorio del paesaggio vesuviano” con le scuole secondarie

Immagine di copertina: foto di Made in Pompei.

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NEWS | “ΙΛΙΟΥΠΕΡΣΙΣ”, un imperdibile ciclo di seminari epici

Il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia avvierà un ciclo di seminari epici. Si svolgerà secondo un format già sperimentato negli anni precedenti, quest’anno avrà il titolo di “ΙΛΙΟΥΠΕΡΣΙΣ“; si proporrà come un laboratorio di approfondimento per i temi che riguardano la caduta dell’antica Troia e i miti ad essa legati. 

Il ciclo “ΙΛΙΟΥΠΕΡΣΙΣ” è aperto alla partecipazione di tutti, ognuno avrà il proprio attestato terminati i sei incontri. L’iscrizione è però obbligatoria e dev’esser effettuata compilando questo modulo; all’email indicata arriveranno di volta in volta tutte le informazioni necessarie. Di seguito la locandina con le date e tutti gli incontri e i temi previsti.

(In copertina il pannello marmoreo frontale di un sarcofago con scena dell’ΙΛΙΟΥΠΕΡΣΙΣ – II sec. a.C.; dalla collezione di Vespasiano Gonzaga conservata nel Palazzo Ducale di Mantova).

ΙΛΙΟΥΠΕΡΣΙΣ

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NEWS | Alezio (LE), scavo concluso con grandi risultati

Da pochi giorni si sono concluse le operazioni di scavo della prima campagna di ricerche presso la necropoli messapica di Monte d’Elia ad Alezio (LE). Prosegue invece lo studio dei dati di scavo nell’ambito del Laboratorio di Archeologia Classica dell’Università del Salento da parte del team che include ricercatori del CNR – ISPC (soprattutto i Dott. Ivan Ferrari e Francesco Giuri), archeologi professionisti formati presso l’Università del Salento (in particolare i Dott. Patricia Caprino e Francesco Solinas) e studenti tirocinanti del corso di Laurea Magistrale in Archeologia (le Dott.sse Irina Bykova ed Elisa Lauri).

Le indagini sul campo e in laboratorio vengono effettuate in regime di concessione ministeriale MiBACT; in accordo anche con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Sulla base delle conoscenze acquisite quest’anno si potrà quindi programmare una nuova campagna di ricerche a partire dalla prossima primavera.

Nuove scoperte nella necropoli di Alezio (LE)

Alcuni saggi di scavo hanno permesso di recuperare informazioni sulla morfologia dell’area, sull’andamento del rilievo collinare che accoglie la necropoli di Alezio (LE); dalla sommità è possibile osservare sia il mare che l’antico insediamento messapico. Di estrema importanza è poi il dato che concerne l’identificazione di una grande piazza cerimoniale intorno alla quale si concentravano i gruppi di tombe appartenenti a nuclei di famiglie o clan; essa costituiva il punto di arrivo delle processioni che accompagnavano il defunto nell’ultimo viaggio dalla casa al luogo del seppellimento. 

Identificata anche una fossa scavata nel terreno, dotata di pavimento in blocchi di calcare e di cornice in carparo; al suo interno erano accumulati i resti di almeno 12 individui, con alcuni oggetti da corredo: una lucerna, un piatto, una trozzella, due pesi da telaio ed un puntale di giavellotto. Alcuni di questi sono indicatori di genere, ovvero identificativi del sesso del defunto: la trozzella per le donne, le armi per gli uomini. Si tratta in sostanza di un ossario collegato al funzionamento della necropoli e alla prassi del riuso delle strutture funerarie per varie deposizioni. 

Alezio
Ossuario in corso di scavo nella necropoli di Alezio (LE)

Riposa lì anche un bambino

Un altro rinvenimento molto importante è costituito dalla tomba di un bambino, sepolto in un piccolo sarcofago con alcuni oggetti di corredo: un bicchiere per il vino (skyphos, σκύφος), un’anforetta, un sonaglio, un astragalo con funzione di giocattolo e anche uno strigile. Quest’ultimo è elemento che contraddistingue gli atleti e dunque sembra costituire un dono che sottolinea il mancato raggiungimento dell’età adulta.

