Iside

News

NEWS | Egitto, a Saqqara ritornano alla luce sarcofagi dipinti e statuette bronzee

La missione archeologica egiziana, operante nel cimitero degli Animali Sacri nell’area della necropoli di Saqqara, ha riportato alla luce il primo e più grande deposito del sito risalente al periodo tardo. Il deposito comprende 150 statuette bronzee di divinità e circa 250 sarcofagi lignei dipinti.

Le 150 statue bronzee

Il dott. Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità e capo della missione, ha affermato che il deposito scoperto include appunto 150 statue bronzee di varie dimensioni. Le statuette rappresenterebbero diverse divinità antico-egiziane, tra cui Anubi, Amon-Min, Osiri, Iside, Nefertum, Bastet e Hathor.

Statuetta bronzea di Bastet (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)

Insieme alle statuette, sono stati rinvenuti un gruppo di vasi in bronzo legati ai rituali della dea Iside e una statua in bronzo, acefala, dell’ingegnere Imhotep, che si distingue per l’ottima qualità dell’esecuzione.

Le statue bronzee rinvenute nella necropoli degli Animali Sacri a Saqqara (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)
I sarcofagi dipinti

I ricercatori egiziani, alla quarta missione nell’area, hanno individuato un nuovo gruppo di pozzi funerari. Da questi, sono stati riportati alla luce circa 250 sarcofagi in legno colorato del periodo tardo (VII-IV sec. a.C.), risalenti al 500 a.C. circa. I sarcofagi presentano al loro interno delle mummie in buono stato di conservazione. Sono stati rinvenuti, inoltre, anche amuleti, scatole di legno dipinte e statue lignee, alcune delle quali con il volto dorato. Dallo scavo di uno dei pozzi funerari è stato rinvenuto, inoltre, un sarcofago in buono stato di conservazione che sembrerebbe contenere capitoli del Libro dei Morti, prontamente trasferito nei laboratori di restauro del Museo Egizio di Piazza Tahrir, al Cairo.

 

Statuette lignee di Iside e Nephtys (Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano)
L’indagine dell’area

La missione archeologica egiziana ha iniziato suoi lavori nell’area nel 2018. Era state rinvenute la sepoltura di un sacerdote della V Dinastia e, anche, sette tombe rupestri, quattro dell’Antico Regno e tre del Nuovo Regno. Questa stessa indagine, inoltre, aveva recuperato oltre un migliaio di amuleti di maiolica, decine di statue lignee di gatti e gatti mummificati.

Nel 2020, poi, la missione aveva già ritrovato oltre 100 sarcofagi ancora sigillati e in perfetto stato di conservazione, risalenti al Periodo Tardo e Periodo Tolemaico. Questa scoperta era stata corredata anche dal ritrovamento di circa 40 statue della divinità della necropoli di Saqqara Ptah-Sokar, che presentavano parti dorate, e 20 scatole lignee del dio Horus.

 

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities.

News

ATTUALITÀ | Cavillier e Magro raccontano il “Progetto Iside” ad ArcheoMe

ArcheoMe ha avuto il piacere di presentare un incontro molto partecipato avente per oggetto il Progetto Iside”. L’incontro è stato presentato e introdotto dal dott. Francesco Tirrito, direttore di ArcheoMe, con gli interventi del prof. Giacomo Cavillier, egittologo, e della dott.ssa Maria Teresa Magro, archeologa presso la Soprintendenza dei Beni Culturali di Catania. Per chi se lo fosse perso, sarà possibile visionare l’incontro sulla pagina Facebook di ArcheoMe a questo link.

Cos’è il “Progetto Iside”?

