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NEWS | A Paestum si premia la miglior scoperta archeologica

Il primo ottobre verrà assegnato il premio per la settima edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” per la miglior scoperta archeologica.

Il premio
apertura della manifestazione del 2018 della BMTA

Il tributo annuale viene gestito dalla BMTA (Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico) e Archeo in collaborazione con le testate internazionali, partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è giunto alla settima edizione ed è intitolato all’archeologo di Palmira.

Il pensiero degli organizzatori
Il direttore della Borsa, Ugo Picarelli, a Paestum

Ugo Picarelli, direttore della Borsa, e Andreas Steiner, direttore di Archeo, hanno pensato a questa premiazione come un percorso in comune affermando che:

«Le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori».

Il direttore di Archeo, Andreas Steiner, a Vulci

Per questo hanno conferito alla gara valori legati alla divulgazione di scambi di esperienze, dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli.

La finale

Il Premio sarà consegnato venerdì primo ottobre in occasione della XXIII BMTA, in programma a Paestum dal 30 settembre al 3 ottobre 2021, unitamente alla scoperta archeologica vincitrice della sesta edizione del prof. Daniele Morandi Bonacossi (scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dei dell’Antica Mesopotamia), non ancora premiata a causa del posticipo della XXIII edizione non svolta nel novembre 2020.

Le cinque finaliste sono:

  • Egitto: a Saqqara, patrimonio Unesco a 30 km a sud del Cairo, ritrovati centinaia di sarcofagi;
  • Germania: la verità sul Disco di Nebra, il reperto più analizzato della storia archeologica tedesca;
  • Indonesia: nell’isola di Suwalesi, le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45.500 anni fa;
  • Israele: a Gerusalemme sotto il Muro del Pianto si celavano tre stanze di 2.000 anni fa;
  • Italia: le numerose scoperte di Pompei, un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini etrusche della città.

Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 2 luglio – primo settembre sulla pagina Facebook della Borsa.

Approfondimento

APPROFONDIMENTO | L’azzurro, il colore della Nazionale Italiana di Calcio

In questo clima di ritrovata normalità, tutta l’Italia è riunita davanti agli schermi per tifare la nostra nazionale, i nostri Azzurri. Vi siete mai chiesti perché il colore che rappresenta l’Italia nello sport è l’azzurro? E sapevate che la maglia azzurra è stata indossata per la prima volta proprio dalla Nazionale Italiana di Calcio? L’azzurro, però, non è stato l’unico colore indossato dai calciatori. Nell’attesa della sfida tra Italia e Belgio, oggi 2 luglio 2021, ripercorriamo alcune tappe importanti della storia della Nazionale Italiana.

La Nazionale Italiana durante le qualificazioni per gli UEFA Euro 2020 (foto: Claudio Villa/Getty Images)

L’esordio della Nazionale Italiana di Calcio

15 maggio 1910, sul campo da gioco dell’Arena di Milano è tutto pronto per la prima sfida della neonata Nazionale Italiana. Il primo avversario dell’Italia è proprio l’avversario per eccellenza, l’eterna rivale d’oltralpe: la Francia. Negli spogliatoi non ci sono calciatori professionisti, non i campioni di oggi, macchine fisicamente perfette cresciute a pane e pallone. Un meccanico della Fiat, un ragioniere e uno studente universitario: sono loro i primi a indossare la maglia della Nazionale Italiana, la maglia bianca. L’esordio della Nazionale, infatti, avviene con una maglia bianca decorata dallo stemma dei regnanti di allora, i Savoia. Il colore della divisa non ha un particolare significato, fu scelto il bianco perché non si era ancora giunti ad un accordo sul colore ufficiale da adottare. L’ Italia scende così per la prima volta in campo e batte la Francia, 6 a 2.

La Nazionale Italiana alla sua prima partita, Milano 1910

Un azzurro intenso per la maglia della Nazionale: il blu Savoia

È il 6 gennaio 1911 quando la Nazionale Italiana, guidata dal CT Umberto Meazza, torna nell’ Arena di Milano, questa volta contro l’Ungheria. Il colore della maglia è cambiato: si è giunti a un accordo. La maglia adesso è di un azzurro intenso, colore con un nome particolare: blu Savoia, in onore della famiglia reale. Quell’azzurro, infatti, rappresentava il colore della casata regnante fin dal 1360. Alcune ipotesi vedevano l’azzurro in onore dei cieli e dei mari italiani, ma, a riprova delle origini monarchiche della maglia, sul lato sinistro di ognuna venne cucita una croce bianca in campo rosso, la croce sabauda. Il colore bianco, con il quale aveva esordito la Nazionale, rimase come seconda divisa e continuò a essere utilizzato negli altri sport. L’azzurro, infatti, si estese a tutte le discipline sportive italiane soltanto nel 1932, durante i giochi della X Olimpiade.