Intorno alla tomba si dispongono numerose deposizioni secondarie: i resti di inumati precedentemente collocati all’interno di sarcofagi potevano essere rimossi e spostati per accogliere nuove deposizioni. Le ossa e gli oggetti di ornamento personale, come anelli e spille, venivano religiosamente raccolti e ricollocati nelle immediate vicinanze delle tombe. Un dato di straordinario rilievo è rappresentato dal rinvenimento di olive, quali offerte alimentari destinate ad accompagnare il viaggio nell’aldilà.

Alezio
Tomba di bambino e deposizioni secondarie (Alezio, LE)
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NEWS | Milano-Bicocca inaugura un laboratorio nel bosco

Un quartiere sempre più green con un laboratorio di ricerca tra gli alberi, il “Bosco delle STEM”. Un luogo di cultura per tutti. In un periodo difficile per l’Italia, l’Università di Milano-Bicocca non vuole rinunciare a uno dei momenti fondamentali della vita universitaria. E inaugura così l’anno accademico 2020-2021 come ente promotore di nuovi modelli di sviluppo sociale, culturale, scientifico-tecnologico ed economico. All’insegna di valori fondamentali quali la resilienza, la ripartenza una volta che sarà conclusa l’emergenza da Covid-19, la cura degli altri e la sostenibilità.

Durante la cerimonia è stato presentato il Bosco delle STEM, un progetto nato dalla collaborazione con il Comune di Milano, nell’ambito di STEMintheCity. L’Università realizzerà un laboratorio dove formare nuovi scienziati capaci di ispirarsi alla biodiversità per promuovere l’innovazione scientifica. Il Bosco delle STEM sarà un vero e proprio laboratorio all’aperto dove fare ricerca e organizzare eventi di partecipazione scientifica aperti a tutti.

Una torre sotto le stelle

All’interno del Bosco verrà costruita, con materiali ecosostenibili, una torre di 10 metri per osservare la natura e le stelle: di giorno sarà possibile studiare la biodiversità animale e vegetale, di notte si potranno ammirare galassie, pianeti e asteroidi. Grazie a una passerella in legno si potrà camminare tra le fronde degli alberi per conoscere da vicino l’avifauna del bosco. Ci saranno, poi, dei laboratori sperimentali dedicati ai più piccoli per far conoscere loro l’ecosistema e la biodiversità. La cerimonia di inaugurazione si è svolta eccezionalmente in streaming.

«Stiamo lavorando per rendere il quartiere sempre più verde, con un museo diffuso, un luogo di cultura aperto a tutta la città. Oggi presentiamo il Bosco delle STEM, uno spazio dove gli studiosi di materie tecnico scientifiche saranno impegnati per la sostenibilità della nostra città e dell’intero pianeta» – spiega la rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni.

Il Vivaio Bicocca

Simbolo di questo sviluppo, i recenti progetti dell’Università. Come il Vivaio Bicocca inaugurato un mese fa, uno spazio verde di 8 mila metri quadri all’interno del quale sorgerà il Bosco delle STEM. E come l’Edificio U19, una infrastruttura di ricerca dedicata allo studio dei cambiamenti climatici e alla scoperta di energie alternative, che sorgerà dalla ristrutturazione dell’ex centrale a idrogeno. Così, Milano-Bicocca abbraccerà tutti gli ambiti della sostenibilità, dal seme (gli alberi) al blu e green deal (U19).

Importanti e ricchi di supporto sono stati i due interventi in merito a questo progetto, da parte del sindaco di Milano Giuseppe Sala e da Attilio Fontana, il presidente della Regione Lombardia.

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NEWS | Disegnare vasi e medaglioni in 3D grazie al MArTA Lab

Nelle giornate del 9 e del 12 novembre 2020 il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), oltre alle diverse iniziative delle scorse settimane, organizza un interessante laboratorio digitale, online e gratuito!

I disegnatori archeologi del MArTA Lab insegneranno a realizzare un modello 3D di un vaso a figure rosse e di un medaglione attraverso Tinkercad, un’app gratuita e facile da usare per la progettazione 3D, l’elettronica e la codifica.