Il dott. Tirrito introduce immediatamente l’argomento chiedendo al prof. Cavillier di presentare il Progetto. «Ringrazio ArcheoMe per questa diretta su un argomento che è nato lo scorso anno», dice il professore. E continua: «Il Progetto mira allo studio di quelli che sono i culti egizi in Sicilia. Lo stesso Progetto è stato avviato anche in Sardegna per avere un quadro di insieme di quello che poteva essere il concetto di approdo dei culti e di trasformazione locale. Sappiamo che il culto di Iside, soprattutto in epoca romana a partire dall’età Tolemaica, è uno dei pochi che avvia il suo percorso cultuale e culturale sulle principali sponde dell’Impero, spostandosi poi anche verso l’interno».

E conclude: «Il “Progetto Iside” nasce proprio così, per dare una profondità a quelli che sono i contatti tra Egitto e la Sicilia, soprattutto orientale. Abbiamo cominciato proprio da Catania, uno dei capisaldi della Regione, in collaborazione con la Soprintendenza, avviando uno studio dei reperti egizi che legano l’isola al mondo egiziano».

I vari volti di Iside

Il prof. Cavillier continua con un excursus sulla figura di Iside e sul concetto di immortalità e aldilà ad essa legato. Iside, st in egiziano, col il simbolo del trono (poiché legata alla regalità), è la dea madre, la dea moglie, maga e protettrice. È colei che guida e protegge Ra nel suo viaggio notturno, prima della rinascita. Iside è la divina sposa di Osiride, dio sovrano dell’oltretomba, e madre di Horus.

«Iside è una delle divinità più significative del pantheon egizio. È protettrice del focolare familiare, dea della fertilità e della navigazione, regina del cielo, della terra e dell’aldilà», aggiunge il professore.

Spesso rappresentata in qualità di Iside lactans, che allatta il piccolo Horus in un’iconografia che si ritroverà, secoli dopo, in quella cristiana della Madonna con bambino, sottolineando il suo carattere di “colei che porta vita” e il concetto di continuità dinastica. Iside, infatti, allatta Horus che rappresenta il nuovo re, seduta a fianco del marito Osiride, rappresentazione del re defunto.

progetto
Uno screenshot dalla conferenza. Il geroglifico per Iside, st, e Iside lactans

Iside è la grande maga, colei per mezzo della quale avviene il miracolo della vita per due volte nella stessa vicenda. Osiride, smembrato dal fratello antagonista Seth, viene ricomposto da Iside e dalla sorella Nephtys. Osiride non torna però in vita nel mondo terreno, diviene sovrano del mondo dei defunti, un mondo altro in cui continua a vivere una vita dopo la vita. Il suo, più che una resurrezione, è un passaggio di stato. E Iside, con il corpo ricomposto del marito, concepisce nuova vita: Horus, che vendicherà il padre e riceverà la regalità sulla terra.

Iside è una divinità che avrà una grande rinomanza anche in epoche successive perché rappresenta il concetto di stabilità contro il caos e la rinascita. Difficilmente, parlando di Iside, si può scindere la sua figura dalla vicenda del suo divino paredro, Osiride, dio dell’oltretomba. Tutto nella vicenda di Iside e Osiride è teso alla continuità della vita, alla fertilità, alla fecondità della terra (come ricorda, ad esempio, il colore verde dell’incarnato del dio nelle raffigurazioni, un colore che richiama il germogliare di nuova vita). Tutto è teso all’immortalità: l’idea principale è che l’uomo non muoia, ma che, semplicemente, cambi condizione, continuando a vivere in un mondo altro.

Iside è la protettrice della navigazione, intesa come continuo viaggio dell’esistenza, non solo mero spostamento materiale.

Reperti egizi nel mondo greco-romano

E così come il suo culto, anche altri aspetti della ritualità egizia hanno continuato a vivere nel mondo greco-romano. Il “Progetto Iside” ha, tra gli altri anche questo fine, quello di capire la funzione dei reperti egizi rinvenuti sul suolo italico. Infatti Cavillier dice: «Legato a Iside c’è tutto il mondo funerario. Il Progetto si propone non tanto di studiare le antichità egizie presenti, ma di darne una funzione. Ad esempio, perché trovo uno scarabeo in un contesto funerario che può essere fenicio, che può essere punico o che può essere romano?»