Mussolini colora di nero la maglia della Nazionale

Nel 1927 la maglia azzurra subisce una modifica. Accanto alla croce sabauda viene cucito un nuovo simbolo: il fascio littorio, per volontà di Benito Mussolini. Dopo il bronzo conquistato alle Olimpiadi di Amsterdam, nel 1934 l’Italia ospita i mondiali di calcio e sono proprio gli azzurri, quell’anno, a vincere la coppa del mondo. Quattro anni dopo, nel 1938, è la Francia a ospitare la terza edizione dei mondiali di calcio. Proprio a oltralpe si scrive una pagina nera del calcio italiano, nera in tutti i sensi. Il 12 giugno 1938, la Nazionale Italiana sfida quella Francese. Ma a scendere in campo, a Marsiglia, non sono gli Azzurri, non questa volta. Per la prima e unica volta, la Nazionale Italiana scende in campo con la maglia nera, pura propaganda fascista. Al saluto romano, fatto dai giocatori prima della partita, il pubblico risponde con i fischi. Nonostante il ritorno all’azzurro nelle partite successive, la Nazionale di quell’anno non suscita la simpatia del pubblico, in nessuna occasione. Ma se pensate che questo abbia demoralizzato i giocatori sbagliate, perché, anche quell’anno, l’Italia il mondiale lo vince!

L’Italia vittoriosa ai mondiali del 1934

Nasce la Repubblica, ma la maglia resta azzurra

1947, l’anno del cambiamento in Italia. Non c’è più la monarchia, non c’è più nemmeno la dittatura fascista. Ma una cosa è rimasta: la maglia azzurra. Solo che adesso sul lato sinistro non c’è più la croce sabauda e nemmeno il fascio littorio, sulla maglia della Nazionale adesso è cucito lo scudetto tricolore: è nata la Repubblica Italiana. Sullo scudetto tricolore, oggi, troviamo quattro stelle, simbolo dei quattro mondiali vinti nella storia della Nazionale. In Europa solo la Germania può vantare un simile primato.

La nazionale di calcio italiana con la maglia azzurra e lo scudetto tricolore
La Nazionale Italiana di Calcio con la maglia azzurra e lo scudetto tricolore, Azzurri campioni del mondo nel 1982
Logo della Nazionale Italiana di Calcio oggi
Accadde oggi

ACCADDE OGGI | Anna Iberti, il volto simbolo della nascita della Repubblica Italiana

Correva il 15 giugno del 1946 quando questa foto, ritraente il volto di una ragazza sorridente che sbuca da un giornale, apparve nella copertina del settimanale Tempo. Da allora sono trascorsi circa 70 anni e il sorriso di questa ragazza ci accompagna ogni qualvolta ricorre la Festa della Repubblica.
Il suo sorriso, ormai diventato un’icona, rappresenta l’immagine della Repubblica e un simbolo di speranza per gli italiani. Un Paese appena nato che voleva andare avanti e cancellare gli anni di Mussolini, del fascismo, della guerra e della resistenza.

Fu una vera e propria svolta epocale per tutti, arrivando a concedere, tramite il suffragio universale, il diritto di voto alle donne. Per la prima volta, infatti, poterono votare alle urne per il referendum che decideva tra Repubblica e Monarchia e, anche per questo motivo, questa foto viene ricordata con molta emozione. Infatti, quel giorno del 1946 la presenza femminile nei seggi elettorali superava di gran lunga quella maschile, con circa 13 milioni di elettrici. La ragazza in foto rappresenta, difatti, tutte quelle donne che per anni erano state bistrattate e che erano viste come se fossero un gradino in basso rispetto agli uomini.

volto
Il murale con Anna Iberti svelato oggi a Milano

Per omaggiare Anna Iberti (così si chiamava la famosa ragazza della foto) oggi, 2 giugno 2021, a Milano le è stato dedicato un murale in cui, oltre all’iconico volto sorridente, sono ritratte anche le staffette partigiane e i bambini.