Sono disponibili ben cinque fasce orarie durante la giornata (ogni ora, dalle 10 alle 18), si avrà la possibilità di interagire in chat col formatore MArTA Lab durante l’orario indicato. Le prenotazioni sono aperte a questi link, sia per il modello 3D del vaso che per quello del medaglione.

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TEATRO | Il teatro contemporaneo e la pedagogia teatrale. Omaggio a Gigi Proietti

Le sperimentazioni del Novecento hanno portato all’evoluzione del mezzo teatrale, da allestimento di uno spettacolo a potente strumento di formazione personale, in primis per l’attore.
La potenza educativa del teatro è stata oggetto di studio e, ad oggi, viene applicata sempre più in ambito pedagogico e scolastico.

La peculiarità dell’arte teatrale è quella di coinvolgere l’individuo nella sua interezza come persona: la sua fisicità e la plasticità, la sua sfera emotiva, necessaria per impregnare il gesto scenico di verità e, non ultima, la sua sfera morale e la scala di valori in cui crede.
L’attore è prima di tutto essere umano, messo a nudo sul palco, che comunica con altri esseri umani in platea. Ha qualcosa da raccontare, che accomuna tutti nella condizione di uomini: il conflitto e le emozioni che si vivono nel quotidiano.

Il Teatro – Educazione

In questo senso diventa fondamentale e cresce in importanza la fase dedicata al laboratorio.
L’allestimento dello spettacolo non è il fine.
Lo scopo del teatro è condurre l’attore, bambino o adulto che sia, alla scoperta di sé, delle proprie capacità e dei propri limiti, e comunicare ed esprimere sé stesso davanti ad altri.

Durante il Novecento la figura dell’attore è diventata centrale, è soggetto tanto quanto il testo. Ciò che interessa è lo studio sulla persona e sulla sfera delle emozioni. Dalla psicoanalisi di Freud, ai training di Stanislavskij e Barba, tutto ha spostato il fuoco dell’attenzione sull’uomo in quanto tale.

La pedagogia teatrale

Il teatro si mescola con le scienze umane, con le quali si compenetra.
La pedagogia pone al centro dei suoi studi l’essere umano, con il fine di portarlo a una crescita per esprimere tutte le sue capacità.
La convinzione della ricerca pedagogica è che ogni persona abbia un suo potenziale, del quale non è sempre cosciente, e compito del pedagogo è lavorare per portare alla luce le possibilità del singolo, in un percorso volto alla conoscenza e alla conquista di sé.

In ambito teatrale, l’attore, con l’aiuto del regista e del training, è incoraggiato a esprimere la sua personalità e a crescere attivando i propri mezzi espressivi e creativi, in un percorso individuale, ma inserito in un gruppo. L’obiettivo è l’individuo, ma il cammino avviene nella relazione con l’altro, diverso nella sua unicità.

Spesso l’identità del gruppo si rafforza, in un clima di rispetto e ascolto reciproco, il cui percorso è comune; esso si comporta come uno stormo di uccelli che si muove in armonia secondo natura e, al cui interno, ogni esemplare è unico e occupa il suo posto, libero di spostarsi nel volo: tutti insieme contribuiscono all’incanto della danza nel cielo.

La compagnia di attori, o meglio l’ensemble del gruppo, è stimolato alla conoscenza reciproca, alla cooperazione e alla condivisione. È un percorso entusiasmante, altamente formativo e creativo. L’eterogeneità non è debolezza, ma punto di forza: per questo viene valorizzata. Il regista muove le fila e conduce l’ensemble nella giusta direzione.
In tal senso, passa da mero direttore di uno spettacolo a figura di insegnante. È necessario che il regista-insegnante sia anche pedagogista teatrale, per ascoltare gli allievi e condurli al massimo delle loro potenzialità.

Il teatro scende dal palco ed entra nelle scuole

Negli ultimi anni il MIUR ha riconosciuto al teatro il suo potente valore educativo, pedagogico e didattico, inserendolo a tutti gli effetti tra le attività da proporre a scuola.
Oltre ad inserire un laboratorio a scuola, questo si traduce nel portare le scolaresche a teatro, per sperimentare in prima persona il laboratorio in cui ogni bambino può dire la sua e dar voce alle proprie emozioni.