Continua: «L’oggetto stesso, per quanto possa essere divenuto in determinate epoche un oggetto che può sembrare quasi a livello industriale (soprattutto a partire dal periodo fenicio in poi), sostanzialmente a cosa serve? Questa è la domanda che ci facciamo. Perché mai una società che è diversa da quella egizia deve adottare questi strumenti e questi oggetti di protezione? Del mondo egiziano, quello che si diffonde poi all’esterno, viene, di fatto, tesaurizzato. E il tesaurizzare tutto questo implica proprio la volontà di una società, come può essere quella romana, di incamerare dei culti che sono ritenuti effettivamente efficaci».

progetto
Amuleti egizi (screenshot dalla diretta)
Il culto di Iside in epoca ellenistica e romana

Il culto di Iside, prima di approdare lungo le coste dell’Italia, si fermò in Grecia dove fu accolto e, com’è ovvio, anche riadattato. La figura di Iside nel mondo greco-romano viene concepita nei più disparati modi. Nel corso dei secoli si vede ampliata la sua sfera di competenza. Passa dall’essere, in Egitto, la dea protettrice del sovrano divinizzato (immagine terrestre del figlio Horus) e del sovrano defunto (identificato con Osiride) all’essere una dea universale che, oltrepassati i confini della terra del Nilo, acquisisce una nuova indipendenza.

progetto
Uno screenshot dalla conferenza

«Ma cos’è che porta il culto?» – si chiede Cavillier – «È la navigazione, è l’approdo», è lo scambio di merci e culture.

Iside, come detto, assume caratteristiche dei luoghi in cui il suo culto viene accolto. Insieme a una particolare acconciatura greca, elementi peculiari della divinità in epoca ellenistica e romana sono il sistro, la situla aurea, l’ureo e il loto.

Simbologia isiaca nel mondo ellenistico e romano (screenshot dalla diretta)

«Il culto della dea in Egitto» – ci dice Cavillier – «prevedeva una serie di rituali giornalieri alcuni dei quali, probabilmente rielaborati, erano presenti nella penisola Italica e nelle Isole (Sardegna e Sicilia). Uno di questi è il Navigium Isidis (5 marzo), di cui Apuleio ne descrive i canti accompagnati con sistro e flauti e le preghiere recitate dal grammateus. Anubi e Osiride figurano quali figure mitiche e divine nel cerimoniale di rigenerazione». Il culto veniva celebrato in luoghi appositi quali serapeum iseum.

Il prof. Cavillier conclude il suo intervento con un focus sull’obelisco della Fontana dell’Elefante di Catania. Secondo Cavillier sarebbe, piuttosto, la colonna di un tempio isiaco in cui, sebbene appaiano stilizzati, sembrerebbero essere presenti divinità e simboli specifici connessi alla ritualità egizia.

A Catania Iside così come Demetra

A questo punto prende la parola la dott.ssa Maria Teresa Magro con un excursus sulla figura della dea madre, passando, nel corso dei millenni per un certo numero di divinità femminili. Vedendo una stretta connessione tra le divinità femminili e le dee madri di tutte le epoche, la dott.ssa parte dalle epoche più antiche, dalle prime epoche. «Una stretta connessione è stata ritrovata nelle figure di divinità: le prime “Veneri”, raffigurazioni delle donne come rappresentazione di fecondità, già dal Paleolitico. Si tratta di figure presenti in tutto il mondo Mediterraneo, di cui si può procedere ad un’identificazione a tappe. La cosa principale è che la figura della donna è associata alla fecondità ed alla fertilità».

Un momento della conferenza

Nel mondo ellenistico e romano si assiste ad un’unione stretta tra Iside e le divinità locali. Iside è assimilata a molte divinità femminili che abbiano caratteristiche simili, legate al mondo della fecondità e della rinascita, principalmente. Sarà il caso di Demetra-Proserpina in Sicilia e Sardegna, con particolare attenzione alla vicenda di Demetra e Kore di cui ci sono tracce anche nella stessa Catania, in cui esisteva un tempio dedicato proprio a Demetra, oggi non ancora individuato, ma descritto da Cicerone.