Accadde oggi

ACCADDE OGGI | La morte di Mussolini: gli ultimi giorni del dittatore

28 aprile 1945: 76 anni dal giorno in cui Benito Mussolini venne giustiziato con la sua amante, Claretta Petacci, a Giulino di Mezzegra, in provincia di Como.

L’ultimo baluardo fascista

Nel dicembre del 1944 Mussolini ipotizzò una possibile ritirata in Valtellina, dove attuare l’ultima resistenza tramite il piano militare RAR (Ridotto Alpino Repubblicano). Il piano non venne mai eseguito a causa del mancato sostegno da parte di alcuni gerarchi fascisti e del ritardo nell’approvvigionamento di armamenti e vettovaglie.

Mussolini
Mussolini impegnato in un discorso
La fuga e l’arresto

Già a marzo del 1945 il dittatore tentò un primo tentativo di tregua con gli alleati anglo-americani tramite il cardinale di Milano Ildefonso Schuster; tentativo fallito a causa della richiesta di resa incondizionata fatta a Mussolini.

Il 19 aprile si stabilì nella prefettura di Milano. Lì, resosi conto che la situazione stava precipitando velocemente, cominciò ad intrattenere contatti con le autorità svizzere per un possibile asilo politico, ma quelle rifiutarono. In seguito, il 25 aprile (giorno dell’insurrezione di Milano), Mussolini fece un ultimo tentativo con il cardinale e i delegati del CLNAI (Comitato di liberazione nazionale Alta Italia) per evitare una fine rovinosa. Durante questo incontro il dittatore apprese anche che i tedeschi stavano trattando una tregua in segreto, rendendolo un uomo solo, senza alleati: decise quindi di abbandonare il “campo”. Se il piano fosse stato quello di espatriare in Svizzera o Germania o, più probabilmente, di tentare un ultimo baluardo difensivo in Valtellina per avere maggior tempo per trattare una tregua, non sarebbe stato sicuro.

25 aprile 1945: Mussolini abbandona la Prefettura di Milano; l’ultima foto che lo ritrae vivo

La sera del 25 aprile si mise in marcia verso Como; il giorno seguente, a Menaggio (CO), venne raggiunto dall’amante Claretta Petacci e lì si unì, insieme ai gerarchi fascisti che lo accompagnavano, ad un convoglio tedesco in ritirata. La colonna di automezzi venne fermata dalla 52esima brigata partigiana «Luigi Clerici» il 27 aprile a Dongo (CO), dove Mussolini venne riconosciuto e arrestato. L’ormai ex dittatore venne portato prima nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino (CO), poi, per precauzione, venne portato con la Petacci a Bonzanigo (CO), dove passò l’ultima notte in un’abitazione di contadini, i De Maria.

L’annuncio al popolo

Venne annunciato l’arresto nello stesso giorno su Radio Milano Libera da Sandro Pertini: «Lavoratori, il fascismo è caduto. […] Il capo di questa associazione a delinquere, Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato a un tribunale del popolo perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano, dal fascismo gettato in tanta rovina, egli dovrà e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante pensiamo che per quest’uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso».

La morte del dittatore

Mussolini
Cancello di Villa Belmonte, Giulino di Mezzegra (CO)

Il 28 aprile alle 16.10 Mussolini e la Petacci vennero fucilati davanti al cancello di Villa Belmonte, a Giulino di Mezzegra sul Lago di Como. Secondo la versione ufficiale, a compiere l’atto fu il colonnello partigiano Walter Audisio, conosciuto come “Valerio”, affiancato da altri due partigiani: Aldo Lampredi e Michele Moretti. La condanna non includeva la compagna del dittatore, ma, secondo le testimonianze, si aggrappò a lui nel momento degli spari. I corpi furono poi trasportati in piazzale Loreto, nel punto in cui circa 8 mesi prima erano stati fucilati 15 partigiani.