I benefici sono su più livelli, poiché abbracciano la sfera intellettiva, razionale ed emotiva del bambino, il suo pensiero logico, simbolico e creativo. Il tutto inserito in un contesto di gruppo, con le regole da seguire per il rispetto dell’altro, imparando, così, a vivere in socialità. 

Il bambino si sente accolto, accettato nella sua unicità e stimolato a pensare fuori dagli schemi. Ognuno si sente al sicuro nel poter dire la propria senza il timore di essere giudicato.

Coltivare un tale ambiente inclusivo ed assertivo porta enormi benefici alla crescita e alla formazione degli adulti di domani, in una società dove l’omologazione la fa da padrona, in cui gli adulti di oggi molto spesso hanno smesso di comunicare faccia a faccia e le emozioni vengono censurate e le diversità emarginate o messe al bando.

“Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso”: omaggio a Gigi Proietti

Il mondo del teatro piange la scomparsa di un mostro sacro del palcoscenico: Gigi Proietti è venuto a mancare nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni, oltre 50 dei quali trascorsi sulle scene italiane.

Proietti ha segnato profondamente la storia del teatro contemporaneo nazionale. Un artista poliedrico, ha spaziato dal teatro, suo primo e inarrivabile amore, al cinema, la tv e il doppiaggio, prestando la voce a numerosi personaggi straordinariamente diversi tra loro. A lui bisogna riconoscere il talento di cimentarsi in canali espressivi variegati, mantenendo sempre alto il suo stile: comico, drammatico, originale e mai volgare. Si è saputo distinguere per la raffinatezza e, al contempo, la sincerità del suo recitare, perché, come ha detto una volta: “A teatro tutto è finto ma niente è falso”. Grazie Gigi.

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NEWS | Il Museo Civico di Cuneo attiva un laboratorio sperimentale per i ragazzi

Il laboratorio sperimentale è gratuito e verte sulle tecniche di stop motion

Oggi 24 Ottobre il Museo Civico di Cuneo ospiterà un laboratorio sperimentale gratuito di stop motion per ragazzi dai 7 ai 13 anni. I ragazzi durante il laboratorio saranno guidati e coordinati da professionisti qualificati e faranno delle esperienze. Dovranno realizzare manualmente degli oggetti in plastilina, fare foto e sviluppare un progetto di animazione. La prima attività sarà quella della manipolazione della plastilina: il lavoro di scultura servirà a focalizzare i partecipanti sulla rappresentazione del movimento. Il laboratorio sperimentale ha, infatti, come oggetto principale l’animazione e l’esperienza successiva alla modellazione sarà l’utilizzo della fotografia digitale.

I ragazzi che parteciperanno all’iniziativa del Museo civico di Cuneo impareranno così le diverse fasi necessarie alla creazione di un prodotto in stop motion. La stop motion è una particolare tecnica di animazione che si effettua attraverso scatti fotografici. L’animazione sviluppata dai ragazzi verterà sui contenuti di una delle sezioni archeologiche del complesso museale.

Scopo del laboratorio è quello di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale e archeologico presente nelle Alpi meridionali. Il laboratorio è infatti parte del progetto TRA[ce]S – Trasmettere Ricerca Archeologica nelle Alpi del Sud. Le esperienze da svolgere insieme e la presenza dei professionisti garantiranno la fruizione di contenuti e la sensibilizzazione dei ragazzi, ma facendolo attraverso il gioco.

 

 

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MESSINA | Al via “Cantieri di resistenza teatrale”, laboratorio per i giovani

Messina, città ricca di storia e cultura, non si fa mancare proprio nulla e offre numerose attività per gli appassionati di teatro. Tra queste, nell’ambito dei Cantieri di Resistenza Teatrale, l’associazione culturale il Castello di Sancio Panza propone il Laboratorio Teatrale, a cura di Gianfranco Quero e Roberto Bonaventura.  

