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ACCADDE OGGI | Anna Iberti, il volto simbolo della nascita della Repubblica Italiana

Correva il 15 giugno del 1946 quando questa foto, ritraente il volto di una ragazza sorridente che sbuca da un giornale, apparve nella copertina del settimanale Tempo. Da allora sono trascorsi circa 70 anni e il sorriso di questa ragazza ci accompagna ogni qualvolta ricorre la Festa della Repubblica.
Il suo sorriso, ormai diventato un’icona, rappresenta l’immagine della Repubblica e un simbolo di speranza per gli italiani. Un Paese appena nato che voleva andare avanti e cancellare gli anni di Mussolini, del fascismo, della guerra e della resistenza.

Fu una vera e propria svolta epocale per tutti, arrivando a concedere, tramite il suffragio universale, il diritto di voto alle donne. Per la prima volta, infatti, poterono votare alle urne per il referendum che decideva tra Repubblica e Monarchia e, anche per questo motivo, questa foto viene ricordata con molta emozione. Infatti, quel giorno del 1946 la presenza femminile nei seggi elettorali superava di gran lunga quella maschile, con circa 13 milioni di elettrici. La ragazza in foto rappresenta, difatti, tutte quelle donne che per anni erano state bistrattate e che erano viste come se fossero un gradino in basso rispetto agli uomini.

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Il murale con Anna Iberti svelato oggi a Milano

Per omaggiare Anna Iberti (così si chiamava la famosa ragazza della foto) oggi, 2 giugno 2021, a Milano le è stato dedicato un murale in cui, oltre all’iconico volto sorridente, sono ritratte anche le staffette partigiane e i bambini.

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LO SAPEVI CHE | A Deir el-Medina manca il salario operaio: più di 3000 anni fa il “primo sciopero” della storia

Vi siete mai chiesti quale sia stato il primo “sciopero” della storia? Anche i lavoratori dell’antichità protestavano per i propri diritti? Sembra proprio di sì! Siamo nell’anno 29 del regno di Ramesse III, nell’Egitto del Nuovo Regno, quando gli operai di Deir el-Medina decidono che è il momento di interrompere il loro lavoro per reclamare i propri diritti. È, ad oggi, la più antica testimonianza di “sciopero” giunta fino a noi. Ma cosa stava succedendo e perché gli operai di Deir el-Medina ne hanno avuto necessità?

Crisi politica ed economica nell’Egitto di Ramesse III

Dopo un periodo particolarmente prospero per l’Egitto, culminante con i regni di Sethi I, Ramesse II e Merenptah, il potere centrale subisce una perdita di potenza. Diminuisce la stretta sulle regioni del Vicino Oriente (utili per il reperimento di molte risorse) e si dà spazio a nuove invasioni esterne. Infatti, Ramesse III, secondo sovrano della XX dinastia, deve fare i conti con diverse invasioni esterne, prima dai Libici e poi dai Popoli del Mare nell’anno 8 di regno.

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Mura del tempio di Medinet Habu. Ramesse III contro i Popoli del Mare (foto: Mediterraneaonline)

Ramesse III si ritrovò, dunque, a sostenere ingenti spese militari e l’impiego di una sostanziosa forza lavoro per la realizzazione del suo tempio funerario a Medinet Habu. Sulle mura esterne del Tempio, infatti, venivano rappresentate le molte battaglie (e vittorie) del sovrano con la funzione di propaganda reale. Nel contempo, egli doveva assicurarsi che i templi ricevessero le razioni di cui necessitavano, sottolineando un indebolimento dello stato di fronte al clero e alle proprietà templari.

Proprio l’irregolarità nel pagamento delle razioni giornaliere, il salario operaio, scatena il malcontento degli operai di Deir el-Medina negli anni finali del regno.

Il “Papiro dello sciopero”

Un incredibile documento storico, il “Papiro dello sciopero” è oggi parte della collezione papirologica del Museo Egizio di Torino, resa disponibile online sul sito del museo. Si tratta di una testimonianza documentale unica, la più antica giunta a noi. Il cosiddetto “Papiro dello sciopero” è un documento amministrativo scritto in ieratico (grafia corsiva dell’egiziano antico) che riporta la notizia di uno “sciopero” durante l’anno 29 del regno di Ramesse III. Autore del papiro è lo scriba Amunnakht, a cui si devono anche il “Papiro delle miniere” e il “Progetto della tomba di Ramesse IV”, conservati al Museo.

Il “Papiro dello sciopero”, Museo Egizio di Torino (foto: Artsupp)

Secondo il testo, gli operai del villaggio di Deir el-Medina, preposti al lavoro delle sepolture reali nella Valle dei Re, un giorno di novembre smettono di lavorare. Vanno a sedersi fuori dai templi funerari di Tutmosi III e Ramesse II e dicono che non torneranno al lavoro. Dopo un pagamento in grano da parte delle autorità e un momentaneo rientro a lavoro, gli operai occupano il tempio di Sethi I. Il loro obiettivo è quello di parlare delle proprie condizioni di lavoro direttamente con il loro “signore perfetto”, il faraone stesso, perché da due mesi non ricevono il salario, consistente in razioni giornaliere di viveri. Mancano loro unguenti, panni e soprattutto cibo. E, secondo il testo, finché non verranno pagati non proseguiranno con le loro attività. Una presa di posizione, in nome dei diritti dei lavoratori, antica di più di 3000 anni.

La storia che cambia

In un incontro con Archeologia voci dal passato, Christian Greco, direttore del Museo Egizio, dice che «anche se il testo non lo riporta, gli operai torneranno poi a lavorare. La situazione si risolverà, ma capiamo anche in quale crisi economica profonda l’Egitto stia entrando. Di lì a poco, nell’età di Ramses XI, sarebbe finito il Nuovo Regno, e il Paese sarebbe entrato nel Terzo Periodo Intermedio. Un momento in cui il centro di potere non sarà più unico: il potere politico sarà diviso all’interno dell’Egitto e il Paese conoscerà anche un momento di compressione economica. Non saranno più in grado – ad esempio – di andare in Libano per reperire il legno di cui avevano bisogno per costruire sarcofagi. Ecco quindi che questo è un documento storico importantissimo perché ci fa capire anche le trasformazioni che l’Egitto sta subendo».