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ATTUALITÀ | La censura cinematografica italiana: una storia sbagliata al capolinea

Il 5 aprile scorso il ministro Dario Franceschini ha firmato un decreto che abolisce la censura cinematografica in Italia. Un atto importante, storico, che, a detta di Franceschini stesso, supera «definitivamente quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti». Chiusa quindi quella fase che ha influenzato non poco la produzione e la distribuzione di tante opere, tra le quali si possono contare decine di film considerati oggi pietre miliari dell’arte cinematografica. Da adesso, come spiegato da Nicola Borrelli, direttore della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, «si mette in essere una sorta di autoregolamentazione» perché «saranno i produttori o i distributori ad autoclassificare l’opera cinematografica». 

Ma com’è possibile che questa legge sia durata fino ad oggi e abbia pesato come un “macigno” sul groppone di tanti registi? Qual è la sua storia?

La prima censura cinematografica in Italia risale a una legge del 1913 che impediva la rappresentazione di spettacoli osceni o contrari alla decenza. lI successivo regolamento del 1914 stabiliva, invece, che il Ministero dell’Interno rilasciasse un nulla osta per girare certe scene, ed eventualmente, in casi estremi, tagliava alcune parti se non addirittura tutta la scena; il regista aveva però un’ultima possibilità: fare ricorso a una seconda commissione competente che revisionava le parti incriminate. Bisogna attendere il 1920 per avere una vera e propria commissione istituita con un regio decreto e formata da componenti esterni alle istituzioni (un educatore, una madre di famiglia, un magistrato), il cui Il compito era quello di analizzare il copione prima dell’inizio delle riprese.

Nel periodo fascista la situazione non cambiò. Furono infatti confermate le disposizioni precedenti, eccezion fatta per la modifica che prevedeva il passaggio della regolamentazione dal Ministero dell’Interno al Ministero della Cultura Popolare e l’introduzione, nel 1926, del decreto per la tutela dei minori, che vietava la visione di alcuni film ai minori di 16 anni.

Nel 1946 nasce la Repubblica, ma – contrariamente a ciò che si potrebbe pensare – non portò ad un cambiamento della situazione, nonostante l’articolo 21 della Costituzione consentisse la libertà di stampa e di tutte le forme di espressione. Del 1949 la legge, voluta dall’allora sottosegretario allo spettacolo Giulio Andreotti, nata con i buoni propositi di sostenere il cinema italiano e di salvare l’Istituto Luce, ma anche di rilanciare le grandi produzioni Italiane. Intenzioni nobili che – almeno così parrebbe – nascevano per preservare il patrimonio cinematografico italiano, ma che subirono non poche pressioni del mondo cattolico che invece puntava al mantenimento della censura. Con l’articolo 21 della legge del 1949 si vietava la “pubblicazioni di scene sensibili”, riferite alle creazioni cinematografiche e teatrali. Non mancarono le reazioni dell’opinione pubblica che arrivò a definire la legge “fascista“: causa anche il vincolo per i produttori e registi di passare al vaglio di una commissione statale prima di ricevere dei finanziamenti pubblici. Inoltre, se si riteneva che un film diffamava l’Italia poteva essere negata la licenza di esportazione con una censura preventiva.

Questa legge fu accolta con numerose polemiche dagli addetti ai lavori, soprattutto a causa delle censure che furono attuate in questo periodo, esempio ne sono le dichiarazioni di Andreotti sul film Umberto D. diretto da Vittorio De Sica: «un pessimo servigio alla patria». Il regista rispose alle accuse del sottosegretario con una lettera molto rispettosa, in cui spiegava di non aver riconosciuto il disagio del suo protagonista.

censura

In copertina: celebre scena dal film “Umberto D.” di De Sica.

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DANTEDÌ | L’Italia celebra il Sommo Poeta, tutti gli eventi del Dantedì

In programma decine di iniziative, non solo in Italia, per celebrare il Sommo Poeta in occasione del Dantedì. Si tratta di una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Il 25 marzo è la data in cui, nella finzione del racconto, il poeta si smarrisce nella selva oscura iniziando così il uno dei viaggi letterari più famosi di tutti i tempi. Ecco alcuni tra gli eventi in programma.

Onori sulla tomba di Dante a Ravenna

A Ravenna, luogo di sepoltura del poeta, il Dantedì si apre con una cerimonia tenuta dal sindaco Michele De Pascale che si occuperà di rinnovare il rito di rabbocco dell’olio che arde nella lampada perenne e che i fiorentini donarono per onorare il poeta. Alle 9.30 ci sarà la consueta lettura perpetua della Divina Commedia, parte del progetto L’ora che volge il disìo. Ogni giorno si alternano artisti e cittadini per declamate i canti dell’opera dantesca presso la sua tomba. A Mara Dirani, custode della Tomba, spetterà la lettura del I Canto dell’Inferno. Alle 17.00 sarà invece la volta di Massimo Finazzer Flory, attore e regista, a declamare il canto XXV del Paradiso. Tutte le iniziative saranno trasmesse sul sito vivadante.it.