Il laboratorio, rivolto a chi abbia compiuto 18 anni e per il quale non è richiesta alcuna esperienza pregressa, si compone di una serie di incontri che avranno sede in Viale Annunziata, nei pressi della scuola Danzarte, all’interno della sala de Il Castello di Sancio Panza, e la scadenza per le iscrizioni è fissata al prossimo 21 Ottobre. A giugno, a conclusione del ciclo di incontri, è prevista la rappresentazione-dimostrazione del lavoro svolto su un testo che verrà scelto entro la fine del 2019.  

Gianfranco Quero comincia la sua carriera di attore a Messina, alla fine degli anni ’70, col Teatro Struttura diretto da Rocco Familiari e Pompeo Oliva. Dopo una lunga parentesi a Roma, durante la quale si trova a lavorare con registi e attori quali Mariano Rigillo, Arnoldo Foà, Mario Martone, Franco Branciaroli, Tony Bertorelli, Franca Valeri e tanti altri, dal 2005 al 2012, torna a Messina per dirigere lavoratori teatrali per il Comune di Messina e, grazie all’interessamento della prof.ssa Rosa Fiore, per il Liceo Scientifico “Archimede”, portando in scena spettacoli di varia natura e alto profilo culturale quali I Giganti della Montagna di L. Pirandello, La Tempesta di W. Shakespeare, Gli Uccelli di Aristofane, l’Agamennone di Eschilo e Aspettando Godot di S. Beckett. Negli ultimi anni ha partecipato a varie fiction, tra le quali “Il giovane Montalbano” e “Squadra Antimafia”.

Roberto Bonaventura nasce a Messina e si forma come regista. Comincia a lavorare in teatro nel 1996, ricoprendo numerosi ruoli tecnici, tra i quali aiuto regia, durante gli allestimenti di registi quali Nanni Bruschetta, Massimo Romeo Piparo e Walter Manfrè. Da loro apprende l’arte della regia ma anche tutto ciò che è dietro la realizzazione di uno spettacolo. La prima regia risale al 2002 quando, al Teatro di Leo di Bologna, il regista debutta con un monologo tratto da Retablo di Vincenzo Consolo e interpretato dall’attore Antonio Alveario. Nel 2003 fonda la compagnia Il Castello di Sancio Panza con la quale realizza diversi spettacoli tratti da Sartre, Camus, Apuleio, Cervantes, Beckett, Pinter e autori di drammaturgia contemporanea.

Lo scopo del progetto di questi due artisti messinesi, lungi dall’essere quello di formare degli attori, cosa che viene lasciata alle scuole professionali, si può ascrivere al campo sociale. Essi, attraverso un fitto programma ben strutturato, mirano a trasmette il corretto modo di saper stare in scena, paragonandolo al modo di stare al mondo. Stare sul palco e divertirsi su di esso, anche interpretando una tragedia, è la perfetta metafora di come trovare la voglia di vivere per poter stare sulla scena del mondo. Gianfranco e Roberto intendono far capire che la parola “recitare”, brutta alle orecchie di questi due maestri, è equipollente alla più importante parola “vivere”. Infatti, la loro speranza è che la sala diventi luogo di aggregazione culturale che abbia una vita propria anche al di là del laboratorio in questione; luogo di partenza per trasmettere la passione per il teatro e per la vita. 

I due maestri, ognuno nel loro campo di azione e coadiuvati dal giovane Davide Mangano, portano il proprio modo di lavorare e di relazionarsi con il prossimo, offrendo un pacchetto completo ai loro “studenti”, un amalgama di tecnicismi e libertà in grado di far emergere l’intrinseca vena artistica, la follia, che permea le menti dei giovani talenti messinesi. D’altronde, alla domanda – come mai avete scelto Messina per questo progetto? – Roberto Bonaventura ha affermato che Messina è dotata di un “fermento non indifferente”. “C’è un qualcosa a Messina che funziona teatralmente parlando” – concordano i due – “Nella mia carriera mi sono accorto che a Messina, tra i ragazzi, c’è una sana follia per il teatro”. I due insegnanti sono d’accordo anche nell’affermare che, nonostante le difficoltà, “operare qui è uno stimolo abbastanza importante” che insieme alla sua “aria sanamente folle” merita di essere portato al di là dei confini messinesi.