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NEWS | Gli ominidi di Atapuerca andavano in letargo come gli orsi?

Un nuovo studio sulle ossa fossili scavate a Sima de los Huesos, nella Sierra de Atapuerca (Spagna), sembra suggerire che i nostri “predecessori” ormai estinti, vissuti circa 430.000 anni fa, potrebbero aver affrontato il freddo estremo dormendo durante l’inverno. Ciò avrebbe permesso a questi ominidi di rallentare il metabolismo, ibernandosi per mesi, allo scopo di affrontare e, dunque, di sopravvivere ai rigidi inverni di migliaia di anni fa.

Sierra de Atapuerca, tesoro della paleoantropologia

La collina carsica della Sierra de Atapuerca si sviluppa a nord della penisola iberica, a pochi chilometri dalla città di Burgos e dalla sua cattedrale gotica. La Sierra, un vero e proprio scrigno paleontologico, racchiude un complesso di siti preistorici con importanti evidenze delle antiche forme umane, che raggiungono la profondità del tempo, fino a 1 milione di anni fa.

Geolocalizzazione del sito preistorico di Sima de los Huesos, Spagna

La Sima de los Huesos, letteralemente “pozzo delle ossa”, è un pozzo vertiginoso che ha restituito migliaia di ossa umane, appartenenti alla specie Homo heidelbergensis. La storia di quest’arcaico rappresentante del genere Homo si è sviluppata nel corso del Pleistocene Medio (780.000-126.000 anni fa ca.), portando all’affermazione della specie dell’Homo neanderthalensis.

Antichi Homo in letargo come gli orsi

Analizzando i resti fossili provenienti dal sito spagnolo, il team di ricercatori guidato da Juan Luis Arsuaga, paleoantropologo spagnolo e Antonis Bartsiokas, dell’Università Democrito della Tracia in Grecia, crede di aver identificato alcuni segni sulle ossa rivelatori d’ibernazione: queste tracce hanno permesso di ipotizzare che anche gli Homo heidelbergensis andassero in letargo, alla pari di altri animali, come gli orsi. Questi, andando in letargo, consumano minor quantità di energia, attivando dei meccanismi metabolici a basso consumo energetico, che gli permette di sopravvivere ai periodi più freddi dell’anno, in cui le quantità di cibo disponibili sono inferiori. L’attuazione di un torpore prolungato nel tempo, una sorta di sonno a basso consumo di energia, potrebbe aver aiutato anche gli antichi Homo heidelbergensis a fronteggiare il periodo glaciale nel quale vivevano 430.000 anni fa.

Ricostruzione di vita in grotta degli Homo heidelbergensis nella Kent cavern a Torquey (Regno Unito)

I “testimoni” fossili dell’ibernazione 

Le evidenze di questa capacità d’ibernazione sono state individuate, ad esempio, nella carenza di vitamina D, legata alla mancata esposizione alla luce solare. Altri segni dell’utilizzo di questa possibile “tattica” sarebbero rilevabili in tracce paleopatologiche sulle ossa, soprattuto degli individui adolescenti, che mostrerebbero interruzioni stagionali nella crescita ossea e riassorbimento sottoperiostale (membrana esterna che riveste l’osso). Segni assimilabili a quelli che caratterizzano gli animali che vanno in letargo, suggerendo che i nostri predecessori potrebbero aver fatto lo stesso.

Inoltre, i paleoantropologi rilevano come mezzo milione di anni fa, nei periodi più rigidi, la quantità di cibo abbastanza “ricco di grassi” scarseggiasse particolarmente nell’area circostante il sito, dove sono stati trovati i reperti fossili. I ricercatori considerano possibile che una “strategia d’ibernazione” potrebbe essere stata adottata come unica soluzione per sopravvivere sia alle condizioni di congelamento in grotta, sia alla scarsità di cibo disponibile durante l’inverno. Se il riposo forzato, attuato da questo gruppo di ominidi, sia stato solo caratterizzato dall’abitudine a prolungare la propria permamenza all’interno della grotta, in una situazione di riposo, oppure da un vero e proprio stato letargico, al momento è difficile da capire.

Ricostruzione di un gruppo di Homo heidelbergensis in base ai resti rinvenuti nella Sima de los Huesos

Un letargo non così efficiente

Tuttavia, non sempre le ibernazioni sono state “salutari per gli uomini primitivi”, i quali, non riuscendo ad accumulare la giusta quantità di cibo per l’inverno, potevano soffrire di rachitismo, iperparatiroidismo e problemi ai reni, se non riuscivano ad accumulare riserve di grasso sufficienti, concludono gli autori.

I risultati raggiunti da Juan Luis Arsuaga e Antonis Bartsiokas sono stati pubblicati sulla rivista L’Anthropologie.

Un’interessante teoria da verificare

L’affascinante ipotesi è frutto di una ricerca preliminare e, prima di affermare con sicurezza che siano esistiti ominidi che andavano in letargo, bisognerà svolgere ulteriori ricerche. L’antropologo forense Patrick Randolph-Quinney della Northumbria University a Newcastle si è espresso al riguardo:

È un argomento molto interessante e sicuramente stimolerà il dibattito…Tuttavia, ci sono altre spiegazioni per le variazioni riscontrate nelle ossa trovate a Sima de los Huesos e queste devono essere affrontate in modo completo prima di poter giungere a conclusioni realistiche. Credo che questo non sia ancora stato fatto.

Articolo a cura di Ilda Faiella