Dantedì
Tomba di Dante, Ravenna (Foto di Marco Scalcon)
Benigni recita Dante

Nel Salone dei Corazzieri del Quirinale, Roberto Benigni reciterà il XXV canto del Paradiso, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro della Cultura, Dario Franceschini. L’evento di giovedì 25 marzo sarà trasmesso in diretta su Rai1 alle 19.10. In prima serata, invece, Benigni ritorna su Rai3 con Il Quinto dell’Inferno, con una sua interpretazione del celebre canto di Paolo e Francesca, introdotta da Corrado Augias.

Dantedì
Paolo e Francesca in un dipinto di Gustave Doré
Da Verona dialoghi e video in streaming

Anche Verona, città dantesca, ha in programma un’intera giornata in streaming sul sito danteaverona.it con letture, dialoghi, incontri. Il tutto avviene all’interno del progetto che vedrà la città protagonista per un anno intero, Dante a Verona 1321 – 2021, nelle celebrazioni dantesche. All’Università di Verona, però, anticipando il Dantedì, si è già tenuto un incontro con Pupi Avati e il filologo Paolo Pellegrini dell’Università di Verona, incentrato sul nuovo film del regista sulla vita di Dante Alighieri.

Di prima notte a Bologna

Il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Alma Mater di Bologna organizza l’evento Lecturae Dantis dal titolo “Di prima notte”, con la partecipazione di molti studiosi e scrittori legati all’Ateneo. L’Università propone così una serata online su Teams a partire dalle 20.30 del 25 marzo, con la presenza di molti docenti e cultori della materia. Si annovera la presenza di vari scrittori, come Marcello Fois.

Si prevedono brevi Lecturae Dantis, di cinque minuti ciascuna, e ognuna cercherà di raccontare un verso o una terzina della Commedia, secondo l’ordine di apparizione nel testo. Sarà possibile partecipare anche da esterni all’ateneo bolognese. Basterà scrivere al professor Giuseppe Ledda (e-mail: giuseppe.ledda@unibo.it) entro due ore prima dell’evento, per ricevere delle credenziali temporanee Unibo.

Il cenotafio restaurato

Sempre giovedì 25 marzo, alle ore 11, nella basilica di Santa Croce a Firenze viene presentato il restauro del cenotafio dantesco in occasione del settimo centenario della sua morte. Insieme alla presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, saranno presenti il sindaco Dario Nardella, il prefetto Alessandra Guidi e il presidente della Regione Eugenio Giani. Inoltre, l’attrice Monica Guerritore declamerà alcuni versi del XXIV canto del Purgatorio.

Dantedì
Cenotafio di Dante a Firenze
Dante e i nuovi media: un approccio contemporaneo ad un classico della letteratura

L’Università di Napoli Federico II sceglie di celebrare il Dantedì del 2021 con un evento particolare e innovativo, dal titolo Re-doneDante – Nella selva dei nuovi media. Oggetto dell’evento saranno la musica, il fumetto, il videogioco, l’illustrazione e l’installazione ambientale, moderni canali di comunicazione attraverso cui Dante, inconsapevolmente, continua a parlare ad un pubblico distante sette secoli da lui. L’obiettivo dell’ateneo è quello di far capire come opera di Dante dimostra che la vitalità di un classico della letteratura si rivela nella sua capacità di continuare a condizionare l’immaginario del suo pubblico e di stimolare la produzione artistica anche a distanza di secoli. Il portale dell’Ateneo ospiterà così alcuni video con conversazioni tra ricercatori e ricercatrici del Dipartimento di Studi Umanistici con la collaborazione di esperti di nuovi media artisti contemporanei. Tra i nomi più importanti i rapper Murubutu e Claver Gold; il disegnatore Marcello Toninelli; Riccardo Fassone, docente dell’Università di Torino e esperto di forme videoludiche; l’illustratore americano Sandow Birk; l’artista e performer Gian Maria Tosatti.

