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Approfondimento

NEWS | Le ricerche italiane sul Vicino Oriente Antico: un resoconto del convegno di Lipsia

Si è da poco concluso l’11° Colloquium Internazionale del Deutsche Orient-Gesellschaft, tenutosi nella città tedesca di Lipsia (16-19/06/22). Si tratta di un importante appuntamento accademico dedicato allo studio dell’ambiente in cui si svilupparono le società del Vicino Oriente Antico.

Il Vicino Oriente Antico in Europa

Per certi versi, si potrebbe pensare che tale evento riguardi solo da lontano il mondo italiano. Invece, l’interesse nostrano per l’area vicino orientale e la sua forte presenza in ambito internazionale sono una realtà ben affermata, seppur non se ne parli molto.

Parlare di “ricerca” è abbastanza semplice. Eppure, “cosa sia la ricerca” è spesso un mistero. Soprattutto in relazione al campo storico, filologico, archeologico. In effetti, la specializzazione degli studi ha raggiunto una tale profondità da non poter più essere compresa dal cittadino comune, se non per mezzo di un intermediario: il divulgatore scientifico, nei limiti delle sue possibilità. Gli argomenti presentati in occasione dell’11° Colloquium a Lipsia sono, in effetti, molto complessi, seppur assolutamente affascinanti. In relazione all’ambiente, si è parlato del ruolo degli animali in Mesopotamia negli incantesimi, divinazione o addirittura nelle favole. Si è parlato di piante e del loro utilizzo, diffusione, simbolismo. È stato poi analizzato il territorio, in relazione al suo sfruttamento, o alla gestione delle acque. Si è persino parlato di come il meteo influisse sulla vita quotidiana delle persone, o di come queste percepissero la primavera 5 millenni fa.

Locandina dell’evento promosso dall’Istituto di Oriente Antico dell’Università di Lipsia
Il Vicino Oriente Antico e gli studiosi italiani

Nei quattro giorni in cui si è svolto il convegno, un mondo antico, per certi versi perduto, è rinato attraverso le ricche esposizioni dei relatori invitati a parlare. Tra questi figuravano anche accademici di origine italiana. In ordine di programma ecco gli argomenti trattati. La Dott.sa Nicla De Zorzi, professoressa presso il dipartimento di Studi Orientali dell’Università di Vienna, ha proposto un intervento sulla figura degli animali nella Divinazione in Mesopotamia. Il Dr. Carlo Corti, ricercatore presso il dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Torino, ha presentato un intervento sulla viticoltura presso il popolo degli Ittiti. Il Dr. Edoardo Zanetti, ricercatore indipendente, ha parlato di ingegneria idraulica nel III mil. a.C., e di ricostruzione del paesaggio sumerico. Infine, il Dr. Tommaso Scarpelli, dottorando presso l’Istituto di Oriente Antico presso l’Università di Lipsia, ha condiviso i suoi dati relativi all’impatto meteorologico sui viaggi in Mesopotamia.

La sede dell’Istituto di Oriente Antico dell’Università di Lipsia 

 

Il piacere di confrontarsi, il piacere di ritrovarsi

L’evento tenutosi nella storica Biblioteca Albertina, ha richiamato a Lipsia ricercatori provenienti da tutto il mondo, Italia compresa. Non certo una sorpresa, sono moltissimi i colleghi italiani perfettamente inseriti nel contesto internazionale. In ogni caso, una precisazione è dovuta: accademicamente il panorama nostrano è composto tanto da studiosi che operano sul territorio nazionale, quanto da personalità che invece proseguono le proprie carriere all’estero. Gli appuntamenti internazionali, dunque, non solo costituiscono una grande momento di confronto e dibattito, ma offrono soprattutto una preziosa occasione di riavvicinamento tra colleghi connazionali così distanti l’un dall’altro. Da un punto di vista personale, quei sorrisi, quegli abbracci, quegli “A presto!”, scambiati tra una presentazione e l’altra sono uno dei fuochi che alimentano la ricerca stessa, lo stimolo per affrontar le difficoltà, il sostegno per non abbandonare i propri progetti. Una bellezza da difendere nonostante la crisi che colpisce anche il mondo accademico, soprattutto italiano.

Facciata della Biblioteca Albertina
Accadde oggi

ACCADDE OGGI | Compagnoni e Lacedelli: quando l’Italia conquistò il K2

Il 31 luglio 1954 l’Italia conquista il K2. Infatti, per la prima volta, due italiani mettono piede sulla vetta della seconda montagna più alta del mondo.

Il K2

Il K2, abbreviazione di “Karakorum 2“, è con i suoi 8609 metri di altitudine la seconda vetta più alta della Terra dopo l’Everest. Il Monte occupa la subcatena del Karakorum, al confine tra la parte del Kashmir, controllata dal Pakistan, e la Provincia Autonoma Tagica di Tashkurgan di Xinjiang, Cina.

La vetta del K2

Il nome “K2” è stato assegnato dal colonnello Thomas George Montgomerie, membro del gruppo guidato dal geografo inglese Henry Haversham Godwin-Austen, che effettuò i primi rilevamenti nel 1856.

La spedizione

Gli escursionisti che riuscirono a raggiungere la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. La spedizione, con il patrocinio di CAI, CNR, Istituto Geografico Militare e dello Stato italiano, fu guidata da Ardito Desio, un geologo ed esploratore. La missione fu animata da propositi scientifici ed esplorativi, oltre che alpinistici.

Squadra di alpinisti e ricercatori della spedizione del 31 luglio 1954

Gli scalatori erano: Achille Compagnoni, Lino Lacedelli, Walter Bonatti, Ugo Angelino; Erich Abram, Mario Fantin, Cirillo Floreanini, Pino Gallotti, Guido Pagani, Mario Puchoz; Ubaldo Rey, Gino Soldà e Sergio Viotto. Tra gli scienziati, oltre a Desio, c’erano Paolo Graziosi, Antonio Marussi, Bruno Zanettin e Francesco Lombardi.

Il versante est del K2

Per raggiungere la vetta fu scelto il versante est, dove vennero creati nove campi. La spedizione iniziò a giugno e subito si notarono le difficoltà: il 21 giugno Mario Puchozmoriva morì al campo 2 di edema polmonare. Il 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli toccarono la vetta, dove piantarono la bandiera italiana e pakistana.