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NEWS | Nuove scoperte nell’ipogeo del Duomo di Ascoli Piceno

La storia di Ascoli Piceno si fa sempre più ricca, merito degli scavi eseguiti sotto la Cattedrale di Sant’Emidio. Le operazioni, condotte da Paola Mazzieri, hanno portato alla luce stratigrafie del tutto nuove, di epoche diverse che si son sovrapposte fra di loro. Alcuni reperti riemersi sono riconducibili all’età romana e picena. Altri oggetti, rinvenuti durante i lavori di sistemazione del cimitero rinascimentale, sono prettamente votivi: medagliette, crocifissi in bronzo, grani di rosario e addirittura ossa umane e materiale lapideo. Sono stati rivenuti, tra l’altro, resti di precedenti strutture tra cui basamenti di colonne, cornici modanate, pilastri scanalati e frammenti di pavimentazioni musive.

Ascoli Piceno
Frammento di decorazione architettonica rinvenuto sotto il Duomo di Ascoli Piceno (fonte: Soprintendenza delle Marche)

La conferma delle scoperte è data dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Gli scavi rinascimentali distrussero due domus di epoca romana repubblicana, di cui tuttavia sono sopravvissute le fondazioni e pavimentazioni musive. All’interno del canale che separa le due domus è stato individuato del materiale antico che va dal V-VI secolo d. C. sino a frammenti di ceramica e vetro di età altomedievale. Invece, immediatamente sotto la facciata della cattedrale, sono riemerse due grandi fosse di forma circolare contenenti materiale ceramico di epoca picena.

Piazza Arringo con il suo Duomo ci dimostrano così di avere ancora una lunga storia da raccontarci.

Ascoli Piceno
Piazza Arringo (AP)
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NEWS | Una lucerna erotica del I secolo d.C. riaffiora in Sicilia

Una preziosa lucerna con scena erotica, risalente al I secolo d.C., è stata scoperta a Vallelunga Pratameno, in Sicilia, in provincia di Caltanissetta; il reperto è riemerso durante gli scavi archeologici condotti in contrada Manca. La lucerna raffigura una scena erotica e risale probabilmente al I secolo d.C., come testimonia il confronto con una lucerna molto simile ritrovata a Pompei. La scoperta è avvenuta durante i lavori di sorveglianza archeologica predisposti dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta, in occasione del raddoppio della linea ferroviaria Catania-Palermo.

lucerna
Vallelunga Pratameno (CL), lo scavo della Domus romana
 

Lo scavo della Domus e il parere degli esperti

Gli scavi archeologici, avviati nel luglio 2020 e attualmente ancora in corso, hanno portato alla luce i resti di un vasto complesso di età romano-imperiale. Si tratta probabilmente di una Domus appartenuta ad un facoltoso proprietario vissuto tra il I e il II secolo d.C. La lucerna con scena erotica, dunque, si aggiunge ai già numerosi reperti di età imperiali ritrovati nella medesima area, databili tra I e II secolo d.C. 

La Soprintendente ai Beni Culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, ha dichiarato: «La lucerna è una nuova e preziosa testimonianza che arriva dal sito, la cui scoperta rappresenta un evento eccezionale. Nella zona, infatti, non ci sono altri insediamenti di questo tipo. Al momento si sta lavorando per calcolare le esatte dimensioni della Domus; è stata accertata un’estensione di 600 metri quadrati, ma quella complessiva è di gran lunga superiore» 

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NEWS | Apre al pubblico l’area archeologica di via San Cosimo (Verona)

La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e l’associazione culturale Archeonaute hanno presentato l’accordo. L’intesa ha l’obiettivo di valorizzare l’area archeologica di via San Cosimo 3 a Verona, rendendola finalmente fruibile al pubblico. Precedentemente l’acceso al sito era consentito esclusivamente con l’autorizzazione della Soprintendenza e dell’Istituto Suore Figlie di Gesù, sotto il quale è collocato.

L’area archeologica sarà aperta tutte le settimane gratuitamente con visite guidate, attività didattiche e servizi di prenotazione gestiti dell’associazione Archeonaute. Inoltre, l’apertura dell’area archeologica vedrà anche il supporto di pannelli illustrativi.