Dante nell’aldilà a Parma

La città emiliana celebra il poeta con una conferenza culturale del dantista Italo Comelli, dal titolo “Noi andavam con passi lenti e scarsi. Dante nell’aldilà”. Appuntamento per le 16.30 in videoconferenza su piattaforma Zoom con le credenziali 954 6415 5750.

A Pordenone per un mostruoso Dantedì

Il Centro Iniziative Culturali di Pordenone (CICP) sarà online con una produzione video che ha come protagonisti gli autori del volume I mostri di Dante, edito Salani: Laura Vaioli, autrice di libri “pop” per ragazzi, il disegnatore Giacomo Guccinelli, autore delle illustrazioni, e Mirko Volpi, docente di Linguistica italiana all’Università di Pavia e studioso di Dante. Un appuntamento, alle 10.30 del 25 marzo, per spiegare ai giovani come è nata la Divina, con la partecipazione del fumettista Marco Tonus. Sarà possibile seguire i video sui canali Facebook e Youtube del CICP.

Dantedì
I mostri di Dante (Centro Cultura Pordenone)
Dante visto da Victor Hurgo

Alle 19.30, invece, il Museo Teatrale alla Scala  di Milano presenta in streaming la lettera indirizzata da Victor Hugo al Sindaco di Firenze per le celebrazioni dantesche del 1865. Pierluigi Panza racconta la storia del documento, che sarà letto da Laura Marinoni, mentre Orazio Sciortino eseguirà brani di Liszt ispirati a Dante e Hugo.

Alla diocesi di Padova si legge Dante

Anche la Diocesi di Padova propone una serie di iniziative e appuntamenti che prendono il via in occasione del Dantedì e proseguono fino a ottobre 2021. Il percorso, Il canto del viaggio, inizia giovedì 25 marzo con due appuntamenti. Il primo è AppassioDante, proposto dalla Pastorale dei Giovani che sul proprio sito renderà noto il risultato di un’originale sfida rivolta ai giovani dai 18 ai 35 anni. Una serie di video, inviati entro il 15 marzo, in cui ogni partecipante recitava un verso del I Canto dell’Inferno; un verso a testa per un totale di 136 voci.

Alle 20.30, invece, l’appuntamento sarà sul canale Youtube della Diocesi di Padova con Vergine Madre, figlia del tuo Figlio (XXXIII canto del Paradiso). Ad introdurre ci sarà don Riccardo Battocchio, rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma e presidente dell’Associazione teologica italiana. La lettura dell’ultimo canto, invece, sarà opera del Vescovo Claudio Cipolla.

Dantedì
Maria Vergine Madre, figlia di tuo figlio, Gustav Doré
A Vigevano Dante e Beatrice con Bianca Garavelli

Non poteva mancare un evento incentrato sul rapporto tra Dante e Beatrice. Sarà Bianca Garavelli a presentare l’argomento, in diretta sulle pagine Facebook della Biblioteca Mastronardi di Vigevano e di Rete Cultura, alle ore 21. Si passerà dalle interpretazioni più curiose del versante esoterico, alle letture consolidate, fino a comprendere l’importanza per il pensiero dantesco del suo rapporto amoroso con la donna che è stata in primo luogo la bambina di Firenze di cui Dante, a sua volta bambino, si è innamorato al primo sguardo.

Dante in podcast su Rai Radio3

Grandi attori leggono Dante nel progetto in podcast di Rai Radio3 dal titolo Cento giorni con Dante. Il progetto prende avvio in occasione del Dantedì e prevede la lettura integrale della Divina Commedia, con un canto nuovo ogni giorno. Il progetto è promosso da Radio 3 e dal Teatro Nazionale di Genova. Dagli archivi di quest’ultimo arrivano le registrazioni delle letture teatrali effettuate tra il 1984 e il 1986, una delle quali integrale con protagonisti Arnoldo Foà, Aroldo Tieri, Eros Pagni, Ferruccio De Ceresa, Ugo Maria Morosi, Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Mariano Rigillo, Massimo De Francovich, Giuseppe Pambieri, Tino Carraro, Paolo Poli, Giulio Bosetti e molti altri. Nato da un’idea di Carlo Repetti, si tratta di un progetto che ha inaugurato la pratica dei reading teatrali, con un eccezionale successo di pubblico.