Rilievo con Demetra e Kore rinvenuto in via Crociferi a Catania

Alla fine dell’800, proprio a Catania fu scavato nuovamente (già noto da almeno due secoli) un edificio templare. Una rilettura successiva, ci fa sapere la dott.ssa Magro, ha individuato nel tempio un luogo sacro a Iside. E proprio su questo edificio, tra le altre cose, si pensa di concentrare lo studio futuro in relazione alla presenza isiaca a Catania. «Noi pensiamo che questo lavoro» – dice la Magro – «non sia solo un confronto, che può essere sicuramente interessante, ma utile per un riscontro anche in relazione ad alcune festività che potrebbero avere radici più antiche di quanto si pensi, come per la festa di Sant’Agata». 

L’incontro si conclude con una serie di domande da parte dei partecipanti e con l’augurio che gli studiosi si fanno di poter portare avanti questo Progetto straordinario, che oltrepassa i confini spaziali e temporali, incentrato sulla connessione tra l’Egitto e la Sicilia.

Un momento della diretta
News

NEWS | Cavillier e Magro con ArcheoMe per il progetto “Iside”: domani la conferenza

Domani ci sarà un’altra conferenza sugli Aegyptiaca, i culti egizi e il progetto Iside afferente alla Sicilia orientale, con particolare riferimento a Catania e al suo territorio. Il professor Giacomo Cavillier, direttore del Centro di Egittologia e Civiltà Copta “J. F. Champollion”, annuncia un nuovo incontro online con focus su uno degli argomenti che, negli ultimi tempi, ha attirato l’attenzione di molti studiosi: la presenza dei culti isiaci e, soprattutto, della figura di Iside in Italia meridionale.

Già da tempo è in attivo un progetto di ricerca dedicato al culto di Iside in Sicilia orientale proprio in collaborazione con l’egittologo Cavillier, tra l’altro anche docente all’Università del Cairo.

Si tratta di un’iniziativa condivisa da importanti istituzioni culturali del territorio delle province di Catania e Messina, che si propone ricostruire e valorizzare i rapporti tra la Sicilia orientale e l’Egitto faraonico. Il progetto pone l’accento sulle testimonianze dei culti, sui commerci e sulle tradizioni locali, mediante l’analisi delle antichità egizie ed egittizzanti presenti; il tutto arricchito dall’apporto dei resoconti di viaggio in Egitto e in Nubia da parte di letterati, scienziati e collezionisti siciliani nell’800 e ’900.

cavillier

Il progetto ha come scopo quello di tentare di risalire all’origine e alla permanenza dei culti egizi in Sicilia e, al contempo, l’eventuale presenza in Egitto di tradizioni e costumi siciliani.

Protagonisti dell’incontro saranno, dunque, l’egittologo Cavillier e la dott.ssa Maria Teresa Magro, funzionaria archeologa della Soprintendenza di Catania. Il dott. Francesco Tirrito, archeologo e direttore di ArcheoMe, introdurrà la conferenza. ArcheoMe ha voluto infatti intervistare il professor Cavillier e la dott.ssa Magro in merito al progetto Iside: l’incontro dell’8 giugno alle 18 sarà in diretta sulla pagina Facebook della testata

News

ATTUALITÀ | Cavillier e il “progetto Iside” per il Gruppo Archeologico Kalaritano

Il GAK (Gruppo Archeologico Karalitano) presenta una conferenza online dal titolo Aegyptica e Culti Egizi in Sardegna. È un tema che ormai da anni attira sempre più studiosi e, tra questi, un posto d’onore spetta al Prof. Giacomo Cavillier, direttore del Centro studi di Egittologia e Civiltà Copta “J.F. Champollion”. La conferenza è prevista per venerdì 23 aprile alle ore 18:00. Il link per accedere alla conferenza su piattaforma Zoom sarà disponibile sulla pagina del GAK.