Via San Cosimo
Pannello illustrativo della Domus romana di via San Cosimo (fonte: Soprintendenza per Verona, Rovigo e Vicenza)

La storia dell’area sotterranea di Via San Cosimo

Il sito archeologico ha un significativo valore storico per la ricostruzione topografica dell’antica Verona. Infatti, i resti, in ottimo stato di conservazione, permettono di comprendere come erano costruite le mura romane della città. La storia di questo diamante sotterraneo dell’Archeologia ha inizio nell’età municipale romana (metà I sec. a.C.). Difatti, al suo interno, è conservata anche la porzione di una ricca domus romana, con i suoi pavimenti mosaicati e affreschi parietali.

Via San Cosimo
Mosaico a nido d’ape della Domus di via San Cosimo (fonte: Soprintendenza per Verona, Rovigo e Vicenza)

 

La città vide dei mutamenti durante il Medioevo: le mura primarie furono dotate di speroni e torri difensive. Inoltre, Re Teodorico fece costruire una cinta muraria secondaria con materiali di reimpiego da edifici romani. Le nuove mura sono tutt’ora visibili a 10 metri dalle mura originarie, al loro interno si notano i blocchi di spoglio: sui più visibili corrono due epigrafi romane capovolte.

La cinta muraria secondaria di Re Teodorico (fonte: Soprintendenza per Verona, Rovigo e Vicenza)

Il sito fu scoperto nel 1971 durante dei lavori di servizio, gli scavi furono eseguiti dall’allora Soprintendenza alle Antichità di Venezia. Da oggi diventerà un percorso archeologico.

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NEWS | A Pompei l’affresco della Casa dei Ceii torna a splendere dopo il restauro

A Pompei torna a splendere il grande affresco del giardino della Casa dei Ceii dopo i restauri effettuati sulle pitture ornamentali. L’affresco decora la parete di fondo del giardino della casa. La pittura si compone di scene di caccia con animali selvatici, ma anche di paesaggi egittizzanti con raffigurazioni di Pigmei e animali tipici del Delta del Nilo.

Casa dei Ceii
L’affresco della Caccia nella Casa dei Ceii, Pompei. Foto: ©Luigi Spina

Si tratta di soggetti usuali per la decorazione dei muri perimetrali dei giardini pompeiani. Questi contribuivano ad ampliare le dimensioni degli spazi e creavano un’atmosfera idilliaca e suggestiva. La Domus apparteneva al magistrato Lucius Ceius Secundus, intestazione presente nell’iscrizione elettorale dipinta sulla facciata. Scavata tra il 1913 e 1914, la Casa dei Ceii è uno dei rari esempi di dimora antica di età tardo-sannitica (II sec. a.C.).

Nel corso degli anni, a causa di una manutenzione scarsa e di pratiche di conservazione inadeguate, le pitture hanno subito notevoli danni. Un complesso restauro ha consentito la ripulitura della pellicola pittorica. L’utilizzo del laser ha portato a nuovo splendore ampie zone dell’affresco.

Casa dei Ceii
Casa dei Ceii, Pigmei, dettaglio (Parco archeologico di Pompei)
Affresco parete Nord del giardino della casa dei Ceii, prima del restauro (MiBACT)

Le parti non visibili del dipinto sono state recuperate attraverso un ritocco pittorico puntuale. A tal proposito, tutto l’ambiente è stato chiuso per evitare infiltrazioni di acqua piovana e preservarne l’area. L’intervento è stato realizzato con fondi ordinari del Parco Archeologico di Pompei.

 

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NEWS | Scoperta una villa romana a Bacoli (NA)

La villa risale al II secolo d.C. e il sito diverrà una tappa della pista pedonale della città

Nell’antico borgo di Bacoli, durante i lavori per creare una nuova condotta del gas, gli archeologi hanno scoperto una villa romana di epoca imperiale risalente al II secolo d.C. Il luogo del ritrovamento è nei pressi della Piscina Mirabilis e, per preservare le grandi e numerose scoperte, è stato deciso di fermare immediatamente i lavori alla condotta del gas. A saltare all’occhio sono stati i resti di un’antica strada romana e due grossi pilastri, sopra cui, presumibilmente, si ergevano le colonne della villa romana.

Le operazioni di scavo e di messa in sicurezza sono il risultato della cooperazione tra il Comune, la Soprintendenza e Italgas.  La zona, resa sicura da una recinzione, sarà fruibile ai cittadini e visitatori. Il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, vuole fare dei resti della villa una tappa del lungo percorso pedonale che, dal lago Miseno, porta alla meravigliosa cisterna d’acqua dell’acquedotto Augusteo (Aqua Augusta Campaniae). 