Dantedì
Cento giorni con Dante
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NEWS | Lunigiana, ritrovata la testa di una statua stele di 5000 anni fa

In Lunigiana, a Nord della Toscana, più precisamente nei pressi di Pontremoli (MS), è stata ritrovata la testa di un’eccezionale statua stele risalente a 5000 anni fa. Il ritrovamento è stato casuale: durante una passeggiata, il sig. Paolo Pigorini ha trovato una pietra di forma anomala. Dopo averla trasportata presso la propria abitazione, Pigorini ha riconosciuto la statua e l’ha consegnata al Direttore del Museo delle Statue Stele di Pontremoli (MS), Angelo Ghiretti, che ha segnalato il ritrovamento alla funzionaria della Soprintendenza, Marta Colombo e al sindaco di Pontremoli, Lucia Baracchini. Ghiretti ha confermato l’autenticità del manufatto: si tratta probabilmente di una testa raffigurante un volto femminile, come si nota dagli orecchini stilizzati scolpiti, è in buono stato di conservazione e risale a circa 5000 anni fa (Età del Rame)

Lunigiana
Paolo Pigorini insieme al direttore del Museo, Angelo Ghiretti, e alla Dottoressa Marta Colombo – ©Museo delle Statue Stele Lunigianesi

 

Le misteriose statue stele della Lunigiana

Le statue stele sono manufatti preistorici e protostorici, tipici della Lunigiana, realizzati dalla popolazione dei Liguri Apuani. Raffigurano personaggi maschili o femminili stilizzati e connotati nel genere dagli oggetti che portano (armi o monili). Le statue risalgono a un periodo compreso tra il III millennio a.C. e il VI secolo a.C. Se ne conoscono in tutto 80 esemplari, classificabili in tre gruppi (A, B e C a seconda della loro forma).

Il manufatto rinvenuto si può classificare nel gruppo “B”: presenta la testa con la tipica forma della mezza luna. Il reperto è stato inserito nel catalogo delle statue stele con il numero 85. Secondo il Direttore del Museo di Pontremoli (MS) non si tratta di un ritrovamento insolito poiché avvenuto in un luogo già molto perlustrato dagli studiosi. Proprio sulla sella di Monte Galletto probabilmente esisteva un allineamento di statue stele, quasi come un santuario. Un ritrovamento dunque casuale che permette di fare ulteriormente luce su questi affascinanti e misteriosi reperti.

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NEWS | “Kalabria coast to coast”, un sentiero di 55 chilometri dallo Ionio al Tirreno

“Kalabria coast to coast” è un sentiero naturalistico di 55 chilometri che va dal Mar Ionio al Tirreno. Attraversa dieci comuni e due province, da Soverato a Pizzo, passando tra borghi calabresi, campi e boschi. Un progetto concretizzato dopo oltre due anni di lavori, tavoli tecnici e protocolli d’intesa con gli enti locali, sopralluoghi per la pulizia, tracciatura verticale e mappatura con GPS e consolidamento della rete che coinvolge strutture ricettive e associazioni del territorio. 

Kalabria
Percorso “Kalabria coast to coast” da Google Maps

Il cammino calabrese è un percorso naturalistico da assaporare con lentezza, tra campi, boschi, scorci e oasi. In una Calabria lontana dalle usuali mete turistiche, unica e antica. Dal 25 luglio è online il sito ufficiale, tramite il quale gli escursionisti potranno trovare tutte le informazioni necessarie. Dal sito è anche possibile scaricare le mappe GPS e trovare numeri utili a cui rivolgersi.

Le tappe

Tre le tappe previste: la prima da Soverato a Petrizzi, in provincia di Catanzaro. Si tratta di 12,700 km con un dislivello in salita di 716 metri e in discesa di 327. La seconda con partenza a Petrizzi e arrivo a Monterosso Calabro (Vibo Valentia); la lunghezza è di 23,500 km con un dislivello in salita di 979 metri e un dislivello in discesa di 1.085. La terza da Monterosso a Pizzo Calabro per complessivi 19,1 km con un dislivello in salita di 585 metri e in discesa di 864.

Kalabria
Oasi Naturalistica di Angitola (VV)

Un percorso sicuramente non semplice, ma che stupirà con le sue meraviglie!
 