culti

La conferenza ha per oggetto l’analisi delle fonti, testuali e non, che testimoniano un legame del territorio italico con l’Egitto antico, soprattutto durante il periodo tolemaico e romano. In merito a questo argomento, il prof. Cavillier presenterà il Progetto Iside. Archeologia, Culto e Antichità. Si tratta di un’iniziativa condivisa da istituzioni culturali di pregio del territorio catanese, tra cui la docente e scrittrice Dora Marchese. Un progetto che si propone di ricostruire e valorizzare il millenario e vitale “rapporto” tra la Sicilia orientale e l’Egitto faraonico, testimoniato dai culti, dai commerci e dalle tradizioni locali. Per fare ciò si rende necessaria l’analisi delle antichità egizie ed egittizzanti presenti e del fecondo apporto dei racconti di viaggio di letterati e studiosi siciliani dell’800 e ’900.

 

News

NEWS | Eccezionale scoperta a San Casciano dei Bagni (SI): rinvenuto un santuario romano

Lo scorso 31 marzo si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione dei nuovi rinvenimenti nel comune di San Casciano dei Bagni, Siena. Già ad agosto 2020 tracce dell’ingresso monumentale di un santuario romano erano riemerse nel comune senese. Inoltre, abbandonato sulla soglia si trovava un altare in travertino. L’iscrizione “sacro ad Apollo” non lasciava dubbi sulla divinità tutelare del santuario.

San Casciano dei Bagni
Il santuario

Non solo Apollo, altri due altari dedicati a Iside e Fortuna Primigenia 

Ma le sorprese non sono finite. A Settembre e Ottobre 2020 continuano gli scavi, nonostante le difficoltà di uno scavo immersi nell’acqua calda termale e con le ristrettezze dovute alla situazione pandemica. Il team del Roman Baths Project ha visto riapparire, nello scavo stratigrafico in un orto abbandonato a pochi metri dalle polle pubbliche ancora oggi in uso, le vestigia di un santuario romano. Il carattere sacro dell’area spicca da subito grazie alla presenza di altari dedicati alle divinità Fortuna Primigenia e Iside, oltre che ad Apollo. Tra i rinvenimenti anche una statua marmorea raffigurante la dea Igea.

Il santuario

In soli due mesi di scavo è emersa con chiarezza parte della sequenza di vita del luogo di culto. L’impianto monumentale del santuario è riconducibile ad età augustea, al di sopra di un luogo sacro in epoca etrusca (almeno durante l’Ellenismo). In età augustea il santuario assume la forma di un edificio con copertura a compluvio su un bacino centrale circolare, poggiante su quattro colonne tuscaniche, e con propileo di ingresso a sud delimitato da due colonne a base attica. A seguito di un drammatico incendio, avvenuto probabilmente alla metà del I secolo d.C., tra età flavia ed età traianea l’edificio fu ricostruito e ampliato.

San Casciano dei Bagni
Come doveva apparire il santuario

Verso la fine del II secolo d.C. tre altari in travertino, con dediche anche a Fortuna Primigenia e ad Iside, sono deposti nel cuore del santuario, sul bordo della vasca della sorgente calda, che supera i 40°. Un universo di divinità che, se associate ad Apollo, Esculapio e ad Igea, già conosciuti dal Bagno Grande, forma un variopinto quadro del sacro di questo santuario. Un Bagno effettivamente Grande poiché in un solo luogo accoglieva assieme così tante e diverse divinità.

Lo scavo

Allo scavo hanno preso parte  diverse università italiane e internazionali, tra cui Siena, Pisa, Firenze, Roma “Sapienza”, Sassari, Dublino e Cipro.