Bacoli, grande centro residenziale romano

A sud-est di Baia, tra il Golfo di Miseno e il Golfo di Baia, si estende Bacoli. La città attuale comprende le antiche località greco-romane di Baia, Miseno e una parte di Cuma. La città probabilmente coincide con l’antico sito di Bauli, il cui nome, secondo alcune fonti letterarie, deriva dalla parola greca Boaulìa. La parola si riferisce alla decima fatica di Ercole, il ratto dei buoi di Gerione. Il sito ha un’evidente posizione strategica: da qui il Golfo di Pozzuoli e le isole di Procida e Ischia sono chiaramente visibili. Il sito di Bacoli, come Baia, divenne tra il I sec. a.C. e il IV sec. d.C. un importante centro residenziale, pieno di ville appartenute ad importanti politici romani.  

 

Bibliografia

Erto, M., Bacoli 1919-2019. Cento anni di storia. D’Amico Editore, collana Flegrea, 2019.

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NEWS | Domus romana emerge da Ascoli Piceno

Gli archeologi hanno riportato alla luce una domus romana e un tratto dell’antica Ausculum

Una domus romana e un tratto del decumano massimo, uno dei due principali assi viari della città romana di Ausculum, sono riemersi dagli scavi. Si rende sempre più chiaro l’assetto urbanistico dell’antica città romana, fondata più di 2.000 anni fa. Il luogo di ritrovamento è Ascoli Piceno, in corso Trieste. Lo scavo si è reso necessario durante indagini archeologiche preventive, in vista dei lavori di ripavimentazione della strada nel centro storico. Le ricerche sono sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche

Il decumano e la domus

Il segmento del decumano riportato alla luce rivela il tratto urbano della via consolare Salaria, che attraversava la città in senso est-ovest. La via Salaria, lunga 242 km, passa per Rieti e Ascoli Piceno e collega Roma a Castrum Truentinum (Porto d’Ascoli) sulla costa adriatica. I nuovi scavi hanno evidenziato un tratto di basolato in grossi conci di travertino, delimitato su un lato dal marciapiede e realizzato con un battuto di laterizio. E’ stato possibile, quindi, datare la strada tra il I e il IV sec. d.C. Tra gli elementi di maggior interesse, una soglia e i solchi lasciati dalle ruote dei carri, ancora ben visibili. Della domus sono stati trovati i resti di sei stanze decorate con pregevoli intonaci affrescati, ben conservati. L’edificio, che ha subito varie ristrutturazioni, potrebbe risalire al II sec. a.C., cioè a un momento precedente al definitivo controllo di Roma sulla città di Ascoli.

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NEWS | Una domus romana emerge dagli scavi archeologici di Akrai (PA)

Gli scavi sono stati condotti dall’Università di Varsavia in collaborazione con il Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, diretto da Carlo Staffile. Gli scavi hanno interessato la zona sud di una delle due strade principali della città antica (decumano) e hanno portato grandi risultati. La professoressa Roksana Chowaniec dell’Università di Varsavia ha presentato ieri i risultati della campagna di scavi, presentazione a cui hanno partecipato anche il sindaco di Palazzolo Acreide, Salvatore Gallo, e l’Assessore dei Beni culturali, Alberto Samonà.

La colonia di Akrai

Akrai è la prima colonia corinzia di Siracusa, fondata nel 664-663 a.C. Sorge su un’altura, il cosiddetto Palazzolo Acreide, in una posizione strategica per il controllo e la difesa del territorio. La città si è sviluppata nel tempo e ha toccato il massimo splendore sotto la tirannide di Gerone di Siracusa. A livello archeologico sono particolarmente interessanti le due grandi necropoli della Pinita e Colle Orbo. Akrai subì molte dominazioni diverse, dalla romana alla bizantina, per poi essere distrutta dagli Arabi nell’827 d.C. Nell’Ottocento sono iniziati gli scavi e gli studi sulla città.

La domus romana

L’obiettivo dello scavo era quello di indagare la rete urbana e lo sviluppo urbanistico di Akrai. Gli archeologi si sono quindi focalizzati sulla ricerca di strade, edifici privati e botteghe. Prima di questo scavo gli studiosi conoscevano di Akrai solo la parte pubblica e monumentale: l’archeologia domestica, che si interessa della sfera privata e dei contesti abitativi, per troppo tempo è stata poco considerata. 