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NEWS | Carminiello ai Mannessi, nuovi scavi nel Centro storico di Napoli

Da alcuni giorni hanno avuto inizio le operazioni di rilievo archeologico dell’area archeologica di Carminiello ai Mannesi. L’area archeologica di età romana imperiale si trova in via Duomo, nel Centro Storico di Napoli

Precedentemente, a Settembre 2020, erano state effettuate numerose opere di riqualificazione dell’area. Infatti, il sito verteva in condizioni di abbandono talmente gravi da essere ignorato dai turisti. Tale incuria ha pregiudicato la valorizzazione e la fruizione dell’area, nonostante questa risulti essere di capitale importanza: il sito è una delle poche aree archeologiche napoletane ad aria aperta, essendo la città moderna costruita sulle rovine antiche.

Area Archeologica di Carminiello ai Mannesi (NA) prima della riqualificazione.

Il Centro Storico di Napoli è patrimonio UNESCO, queste nuove operazioni possono essere interpretate come un riavvio degli scavi archeologici, nell’ottica del progetto UNESCO per la sua valorizzazione. 

L’area archeologica di Carminiello ai Mannesi

Il sito archeologico si trova nella zona di Forcella, in Via Duomo, nelle vicinanze della grande opera dell’artista Jorit rappresentante il grande San Gennaro.

I resti appartengono al periodo romano-imperiale (I sec. a.C.- II sec. d.C.) e consistono in un grande complesso edilizio, con la presenza anche di terme e di un santuario di Mitra. Le rovine scoperte durante la seconda guerra mondiale e messe in luce dopo i bombardamenti del 1943, sono uno dei pochi siti visibili dell’antica Neapolis e sono tutelati dalla Soprintendenza Archeologica napoletana.

Area Archeologica di Carminiello ai Mannesi (NA).
L’Area Archeologica vista da Via Duomo-Forcella (NA).

 

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NEWS | Riapre l’HerMA (FG), un segnale contro la chiusura della Cultura

Come numerosi luoghi di Cultura italiani in zona gialla, finalmente anche il Museo Archeologico Herdonia-“HerMa” di Ordona (FG) ha riaperto il primo marzo. Una riapertura presentata come simbolo di contrasto alla lunga chiusura dei musei causa pandemia. 

Gli eventi per la nuova stagione sono molti. All’interno del Museo, infatti, sarà presente la mostra di Salvatore Lovaglio, pittore e scultore. In occasione di questa verranno esposte sette incisioni inedite dell’artista, da anni impegnato nell’organizzazione di attività laboratoriali. Inoltre, un’intera area dell’HerMa sarà dedicata alla comunicazione tra Archeologia ed Arte contemporanea, grazie alla collaborazione con la Soprintendenza per le province di Barletta, Andria, Trani e Foggia.

“Nei prossimi mesi, salvo restrizioni Covid, il Museo sarà teatro di numerosi eventi ispirati alla Storia e all’Archeologia. Molto spesso ci si sofferma su quello che non si ha, invece di pensare alle tante cose che si hanno. Ordona può vantare un sacco di aspetti positivi su cui dobbiamo focalizzare la nostra attenzione. Abbiamo un Museo meraviglioso, con tanti reperti importanti, che ospiterà degli allestimenti temporanei per arricchire la sua offerta. Sarà un museo in movimento, nella speranza che anche le persone possano tornare a spostarsi liberamente”. Commenta così il sindaco La Torre di Ordona.

HerMa
Scavi dell’antica Herdonia (FG).

I “Tranquilli Venerdì di Cultura” del Mira

L’HerMa sarà uno dei protagonisti del programma dell’APS “Mira”, per la valorizzazione delle zone e dei musei di interesse culturale ed archeologico del territorio. L’evento prevede di instaurare un rapporto tra i comuni di Ordona, Castelluccio Valmaggiore e Pietramontecorvino (FG). Il nome del programma non è casuale, infatti quel “Tranquilli” mira a rappresentare la sicurezza dei luoghi di Cultura, chiusi per fin troppo tempo. Musei come l’HerMa saranno le sedi principali dei Venerdì culturali (5, 12, 19, 26 marzo 2021).

HerMa

Ogni museo, tra cui il Museo Valle del Celone di Castelluccio Valmaggiore, la biblioteca comunale di Castelluccio Valmaggiore e la Torre di Pietra Montecorvino, oltre l’HerMa, racconterà la storia dell’altro indagando su similitudini e differenze reciproche. Segue il programma completo.

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