Lo scavo archeologico è in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni da parte della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Fin da subito è stato concepito come una collaborazione di ricerca e tutela tra il Comune e la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo. La Direzione dello Scavo è affidata a Emanuele Mariotti, archeologo professionista esperto di topografia e geofisica applicata all’archeologia e il Coordinamento del Comitato Scientifico è di Jacopo Tabolli, funzionario della Soprintendenza e docente a contratto dell’Università per Stranieri di Siena. Il Comitato Scientifico coinvolge anche Stefano Camporeale (Università di Siena), Paraskevi Christodoulou (University of Cyprus), Hazel Dodge (Trinity College Dublin) e Lisa Rosselli (Università di Pisa).

Il direttore di scavo Emanuele Mariotti ha dichiarato: “L’idea che guarda alla riscoperta delle antiche terme sancascianesi viene da lontano e ha visto, nel corso degli ultimi 10 anni, l’alternarsi di varie iniziative. Dal 2018 il progetto si è strutturato e ha definito i propri obiettivi archeologici, storici, paesaggistici e topografici. L’area del Bagno Grande è diventata il centro di attività multidisciplinari volte all’indagine non invasiva del terreno e all’individuazione di possibili aree di scavo che potessero dare concretezza alla tradizione di grandi ritrovamenti di cui sono piene le pagine degli storici locali fin dal XVI secolo. In questo senso si è fatto largo uso delle più moderne ed efficaci tecnologie di remote sensing, come la geofisica di ultima generazione e sensori speciali montati su drone. Nel 2020 è stata individuata una promettente area di scavo, attigua alle vasche moderne”.

Le polle di ieri e di oggi

Grandi pubblicazioni per grandi scoperte

Le scoperte a San Casciano dei Bagni sono ora presentate nel volume Il Santuario Ritrovato. Nuovi Scavi e Ricerche al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, pubblicato da Sillabe (272 pp.), a cura di Emanuele Mariotti e di Jacopo Tabolli. Il volume, in italiano e con capitoli in inglese, raccoglie gli studi di più di trenta autori sui risultati dello scavo al Bagno Grande.

Il Funzionario Archeologo Jacopo Tabolli ha commentato: “Pubblicare integralmente uno scavo a meno di sei mesi dalla sua conclusione è un’impresa piuttosto rara. Ha animato questo progetto la voglia di condividere con la comunità scientifica, con i colleghi preposti alla tutela e alla valorizzazione e con il pubblico interessato all’archeologia i primi risultati di uno scavo che siamo certi anche nei prossimi anni restituirà tracce importanti del paesaggio religioso romano del territorio. Il volume prende le mosse dallo scavo del Bagno Grande ma spazia nel racconto dalla preistoria del Monte Cetona, allo sviluppo della città etrusca di Chiusi alla romanizzazione del territorio. Quello di San Casciano dei Bagni è un territorio più sconosciuto agli archeologi rispetto a tanti luoghi noti della val di Chiana, della val di Paglia e della Val d’Orcia, eppure nelle pagine del volume si snoda un racconto ricco di testimonianze archeologiche, ancora tutto da scrivere.

Eventi culturali a San Casciano dei Bagni

Inoltre, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei risultati delle indagini della campagna di scavi archeologici, sono stati presentati anche due eventi di rilievo, che si terranno a San Casciano dei Bagni nelle settimane successive. Il primo è la Lectio magistralis “Nell’acqua sacra del Bagno Grande”, che si terrà il giorno 11 aprile 2021 alle ore 12.00 direttamente dal “Bagno Grande” (le modalità di svolgimento saranno rese note in prossimità dell’evento). Il secondo evento riguarda l’inaugurazione del Nuovo percorso espositivo alle Stanze Cassianensi, in Piazza della Repubblica 4, che si svolgerà il giorno 24 aprile 2021 alle ore 17.00 (data suscettibile di cambiamento per norme anti-contagio).

News

NEWS | Iside in Sicilia Orientale, online la conferenza Cavillier

Il 6 novembre 2020 alle 17:30 la pagina Facebook della Soprintendenza per i Beni Culturali di Catania trasmetterà in diretta una conferenza tenuta dall’egittologo Giacomo Cavillier dal titolo: Iside in Sicilia Orientale. Archeologia di un culto faraonico in età tolemaica e romana.