La collaborazione tra la Sicilia e la Polonia ha, sotto questo aspetto, portato buoni frutti. In particolare, gli archeologi dell’Università di Varsavia hanno riportato alla luce una domus romana. Ancora più interessante è il fatto che, sotto la domus, gli archeologi abbiano trovato una più antica abitazione di età ellenistica (III secolo a.C.). Si aspettano quindi studi e pubblicazioni a riguardo, che risulteranno utili da confrontare con altri contesti abitativi romani.

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ARCHEOLOGIA | La domus e l’area archeologica di Via Bellezia a Torino

Non tutti i torinesi sanno che nel cuore del quadrilatero romano si nasconde una piccola area archeologica, scoperta nel 2008 nel corso della ristrutturazione di un palazzo storico. In via Bellezia 16, a Torino, è stata individuata una domus romana con un ambiente pavimentato a mosaico.

L’edificio è stato costruito presumibilmente intorno al I-II secolo d.C. ed è stato in uso fino al IV sec. Dopo l’abbandono, l’area è stata utilizzata come cimitero fino al X secolo e successivamente occupata dai Domenicani, senza soluzione di continuità, dal XIII secolo fino ad oggi.

Come riportato sui Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte[1], dell’abitazione sono visibili alcune porzioni dei muri e il pavimento, decorato con tessere bianche e nere a motivi geometrici, che permette di identificare l’ambiente come una sala di rappresentanza.

Il pavimento a mosaico

Sopra questo primo livello, vi sono tracce di  murarure di epoca romana e di una vasca per la produzione della calce datata alla fine del medioevo.

Vista la ristretta area di scavo (il cortile interno del palazzo storico) non è possibile conoscere la reale estensione della domus su tre fronti: est, ovest e sud. Dallo scavo è invece emerso che questa non occupava il lato nord dell’area indagata. Qui infatti si riscontra la presenza di suoli in terra battuta, indice di un’area aperta.

Proprio in questa porzione di terreno si trova un pozzo, con le pareti foderati di ciottoli, che intercettava probabilmente una falda acquifera sotterranea e poteva essere in uso a più abitazioni. Non essendo stati trovati materiali riferibili alla fase di costruzione della domus, la sua datazione è avvenuta esclusivamente sulla base della tipologia del mosaico, risalente, appunto, ai primi decenni del II sec. d.C. Purtroppo, non è possibile escludere che la pregiata pavimentazione sia stata inserita in una seconda fase, nella quale la casa è stata ristrutturata e dunque non rappresenterebbe la datazione più antica. Inoltre, nell’area aperta che affianca l’abitazione e nel riempimento del pozzo, sono stati trovati materiali risalenti al I sec. d.C, dimostrando così come l’area sia già attiva in precedenza.

Il pozzo

Durante la tarda età imperiale, l’edificio subì una massiccia ristrutturazione, che portò alla variazione della funzione della sala con il mosaico. L’ambiente venne ampliato, ma il mosaico fu coperto da un pavimento in cocciopesto, rendendolo un ambiente di minor pregio.

L’area aperta a nord continuò ad essere utilizzata: venne in parte lastricata, per consentire un accesso più agevole al pozzo in caso di maltempo e venne costruita una struttura in ciottoli e malta sul lato sud del pozzo.

Durante l’età tardoantica la domus di via Bellezia andò in rovina, ma i suoi ambienti vennero ancora utlizzati per un certo periodo, come dimostrano le tracce di accensione di fuochi sul pavimento di cocciopesto. Probabilmente alcune porzioni di muro erano ancora utilizzabili come sostegno per coperture lignee, come documentato frequentemente per il periodo.

L’area venne più volte depredata dei materiali da costruzione, riutilizzati per altre strutture e, presumibilmente intorno al VI secolo, venne utilizzata come cimitero. Sono presenti infatti due sepolture di un maschio adulto e di un bambino di circa 4 anni, anche se probabilmente le sepolture erano in numero maggiore, data la massiccia presenza di resti umani.
Infine, nel basso medioevo, l’area fu trasformata nel chiostro della vicina chiesa di S.Domenico.
Oggi l’area, che doveva diventare un parcheggio privato interrato, è stata invece musealizzata e resa visibile al pubblico su appuntamento.

 

 


[1]Greppi, Gabucci, Subbrizio, Barello, Indagini archeologiche nel cortile del Palazzo S. Liborio, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 26 (2011), pag. 47-74
http://archeo.piemonte.beniculturali.it/images/pdf-editoria/quaderni/quaderno-26/03_greppi%20et%20al.pdf