Questa è solo una delle tante iniziative del progetto di ricerca Iside, archeologia, storia e antichità, avviato questo ottobre dal Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta “J.F. Champollion” con sedi a Genova, al Cairo e a Luxor e in collaborazione con la Soprintendenza di Catania.

Iside, dentro o fuori dal Pantheon romano?

Approfondire il culto di Iside nella Sicilia Orientale non è semplice, perché dall’Egitto la dea madre approdò rapidamente in tutto il Mediterraneo dall’età saitica. Fu uno dei culti principali sulla penisola in età tolemaica e si affermò definitivamente con l’espansione dell’Impero: l’esercito da grande vettore ne divenne propulsore. I culti orientali arrivati in Occidente, come quello di Iside o Mitra, non entrarono mai a far parte del Pantheon romano, ma mantennero con esso un rapporto sereno, di reciproca e buona convivenza. I fedeli iniziati ai culti orientali furono, infatti, personaggi anche molto in vista a livello politico, sociale e militare e non furono soltanto seguaci del culto isiaco: basti pensare al ricchissimo record epigrafico relativo al culto mitraico nei castra peregrina di Santo Stefano Rotondo sotto al Celio.

Egiziana d’origine, siciliana d’adozione

Il culto isiaco in Sicilia è diventato importante fin dall’età tolemaica, tanto da esser associato a quello di Serapide: a Taormina (ME), sotto la chiesa di San Pancrazio, sono ancora visibili i resti di un serapeo; Catania ha restituito monete bronzee sulle cui effigi appaiono entrambe le dee. Non lontano è stata ritrovata un’iscrizione bilingue, stesso testo sia in greco che in latino: il pubblico determina da sempre la lingua di comunicazione e la Sicilia è la grande madre, spesso e volentieri adottiva, di greci, latini, ma anche di orientali.

Partendo dalle origini del culto di Iside nell’Egitto faraonico, mediante lettura di passi in geroglifico e di immagini tratte dalle principali opere della letteratura funeraria e dall’architettura templare, Cavillier fornirà un quadro analitico aggiornato sul fenomeno nella Sicilia orientale in epoche successive.

News

NEWS | Sulle orme di Iside, online la conferenza di Coarelli

Il 22 ottobre 2020, alle ore 17, il prof. Filippo Coarelli terrà una lezione dal titolo “Initia Isidis. L’introduzione del culto di Iside in Italia” nell’ambito del corso di Antichità e Istituzioni Romane per la Laurea Triennale in Scienze Archeologiche dell’Università La Sapienza di Roma.

Divinità in viaggio

Con il suo libro, Initia Isidis. L’ingresso dei culti egiziani a Roma e nel Lazio, pubblicato lo scorso anno, Coarelli ha voluto far chiarezza sui culti egiziani arrivati sul suolo italico, evidenziando i difetti delle lunghe bibliografie continuamente riproposte negli ultimi quarant’anni.

Sulla base delle nuove evidenze archeologiche e sul confronto con altre tipologie di fonti, storiche e iconografiche, ha proposto datazioni che tendono ad anticipare le correnti. Fa risalire l’inizio del culto di Iside nel mondo romano alla seconda metà del III secolo a.C. e lo colloca nel Mediterraneo orientale, teatro delle strette relazioni tra Roma e le monarchie ellenistiche. Nel II secolo a.C. lo stesso si consolida nella Capitale, con la grande vittoria di Ottaviano su Marco Antonio e Cleopatra ad Azio (31 a.C.) che ne aumenta soltanto la visibilità.

L’ultimo capitolo dell’opera approfondisce i culti egiziani nel Lazio, in particolare a Ostia e a Palestrina (RM): l’antica Preneste ha regalato testimonianze iconografiche uniche.

Il link di Google Meet per partecipare a distanza è: meet.google.com/jui-gaoj-uur.

Mosaico nilotico di Palestrina, Museo Archeologico Nazionale di Palestrina (RM)